LA GIORNATA

Ue, aiuti di Stato al 50% su trasporti e agricoltura. Sconti sull’elettricità

  • Upb, con la guerra impatto sul Pil fino a 0,4 punti nel 2026 e 2027, in  uno scenario più favorevole effetto negativo di 0,2 punti
  • Bankitalia, sale il debito, a febbraio sfiora 3.140 miliardi, in aumento di 27,3 miliardi
  • Aree interne, Anci: “Occorre un’alleanza tra generazioni per dare nuova vita ai piccoli Comuni”

16 Apr 2026 di Maria Cristina Carlini

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IN SINTESI

Dopo il  Covid e la crisi ucraina, la Ue scende in campo per fronteggiare lo shock dei prezzi dell’energia scatenato dalla guerra in Medio Oriente. E lo fa agendo sulla leva utilizzata in queste due emergenze. Il piano atteso per il 22 aprile prossimo, al quale Bruxelles sta ancora lavorando, prevede, secondo una bozza circolata ieri, che i governi  potranno coprire fino al 50% dei costi extra legati all’aumento di carburanti e fertilizzanti, con un raggio d’azione che si estende dai trasporti all’agricoltura. Un intervento – il secondo dopo l’iniziale ritocco all’Ets per contenere la volatilità dei prezzi – tende a favorire chi dispone di maggiori margini di bilancio, a partire da Berlino. Per altri, tuttavia, il rischio è quello di una rete di sicurezza ancora troppo corta e sbilanciata. La deroga “non basta, è un pannicello caldo”, ha attaccato il vicepremier Matteo Salvini in conferenza stampa a Milano, sottolineando che i vertici Ue “devono dire che i soldi degli italiani l’Italia li può usare per aiutare gli italiani”.
Il testo, ancora in consultazione tra i Ventisette, segue la rotta già tracciata da Ursula von der Leyen a marzo, prima davanti al Parlamento europeo e poi nel confronto con i leader. Palazzo Berlaymont amplia il raggio d’azione degli interventi pubblici, concentrandosi sull’industria energivora e aprendo a misure più incisive: sul tavolo la possibilità per gli Stati di coprire fino al 70% della riduzione del prezzo medio annuo all’ingrosso dell’energia, oltre il tetto del 50% previsto dal Clean Industrial Deal. Una deroga temporanea, senza nuovi vincoli sulla decarbonizzazione, pensata per scongiurare interruzioni a una produzione già sotto forte pressione. A rafforzare l’impianto complessivo, a maggio arriverà anche un intervento mirato sul nodo bollette – pur restando la competenza ai governi nazionali – con misure per il taglio di imposte e oneri non energetici e un riequilibrio fiscale: meno tasse sull’elettricità, maggiore pressione sui combustibili fossili. Nel pacchetto ‘Accelerate Ue’, l’esecutivo comunitario punta a offrire ai Paesi più margine per ridurre il costo dell’energia, semplificando l’accesso all’aliquota zero per le imprese energivore e aprendo alla possibilità di azzerare la tassazione per le famiglie vulnerabili. Un ulteriore tassello è invece già diventato realtà con l’adozione di una nuova direttiva che consente di cambiare fornitore di elettricità entro 24 ore. Una misura solo apparentemente tecnica, ma dal chiaro intento politico: più concorrenza, maggiore flessibilità e più potere ai consumatori in un mercato ancora segnato da rigidità. La corsa agli aiuti pubblici, alimentata dall’incertezza sul possibile protrarsi del blocco di Hormuz, si scontra tuttavia con il richiamo del Fondo monetario internazionale. Rinviare il consolidamento fiscale, ha avvertito il capo del dipartimento Affari fiscali Rodrigo Valdes, significa esporsi di più alle prossime crisi. Un monito che suona come controcanto alla nuova stagione di spesa: i margini di bilancio, è la sottolineatura arrivata da Washington, sono “ben diversi e più stretti” rispetto al pre-pandemia. Con un debito pubblico che, nell’Eurozona, sfiora ormai il 90% del Pil.

 

Upb, con la guerra impatto sul Pil fino a 0,4 punti nel 2026 e 2027, in  uno scenario più favorevole effetto negativo di 0,2 punti

L’impatto della guerra sul Pil italiano varia da 0,2 a 0,4 punti percentuali, a seconda del riavvio o meno dei traffici petroliferi nello stretto di Hormuz. E’ quanto stima l’Upb nella Nota sulla congiuntura di aprile 2026. L’Ufficio parlamentare di bilancio prende in considerazione due scenari. In caso di consolidamento della tregua e una progressiva riapertura dello stretto, si determinerebbe una graduale normalizzazione delle forniture e dei prezzi. La crescita del Pil registrerebbe un peggioramento rispetto allo scenario pre-conflitto di 0,2 punti percentuali sia nel 2026 sia nel 2027, mentre l’inflazione registrerebbe un aumento quest’anno di 1,3 punti percentuali e il prossimo di 0,5 punti. In caso di tensioni più persistenti ma senza escalation militare, la riduzione della crescita del Pil sarebbe di poco meno di mezzo punto sia nel 2026 che nel 2027 mentre l’inflazione crescerebbe di 1,3 punti nel 2026 e di 1,1 punti nel 2027. Il documento analizza l’andamento del ciclo economico italiano e internazionale sulla base dei più recenti indicatori disponibili e formula le previsioni di breve termine. Il quadro globale è peggiorato a seguito del conflitto in Medio Oriente, con effetti rilevanti sui prezzi energetici e gli scambi internazionali. L’UPB stima che il PIL italiano nel primo trimestre del 2026 sia cresciuto tra lo 0,1 e lo 0,2 per cento, con ampi margini d’incertezza.  Prima del conflitto, l’economia globale mostrava segnali di crescita moderata, seppur in un contesto frammentato. Con lo scoppio della guerra, la distruzione e il danneggiamento di importanti infrastrutture energetiche, e le conseguenti restrizioni sulle rotte strategiche al transito per le forniture, si sono innescati forti rincari dei prezzi delle materie prime e interruzioni delle catene di approvvigionamento globali. Le tensioni si riflettono in un aumento dell’inflazione importata, soprattutto in Europa, e in un rafforzamento delle aspettative di inflazione. Questo contesto potrebbe influenzare le prossime decisioni di politica monetaria. Permangono inoltre incertezze sulle tariffe degli Stati Uniti, con possibili effetti sugli scambi internazionali nei prossimi mesi. Nelle ultime previsioni il Fondo monetario internazionale ha rivisto al ribasso le stime di crescita per il 2026, soprattutto per i paesi emergenti e l’area dell’euro; i rischi delle previsioni, prevalentemente riconducibili alle tensioni geopolitiche, sono qualificati al ribasso. Nel 2025 il PIL italiano è cresciuto dello 0,5 per cento, come previsto l’anno scorso dall’UPB, con un andamento che, se pur registrando un lieve rafforzamento del ciclo economico nello scorcio finale dell’anno, è risultato complessivamente più debole rispetto alla media dell’area dell’euro. Il maggior sostegno è derivato dalla domanda interna, mentre il contributo degli scambi con l’estero è stato negativo per la prima volta dal 2023. Il mercato del lavoro ha continuato a espandersi, ma con segnali di rallentamento nella seconda metà dell’anno. Le retribuzioni hanno recuperato solo parzialmente rispetto al livello dei prezzi, restando significativamente al di sotto dei livelli pre-2020 in termini reali (corretti per l’aumento dei prezzi).

L’inflazione nel 2025 si è confermata costantemente inferiore a quella dell’area dell’euro, ma gli acquisti delle famiglie sono stati improntati alla cautela. Nel primo trimestre del 2026 l’inflazione ha continuato a progredire, toccando l’1,7 per cento in marzo (1,5 quella acquisita sull’anno), restando comunque nell’ambito di una dinamica moderata. Le aspettative mostrano invece segnali di peggioramento negli ultimi mesi, a causa della guerra in Medio Oriente. A marzo si registra un deterioramento del clima di fiducia dei consumatori, mentre tiene la fiducia delle imprese, in particolare nei servizi e nelle costruzioni. L’indicatore dell’UPB sulle difficoltà di accesso al credito conferma comunque i recenti segnali di miglioramento. Secondo le stime dell’UPB, considerando diversi indicatori tempestivi, nel primo trimestre del 2026 il PIL avrebbe rallentato rispetto all’ultimo trimestre del 2025 e la sua crescita si attesterebbe tra uno e due decimi di punto percentuale, con margini d’incertezza comunque elevati a causa dell’instabile contesto globale. Si osserva in particolare la debolezza del manifatturiero, un moderato andamento dei servizi e un rallentamento delle costruzioni. Gli effetti del conflitto in Medio Oriente dovrebbero manifestarsi nei dati sull’attività economica dei successivi trimestri.

Bankitalia, sale il debito, a febbraio sfiora 3.140 miliardi, in aumento di 27,3 miliardi

Lo scorso febbraio il debito delle Amministrazioni pubbliche è aumentato di 27,3 miliardi rispetto al mese precedente, risultando pari a 3.139,9 miliardi. L’incremento riflette il fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche (14,2 miliardi), la crescita delle disponibilità liquide del Tesoro (12,9 miliardi, a 74,8), nonché l’effetto degli scarti e dei premi all’emissione e al rimborso, della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e della variazione dei tassi di cambio (0,2 miliardi). E’ quanto emerge da “Finanza pubblica: fabbisogno e debito” di Bankitalia. Con riferimento alla ripartizione per sottosettori, l’aumento del debito è imputabile a quello delle Amministrazioni centrali (26,9 miliardi) e a quello delle Amministrazioni locali (0,4 miliardi); il debito degli Enti di previdenza è rimasto pressoché invariato. La vita media residua è rimasta stabile a 7,9 anni. La quota del debito detenuto dalla Banca d’Italia ha continuato a diminuire, collocandosi al 18,0 per cento (dal 18,3 del mese precedente). A gennaio (ultimo mese per cui questo dato è disponibile) la quota detenuta dai non residenti era aumentata al 34,9 per cento (dal 34,3 per cento del mese precedente), mentre quella degli altri residenti (principalmente famiglie e imprese non finanziarie) era diminuita al 14,3 per cento (dal 14,5 per cento del mese precedente). Nel complesso dei primi due mesi del 2026 le entrate tributarie del bilancio dello Stato sono state pari a 90,2 miliardi, sostanzialmente in linea (+0,2 per cento) con quelle osservate nello stesso periodo dell’anno scorso.

Fmi, deficit Italia in calo al 2,8% nel 2026, debito in rialzo al 138,4%

Il deficit dell’Italia calerà al 2,8% nel 2026 e al 2,6% nel 2027. Il Fmi, nel Fiscal Monitor, precisa che il 3,1% del 2025 è “preliminare” e “soggetto a revisione”. L’aggiornamento è atteso il 22 aprile. Il rapporto debito/Pil è in rialzo: dal 137,1% del 2025 al 138,4% del 2026 e al 138,8% del 2027. In Italia “la razionalizzazione delle spese fiscali, il miglioramento della compliance tributaria e il collegamento del consolidamento fiscale con iniziative per favorire la crescita, come la continua attuazione degli investimenti del Pnrr, potrebbero contribuire a ridurre l’elevato debito pubblico e a innalzare la produttività”.

Energia, Anci a Pichetto Fratin: “Preoccupati per i costi della crisi, aprire subito tavolo tecnico con i Comuni”

“I Comuni sono il termometro dei territori, vedono prima di altri le difficoltà delle famiglie, delle comunità e del tessuto sociale ed economico locale. C’è una preoccupazione forte non solo per il caro energie, ma per le ricadute sociali che questa congiuntura sta già producendo e che rischiano di aggravarsi nei prossimi mesi. Per questo chiediamo che, accanto alla gestione dell’emergenza, si lavori subito a misure strutturali capaci di dare risposte stabili e di medio periodo”. Lo hanno dichiarato Mario Conte, Sindaco di Treviso e presidente di Anci Veneto e Tommaso Ferrari, assessore del Comune di Verona e componente del Consiglio nazionale Anci, nell’incontro che si è svolto martedì sera, martedì 14 aprile, con il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, sul tema degli effetti economici e sociali della crisi energetica sui Comuni e delle misure da mettere in campo. Nel corso del confronto i rappresentanti dell’Anci hanno ribadito la necessità di affrontare questa fase costruendo leve efficaci e durature con al centro il ruolo dei comuni nella transizione energetica, nell’adattamento climatico e nella protezione delle fasce più vulnerabili. In questo quadro la delegazione ha sottolineato che “i Comuni sono pronti a fare la propria parte ma devono essere messi nelle condizioni di accompagnare concretamente i territori nell’attuazione delle misure. “Da parte del ministro – hanno aggiunto Conte e Ferrari – abbiamo registrato disponibilità a lavorare insieme su alcuni punti molto concreti a partire dalla conoscenza e dalla mappatura di edifici e superfici, che rappresentano una leva decisiva sia in vista del recepimento della direttiva Case green, sia per sostenere una strategia di sviluppo dei territori anche in chiave di public procurement. Su questa base, insieme ai correttivi normativi e alle misure compensative, oltre che sui temi del trasporto pubblico e della qualità dell’aria, chiederemo a breve la convocazione di un tavolo tecnico”.

Liverani (Ania) ‘proposta di legge per protezione casa va nella giusta direzione’

“La proposta di legge che incentiva la protezione della prima casa dagli eventi catastrofali con l’acquisto di un’assicurazione, presentata oggi alla Camera dei deputati, è un passo nella giusta direzione”. Lo afferma il presidente dell’Ania, Giovanni Liverani, commentando l’iniziativa a firma di Alberto Luigi Gusmeroli, presidente della commissione attività produttive, commercio e turismo e di Riccardo Molinari, presidente del gruppo della Lega. “L’Italia – prosegue Liverani – è un Paese esposto al rischio sismico e idrogeologico ma, a fronte di questo, solo il 7% delle abitazioni è assicurato. Oltre che una misura di prevenzione di un gigantesco rischio sociale, mettere in sicurezza la casa degli italiani è un obbligo morale, anche alla luce delle enormi risorse investite dallo Stato in incentivi fiscali e contributi alla ristrutturazione del patrimonio edilizio”.

Consip, addio carta e posta elettronica: i subappalti pubblici diventano digitali

Niente più carta e PEC. La gestione dei subappalti pubblici, uno degli snodi più delicati del sistema degli appalti italiani, entra nell’era digitale grazie al Portale dei Servizi di Consip, la centrale acquisti nazionale. La nuova piattaforma cambia il modo in cui imprese e amministrazioni gestiscono le richieste di subappalto e le comunicazioni di subaffidamento dei contratti Consip, un fenomeno la cui dimensione è restituita dai numeri del 2025: oltre 7.400 richieste per un valore di oltre 1,2 miliardi di euro, quasi 2.800 operatori economici coinvolti. Il Portale dei servizi riunisce in un unico punto di accesso:  il Portale del Subappalto – che centralizza autorizzazioni e comunicazioni relative ai subappalti e ai subaffidamenti, superando le tradizionali richieste via PEC, il Portale dei Pagamenti – che consente alle imprese di consultare e gestire on-line i pagamenti verso Consip tramite la piattaforma PagoPA. Il cuore dell’innovazione è il Portale del Subappalto. Fino a oggi, le autorizzazioni al subappalto o le comunicazioni di subaffidamento dovevano essere richieste/inviate dalle imprese via posta elettronica certificata. Ora tutto avviene in digitale, senza costi per le imprese, con pratiche tracciate in tempo reale e documentazione caricata direttamente on-line, riducendo i tempi di
approvazione, abbassando il rischio di errori e aumentandone la trasparenza. “Il Portale dei Servizi rappresenta un ulteriore passo nel percorso di modernizzazione della gestione dei contratti pubblici” – spiega Marco Reggiani, amministratore delegato e direttore generale di Consip, sottolineando come l'obiettivo sia mettere a disposizione di imprese e amministrazioni “un’infrastruttura digitale in grado di accompagnare in modo ordinato e trasparente un processo articolato e continuativo di esecuzione contrattuale, a beneficio dell’intero sistema degli acquisti”.

Aree interne, Anci: “Occorre un’alleanza tra generazioni per dare nuova vita ai piccoli Comuni”

“L’86% dei cittadini dei piccoli Comuni si dichiara soddisfatto della qualità della vita: è un dato da cui dobbiamo partire, perché ci dice che in questi territori esistono ancora attenzione, relazioni umane, senso di comunità e conoscenza diretta. Proprio da qui nasce ‘Radici e Futuro’, un progetto che guarda insieme agli anziani e ai giovani, con l’obiettivo di rafforzare i legami tra generazioni, creare nuove opportunità nei territori fragili e dare prospettiva ai piccoli Comuni”. Lo ha detto il vicepresidente ANCI Roberto Pella intervenendo ieri al convegno “Radici e Futuro. L’alleanza tra generazioni per la rinascita delle aree interne”, promosso da ANCI e Fondazione Età Grande nella Sala della Lupa di Palazzo Montecitorio. All’iniziativa hanno preso parte il presidente della Camera dei Deputati Lorenzo Fontana, monsignor Vincenzo Paglia, il direttore scientifico della Fondazione Età Grande Leonardo Palombi e, con un videomessaggio, il presidente ANCI Gaetano Manfredi.
Al centro dell’incontro, la condizione delle aree interne e dei piccoli Comuni, segnati da invecchiamento della popolazione, spopolamento, fuga dei giovani e progressiva rarefazione dei servizi. Un quadro che mette a rischio non solo la tenuta sociale di questi territori, ma anche un patrimonio fatto di identità, relazioni, tradizioni e competenze che rappresenta una parte essenziale del Paese. È dentro questa cornice che si colloca il nuovo avviso ANCI, cofinanziato con 2,5 milioni di euro del Fondo nazionale per le politiche giovanili, pensato per sostenere progettualità comunali capaci di promuovere lo scambio intergenerazionale nei piccoli Comuni e nelle aree interne. L’obiettivo è creare opportunità di integrazione socioeconomica per i giovani under 35, attivando al tempo stesso servizi innovativi rivolti agli anziani autosufficienti e valorizzando il ruolo attivo delle comunità locali. Nel suo intervento, Lorenzo Fontana ha richiamato la necessità di “pensare a una nuova alleanza tra generazioni per ritrovare lo spirito di comunità e per preservare il patrimonio della tradizione e delle identità”, sottolineando il valore dei piccoli Comuni come risorsa fondamentale del Paese e la necessità di tutelarne storie, tradizioni e rapporti umani. “Le aree interne coinvolgono circa 14 milioni di cittadini e migliaia di municipi pari al 60% del territorio nazionale. Il bando crea un’alleanza tra giovani e anziani e può diventare forza di sviluppo per le comunità più piccole – ha affermato Mons. Vincenzo Paglia – Questo progetto punta a contrastare insieme solitudine, marginalità e spopolamento, restituendo centralità agli anziani e nuove opportunità ai giovani”. Leonardo Palombi ha richiamato i numeri dell’invecchiamento accelerato della popolazione, della fuga dei giovani e degli 1,75 milioni di NEET, osservando che le aree interne possono diventare il terreno di una nuova economia della cura, dei servizi e dell’imprenditorialità giovanile. Al centro del suo intervento anche la figura del caregiver di comunità, come possibile leva per coniugare assistenza di prossimità, valorizzazione dei saperi locali e sviluppo territoriale. Nel videomessaggio inviato al convegno, il presidente di ANCI Gaetano Manfredi ha evidenziato come una delle sfide più complesse per ANCI e per la politica sia oggi quella di dare una
prospettiva alle aree interne, valorizzandone il contributo al sistema Paese attraverso un nuovo patto tra generazioni. “Oggi finanziamo 14 progettualità sulle 45 inserite in graduatoria, ma ANCI è già al lavoro per reperire ulteriori risorse e favorire lo scorrimento di una graduatoria che esprime qualità progettuale e capacità amministrativa – ha aggiunto Pella – Abbiamo apprezzato il livello delle proposte candidate, tutte frutto di visione strategica e coesione tra attori locali pubblici e privati. Con questi interventi sosteniamo non soltanto l’avvio di servizi e attività, ma una più ampia idea di comunità, capace di trasformare l’esperienza degli anziani in risorsa e l’energia dei giovani in possibilità concreta di crescita”. Sono stati ammessi a finanziamento i Comuni di Pollica, Biccari, Aliano, Santa Fiora, Amandola, Unione dei Comuni Tifernum, Casacalenda, Comunità Montana Terminio Cervialto, Unione dei Comuni Garfagnana, Unione dei Comuni Montani Valsangone, Aquilonia, Unione di Terra di Leuca, Dongo, Carpineto della Nora.

L’Agenzia del Demanio concede a Zanotta i diritti sulle opere dell’Architetto Carlo Mollino

L’Agenzia del Demanio ha sottoscritto con l’azienda Zanotta la concessione di licenza d’uso esclusivo di 30 opere dell’Architetto Carlo Mollino, tra i più noti rappresentanti dell’estetica del Novecento. La collaborazione pubblico-privato è frutto di un innovativo percorso di valorizzazione: lo Stato, in qualità di gestore dell’eredità artistica del celebre designer torinese, ha messo a bando con avviso pubblico i diritti d’uso di una selezione di opere molliniane destinate alla realizzazione di pezzi per il design industriale, ai fini della loro riproduzione secondo i più elevati standard qualitativi e nel rispetto delle forme volute dall’autore per diffonderle.
L’obiettivo è rafforzare la conoscenza e dare massima diffusione alla preziosa eredità artistica di Mollino. Zanotta si contraddistingue proprio per l’impegno continuo nella promozione della cultura del design e nella riscoperta dei grandi maestri del passato, con uno sguardo al futuro che valorizza e custodisce le proprie radici culturali. L’opera di Carlo Mollino, docente di ‘Composizione architettonica’ presso il Politecnico di Torino, spazia dall’architettura alla fotografia, dalla scenografia al design e offre un connubio unico di creatività e innovazione. Oltre ai 30 disegni di opere destinate al design industriale, l’archivio professionale di Carlo Mollino, custodito dal Politecnico di Torino fin dal 1973, include quasi 17.000 tavole grafiche, disegni esecutivi e schizzi, a cui si aggiungono circa 15,000 fotografie, più di 70 fascicoli manoscritti e dattiloscritti e un’ampia corrispondenza personale e professionale. Mollino è celebre per le sue forme zoomorfe, le linee anatomiche che si incurvano in traiettorie sinuose disegnando arabeschi e un linguaggio progettuale che fonde astrazione e surrealismo. Nei suoi progetti, traeva ispirazione da un universo variegato di riferimenti esperienziali e micromondi che risultano ancora oggi attuali e apprezzabili. La titolarità di questa iconica produzione artistica è stata definita nel 2021 da un accordo tra l’Agenzia del Demanio e il Politecnico di Torino, che ne ha regolamentato il regime giuridico. L’intesa ha riconosciuto allo Stato la proprietà delle opere e il loro diritto di sfruttamento economico, prevedendo in favore del Politecnico di Torino l’assegnazione in uso gratuito e perpetuo del fondo archivistico, già da esso custodito, per le finalità conservative, di valorizzazione scientifica, didattico-divulgativa ed espositiva. In aggiunta, il Politecnico di Torino beneficia – nell’ipotesi di sfruttamento economico dei diritti ceduti dall’Agenzia del Demanio al mercato, come nel caso della concessione a Zanotta, – di una percentuale in via forfettaria del 20% a titolo di ristoro dei costi manutentivi, di gestione e allestimento o di qualsiasi altra spesa. Oltre a Mollino, Zanotta negli anni ha contribuito a valorizzare il lavoro di figure iconiche come Giuseppe Terragni e Gabriele Mucchi, riaffermando il proprio ruolo di custode e innovatore del patrimonio progettuale italiano.

Conto Termico, Cna: “Rimodulazione risorse crea incertezza e frena il mercato privato”

Cna esprime preoccupazione per la rimodulazione delle risorse del Conto Termico per il 2026 disposta dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Il provvedimento mantiene invariato il tetto complessivo di 900 milioni di euro, ma modifica la distribuzione delle risorse, trasferendo 50 milioni dalla componente destinata ai privati (da 500 a 450 milioni) alla Pubblica Amministrazione. La decisione arriva in un contesto già complesso, caratterizzato da elevata domanda, chiusura temporanea del portale Gse e continui interventi correttivi. Un quadro che rischia di generare forti incertezze e di compromettere la fiducia degli operatori. Per Cna è essenziale la stabilità complessiva degli strumenti di incentivazione. Regole che cambiano frequentemente e risorse che vengono riorientate in corso d’opera rendono difficile per famiglie e imprese programmare gli investimenti con l’effetto di frenare e bloccare il mercato privato.

Darsena Europa, via libera del Parlamento: Dionisi commissario, garanzia di legalità e sviluppo

La Camera dei Deputati e il Senato della Repubblica hanno espresso parere favorevole allo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che conferisce l’incarico di Commissario straordinario per la realizzazione della Darsena Europa di Livorno al prefetto Giancarlo Dionisi. Lo annuncia il Mit.  “Una scelta condivisa dal Parlamento che rafforza il percorso di realizzazione di un’infrastruttura strategica per il territorio e per l’intero sistema portuale nazionale, imprimendo una decisiva accelerazione a un’opera attesa da anni. Il prefetto Dionisi è un uomo delle istituzioni, che ha dimostrato nel corso della sua carriera capacità, equilibrio e autorevolezza. A lui viene affidato un compito fondamentale, che saprà svolgere con terzietà, indipendenza e trasparenza, garantendo il rispetto delle regole e l’efficacia dell’azione amministrativa. La Darsena Europa rappresenta un volano di sviluppo, occupazione e competitività: oggi, grazie a questo passaggio, si compie un passo concreto verso la sua piena realizzazione. Quando le istituzioni fanno squadra, le grandi opere possono finalmente correre”, sottolinea il Mit in una nota.

Anas, Rossi (Fdi): procede l’iter per i progetti sull’ Aurelia a Capalbio

“Un altro piccolo ma significativo passo in avanti per la messa in sicurezza della Statale 1 Aurelia e il completamento del Corridoio Tirrenico c’è”. Lo dichiara in una nota il deputato grossetano di FdI, Fabrizio Rossi, a margine del question time oggi in Commissione ambiente e lavori pubblici alla Camera. Rossi ha illustrato un’interrogazione per sollecitare interventi urgenti nel tratto a sud di Grosseto, in particolare nel comune di Capalbio, dove circa 13 km di strada restano a una sola corsia per senso di marcia, con incroci a raso definiti “teatro di incidenti spesso mortali”. Il parlamentare ha ricordato l’incidente mortale del 25 marzo scorso come ulteriore prova di un’urgenza “non più procrastinabile”. In risposta, il sottosegretario alle Infrastrutture, Tullio Ferrante, ha confermato che l’iter per l’acquisizione dei progetti da parte di Anas sta procedendo: è stata individuata la società di revisione per quantificare i costi di progettazione e i diritti d’autore, con attività di verifica già in corso. Ferrante ha specificato che il raddoppio del tratto di Capalbio era già previsto nel progetto redatto da Sat e che, per ottimizzare i tempi, l’Esecutivo intende proseguire su questa strada per accelerare l’avvio dei lavori. “Rispetto al passato – conclude Rossi – oggi abbiamo fatto ulteriori passi in avanti con certezze su un cronoprogramma che punta alla sicurezza di un’arteria strategica per la Toscana, la Maremma e per l’intera nazione”.

Fs Logistix: al via il primo ‘smart train’ tra Milano e Catania

Una fase chiave del progetto che mette alla prova, in condizioni operative reali, il sistema di comunicazione wireless tra i sensori installati a bordo dei carri e il macchinista. Il convoglio, gestito da Mercitalia Intermodal in collaborazione con Mercitalia Rail, ha avviato la fase di testing operativo sulla relazione commerciale Milano– Catania Bicocca, segnando un traguardo fondamentale nel percorso di innovazione tecnologica della logistica. La tecnologia consente il monitoraggio in tempo reale di parametri fondamentali per la sicurezza e l’efficienza del convoglio, testando in particolare il controllo continuo dell’impianto frenante, il monitoraggio della stabilità del carico, la verifica automatica della composizione del treno e il rilevamento tempestivo di eventuali deragliamenti. “La partenza di questo primo treno demo dimostra la nostra volontà di guidare il cambiamento nel settore” – ha dichiarato Sabrina De Filippis – “La digitalizzazione dei processi e l’innovazione tecnologica non sono per noi semplici aggiornamenti operativi, ma i veri e propri driver del nostro piano strategico. Stiamo trasformando il modo in cui gestiamo la logistica ferroviaria per offrire un servizio sempre più efficiente, sicuro e capace di rispondere alle sfide di un mercato in rapida evoluzione.” A supportare l’avvio della sperimentazione sui binari è il continuo ammodernamento degli asset. Il piano di implementazione del sistema digitale WaggonTracker è infatti entrato nel vivo: nel corso del 2025 sono stati equipaggiati ulteriori 180 carri con tecnologia smart train. Questo significativo investimento porta oggi la flotta digitalizzata di Mercitalia Intermodal a circa 700 unità complessive, confermando l’impegno della società nell’adozione di soluzioni all’avanguardia. L’integrazione di queste tecnologie permette un netto avanzamento nella gestione dei treni merci, migliorando la capacità di intervento immediato e abilitando modelli di manutenzione predittiva. L’introduzione progressiva degli smart train garantisce benefici tangibili: dalla riduzione dei tempi di preparazione dei convogli a una maggiore affidabilità del servizio, fino all’ottimizzazione degli asset e al contenimento dei costi operativi (grazie alla drastica diminuzione dei fermi per manutenzioni straordinarie). Il progetto si inserisce nella più ampia strategia di FS Logistix mirata ad accelerare la transizione verso un ecosistema ferroviario merci profondamente integrato, sostenibile e tecnologicamente avanzato.

Fincantieri si aggiudica il primo contratto della Us Navy per il programma Lsm

A seguito dell’annuncio della U.S. Navy del 18 febbraio 2026 riguardante la pubblicazione di una Richiesta di Proposta (RFP) per il programma Medium Landing Ship (LSM) – che prevede fino a 35 navi – dove viene specificato che Fincantieri Marine Group (FMG) realizzerà la costruzione di quattro unità, Fincantieri annuncia che la sua controllata statunitense si è aggiudicata un contratto da 30 milioni di dollari per l’acquisizione di materiali e per le attività di ingegneria relative a queste prime quattro navi. Questo segna formalmente l’inizio della prima fase del programma e rappresenta il primo passo concreto verso la sua esecuzione. L’assegnazione del contratto consente l’immediato approvvigionamento di materiali con lunghi tempi di consegna e la realizzazione di attività di ingegneria e operazioni critiche necessarie per la preparazione industriale e produttiva delle prime quattro navi. Tale processo consentirà di avviare la costruzione delle unità già nel quarto trimestre del 2026. Questo passaggio rappresenta un’accelerazione significativa per il programma LSM e anticipa un futuro conferimento dei contratti di costruzione attraverso il modello Vessel Construction Manager (VCM), soggetto alle approvazioni e agli accordi contrattuali applicabili. Il programma LSM è una componente fondamentale della flotta della U.S. Navy e della struttura operativa del Corpo dei Marines degli Stati Uniti in quanto consente operazioni distribuite, garantisce una maggiore mobilità lungo le coste e permette un rapido schieramento e supporto delle forze in aree contese. Durante la fase iniziale di produzione, a FMG è stato affidato l’incarico di costruire almeno quattro unità, consolidando così il suo ruolo di attore industriale centrale nell’attuazione del programma. Commentando l’annuncio, Pierroberto Folgiero, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Fincantieri, ha dichiarato: “L’assegnazione di questo contratto rappresenta un passo importante nell’evoluzione della nostra lunga collaborazione con la U.S. Navy. Riflette la fiducia riposta nelle capacità industriali sviluppate negli Stati Uniti e nella nostra capacità di supportare programmi navali complessi con disciplina, rapidità ed eccellenza tecnica. Attraverso continui investimenti, una forza lavoro qualificata e una base industriale resiliente, Fincantieri è pronta a supportare la Marina nell’adozione di nuovi concetti operativi e requisiti futuri delle forze.” Adottando il modello VCM, la U.S. Navy sta ridefinendo la costruzione navale attraverso l’integrazione di best practice commerciali, la produzione simultanea e una gestione industriale rigorosa. In questo contesto, Fincantieri porta una piattaforma industriale unica nel suo genere negli Stati Uniti, combinando infrastrutture avanzate nei cantieri navali, profondità produttiva e competenze tecniche integrate a livello globale per realizzare programmi navali complessi con affidabilità ed efficienza. Negli ultimi dieci anni, Fincantieri ha investito oltre 800 milioni di dollari nei suoi cantieri navali statunitensi, trasformandoli in una delle reti di costruzione navale più moderne ed efficienti del Paese. Questi investimenti supportano la capacità del Gruppo di sostenere contemporaneamente più programmi navali e di rispondere rapidamente alle esigenze operative in evoluzione. Fincantieri Marine Group impiega circa 3.000 lavoratori americani altamente qualificati e continua a investire nel rafforzamento del proprio capitale umano, del footprint industriale e delle capacità tecnologiche per sostenere le ambizioni operative di lungo termine della U.S. Navy e favorire la crescita costante della base industriale marittima nazionale.

Tim, l’assemblea approva il bilancio e il buyback da 400 mln

I soci di Tim hanno approvato il bilancio e dato il via libera al buyback da 400 milionI. L’assemblea in sede ordinaria e straordinaria si è svolta senza la presenza fisica dei soci ma con delega al rappresentante disegnato di circa il 59,25% del capitale ordinario della società. Il bilancio, chiuso con una perdita netta pari a 154,5 milioni è stato approvato con il 94,83% dei voti favorevoli, l’1,01% di voti contrari, e il 4,16% di astenuti. I soci hanno autorizzato l’acquisto e la disposizione di azioni proprie, anche in più tranche, per un controvalore massimo complessivo di 400 milioni di euro e per un massimo di 700.000.000 azioni ordinarie (circa il 3,3% del capitale sociale), con il 99,60% dei voti favorevoli. In sede straordinaria l’assemblea ha approvato il raggruppamento delle azioni ordinarie, 1 a 10, con conseguente riduzione del numero totale delle azioni a 2.135.725.819 (con il 99,59% dei voti favorevoli); ha autorizzato l’annullamento di azioni proprie senza riduzione del capitale sociale fino a un massimo di 700.000.000 di azioni ordinarie. Approvata anche la relazione sulla politica di remunerazione e sui compensi corrisposti (la prima delibera con il 93,74% dei voti favorevoli e la seconda con il 96,04% dei voti favorevoli); il piano di incentivazione azionaria di lungo termine denominato “Piano Lti di Performance Shares 2026-2028” (con il 95,81% dei voti favorevoli).

Dark Mode Ads: il futuro della comunicazione urbana secondo Plenitude

“Dark Mode Ads” è il nuovo progetto di comunicazione di Plenitude pensato per ridurre l’energia consumata dagli annunci digitali nei propri negozi in Italia e nelle proprie campagne pubblicitarie anche in Spagna e in Francia. Da oggi, infatti, Plenitude convertirà in modalità dark tutte le creatività su schermi Led, ottenendo un risparmio energetico fino al 74%rispetto alla proiezione tradizionale delle stesse immagini.  Gli schermi Led, nelle vetrine e nelle affissioni digitali, illuminano le città giorno e notte per catturare l’attenzione dei passanti. Un impatto visivo forte, che però richiede energia. Plenitude ha scelto di mettere in discussione questo paradigma, dimostrando che la dark mode permette di mantenere alta la visibilità degli schermi riducendone allo stesso tempo i consumi. Il cambiamento parte proprio dai colori. Quelli più scuri, infatti, consumano meno, perché ogni pixel necessita di meno energia per riprodurli. Lo conferma anche lo studio condotto da Certimac,, istituto di ricerca indipendente incaricato da Plenitude: la tonalità cromatica influisce direttamente sull’energia richiesta dagli schermi Led. Nell’ambito di questa iniziativa, ideata in collaborazione con l’agenzia creativa LePub, Plenitude convertirà in modalità dark gli schermi Led presenti sulle vetrine dei propri negozi e i propri spazipubblicitari Digital Out of Home (Dooh), invitando anche altri brand, inserzionisti e operatori del settore pubblicitario ad aderire al progetto. A tal fine, è a disposizione di tutti una piattaforma tecnologica sviluppata da LePub, che converte automaticamente le creatività in dark mode preservandone l’efficacia visiva. La prima dimostrazione pubblica è avvenuta nella luminosissima Plaza Callao di Madrid, uno dei luoghi più rappresentativi della comunicazione digitale europea e in contemporanea anche a Roma in zona Castel Sant’Angelo-Lungotevere Prati e a Parigi nell’area pedonale della Défense, città iconiche di Paesi in cui Plenitude è presente anche con le proprie attività retail.

Edison-Legacoop Abitanti:  avviate in un anno sette comunità eneegetiche condominiali in ambito cooperativo

Edison e Legacoop Abitanti, l’Associazione Nazionale che organizza e rappresenta le Cooperative di Abitanti aderenti a Legacoop, hanno illustrato a Roma i risultati del primo anno di collaborazione dalla firma del protocollo in occasione di KEY – The Energy Transition Expo a Rimini il 5 marzo 2025. Il protocollo punta a favorire la transizione energetica attraverso la promozione e la diffusione delle comunità energetiche condominiali e la condivisione dell’energia prodotta da fonti rinnovabili.
I progetti ad oggi avviati sono sette. In particolare, la prima Comunità energetica condominiale realizzata a valle del protocollo di collaborazione é stata a Sordina per la cooperativa Picentina facente parte del Consorzio Cooperative di Abitazione di Salerno. Sono già allacciati alla rete tre condomini a Novellara e Campagnola Emilia (Reggio Emilia) grazie alla collaborazione con la cooperativa Abicoop. Avviati altri due progetti con la cooperativa Unicapi a Modena e a Soliera (nella stessa provincia) e uno a Verbania con Edificatrice. Alla presentazione dei risultati hanno partecipato Simone Nisi, Executive Vice President Affari Istituzionali, Regolazione e Climate Change di Edison, Massimo Quaglini, amministratore delegato di Edison Energia, Rossana Zaccaria, Presidente Nazionale Legacoop Abitanti, e Michele Vitiello, Segretario Generale del Wec Italia. “In questo anno di collaborazione con Legacoop Abitanti, abbiamo fatto molti passi verso un modello di consumo energetico più equo e sostenibile. Con il nostro modello di comunità energetica condominiale, offriamo ai residenti la possibilità di accedere all’energia rinnovabile senza investimenti iniziali, ottenendo risparmi significativi sulle bollette. Grazie a questo approccio, rinnoviamo ogni giorno la nostra promessa: siamo impegnati a contribuire in modo tangibile alla transizione energetica valorizzando allo stesso tempo il benessere dei cittadini. Gli abitanti ricevono tanti più benefici quanto più i consumi sono concentrati durante le ore in cui l’impianto produce energia: viene così incentivato un comportamento energetico più consapevole”, ha dichiarato Massimo Quaglini, Amministratore Delegato di Edison Energia. “La collaborazione con Edison rappresenta per Legacoop Abitanti un tassello concreto della nostra strategia per rendere l’abitare davvero accessibile e sostenibile. In un Paese in cui il costo della casa e dell’energia pesa in modo crescente sui bilanci familiari, le comunità energetiche condominiali dimostrano che è possibile coniugare transizione ecologica e giustizia sociale. La stessa logica che guida il nostro impegno sull’edilizia sociale: canoni sostenibili, stabilità abitativa e qualità dell’abitare. Mettere insieme cooperazione, innovazione e partnership industriali responsabili significa dare risposte concrete a migliaia di famiglie e rafforzare il ruolo delle comunità come protagoniste del cambiamento. A ciò si aggiunge l’impegno di Legacoop Nazionale nel promuovere le Comunità energetiche rinnovabili, tramite il progetto Respira, che ha consentito la nascita e lo sviluppo di quasi 70 cooperative in tutta Italia», ha dichiarato Rossana Zaccaria, Presidente di Legacoop Abitanti. Oggi le comunità energetiche condominiali contrattualizzate da Edison Energia coinvolgono circa 2.000 nuclei familiari su un totale di 3500 famiglie complessivamente coinvolte a livello nazionale in questa tipologia di configurazione. Il modello di comunità energetica condominiale di Edison Energia permette a condomini e cooperative di abitanti di accedere a energia da fonte rinnovabile riducendo le emissioni di CO2 senza dover sostenere l’investimento iniziale e la manutenzione dell’impianto fotovoltaico, supportando congiuntamente la transizione energetica. Edison Energia installa e gestisce l’impianto fotovoltaico, l’energia prodotta viene venduta alla rete nazionale e, monitorando il consumo dei residenti, vengono riconosciuti gli incentivi economici previsti dalla normativa per 20 anni dalla registrazione della Comunità sul portale del GSE. Il modello promuove e attiva nuovi comportamenti di consumo più consapevoli e virtuosi: il cittadino riceve infatti tanti più benefici quanto più i consumi sono concentrati durante le ore in cui l’impianto produce energia.

Resilco firma un accordo strategico con Tecno-Beton per la costruzione dei propri impianti per trasformare rifiuti industriali

Resilco – Società Benefit, PMI innovativa con sede a Bergamo che ha sviluppato una tecnologia innovativa per il trattamento di alcune tipologie di rifiuti industriali trasformandole in materie prime secondarie utilizzabili nel settore delle costruzioni, con annesso stoccaggio di CO2, annuncia l’accordo con la bergamasca con Tecno‑Beton  – il maggiore fornitore di impianti per calcestruzzo e premiscelati in Italia – per la costruzione e la vendita, sotto licenza, degli impianti per trattare diversi tipi di rifiuti industriali di natura alcalina (ceneri volanti da impianti di termovalorizzazione, scorie siderurgiche della produzione di acciaio) e trasformarli in preziose materie prime secondarie utilizzabili in settori come quello delle costruzioni, della produzione di malte, calcestruzzi, intonaci, resine e bitumi, immagazzinando al tempo stesso la CO2 ed evitando lo smaltimento in discarica. L’accordo – annunciato in occasione del GIC – Giornate Italiane del Calcestruzzo e degli Inerti, in programma a Piacenza Expo dal 16 al 18 aprile, evento di riferimento per macchine, attrezzature, tecnologie e materiali per la filiera del calcestruzzo e degli inerti – rappresenta un passaggio strategico per l’industrializzazione della tecnologia Resilco e per la sua diffusione sul mercato. Tecno‑Beton metterà a disposizione competenze ingegneristiche e capacità produttive nella progettazione e realizzazione di impianti per il dosaggio e il betonaggio, curando la realizzazione degli impianti Resilco destinati ai clienti industriali. Tecno-Beton S.r.l. PMI innovativa con sede in Arcene (Bergamo) è un’azienda italiana solida e in crescita, specializzata nella progettazione e produzione di impianti per il dosaggio e il betonaggio. Fondata nel 1987, si è evoluta da realtà artigiana a gruppo industriale strutturato, è riconosciuta come PMI di rilievo nel settore, dove ha maturato una consolidata esperienza come partner tecnologico di player di primo piano. Ha un fatturato in costante crescita impiega più di 40 tra collaboratori e professionisti. L’azienda presidia l’intera catena del valore attraverso divisioni dedicate: la “core” Tecno-Beton per la progettazione e produzione di impianti su misura Esg compliant (di calcestruzzo di miscelazione di stoccaggio e il riciclo ad alte prestazioni), Assistance per manutenzione e supporto tecnico, e Beton Restart &Renting per attività di revamping e noleggio secondo logiche di economia circolare. Il suo posizionamento punta alla customizzazione e alla capacità di risolvere esigenze logistiche complesse in cantiere, con una produzione di impianti con formula chiavi in mano ed un servizio costante e dedicato di assistenza predittiva e preventiva. “Questo accordo con Tecno-Beton rappresenta un passaggio chiave nel percorso di industrializzazione di Resilco, commenta David Callejo Munoz, Ceo di Resilco. Affiancare alla nostra tecnologia un partner con competenze consolidate nella progettazione e costruzione di impianti ci permette di accelerare la messa a terra del modello e la diffusione sul mercato. L’obiettivo è rendere la nostra soluzione sempre più replicabile e installabile presso i siti dei clienti, trasformando rifiuti industriali oggi destinati alla discarica in materie prime secondarie per le costruzioni, con stoccaggio permanente di CO2”. “Esprimo piena soddisfazione per la partnership avviata con Resilco, una collaborazione che conferma la volontà di Tecnobeton di investire in relazioni strategiche capaci di generare valore concreto e duraturo, dichiara Livio Betelli, Ceo del Gruppo Tecno-Beton. Questa intesa rappresenta
un passo coerente con la nostra visione industriale, orientata all’innovazione responsabile e al rafforzamento dei nostri standard operativi. Tecnobeton conferma il proprio impegno verso i più elevati livelli di sicurezza, sostenibilità e conformità ai principi ESG, elementi che consideriamo fondamentali per la competitività e la credibilità del nostro settore. La partnership con Resilco si inserisce perfettamente in questo percorso, rafforzando la nostra capacità di operare con efficienza, trasparenza e responsabilità”.

A Cogefeed oltre 2 milioni di euro da Mediocredito Centrale per la realizzazione di tre impianti agrivoltaici

Mediocredito Centrale supporta Cogefeed S.p.A., azienda specializzata nello sviluppo e realizzazione di impianti da fonti rinnovabili e a capo dell’omonimo gruppo, con tre finanziamenti per un importo complessivo di € 2.193.000,00 (più un quarto a copertura dell’IVA) per la realizzazione di 3 impianti agrivoltaici da 1 megawatt ciascuno. I tre finanziamenti sono strutturati come Sustainability Linked Loans (SLL), i primi di MCC in modalità stand alone, e hanno la copertura della garanzia del Fondo europeo per gli investimenti (FEI, parte del Gruppo BEI) nell’ambito di InvestEU, il programma di investimenti dell’Unione europea. In particolare, i progetti prevedono la realizzazione di tre impianti Agrivoltaici di nuova costruzione da 1 megawatt nel Comune di Tito (PZ), 1 megawatt nel comune di Pignola (PZ) e 1 megawatt nel comune di Controne (SA). Tutti gli impianti sono beneficiari di un contributo PNRR per il 40% a fondo perduto con tariffa fissa per 20 anni; inoltre, il terzo impianto sito nel comune di Controne entrerà a far parte della configurazione di autoconsumo diffuso della Comunità Energetica Rinnovabile (C.E.R.) “Renewable Energy Foundation”. I lavori partiranno velocemente nei prossimi giorni e verranno completati in base al cronoprogramma concordato con gli advisor tecnici. Piero Ferettini, Responsabile Commerciale di Mediocredito Centrale, ha commentato: “L’agrivoltaico rappresenta una soluzione strategica capace di coniugare produzione agricola e transizione energetica. Mediocredito Centrale è orgoglioso di poter contribuire attivamente allo sviluppo del settore, sostenendo Cogefeed nella realizzazione di tre nuovi impianti nel Mezzogiorno, un territorio che si conferma tra i principali poli di crescita per questa tecnologia”. Daniele Filizola, Presidente e Amministratore Delegato del Gruppo Cogefeed, ha dichiarato: “Siamo molto soddisfatti dell’avvio della collaborazione con Mediocredito Centrale al fine di sostenere fortemente lo sviluppo di Cogefeed spa nel settore delle rinnovabili soprattutto al sud poiché ci consente di guardare fiduciosi al raggiungimento degli obiettivi di realizzazione della nostra Pipeline. L’auspicio è che sia solo l’inizio di un percorso di sostegno finanziario sempre più forte e determinante da parte di MCC”. L’operazione è stata assistita per gli aspetti legali da PwC Legal STA S.r.l nella persona di  Raul Ricozzi e Assia Andriani, per gli aspetti finanziari da Be.ca.p srl nella persona di Michele Pingitore, per la parte tecnica da BIT spa nella persona di Alessandra Cabri.

Nergy Intensive Consulting (EIC) a supporto di 48 imprese energivore per oltre 5,2 TWH

Energy Intensive Consulting S.r.l., società controllata da Interconnector Energy Italia S.C.p.A., ha supportato 48 imprese energivore nell’ambito del meccanismo Energy Release, contribuendo alla negoziazione dei contratti con produttori terzi per un volume complessivo del triennio di circa 5,2 TWh, pari a circa l’8% del totale assegnato dal GSE, configurandosi così come il più rilevante polo di aggregazione sul tema a livello nazionale. Le imprese coinvolte, tra soci del consorzio e altri operatori industriali attivi in settori strategici come acciaio, chimica, vetro, carta e fonderia, hanno beneficiato del supporto consulenziale nella selezione dei soggetti terzi e nella definizione degli accordi contrattuali previsti dal meccanismo, ottenendo condizioni vantaggiose e maggiore certezza nell’accesso all’energia. Nell’ambito delle attività, Energy Intensive Consulting ha individuato primari operatori del settore delle energie rinnovabili, tra cui SUNPRIME HOLDINGS S.R.L., GRUPPO ACCIONA ENERGIA e PERIDOT SOLAR S.R.L., contribuendo allo sviluppo di nuova capacità produttiva e al rafforzamento del sistema energetico nazionale. “Il lavoro svolto da EIC dimostra che un supporto consulenziale qualificato può fare la differenza per le imprese energivore, permettendo di trasformare l’Energy Release da opportunità teorica a risultati concreti. Qui parliamo di contratti firmati e di energia reale, che dà ossigeno competitivo a settori industriali fondamentali per il Paese” – dichiarano il Presidente di Interconnector Energy Italia, Antonio Gozzi ed il Presidente di Energy Intensive Consulting, Amedeo Rosatelli – “L’Energy Release funziona se qualcuno lo rende operativo, ed è quello che abbiamo fatto. Adesso bisogna andare avanti e garantire alle imprese prezzi sostenibili e stabilità nel lungo periodo”.Con questa attività, Energy Intensive Consulting S.r.l. conferma il proprio ruolo di partner strategico per le imprese energivore, accompagnandole nei processi di transizione energetica e nell’accesso a strumenti innovativi di approvvigionamento, rafforzando al contempo il proprio posizionamento come protagonista nel più ampio mercato delle energie rinnovabili.

Multiversity rafforza la leadership nella sostenibilità e nella corporate governance

Multiversity consolida la propria leadership nella sostenibilità e nella corporate governance ottenendo un ESG Risk Rating di 7.1 da Morningstar Sustainalytics – agenzia di rating internazionale specializzata nella valutazione dei profili ESG e di governance. Il punteggio colloca il Gruppo nella categoria di rischio minimo – Negligible Risk – attestando la qualità secondo i più autorevoli parametri della ricerca internazionale. A livello globale, Multiversity si classifica al 34° posto su circa 15 mila aziende valutate da Morningstar Sustainalytics , posizionandosi prima nel settore dei servizi ai consumatori e nella relativa sottocategoria.  Il Gruppo ha inoltre ricevuto i tre ESG Leader Badges – Global Top 100, Industry e Regional – assegnati alle aziende con le migliori performance nell’ESG Risk Rating, riconoscendolo come ESG Leader.
Il risultato conferma un percorso di miglioramento continuo avviato nel 2023: il punteggio Sustainalytics è passato da 7.8 nel 2023 a 7.1 – su una scala da 1 a 100, dove i valori più bassi indicano un rischio inferiore – e nel mese di novembre, Multiversity ha ottenuto anche la medaglia d’oro EcoVadis con un punteggio di 77/100.
“Questo riconoscimento conferma la solidità del percorso ESG intrapreso da Multiversity. Continueremo a investire in questa direzione, rafforzando il nostro impegno per una crescita sostenibile e responsabile” ha dichiarato Fabio Vaccarono, Presidente Esecutivo di Multiversity.  “La sostenibilità è un elemento strutturale dell’attività di Multiversity: offrire un’educazione di qualità, innovativa e accessibile a tutti. Questo approccio guida il nostro impegno sui temi ESG, nella costruzione di un’azienda responsabile e capace di generare valore nel tempo”, ha aggiunto Francesco Durante, Amministratore Delegato di Multiversity.

Sicurezza stradale: al via iscrizioni per tappa Roma di “Giovani On the Road 2026”

Aperte le iscrizioni per la tappa di Roma di “Giovani On the Road 2026”, l’innovativo progetto socio-educativo dedicato alla sicurezza stradale e alla formazione civica dei più giovani, promosso dall’associazione Ragazzi On the Road nell’ambito del Protocollo d’intesa interministeriale tra Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e Ministero dell’Interno. Il progetto si basa su un modello unico nel panorama internazionale di prevenzione sul campo, con giovani over 16 inseriti in turni reali accanto a Forze dell’Ordine, Polizie Locali e operatori del Numero Unico Europeo 112, per vivere da vicino attività di controllo, prevenzione e soccorso. La tappa della Capitale, in programma dal 4 all’11 maggio 2026, vedrà i giovani partecipanti impegnati sul campo accanto a istituzioni e operatori della sicurezza e del soccorso, con turni in pattuglia, su mezzi aeronavali, oltre che nelle centrali operative e nelle attività di controllo e soccorso sul territorio, sotto il coordinamento della Prefettura di Roma. L’iniziativa punta ad accorciare le distanze tra giovani e istituzioni, facendole vivere dall’interno e sul campo, trasformando la teoria in esperienza diretta e senza filtri. Un progetto salvavita che mira a prevenire comportamenti a rischio prima che si trasformino in conseguenze irreversibili.

Efficienza energetica, Agici: fine spinta incentivi, mercato torna a 11 mld

Dopo anni di forte espansione trainata dai bonus per gli edifici (i.e. Superbonus), il mercato dell’efficienza energetica in Italia entra in una nuova fase, caratterizzata da una maggiore selettività del mercato, in cui emergono con più chiarezza le differenze tra operatori e modelli di business. È quanto emerge dallo studio “Mercato dell’efficienza energetica in Italia: dinamiche e prospettive strategiche per le ESCo”, presentato oggi da AGICI a Milano. Secondo l’analisi, dopo aver superato i 16 miliardi di euro nel 2023, il valore complessivo del comparto delle ESCo (Energy Service Company) – le società specializzate nella realizzazione di interventi di efficienza energetica – si è attestato intorno agli 11 miliardi a fine 2024, riflettendo una normalizzazione del mercato e una minore spinta della domanda rispetto agli anni precedenti. Dallo studio emerge inoltre che, in questo scenario, le prime 50 ESCo per fatturato concentrano oltre l’80% del mercato – pari a circa 9 miliardi di euro – evidenziando il peso di un nucleo di operatori strutturati, all’interno del quale si osserva una crescente differenziazione nei modelli operativi. La contrazione dei ricavi, che si accompagna a una progressiva normalizzazione della marginalità, fa infatti emergere con maggiore chiarezza le differenze tra modelli di business. In particolare, le ESCo più strutturate – come quelle “integrate”, caratterizzate da una maggiore scala operativa e da un’offerta più ampia lungo la catena del valore –, mostrano una maggiore continuità nei risultati, mentre quelle con modelli maggiormente legati al sostegno degli incentivi evidenziano una maggiore variabilità, soprattutto in un contesto di contrazione della domanda. Il quadro che emerge è quello di un comparto che, pur avendo ampliato significativamente le proprie dimensioni negli ultimi anni, è oggi chiamato a dimostrare la propria sostenibilità economica in una fase di minor espansione, caratterizzata da una domanda in contrazione. In questo contesto, il tema degli strumenti di supporto assume un ruolo centrale: la loro capacità di accompagnare investimenti nel lungo periodo appare oggi ancora parziale, rendendo necessario un ripensamento degli attuali incentivi, per sostenere una crescita più stabile e duratura.

L’analisi delle politiche attive mostra, infatti, che gli strumenti più efficaci non coincidono necessariamente con i più costosi, ma con quelli più mirati, misurabili e coerenti con l’obiettivo perseguito. Secondo i dati ENEA e GSE elaborati da AGICI, ad esempio – e tenendo comunque presente la diversa natura e finalità degli strumenti –, i Titoli di Efficienza Energetica (TEE) sono un riferimento per l’efficienza energetica industriale, avendo generato un impatto pari a 3,4 Mtep (milioni di tonnellate equivalenti di petrolio) a fronte di una spesa di circa 0,9 miliardi di euro. Misure come quelle orientate alla Transizione 4.0, invece, efficaci come leva per gli investimenti e l’innovazione ma meno in termini di efficientamento energetico, si attestano su 1,4 Mtep a fronte di una spesa di circa 24,7 miliardi. Allo stesso tempo, emergono segnali di adattamento anche sul fronte del mercato, con il rafforzarsi delle dinamiche di consolidamento del comparto. L’analisi delle principali operazioni di M&A evidenzia 10 operazioni nel periodo 2021–2025, con un’accelerazione nel 2025 con 4 deal (rispetto ai 2 registrati in ciascuno degli anni precedenti), segnale di una crescente attenzione e dell’avvio di una nuova fase di riassetto. Le operazioni si muovono lungo tre direttrici principali: consolidamento tra operatori, integrazione da parte delle utility e ingresso di investitori finanziari, anche attraverso la costruzione di piattaforme.

«Il mercato dell’efficienza energetica sta attraversando una fase di transizione. Dopo una crescita sostenuta, oggi emerge con maggiore chiarezza la necessità di modelli industriali solidi e capaci di generare valore nel tempo», ha commentato Stefano Clerici, Amministratore Delegato di AGICI. «In questo contesto, il quadro disegnato dagli attuali incentivi di supporto mostra margini di evoluzione, soprattutto nella capacità di sostenere investimenti nel lungo periodo in modo stabile e coerente con gli obiettivi di sistema. È necessario evolvere verso strumenti in grado di valorizzare non solo i risparmi energetici, ma anche la riduzione delle emissioni, premiando interventi più complessi e integrati. Guardando avanti, la direzione è chiara: l’integrazione tra efficienza energetica e fonti rinnovabili rappresenta una leva sempre più centrale, non solo per la decarbonizzazione ma anche per la sostenibilità economica dei progetti. Gli interventi progettati in modo integrato consentono infatti di migliorare il profilo economico-finanziario complessivo, generando valore superiore rispetto a soluzioni frammentate e rendendo gli investimenti più scalabili e attrattivi per il mercato».

In chiusura dei lavori si è svolta anche la consegna del Premio “Manager Efficienza Energetica” 2026, promosso dalla Rivista “Management delle Utilities e delle Infrastrutture” di AGICI, con l’obiettivo di valorizzare i manager che si sono distinti per contributi significativi allo sviluppo del settore. Il riconoscimento è stato assegnato a Giorgio Golinelli, Amministratore Delegato di Hera Servizi Energia, per aver guidato l’integrazione e la crescita delle ESCo del Gruppo Hera, posizionando la società tra le principali realtà italiane per efficienza e decarbonizzazione, con forte radicamento territoriale e solidità industriale. Il vincitore è stato individuato attraverso un processo di selezione che ha coinvolto i membri dei Comitati della Rivista, e i partner dell’Energy Efficiency Unit di AGICI (CESEF, TEDI e TREE), che rappresentano le principali imprese ed associazioni del settore italiano dell’efficienza energetica. “La crisi energetica globale ha reso evidente che l’efficienza non è più una scelta tecnica o di convenienza economica, ma una responsabilità sistemica. Tutti – imprese, Pubblica Amministrazione, grandi operatori e finanza – devono contribuire a ridurre consumi, esposizione ai rischi energetici e costi strutturali. Oggi il vero nodo non è cosa fare, ma come farlo: servono soggetti aggreganti, modelli di business scalabili e un utilizzo mirato delle risorse finanziarie, capace di trasformare migliaia di interventi frammentati in una strategia industriale per il Paese”, ha dichiarato Roberto Ferrante, Head of Competence Center di Cdp, intervenuto oggi all’evento “Mercati della transizione energetica e competitività: verso nuovi paradigmi e nuovi modelli di business” promosso da AGICI nell’ambito del suo Osservatorio Efficienza Energetica.

Sud, Pnrr alle battute finali, convegno di Merita sul come non disperderne l’eredità Il 17 e 18 aprile in convegno della Fondazione a Napoli

Ora che il Pnrr sta arrivando a conclusione, la questione che s’impone è quella del “dopo”. Fondazione Merita, in quanto organizzazione meridionalista, dedica due giornate di riflessione al che fare nel Mezzogiorno affinché i semi di sviluppo gettati col Piano non vadano dispersi e anzi siano finalizzati ad una crescita duratura dell’area. Obiettivo complesso, anche alla luce delle guerre in atto, con la preoccupante e allarmante crisi energetica scaturita dal conflitto Usa-Iran. L’appuntamento è per domani e dopodomani, 17 e 18 aprile, a Napoli, nella sede delle Gallerie d’Italia in via Toledo. Il convegno, dal titolo “Il Mezzogiorno dopo il Pnrr”, è promosso da Merita in partnership con Cassa Depositi e Prestiti e con la collaborazione di Intesa Sanpaolo che ospita l’iniziativa. La due giorni è strutturata in otto sessioni, ognuna delle quali sarà aperta da un position paper specifico, elaborato dalla Fondazione, che rappresenterà la base di partenza per il confronto. “Mentre gli effetti di traino della crescita congiunturale prodotti dal Pnrr sono visibili – si legge nel documento che aprirà il dibattito – più incerti sono gli effetti che il Piano lascia sul versante di crescita di lungo periodo dell’economia italiana in generale e quella del Sud del Paese in particolare”. Dunque, luci e ombre di un’eredità che comunque non va assolutamente dispersa e che le classi dirigenti devono piuttosto, ai diversi livelli, saper mettere a frutto. Particolarmente ricco l’elenco dei partecipanti. Si va dal Vicepresidente della Commissione UE Raffaele Fitto, ai ministri per gli Affari europei, la Coesione territoriale e il Pnrr Tommaso Foti e dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin; dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al Sud Luigi Sbarra al Vice Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Edoardo Rixi, al Ragioniere Generale dello Stato Daria Perrotta.

Le città e le Regioni del Meridione saranno rappresentate dal Sindaco di Napoli e Presidente Anci Gaetano Manfredi, dai PresidentI della Campania Roberto Fico e della Puglia Antonio Decaro, dai SindacI di Palermo Roberto Lagalla e di Bari Vito Leccese, dalla Vice Sindaca di Napoli Laura Lieto. Ai massimi livelli anche la partecipazione di CDP, Invitalia, Intesa Sanpaolo, Confindustria, così come quella delle grandi aziende partecipate Enel, Eni, FS,SNAM, Italgas, Terna, e di importanti imprese nazionali e meridionali. Folto anche il mondo degli atenei e della ricerca che interverrà nella discussione sul futuro di NGEU, con – tra i tanti – professori dell’Istituto Universitario Europeo, dell’Universitá del Sussex,
della Luiss e delle università campane e pugliesi.

Qualità aria, valori 2025 stabili

Rispettati i valori limite per PM10 e PM2,5 su quasi tutto il territorio, ma permangono situazioni di superamento in diverse zone. Si riduce il biossido di azoto. Caldo estremo ed assenza di precipitazioni non migliorano la situazione dell’ozono in estate. La nuova Direttiva europea impone limiti più stringenti da raggiungere entro il 1° gennaio 2030, per i quali si rendono necessarie strategie aggiuntive.

L’informativa annuale di Snpa-Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente offre il quadro nazionale relativo alla qualità dell’aria nell’anno appena trascorso. Un rapporto sintetico elaborato ogni anno dagli esperti di Ispra e delle Agenzie ambientali di Regioni e Province autonome, che riassume i dati rilevati dalle stazioni di monitoraggio presenti su tutto il territorio nazionale.
Si registra il rispetto del valore limite annuale (40 μg/m³- microgrammi per metro cubo) del PM10 in tutte le regioni; nel 92% delle stazioni è rispettato anche il valore limite giornaliero (50 μg/m³ per la media giornaliera, da non superare per più di 35 giorni in un anno). Criticità in diverse zone del Paese: nel bacino padano, nell’agglomerato Napoli-Caserta, nella zona della Valle del Sacco (in provincia di Frosinone). Isolati casi di violazione sono stati registrati anche nella pianura venafrana (in provincia di Isernia) e a Palermo. In generale, l’analisi statistica del decennio 2015-2024 mostra una decrescita significativa nel primo quinquennio e poi una situazione di stabilità.
Occorre considerare che i periodi di stagnazione atmosferica invernali (inversione termica a bassa quota, alta pressione livellata, assenza di precipitazioni, vento molto debole o assente) in alcune delle aree del Paese solitamente più critiche, sono stati frequenti e intensi nell’anno appena trascorso favorendo in diversi giorni il superamento della soglia prevista per il valore limite giornaliero di 50 μg/m³.
Come noto, ai superamenti giornalieri possono contribuire, in taluni casi, fenomeni naturali come gli eventi di intrusione al suolo di polveri provenienti dalle aree desertiche del Nord Africa, del Medio Oriente e della depressione caspica. La valutazione della frequenza e dell’intensità di questi fenomeni e quindi del contributo al numero di giorni di superamento per alcune regioni è attualmente in corso e sarà descritta nelle relazioni annuali sulla qualità dell’aria predisposte dalle Arpa/Appa maggiormente interessate nei prossimi mesi.

Il valore limite annuale del PM2,5 (25 μg/m³) è rispettato su quasi tutto il territorio nazionale. Per questo inquinante si osserva una riduzione media di circa il 14% dei livelli annuali registrati nel 2025 rispetto alla media del decennio 2015-2024.
Anche il valore limite annuale del biossido di azoto è rispettato nella larga maggioranza delle stazioni di monitoraggio (99%), sebbene sia da registrare il superamento in un numero limitato di stazioni, localizzate in grandi aree urbane in prossimità di importanti arterie stradali, nell’agglomerato di Milano, a Genova, Napoli, Catania e Palermo. Il valore limite orario è invece rispettato ovunque.
I primi dati sembrano confermare l’andamento osservato nel periodo 2015-2024, con una riduzione marcata e progressiva per il biossido di azoto, estesa alla maggior parte delle stazioni.

In larga parte del Paese si registrano ancora livelli di concentrazione di ozono superiori agli obiettivi previsti dalla legge (solo il 9% delle stazioni rispetta l’obiettivo a lungo termine, pari a 120 μg/m³ come valore più alto della media mobile giornaliera su otto ore). Le condizioni meteorologiche estive che hanno caratterizzato l’estate 2025, con caldo estremo e assenza di precipitazioni, hanno fatto registrare anche diffusi superamenti della soglia di informazione (180 μg/m³ per la media oraria) prevista a tutela della popolazione dall’esposizione acuta.
In sintesi, si può affermare che il 2025 ha confermato il trend di miglioramento della qualità dell’aria a livello nazionale.

Lo scenario che introduce la nuova Direttiva europea sulla qualità dell’aria, entrata in vigore il 10 dicembre 2024 e che dovrà essere recepita nell’ordinamento nazionale entro il 2026, indica la necessità di individuare e attuare rapidamente strategie aggiuntive rispetto a quelle già implementate, in grado di ridurre significativamente l’inquinamento atmosferico, tenuto conto del fatto che i livelli attuali sono superiori, in larga parte del Paese, ai valori limite della nuova direttiva, da rispettare entro il 1 gennaio 2030, e ai valori guida dell’Organizzazione mondiale della sanità, che indica l’inquinamento atmosferico come uno dei maggiori rischi ambientali per la salute. La strada da percorrere è ancora lunga e richiede un’ulteriore – particolarmente rilevante – riduzione delle emissioni.

“Dietro ogni dato sulla qualità dell’aria c’è qualcosa di molto concreto: la salute delle persone, la vivibilità delle nostre città, il futuro dei nostri territori. I risultati che emergono da questo rapporto ci consegnano un messaggio chiaro: stiamo andando nella direzione giusta, ma dobbiamo farlo velocemente – ha dichiarato Alessandra Gallone, presidente di Ispra e di Snpa – Abbiamo dimostrato che migliorare è possibile. Ora dobbiamo dimostrare che possiamo fare di più. La nuova Direttiva europea ci pone obiettivi ambiziosi entro il 2030: non sono solo vincoli, ma un’opportunità per innovare, per rendere più sostenibili i nostri modelli di sviluppo, per costruire un futuro più sano e più giusto. Come Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente, continueremo a mettere a disposizione del Paese il valore più importante che abbiamo: la credibilità scientifica, la qualità dei dati e la capacità di leggere i fenomeni per accompagnare le decisioni. Perché proteggere l’ambiente significa, prima di tutto, prendersi cura delle persone. E questa è una responsabilità che ci unisce tutti”.

L’informativa annuale di Snpa mostra un trend di riduzione diffuso sul territorio e statisticamente significativo, che riguarda tutte le regioni coinvolte nelle procedure di infrazione Ue per superamenti di PM10 (Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Lazio, Campania, Puglia e Sicilia) e per NO2 (Piemonte, Lombardia, Liguria, Toscana, Lazio, Campania e Sicilia). Questo ha permesso il rientro nei limiti per il PM10 in Toscana, Umbria e Puglia e, per l’NO2, nelle zone agglomerato di Torino, Bergamo, Brescia, Firenze e Roma e nella zona A – Pianura ad elevata urbanizzazione, in Lombardia; si registra un progressivo avvicinamento alla conformità per le altre zone.

“I dati che leggiamo oggi sono il frutto di un lavoro certosino, costante e continuativo che le Agenzie svolgono da quasi trent’anni – dichiara Anna Lutman, Vicepresidente di Snpa – Per comprendere le tendenze climatiche e ambientali non bastano serie istantanee isolate: servono serie storiche di dati giornalieri, raccolti con rigore scientifico e presidio costante. È questa memoria storica, costruita giorno dopo giorno, che ci permette di fornire alle istituzioni un’analisi solida e non contestabile delle evoluzioni dell’aria che respiriamo. Dietro ad ogni numero del report ci sono tecnici, ricercatori e professionisti che ogni giorno escono sul campo, osservano e misurano. Questa presenza capillare è ciò che ci permette di verificare i modelli e cogliere segnali precoci di cambiamento. Un impegno che garantisce omogeneità nei dati su tutto il territorio nazionale, con informazioni robuste e certe, in grado di essere un riferimento tecnico ufficiale per la PA e per l’Europa”.

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