LA GIORNATA

Criticità cantieri Fs e caro materiali, informativa di Salvini in Cdm 

  • Ue, von der Leyen: difendiamola da chi vuole frantumarla
  • Il Cdm approva decreto, via il bollo su auto piccole e taglio delle accise fino al 5 ottobre
  • Istat, l’energia spinge l’inflazione al 3,3%, confermate stime

17 Set 2026 di Maria Cristina Carlini

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IN SINTESI

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini, ai fini delle iniziative volte ad assicurare la continuità dei cantieri e la salvaguardia dell’occupazione, nella prospettiva della maggiore infrastrutturazione del Paese, ha reso un’informativa sulle criticità relative alla continuità dei cantieri nel settore ferroviario e sugli oneri finanziari per il “caro materiali” nel settore degli appalti di opere pubbliche. Il Consiglio dei ministri ne ha preso atto. A riferirlo è Palazzo Chigi nel comunicato diffuso al termine della riunione del Cdm. 

La mossa del Governo: via il bollo auto e moto, proroga a tagli accise

Via il pagamento del bollo su auto, moto e scooter. Il consiglio dei Ministri ha approvato un decreto che prevede la cancellazione, al momento per il solo 2027, della tassa sul possesso di auto e moto con una potenza fino ad 80 kW, ovvero quelle di piccola e media cilindrata. L’esecutivo sottolinea si tratta di 14,5 milioni di mezzi, ovvero la totalita’ delle moto e il 70% del parco auto in circolazione. La misura determina un mancato introito da circa 2,3 miliardi di euro per le Regioni e le Province autonome, destinatarie del gettito fiscale del bollo, a cui lo Stato provvedera’ a trasferire fondi a titolo compensativo. Le risorse per la copertura del mancato gettito fiscale per gli enti locali legato al taglio del bollo verranno ricavate anche da economie sul Pnrr: si tratta sia di grants (sovvenzioni) che di loans (prestiti). Il governo, fanno sapere fonti di Palazzo Chigi, lavora inoltre per rendere il provvedimento sul bollo strutturale attraverso la prossima legge di bilancio. Contestualmente il Cdm ha prorogato per altri 15 giorni il taglio delle accise sul diesel ma cala l’importo rispetto agli attuali 17 centesimi al litro: dal 18 al 25 settembre il taglio sul gasolio sara’ di 12,2 centesimi al litro, Iva inclusa, successivamente si dimezzera’ a 6,1 centesimi al litro fino al 5 ottobre. Una misura che incidera’ per circa 112 milioni di euro. Poi scatteranno di nuovo le accise mobili. Ampliato fino ad ottobre anche il credito di imposta sui carburanti per gli autotrasportatori. I due provvedimenti su bollo e benzina sono strettamente legati.

Il Governo puntava  sulla possibilita’ di passare dal taglio delle accise sui carburanti, in vigore da meta’ marzo con diverse modulazioni, a delle misure più mirate e selettive con sconti benzina  per determinate fasce di reddito e categorie. Ma poi è maturata la scelta di puntare su un provvedimento di tipo diverso. “Il Governo cancella una delle tasse piu’ odiate dagli italiani. E’ una misura semplice e strutturale”, spiega la premier Giorgia Meloni al termine del Cdm. La premier argomenta come si e’ arrivati ad una misura differente: “Pensiamo che continuare a concentrarci sul contrasto all’aumento del prezzo non sia la strada di lungo periodo. E non concentra le risorse su chi ha maggiormente bisogno. Abbiamo gia’ speso circa 2,5 miliardi di euro. Ci siamo interrogati su come si potesse concentrare le risorse”. Quindi ricorda: “Lo schema ricalca quello che un altro governo di centrodestra, di cui io facevo parte, ha utilizzato per la casa”. Ovvero l’abolizione dell’Ici sulla prima casa operata dal quarto governo di Silvio Berlusconi nel 2008. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti specifica: “Era un desiderata quello dell’eliminazione del bollo auto, ci siamo arrivati in modo sofferto valutando tante opzioni. Pensiamo che questa misura, che nasce in maniera emergenziale, poi diventi strutturale”.

Ue, von der Leyen: difendiamola da chi vuole frantumarla

“Il destino dell’Europa deve rimanere nelle mani degli europei”: da Strasburgo Ursula von der Leyen suona la carica allo Stato dell’Unione con un affondo contro le ingerenze autoritarie, lo “shock” industriale cinese e le minacce del cambiamento climatico. Nel suo discorso all’Europarlamento, la Presidente della Commissione Europea ha tracciato una linea d’ombra netta di fronte a un mondo “apertamente ostile”, piegato da guerre d’aggressione e da una spietata battaglia di narrazioni ed economiche. La risposta di Bruxelles si fonda su tre pilastri d’attacco: la tenuta democratica, il riequilibrio commerciale con Pechino e la sovranità sulle risorse critiche e sul clima. Von der Leyen ha messo in guardia contro “i burattini degli autoritari”, gli ultranazionalisti e le campagne di disinformazione russa che puntano a frantumare l’unità dell’Unione. Le difficoltà quotidiane dei cittadini — dal carovita all’emergenza abitativa — vengono costantemente strumentalizzate da forze interne ed esterne per alimentare divisioni. “La nostra scelta è chiara. Vogliamo un’Europa forte e indipendente che difenda i propri valori nel mondo? Oppure lasciamo che le nostre democrazie vengano minate dai rappresentanti e dai burattini degli autoritari? Che si tratti degli ultranazionalisti o degli antieuropei, che si tratti dell’ingerenza russa o della disinformazione, i nomi possono essere diversi, ma il loro obiettivo è lo stesso. Disprezzano i nostri valori e vogliono frantumare la nostra unità europea. Quindi non limitiamoci a opporci a tutto ciò, ma lottiamo insieme per la nostra idea di Europa”.

Fronte caldo sul piano economico: il deficit commerciale della UE verso Pechino ha raggiunto la cifra di “un miliardo di euro al giorno”.. Con i negoziati in scadenza a ottobre, von der Leyen ha definito insostenibile la situazione, parlando di un secondo “shock cinese” già in atto che rischia di deindustrializzare il continente. Poiché la debolezza della domanda interna fa sì che anche Pechino abbia estremo bisogno del mercato unico, la Commissione punta a un riequilibrio concordato, senza però escludere l’uso di «tutti gli strumenti a disposizione» per tutelare le imprese europee. Per spezzare la «pericolosa dipendenza» dalle terre rare e dai materiali critici cinesi (che per alcune forniture supera l’80-90%), l’Unione istituirà una nuova Società europea per le materie prime critiche, incaricata di acquisire e stoccare le risorse necessarie per auto elettriche, chip, batterie, difesa e tecnologie pulite. I punti di svolta del nostro tempo si giocano infine sull’Intelligenza Artificiale e sulla transizione ecologica. Dopo un’estate di eventi estremi che «non ha risparmiato quasi nessuna parte del continente», Bruxelles confermerà integralmente i propri obiettivi climatici, integrando mitigazione e adattamento.
A ottobre verrà presentato un quadro sulla resilienza che individuerà i 100 territori più vulnerabili d’Europa per mappare i rischi. Per evitare che i bilanci statali continuino a fare da unici “assicuratori di ultima istanza” di fronte ai disastri naturali — dato che oggi solo il 25% dei danni è coperto da polizze private —, la Commissione promuoverà un’apposita alleanza europea per le assicurazioni climatiche.

A Strasburgo ospite d’onore è stato  il premier canadese Carney: Ottawa diventerà il primo membro associato dell’Ue in una chiara mossa anti-Trump.

 La Fed rialza i tassi, l’economia cresce ma l’inflazione è elevata

Decisione unanime della FED di rialzo dei tassi di interesse. Il comitato ha approvato il rialzo dei tassi con 12 voti a favore e nessuno contrario, nel dettaglio ha deciso di aumentare l’intervallo obiettivo per il tasso sui fondi federali dello 0,25%, portandolo al 3,75%-4%, a sostegno del doppio mandato della Federal Reserve. “Il Comitato prosegue la propria politica volta a mantenere riserve abbondanti nel sistema bancario”, si legge nello statement pubblicato al termine della riunione. “L’attività economica sta crescendo a un ritmo sostenuto. Sebbene l’incertezza rimanga elevata, in parte a causa degli sviluppi geopolitici, la spesa interna ha dato prova di resilienza. La crescita della produttività è forte e gli investimenti di capitale sono robusti. La creazione di posti di lavoro ha tenuto il passo con la crescita della forza lavoro e il tasso di disoccupazione è rimasto pressoché invariato”, si aggiunge. “L’inflazione rimane elevata. La misura di politica monetaria odierna favorirà un ritorno più tempestivo all’obiettivo del 2 per cento fissato dal Comitato. Il Comitato garantirà la stabilità dei prezzi”, conclude la nota.

Istat, l’energia spinge l’inflazione al 3,3%, confermate stime

Ad agosto 2026 l’inflazione in Italia sale al 3,3% dal 2,9% di luglio, sostenuta dall’andamento dei prezzi dei beni energetici, in aumento da +11,6% a +17,1%. Lo afferma l’Istat confermando le stime preliminari. L’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, al lordo dei tabacchi, registra una variazione del +0,5% su base mensile e del +3,3% su base annua. Il tasso di inflazione è ai massimi da quasi tre anni: per avere un dato più elevato bisogna tornare a settembre 2023, quando aveva toccato il 5,3%. “Nel settore alimentare la dinamica dei prezzi continua a essere moderata (attestandosi a +1%), esercitando un freno alla crescita dell’indice generale. La crescita dei prezzi rallenta anche per alcune tipologie di servizi, tra cui i servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona e quelli relativi ai trasporti. L’inflazione di fondo diminuisce lievemente da +1,6% a +1,5%. L’inflazione media del 2026, acquisita ad agosto sale a +2,9%”, scrive l’Istat. L’aumento dell’inflazione riflette principalmente l’andamento dei prezzi degli energetici, regolamentati (da +14,8% a +18,6%) e, soprattutto, di quelli non regolamentati come i carburanti (da +11,4% a +17,0%), dei beni durevoli (da +0,7% a +1,3%) e, in misura più lieve, degli alimentari non lavorati (da +3,6% a +3,8%); di contro, decelera la crescita dei prezzi dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +3% a +2,6%) e quella dei servizi relativi ai trasporti (da +1,6% a +0,8%.

Eurozona: a luglio produzione industriale -0,1% su mese, ferma su anno

Lieve calo per la produzione industriale dell’Eurozona a luglio. A livello mensile, ovvero rispetto a giugno 2026, la produzione industriale destagionalizzata e’ diminuita dello 0,1% nell’area dell’euro e dello 0,3% nell’Ue, secondo le prime stime di Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione europea. A giugno scorso, la produzione industriale era calata dello 0,1% sia nell’area dell’euro che nell’Ue. Tornando a luglio, a livello tendenziale, cioe’ rispetto a luglio 2025, la produzione industriale e’ rimasta stabile nell’area dell’euro ed e’ aumentata dello 0,3% nell’Ue.

Csc, export: il mondo cambia rotta. L’Asia genera il 90% della crescita degli scambi, l’Europa resta ferma

Il commercio mondiale continua a crescere nonostante guerre, dazi e fratture geopolitiche, ma sta cambiando profondamente geografia. Nel 2025 il valore dei beni scambiati nel mondo ha raggiunto un nuovo record, oltre 26 mila miliardi di dollari, pari al 22,4% del PIL mondiale. Nei primi sei mesi del 2026, tuttavia, il 90% della crescita dell’export mondiale è stato generato dall’Asia, mentre il contributo dell’Europa è risultato sostanzialmente nullo. È questo uno dei principali elementi che emerge dal nuovo studio del Centro Studi Confindustria “Export italiano tra fratture e nuove rotte”, presentato ieri pomeriggio nella sede dell’associazione a Roma. Il quadro internazionale mostra una crescente divergenza tra le principali aree economiche: gli Stati Uniti continuano a rappresentare il principale motore della domanda e delle importazioni, la Cina quello della produzione e dell’export, mentre il baricentro della crescita si sposta progressivamente verso Asia, India, ASEAN, America Latina e, in prospettiva, Africa subsahariana. In questo scenario, l’Italia mostra una significativa capacità di tenuta. Nel 2025 le esportazioni italiane sono cresciute del 3,3%, ma l’incremento è stato sostenuto soprattutto da pochi mercati e comparti. Gli Stati Uniti hanno fornito il maggiore contributo alla crescita per mercato, mentre la farmaceutica è risultata il primo settore per apporto all’aumento dell’export. Oltre la metà delle esportazioni italiane continua comunque a essere diretta verso l’Unione europea, che assorbe il
51,3% delle vendite italiane all’estero. La resilienza dell’export italiano non è però generalizzata. La performance verso gli Stati Uniti è stata particolarmente concentrata in alcune produzioni e non indica una capacità uniforme del sistema produttivo di assorbire il nuovo contesto tariffario. Sul fronte delle importazioni, invece, cresce rapidamente il peso della Cina, soprattutto nei comparti ad alto valore aggiunto: tra il 2019 e il 2025 la quota cinese sulle importazioni italiane di prodotti tecnologicamente avanzati è più che raddoppiata, passando dal 14,2% al 34,8%.

Il principale fattore alla base delle diverse traiettorie di Stati Uniti, Cina, Asia ed Europa è tecnologico. Il boom degli investimenti nelle tecnologie digitali e nell’intelligenza artificiale, partito dagli Stati Uniti, ha attivato le catene globali del valore soprattutto in Asia, mentre l’Europa è rimasta sostanzialmente esclusa da questa dinamica. Il divario emerge con chiarezza anche nei flussi commerciali: nel 2025 la crescita delle importazioni statunitensi è stata interamente concentrata nei beni ICT; in Cina la filiera ICT ha spiegato il 60% della crescita dell’export e la totalità dell’aumento dell’import; negli altri paesi asiatici ha rappresentato circa tre quarti della crescita degli scambi nell’ultimo biennio. Nell’UE, invece, i beni ICT non hanno avuto un impatto sulla dinamica degli scambi. Il vantaggio tecnologico si riflette anche nella capacità di investire in ricerca e innovazione. Le cinque grandi multinazionali ICT statunitensi – Amazon, Alphabet, Meta, Microsoft e Apple – hanno generato nel 2024 circa il 15% della spesa privata mondiale in R&S. Se si guarda invece alla spesa interna complessiva in R&S, includendo il settore pubblico e tenendo conto delle differenze di prezzo, Cina e Stati Uniti hanno raggiunto nel 2024 circa 1.000 miliardi di dollari ciascuno, pari insieme al 60% della spesa mondiale, contro i 600 miliardi investiti dai paesi UE. Anche sul fronte dei brevetti il quadro conferma il crescente peso dell’Asia: nel 2025 la Cina ha presentato 74mila domande di brevetto, quasi il 27% del totale mondiale, mentre l’Asia nel complesso ha raggiunto 157mila domande, il 57% del totale. La distanza tecnologica si traduce così in una diversa capacità di alimentare commercio, investimenti e crescita: gli Stati Uniti mantengono la leadership nella ricerca privata e nell’innovazione ICT, la Cina rafforza la propria capacità tecnologica e produttiva, mentre l’Europa rischia di perdere terreno sia nella generazione dell’innovazione sia nella sua capacità di trasformarla in crescita degli scambi e del PIL. Il fenomeno non riguarda soltanto il commercio di beni. Gli scambi globali di servizi ICT sono raddoppiati in valore rispetto al 2019, crescendo a un ritmo doppio rispetto al totale dei servizi, e rappresentano ormai il 15% degli scambi mondiali di servizi. Nel complesso, il commercio internazionale di servizi ha superato nel 2025 i 9mila miliardi di dollari, pari al 7,8% del PIL mondiale.

Consob, Stazi: guardare a incentivi fiscali per favorire partecipazione a mercati

Per favorire la partecipazione al mercato dei capitali “meritano attenzione anche gli strumenti che in altri Paesi hanno favorito una più ampia partecipazione delle imprese e dei risparmiatori ai mercati finanziari attraverso incentivi di natura fiscale”. A sottolinearlo è stato, ieri, il presidente della Consob, Guido Stazi, nel suo intervento di apertura del convegno dedicato alla corporate governance. “Penso, ad esempio – ha aggiunto- ad alcune esperienze nordiche, che, per favorire l’investimento del pubblico nei mercati finanziari, hanno cercato di semplificare il rapporto tra risparmio e investimento di lungo periodo attraverso meccanismi fiscali chiari e facilmente accessibili ai cittadini”. Stazi a tale proposito ha ricordato il modello svedese.  “A questo proposito, il mese scorso, nel riordinare le mie carte per il trasloco dall’Antitrust in Consob, – ha ricordato Stazi – ho ritrovato un vecchio contributo scientifico del 1971, scritto dal Professor Franco Romani – mio maestro accademico e fondatore dell’Antitrust italiano-, che analizzava il sistema svedese dei fondi di investimento di riserva. L’articolo affrontava un tema ancora attuale: come utilizzare incentivi fiscali ben disegnati per favorire lo sviluppo del mercato dei capitali e sostenere la crescita dell’economia. In quel caso gli incentivi erano rivolti alle imprese e agli investimenti produttivi, non agli investitori individuali; tuttavia, l’idea di fondo era la stessa: creare condizioni favorevoli all’impiego affinché il risparmio e il capitale possano essere impiegati in modo più efficiente e con una prospettiva di lungo periodo”. Dunque ha rilevato Stazi, “non sorprende, dunque, che il modello svedese sia oggi guardato con crescente interesse da molti Paesi: non come una formula da replicare meccanicamente, ma come un’esperienza da cui trarre indicazioni concrete. Il suo punto di forza è aver costruito, in un lasso di tempo non breve, non una singola misura, ma un sistema coerente e integrato, nel quale domanda e offerta di capitale si alimentano reciprocamente e incentivi al risparmio, strumenti semplici di partecipazione e previdenza, cultura finanziaria si rafforzano, consolidando il legame tra ricchezza delle famiglie e mercati, convogliando gli investimenti nell’economia reale”. “Questa riflessione – ha aggiunto – si collega al progetto europeo della Savings and Investments Union (Siu), che pone tra i suoi obiettivi proprio quello di mobilitare una quota maggiore del risparmio delle famiglie europee verso investimenti produttivi, offrendo ai cittadini maggiori opportunità di partecipare ai mercati dei capitali e, al tempo stesso, ampliando le fonti di finanziamento per le imprese. L’idea di fondo è che un mercL’idea di fondo è che un mercato dei capitali più forte non si costruisce soltanto intervenendo sul lato dell’offerta, cioè sulle imprese che si quotano e raccolgono capitali, ma anche sul lato della domanda, creando le condizioni affinché il risparmio possa essere investito con maggiore facilità, consapevolezza e fiducia”.

Al convegno è intervenuto il direttore generale di Assonime, Stefano Firpo, soffermandosi sul tema della lista del cda.  “Credo ormai ci sia un unanime cahier de doléances sull’esigenza di intervenire anche con urgenza su questo tema. Credo che il mercato sia totalmente d’accordo”, ha detto. “Abbiamo formalmente mandato al sottosegretario Freni una proposta di revisione di quella disciplina, senza stravolgerla, ma rendendola leggibile, comprensibile e applicabile”, ha aggiunto.  “Sono un ottimista”, ha concluso Firpo, “continuo a vedere il bicchiere mezzo pieno, ma c’è ancora un po’ di lavoro da fare sulle regole” e il fatto che il governo abbia voluto istituire la cabina di regia “credo che possa aiutare a trovare gli spazi per correggere alcune storture che, anche in questa sede, sono venute così evidentemente alla luce”.

Ex Ilva: tavolo aggiornato. Governo: impegno per futuro green dell’acciaio

Il governo ha chiesto ai sindacati di riaggiornare il tavolo a Palazzo Chigi sull’ex Ilva dopo che la Corte di Cassazione ha fissato per il 20 ottobre l’udienza per discutere il ricorso straordinario contro il decreto della Corte d’Appello di Milano che ha disposto la chiusura dell’area a caldo. Il decreto con le misure a tutela dei lavoratori, che sarebbe dovuto arrivare in Cdm, sarà quindi discusso ‘quando il quadro generale sarà più chiaro’. Nel corso della riunione il sottosegretario Mantovano ha illustrato i punti della strategia del governo: impegno per un futuro green dell’acciaio, con forni elettrici alimentati a Dri; prosecuzione della gara per la vendita degli impianti; tutela dei lavoratori delle acciaierie e dell’indotto attraverso un modello di Cig che non corrisponda a quella per la cessazione delle attività e l’avvio dei progetti di reindustrializzazione dell’area di Taranto.

Al Senato slitta alla prossima settima il voto su delega sul nucleare

Slitta alla prossima settimana, al Senato, il voto finale sulla delega al governo sul nucleare sostenibile. L’esame è cominciato stamattina e la discussione riprenderà nel pomeriggio. A riferirlo è stato il presidente del Senato, Ignazio La Russa, al termine della riunione dei capigruppo e le opposizioni l’hanno confermato. La prossima settimana l’esame dovrebbe riprendere probabilmente martedì e comunque “prima discuteremo i decreti (quello su accise e Ilva e il decreto imballaggi, ndr) e poi il nucleare”, ha chiarito La Russa. Sul voto spostato alla prossima settimana, il presidente ha spiegato: “I gruppi di opposizione mi hanno chiesto di completare la delega martedì e io ho accettato. Non c’è problema. Adesso o martedì non cambia molto”.

Via il bollo per auto piccole e medie e motocicli

Via il bollo auto per le vetture di piccola e media potenza, quelle in gran parte utilizzate dalle famiglie per gli spostamenti quotidiani. L’esenzione vale anche per i motocicli, ma ogni cittadino avrà diritto a una sola agevolazione. La misura riguarda tutti i motocicli e oltre il 70% delle auto attualmente in circolazione, nel complesso circa 14,5 milioni di veicoli’. Lo ha deliberato ieri il Consiglio dei ministri. ‘L’intervento punta ad alleggerire il carico fiscale sulla proprietà di auto o moto per una platea molto ampia di italiani. “Oggi il Governo cancella una delle tasse più odiate dagli italiani”, ha commentato il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

Treni a idrogeno, Mit: al via le prime corse prova sulla Brescia-Iseo-Edolo

Il futuro della mobilità ferroviaria entra sui binari della Brescia-Iseo-Edolo. Nella notte il primo treno a idrogeno ha iniziato le corse prova sulla linea, segnando un passaggio decisivo per il progetto H2iseO e per il rinnovo del trasporto ferroviario regionale. Intorno alle 23.30 il convoglio Alstom HMU 214-004 ha lasciato l’impianto di manutenzione di Rovato, dando il via ai test dinamici. Le prove si sono concluse intorno alle 4.00 del mattino, dopo circa 170 chilometri percorsi tra Brescia e Iseo. I test proseguiranno nelle prossime settimane e serviranno a verificare il funzionamento degli impianti e dei sistemi di bordo. Successivamente prenderà il via l’esercizio sperimentale previsto nell’ambito del percorso autorizzativo di ANSFISA, passaggio necessario in vista dell’entrata in servizio commerciale dei nuovi treni. Un investimento che vede il MIT in prima linea: alla Lombardia sono stati assegnati 84,5 milioni di euro di risorse PNRR per l’acquisto di sette treni a idrogeno. Soddisfazione del vicepresidente del Consiglio e Ministro, Matteo Salvini, per un progetto che rappresenta un esempio di innovazione e saper fare italiano applicati alla mobilità ferroviaria e che lo scorso anno è stato presentato anche nella cornice internazionale di Expo 2025 Osaka e in occasione dei Giochi olimpici invernali di Milano Cortina. Dalla progettazione ai binari: le prime corse prova aprono ora una nuova fase, verso un servizio ferroviario più moderno, innovativo e vicino alle esigenze del territorio.

Aspi, Giana: il sistema autostradale resta centrale grazie a investimenti in ammodernamento e digitalizzazione

“La rete autostradale è l’asset su cui si è costruita la storia sociale ed economica del nostro Paese. Un ruolo che continua a svolgere ancora a pieno, come dimostrano i numeri: l’80% degli addetti alla manifattura lavora entro 20 km da un casello, il 50% degli italiani a 10 km da uno svincolo, mentre 2,6 milioni di veicoli ogni giorno attraversano la rete di Aspi”. È quanto ha dichiarato Arrigo Giana, Amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, durante la tavola rotonda “Strategie e prospettive future”, nell’ambito del Remtech Expo di Ferrara. “Numeri che indubbiamente mettono in evidenza l’inderogabile necessità di rendere il nostro patrimonio infrastrutturale sempre più performante e quindi più sicuro, sostenibile e resiliente. Stiamo rigenerando la rete in collaborazione con Mit e Ansfisa, lo stiamo facendo per darle altri 60 anni di vita. Un impegno notevole visto il Gruppo Aspi è il più grande operatore del Paese con 3000 km di rete gestita che ospita circa il 60% del traffico dell’intera rete nazionale a pedaggio. Per portare avanti questo grande piano di rigenerazione – continua Arrigo Giana – tra il 2025 e i primi sei mesi del 2026 sono stati spesi 3,3 miliardi di euro per attività di manutenzione, ammodernamento e potenziamento. A questo si aggiunge il grande investimento in innovazione tecnologica, a servizio delle infrastrutture ma soprattutto delle persone, cioè lavoratori e utenti. Il nuovo corso di Autostrade per l’Italia è impegnato sull’esecuzione dei piani di investimento: proseguiremo su questo solco, nel segno delle grandi sfide poste da un contesto e una mobilità in rapida e continua trasformazione”.

Saipem si aggiudica un contratto per la cattura della CO₂ per il progetto e-metano di Ren-Gas a Tampere in Finlandia

Saipem si è aggiudicata da Ren-Gas un contratto per l’Engineering, Procurement and Fabrication (EPF) della propria soluzione Bluenzyme™ 200 destinata all’unità di cattura della CO₂ del progetto Power-to-Gas di Tampere, in Finlandia. Nell’ambito del contratto, Saipem realizzerà la prima unità di cattura della CO₂ su scala industriale completa basata sulla tecnologia proprietaria CO2 Solutions by Saipem e sulla soluzione industrializzata Bluenzyme™ 200. Lo scope comprende attività di ingegneria, approvvigionamento e fabbricazione, nonché servizi di consulenza durante le fasi di installazione, commissioning, avviamento e test prestazionali. L’unità di cattura della CO₂ sarà integrata nell’impianto di produzione di e-metano di Ren-Gas a Tampere, che dovrebbe produrre circa 200 GWh all’anno di combustibile sintetico rinnovabile, o e-metano. Il combustibile sarà distribuito attraverso le infrastrutture gas esistenti per alimentare il trasporto stradale pesante in Germania. Il contratto diventerà efficace una volta che Ren-Gas avrà assunto la Decisione Finale di Investimento (FID) per il progetto e-metano di Tampere. Il contratto si basa sulla precedente selezione da parte di Ren-Gas della tecnologia proprietaria Bluenzyme™ di Saipem per l’unità di cattura della CO₂ post-combustione del progetto, annunciata nel dicembre 2024, e rappresenta un ulteriore passo avanti nell’adozione di tecnologie innovative per la cattura del carbonio integrate con soluzioni Power-to-X. Il progetto contribuisce allo sviluppo di un ecosistema energetico a basse emissioni di carbonio nel Nord Europa. L’assegnazione del contratto rappresenta una tappa fondamentale per questa tecnologia e rafforza ulteriormente l’impegno di Saipem nello sviluppo di prodotti e soluzioni che favoriscono la decarbonizzazione dell’industria e supportano la transizione energetica.

Eni: completata la cessione a Socar di una quota del 10% nel progetto Baleine in Costa d’Avorio

Eni annuncia il perfezionamento della cessione a SOCAR di una partecipazione del 10% nel progetto Baleine in Costa d’Avorio. Il progetto Baleine, principale sviluppo offshore del Paese, è ora detenuto da Eni (37,25%), Vitol (30%), SOCAR (10%) e Petroci (22,75%). L’operazione è in linea con la strategia di Eni volta all’ottimizzazione del portafoglio upstream, che prevede di anticipare la valorizzazione delle scoperte esplorative attraverso la riduzione delle partecipazioni in esse (il cosiddetto modello dual exploration). Eni è presente in Costa d’Avorio dal 2015. Baleine è il primo progetto di Eni in Costa d’Avorio e il primo a zero emissioni nette in Africa. Il giacimento giant di Baleine è stato scoperto nel 2021, a 20 anni dall’ultima scoperta commerciale nel Paese; la produzione è iniziata in tempi record, nel 2023. Attualmente, tra fase 1 e 2 del progetto, Baleine produce oltre 57.000 barili di petrolio e più di 78 milioni di piedi cubi di gas al giorno. Con l’avvio della Fase 3, la produzione è destinata ad aumentare fino a 150.000 barili di petrolio e 200 milioni di piedi cubi di gas al giorno, confermando Baleine come un pilastro fondamentale per soddisfare la domanda energetica interna. In aggiunta a Baleine, le scoperte di Calao e Calao South (Eni operatore con quota del 90%), seconde per dimensioni solo a Baleine, confermano il potenziale elevato del bacino e consolidano ulteriormente la presenza di Eni nel Paese. Socar è una società energetica globale integrata con sede in Azerbaijan e un’ampia presenza internazionale. L’azienda opera lungo l’intera catena del valore dell’energia, dall’esplorazione e produzione di petrolio e gas fino alla raffinazione, al comparto petrolchimico, al trasporto, al trading e alla distribuzione.

Garbe: inaugurato polo Nexos Tortona Logistics, oltre 100.000 mq su asse Genova-Milano

Garbe ha inaugurato Nexos Tortona Logistics, il polo logistico a Tortona, in provincia di Alessandria, area strategica del Nord Italia per la connessione tra i principali mercati produttivi e distributivi nazionali ed europei. Il progetto e’ stato promosso e sviluppato da Garbe Industrial Real Estate Italy, controllata della tedesca Garbe Industrial, ed e’ pensato per rappresentare una nuova generazione di infrastrutture logistiche, capace di combinare scala, efficienza operativa, flessibilita’, accessibilita’ e sostenibilita’. Con una superficie complessiva di 101.657 mq, Nexos Tortona Logistics ha 96.704 mq di magazzino, 3.316 mq di uffici, 1.439 mq di charging room e ulteriori superfici tecniche e di servizio, con una configurazione modulare articolata in tre comparti distinti e autonomi. La struttura e’ progettata per dare flessibilita’, in ottica mono-tenant e multi-tenant e ha gia’ un prelet del 50% dell’intero complesso logistico. “Con Nexos abbiamo realizzato un’infrastruttura che tiene insieme dimensione, qualita’ costruttiva, flessibilita’ e sostenibilita’. E’ l’approccio che in GARBE definiamo ‘Sustainonomics’: prestazione ambientale e sostenibilita’ economica dell’investimento non sono obiettivi alternativi, ma dimensioni della stessa qualita’ immobiliare”, ha detto Marco Grassidonio, managing director e country head Italy di Garbe.

Electra: consolida presenza in Italia, con Pnrr investiti 7 mln per 338 punti ricarica

Electra, societa’ specializzata nella ricarica ultraveloce dei veicoli elettrici, consolida la presenza in Italia attraverso i fondi Pnrr, con circa 7 milioni di euro di risorse utilizzate per l’installazione, tra l’inizio del 2025 e il 30 giugno 2026, di 169 colonnine, equivalenti a 338 punti di ricarica ultraveloce, con una potenza tra i 300 e i 600 kW, in 11 regioni italiane. A questo sviluppo si aggiunge l’espansione della rete lungo le autostrade italiane: Electra si e’ aggiudicata tre bandi per la realizzazione delle sue prime stazioni autostradali in Piemonte lungo la A4 Milano-Torino e in Liguria lungo la A10 Genova-Ventimiglia. Le infrastrutture, che saranno completate entro la prima meta’ del 2027, comprenderanno complessivamente 12 punti di ricarica, con una potenza fino a 600 kW per colonnina. In condizioni ottimali, sara’ possibile portare la batteria di un veicolo elettrico fino all’80% di carica in circa 10 minuti. Ad oggi Electra conta sul territorio italiano 82 stazioni di ricarica ultraveloce, distribuite per l’85,4% al Nord, l’11% al Centro e il 3,7% al Sud e Isole. “Il Pnrr ha rappresentato per Electra un’importante leva per accelerare lo sviluppo della nostra rete di ricarica ultraveloce in Italia. In circa un anno e mezzo abbiamo trasformato le risorse assegnate in oltre 300 punti di ricarica, con interventi che hanno interessato diverse regioni italiane”, ha detto Eugenio Sapora, general manager di Electra Italia. Il futuro dell’azienda e’ chiaro: “Continuare a crescere mantenendo lo stesso ritmo di espansione da qui al 2030, con l’obiettivo di diventare un punto di riferimento nel mercato della ricarica ultraveloce, attraverso una presenza capillare che copra sia le aree urbane sia i principali assi extraurbani del nostro Paese’, ha aggiunto Sapora.

Fs: diminuiscono del 25% le aggressioni al personale Trenitalia, del 18% i furti a bordo treno e del 57% quelli nelle stazioni

Calano le aggressioni al personale di Trenitalia e diminuiscono i furti sia a bordo dei treni sia nelle stazioni. È la fotografia degli ultimi otto mesi scattata da FS Security, società nata nel 2023 come braccio operativo della Security del Gruppo FS, per garantire la sicurezza sui convogli e nelle stazioni a tutela dei dipendenti e dei viaggiatori. Tra gennaio e agosto 2026, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, le aggressioni al personale di Trenitalia sono diminuite del 25%, i furti a bordo treno del 18% e quelli nelle stazioni del 57%. Un andamento positivo che si accompagna al potenziamento delle attività della Security del Gruppo FS, impegnata ogni giorno nella prevenzione e nel contrasto delle situazioni di rischio. I risultati interessano quindi i principali ambiti sui quali si concentra l’attività di sicurezza del Gruppo FS: la tutela di chi lavora quotidianamente sulla rete, la protezione dei viaggiatori e il presidio degli spazi ferroviari. Il lavoro della Security del Gruppo FS si sviluppa attraverso un modello che integra monitoraggio e analisi dei fenomeni, presenza sul territorio, attività di controllo e strumenti tecnologici. L’obiettivo è intercettare le situazioni di possibile rischio prima che possano tradursi in episodi di illegalità, assicurando al tempo stesso una risposta tempestiva quando si verificano. La riduzione dei furti, sia a bordo treno sia nelle stazioni, conferma l’importanza di un approccio che tutela la mobilità ferroviaria nel suo complesso. La sicurezza non riguarda infatti un singolo momento del viaggio, ma l’intero percorso del passeggero: dall’ingresso in stazione alla salita a bordo, fino all’arrivo a destinazione. Per questo la Security del Gruppo FS, in collaborazione con le Forze dell’Ordine, opera con modalità differenti in relazione alle caratteristiche dei diversi contesti, concentrando le attività nelle aree e sui servizi che richiedono maggiore attenzione. Un impegno, quello del Gruppo FS, che mette al centro persone, prevenzione e presenza, con l’obiettivo di rendere sempre più sicuri i luoghi della mobilità ferroviaria.

Casa, Mazzi: la proposta europea sugli affitti brevi una minaccia per il ceto medio italiano

“Ho incontrato oggi le associazioni più rappresentative del turismo e della ricettività collegata agli affitti brevi. Ho raccolto la loro profonda preoccupazione sulla proposta di regolamento del settore da parte della Commissione europea. Effettivamente questo documento da un lato parrebbe minacciare il ceto medio d’Europa colpendo la piccola proprietà immobiliare, in particolare quella degli italiani, dall’altro non sembra portare alcun beneficio evidente al turismo e ai turisti, e nemmeno ai residenti”. A dichiararlo è  stato il il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi a margine dell’incontro. “Condivido lo sconcerto del tavolo nel constatare che l’Unione europea non abbia fatto tesoro della fallimentare esperienza di Barcellona”, ha sottolineato.

Cbam, Federacciai: bene il voto del Parlamento UE, passo avanti per la tutela della filiera nazionale

Federacciai esprime grande apprezzamento per il voto con cui il Parlamento europeo ha approvato ieri in seduta plenaria la propria posizione sulla proposta di regolamento che estende l’ambito di applicazione del CBAM. Rispetto al testo inizialmente presentato dalla Commissione, il perimetro è stato ampliato ad altri prodotti contenenti acciaio, grazie in particolare al lavoro del relatore della Commissione ITRE. Si tratta di un passo avanti importante, che rafforza la tutela dell’intera filiera industriale e introduce diversi correttivi capaci di rendere lo strumento più efficace. La proposta dovrà ora essere negoziata con il Consiglio e la Commissione europea: l’auspicio di Federacciai è che le migliorie introdotte dal Parlamento vengano riconosciute e condivise anche in questa fase, così da arrivare entro la fine dell’anno a un risultato positivo per tutta l’industria europea.

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