LA GIORNATA

Dietrofront di Trump: non imporrò dazi per la Groenlandia

  • Il Parlamento europeo sospende l’intesa sui dazi con gli Usa
  • Panetta, il mondo è più furbo dei dazi, il commercio si è riallocato. Congiuntura meglio delle attese
  • Cdp: dal cda via libera a nuove operazione per 500 mln

22 Gen 2026 di Maria Cristina Carlini

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IN SINTESI

 Donald Trump non imporrà dal primo febbraio i dazi minacciati ai Paesi europei per la Groenlandia. È l’annuncio arrivato ieri sera dal presidente USA  sul suo social Truth dopo l’incontro, definito, “costruttivo” con il segretario della Nato Mark Rutte. “Sulla base di un incontro molto proficuo che ho avuto con il segretario generale della Nato, Mark Rutte, abbiamo definito la struttura di un futuro accordo relativo alla Groenlandia e, di fatto, all’intera regione artica. Questa soluzione, se finalizzata, sarà estremamente vantaggiosa per gli Stati Uniti d’America e per tutte le nazioni della Nato”, ha scritto.  Ma prima di questo annuncio, a tener banco è stato un vero Trump-show al Forum economico mondiale di Davos. Il presidente degli Stati Uniti ha monopolizzato l’attenzione con un intervento fiume — oltre 90 minuti complessivi tra discorso e intervista — rilanciando con forza il dossier Groenlandia e tornando ad attaccare l’Unione europea. Donald Trump ha chiesto “negoziati immediati” per l’acquisizione della Groenlandia, precisando però che l’uso della forza “non è un’opzione” e “non è necessario”. “Non userò la forza, non voglio usarla e non la userò”, ha ribadito più volte, sostenendo che la questione potrà essere risolta con “buon senso”. Allo stesso tempo, il presidente ha avvertito che un eventuale rifiuto europeo avrebbe conseguenze: “Se diranno di sì lo apprezzeremo molto, se diranno di no ce ne ricorderemo”. Nel cuore della Congress Hall, gremita oltre la capienza e con il servizio d’ordine costretto a bloccare gli ingressi, l’atmosfera è apparsa tesa. Poche le risate, concentrate soprattutto quando Trump ha attaccato le politiche climatiche europee — le pale eoliche che “uccidono gli uccelli” — e quando ha ironizzato: “Volete che parli della Groenlandia? L’avevo lasciata per la fine”. Nel suo discorso, Trump ha definito la Groenlandia “un grosso pezzo di ghiaccio”, “freddo e mal posizionato”, ma al tempo stesso “vitale per la pace e la protezione del mondo”, minimizzando la portata della richiesta: “È una richiesta molto piccola”. In un passaggio ha aggiunto: “Probabilmente non otterremo nulla, a meno che io non decida di usare una forza e una potenza eccessiva, nel qual caso saremmo inarrestabili. Ma non lo farò”. Non sono mancati momenti di confusione, con Trump che in più occasioni ha mescolato riferimenti tra Groenlandia e Islanda, arrivando ad attribuire a quest’ultima la recente reazione negativa dei mercati: “La Borsa ieri è scesa per colpa dell’Islanda, ci è già costata un sacco di soldi”, ha detto, suscitando qualche sorriso tra il pubblico.

Durissimo anche il giudizio sull’Europa: “La amo, ma non va nella direzione giusta, è irriconoscibile”. Un attacco che ha contribuito a raffreddare ulteriormente il clima politico. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen e altri leader europei hanno evitato incontri con Trump, mentre per domani è stato convocato un vertice straordinario dei 27. Tensione anche a margine del Forum: la presidente della Bce Christine Lagarde ha lasciato la cena di gala dopo le critiche all’Europa pronunciate dal segretario al Commercio Usa, Howard Lutnick. Dal fronte interno americano è arrivata la replica del governatore democratico della California, Gavin Newsom, citato da Trump durante il discorso. Newsom ha liquidato l’intervento come “notevolmente noioso e insignificante”, sostenendo che “non c’era nulla di nuovo per gli americani” e ribadendo che “l’opzione militare per conquistare la Groenlandia non è mai stata una possibilità concreta”.

 Il Parlamento europeo sospende l’intesa sui dazi con gli Usa

Il Parlamento europeo ha deciso di sospendere l’accordo commerciale con gli Stati Uniti, rinviando il suo via libera. Lo ha annunciato il presidente della commissione commercio internazionale dell’Eurocamera, Bernd Lange, in conferenza stampa a Strasburgo, ufficializzando la decisione preannunciata ieri dal presidente del gruppo del Ppe, Manfred Weber, in accordo con Socialisti e Liberali. Con le nuove minacce di dazi “Donald Trump ha rotto” il patto firmato a luglio in Scozia, ha sottolineato Lange.

Panetta: il mondo è più furbo dei dazi, il commercio si è riallocato. Congiuntura meglio delle attese

“Abbiamo molte certezze su come agiranno i dazi, come il commercio internazionale poi sarà influenzato da questi dazi imposti, ci possono essere dei ritardi, però di fatto il mondo è più furbo dei vincoli, il commercio si è riallocato”, A sottolinearlo è stato il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta intervenendo ieri al comitato esecutivo dell’Abi. “Le esportazioni cinese non sono crollate, sono scese molto le esportazioni statunitense dalla Cina, ma dagli altri paesi no, sono aumentate le esportazioni cinesi verso molti paesi asiatici che poi sono di fatto una tappa intermedia verso gli Stati Uniti”, ha rilevato Panetta.  “La congiuntura mondiale è chiaramente migliore rispetto a quella che ci aspettavamo l’anno scorso”, ha affermato Panetta. “Di fatto la congiuntura mondiale ha tenuto, non abbiamo visto rallentamenti o recessioni in giro per il mondo. Le previsioni per gli Stati Uniti, credo che fossero intorno a un 1,5% di crescita l’anno scorso quando ci riunimmo a Washington. Io credo che l’anno si chiuderà almeno dal 2,2 al 2,5% di crescita, quindi gli Stati Uniti hanno fatto molto meglio”. Panetta ha rilevato come le tensioni internazionali siano “per il controllo di territori in cui ci sono materie prime” e “in prospettiva le tensioni sorgeranno per il controllo delle risorse idriche perché l’acqua sta diventando una risorsa scarsa”. “Le brame su qualche territorio, su qualche grande isola dipendono anche dal fatto che sono territori che in prospettiva avranno una rilevanza strategica”, sottolinea Panetta ribadendo che “le tensioni sorgeranno anche per il controllo delle risorse idriche, perché sta diventando l’acqua sempre più una risorsa scarsa e una risorsa rilevante, tanto quanto l’energia elettrica e il funzionamento dell’intelligenza artificiale e di infrastrutture tecnologiche”. Per cui “vi è questa fase di assestamento che si estende poi al controllo di territorio”, ha osservato.

L’accordo Mercosur va alla Corte di Giustizia, passa il blitz al Parlamento europeo

L’Eurocamera ha approvato con 334 voti a favore 324 contrari e 11 astenuti la richiesta di inviare il testo dell’accordo commerciale Ue-Mercosur alla Corte di giustizia dell’Unione europea per un parere legale. Ora l’Eurocamera, per l’attuazione definitiva dell’intesa, dovrà attendere l’esame della Corte, che potrebbe prendere mesi. Solo dopo l’Eurocamera potrà votare la ratifica finale dell’accordo. “La Commissione europea si rammarica per la decisione presa dal Parlamento europeo. Secondo la nostra analisi le questioni sollevate nella mozione del Parlamento non sono giustificate, perché la Commissione le ha già affrontate tali questioni” e “in modo molto dettagliato”. “Non si tratta di questioni nuove, erano già state affrontate”, ha detto il portavoce della Commissione Ue Olof Gill.  La Commissione europea avvierà ora “un confronto” con i governi nazionali e gli eurodeputati “prima di decidere i prossimi passi” sul Mercosur. “La decisione del Parlamento europeo sull’accordo Mercosur è deplorevole. Essa non tiene conto della situazione geopolitica. Siamo convinti della legittimità dell’accordo. Basta con i ritardi. L’accordo deve essere applicato in via provvisoria”, ha scritto il cancelliere tedesco Friedrich Merz su X, a proposito della decisione del parlamento Ue di inviare l’accordo commercale Mercosur alla Corte di giustizia europea per un parere legale.

Dl Pnrr, Foti: aspettiamo i riscontri Mef, spero in Cdm la prossima settimana

“Stiamo aspettando dei riscontri dal Mef, ci sono da verificare una serie di coperture ma siamo a buon punto, per l’85% siamo pronti”. Così il ministro il ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le Politiche di coesione Tommaso Foti parlando con i cronisti alla Camera del decreto Pnrr. Andrà quindi la prossima settimana? “Lo spererei, dipende anche da quando verrà convocato il Cdm”.

Ponte sullo Stretto, Salvini: al lavoro sulle richieste della Corte dei Conti, obiettivo è inizio lavori

“Siamo al lavoro in queste settimane per chiarire in maniera ancora più esplicita, con dati e valutazioni nelle forme richieste dalla Corte di Conti, le conclusioni dell’istruttoria finora svolta, l’obiettivo è aprire i cantieri di un’opera attesa da 160 anni”. Lo ha detto il vicepremier e ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Matteo Salvini, al question time. “Abbiamo confermato di integrare il finanziamento dell’opera nell’ultima legge di bilancio, stiamo proseguendo le interlocuzioni con la Commissione Europea sia sugli aspetti ambientali che su quelli di evidenza pubblica”, ha spiegato il ministro. “Sappiamo di avere svolto in questi tre anni sul Ponte un lavoro serio, approfondito, e oggi in attesa del Ponte sono aperti in Calabria e Sicilia 50 miliardi di euro di cantieri per migliorare strade autostrade e ferrovie che senza il Ponte avrebbero una utilizzazione non completata”, ha sottolineato Salvini, concludendo: “Viva il Ponte”.

Cdp: dal cda via libera a nuove operazione per 500 mln

Il consiglio di amministrazione di Cassa Depositi e Prestiti, presieduto da Giovanni Gorno Tempini, su proposta dell’amministratore delegato e direttore generale, Dario Scannapieco, ha deliberato nuove operazioni per un valore complessivo di oltre 500 milioni di euro, principalmente a supporto di programmi di investimento di grandi realtà industriali e per lo sviluppo e l’ammodernamento delle infrastrutture.  In coerenza con il Piano Strategico 2025-2027, il consiglio d’amministrazione ha dato il via libera a interventi dedicati all’ampliamento e al potenziamento delle reti energetiche nazionali adottando soluzioni tecniche avanzate. Sono state, inoltre, approvate operazioni a sostegno del mercato del venture capital, favorendo programmi di accelerazione innovativi e la crescita di start-up. Il CdA ha inoltre deliberato iniziative per lo sviluppo sostenibile di comparti industriali rilevanti per l’economia italiana con l’obiettivo di sostenere gli investimenti delle realtà italiane di maggiori dimensioni, anche in pool con altre istituzioni finanziarie. Cassa Depositi e Prestiti ha comunicato anche l’avvenuto collocamento di tutte le 4.451.160 azioni proprie in portafoglio, pari all’1,30% del capitale sociale, per un controvalore di circa 400 milioni di euro. L’offerta è stata rivolta preliminarmente agli attuali azionisti di CDP, riscontrando una partecipazione quasi totalitaria delle Fondazioni di origine bancaria. Le azioni proprie non sottoscritte sono state collocate, con il supporto dell’Acri in favore di Fondazioni bancarie non già azioniste di CDP. La procedura ha visto l’adesione di quattro nuove Fondazioni: Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto;  Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno; Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno, e  Fondazione Cassa di Risparmio di Cesena.
L’operazione consente di consolidare la base azionaria, senza impatti sulla governance, e di incrementare il patrimonio netto di CDP.

Stato-Città, Pella: da Anci via libera a decreto su riparto fondo solidarietà comunale 2026

L’Anci ha dato il proprio parere favorevole al decreto con le modalità di alimentazione e riparto del Fondo di Solidarietà Comunale (FSC) 2026: lo ha fatto nel corso della riunione straordinaria di mercoledì 21 gennaio della Conferenza Stato – Città dove l’Associazione è stata rappresentata dalvicepresidente Roberto Pella. Pella ha evidenziato come “con la fuoriuscita di Roma dalla perequazione delle risorse dei Comuni, in applicazione di un accordo concluso in una precedente seduta della Conferenza, il sistema perequativo risulta alleggerito dal forte assorbimento di risorse derivante dai fabbisogni standard di Roma che risentono delle peculiarità dimensionali e di ruolo della Capitale”.

Ok Camera al ddl su sicurezza delle attività subacquee, è legge

Via libera dalle Camera al disegno di legge sulla sicurezza sulle attività subacquee. I sì sono stati 141 e nessun voto contrario; le opposizioni si sono astenute. Il testo, in seconda lettura alla Camera, è legge. Tra le misure anche l’istituzione dell’Agenzia per la sicurezza delle attività subacquee. Tale Agenzia dovrà definire i requisiti e le dotazioni minime di sicurezza che i mezzi subacquei non militari devono possedere, e le relative procedure di verifica e certificazione. Viene introdotto, inoltre, l’obbligo di iscrizione ad un registro professionale “per gli operatori tecnici subacquei di basso, medio e alto fondale, nonché per i tecnici iperbarici, al fine di poter svolgere qualsiasi lavoro subacqueo e iperbarico”.

Hera presenta piano al 2029, 5,5 miliardi di investimenti e Mol a 1,76 miliardi

Investimenti quinquennali lordi per 5,5 miliardi; un ritorno sul capitale investito netto pari al 9,3%. Poi una crescita del margine operativo lordo a 1,76 miliardi; un utile netto per gli azionisti a quota 519 milioni, in crescita strutturale di circa il 6% medio annuo e un dividendo in crescita del 27% fino a raggiungere 19 centesimi per azione. Questi, in sintesi, i punti salienti del nuovo piano industriale 2025-2029 presentato da Hera. Un disegno, spiegano dalla multiutility, che punta su sviluppo, rigenerazione delle risorse, neutralità carbonica, resilienza e creazione di valore tangibile e sostenibile a beneficio di tutti gli stakeholder.
    Il piano, viene evidenziato in una nota, promuove “una crescita strutturale di circa 350 milioni con un tasso di crescita medio annuo di circa il 5%” che permette “di raggiungere un margine operativo lordo complessivo di 1.760 milioni al 2029, in aumento di 60 milioni rispetto al precedente target di piano al 2028”.
Quanto all’utile netto di pertinenza degli azionisti l’obiettivo a fine Piano “è di circa 520 milioni” mentre la generazione di cassa e le “migliori performance realizzate e prospettiche consentono di migliorare la politica di distribuzione dei dividendi, per arrivare a un dividendo di 19 centesimi di euro al 2029 (+27% rispetto all’ultima cedola pagata nel 2025 e +12% rispetto al target del precedente piano).
Nel periodo 2025-2029, ancora, il piano industriale prevede investimenti lordi per 5,5 miliardi un impegno finanziario superiore del 6% al precedente documento strategico e del 39% rispetto alle risorse investite complessivamente negli ultimi 5 anni.
Il nuovo piano industriale, osserva nella nota il presidente esecutivo del gruppo Hera, Cristian Fabbri, “conferma il nostro impegno nel creare valore per tutti gli stakeholder. Il piano di investimenti di 5,5 miliardi, in aumento di circa il 40% rispetto all’ultimo quinquennio, supporta, anche attraverso l’innovazione, uno sviluppo industriale sostenibile e l’incremento di resilienza delle nostre infrastrutture e ci consentirà di traguardare al 2029 un margine operativo lordo di 1,76 miliardi. In crescita, a 11,5 miliardi di euro, anche il valore economico distribuito nei 5 anni agli stakeholder dei territori nei quali operiamo”

 

Imprese, “Energie per il futuro dell’export”, chiuso il roadshow itinerante di Sace

Si è svolto ieri a Roma l’evento conclusivo di ‘Energie per il futuro dell’export’, il roadshow itinerante di SACE, l’Export Credit Agency direttamente partecipata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, dedicato al dialogo e all’ascolto delle imprese italiane. Un percorso che ha coinvolto oltre 400 imprese attraverso sette tappe in Italia – Milano, Venezia, Bologna, Firenze, Napoli, Bari e Roma – e una a Dubai, ospitate nelle sedi di SACE, vere e proprie Case delle imprese che ogni giorno supportano le aziende nei loro percorsi di crescita in Italia e nel mondo. Il roadshow di SACE ha raccolto i nuovi bisogni delle imprese italiane, anche alla luce del contesto economico in continua evoluzione, per poter scrivere insieme le strategie e gli strumenti SACE del prossimo futuro e valorizzare al massimo il potenziale di crescita dell’export, con una attenzione particolare alle principali filiere, distretti e settori strategici del Made in Italy. Nella tappa finale di questo percorso a Roma – oltre ad ascoltare le imprese di Lazio, Abruzzo e Molise e le testimonianze di grandi champion di filiera come Fincantieri e Leonardo – sono state infatti presentate le principali evidenze emerse nei precedenti quattro mesi di incontri sul territorio. “Il roadshow di SACE dedicato al futuro dell’export si è inserito in un momento storico cruciale, in cui le catene del valore si stanno ridisegnando, i flussi commerciali stanno cambiando direzione e nuove economie stanno crescendo a ritmi elevati, generando nuove opportunità per le future generazioni – ha dichiarato il Presidente di SACE Guglielmo Picchi – L’Italia è una delle maggiori economie esportatrici a livello globale, con oltre 120 mila imprese esportatrici che danno lavoro a 4,3 milioni di addetti e che generano un terzo del Pil nazionale. Per questo, sostenere l’export significa sostenere il futuro del Paese”.

“Ascoltare il territorio è stato essenziale per comprendere sfide e opportunità e rafforzare i nostri strumenti per dare ulteriore energia al futuro delle imprese e al nostro export, anche in una logica di filiera, in linea con la missione istituzionale di SACE e con il mandato della Presidenza del Consiglio e del Ministero dell’economia e delle finanze – ha sottolineato l’Amministratore delegato di SACE Michele Pignotti -. Questo non è un punto di arrivo, ma di partenza: le imprese chiedono strumenti che trasformino l’eccellenza del Made in Italy in una presenza più solida sui mercati esteri, vogliono diversificare e hanno bisogno di coperture, informazioni e accompagnamento. Ed è qui che SACE è percepita come una leva strategica per l’intero Sistema Paese”.

L’evento di Roma, alla presenza del management e gli advisor territoriali di SACE, ha preso il via da un’analisi dell’Ufficio Studi di SACE sugli scenari globali e i mercati di opportunità per l’export italiano, con un focus specifico sul territorio di Lazio, Abruzzo e Molise: un contributo di valore utile a stimolare un momento di confronto e condivisione rispetto a prospettive concrete di sviluppo. Al centro dell’evento, le testimonianze di aziende come Cisalfa Sport e Rustichella d’Abruzzo, che hanno affrontato con successo la crescita internazionale, grazie anche agli strumenti e servizi di accompagnamento di SACE, e di grandi campioni come Fincantieri e Leonardo che hanno rappresentato il potenziale di crescita estera per le filiere di riferimento. SACE, con la sua offerta da Export Credit Agency e con la sua rete di export advisor, è considerata dalle imprese uno strumento vitale del Sistema Paese per esplorare nuovi mercati percepiti come complessi, sviluppare filiere internazionali, cogliere le opportunità dei Paesi più dinamici, costruire una presenza stabile nei mercati del futuro. Sono tre in particolare le priorità strategiche evidenziate dalle imprese durante gli incontri del roadshow di SACE. In primo luogo, rafforzare la competitività: le imprese chiedono strumenti che trasformino l’eccellenza del Made in Italy in una presenza strutturata sui mercati esteri, con maggior continuità, stabilità e supporto nel posizionamento internazionale, anche in una logica di filiera; in secondo luogo, vogliono investire in innovazione e digitalizzazione: leve indispensabili per aumentare produttività, attrattività e capacità esportativa; infine, puntano ad espandersi su nuovi mercati e gestire i rischi: le imprese vogliono diversificare, ma chiedono coperture, informazioni e accompagnamento. Sull’andamento dell’export italiano analizzato dall’Ufficio Studi di SACE, emerge la necessità di aumentare la diversificazione dei mercati di riferimento. È grazie a questa strategia che l’export italiano sta mostrando segnali di crescita in un contesto globale complesso, realizzando un incremento del 3,1% nei primi undici mesi del 2025. Nonostante il rallentamento di mercati maturi come la Germania, molte imprese stanno già ampliando la propria presenza in aree in forte espansione come Medio Oriente, Sud-Est asiatico, India e Nord Africa. Tuttavia, il potenziale di crescita è ancora molto ampio. Sebbene negli ultimi venticinque anni l’export italiano verso i Paesi emergenti sia cresciuto maggiormente rispetto ai mercati maturi (+6,6% medio annuo contro +4,2%), la concentrazione geografica dell’export italiano rimane ancora molto elevata: poche imprese esportano fuori dall’UE e il 44% si concentra su un solo mercato.

Terna: nel 2025 consumi elettrici stabili a 311,3 TWh, le fonti rinnovabili coprono il 41% della domana in lieve flessione sul 2024

Nel 2025 i consumi elettrici italiani sono stati pari a 311,3 TWh, un valore sostanzialmente equivalente a quello del 2024. Lo scorso anno le fonti rinnovabili hanno coperto il 41% della domanda, rispetto al 42% del 2024. Tale risultato è la conseguenza di due effetti contrastanti: da un lato, il record annuale di produzione fotovoltaica, dall’altro, una produzione idroelettrica tornata a valori standard rispetto all’elevata idraulicità registrata nel 2024. Il fabbisogno elettrico del 2025 è stato caratterizzato da un andamento a due velocità: una prima parte dell’anno con variazioni tendenziali negative seguita da una seconda parte in ripresa anche grazie alla crescita dei consumi industriali. Infatti, l’indice IMCEI (Indice Mensile dei Consumi Elettrici Industriali) elaborato da Terna, che prende in esame i consumi industriali di circa 1.000 imprese “energivore”, è stato caratterizzato da una ripresa nella seconda parte dell’anno che, nonostante un calo nei primi mesi, ha consentito di chiudere l’intero 2025 in leggera flessione (-0,7%). E’ il quadro tratteggiato dalle rilevazioni diffuse da Terna. In particolare, nel 2025, positivi i settori della siderurgia, meccanica, cemento calce e gesso e alimentari; in flessione metalli non ferrosi, chimica, mezzi di trasporto, cartaria e ceramiche e vetrarie. I primi dieci mesi dell’anno appena concluso mostrano una crescita dell’indice IMSER (Indice Mensile dei Servizi), che Terna pubblica sulla base dei dati dei consumi elettrici mensili forniti da alcuni gestori di rete di distribuzione (E-Distribuzione, UNARETI, A-Reti, Edyna e Deval), e che viene presentato in differita di due mesi rispetto ai dati dei consumi elettrici industriali, pari al +2,6%. A livello territoriale la variazione della domanda elettrica è risultata pari a +0,1% al Nord, -0,4% al Centro e -0,7% al Sud e nelle Isole. Più nel dettaglio, la domanda di energia elettrica italiana nel 2025 è stata soddisfatta per l’84,9% con produzione nazionale e per la quota restante (15,1%) dal saldo dell’energia scambiata con l’estero. La produzione nazionale netta (268 miliardi di kWh) è in aumento del 2% rispetto al 2024. Il saldo netto con l’estero registra una flessione del -8,1% come conseguenza di un decremento dell’import e di una stazionarietà dell’export. L’effetto combinato della riduzione delle importazioni dai paesi confinanti e della sostanziale stabilità delle fonti rinnovabili ha determinato un aumento del 4,6% della fonte termoelettrica. Continua tuttavia la flessione della produzione termoelettrica da carbone che nel 2025 si è ridotta di un ulteriore 13,5%. Analizzando le singole fonti rinnovabili, la produzione fotovoltaica (+25,1%) nel 2025 ha raggiunto il nuovo record storico arrivando a superare i 44 TWh con un picco nel mese di giugno di 5,7 TWh (+35,6% rispetto al giugno 2024). Tale incremento (+8.892 GWh) è dovuto sia al contributo positivo dell’aumento di capacità in esercizio (+6.636 GWh) sia ad un maggiore irraggiamento (+2.256 GWh). La fonte idroelettrica, dopo lo straordinario incremento del 2024, è tornata ai livelli di produzione degli anni precedenti (-21,2%). Più contenuta la diminuzione della fonte eolica (-3,3%). Sostanzialmente stabile la fonte geotermica (-0,3%). La produzione da accumuli stand alone ha raggiunto 1,5 TWh, confermando il ruolo chiave di queste risorse a supporto dell’integrazione delle FER. Secondo le rilevazioni di Terna, considerando tutte le fonti rinnovabili, nel 2025 l’incremento di capacità in Italia è stato pari a 7.191 MW. Al 31 dicembre si registrano 83.529 MW di potenza installata, di cui, in particolare, 43.513 MW di solare e 13.629 MW di eolico. Rispetto a quanto previsto dal DM Aree Idonee (21 giugno 2024), il target fissato per il quinquennio 2021-2025 di nuove installazioni è stato superato di 1.605 MW.

Da gennaio a dicembre 2025, la potenza nominale degli accumuli in esercizio è aumentata di 1.743 MW, di cui 723 MW utility scale. Nel 2025 si registrano in Italia 884.404 installazioni che corrispondono a 17.920 MWh di capacità e 7.362 MW di potenza nominale. Negli ultimi anni la capacità di accumulo in Italia è cresciuta soprattutto grazie ai grandi impianti utility scale, contrattualizzati attraverso il meccanismo del Capacity Market. A settembre 2025, inoltre, si è tenuta la prima asta del MACSE (Meccanismo di Approvvigionamento di Capacità di Stoccaggio Elettrico) che ha visto assegnati 10 GWh di capacità, pari al 100% del fabbisogno. Al contrario, il segmento dei piccoli accumuli domestici ha rallentato, anche a causa della riduzione degli incentivi fiscali che in passato ne avevano favorito la diffusione.

Passando all’analisi del mese di dicembre, la domanda elettrica ha raggiunto i 26.135 GWh, valore più alto dal 2021 e pari ad una variazione del +1,8%; tale risultato è stato raggiunto con lo stesso numero di giorni lavorativi ma con una temperatura media mensile superiore di 0,8°C rispetto a dicembre del 2024. Il dato corretto dagli effetti temperatura e calendario porta la variazione a +2,6%. Con dati destagionalizzati resta stabile la variazione in termini congiunturali (-0,1% rispetto a novembre). A livello territoriale, la variazione a dicembre 2025 è risultata ovunque positiva: +2% al Nord, +1,8% al Centro e +1,4% al Sud e Isole. La domanda è stata soddisfatta per l’85,7% con produzione nazionale e per la quota restante (14,3%) dal saldo dell’energia scambiata con l’estero. Le fonti rinnovabili hanno coperto il 27,5% del fabbisogno mensile (32,5% a dicembre 2024). La produzione nazionale netta (22,7 miliardi di kWh) è risultata in aumento del 5,5% rispetto a dicembre 2024 con la seguente articolazione per fonti: termico (+15,6%), fotovoltaico (+12%), eolico (-44,1%), idrico (-9,0%) e geotermico (-0,2%). Il dato del saldo import-export è in diminuzione del 14,1% per effetto di un aumento dell’export (+8,7%) e una diminuzione dell’import (-12,0%). L’indice IMCEI relativo ai consumi industriali ha fatto registrare nel mese di dicembre 2025 una variazione del +9,5% rispetto a dicembre 2024: in crescita siderurgia, alimentari, mezzi di trasporto e cemento calce e gesso, in flessione cartaria, metalli non ferrosi, meccanica e chimica. Il dato corretto dagli effetti di calendario non modifica la variazione. Positiva anche la variazione congiunturale (+3,4%). L’indice IMSER del mese di ottobre mostra una variazione positiva: +2,2% rispetto ad ottobre 2024.

Maire: Tecnimont firma un accordo preliminare con Argent Lng ed entra nel mercato globale del gnl

Maire annuncia che Tecnimont ha firmato un accordo preliminare (term sheet) con Argent LNG, segnando l’ingresso strategico di TECNIMONT nel mercato globale del gas naturale liquefatto. L’accordo preliminare pone le basi per la partecipazione di TECNIMONT al progetto di Argent LNG che riguarda lo sviluppo di un un complesso LNG destinato all’esportazione, situato a Port Fourchon, Louisiana – un polo energetico strategico per la sua resilienza agli uragani negli Stati Uniti. L’accordo sancisce l’ingresso di TECNIMONT nel segmento dell’LNG destinato all’esportazione, un’area di business considerata tra i driver di crescita per la business unit Integrated Engineering & Construction (IE&CS) di MAIRE. La collaborazione a lungo termine tra TECNIMONT e Argent LNG prevede l’ingegneria e l’avanzamento del progetto dalla fase di autorizzazione da parte della Federal Energy Regulatory Commission (FERC), allo sviluppo del Front-End Engineering Design (FEED), i cui contratti
dovrebbero essere finalizzati a breve, al fine di supportare la decisione finale di investimento. La piattaforma modulare di Argent LNG e TECNIMONT è progettata per essere completamente replicabile, scalabile e finanziabile, garantendo risposte rapide e affidabili alla domanda globale di LNG. Ogni modulo è stato ottimizzato per la costruzione, il trasporto e l’integrazione con tecnologie comprovate dei produttori di equipment proprietario (OEM). La piattaforma Argent LNG, infatti, è
stata progettata sulla base di soluzioni modulari di leader tecnologici riconosciuti a livello internazionale. Questo approccio integrato è finalizzato a favorire un’esecuzione rigorosa, a ridurre il rischio di interfaccia tecnologica e a supportare un percorso lineare per l’ottenimento della decisione finale di investimento.

La collaborazione propone una soluzione bancabile e replicabile, che può essere implementata in progetti e geografie diversi, stabilendo un nuovo standard globale per le infrastrutture modulari di LNG. Questo risultato rappresenta un’ulteriore prova della capacità di TECNIMONT di offrire uno sviluppo lineare, un’esecuzione ingegneristica accurata e l’integrazione delle tecnologie OEM, come quelle offerte da Baker Hughes. Alessandro Bernini, amministratore delegato di MAIRE, ha commentato: “Siamo estremamente orgogliosi ed entusiasti di iniziare questo progetto innovativo. La collaborazione con Argent LNG non solo rafforza la presenza del Gruppo negli Stati Uniti, ma apre le porte ad un nuovo mercato, grazie alle riconosciute capacità di TECNIMONT nell’approccio modulare e alla flessibilità di business che gli consente di accogliere nuove sfide e opportunità”. Jonathan Bass, fondatore e presidente Esecutivo di Argent LNG, ha commentato: “Questo accordo preliminare rappresenta una convergenza straordinaria tra capitale, ingegneria ed esecuzione. Il coinvolgimento, in questa fase, di una società di ingegneria inernazionale di primo livello sottolinea la serietà, il rigore e la visione a lungo termine che stanno alla base della piattaforma di Argent LNG. Il nostro obiettivo è costruire un progetto che soddisfi i più alti standard di eccellenza tecnica, affidabilità normativa e gestione efficiente del capitale.”

Webuild: a Lane, in joint venture, lavori da 643 mln di dollari per il progetto Westshore Interchange in Florida

Lane, controllata americana del Gruppo Webuild, in joint venture con Superior Construction, ha firmato contratti per USD 643 milioni (€547 milioni) complessivi per la realizzazione del progetto Westshore Interchange, la più grande iniziativa infrastrutturale del Florida Department of Transportation (FDOT) nell’area di Tampa Bay. Partono così i lavori, che coinvolgeranno uno dei corridoi stradali più trafficati della Florida. Nel 2023, la joint venture – partecipata da Lane (al 50%) e Superior Construction (50%) – aveva già sottoscritto un contratto da USD 10 milioni per la sola progettazione, propedeutico alla firma di questi nuovi contratti. La realizzazione per fasi del progetto ha consentito una stretta collaborazione con FDOT, dando vita ad un progetto che massimizza il valore dell’infrastruttura e risponde al meglio alle esigenze della comunità. Il progetto punta a modernizzare e migliorare sicurezza e capacità di traffico di arterie chiave dell’area come la I-275, la SR 60 e la Veterans Expressway, a supporto della crescita economica e demografica del territorio. Gli interventi previsti includono nuove rampe sopraelevate per un accesso più agevole al Tampa International Airport, carreggiate più ampie sulla State Road 60, collegamenti con corsie express e infrastrutture migliorate per ciclisti e pedoni. Il progetto collegherà inoltre le aree a nord e a sud dell’autostrada attraverso nuovi sottopassi e ponti. Al termine dei lavori, 400.000 veicoli al giorno attesi potranno così beneficiare di tempi di percorrenza più ridotti e infrastrutture più sicure. Il Gruppo rafforza così una presenza già consolidata negli Stati Uniti, dove si posiziona come partner strategico per l’ammodernamento della rete infrastrutturale del Paese. Gli Stati Uniti rappresentano inoltre uno dei mercati più strategici per il Gruppo, con Lane che opera come principale operatore su base locale. Tra i progetti più rilevanti in corso, i due tunnel gemelli Palisades per potenziare i collegamenti ferroviari di New York e, in Florida, i progetti Seminole Expressway/SR 417 e I-275/I-4 Downtown Tampa Interchange (DTI) a Tampa e intersezioni strategiche tra la I-4 e la Sand Lake Road e tra la I-4 e la SR 535 nella contea di Orange. A luglio, il Gruppo si è aggiudicato lavori di ampliamento e ammodernamento sulla I-85 in Carolina del Nord e quelli di ammodernamento di una tratta della I-75, uno dei principali corridoi per la viabilità del Nord in Florida.

Italgas, una nuova  veste digitale per Nepta: online una versione rinnovata di Nepta- acqua.it

Nepta, la società del Gruppo Italgas in cui si concentrano le attività del settore idrico, compie un nuovo passo nel proprio percorso di sviluppo e rafforza la
presenza digitale con il restyling della piattaforma web Nepta-acqua.it. Un portale ripensato per raccontare l’identità della Società, la missione e l’impegno industriale nel contribuire allo sviluppo di un servizio sempre più efficiente, innovativo e sostenibile a servizio di oltre 6,3 milioni di persone. Progettato per rispondere alle esigenze dei diversi stakeholder, il portale è uno strumento di dialogo e trasparenza sviluppato ponendo l’accessibilità al centro per garantire un’esperienza
inclusiva e conforme alle norme WCAG (Web Content Accessibility Guidelines). Il design contemporaneo e il linguaggio chiaro consentono inoltre di offrire una visione immediata, e responsive da ogni device, delle attività della Società, della storia, dei progetti in corso e delle linee di sviluppo future. La nuova piattaforma digitale di Nepta rappresenta uno strumento strategico non solo per raccontare l’identità dell’azienda e il lavoro quotidiano svolto per garantire la disponibilità di un
bene essenziale come l’acqua, ma anche per offrire un canale di relazione aperto e trasparente. La piattaforma riflette l’approccio industriale di Nepta, la centralità
dell’innovazione e l’attenzione alle esigenze dei territori e delle persone. Tra le novità del portale, la nuova “Area Clienti” pensata per offrire informazioni chiare e
immediate sui principali servizi (richiesta di allacci o attivazioni, tariffe o condizioni di servizio); l’ “Area Innovazione”, una vetrina dedicata ai progetti e alle soluzioni tecnologiche adottate da Nepta; la sezione “La risorsa Acqua”, pensata per sensibilizzare cittadini e comunità sul valore di un bene prezioso e raccontarne il viaggio dalla fonte alle abitazioni. L’evoluzione del sito di Nepta si inserisce nel percorso di continua trasformazione del Gruppo Italgas, oggi Network Tech Company, che sta mutuando nel settore idrico i quasi due secoli di esperienza nella gestione delle reti e delle infrastrutture. Un patrimonio di competenze, know how tecnologico e cultura industriale che Nepta applica facendo leva su valori quali spirito di servizio, visione di lungo periodo, solidità, innovazione continua e sostenibile. Oggi Nepta è una realtà specializzata nel settore idrico, con una forte competenza tecnologica e un approccio orientato al futuro, che gestisce direttamente il servizio idrico a Caserta e in 4 Comuni della provincia. È, inoltre, presente nel Lazio meridionale con Acqualatina, in Campania con Acqua Campania e in Sicilia con Siciliacque, per un totale di oltre 6,3 milioni di persone, pari al 10% della popolazione italiana, serviti direttamente e indirettamente.

Giani, ‘non firmo proroga a rigassificatore senza compensazioni per Piombino’

Nessuna proroga per la permanenza del rigassificatore di Snam nel porto di Piombino, senza il via libera alle opere di compensazione chieste nel 2022 e in larga parte mai realizzate: questa la posizione sottolineata da Eugenio Giani, presidente della Toscana e commissario governativo per l’opera, il quale chiede un incontro su punto col ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, con la partecipazione della presidenza del Consiglio. Incontro che “ritengo che sia la premessa per qualsiasi valutazione e discussione successiva – ha detto Giani in una conferenza stampa a Firenze – Allo stato attuale delle cose, vedendo quello che è successo, non ritengo ci siano le condizioni per la proroga”. Inoltre il mandato di commissario governativo per il rigassificatore di Piombino, ha sottolineato, in questa dialettica “è già oggi a disposizione, perché se si intende saltare questo passaggio, io non sono certo la persona che firma un’ulteriore ordinanza”.
Decisivo, secondo Giani, è il rispetto dei punti del memorandum allegato alla delibera di giunta con cui la Regione Toscana ha espresso l’intesa prevista dal Dl 50/2022, delibera di cui prendeva atto l’ordinanza commissariale dell’ottobre dello stesso anno che autorizzava il rigassificatore a operare. Tra le opere di compensazione al territorio, Giani ha ricordato l’investimento di 140 milioni di euro per potenziare il porto, anche in vista del rilancio del polo siderurgico; la realizzazione di un parco per le energie rinnovabili nell’area industriale; la riduzione del 50% dei costi del gas in bolletta per il territorio.

Milano-Cortina, Aspi: il tricolore sui caselli delle porte di accesso ai Giochi

La rete di Autostrade per l’Italia diventa parte integrante dello scenario Olimpico e Paralimpico Invernale, tingendosi di tricolore. Da oggi, la stazione di pedaggio di Venezia Nord, porta d’accesso verso le sedi delle Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026, sarà dotata di installazioni luminose permanenti ispirate al tricolore italiano. L’iniziativa, che nei prossimi giorni interesserà anche le stazioni di Belluno sulla A27, Arcoveggio sulla A13 e i principali ingressi autostradali di Milano (Sud, Est e Nord), segna l’avvio delle attività del Gruppo per i Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali. L’obiettivo è trasformare l’infrastruttura autostradale in uno spazio di partecipazione all’evento, accogliendo atleti e visitatori diretti verso i poli di gara. L’illuminazione resterà attiva per l’intera durata della manifestazione. L’impegno della società riguarda anche l’identità visiva aziendale: i loghi ufficiali di Milano Cortina 2026 sono esposti nelle sedi del Gruppo e integrati nei touchpoint digitali, inclusi il sito istituzionale e i canali social.

Rinnovabili e sicurezza del territorio: Aubac e Gse firmano un protocollo per una transizione energetica responsabile

Rafforzare la collaborazione istituzionale per lo sviluppo delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica all’interno di un quadro integrato di pianificazione territoriale, tutela delle risorse idriche e gestione del rischio idrogeologico. È questo l’obiettivo del Protocollo d’Intesa sottoscritto dall’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale e dal Gestore dei Servizi Energetici. L’accordo nasce dalla consapevolezza che gli obiettivi nazionali di decarbonizzazione e sicurezza energetica, oggi strategici per il Paese, debbano essere perseguiti in modo coerente con la prevenzione del rischio idrogeologico, l’adattamento ai cambiamenti climatici e il contenimento del consumo di suolo, in un contesto territoriale caratterizzato da fragilità geomorfologica e idraulica. Il Protocollo prevede lo scambio strutturato di dati tecnico-ambientali e territoriali e lo sviluppo di attività congiunte di innovazione, informazione e formazione. Il GSE fornirà dati relativi agli impianti a fonti rinnovabili, alle configurazioni di autoconsumo e alle comunità energetiche. AUBAC metterà a disposizione il quadro della pianificazione distrettuale, con mappe di pericolosità e rischio, vincoli dei Piani di Assetto Idrogeologico e dei Piani di Gestione del Rischio Alluvioni, regole d’uso del suolo e informazioni sui bilanci idrici e sulla disponibilità della risorsa. L’integrazione di questi dati ridurrà le incertezze localizzative, eviterà conflitti tra usi del territorio e orienterà gli investimenti verso soluzioni sostenibili, impedendo che interventi formalmente idonei generino criticità idrauliche, geomorfologiche o paesaggistiche. Particolare attenzione è rivolta agli impianti fotovoltaici a terra che, se collocati in aree inondabili, possono alterare i processi di infiltrazione, sottrarre spazio a infrastrutture di mitigazione come le casse di laminazione o avere impatti cumulativi rilevanti sul paesaggio. “Questo Protocollo rappresenta un passo decisivo verso una governance matura della transizione energetica” ha dichiarato Marco Casini, segretario generale di AUBAC. “Non si tratta di introdurre nuovi vincoli, ma di fornire regole chiare, dati condivisi e strumenti di pianificazione preventiva, affinché lo sviluppo delle rinnovabili avvenga in modo coerente con la sicurezza idrogeologica, la tutela della risorsa idrica e la qualità del paesaggio”. L’intesa promuove soluzioni localizzative strategiche, favorendo il riuso di infrastrutture esistenti e l’integrazione tra produzione energetica e agricoltura, come agrivoltaico evoluto, progetti su invasi, bacini irrigui, canali e condotte, previa verifica di compatibilità idraulico-ambientale e integrazione nella pianificazione distrettuale. Centrale l’efficientamento energetico nei settori idrico e agricolo, con accesso ai meccanismi di incentivazione gestiti dal GSE. “L’accordo con l’Autorità di Bacino dell’Appennino Centrale rafforza l’impegno del GSE nel valorizzare le sinergie tra le varie istituzioni e nel promuovere nei territori uno sviluppo equilibrato delle fonti rinnovabili – ha dichiarato il presidente del GSE, Paolo Arrigoni –. Lo scambio strutturato di dati tecnico-ambientali e l’avvio di progetti pilota e iniziative formative favoriranno la programmazione di investimenti coerenti con i target nazionali e rispettosi degli equilibri ambientali e della sicurezza del territorio”. “Questo Protocollo – ha dichiarato l’amministratore delegato del GSE, Vinicio Mosè Vigilante – rappresenta un passaggio concreto verso un modello di collaborazione istituzionale fondato sull’integrazione tra dati, pianificazione e strumenti operativi. Mettere in relazione le informazioni territoriali e ambientali con la conoscenza degli impianti rinnovabili e dei meccanismi di supporto gestiti dal GSE significa rafforzare la capacità di programmare interventi efficaci per la transizione energetica, aumentando al tempo stesso la resilienza dei territori”. Il Protocollo istituisce infine un Tavolo di confronto permanente tra AUBAC e GSE, per garantire continuità operativa, sviluppare progetti pilota e accompagnare l’Italia verso una transizione energetica che coniughi sviluppo, sicurezza del territorio e sostenibilità ambientale.

Energy Release 2.0, accordo tra Duferco Energia e Gruppo Carlo Maresca per lo sviluppo di produzione rinnovabile

Duferco Energia, società del Gruppo Duferco tra i primi operatori nel mercato energetico italiano, e il Gruppo Carlo Maresca, primario operatore nell’ambito dello sviluppo e costruzione di impianti a energia rinnovabile in Italia, annunciano la firma di un accordo per l’acquisizione di energia da fonti rinnovabili attraverso il meccanismo di mercato denominato Energy Release 2.0. L’operazione, che prevede lo sviluppo di circa 60 MW di energia fotovoltaica, consentirà a Duferco Energia di assicurare un volume significativo di energia elettrica prodotta da impianti rinnovabili ai propri clienti sfruttando i benefici del meccanismo dell’Energy Release 2.0. Si tratta nello specifico, di una nuova procedura, introdotta da un Decreto Ministeriale, che ha l’obiettivo di cedere energia elettrica da fonti rinnovabili a prezzi calmierati, attraverso operazioni gestite dal Gestore dei Servizi Energetici e dal Gestore dei Mercati Energetici. La versione del Decreto approvata dalla Commissione Europea prevede un meccanismo a due fasi: una prima in cui il GSE fornisce energia elettrica a un prezzo fisso alle imprese partecipanti e una successiva dove le stesse imprese devono restituire l’energia ricevuta realizzando nuova capacità da fonti rinnovabili. L’accordo prevede, pertanto, che Duferco Energia, in qualità di aggregatore di soggetti energivori, sottoscriva un contratto con il GSE per l’acquisto di energia. Il Gruppo Carlo Maresca, in qualità di soggetto delegato, si impegna, invece, a realizzare la nuova capacità rinnovabile destinata alla restituzione dell'energia anticipata e acquistata da Duferco Energia. Tutto ciò conferma l’impegno condiviso dalle due realtà nel promuovere l’uso di energia rinnovabile, nell’ottica di una maggiore sicurezza energetica, sostenibilità e competitività per il tessuto industriale italiano. “Siamo molto soddisfatti di aver raggiunto questo accordo – commenta Lorenzo Pittaluga, Direttore Trading & Origination di Duferco Energia- . Siamo, infatti, riusciti a mettere al sicuro i clienti del nostro aggregato, trovando la produzione rinnovabile necessaria a coprire il loro fabbisogno, in un mercato che, a seguito delle ultime modifiche normative, è apparso meno lungo di quanto ci aspettassimo.” “La presenza attiva di Duferco Energia come aggregatore all’interno di una misura così innovativa come l’Energy Release – aggiunge Francesco Lepre, Direttore Commerciale Clienti Top Duferco Energia – conferma il nostro ruolo come partner ideale per i Clienti energivori in una fase in cui si muovono i primi passi verso un decoupling di mercato, fondamentale per accompagnare le nostre imprese nella transizione energetica”. “Siamo molto orgogliosi di poter contribuire a questo percorso di riduzione dei costi dell’energia delle aziende elettrivore Italiane – commenta Emanuele Mainardi, General manager per la divisione Sviluppo Energie Rinnovabili del gruppo Carlo Maresca – e riteniamo che la partnership con Duferco Energia sia importante e sicuramente potrà ampliarsi anche verso ulteriori progetti strategici in ottica transizione energetica”.

Eurostat: le energie rinnovabili coprono l’11% dell’energia utilizzata per il trasporto

Nel 2024, la quota di fonti energetiche rinnovabili nei trasporti ha raggiunto l’11,2% a livello dell’UE, con un aumento di 0,2 punti percentuali (pp) rispetto al 2023. E’ quanto emerge dalle rilevazioni di Eurostat. Quando la serie temporale è iniziata nel 2004, questa quota si è attestata all’1,4%. La quota 2024 è stata inferiore di 17,8 pp rispetto all’obiettivo del 29% per il 2030 sull’uso di energia da fonti rinnovabili nei trasporti. La Svezia è stata il paese dell’UE con la quota più alta di energie rinnovabili nei trasporti (26,4%), seguita dalla Finlandia (20,3%) e dai Paesi Bassi (19,7%). Al contrario, le azioni più basse sono state registrate in Croazia (0,9%), Grecia (3,9%) e Repubblica Ceca (5,7%).Tra i 19 Paesi Ue che hanno registrato aumenti dell’utilizzo di energia da energie rinnovabili nei trasporti tra il 2023 e il 2024, i più alti sono stati in Lettonia (+7,4 pp) e nei Paesi Bassi (+6,2 pp). D’altra parte, dopo essere diventato l’unico paese dell’UE che non solo ha raggiunto l’obiettivo del 29% ma lo ha superato con una quota del 33,6% nel 2023, la Svezia ha visto il calo più alto di questa quota (-7,2 pp) nel 2024. Le altre 7 diminuzioni variavano tra -0,1 pp (Grecia e Cipro) e -0,8 pp (Slovenia).

FER, Roberto Rossi (ASSISTAL): recepita la RED III, salvaguardie e gradualità a tutela delle PMI

Le proposte avanzate da ASSISTAL – l’Associazione Nazionale Costruttori di Impianti, dei Servizi di Efficienza Energetica -ESCo e Facility Management, aderente a Confindustria – sulla disciplina degli Obblighi di Integrazione di Energia Rinnovabile Termica (OIERT) entrano ufficialmente nel decreto di recepimento della Direttiva RED III, pubblicato ieri in Gazzetta Ufficiale. Un risultato che arriva dopo il lavoro di interlocuzione portato avanti dall’Associazione e confluito nel parere approvato dalla X Commissione (Attività produttive, commercio e turismo). Il testo definitivo del decreto accoglie le richieste di ASSISTAL, introducendo maggiore chiarezza normativa e criteri di applicazione più graduali, elementi ritenuti essenziali dalle imprese dell’impiantistica, dell’efficienza energetica e dei servizi energetici coinvolte nel percorso di transizione. In particolare, il decreto introduce salvaguardie per i contratti già in essere, evitando l’applicazione retroattiva degli obblighi OIERT su accordi sottoscritti prima dell’entrata in vigore delle nuove disposizioni. Una scelta che tutela la certezza del diritto e la sostenibilità economica dei contratti di fornitura e gestione energetica già attivi. Accolte anche le richieste di ASSISTAL sulla progressività degli obblighi, con un’applicazione graduale nel tempo delle percentuali di integrazione da fonti rinnovabili termiche. Un meccanismo pensato per consentire alle imprese e ai clienti finali di pianificare investimenti e adeguamenti tecnologici senza impatti improvvisi sui costi e sull’operatività. «È un passaggio importante, perché il legislatore ha riconosciuto la necessità di rendere gli obblighi OIERT concretamente attuabili», commenta Roberto Rossi, presidente di ASSISTAL. «La transizione energetica non può prescindere da regole certe e proporzionate, in grado di accompagnare le imprese senza frenare investimenti e innovazione». Il recepimento conferma il valore del confronto istituzionale e di rappresentanza che ASSISTAL esercita per le imprese del settore. «L’Associazione seguirà con attenzione la fase attuativa del decreto, ribadendo la disponibilità a collaborare per garantire un’applicazione efficace delle nuove norme e favorire lo sviluppo del comparto sostenibile» conclude Rossi.

Assaeroporti: la tassa sui piccoli pacchi extra Ue è una misura inefficace senza il coordinamento Ue

“Sulla tassa sui piccoli pacchi extra UE, facciamo nostro l’appello di Confetra per un approccio unitario a livello europeo”. A dichiararlo è il direttore generale di Assaeroporti Valentina Menin. “Non mettiamo in discussione la ratio della norma, pensata per tutelare la concorrenza e coerente con quanto l’Europa stessa si appresta ad adottare dal 1° luglio 2026. Tuttavia, la scelta del legislatore italiano di procedere in modo autonomo, anticipando l’introduzione della tassa già dal 1° gennaio, rende la misura non solo inefficace nel contrasto ai fenomeni di concorrenza sleale, ma addirittura dannosa per le imprese della logistica operanti in Italia e per il sistema aeroportuale nazionale. Le merci che si intendeva tassare continueranno infatti a raggiungere il mercato nazionale, transitando attraverso hub europei anziché italiani. È quindi fondamentale che si affronti il tema facendo squadra, con regole comuni e strategie condivise a livello europeo”.

Cooperazione Digitale”: 3,5 milioni di euro per innovare il mondo cooperativo italiano

Un progetto pluriennale dell’Alleanza delle Cooperative Italiane, supportato da Google.org, ha accompagnato la trasformazione digitale in 381 realtà cooperative e del terzo settore. «La trasformazione digitale non è più un’opzione, ma una necessità per competere e innovare. Partendo da questa consapevolezza, l’Alleanza delle Cooperative Italiane (Confcooperative, Legacoop e Agci), con il supporto di Google.org – la divisione filantropica di Google – ha dato vita a “Cooperazione Digitale”, un progetto pluriennale che sta ridisegnando il panorama tecnologico dell’imprenditoria cooperativa e non profit italiana». Così descrive il progetto Gaetano Mancini, presidente di Associazione Economia Sociale Digitale. Con una dotazione complessiva di 3,5 milioni di euro, l’iniziativa si è posta un obiettivo ambizioso: far cogliere le opportunità della digitalizzazione a tutte le imprese cooperative e non profit, dando priorità a quelle più vulnerabili e a rischio di esclusione dall’innovazione tecnologica. Il focus è stato rivolto a cooperative operanti in realtà periferiche o marginali, imprese create e guidate da donne o giovani, aziende rigenerate dai lavoratori attraverso il workers buyout, e cooperative impegnate nella gestione di beni confiscati alle mafie. Proprio queste realtà, spesso ricche di valore sociale ma fragili dal punto di vista delle risorse, hanno potuto beneficiare di un sostegno che ha rafforzato l’intero ecosistema dell’imprenditoria cooperativa e non profit ad alta tecnologia. La gestione del progetto è affidata all’Associazione Economia Sociale Digitale, una struttura che riflette la pluralità del mondo cooperativo italiano. L’associazione vede la partecipazione di tre soci, ciascuno rappresentativo dell’innovazione per una delle associazioni che si ritrovano nell’Alleanza delle Cooperative: il Consorzio Ruini per Agci, NODE per Confcooperative e Fondazione PICO per Legacoop. Questa governance condivisa ha garantito un approccio inclusivo e capillare, capace di intercettare i bisogni di realtà diverse per dimensioni, settori di attività e grado di maturità digitale. I numeri del progetto testimoniano un impatto significativo e diffuso: 204 progetti finanziati che hanno permesso di tradurre idee innovative in soluzioni concrete; 381 cooperative e enti del terzo settore beneficiari, distribuiti su tutto il territorio nazionale; circa 7.500 persone coinvolte tra dipendenti e soci delle realtà beneficiarie, che hanno potuto accrescere le proprie competenze digitali. Una delle caratteristiche distintive di “Cooperazione Digitale” è stata la capacità di rispondere a esigenze molto diverse. Da un lato, numerosi progetti hanno riguardato tecnologie avanzate come Internet of Things (IoT), intelligenza artificiale, big data e cloud computing, consentendo alle imprese beneficiarie di sperimentare con successo innovazioni di frontiera: dall’innovazione radicale all’alfabetizzazione digitale cercando di non lasciare indietro nessuno e di costruire un ecosistema cooperativo più competitivo. “Cooperazione Digitale” è un modello replicabile di innovazione sociale e rappresenta un esempio concreto di come la collaborazione tra mondo cooperativo, filantropia d’impresa e competenze tecnologiche possa generare valore condiviso e inclusione. Uno strumento potente di coesione sociale, sviluppo territoriale e contrasto alle disuguaglianze. L’eredità di questa iniziativa non si misura solo nei numeri, ma nella capacità di aver seminato cultura digitale in centinaia di realtà che, a loro volta, potranno diventare moltiplicatori di innovazione nelle comunità in cui operano, contribuendo a costruire un’economia più digitale, più sociale e più sostenibile.

E&S POLIMI, cattura della CO2: in un’Europa sempre più rilevante, l’Italia è il terzo Paese per capacità di stoccaggio annunciata al 2030 (4 milioni di tonnellate)

La cattura della CO2 è una soluzione imprescindibile per decarbonizzare i settori industriali hard-to-abate (tra cui, nell’industria, cemento, siderurgia, chimica, ceramica, carta e vetro). Se a livello globale si assiste a una forte crescita degli impianti (62 operativi, con una capacità di cattura complessiva di 64 Mtpa, e altri 35 in costruzione), l’Unione Europea in particolare si prepara ad assumere un ruolo sempre più rilevante, passando dai circa 50 Mt di CO2 catturati al 2030 ai 450 Mt al 2050, quota destinata per il 55% allo stoccaggio permanente. Le politiche di efficienza energetica, l’elettrificazione dei consumi finali e la diffusione delle fonti rinnovabili, che pure hanno consentito un calo del 37% delle emissioni di gas serra in Europa dal 1990, mostrano infatti limiti strutturali nei settori industriali caratterizzati da vincoli tecnologici all’elettrificazione e da una quota rilevante di emissioni di processo non eliminabili. In questi casi, la cattura della CO₂ (Carbon Capture and Storage/Utilisation – CCUS) rappresenta spesso l’unica soluzione praticabile e di tali tecniche si occupa lo Zero Carbon Technology Pathways Report, redatto dall’Energy&Strategy della School of Management del Politecnico di Milano, alla terza edizione e presentato oggi insieme alle aziende partner. L’Italia è il terzo Paese dell’Unione Europea per capacità di stoccaggio annunciata al 2030 dopo Paesi Bassi e Danimarca, con 4 milioni di tonnellate di capacità di iniezione annua prevista nel sito di Ravenna, che ha il potenziale per diventare un hub di riferimento per tutti i Paesi del Mediterraneo (dispone infatti di una capacità totale stimata in oltre 500 milioni di tonnellate). L’annuncio della disponibilità di un sito di stoccaggio ha reso possibile la nascita di quattro importanti progetti di cattura nel Nord Italia, tra Emilia-Romagna, Veneto e Lombardia, con una capacità di cattura a regime stimata in oltre 1,2 milioni di tonnellate l’anno. “La rilevanza strategica della cattura della CO₂ è stata riconosciuta anche a livello normativo – commenta Vittorio Chiesa, direttore e fondatore di Energy&Strategy -: con il Net-Zero Industry Act (NZIA), infatti, l’Unione Europea ha introdotto per la prima volta un obiettivo vincolante di capacità di stoccaggio della CO₂. Ciononostante, permangono significative incertezze regolatorie e una carenza di meccanismi di supporto lungo l’intera value chain che rischiano di rallentare lo sviluppo dei progetti necessari a rispettare le tempistiche imposte dagli obiettivi climatici. In base alla nostra analisi sarebbero necessari schemi incentivanti dedicati, eventualmente affiancati da contributi in conto capitale nella fase iniziale di sviluppo della filiera. In termini di finanziamenti pubblici, per raggiungere la piena decarbonizzazione nei settori considerati (cemento, generazione elettrica in centrali a gas, termovalorizzazione) occorrerebbero tra 1,6 e 3,1 miliardi di euro annui: un impegno significativo, ma comparabile a quello già previsto per il supporto alle fonti rinnovabili elettriche nel medio-lungo periodo. Senza questi strumenti, il contributo della cattura della CO₂ agli obiettivi climatici europei rischia di rimanere largamente insufficiente”. A livello globale l’interesse verso la CCUS è in forte crescita e anche in Europa il trend è positivo, ma le proiezioni indicano un possibile disallineamento tra la capacità di cattura e quella di stoccaggio disponibile al 2030, con un rischio concreto di mancato raggiungimento dei target fissati. Parallelamente, stanno cambiando i settori di applicazione dei progetti, con un progressivo spostamento verso comparti come cemento, generazione elettrica e trasformazione dei carburanti, mentre la destinazione della CO₂ si orienta verso lo stoccaggio dedicato rispetto alle tradizionali applicazioni di Enhanced Oil Recovery (EOR). È in atto una profonda evoluzione dei progetti di cattura della CO2, dal punto di vista della localizzazione geografica, dei settori di applicazione e della destinazione delle emissioni catturate. Il ruolo dell’Europa infatti sarà sempre più rilevante: il continente rappresenta al momento solo il 4% della capacità di cattura operativa a livello globale, ma questa percentuale è destinata a salire fino al 29% della capacità totale in fase di sviluppo, stimata a 405 Mtpa, in linea con il percorso di decarbonizzazione che ha velocizzato le iniziative di CCUS.

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