Ue: uniti abbiamo fermato Trump. Groenlandia, i nodi aperti con gli Usa
Accordo Mercosur, il Parlamento respinge la sfiducia a von der Leyen ma le tensioni restano
Sicurezza sismica; firmato l’accordo tra l’Agenzia del Demanio e ReLuis
Eurostat: nel terzo trimestre il debito/pil sale a 88,5%, in Italia lieve calo a 137,8%
23 Gen 2026di Maria Cristina Carlini
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IN SINTESI
“Uniti lo abbiamo fermato”. All’indomani della tregua su Groenlandia e dazi, tra i leader europei riuniti a Bruxelles per un Consiglio straordinario rivendicano la linea ferma tenuta di fronte alla minaccia di una nuova offensiva commerciale paventata dal presidente USA Donald Trump contro i Paesi europei coinvolti nella presenza militare in Groenlandia. L’unità europea si è fatta valere riconducendo “le cose all’ordine e alla calma” ma l’allerta è sempre alta e a Bruxelles non si parla di crisi risolta. «La parola d’ordine di quest’anno è imprevedibilità, ed è esattamente ciò che stiamo vivendo», ha sintetizzato l’Alta rappresentante Ue per la politica estera Kaja Kallas, dando voce a un sentimento diffuso: le relazioni transatlantiche hanno subito un duro colpo. Il vertice nasce innanzitutto come gesto di solidarietà alla Danimarca, finita nel mirino delle pretese americane sulla Groenlandia. Copenaghen, mentre lavora con Washington a un possibile accordo, coordina anche con gli alleati Nato una “presenza permanente” nell’Artico, tema centrale sul tavolo dei leader.
Restano però nodi sensibili: lo sfruttamento delle risorse dell’isola, la gestione di eventuali nuove basi militari e, soprattutto, la sovranità. Una linea rossa ribadita con forza dalla premier danese Mette Frederiksen: «Siamo uno Stato sovrano e non possiamo negoziare su questo punto, che appartiene ai valori democratici fondamentali». Una posizione condivisa anche da Paesi storicamente filoatlantici come la Polonia. «L’adulazione, le concessioni e la dimostrazione di debolezza non funzionano», ha avvertito il premier Donald Tusk, sottolineando che l’unità europea è oggi più preziosa che mai, insieme al coordinamento con altri partner occidentali come Canada, Regno Unito, Islanda e Norvegia.
La frattura con Washington, tuttavia, appare sempre più profonda. Le ultime settimane hanno rafforzato, nelle parole della presidente della Commissione Ursula von der Leyen, la consapevolezza dell’“imperativo strutturale” di una nuova indipendenza europea da un alleato transatlantico percepito come sempre più distante. Anche perché una nuova minaccia incombe: una “grande ritorsione” statunitense qualora l’Europa decidesse di vendere asset americani, come i titoli del Tesoro, per esercitare pressione politica. «Gli Stati Uniti hanno tutte le carte in mano», ha avvertito Trump. Un messaggio che colpisce in particolare i Paesi artici, dove in Danimarca e Svezia alcuni fondi hanno già iniziato a ridurre l’esposizione verso gli Usa. Nel breve periodo, i Ventisette discutono anche come rispondere agli inviti americani a partecipare al cosiddetto Board of Peace. Molti leader hanno declinato, mentre il premier greco Kyriakos Mitsotakis propone un compromesso che consenta di contribuire al processo di pace su Gaza senza un’adesione piena. Ancora incerta la posizione della premier italiana Giorgia Meloni, che solleva anche dubbi di compatibilità costituzionale, legati al principio di parità tra Stati negli organismi internazionali. Il suo ruolo, secondo fonti europee, è quello di mantenere aperto il dialogo evitando un’escalation. Dietro la gestione prudente della crisi artica, Bruxelles intravede un banco di prova più ampio per il nuovo approccio verso Washington: evitare reazioni impulsive, mantenere il fronte compatto e preparare, se necessario, una risposta credibile all’attivazione dei dazi. Da qui la spinta a dotarsi di strumenti di deterrenza più solidi, sia sul piano della difesa sia su quello economico. L’Ue riconosce di aver a lungo sotto-investito nella sicurezza dell’Artico e guarda ora a un rafforzamento degli sforzi, nel quadro Nato e attraverso nuovi piani di investimento. In parallelo, l’obiettivo è ridurre le dipendenze strategiche valorizzando il mercato unico: dall’Unione dei capitali all’euro digitale, fino alla creazione di un quadro societario europeo con la Eu Inc.
Trump sfida l’Onu, nasce il Board of Peace. Kushner mostra il piano con i grattacieli della Nuova Gaza
Il presidente Usa Donald Trump sfida l’Onu e firma la carta fondatrice del Board of Peace su Gaza a Davos in una cerimonia con i 20 rappresentanti dei Paesi che hanno aderito, tra i quali il premier ungherese Orban e il leader argentino Milei. ‘Le Nazioni Unite hanno uno straordinario potenziale ma non lo usano: nelle otto guerre a cui ho posto fine non ho mai parlato con l’Onu. Una volta formato il Board invece potremo fare praticamente tutto ciò che vogliamo’, annuncia il capo della Casa Bianca. Il Il genero di Donald Trump Jared Kushner, nel suo intervento a Davos in occasione della firma del Board of Peace – secondo i media internazionali – ha svelato il “piano generale” per il futuro di Gaza mostrando una mappa dove sono mostrate le aree abitate e le infrastrutture nella Striscia. Il progetto, afferma Kushner, sarà realizzato in fasi, tra cui “alloggi per i lavoratori, occupazione al 100% e opportunità per tutti” anche per il turismo costiero. “C’è un piano generale. Lo costruiscono in tre anni”, ha detto Kushner mostrando diapositive della ‘Nuova Gaza’ con grattacieli avveniristici sul lungomare della Striscia.
Ue, Merz: Draghi e Letta saranno al Consiglio europeo sulla competitività il 12 febbraio
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha ricevuto martedì Mario Draghi a Berlino per “una lunga conversazione su come procedere sulle proposte del suo Piano per la competitività in Europa, di cui credo appena il 10% siano state realizzate”. Lo ha detto Merz nel suo intervento a Davos. Draghi, così come Enrico Letta per il suo piano sul completamento del mercato unico, saranno al Consiglio europeo del 12 febbraio: “parleremo di competitività e di come ridurre la burocrazia e fare spazio a nuovi investimenti”.
Accordo Mercosur, il Parlamento respinge la sfiducia a von der Leyen ma le tensioni restano
Il Parlamento europeo ha respinto la mozione di sfiducia contro Ursula von der Leyen con 165 voti a favore, 390 contrari e 10 astenuti. La mozione, che chiedeva le dimissioni della Commissione Ue, e della presidente stessa, in seguito alla firma dell’accordo Ue-Mercosur, era stata presentata dal gruppo dei Patrioti per l’Europa, formazione europea che raccoglie la Lega, il partito di Viktor Orbán Fidesz e il Rassemblement National di Jordan Bardella e Marine Le Pen. Ma dopo il rinvio del trattato alla Corte di Giustizia europea deciso dall’Eurocamera, le tensioni restano, comunque. “In merito al Mercosur, quello che possiamo dire è che quando il Consiglio ha approvato la firma dell’accordo con il Mercosur, ha approvato contemporaneamente anche la sua applicazione provvisoria”, hanno sottolineato fonti Ue. Su questo si registra l’altolà della Francia che considererebbe l’applicazione provvisoria dell’accordo come “una forma di violazione democratica”, ha dichiarato la portavoce del governo francese, Maud Bregeon. “Non riesco a immaginare che cio’ possa accadere”, ha detto. “Non voglio drammatizzare troppo la situazione. Non si è trattato di un voto sul consenso. Si è trattato semplicemente di chiarimenti giuridici, come è giusto che sia, e di una prerogativa esclusiva del Parlamento nei confronti della Corte di giustizia. Una volta forniti tali chiarimenti, procederemo con il consenso”, ha dichiarato la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola.
Eurostat: nel terzo trimestre il debito/pil sale a 88,5%, in Italia lieve calo a 137,8%
Alla fine del terzo trimestre del 2025 il rapporto debito pubblico lordo/pil nell’area dell’euro si attestava all’88,5%, in aumento rispetto all’88,2% registrato alla fine del secondo trimestre. Anche nell’a Ue il rapporto e’ aumentato dall’81,9% all’82,1%. Rispetto al terzo trimestre del 2024, il rapporto debito pubblico/pil e’ aumentato sia nell’area dell’euro (dall’87,7% all’88,5%) che nella Ue (dall’81,3% all’82,1%). Lo indica Eurostat. I rapporti piu’ elevati tra debito pubblico e pil sono stati registrati in Grecia (149,7%), Italia (137,8% dopo 138,3% nel secondo trimestre), Francia (117,7%), Belgio (107,1%) e Spagna (103,2%), mentre i rapporti piu’ bassi sono stati registrati in Estonia (22,9%), Lussemburgo (27,9%), Bulgaria (28,4%) e Danimarca (29,7%). Nel terzo trimestre del 2025 le entrate pubbliche totali nell’area dell’euro sono state pari al 46,7% del pil. La leggera diminuzione rispetto al 46,8% del secondo trimestre del 2025 e’ dovuta principalmente a un aumento delle entrate pubbliche totali, destagionalizzate, in termini assoluti di circa 13 miliardi di euro, compensato da un aumento del pil. La spesa pubblica totale nell’area dell’euro si e’ attestata al 49,9% del pil, in aumento rispetto al trimestre precedente (49,5%) a causa di un aumento della spesa pubblica totale destagionalizzata di circa 32 miliardi di euro. Nella Ue le entrate pubbliche totali sono state pari al 46,3% del pilcon un rapporto invariato rispetto al secondo trimestre. Le entrate totali destagionalizzate sono aumentate di circa 25 miliardi di euro rispetto al secondo trimestre del 2025. La spesa pubblica totale e’ stata pari al 49,5% del pil, in aumento rispetto al 49,2% del PIL del trimestre precedente. La spesa totale destagionalizzata e’ aumentata di circa 39 miliardi di euro rispetto al trimestre precedente.
Sicurezza sismica; firmato l’accordo tra l’Agenzia del Demanio e ReLuis
Rafforzare la sicurezza e la resilienza del patrimonio immobiliare pubblico con un approccio tecnico-scientifico che si fonda sulla programmazione, sull’analisi dei dati e sull’adozione di soluzioni innovative. È questo l’obiettivo dell’accordo siglato oggi tra l’Agenzia del Demanio e ReLUIS – Rete dei Laboratori Universitari di Ingegneria Sismica, Consorzio interuniversitario che coordina le attività di ricerca applicata e di supporto al sistema nazionale di protezione civile nel campo dell’ingegneria sismica e strutturale. L’intesa, firmata dal Direttore dell’Agenzia del Demanio, Alessandra dal Verme, e dal Presidente del Consorzio ReLUIS, Mauro Dolce, dà avvio a una collaborazione per sviluppare e condividere – metodologie e strumenti tecnici avanzati per ottimizzare la programmazione degli interventi di prevenzione e mitigazione del rischio sismico sugli edifici pubblici. In particolare, la collaborazione permetterà di sviluppare e condividere metodologie avanzate per la programmazione degli interventi, con l’obiettivo di orientare le scelte verso le soluzioni più efficienti e sostenibili. Le attività comprenderanno anche la sperimentazione e l’adozione di tecnologie innovative per l’analisi strutturale, il monitoraggio continuo degli edifici e l’elaborazione di modelli predittivi per la gestione del rischio. Verranno inoltre predisposte linee guida e strumenti operativi per il superamento delle criticità riscontrate nelle verifiche di vulnerabilità, anche con riferimento agli immobili di pregio storico-architettonico. zLa collaborazione include anche azioni di formazione, ricerca e diffusione scientifica, finalizzate a promuovere le migliori pratiche nel campo dell’ingegneria sismica e strutturale. L’iniziativa si inserisce nel percorso di potenziamento del know-how tecnico dell’Agenzia del Demanio, con applicazioni concrete nei principali programmi strategici nazionali, tra cui Campi Flegrei, Ricostruzione post-sisma 2016 e Casa Italia.
Upb: il ddl sulle autonomie separa i percosi Lep ma c’è il rischio di incoerenze
“A seguito delle indicazioni della Corte costituzionale, in cui è stato stabilito che l’autonomia differenziata non può riguardare intere materie ma solo singole funzioni e che i livelli essenziali delle prestazioni (lep) vincolano tanto il legislatore quanto le amministrazioni, producendo di conseguenza un diritto all’adeguato finanziamento, il ddl ridefinisce le procedure e i criteri per la determinazione dei lep. Di contro, mantiene separati i percorsi di determinazione dei lep per l’autonomia differenziata. Tale separazione di percorsi rischia però di produrre incoerenze, duplicazioni e asimmetrie nel finanziamento delle prestazioni. Questo differente ruolo solleva differenti problematiche”. Ad affermarlo è stato il consigliere dell’Ufficio parlamentare di bilancio Giampaolo Arachi durante l’audizione in commissione Affari costituzionali dell Senato riguardo il ddl delega al governo per la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni (Lep), legati all’autonomia differenziata. “Nell’ambito dell’autonomia differenziata – ha spiegato -, i lep costituiscono una condizione preliminare al trasferimento delle funzioni, che è finalizzata ad evitare che la maggiore autonomia possa mettere a rischio l’uniformità territoriale delle prestazioni legate ai diritti civili e sociali. Nel federalismo fiscale, invece, i lep rappresentano principalmente uno strumento di superamento dei divari territoriali. Questo differente ruolo solleva differenti problematiche”. “Un elemento di criticità” riguarda “la tempistica. I decreti legislativi dovranno essere emanati entro nove mesi dall’entrata in vigore della legge delega” al governo per la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni (Lep), legati all’autonomia differenziata. “Entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore di ciascuno dei decreti attuativi potranno essere poi adottate eventuali disposizioni integrative e correttive dei medesimi decreti. Data la numerosità delle funzioni coinvolte il termine dei nove mesi appare particolarmente compresso e potrebbe risultare insufficiente anche nel caso in cui i decreti si limitassero a confermare i risultati della ricognizione del Comitato scientifico per l’individuazione dei lep (Clep) che fotografa l’esistente. Va infatti ricordato – ha aggiunto – che per i lep che verranno definiti “quantificabili”, il ddl richiede che la loro determinazione sia accompagnata dalla contestuale definizione del fabbisogno standard. Questo richiederà una complessa operazione di ricognizione della spesa storica e un suo successivo efficientamento”.
Al via il nuovo collegamento Fs Malpensa-Gallarate, investimento da 264 mln
Si sono conclusi i lavori di realizzazione del nuovo collegamento ferroviario tra il Terminal 2 dell’aeroporto di Milano Malpensa e Gallarate, lungo la linea ferroviaria del Sempione. L’opera, il cui investimento per la parte realizzativa è di 264, 5 milioni di euro, è stata promossa, coordinata e gestita da FERROVIENORD, società del Gruppo FNM. Da oggi,venerdì 23 gennaio, tutte le corse del Malpensa Express di Trenord in partenza da Milano Centrale arriveranno a Gallarate transitando dai Terminal 1 e 2 dell’aeroporto di Milano Malpensa ed effettueranno lo stesso tragitto nella direzione opposta, partendo dunque da Gallarate. Grazie al nuovo collegamento, da Gallarate sarà possibile raggiungere l’Aeroporto in 8 minuti – il Terminal 2 – e in 15 minuti – il Terminal 1; oggi lo spostamento richiede mezz’ora. Gli orari e i dettagli del nuovo servizio sono pubblicati sui canali di comunicazione di Trenord (sito trenord.it e app). Il collegamento ferroviario a doppio binario tra il Terminal 2 dell’aeroporto di Milano Malpensa e la linea RFI del Sempione ha una lunghezza di 4,6 km di nuovo tracciato verso Gallarate. Un raccordo di 1,1 km verso Casorate Sempione sarà realizzato in una seconda fase. Il tempo di percorrenza tra il T2 e Gallarate è di 8 minuti. Il completamento dell’intero progetto permetterà la chiusura dell’anello ferroviario intorno a Malpensa e consentirà di ampliare ulteriormente il bacino d’utenza dell’aeroporto, attraverso la riorganizzazione dei servizi nel quadrante Nord Ovest della regione. L’intervento, nel suo complesso, rappresenta il completamento dell’accessibilità ferroviaria da Nord a Malpensa, e fa parte, in ambito UE, del cosiddetto “Global Project” Malpensa T1 – Malpensa T2 – linea Sempione, del quale è attivo dal 2016 il collegamento ferroviario tra i terminal T1 e T2. La realizzazione di questa opera permetterà dunque di potenziare gli itinerari verso l’area di Milano, rendendoli più efficaci, rapidi e sostenibili. L’aeroporto potrà diventare così un nodo di interscambio con servizi ferroviari di breve e medio raggio, ad alta velocità e transfrontalieri. “Il nuovo collegamento ferroviario – ha commentato il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana – potenzia la rete di connessioni in Lombardia e migliora ulteriormente l’accessibilità a Malpensa. Come Regione abbiamo fortemente creduto in questo progetto, da un lato stanziando risorse importanti e dall’altro attuando un lavoro politico-istituzionale che ha consentito di ottenere i finanziamenti e il sostegno anche da parte dell’Unione europea, sempre attenta al tema ambientale. L’opera ha una rilevanza internazionale, considerando l’incidenza sui corridoi europei, ed è un esempio concreto degli investimenti in campo sulla mobilità sostenibile”.
Ponte sullo Stretto, riunione per il ripristino del porto di Saline Joniche
Ieri mattina, presso la sede della Capitaneria di Porto di Reggio Calabria, si è tenuta una riunione tra il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale dello Stretto di Messina, Ciccio Rizzo, il direttore marittimo, Giuseppe Sciarrone, i componenti del Comitato di Gestione dell’Autorità portuale, il direttore tecnico di Stretto di Messina Valerio Mele, Viviana Fedele della Città Metropolitana e la sindaca di Montebello Jonico, Maria Foti. Il tema della riunione è stato il possibile utilizzo del porto di Saline Joniche nell’ambito delle attività legate alla realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina. L’Autorità di Sistema Portuale ha illustrato le funzionalità del porto e dei programmi in corso per il rilancio l’infrastruttura. La società Stretto di Messina, in sede di redazione del progetto esecutivo, di concerto con il Contraente Generale, valuterà con attenzione l’ipotesi di avvalersi anche del porto di Saline Joniche, unitamente alle attività già previste nel porto di Gioia Tauro.
Invimit lancia un progetto di social housing a Milano con posti letto a canone calmierato
Invimit Sgr ha lanciato un progetto di social housing a Milano. La societa’, interamente detenuta dal Mef e che si occupa della valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico, ha pubblicato un’offerta per locazione di due asset nel capoluogo lombardo, con 39 nuovi posti letto a canone calmierato per studenti, lavoratori fuori sede e giovani coppie. Piu’ nel dettaglio, Invimit, in qualita’ di societa’ di gestione del Fondo i3-Inps proprietario di unita’ immobiliari degli asset in via Carducci e Corso di Porta Romana, ha reso noto (ai fini della trasparenza, pubblicita’ e imparzialita’ del processo selettivo) di aver ricevuto un’offerta per la locazione ad uso residenziale al canone totale annuo complessivo a regime di 368.376 euro, oltre imposte e oneri di legge per la locazione. La proposta prevede, per le otto unita’ di Corso di Porta Romana (un immobile di pregio architettonico progettato da Vico Magistretti) un minimo di 39 posti letto da destinare in locazione a studenti, lavoratori fuori sede e giovani coppie con canone calmierato obbligatorio in media pari a 454 euro a posto letto al mese. Le unita’ in via Carducci sono proposte in locazione a canone di mercato, cosi’ da consentire la sostenibilita’ economica del progetto. I lavori di ristrutturazione per la locazione di tutte le unita’ immobiliari, attualmente vacanti, e la fornitura degli arredi saranno a carico dell’aggiudicatario. Come si legge in una nota, “il mix di canone di mercato e di canone calmierato obbligatorio e’ un modello perfettamente coerente con la missione della Sgr di avviare esclusivamente progetti sostenibili dal punto di vista economico e sociale”.
Accordo Acri con le Dimore storiche per valorizzare il patrimonio. In Italia sono oltre 46mila
Protocollo di intesa tra l’Acri, l’associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio e l’ Adsi che riunisce le Dimore Storiche Italiane per promuovere forme di collaborazione per la tutela, la valorizzazione e la fruizione delle dimore storiche, in particolare nei piccoli centri e nelle aree interne. L’accordo tra Acri e Adsi riguarda un patrimonio di oltre 46.000 dimore storiche – tra palazzi, residenze, giardini, ville e castelli – che costituiscono un articolato insieme di testimonianze storico-artistiche private che sono parte integrante non solo dell’identità culturale, ma anche dell’economia dei territori, come poli di attrazione diffusi in tutto il Paese. Il protocollo favorisce lo sviluppo di iniziative congiunte in diversi ambiti: dall’educazione, alla formazione, alla valorizzazione dei beni culturali, anche attraverso attività di visita e conoscenza delle dimore storiche, progetti formativi legati alla conservazione e al restauro, nonché eventi culturali, artistici e musicali. «Per le Fondazioni di origine bancaria – ha dichiarato Giovanni Azzone, presidente di Acri – il patrimonio culturale, di natura pubblica e privata, costituisce un bene di interesse collettivo, in quanto parte integrante dell’identità dei territori. Rafforzarne la conoscenza e l’accessibilità contribuisce ad accrescere la consapevolezza delle comunità, favorendo coesione sociale e una maggiore capacità di affrontare le sfide future”. «L’intesa con Acri ha rispetto alla missione di ADSI un ruolo di grande valore, perché va a rafforzare la collaborazione con istituzioni costantemente impegnate, come ADSI, nel valorizzare un patrimonio che produce valore concreto, soprattutto nei territori meno centrali, e che deve poter continuare ad avere un ruolo strategico nello sviluppo culturale ed economico del nostro Paese», spiega Maria Pace Odescalchi, presidente dell’Associazione Dimore Storiche Italiane.
Confcommercio: migliora l’economia, il Pil verso +0,9% nel 2026
Il quadro congiunturale mostra negli ultimi periodi segnali concreti di miglioramento dell’economia italiana, sostenuti dal rientro dell’inflazione, dal recupero del potere d’acquisto e da una ripresa dei consumi più diffusa rispetto ai mesi precedenti. È quanto emerge dalla congiuntura dell’Ufficio studi di Confcommercio. Le prospettive di crescita per il 2026 sono moderatamente ottimistiche con un +0,9% nei dati grezzi, dopo il +0,6% del 2025 e restano fortemente dipendenti dall’evoluzione dei consumi, in un contesto di progressiva terziarizzazione della spesa legata soprattutto al tempo libero e ai servizi. “Da ottobre-novembre si osserva un cambiamento significativo nel clima di fiducia: per le imprese, in crescita mese su mese da settembre per quattro mesi consecutivi, circa +3% rispetto a luglio; per le famiglie +1,7% a dicembre su novembre. Quindi, diminuisce la sfiducia delle famiglie e aumenta la propensione al consumo. Le intenzioni di spesa risultano in crescita rispetto sia al 2024 sia alla prima parte del 2025”, si legge nella Congiuntura. I primi riscontri sono già visibili nei dati: il Black Friday ha generato 4,9 miliardi di euro di spesa (+19,5% rispetto al 2024); i consumi natalizi mostrano un aumento reale del 2,8% per famiglia; i viaggiatori italiani nel ponte dell’Immacolata crescono del 4,9%. E bene anche le vendite al dettaglio reali che registrano due mesi consecutivi di crescita congiunturale (+0,5% a ottobre, +0,6% a novembre), evento che non si verificava dall’inizio del 2024. Anche i primi dati sui saldi sarebbero positivi. Inoltre la fiducia delle imprese è in recupero da quattro mesi consecutivi. Il turismo conferma un contributo positivo, con presenze in aumento dell’1,6% nel bimestre ottobre-novembre. Il rafforzamento della domanda interna nel quarto trimestre (+0,5% tendenziale) con particolare enfasi nei mesi di novembre e dicembre (rispettivamente, +0,6% e +1%), fornisce un contributo rilevante alla variazione del PIL, stimato crescere a gennaio 2026 dello 0,5% su dicembre e dell’1,2% nel confronto annuo. “Il risveglio dei consumi durante il Black friday, il Natale e l’avvio dei saldi è certamente un segnale positivo che conferma il recupero della fiducia”, dichiara il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, commentando la congiuntura dell’ufficio studi della confederazione presentata oggi. “Per rendere la crescita più robusta è necessario continuare a ridurre le tasse su famiglie e imprese, semplificare la burocrazia e creare migliori condizioni per la partecipazione di giovani e donne al mercato del lavoro”, aggiunge Sangalli
Confcooperative: i disastri ambientali bruciano 210 mld. All’Italia il conto più salato della Ue
«È di 210 miliardi di euro il conto che disastri naturali e cambiamenti climatici hanno presentato al nostro paese. Si tratta di un costo pesantissimo pari all’intero importo del PNRR e a 10 manovre finanziarie. Di questi 210 miliardi ben 111 sono determinati dagli effetti dei cambiamenti climatici. Ecco perché la cura del territorio non è un costo, ma un investimento sul sistema paese». Lo dice Maurizio Gardini presidente di Confcooperative commentando i dati che emergono dal Focus Censis Confcooperative “Disastri e climate change conto salato per l’Italia” che certifica, dati alla mano, come negli ultimi 40 anni 1/3 del valore dei danni provocati da eventi estremi nella Ue sia stato“pagato” dall’Italia. «Venendo agli ultimi anni parliamo di 42,8 miliardi solo dal 2017 al 2022. Nel 2022 è costato quasi 1% di PIL, lo 0,9% per l’esattezza, pari a 17 miliardi circa: un importo – precisa Gardini – poco inferiore a una manovra finanziaria». «Ben 1 Pmi su 4 – aggiunge Gardini – sono minacciate, perché localizzate in comuni a rischio frane e alluvioni e presentano una probabilità di fallire del 4,8% più alta di quella delle altre imprese una volta che si sia verificato l’evento avverso». L’agricoltura è il settore più colpito, solo nel 2022 persi circa 900 milioni «L’agricoltura – aggiunge Maurizio Gardini – è il settore economico che risente di più le conseguenze dei cambiamenti climatici. L’andamento dell’economia agricola nel 2022 ha registrato un calo della produzione dell’1,5%, poco meno di 900 milioni di euro». Buona parte del risultato negativo è da imputare alla diffusa siccità e alla carenza di precipitazioni, tanto che il 2022 è considerato l’anno più caldo di sempre. Quasi tutte le tipologie di coltivazioni hanno subito un duro contraccolpo: la produzione di legumi (-17,5%), l’olio di oliva (-14,6%), i cereali (-13,2%). In flessione anche ortaggi (-3,2%), piante industriali (-1,4%) e vino (-0,8%). Il comparto zootecnico ha subito una riduzione della produzione pari allo 0,6%. Dal punto di vista territoriale, la flessione del volume di produzione ha avuto una maggiore incidenza nel Nord Ovest (-3,5%) e nel Sud (-3,0%), mentre al Centro non si è registrata alcuna variazione. Se si guarda al valore aggiunto, la tendenza negativa appare particolarmente evidente nel nord Ovest con un -7,6%. Al Sud il valore aggiunto si riduce del 2,9%. La storia dei disastri naturali e del climate change: tra il 1980 e il 2022, in Italia le perdite economiche causate da eventi estremi e da disastri naturali si attestano sui 210 miliardi di euro. I cambiamenti climatici hanno prodotto danni per 111, di cui 57,1 miliardi di euro per alluvioni; ondate di calore, con un costo pari a 30,6 miliardi (14,6%); le precipitazioni per 15,2 miliardi di euro (7,2%). Siccità, incendi boschivi e ondate di freddo, invece, hanno causato danni per 8,2 miliardi. I disastri: poco meno di 100 miliardi, sono imputabili a terremoti, eruzioni, frane e altri fenomeni geofisici. Negli ultimi 40 anni 1/3 del valore dei danni provocati da eventi estremi nella Ue è stato pagato” dall’Italia.
Simest: a disposizione 300 mln a sostegno delle imprese sul mercato Usa
Simest mette a disposizione 300 milioni di euro, tra prestiti agevolati ed equity, a sostegno delle imprese italiane sul mercato statunitense. La societa’ di Cdp lancia “Misura Stati Uniti”, offerta a supporto degli investimenti diretti e della crescita del tessuto produttivo nazionale nel mercato statunitense attraverso risorse proprie e pubbliche del Fondo 394, gestito da Simest in convenzione con la Farnesina. L’iniziativa rientra nel Piano d’Azione perl’Export promosso dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Oltre 100 milioni andranno al sostegno agli investimenti diretti in equity: Simest potra’ effettuare interventi diretti di partecipazione nel capitale di controllate statunitensi di imprese italiane, finalizzati a sostenere l’insediamento negli Usa o lo sviluppo di joint venture con partner locali, anche attraverso soluzioni tailor-made in funzione delle caratteristiche dell’impresa e delle esigenze di consolidamento sul mercato statunitense dell’impresa. A questi si aggiungono altre risorse del Fondo 394 per start-up e pmi innovative. Accanto alla componente di equity “Misura Stati Uniti” mette a disposizione 200 milioni “di finanza agevolata con condizioni rafforzate” per imprese con progetti di investimento negli Usa o interessi nell’area. Lo strumento prevede una quota di cofinanziamento a fondo perduto(fino al 10% dell’intervento agevolativo), un incremento al 50% della quota del finanziamento erogata in anticipo; una maggiore flessibilita’ nella durata dei finanziamenti, estendibile fino a 8 anni attraverso l’estensione del periodo di rimborso; un rafforzamento degli strumenti a supporto della capitalizzazione delle controllate Usa delle aziende che esportano, importano o sono presenti sul mercato americano.
Eni: accordo con Socar per la cessione di una quota del 10% nel progetto Baleine in Costa d’Avorio
Eni ha siglato un accordo vincolante con SOCAR, società petrolifera statale della Repubblica dell’Azerbaijan, per la cessione di una quota del 10% nel Progetto Baleine – il principale sviluppo offshore in Costa d’Avorio, operato da Eni (47,25%), e partecipato da Vitol (30%) e Petroci (22,75%). L’operazione è in linea con la strategia di Eni volta all’ottimizzazione del portafoglio upstream, che prevede di anticipare la valorizzazione delle scoperte esplorative attraverso la riduzione delle partecipazioni in esse (il cosiddetto modello dual exploration). L’accordo si inquadra nella più ampia collaborazione tra Eni e SOCAR, che nel 2024 hanno firmato tre Protocolli di Intesa relativi alla sicurezza energetica – con l’obiettivo di ampliare la cooperazione nei settori dell’esplorazione e della produzione di idrocarburi – alla riduzione delle emissioni di gas serra e alla filiera di produzione dei biocarburanti. Eni è presente in Costa d’Avorio dal 2015. Baleine è il primo progetto di Eni in Costa d’Avorio e il primo a zero emissioni nette in Africa. Il giacimento giant di Baleine è stato scoperto nel 2021, a 20 anni dall’ultima scoperta commerciale nel Paese; la produzione è iniziata in tempi record, nel 2023. Con una produzione complessiva tra Fase 1 e 2 di oltre 62.000 barili di petrolio e più di 75 milioni di piedi cubi di gas al giorno, destinata a salire fino a 150.000 barili di petrolio e 200 milioni di piedi cubi al giorno con l’avvio della Fase 3, il progetto Baleine rappresenta un pilastro fondamentale per soddisfare la domanda energetica interna. Il closing dell’operazione è soggetto alle necessarie approvazioni regolatorie e alle altre consuete clausole e condizioni.
Fassa Bortolo: Alessandro Trivillin nuovo presidente e ceo del gruppo
Alessandro Trivillin e’ stato nominato alla carica di presidente e chief executive officer del Gruppo Fassa. Bortolo Fassa e Manuela Fassa continuano a far parte del consiglio di amministrazione in qualita’ di consiglieri mentre Paolo Fassa mantiene il ruolo di presidente onorario. Trivillin, laureato in economia presso l’Universita’ Ca’ Foscari di Venezia, ha ricoperto in passato il ruolo di chief executive officer in Acciaierie Bertoli e in Danieli. Attualmente ricopre anche la carica di ceo di Snaidero, incarico che manterra’ ad interim per assicurare la continuita’ delle strategie aziendali. Puo’ inoltre vantare una significativa conoscenza della realta’ Fassa Bortolo, dove ha gia’ lavorato per oltre tredici anni. “L’ingresso di Alessandro Trivillin alla guida del gruppo – si legge in una nota di Fassa – rappresenta un passaggio significativo nel percorso di sviluppo dell’azienda e si inserisce in una visione di rafforzamento della struttura manageriale, con l’obiettivo di sostenere una crescita solida, coerente e orientata al lungo periodo”.Con questa nuova configurazione di governance, il Gruppo Fassa rinnova il proprio impegno nel consolidare la propria posizione di riferimento nel settore, affrontando le sfide future con una struttura sempre piu’ solida, organizzata e focalizzata sulla creazione di valore per tutti gli stakeholder.
Anev: rinnovabili rallentano, 7,2 Gw nel 2025 contro 7,5 nel 2024. Trend negativo dovuto a un contesto ostile”
“Il dato sulle nuove installazioni di fonti rinnovabili per il 2025 lancia un segnale che non può e non deve essere ignorato. Secondo i dati di Terna, nel corso dell’anno passato le nuove installazioni si sono fermate a circa 7,2 Gigawatt di nuova capacità, in calo rispetto ai 7,5 Gw del 2024 e ben lontani dai 9 Gw previsti. Un rallentamento che, sebbene possa apparire limitato in termini assoluti, rappresenta in realtà un campanello d’allarme molto serio per il futuro della transizione energetica italiana”. Lo scrive in un comunicato l’Anev, l’associazione delle imprese dell’eolico, che parla di un contesto “ostile” per il settore.
Tale rallentamento, prosegue Anev, “non sembra una semplice oscillazione congiunturale, ma assomiglia più all’avvio di un trend negativo” che “sembra essere il risultato diretto di anni di politiche incerte, normative contraddittorie e ostacoli amministrativi che hanno progressivamente rallentato lo sviluppo di nuovi impianti da fonti rinnovabili, in particolare eolico e fotovoltaico”. Un rallentamento che “rischia di amplificare ulteriormente il divario tra l’Italia e gli obiettivi di decarbonizzazione fissati dal Green Deal europeo”. L’associazione cita “la definizione delle Aree Idonee che, nell’idea del legislatore comunitario dovevano essere delle aree dove la semplificazione fosse più spinta, mentre il nostro Governo ha prima emanato un provvedimento che le limitava e poi, dopo aver ricevuto le censure del Tar, provveduto ad un nuovo provvedimento che non aiuta come ci si attendeva le nuove installazioni”. Anev definisce il contesto per l’eolico “ostile” e denuncia che “le semplificazioni non arrivano, le procedure d’asta per l’eolico sono inadeguate in numeri e prezzi per quelli su terra e addirittura non vengono bandite per quelli a mare”.
Secondo l’associazione servirebbe “un cambio di passo che definisse delle semplificazioni radicali delle procedure autorizzative, riducesse i passaggi burocratici e istituisse una cabina di regia presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri per dirimere, in tempi rapidissimi, eventuali criticità”.
PlanRadar entra in Ipn-Italian Proptech Network (PoliMi) per promuovere l’innovazione nell’edilizia
PlanRadar, piattaforma leader per la documentazione, la comunicazione e la reportistica digitale nei progetti edilizi, di facility management e immobiliari, annuncia il suo ingresso in IPN – Italian Proptech Network del Politecnico di Milano (“IPN”), il primo hub italiano creato per promuovere l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione nel settore immobiliare. Grazie a questa partnership, PlanRadar metterà a disposizione del network la propria esperienza nello sviluppo delle soluzioni digitali dedicate al settore delle costruzioni che hanno contribuito a traghettare processi di cantiere complessi e obsoleti verso modelli più efficienti, semplici, collaborativi e trasparenti. Allo stesso tempo, l’azienda potrà beneficiare della rete di eccellenze accademiche e industriali riunite da IPN, rafforzando la propria presenza nell’ecosistema Proptech italiano e partecipando allo sviluppo di progetti e iniziative condivise. Infine, in occasione dell’Italian PropTech Day 2025, l’evento annuale di IPN che si è tenuto a Milano, PlanRadar ha ricevuto un riconoscimento per il suo impegno nel settore Proptech. Questo riconoscimento ha premiato l’efficienza e la funzionalità della piattaforma, in grado di produrre e gestire con semplicità informazioni accurate e di qualità, caratteristiche chiave per favorire la progressiva applicazione nel settore delle tecnologie basate sull’Intelligenza Artificiale. Fabio Arancio, Regional Manager Italy di PlanRadar, ha dichiarato: “L’accordo con IPN si inserisce nella strategia di PlanRadar che punta a promuovere un settore edile sempre più digitale attraverso un’unica piattaforma in grado di connettere i soggetti che compongono la filiera. Ciò permette a tutti i player di operare in modo più efficiente utilizzando un unico canale di comunicazione, con un risparmio significativo in termini di tempi e costi, accedendo in qualunque momento all’intero storico della documentazione di cantiere”. Stefano Bellintani, Founder dell’Italian Proptech Network, ha commentato: “La soluzione di Planradar risponde all’esigenza stringente di superare la separazione tipica tra attività d’ufficio e di cantiere, abilitando, nel medesimo “luogo”, una collaborazione efficiente tra tutti i team e gli stakeholder coinvolti nel ciclo di vita di un immobile. In particolare, la piattaforma si distingue per l’estrema facilità d’uso, la velocità-qualità della reportistica, l’integrazione predefinita e senza codice con più di 200 applicazioni. In qualità di Membro IPN, Planradar si è inoltre distinto per l’approccio propositivo e partecipativo nell’ambito delle attività del network.”
Innoway Trieste: presentati al Mimit i primi risultati del piano industriale per lo stabilimento di Trieste
Innoway Trieste ha presentato ieri presso il tavolo di aggiornamento tenutosi al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, i principali risultati e i prossimi step sull’attuazione del progetto industriale per lo stabilimento di Bagnoli della Rosandra a Trieste. L’incontro ha permesso, innanzitutto, di evidenziare l’impegno profuso dall’azienda sul fronte del progressivo aumento della capacità produttiva, con la conferma dell’investimento complessivo di circa 100 milioni di euro. La strada intrapresa è quella giusta, come dimostrano i risultati dei primi mesi di attività che, da luglio a dicembre 2025, ha visto produrre 170 carri, con la previsione di superare le 600 unità consegnate nell’anno 2026. Entro il 2027 l’impianto raggiungerà la piena capacità, affermando il ruolo di Innoway Trieste come leader europeo nella moderna produzione di carri ferroviari per il trasporto di merci su rotaia, con una produzione, una volta a regime, di oltre 1.000 carri a tecnologia avanzata. Sul fronte occupazionale, sono impiegati ad oggi nel sito di Innoway Trieste circa 90 dipendenti, nell’ambito di un ambizioso piano industriale che prevede la reintegrazione completa di tutto il personale precedentemente impiegato nel sito corrispondente a circa 260 persone. Dopo aver concluso nel 2025 i primi programmi di formazione focalizzati su Sicurezza e Qualità, nelle prossime settimane prenderanno il via nel primo quadrimestre di quest’anno gli ulteriori corsi relativi ad alcune mansioni specifiche nell’ambito del processo di saldatura. Un impegno fortemente voluto dall’azienda che consentirà ai dipendenti di accrescere le proprie nozioni e rafforzare le competenze a livello professionale necessarie per il progressivo sviluppo del piano industriale. Entro la fine di gennaio l’azienda presenterà poi la domanda per il Contratto di Sviluppo relativa agli investimenti del biennio 2026-2027, che prevede la piena operatività delle linee di produzione di carrelli e vagoni, i lavori di adeguamento infrastrutturale con connessione ferroviaria all’interno dello stabilimento, l’installazione di un impianto fotovoltaico con una capacità produttiva annuale di 2,6 GWh e l’implementazione del sistema gestionale. Negli ultimi mesi l’azienda ha inoltre portato a termine diverse assunzioni nel management team con l’obiettivo di coordinare al meglio le attività e favorire le interlocuzioni con i lavoratori. A tal proposito, è stato nominato Amministratore Delegato Giorgio Bobbio, già operativo nell’attuazione del piano industriale, che affiancherà l’attuale AD Johann Gruber, garantendo una governance paritaria tra i due soci della joint venture. Bobbio metterà a disposizione di Innoway Trieste la sua esperienza pluri-decennale nel settore industriale e siderurgico che lo ha visto, tra l’altro, già a capo del sito industriale di Bagnoli della Rosandra. Sono inoltre già stati inseriti in azienda ulteriori responsabili tecnici che si occuperanno dell’implementazione degli investimenti e dello sviluppo dei nuovi prodotti da immetter sul mercato. Giorgio Bobbio, amministratore delegato di Innoway Trieste, ha dichiarato: “il percorso intrapreso negli ultimi mesi è estremamente positivo e i risultati già raggiunti dimostrano la solidità del piano industriale e la determinazione con cui i soci e l’azienda stanno lavorando per il rilancio dello stabilimento di Trieste. L’aumento progressivo della capacità produttiva, gli investimenti programmati e l’attenzione allo sviluppo delle competenze delle persone rappresentano basi concrete per una crescita sostenibile e di lungo periodo. Metterò a disposizione di Innoway Trieste la mia esperienza e la conoscenza del sito, dei dipendenti e dei collaboratori maturata in passato per contribuire tutti insieme alla piena realizzazione di questo ambizioso progetto industriale”.
Ferrovie, sindacati: positivi gli incontri con le forze politiche sulla sicurezza
“Registriamo con positività l’impegno delle forze politiche incontrate (FdI, M5S, Pd) a farsi carico delle criticità emerse, riportandole negli organismi istituzionali deputati e nei percorsi legislativi appropriati”. A sostenerlo unitariamente Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl ferrovieri, Fast Confsal e Orsa Ferrovie, a seguito di una serie di incontri con le forze politiche parlamentari, svolti nell’ambito delle iniziative sindacali messe in campo sul tema della sicurezza dopo la tragedia del capotreno a Bologna, sottolineando che “nel corso delle discussioni è emersa ampia disponibilità all’ascolto e la consapevolezza della necessità di concretizzare soluzioni reali a tutela dei ferrovieri e dei lavoratori degli appalti ferroviari oggi sempre più esposti a rischi crescenti di aggressione nelle stazioni, sui mezzi e, più in generale, negli ambienti di lavoro, ma ora è necessario che a questo seguano rapidamente scelte concrete, risorse dedicate e tempi certi”. “Abbiamo ribadito unitariamente – proseguono le organizzazioni sindacali – che la sicurezza non può restare confinata a dichiarazioni di principio o a interventi episodici, ma deve tradursi in azioni strutturali capaci di incidere realmente, tenendo insieme sicurezza sul lavoro e sicurezza pubblica, presidi, strumenti normativi e misure di prevenzione. A partire dalla piena attuazione dei protocolli d’intesa sulla sicurezza del personale e dei passeggeri del 2022, in sinergia con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e il Ministero dell’Interno. In questo quadro auspichiamo – affermano infine Filt, Fit, Uiltrasporti, Ugl, Fast e Orsa – una rapida convocazione di un tavolo ministeriale, capace di dare continuità al confronto avviato e di rimettere al centro una governance efficace del tema sicurezza, sostenuta da risorse adeguate, responsabilità chiare e strumenti realmente operativi, anche attraverso il pieno utilizzo di quelli già previsti e condivisi tra istituzioni e parti sociali”.
Cisambiente Confindustria: Francesco Macrì nuovo Presidente del Dipartimento Biogas e Combustibili Strategici
Francesco Macrì nominato Presidente del Dipartimento Biogas e Combustibili Strategici e Vice Presidente di Cisambiente Confindustria con Delega all’Energia. Il presidente esecutivo di Estra, società energetica tra i principali player del settore in Italia, e membro del CdA di Leonardo, entra nella squadra di Cisambiente, dove sarà alla guida di un comparto che riveste un’importanza strategica nell’ambito del processo di transizione ecologica e decarbonizzazione che interessa il Paese. “Esprimo la mia gratitudine a Cisambiente Confindustria per l’opportunità che mi viene data di offrire un contributo alla promozione del processo energetico rinnovabile – dichiara Francesco Macrì – Il Sistema Italia ha bisogno di affrancarsi dalla dipendenza energetica, che determina speculazioni che richiedono sacrifici a famiglie e imprese. Bisogna concorrere con le aziende italiane a potenziare la realizzazione di nuovi impianti ad alta tecnologia, a emissioni zero, che possono colmare questo gap”.
Energia: dal Mase 297 milioni per l’efficienza e la sostenibilità degli edifici pubblici italiani
Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica finanzia per oltre 297 milioni di euro interventi di efficienza e sostenibilità negli edifici pubblici italiani: dall’installazione di impianti fotovoltaici e solari termici alle pompe di calore, dalle soluzioni ibride agli infissi ad alta efficienza, fino a nuovi sistemi di illuminazione. Il bando “Comuni per la Sostenibilità e l’Efficienza Energetica 2025” si è concluso con l’esaurimento del plafond disponibile, per un totale di 1522 domande ammesse e finanziate. “E’ un risultato – osserva il ministro Gilberto Pichetto – che racconta il successo di questo strumento e l’interesse riscontrato presso le amministrazioni, che vogliono puntare sull’efficienza come viatico di riqualificazione e risparmio energetico”.
Dopo una prima approvazione di 1119 istanze progettuali, per 221,8 milioni di euro, un nuovo decreto direttoriale del 20 gennaio, attualmente in corso di registrazione agli organi di controllo, permetterà di ricomprendere ulteriori 403 domande presentate, per 75,4 milioni. Il “C.S.E. 2025” è gestito dalla direzione Programmi e Incentivi Finanziari del MASE e finanziato a valere sul Programma Operativo Complementare 2014-2020. Sul totale del numero delle domande ammesse e finanziate, 345 sono in Calabria, 326 in Campania, 282 in Sicilia e 161 in Puglia. Nel rispetto della ripartizione prevista dal POC, una quota dell’80% delle risorse è stata destinata agli edifici di queste Regioni.
Le progettualità presentate dai Comuni italiani si sono rivolte principalmente alla realizzazione di chiusure trasparenti con infissi e sistemi di schermatura solare (41,68% delle istanze) e impianti a pompa di calore per la climatizzazione con i servizi connessi (25,89%).
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