IN CAMPO ANSALDO, LEONARDO, FINCANTIERI E SNAM
Ricostruzione da 850 mld in Ucraina, Gaza, Siria, 500 mln da Simest. Valentini (Mimit): aprite i cantieri prima del cessate il fuoco
Al dibattito ospitato alla Camera dei deputati e organizzato da Forza Italia, il viceministro delle Imprese e del Made in Italy ha spiegato che l’Italia deve proporsi “non solo come Paese donatore, ma come attore industriale che porta tecnologia e occupazione”. Focus energetico negli interventi di Fabbri (Ansaldo) e Scornajenchi (Snam).

@Angels of Salvation/Oleksii Hutnyk
IN SINTESI
Non è ancora tempo di pace, anzi, ma è già tempo di ragionare sulla ricostruzione post-bellica. Nel giorno in cui Bruxelles riapre i negoziati per l’adesione dell’Ucraina all’Unione europea, il confronto tra istituzioni e imprese organizzato da Forza Italia alla Camera ha lasciato in dote un messaggio chiaro, arrivato forte soprattutto dalle parole del viceministro del Mimit, Valentino Valentini. “L’Italia deve prepararsi fin d’ora alla ricostruzione di Ucraina, Gaza e Siria, trasformando l’impegno diplomatico in una presenza industriale stabile”. Perdere tempo o comunque aspettare a braccia conserte la fine (chissà quando, peraltro) dei conflitti non è ammesso.
“Chi programma la pace la favorisce”, ha sottolineato il viceministro, spiegando che parlare di ricostruzione mentre i conflitti sono ancora in corso “non è un esercizio predatorio”, ma un modo per dimostrare credibilità e affidabilità ai partner internazionali. “Se le nostre imprese aspettano il cessate il fuoco definitivo, arriviamo quando i cantieri sono già stati assegnati”, ha aggiunto senza mezzi termini. Ricordando, infine, che l’Italia deve proporsi “non solo come Paese donatore, ma come attore industriale che porta tecnologia e occupazione”.
E le pmi sono le vere protagoniste, insieme agli enti locali e alle eccellenze italiane nel restauro dei beni culturali danneggiati dai conflitti. “Su questi dossier arrivare secondi significa arrivare tardi. Chi si prepara alla pace la sta già costruendo”, ha rincarato. “La ricostruzione dell’Ucraina non inizierà quando saranno finite le ostilità: è già cominciata, mentre la guerra è ancora in corso. Ogni rete energetica ripristinata, ogni ospedale riaperto e ogni scuola restituita ai bambini rappresentano non solo un intervento materiale, ma un’affermazione di fiducia nel futuro”, ha dichiarato su questa linea Ugo Cappellacci, presidente dell’Intergruppo parlamentare di amicizia Italia-Ucraina nell’ambito dell’Unione interparlamentare.
Quanto costa la ricostruzione? Stime da 850 miliardi, da Simest 500 mln per Kyiv
Mettere in campo il “sistema Italia”, insomma, tanto rivendicato durante tutta la mattinata di dibattito. Al netto del fatto che Ucraina, Gaza e Siria sono tre teatri bellici con caratteristiche differenti l’uno dall’altro.
Ricostruire questi luoghi, dicono alcune stime citate ieri da Francesco Falco di Webuild, costerà almeno 850 miliardi di dollari in dieci, quindici anni. “Simest è in prima linea nel sostegno alla ricostruzione Ucraina, con interventi già attivi nell’infrastrutturale, nell’ospedaliero e nell’agroindustriale”, ha raccontato l’amministratrice delegata, Regina Corradini D’Arienzo. Per Kyiv, la società del gruppo Cdp, in questo senso, ha già messo a disposizione delle imprese italiane 500 milioni di euro: 300 per sostenere il cash flow di chi parteciperà alle grandi gare infrastrutturali, 200 milioni dedicati alla filiera, “per garantire che le opportunità della ricostruzione arrivino anche alle pmi e non solo ai grandi player. Le imprese italiane sono già presenti”, ha aggiunto D’Arienzo.
Anche Snam e Ansaldo Energia pronte a scendere in campo
Per Gaza e la Siria l’intento è replicare questo impegno, sempre “con una logica di sistema”. Accolta anche da altri due player, in questo caso energetici, come Snam e Ansaldo. L’ad del gruppo che gestisce gli stoccaggi di gas, Agostino Scornajenchi, ha spiegato che “l’energia è qualcosa di fisico, e questo qualcosa di fisico serve a mandare avanti i processi”, facendo riferimento ai quotidiani attacchi alle infrastrutture strategiche. “Quello che sta succedendo in Ucraina e in Medio Oriente ci ricorda che l’energia non è un accessorio per la vita dei Paesi ma ci ricorda che l’energia è un elemento strutturale nella vita dei Paesi, è un elemento strutturale della diplomazia, della democrazia, dell’indipendenza e della competitività”.
Per Fabrizio Fabbri, ceo di Ansaldo Energia, l’Italia dispone di competenze industriali di primo livello e può dare un contributo concreto ai grandi programmi di ricostruzione, mettendo a sistema tecnologia, capacità progettuale e cooperazione internazionale. Anche Leonardo è pronto ad attivarsi nei teatri di Gaza e Siria, visto che già è attivo in quello ucraino. Un invito alla programmazione è arrivato, infine, anche da Fulvio Maria Soccodato di Anas.