IL QUADERNO 'CITTA' CHE CAMBIA'
Roma si ripensa con l’urbanistica di genere: nuovo sguardo per una città più inclusiva, accessibile ed equa. Nel quartiere di Spinaceto il primo progetto pilota
Roma come Vienna e Madrid, come Parigi e Barcellona: anche la capitale punta sull’urbanistica di genere. Questo perché la città non è mai uno spazio neutrale, perché gli spazi urbani sono vissuti e utilizzati in modo diverso da donne e uomini, giovani, bambini e bambine, persone queer, anziane o con disabilità. È proprio questo il fondamentale assunto dell’urbanistica di genere che, superando appunto il concetto di neutralità, ribalta la prospettiva dell’urbanistica tradizionale dischiudendo nuove prospettive e proponendo nuovi approcci alla pianificazione delle città partendo proprio dalle esperienze quotidiane delle persone che la abitano. È un cambio di passo radicale perché questo significa riorientare lo sviluppo della città verso accessibilità, partecipazione, sicurezza e inclusione. Tutto questo richiede una sguardo più nuovo e attento sulla città. Se l’urbanistica tradizionale uniforma guardando ad abitanti ‘standard’, l’urbanistica di genere scandaglia la città per cogliere la pluralità di esperienze urbane come un grandangolo che rende visibili le differenze. Ed è con questa sfida cruciale che Roma è pronta a cimentarsi, vuole ripensarsi, in linea con l’obiettivo 11 dell’Agenda 2030, partendo dall’esperienza delle donne per costruire spazi, servizi e mobilità più equi, sicuri e accessibili per l’intera collettività. Lo fa con il primo dei Quaderni della città che cambia “La prospettiva dell’urbanistica di genere a Roma. Come orientare lo sviluppo della città verso accessibilità, partecipazione, sicurezza e inclusione”. Un ampio, ricco e approfondito lavoro presentato il 27 marzo scorso presso l’Urban Center Metropolitano a Roma, che segna un passaggio strategico in questa direzione e nasce dalla collaborazione tra Roma Capitale – Assessorato all’Urbanistica, Human Foundation e Risorse per Roma per affrontare il tema dell’urbanistica di genere come leva strategica per una città più equa e attenta ai bisogni delle persone e per fornire strumenti concreti di progettazione e intervento.
Le evidenze raccolte negli ultimi anni – dall’indagine sulla percezione della città Spatium Urbis (promossa da Roma Capitale tramite la Commissione Pari Opportunità, in collaborazione con Università La Sapienza di Roma) ai primi dati sulla mobilità di genere (raccolti nello studio La Mobilità a Roma di Roma Servizi per la Mobilità) – mostrano come donne, anziani, bambini, persone con disabilità, comunità LGBTQI+ e persone con background migratorio vivano la città con maggiori difficoltà in termini di sicurezza, mobilità e accesso ai servizi. Una condizione che riflette differenze strutturali nei vissuti urbani e una persistente sottorappresentazione delle donne nei processi decisionali e progettuali. Ad oggi le donne sono le principali responsabili del lavoro di cura e vivono una condizione di vulnerabilità sociale nell’ attraversamento dello spazio pubblico . Ecco che l’urbanistica di genere si prefigge di superare lo status quo come leva strategica a per favorire la ridistribuzione del carico di cura tra i generi e rendere una responsabilità condivisa la creazione di spazi sicuri .
Un primo banco di prova sarà il progetto pilota nel quartiere di Spinaceto dove le indicazioni saranno testate con interventi di urbanistica tattica orientati alla dimensione di genere, in continuità con l’intervento del Programma “15 Municipi, 15 progetti per la città in 15 minuti” a Largo Niccolò Cannella. Con questo lavoro, Roma compie un passo decisivo verso una strategia sistemica di urbanistica di genere, allineandosi alle migliori pratiche italiane ed europee – da Parigi a Vienna, da Torino a Barcellona – e valorizzando esperienze locali come Spatium Urbis e HER WALKS (progetto di mappatura partecipativa con prospettiva di genere del quadrante Ostiense-San Paolo, realizzato grazie alla collaborazione tra VIII Municipio e Sex & The City), rafforzando in questo modo una visione di città più prossima, sicura e inclusiva. Ci sono best practise europee alle quali Roma guarda e con le quali dialoga. Vienna ha concretizzato progetti di urbanistica di genere nel quartiere di Mariahilf con strade, incroci, illuminazione, rampe e ascensori per rendere la mobilità pedonale accessibile e confortevole. Parigi ha puntato su ‘cortili oasi’ trasformando scuole, strade e cortile per renderli multifunzionali accessibili e utili a tutte e a tutti. E, ancora, la ricetta di Madrid sono gli Espacios de Igualdad, rete di spazi urbani integrati nei quartieri che funzionano come presidi antiviolenza e infrastrutture sociali stabili. In Italia, di urbanistica di genere se ne parla da decenni, l’Italia è arrivata più tardi ma qualcosa si muove: a Torino è stato rivisto nel 2021 il regolamento per la toponomastica per riequilibrare la rappresentazione dei generi nella città; a Roma l’arte pubblica del collettivo Amar3 con contronarrazioni nello spazio pubblico per rendere visibili soggettività marginalizzate e non conformi.
Il Quaderno è arricchito dal contributo di istituzioni, università, architette, studiosi e studiose coinvolti in focus group dedicati. Il documento offre a funzionari e decisori pubblici un insieme di strumenti operativi – casi studio, indicazioni preliminari, domande guida – per integrare la prospettiva di genere in tutte le fasi delle politiche urbane, dalla pianificazione alla valutazione. L’incontro di venerdì scorso è stato un’occasione di confronto pubblico su come politiche urbane, progettazione degli spazi e processi partecipativi possano contribuire a costruire una Roma più vivibile, accogliente e in grado di garantire pari opportunità di accesso. A dialogare sul tema Maurizio Veloccia, Assessore all’Urbanistica del Comune di Roma, Giovanna Melandri, Presidente di Human Foundation, insieme ad altre esperte ed esperti impegnati nella trasformazione urbana e nelle politiche di genere: Marta Rossi, (Coordinatrice dell’Area Rigenerazione Urbana di Human Foundation), Enrico Di Giuseppantonio (Presidente Commissione Pari Opportunità di ANCI), Héléne Chartier (Director of Urban Planning and Design – C40), Michela Cicculli (Presidente Commissione Pari Opportunità Assemblea Capitolina), con la conduzione di Elena Andreoni dell’Assessorato all’Urbanistica di Roma Capitale. Roma Capitale con il supporto tecnico di Human Foundation conferma così il proprio impegno nel promuovere modelli di sviluppo urbano innovativi e inclusivi, capaci di rispondere alle sfide sociali contemporanee e di generare valore per la collettività. La riflessione su come rendere Roma una città più accessibile, inclusiva e sostenibile proseguirà il 22 aprile con la Masterclass di Giovanni Melandri, in programma nuovamente nella cornice dell’ Urban Center Metropolitano.
Veloccia ha parlato di un risveglio della città dopo “una stagione di stanchezza e pigrizia” che si misura non solo con le grandi opere e le grandi iniziative ma con interventi nei quartieri per renderli più inclusivi, attraverso “il lavoro fatto in questi anni dall’alto al basso nei municipi”. “L’urbanistica non è mai neutrale: se una città non è progettata per tutti, finisce inevitabilmente per escludere qualcuno. La necessità di una maggiore inclusività per le diverse fasce della popolazione come, ad esempio, persone diversamente abili, anziani, bambini e donne, ci spinge a ripensare la conformazione dello spazio cittadino e dei suoi servizi. Il lavoro che abbiamo fatto insieme a Human Foundation – ha sottolineato – nasce proprio dalla volontà di progettare una città più funzionale per le donne e per l’intera collettività individuando alcuni strumenti necessari: illuminazione adeguata, marciapiedi percorribili con i passeggini e trasporti pubblici capillari, che colleghino non solo i centri produttivi ma anche i servizi essenziali. Non è solo una questione di pari opportunità, ma di giustizia spaziale: trasformare lo spazio pubblico da luogo di transito o pericolo a luogo di partecipazione e libertà, dove il diritto alla città sia finalmente garantito a ogni cittadina e cittadino”
“Le città non cambiano da sole la società, ma sono uno dei luoghi in cui si rendono visibili le priorità collettive e le disuguaglianze. Integrare la prospettiva di genere nella pianificazione urbana significa riconoscere che lo spazio pubblico deve essere progettato a partire dalla vita quotidiana delle persone: dalla mobilità legata ai tempi di cura, alla presenza di servizi accessibili, fino alla qualità degli spazi in cui sostare, incontrarsi e sentirsi al sicuro”, ha detto la presidente di Human Foundation Giovanna Melandri. “Anche i gesti simbolici – come riequilibrare la rappresentazione di donne e uomini nello spazio pubblico – acquistano pieno significato quando fanno parte di una trasformazione più ampia: una città che offre servizi di prossimità, trasporti pensati per gli spostamenti reali delle persone e spazi urbani accoglienti e accessibili per tutte e tutti. Per questo con Human Foundation abbiamo messo a disposizione le nostre competenze nel campo dello sviluppo locale ad impatto, per elaborare questo primo Quaderno sull’urbanistica di genere per la città di Roma, capace di mettere a disposizione strumenti concreti per integrare questa prospettiva nelle politiche urbane, a partire dalle metodologie della impact economy: processi di coprogettazione con le comunità e strumenti di valutazione dell’impatto capaci di misurare come le scelte urbane incidono sulla qualità della vita di romane e romani”.