LA GIORNATA

Xi a Trump: siamo partner e non rivali. Ma resta il nodo Taiwan

  • Corte Conti: attuazione Pnrr e Pnc in linea con gli obiettivi Ue
  • Fibercop: accordo con Bei, fino a 1 mld per accelerare la banda ultra larga
  • Ance, bene l’impianto del dl Lavoro sul salario giusto. La bilateralità è una garanzia, va difesa

15 Mag 2026 di Maria Cristina Carlini

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IN SINTESI

Il presidente americano Donald Trump promette al suo omologo Xi Jinping un “futuro favoloso” tra Stati Uniti e Cina, pronunciando parole concilianti, ben lontane dalle numerose tensioni tra le due potenze. Il presidente Xi usa toni più pacati e cita lo storico greco Tucidide per ribadire che Cina e Stati Uniti dovrebbero essere “partner, non rivali”. Ma a precise condizioni: i due giganti potrebbero “entrare in conflitto” se la questione di Taiwan venisse gestita in modo errato. Nell’atteso vertice di Pechino, non poteva essere più chiaro il messaggio consegnato dal leader comunista all’inquilino della Casa Bianca.Le relazioni tra Washington e Pechino sono le “più importanti al mondo” e i due Paesi “dovrebbero essere partner, non rivali”, ha affermato Xi, augurandosi che il 2026 “sia un anno di svolta”. Ma, appunto, su Taiwan non è disposto a cedere nemmeno un millimetro: se la situazione non sarà gestita correttamente, “i due Paesi potrebbero scontrarsi o addirittura entrare in conflitto, spingendo l’intero rapporto sino-americano in una situazione molto pericolosa”. A Trump è stata riservata un’accoglienza festosa. L’incontro tra i due big è iniziato con una stretta di mano di 14 secondi davanti alla Grande sala del popolo, dove Xi ha accolto Trump con il tappeto rosso, l’inno statunitense e i bambini con le bandiere dei due Paesi. Poi il bilaterale,Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il leader cinese Xi Jinping nel corso del loro incontro hanno discusso della guerra in Medio Oriente, del conflitto in Ucraina e delle questioni relative alla penisola coreana, secondo quanto riferito dal governo cinese. «I due capi di Stato hanno scambiato opinioni sulle principali questioni internazionali e regionali, tra cui la situazione in Medio Oriente, la crisi ucraina e la penisola coreana», si legge in un comunicato del ministero degli Esteri cinese.  Sul Medio Oriente Washington ottiene almeno una mezza vittoria, ricevendo – secondo il resoconto della Casa Bianca – il sostegno al ‘no’ all’atomica per l’Iran e al ‘sì’ alla necessità che lo Stretto di Hormuz rimanga aperto. Dall’inizio della guerra Washington ha cercato più volte di chiamare in causa il Dragone affinché facesse pressione sull’alleato di Teheran, spingendo sul fabbisogno energetico cinese, ma i suoi tentativi sono andati a buon fine solo parzialmente.

Trump si è presentato a Pechino accompagnato da alcuni dei nomi più pesanti del capitalismo Usa, dal ceo di Tesla Elon Musk a quello di Nvidia Jensen Huang fino al Ceo di Apple Tim Cook, sottolineando come il gruppo fosse lì per “rendere omaggio” e sviluppare attività commerciali nel Paese. Un segnale letto a Pechino come la prova che – nonostante dazi, restrizioni tecnologiche e tentativi di decoupling – una parte del mondo economico statunitense continua a considerare la Cina un mercato troppo importante per essere ignorato. Xi ha sottolineato come “il progresso cinese sia compatibile con il Make America Great Again” e, nei colloqui con gli imprenditori statunitensi, ha insistito sulla necessità di mantenere “stabili e prevedibili” le catene globali di approvvigionamento ed evitare nuove escalation commerciali. Tanto basta a Trump per definire i colloqui con Pechino estremamente positivi, al punto da invitare il collega cinese alla Casa Bianca a settembre e da definirlo, ancora una volta, “un grande leader”: “A volte alla gente non piace che lo dica, ma lo dico comunque, perché è vero”, ha detto il presidente statunitense.

Corte Conti: attuazione Pnrr e Pnc in linea con gli obiettivi Ue

L’attuazione degli interventi del Pnrr e del Pnc, esaminati a campione nel 2025, risulta sostanzialmente in linea con gli obiettivi concordati a livello europeo, pur con alcune criticita’ in specifici settori. Lo rileva la Corte dei Conti. L’attivita’ di controllo ha seguito modalita’ coerenti con le tempistiche di realizzazione dei Piani e ha avuto, tra l’altro, ad oggetto la digitalizzazione della Pa, la tutela della salute, l’utilizzo efficiente delle risorse idriche, il potenziamento dei collegamenti ferroviari e della sicurezza stradale, la promozione delle energie rinnovabili e le politiche di inclusione sociale. L’area osservata ammonta a circa 87,78 miliardi, pari al 39,55% delle risorse Pnrr e Pnc, al netto dei definanziamenti; nel 2025, i controlli hanno riguardato circa 29,87 miliardi, pari al 13,46% delle risorse dei due Piani. Dall’analisi delle banche-dati ufficiali si evidenzia un conseguimento degli obiettivi Pnrr conforme a quanto definito in sede europea, anche alla luce delle modifiche apportate. Se nel settore della digitalizzazione si registrano avanzamenti superiori ai traguardi programmati, in materia ambientale e infrastrutturale persistono criticita’ per alcune misure rimodulate sotto il profilo temporale; per gli investimenti nella mobilita’ sostenibile e’ stato indicato il rischio di opere non completate, a causa del ridimensionamento di alcuni interventi; in ambito sanitario le misure per le Case e gli Ospedali di Comunita’ sono in linea con i target, mentre permangono esigenze di accelerazione per l’ammodernamento del parco tecnologico e digitale ospedaliero. Con riguardo al Pnc, nonostante la maggior parte dei lavori risulti avviata, alcune residue difficolta’ di realizzazione rendono necessaria la revisione dei cronoprogrammi. A partire dal 2023, secondo la Corte, le modifiche introdotte al Pnrr ne hanno reso piu’ realistica l’attuazione, ma resta il rischio che le continue rimodulazioni finanziarie e progettuali incidano sull’impostazione iniziale. In vista della fase conclusiva, la Corte richiama la necessita’ di velocizzare gli interventi in corso, assicurando la sostenibilita’ futura delle infrastrutture e dei servizi realizzati, nonche’ l’adozione di strumenti idonei a rilevare i benefici in concreto prodotti per la collettivita’.

Ance, bene l’impianto del dl Lavoro sul salario giusto. La bilateralità è una garanzia, va difesa

“Abbiamo un giudizio complessivamente molto positivo sul decreto Lavoro. In particolare, sulla riaffermazione che la contrattazione collettiva è quella tra le parti comparativamente più rappresentative. Questo è fondamentale per la centralità delle parti sociali. Nel settore edile abbiamo una contrattazione a livello nazionale e poi una contrattazione territoriale: l’insieme di questi contratti danno la contrattazione collettiva di riferimento e anche il trattamento economico complessivo. Molto spesso quando si parla di salario non si tiene conto del fatto che il salario non è solo quello che entra in tasca al lavoratore, ma anche l’insieme di tutto ciò che i vari contratti collettivi attuano”. A sottolinearlo è stata la presidente di Ance, Federica Brancaccio, nel corso delle audizioni sul decreto Lavoro (o decreto 1° maggio) in commissione Lavoro alla Camera. “Tale sistema rappresenta, inoltre, un importante elemento di garanzia anche per le imprese, incluse quelle di minori dimensioni, in quanto consente di operare all’interno di regole certe, omogenee e condivise dalle parti sociali” ma, ha evidenziato Brancaccio, ciclicamente assistiamo a degli attacchi a questo sistema” della bilateralità, “ma ci si dimentica che i soldi versati collettivamente nei nostri enti bilaterali per il 99,25% sono soldi che tornano in salario differito, tutele, formazione in sicurezza e premialità alle imprese virtuose. La bilateralità e la contrattazione collettiva danno la garanzia della terzietà e della mutualità rispetto a diritti dei lavoratori e anche a premialità ad imprese sane e virtuose”. “Le parti sociali hanno affidato alle Casse Edili/Edilcasse dei compiti fondamentali, riconosciuti poi anche in via legislativa dalle Istituzioni, volti sia a rispondere alle specificità proprie del settore edile sia a dare concreta attuazione agli obiettivi di tutela sociale promossi congiuntamente dalle organizzazioni dei lavoratori e dalle organizzazioni dei datori di lavoro. A tal proposito, si pensi al ruolo che è stato affidato dal legislatore alle Casse nell’ambito della disciplina del DOL e della disciplinadella verifica della congruità della manodopera nei lavori edili. Queste attività costituiscono un fondamentale presidio della legalità”, ha detto Brancaccio.  “Forse anche questa volta proveremo a chiedere il lavoro usurante per l’edilizia. Ci proviamo spesso e non so se in questo provvedimento sarà ammissibile. Ma torneremo anche a chiedere le 16 ore di formazione obbligatoria per chi entra in un cantiere con qualsiasi contartto legittimamente applicato”.

Fibercop: accordo con Bei, fino a 1 mld per accelerare la banda ultra larga

La Banca europea per gli investimenti (Bei) ha approvato un pacchetto di finanziamenti fino a 1 miliardo di euro a favore di FiberCop, l’azienda che gestisce l’infrastruttura digitale piu’ avanzata ed estesa in Italia, per espandere e modernizzare la rete nazionale di banda ultra-larga. L’avvio della prima tranche, pari a 500 milioni di euro, e’ avvenuto attraverso la firma a Roma tra Gelsomina Vigliotti, vicepresidente Bei, e Massimo Sarmi, presidente e amministratore delegato di FiberCop. Il finanziamento beneficia della garanzia di InvestEU, il programma di investimenti dell’Unione europea tramite il quale il gruppo Bei ha gia’ investito in Italia oltre 6 miliardi di euro. ‘Investire in reti digitali moderne e ad alta capacita’ significa rafforzare la competitivita’ del Paese, sostenere la crescita e garantire pari opportunita’ di accesso alla connettivita’ per cittadini e imprese. Con questo finanziamento puntiamo a ridurre il divario digitale, favorire l’innovazione tecnologica e sostenere gli obiettivi dell’Italia e dell’Unione europea in materia di digitalizzazione,’ ha dichiarato Gelsomina Vigliotti, vicepresidente della Bei. Questa operazione sostiene FiberCop nella sua mission di ampliare la sua rete in fibra ottica Fibre to the Home (FTTH) destinata a collegare ulteriori 5,8 milioni di unita’ immobiliari in tutta Italia, per raggiungere il target annunciato di 20,3 milioni di Unita’ immobiliari entro la fine del 2027, contribuendo in modo significativo alla riduzione del divario digitale nel Paese. Complessivamente, circa il 40% degli investimenti sara’ realizzato nelle regioni incluse nella Zona Economica Speciale (Zes) unica per il Mezzogiorno, con l’obiettivo di migliorare l’accesso alla connettivita’ nelle aree dove il divario infrastrutturale e’ ancora piu’ marcato. ‘Il finanziamento della Banca europea per gli investimenti, il primo a meno di due anni dalla nascita di FiberCop, rappresenta un riconoscimento significativo della solidita’ del nostro progetto industriale,’ ha dichiarato Massimo Sarmi, presidente e amministratore delegato di FiberCop. ‘L’accesso al capitale di un’istituzione dal profilo rilevante quale la Bei, conferma la credibilita’ della strategia di FiberCop e la sua unicita’ e rilevanza nel contesto europeo. L’operazione rafforza il nostro ruolo di infrastruttura cruciale e la nostra missione di abilitatore dello sviluppo digitale del Paese. Operiamo come piattaforma neutrale, con un modello che garantisce condizioni di accesso eque e sostenibili per tutti gli operatori, a beneficio della competitivita’ del sistema e degli obiettivi di crescita e coesione dell’Italia”. Il finanziamento della Bei permettera’ a FiberCop di continuare nello sviluppo di un’infrastruttura in fibra Ftth moderna, avanzata e neutrale offrendo agli operatori di telecomunicazione velocita’ fino a 10 Gbps nelle aree che attualmente non dispongono di servizi a capacita’ molto elevata. L’intervento si inserisce nel quadro della Strategia italiana per la Banda Ultra Larga e contribuisce in maniera diretta al raggiungimento degli obiettivi nazionali sulla connettivita’ gigabit.

La Angelo Holding di Vito Pertosa cede a Siemens attività di Mer Mec

L’industriale pugliese Vito Pertosa, fondatore della Angelo holding, di Monopoli, ha firmato l’accordo per la cessione a Siemens di un perimetro di Mer Mec che comprende il business della diagnostica & data analytics worldwide e del wayside signaling in Italia. “L’operazione – indica Pertosa – mi aiuterà ad investire nelle altre società della mia holding industriale, oltre che sostenere le realtà del Mezzogiorno d’Italia che hanno bisogno di svilupparsi e dar vita a nuova occupazione di qualità”. Mer Mec, fondata da Pertosa, è leader nel mondo nell’high tech per il settore ferroviario. La parte coinvolta nell’operazione ha registrato nel 2025 ricavi per circa 430 milioni, con 1.700 collaboratori. “Formalmente sono in pensione da 9 mesi, al momento la mia salute non è delle migliori, i miei figli hanno la loro strada autonoma con le loro aziende”, indica Vito Pertosa, fondatore di un gruppo industriale high tech leader nelle tecnologie per le ferrovie, per poi aprire nuove frontiere fino all’aerospazio, dagli aerei da turismo in fibra di carbonio ai satelliti. “Per questa ragione – spiega – ho cercato un gruppo molto solido nel settore, per garantire un futuro sereno ai miei bravi colleghi, che hanno contribuito a rendere Mer Mec la realtà che è oggi, ovunque essi siano. Entrare a far parte di Siemens offrirà loro una realtà globale, fortemente orientata all’innovazione e alla crescita sostenibile”. “Quella di oggi è una tappa rilevante per il gruppo Angelo Holding”, rileva Ruggiero Delcuratolo, head of M&A Angelo Holding: “Firmiamo – spiega – un accordo importante per Mer Mec, la società storica del gruppo leader mondiale nel business della Diagnostica & Data Analytics, presente in Italia nel segnalamento, nell’elettrificazione, nelle telecomunicazioni per il settore ferroviario. Unire Mer Mec al Gruppo Siemens può rappresentare per le sue persone, un ulteriore punto di partenza per proseguire in contesti sempre più sfidanti”. “Pur di dare notizie, sono circolate delle indiscrezioni su alcuni media, non corrette per valori, perimetro, dipendenti”, evidenzia il manager: “La parte di Mer Mec coinvolta nell’operazione ha registrato nel 2025 ricavi per circa 430 milioni di euro con 1700 collaboratori. AngelStar, Compagnie Des Signaux e Mer Mec Deutschland, non fanno parte del perimetro e daranno vita ad – Angel Signaling -, società del Segnalamento Ferroviario della Angelo Holding con 800 dipendenti ed un backlog di circa 2 miliardi di euro. Angelo Holding, dopo il closing, previsto entro fine anno, all’ottenimento delle consuete autorizzazioni, manterrà complessivamente circa 1.500 persone. Pensiamo che questa operazione possa portare benefici per tutti”. Per Siemens, questa operazione consente una “espansione della presenza industriale di Siemens Mobility in Italia” nel segnalamento ferroviario, di cui è leader mondiale; un “rafforzamento significativo del portafoglio diagnostico globale di Siemens Mobility”, un “contributo decisivo al raggiungimento degli obiettivi di crescita del fatturato di Siemens; all’interno del target range di crescita del margine di Mobility, entro il secondo anno dal closing” Il sito di Matera – viene indicato, “diventerà un polo industriale per la diagnostica di nuova generazione” Nel complesso, “l’operazione – indica Siemens – rafforzerà significativamente il portafoglio ferroviario globale di Siemens, con particolare attenzione alle tecnologie di diagnostica e misurazione, ampliando ulteriormente le attività di segnalamento, la presenza industriale e l’accesso al mercato in Italia”. “Le parti hanno concordato di non divulgare i termini finanziari dell’operazione”. Il closing è previsto entro la fine del 2026. “Combinando l’expertise tecnologica e l’accesso al mercato di Mer Mec con la presenza globale e la leadership tecnologica di Siemens Mobility, rafforzeremo le nostre competenze nell’ambito della diagnostica, dell’asset intelligence e del segnalamento. Questo passo amplia la nostra presenza industriale in Italia, all’interno del nostro business di segnalamento, nel quale siamo leader mondiali, e migliora significativamente il nostro portafoglio globale di diagnostica”, commenta il ceo di Siemens Mobility, Michael Peter. Le attività dell’azienda pugliese che passano a Siemens “offrono servizi ai propri clienti in oltre 70 paesi” del mondo.

Webuild: da inizio anno nuovi ordini per 3 mld di euro 

Webuild da inizio anno mette a segno nuovi ordini per 3 miliardi, incluso 1 miliardo di gare in cui il gruppo è risultato come migliore o unico offerente, integralmente concentrati in geografie a basso profilo di rischio quali Italia, Australia e Nord America, in piena coerenza con la strategia di de risking del portafoglio. I nuovi progetti acquisiti più rilevanti riguardano il segmento della mobilità sostenibile: in Italia il Lotto 1 della statale 106 Jonica in Calabria, due nuove stazioni della Linea C della Metropolitana di Roma e la Variante di Mondovì; negli Stati Uniti l’ammodernamento e l’ampliamento della Interstate-4 in Florida. Si aggiungono iniziative nei settori energy e water, fra cui la centrale a gas di Kwinana in Australia e l’impianto di depurazione di Napoli Est.  A queste aggiudicazioni si affianca una pipeline commerciale di breve termine pari a circa 99 miliardi, concentrata in aree geografiche sviluppate dove Webuild vanta una presenza consolidata e composta da gare presentate e in attesa di aggiudicazione per 16 miliardi e gare in fase di preparazione per 17 miliardi. Sul fronte operativo, i primi mesi del 2026 sono stati caratterizzati da significativi avanzamenti sui progetti in corso di realizzazione, in Italia e all’estero.  Webuild affronta il 2026 con “piena fiducia, pur mantenendo un attento monitoraggio del quadro geopolitico e delle sue possibili implicazioni macroeconomiche”.   Con riferimento al contesto in Medio Oriente, l’esposizione del gruppo all’area — dove Webuild opera esclusivamente in Arabia Saudita — è limitata a circa il 5% del backlog, con cantieri che proseguono regolarmente e in condizioni di piena sicurezza per il personale del Gruppo e dei subappaltatori.  Per il 2026 Webuild conferma la traiettoria attesa per l’anno: ricavi in linea con i livelli record del 2025, sostenuti dal backlog significativo; prosecuzione delle iniziative di miglioramento della marginalità e di rafforzamento della generazione di cassa operativa; mantenimento di una posizione finanziaria netta positiva.

 

 

A2a: nel primo trimestre  ricavi in crescita a oltre 4,5 miliardi

A2a chiude il primo trimestre con ricavi in crescita del 15% a 4,55 miliardi di euro. In calo del 4% a 647 milioni invece il margine operativo lordo e del 9% a 372 milioni il risultato operativo, mentre l’utile rettificato scende dell’11% a 221 milioni e l’utile netto del 15% a 216 milioni. Un calo legato a “voci straordinarie negative – si legge in una nota – pari a 5 milioni di euro, iscritte come ‘imposte’, che si riferiscono all’incremento temporaneo del +2% dell’aliquota Irap, introdotto con il ‘Decreto Energia’ . In crescita del 4% gli investimenti a 315 milioni.
Per l’intero esercizio il gruppo conferma le stime Le previsioni sull’esercizio 2026, con un margine operativo lordo compreso tra 2,21 e 2,25 miliardi e un utile netto rettificato tra 0,63 e 0,66 miliardi di eur .A2a “conferma” nel trimestre l’impegno per la transizione ecologica del paese. Lo afferma l’amministratore delegato Renato Mazzoncini sottolineando che il gruppo chiude il periodo con “investimenti per 315 milioni di euro, in aumento del 4% rispetto allo stesso periodo del 2025”.
“Sul fronte rinnovabili – prosegue – la capacità installata ha raggiunto 2,7 Gw, grazie all’entrata in esercizio di nuovi impianti eolici e fotovoltaici e la produzione green è incrementata del 14%, consolidando il ruolo di A2A a favore della crescita dell’autonomia energetica del paese”.
“Crediamo – incalza il manager – che le fonti rinnovabili rappresentino una leva fondamentale per l’indipendenza energetica nazionale e per la stabilizzazione dei prezzi per famiglie e imprese, e auspichiamo un’evoluzione del quadro normativo che ne acceleri lo sviluppo”.
“In uno scenario ancora volatile – evidenzia – la solidità dei nostri indicatori economico-finanziari attesta l’efficacia del modello industriale adottato e ci permette di guardare avanti con fiducia, proseguendo con disciplina nell’attuazione del Piano Strategico e nella generazione di valore sostenibile per tutti gli stakeholder”. In merito poi alla controversia arbitrale relativa al servizio di gestione del termovalorizzatore di Acerra, A2A impugnera’ il lodo arbitrale che e’ stato pubblicato sul sito Anac che, assunto a maggioranza con parere dissenziente, ha definito in primo grado la causa radicata da regione Campania. Nel dettaglio, spiega la nota, questo provvedimento ha accolto le pretese della Regione in merito alla restituzione di parte del corrispettivo relativo al periodo 2021-2023 dovuto e già erogato ad A2A Ambiente per l’esecuzione del contratto di appalto per la gestione del WTE di Acerra, stipulato nel 2018 e cessato a febbraio 2025. La Regione, prima della notifica del lodo e prima dell’esecutività dello stesso, con comunicazione 7 maggio 2026 ha chiesto alla società l’esistenza dell’eventuale intenzione di adempiere spontaneamente. La società impugnerà il lodo nelle tempistiche previste dalla legge a tutela dei propri diritti.

Acea, nel trimestre +11% l’utile, “avvio di anno solido”

Acea chiude i risultati del primo trimestre con un utile netto in crescita dell’11% a 111 milioni, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. L’utile netto ricorrente migliora del 14% a 82 milioni. Gli investimenti lordi realizzati nei primi tre mesi del 2026 sono pari a 301,9 milioni di euro in crescita del 15,1% rispetto ai 262,2 milioni dell’anno precedente. Gli investimenti al netto dei contributi ammontano a circa 286 milioni di Euro (242 milioni di Euro nel 1Q2025), concentrati principalmente nei business regolati che rappresentano l’89% dei capex totali. Questa la ripartizione degli investimenti lordi per aree di business: Acqua Italia 163,7 milioni di Euro (152 milioni al netto dei contributi), Reti e Illuminazione Pubblica 94,3 milioni di Euro (90 milioni al netto dei contributi), Ambiente 13,1 milioni di Euro, Produzione 7,4 milioni di Euro, altri business (Acqua Estero, Engineering & Infrastructure Projects), Corporate ed Energy Management 23,4 milioni di Euro. E’ un “avvio di anno solido”, rileva la società, “con risultati pienamente in linea con la guidance 2026”, che viene confermata.
“I risultati raggiunti nel trimestre – commenta l’ad, Fabrizio Palermo – rafforzano la traiettoria di crescita delineata dal piano industriale. La solidità della struttura finanziaria e il consolidamento nei business regolati, ci consentono di confermare la guidance per il 2026. L’impegno dell’azienda prosegue nel segno dell’efficienza operativa e dello sviluppo sostenibile con l’obiettivo di generare valore concreto per i territori e per tutti i nostri stakeholder anche grazie all’incremento degli investimenti sulle infrastrutture”. In un contesto globale incerto, a causa delle tensioni geopolitiche in Est Europa e Medio Oriente
e delle politiche commerciali statunitensi, i risultati del primo trimestre 2026 del Gruppo Acea si confermano molto positivi, e in miglioramento sia in termini di margine operativo lordo sia di risultato netto. Forte di questi risultati, Acea continua nella sua strategia “Green Diligent Growth”, volta a rafforzare il posizionamento come primario operatore infrastrutturale focalizzato nello sviluppo di infrastrutture sostenibili in business regolati. In linea con gli obiettivi, l’ebitda dei business regolati dell’Acqua, della Distribuzione elettrica e dell’Ambiente, rappresentano circa il 95% dell’ebitda del Gruppo. Questo processo di trasformazione è stato reso possibile da una profonda revisione del perimetro delle attività, realizzata attraverso operazioni strategiche quali il perfezionamento, in data 10 aprile 2026, della cessione di Acea Energia. Prosegue l’attenzione alla gestione dei costi e degli investimenti anche attraverso l’implementazione di sempre più efficaci procedure di acquisto. Acea conferma la strategia di focalizzazione sullo sviluppo di infrastrutture sostenibili in contesti regolati, con l’obiettivo di mantenere una solida struttura finanziaria e generare un impatto positivo sulle performance operative ed economiche.

Fincantieri: assemblea approva bilancio 2025, nominato collegio sindacale

L’assemblea degli azionisti di Fincantieri ha approvato il bilancio d’esercizio 2025 chiuso con 97,46 milioni di euro di utile a livello della capogruppo e ha destinato a riserva straordinaria 92,5 milioni (4,8 mln a riserva legale). Nominato il collegio sindacale che comprende, quali effettivi, Gabriella Chersicla (tratta dalla lista di minoranza presentata da Inarcassa), Elena Cussigh e Antonello Lillo (tratti dalla lista di maggioranza Cdp Equity) e, quali sindaci supplenti, Maurizio De Filippo (lista Inarcassa), Ottavio De Marco e Arianna Pennacchio (lista Cdp Equity). “Il settore del ‘cruise’ è solido e in crescita. Oggi lavoriamo con tutti gli armatori del cruise”,  ha detto l’a.d. e d.g. di Fincantieri, Pierroberto Folgiero, intervenendo all’assemblea. Un altro comparto che “sarà fortemente richiesto in futuro è quello delle navi rompighiaccio” nell’ ambito delle navi specializzate. La situazione nell’ underwater è di una “accelerazione nelle tecnologie della difesa con una espansione nelle tecnologie della parte civile”, si tratta di un settore che “va presidiato”, ha specificato il manager.
Folgiero ha spiegato che i prodotti Fincantieri poggiano su due strati: innovazione e mondo dei sistemi componenti”. In particolare, “il cuore della nave sta cambiando, cambia la sala macchine, cambiano i motori e noi presidiamo”.

Assemblea Enav nomina Sandro Pappalardo nuovo presidente

Approvato il bilancio 2025 e nominato il nuovo cdA 2026-2028 dall’assemblea degli azionisti di Enav. Nominato Sandro Pappalardo in qualità di presidente.
Tra i principali risultati economici consolidati 2025 – rende noto Enav – ricavi ed Ebitda consolidati sono pari rispettivamente a 1.024,7 milioni di euro e 252,7 milioni di euro; i ricavi da mercato non regolamentato a 52,1 milioni di euro; l’utile netto consolidato a 93,1 milioni di euro; il Free cash flow pari a 263,7 milioni di euro. Via libera alla distribuzione di un dividendo pari a 156,7 milioni di euro, corrispondenti a 0,29 euro per azione, a lordo delle eventuali ritenute di legge, con riferimento alle azioni che risulteranno in circolazione alla data di stacco della cedola, escluse le azioni proprie in portafoglio a quella data. Il dividendo verrà posto in pagamento il 24 giugno 2026 con data stacco cedola coincidente con il 22 giugno 2026 e record date coincidente con il 23 giugno 2026. Il nuovo cda risulta così composto: Sandro Pappalardo, Stella Mele, Igor De Biasio, Antonella Ballone, Stefano Arcifa e Maria Cristina Vismara appartenenti alla Lista 1, presentata dall’azionista di maggioranza Mef, rappresentante il 53,28% del capitale sociale, votata dal 63,67% del capitale rappresentato in assemblea; Enzo Peruffo, Maria Letizia Ermetes e Marco Rigotti appartenenti alla Lista 2, presentata da un gruppo di investitori istituzionali, complessivamente titolari di circa il 2,81% del capitale sociale, votata dal 27,36% del capitale rappresentato in assemblea.
Determinati i compensi spettanti ai componenti l’organo consiliare in euro 50.000 lordi annui per il presidente del Consiglio di Amministrazione ed in euro 30.000 lordi annui per ciascuno degli altri Consiglieri, oltre il rimborso delle spese sostenute per l’esercizio delle loro funzioni”, informa la nota Enav. Successivamente si è riunito il nuovo cda che ha nominato quale amministratore delegato Igor De Biasio, conferendogli tutti i poteri di amministrazione ordinaria e straordinaria della società, con esclusione di specifiche attribuzioni che il Consiglio si è riservato, oltre a quelle non delegabili a norma di legge e di Statuto. Al presidente, il Consiglio di Amministrazione ha attribuito il compito di sovraintendere alle attività della funzione di audit, ferme restando le prerogative degli altri soggetti coinvolti nel sistema di controllo interno e gestione dei rischi. Sulla base delle dichiarazioni rese dagli Amministratori e delle informazioni a disposizione della Società, il Consiglio di Amministrazione ha accertato in capo a tutti i Consiglieri il possesso dei requisiti di onorabilità e professionalità e l’assenza di cause di ineleggibilità, incompatibilità e/o decadenza, come previsti dalla legge e dallo Statuto.

Da Simest 800 mln per le imprese colpite dalla crisi del Golfo

Simest la società per l’internazionalizzazione delle imprese del Gruppo CDP, lancia un nuovo intervento strategico da 800 milioni di euro a sostegno delle imprese italiane colpite dagli effetti della crisi nell’area del Golfo Persico e dal perdurare delle tensioni sui costi energetici. In un contesto internazionale segnato da instabilità geopolitica, volatilità dei mercati e pressioni sulle catene di approvvigionamento, l’iniziativa si inserisce nel più ampio impegno del Sistema Italia, guidato dal Ministero per gli Affari Esteri e la Cooperazione Internazionale, a sostegno della competitività del tessuto produttivo nazionale, accompagnandone la proiezione sui mercati globali. Le risorse – che provengono dal Fondo 394/81, gestito da Simest in convenzione con la Farnesina – sono destinate alle imprese esportatrici e a quelle fornitrici dirette di aziende italiane che esportano. Cuore del pacchetto, attivato nell’ambito dello strumento “Transizione Digitale ed Ecologica”, è la nuova linea “Energia per la Competitività Internazionale”, concepita per offrire una risposta mirata alle imprese che hanno subito un impatto diretto sui costi energetici e/o fatturato per effetto della crisi nel Golfo, sostenendone la solidità finanziaria e la capacità di continuare a investire all’estero. L’amministratore delegato di Simest, Regina Corradini D’Arienzo, dichiara: «Con questa misura vogliamo dare una risposta concreta e tempestiva alle imprese che stanno affrontando gli effetti di un quadro internazionale sempre più instabile, segnato dalle tensioni geopolitiche e dal forte aumento dei costi energetici, che rischiano di incidere sulla competitività del nostro sistema produttivo. L’obiettivo è sostenere non solo le aziende esportatrici, ma anche tutte le filiere strategiche del Made in Italy, rafforzandone la capacità di continuare a investire e crescere sui mercati internazionali. È un intervento che si inserisce pienamente nell’azione del Sistema Italia, guidato dalla Farnesina, insieme a CDP, SIMEST, SACE, Ice, per accompagnare le imprese in questa fase complessa e renderle sempre meno sole di fronte agli shock globali».

La misura è destinata alle imprese che abbiano registrato un incremento dei costi energetici o una riduzione del fatturato pari ad almeno il 10% a seguito del conflitto e prevede: contributo a fondo perduto fino al 30% per le PMI (20% per le altre imprese); finanziamenti fino al 90% per il rafforzamento patrimoniale;
possibilità di destinare fino a 1,5 milioni di euro a incrementi di capitale e supporto alle società controllate; anticipo fino al 50%; durata dei finanziamenti fino a 8 anni. Parallelamente, viene ulteriormente rafforzata la misura dedicata alle imprese energivore, pilastro dell’intervento a favore dei comparti più esposti al caro energia, con condizioni migliorative volte a sostenere la continuità operativa e la capacità di investimento: contributo a fondo perduto fino al 20%; esenzione dalla prestazione delle garanzie; finanziamenti fino al 90% per il rafforzamento patrimoniale; incremento fino a 1,5 milioni di euro della quota destinabile alla capitalizzazione delle controllate; anticipo elevato fino al 50%; estensione della durata dei finanziamenti fino a 8 anni. Le domande potranno essere presentate a partire dal 25 maggio fino al 31 dicembre 2026. Con questo intervento, SIMEST rafforza il proprio ruolo di operatore chiave per l’internazionalizzazione, contribuendo a sostenere la resilienza del sistema produttivo e a preservarne la competitività in uno scenario globale in rapido mutamento. L’obiettivo è accompagnare le imprese non solo nella gestione della fase emergenziale, ma anche nel rafforzamento strutturale necessario per competere con successo sui mercati internazionali.

Consip: al via l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale per accelerare e innovare la gestione dell’intero ciclo di vita dei contratti pubblici

Consip avvia l’utilizzo di strumenti e agenti di Intelligenza Artificiale per accelerare e innovare la gestione dell’intero ciclo di vita dei contratti pubblici, ottimizzando i propri processi interni, per una qualità sempre maggiore del supporto fornito ad amministrazioni ed imprese. Sono 38 i casi d’uso già in corso di implementazione, con applicazioni che vanno dall’analisi dei fabbisogni alla progettazione delle gare, dalle attività di valutazione delle offerte fino al monitoraggio dell’esecuzione contrattuale. L’iniziativa si inserisce nel percorso di cambiamento indirizzato dal Piano Industriale 20262029, con l’obiettivo di rafforzare efficienza, qualità e trasparenza degli acquisti pubblici, investendo in Persone e nuove Tecnologie e valorizzando l’unicità del patrimonio informativo di Consip: in oltre 25 anni di attività, si contano 10 milioni di contratti, 1.700 strategie di gara, 5.000 lotti di gara pubblicati e 14.000 offerte ricevute, 11 milioni di articoli a catalogo, 306 imprese abilitate, 14.800 PA registrate per 135.000 punti ordinanti. Un patrimonio che sostiene un obiettivo ambizioso: raddoppiare la spesa intermediata entro il 2030, passando da 1/6 a 1/3 dei 185 mld/€ di spesa pubblica gestita. E su questa strada, in continuità con i risultati del 2025, anche il primo quadrimestre 2026 fa segnare tutti gli indicatori in positivo: 9 mld/€ di valore bandito, 2,4 mld/€ di valore aggiudicato, 11,2 mld/€ di acquisti delle PA su strumenti di e-procurement (+ 9% vs 2025). Sul piano operativo, le prime applicazioni di agenti di Intelligenza Artificiale – esito di Proof of Concept su gare concluse – mostrano una significativa riduzione dei tempi di analisi delle offerte: da settimane di lavoro a pochi minuti, a parità di risultati della valutazione. Ne deriverà una contrazione dei tempi di affidamento: ottimizzando tutte le attività comprimibili si passa da 7,5 mesi a 3 mesi, con una riduzione fino al 60%. Si tratta di una nuova modalità di gestione delle gare orientata a semplificare e accelerare le attività a maggiore intensità operativa, con l’obiettivo di ridurre i tempi e migliorare la qualità. Nel modello operativo di Consip, l’Intelligenza Artificiale è uno strumento di supporto e facilitazione alle decisioni delle Persone: il sapere professionale e l’esperienza restano il fulcro del processo decisionale, mentre la tecnologia ne potenzia efficacia e tempestività. «I risultati del primo quadrimestre 2026, in continuità con la crescita del 2025, segnano già un valore di spesa intermediata pari a 11,2 mld/€, con un incremento del 9% rispetto all’anno precedente, a conferma della strategia del Piano Industriale 2026-2029» – ha dichiarato Marco Reggiani, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Consip. «Da qui rilanciamo, portando per primi l’utilizzo sistematico e metodico dell’Intelligenza Artificiale nel ciclo di vita dei contratti pubblici, per rafforzare tempestività e qualità, nonché trasparenza, degli acquisti della PA». Il percorso di adozione dell’Intelligenza artificiale sarà accompagnato, nel secondo semestre 2026, da un fitto programma di misure di cambiamento interno, tra cui: piano di formazione e upskilling di oltre 4.000 ore nel 2026, per far evolvere le competenze delle Persone verso ambiti di frontiera (es. orchestratori) – II Trim 2026;  sistema di gestione del sapere, come patrimonio di conoscenza su cui costruire soluzioni AI (es. library degli agenti) – II Trim 2026; nuovo sistema gestionale integrato, con soluzioni AI native, in sostituzione degli attuali applicativi – III Trim 2026; accordi con Università/Enti di ricerca come «incubatori» di soluzioni innovative sul procurement – IV Trim 2026. Conclude Marco Reggiani: «L’Intelligenza Artificiale è una grande opportunità, con le Persone al centro. Investiremo in competenze e nuove professionalità per valorizzare il talento, accrescere la qualità dell’offerta di contratti e mercati digitali e rafforzare il supporto ad amministrazioni e imprese, contribuendo a una spesa pubblica sempre più efficiente e coerente con i fabbisogni».
Sul fronte esterno, la diffusione di soluzioni AI al servizio del sistema di procurement nazionale è prevista nei prossimi mesi: pubblicazione delle prime gare Consip «supportate» da agenti AI – III Trim 2026; pubblicazione del 1° Accordo quadro nazionale per l’offerta di soluzioni AI per tutte le amministrazioni pubbliche – III Trim 2026;  realizzazione di nuovi impianti di gara e modelli di contratto (iniziative a progetto o per ecosistemi, nuove tipologie di AQ, premialità su performance in esecuzione) – III Trim 2026;  nuovo servizio digitale per semplificare e velocizzare gli affidamenti delle PA attraverso il ricorso alla AI agentica – III Trim 2026; primo master consip sul procurement pubblico per diffondere know-how e best practices a tutte le PA sul procurement per l’AI – IV Trim 2026. Con l’insieme di queste iniziative, Consip conferma – sviluppando il proprio ruolo di centrale di acquisto nazionale – l’intenzione di costituire il centro di competenza nazionale sul procurement pubblico.

Sace al fianco di Arada per sostenere l’export italiano

Sace, l’Export Credit Agency italiana partecipata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha garantito un finanziamento da 100 milioni di dollari in favore di Arada, primario operatore emiratino nello sviluppo di grandi progetti immobiliari e urbani integrati, attivo anche nei settori hospitality, retail, wellness e industria. Il finanziamento, erogato da First Abu Dhabi Bank e strutturato secondo i principi della finanza islamica, è destinato a sostenere i progetti di sviluppo di Arada, in coerenza con gli obiettivi di sostenibilità della società, configurandosi come un sustainability-linked loan. Attraverso questa operazione, SACE supporta lo sviluppo di nuove opportunità di export per le filiere italiane dell’arredo, del design e dei macchinari per l’edilizia. Con all’attivo collaborazioni con importanti realtà italiane tra cui Armani Group, Arada è infatti considerato un partner strategico per il Made in Italy Tra i progetti più rilevanti l’Armani Beach Residences a Palm Jumeirah, per il quale Arada ha negoziato dall’Italia forniture di arredi di pregio, confermando l’apprezzamento del mercato emiratino per la qualità e la competitività dell’offerta italiana. “Siamo orgogliosi di affiancare Arada, un player di riferimento con una visione solida e progetti strategici in grado di aprire nuove opportunità per le imprese italiane negli Emirati Arabi Uniti”, ha dichiarato Ciro Aquino, Regional Manager Middle East, Head of Dubai Office di SACE. “Attraverso il supporto a questa facility sustainability-linked e Shariah-compliant, SACE conferma il proprio impegno a essere vicina alle imprese italiane attive nella regione, anche in un contesto globale complesso e in continua evoluzione. Questa operazione riflette la nostra ambizione di continuare ad abilitare crescita sostenibile, favorire nuove opportunità di business per l’eccellenza italiana e rafforzare ulteriormente i legami economici tra Italia ed Emirati Arabi Uniti”. Gli Emirati Arabi Uniti rappresentano un mercato prioritario per il Made in Italy e un hub strategico per la crescita delle imprese italiane nell’area. In un contesto internazionale complesso, segnato da instabilità geopolitica e nuove sfide per le catene globali del valore, SACE continua a essere al fianco delle imprese italiane attive nella regione, confermando il proprio impegno a sostenere l’export e l’internazionalizzazione anche nei mercati più dinamici e ad alto potenziale come gli Emirati Arabi Uniti.

Sparkle: Intesa con NaiTel e iLevant per un nuovo corridoio digitale tra Europa e Asia

Sparkle, primo operatore di servizi internazionali in Italia e fra i primi nel mondo, ha firmato un protocollo d’intesa con NaiTel, la divisione telecomunicazioni di Aqaba Digital Hub, e iLevant Ltd, per estendere il sistema di cavo sottomarino GreenMed nel Regno Hascemita di Giordania, sostenendo lo sviluppo di un nuovo corridoio di connettività digitale tra Europa e Asia. In base all’accordo, i partner lavoreranno per integrare il cavo sottomarino GreenMed con le reti in fibra terrestri e le piattaforme di interconnessione regionali in Giordania, rafforzando la resilienza della connettività nel Mediterraneo e sostenendo lo sviluppo di infrastrutture digitali diversificate tra Europa e Asia. La Giordania, tramite Aqaba Digital Hub, serve già come punto di approdo per i sistemi di cavi sottomarini BlueMed e Blue & Raman. Con GreenMed consolida ulteriormente il proprio ruolo di gateway terrestre strategico sul Corridoio Economico India–Medio Oriente–Europa (IMEC). Eyad Abu Khorma, fondatore e amministratore delegato di Aqaba Digital Hub, ha dichiarato: “La Giordania occupa una posizione unica, all’incrocio delle principali rotte di connettività globali che collegano Europa e Asia. L’estensione di GreenMed verso la Giordania rappresenta un passo naturale verso il rafforzamento di infrastrutture digitali diversificate e resilienti in tutta la regione. Siamo lieti di proseguire la nostra collaborazione con Sparkle, operatore globale di primo piano, nel promuovere un nuovo corridoio digitale che integri reti sottomarine e terrestri, rafforzando ulteriormente il ruolo della Giordania come ponte strategico tra Europa, Medio Oriente e Asia.” Enrico Bagnasco, amministratore delegato di Sparkle, ha commentato: “Questo accordo segna un ulteriore traguardo nello sviluppo di GreenMed e conferma la solidità della nostra collaborazione di lunga data con NaiTel e iLevant. L’espansione del sistema in Giordania permette il collegamento di ecosistemi digitali strategici e favorisce nuove opportunità di sviluppo in tutta la regione mediterranea e oltre.” GreenMed ha ricevuto finanziamenti dalla Commissione Europea nell’ambito del programma Connecting Europe Facility (CEF).

CO.GE.S.I. ed Egea  Acque  firmano il contratto preliminare per il subentro di CO.GE.S.I. nella gestione del servizio idrico integrato dell’ATO 4 Cuneese

CO.GE.S.I. ed Egea Acque, società controllata dal Gruppo Iren, hanno sottoscritto ieri un contratto preliminare per il subentro di CO.GE.S.I. Scrl nella gestione del servizio idrico integrato dell’ATO 4 Cuneese. L’operazione conclude un percorso avviato nel rispetto delle deliberazioni dell’Autorità d’Ambito, finalizzato ad affidare a un unico soggetto pubblico la gestione del servizio idrico integrato nel territorio cuneese. Il completamento del subentro avverrà nella seconda metà del 2026 come da accordi sottoscritti in data odierna. Sempre ieri, CO.GE.S.I. Scrl ha corrisposto 68,3 milioni di euro a titolo di valore residuo degli asset al 2024. Ulteriori tranche di pagamento sono previste nei prossimi mesi, per recepire gli aggiustamenti del valore residuo degli asset alla data del subentro. L’ebitda annuo di Egea Acque relativo alla gestione del servizio idrico integrato oggetto di subentro è pari a circa 6 milioni di euro.

Greenergy inaugura la nuova sede di Cagliari e rafforza la sua presenza in Sardegna

Consolidare il legame con il territorio sardo, attrarre nuove competenze e accompagnare la crescita del team locale: è questo l’obiettivo di Greenergy, player nazionale nel settore delle energie rinnovabili, che ha inaugurato ieri a Cagliari la nuova sede del Gruppo. L’apertura si inserisce in un più ampio percorso di rafforzamento del presidio operativo in Sardegna, pienamente integrato nell’organizzazione aziendale e attivo in stretta sinergia con le altre strutture della società. La presenza di Greenergy in Sardegna ha preso avvio nel 2022 nell’ambito della strategia di espansione sul territorio nazionale. Il team sardo, composto attualmente da oltre 10 professionisti con competenze multidisciplinari in ambito tecnico, ingegneristico e gestionale, lavora a supporto dei processi di transizione energetica delle principali realtà imprenditoriali del territorio, contribuendo allo sviluppo di un contesto economico sempre più competitivo e sostenibile. In linea con il piano di crescita avviato, Greenergy prevede di raddoppiare il numero delle risorse nei prossimi 12 mesi, con l’obiettivo di attrarre nuovi talenti, rafforzare le competenze presenti sul territorio e sviluppare iniziative ad alto valore aggiunto per il sistema economico regionale. La nuova sede, che si sviluppa su una superficie di 300 mq, è stata progettata per rispondere alle esigenze di un team in crescita: spazi luminosi, moderni e funzionali, pensati per favorire collaborazione, innovazione e benessere organizzativo. “La Sardegna rappresenta per Greenergy un territorio strategico, nel quale vediamo grandi potenzialità di sviluppo legate alla transizione energetica e alla valorizzazione delle risorse locali. L’apertura della nuova sede di Cagliari conferma la nostra volontà di rafforzare la presenza sull’Isola, investendo in competenze, persone e progettualità capaci di generare valore per il territorio”, dichiara Valentino Vivo, CEO di Greenergy. A livello nazionale, Greenergy ha costruito nel tempo un percorso di crescita significativo: dai primi passi nel 2006, l’azienda è arrivata a registrare 30 milioni di euro di ricavi nel 2025 e può contare oggi su un backlog di 105 milioni di euro, riferito a contratti attivi nei segmenti EPC, servizi di ingegneria e manutenzione O&M. Dalla fondazione a oggi, il Gruppo ha inoltre realizzato e gestito impianti per una potenza complessiva di 100 MW e sviluppato una pipeline di 2,5 GW. La crescita dell’azienda si fonda su un modello di business basato sull’integrazione verticale, con la gestione diretta di ogni fase progettuale e il supporto di mezzi e asset di proprietà, a garanzia del controllo della catena del valore, della rapidità di esecuzione e di elevati standard qualitativi. Sul territorio sardo, Greenergy è impegnata nello sviluppo di progetti orientati a coniugare innovazione, sostenibilità e valorizzazione delle risorse locali, con un’attenzione particolare ad iniziative capaci di integrare la produzione di energia pulita con l’attività agricola, nel pieno rispetto dell’ambiente e delle specificità del contesto territoriale. La nuova sede di Cagliari rappresenta quindi un ulteriore tassello nella strategia di sviluppo dell’azienda, che punta a consolidare il proprio ruolo di interlocutore di riferimento per imprese, stakeholder e territori impegnati nei processi di transizione energetica.

Umbria, Greenpeace, Legambiente e WWF bocciano la legge regionale sulle aree idonee

Greenpeace, Legambiente e WWF bocciano la legge regionale 7/2025 sulle aree idonee approvata in Umbria che, impone pesanti restrizioni alle rinnovabili considerate ancora una volta un problema e non la soluzione. Il testo approvato, inoltre, evidenzia gravi e manifesti profili di illegittimità in quanto, in più punti, introduce limiti ostativi allo sviluppo delle fonti rinnovabili, in contrasto con la normativa nazionale vigente e con l’urgenza di decarbonizzazione del sistema energetico, imponendo limiti e ostacoli allo sviluppo e alle opportunità che la stessa regione può cogliere in termini di sviluppo e riduzione dei costi in bolletta, soprattutto in previsione dell’entrata in vigore del prezzo zonale. In particolare, tra le criticità più evidenti, ci sono la retroattività della disciplina di non idoneità sui procedimenti in corso (misura illegittima su cui il TAR del Lazio con la sentenza n° 1955/2025 si è già espresso); l’introduzione di divieti assoluti ovvero aree “vietate” all’installazione di impianti fotovoltaici a terra nello spazio rurale, introducendo limiti generici contrari a quanto specificato del Decreto Transizione 5.0 e che rappresenta uno dei pochi elementi forti della normativa nazionale; l’uso preclusivo delle aree non idonee (prevalenza di non idoneità in caso di progetto presentato sia in area idonea che non idonea) e delle fasce di rispetto dai beni tutelati; l’aggravamento del procedimento autorizzativo attraverso oneri documentali e istruttori ulteriori rispetto alla disciplina statale; l’introduzione di soglie minime o alternative progettuali per alcune tecnologie (producibilità per l’eolico e agrivoltaico solo quando sollevato da terra) e di compensazioni sproporzionate.
Per Greenpeace, Legambiente e WWF quanto approvato dalla Regione potrà essere facilmente oggetto di ricorsi, ma anche di blocco da parte del Governo, proprio per la sua non conformità alla normativa vigente. Pochi i punti positivi della norma, come l’ampliamento di alcune tipologie di aree idonee, ma anche in questo caso accompagnate da criticità legate all’imposizione di limiti di potenza e strutturali che non trovano giustificazione alcuna. Una legge regionale che, in sintesi, racconta il poco coraggio della Regione che sembra più preoccupata a trovare vie di uscita e cavilli per ostacolare lo sviluppo dei grandi impianti rinnovabili. Gli unici che possono, insieme alle politiche di efficienza energetica, salvare davvero i territori, paesaggi e ridurre i costi energetici. Affidandosi solo ai piccoli impianti e alle comunità energetiche. Tecnologie necessarie ma non in grado, da sole, di affrontare le sfide attuali. Alla luce di ciò , le associazioni chiedono di eliminare tutti i cavilli in netta contrapposizione con la normativa nazionale e allargare la maglia delle aree idonee alle fasce di almeno 350 metri intorno alle altre strade ad alto scorrimento come la SS 75 Centrale Umbra, la SS 318 di Val Fabbrica e tutte le altre infrastrutture lineari già fortemente infrastrutturate, a tutte le aree prive di vincoli, alle aree agricole dichiarate disponibili e non produttive, o inutilizzabili per la coltivazione, e alle aree intorno ai data center. Riguardo l’installazione di nuove capacità rinnovabili, secondo i dati elaborati da Terna, tra gennaio 2021 e marzo 2026 l’Umbria ha installato appena 314 MW di nuova capacità rinnovabile, raggiungendo appena il 17,9% dell’obiettivo al 2030, pari a 1.756 MW, ed è attualmente tra le regioni più lontane rispetto a questo. Se la Regione Umbria continuerà con questo passo, considerando la media delle installazioni registrate tra il 2021 e il 2025, pari a 60,4 MW/a, la Regione rischia di raggiungere il proprio obiettivo tra 24 anni, con 19 anni di ritardo. Al nostro Paese e all’Umbria – concludono le associazioni – non servono barriere burocratiche, ma servono rinnovabili fatte bene: realizzate con regole chiare e certe per tutti gli operatori e progettate in modo che le comunità locali possano davvero beneficiarne in termini ambientali ed economici.

Sistema elettrico, studio di Arthur D. Little: vera sfida 2035 non sarà produrre energia ma gestirne volatilità

L’elettricità è la nuova spina dorsale dell’economia mondiale, ma produrne in abbondanza non sarà più sufficiente a garantire la stabilità del pianeta. Secondo il nuovo report globale “The Future of Electricity – From building capacity to shaping flexibility”, realizzato dalla società di consulenza Arthur D. Little, il sistema energetico sta attraversando un cambio di paradigma radicale: la priorità si sta spostando dalla semplice costruzione di nuova capacità produttiva alla creazione di una flessibilità sistemica. Con una domanda globale destinata a crescere del 40-55% entro il 2035 e quasi a raddoppiare entro la metà del secolo, la rete dovrà imparare a gestire una complessità senza precedenti. Lo studio, che adotta gli scenari della International Energy Agency (IEA), evidenzia come il problema non sarà più quantificare l’energia totale in megawattora, ma gestire i megawatt per minuto necessari a bilanciare un sistema dominato da fonti rinnovabili intermittenti e nuovi carichi energivori come l’intelligenza artificiale e i data center.
La trasformazione in atto segna il passaggio da un modello in cui centrali programmabili seguivano una domanda prevedibile a uno scenario in cui l’offerta è variabile e distribuita, mentre il consumo diventa sempre più elettrificato e volatile. Entro il 2035, solare ed eolico rappresenteranno il 35-40% della produzione globale, ma la transizione non sarà omogenea: in Europa le rinnovabili variabili arriveranno a coprire il 75% della produzione elettrica, contro il 60% della Cina e il 40% degli Stati Uniti. Questa “operability” del sistema richiederà un bisogno di flessibilità che, secondo le proiezioni, crescerà da due a sette volte rispetto ai livelli attuali, mentre i picchi di domanda globale aumenteranno del 40%. La sfida tecnica si sposta dunque sulla capacità di garantire energia affidabile esattamente

Franzolini (Feneal): “l’Italia deve rafforzare la propria capacità di investimento nelle energie rinnovabili”

“La crisi internazionale generata dalle guerre in corso non resta lontana dai luoghi di lavoro: entra nei cantieri attraverso il costo dell’energia, delle materie prime, dei trasporti e degli appalti. Per questo, la FenealUil continua a tenere insieme due parole considerate inseparabili: pace e lavoro”. Lo ha detto il segretario generale Mauro Franzolini nel corso della seconda giornata del XIX Congresso Nazionale della FenealUil. Al centro i temi della sicurezza, sviluppo, transizione energetica, legalità e qualità del lavoro. Tra gli interventi di oggi quello di Dario Fabbri – analista geopolitico che ha offerto una riflessione sul quadro internazionale e sui suoi effetti economici e sociali, con particolare riferimento alle conseguenze delle tensioni geopolitiche sulle filiere produttive, sull’energia e sugli investimenti. Nel confronto congressuale è stata inoltre ribadita la necessità di “un’Europa più forte sul piano politico, industriale e sociale, capace di accompagnare le trasformazioni economiche attraverso investimenti comuni, politiche industriali condivise e strumenti di tutela del lavoro” Particolare attenzione è stata dedicata anche al tema dell’autonomia energetica e della transizione ecologica. Come evidenziato da Franzolini “l’Italia deve rafforzare la propria capacità di investimento nelle energie rinnovabili, valorizzando le risorse naturali disponibili e riducendo la dipendenza energetica dall’estero. Un percorso che, secondo la FenealUil, richiede una strategia industriale chiara e investimenti strutturali capaci di coniugare sostenibilità, occupazione e sviluppo.” Presente gran parte della segreteria confederale UIL con Emanuele Ronzoni che ha concluso i lavori della mattinata, il Tesoriere Benedetto Attili che interviene nel pomeriggio e la segretaria confederale. Vera Buonomo. I lavori del Congresso proseguiranno oggi con la conclusione del dibattito congressuale e l’elezione degli organismi dirigenti nazionali della FenealUil alla presenza del Segretario Generale Uil Pierpaolo Bombardieri.

ITA Airways lancia le Green Fare

ITA Airways amplia la propria offerta e introduce le nuove Green Fare, tariffe che includono una quota destinata al sostegno di iniziative per la riduzione delle emissioni di CO₂. Con un solo clic, le tariffe Economy Green, Premium Economy Green e Business Green, disponibili sulle rotte domestiche, europee e su selezionate destinazioni intercontinentali, consentono ai passeggeri di ITA Airways di sostenere progetti certificati di protezione ambientale, e favorire l’adozione di carburanti sostenibili per l’aviazione (SAF) sui voli futuri. Sulle tratte europee e domestiche la quota stimata delle emissioni per passeggero viene compensata come segue: l’80% tramite il contributo a progetti di alta qualità per la tutela del clima e il 20% per l’adozione dei SAF sui voli futuri. Le Green Fare sono disponibili anche su numerose tratte intercontinentali operate da ITA Airways. Su queste rotte, il modello prevede una diversa ripartizione della compensazione: 10% a sostegno dell’adozione di SAF e 90% a supporto di progetti climatici. Le Green Fare non sono disponibili sui voli da/per Giappone, Stati Uniti e Canada. Oltre al contributo alle iniziative a sostegno dell’ambiente, le Green Fare offrono vantaggi aggiuntivi per i passeggeri, tra cui l’accumulo di Miles e Points extra nel programma fedeltà Miles&More, maggiore flessibilità nelle modifiche di prenotazione e tutti i benefici già inclusi nelle tariffe Economy o Business Saver. “Le persone oggi non vogliono solo volare e scoprire il mondo, ma anche proteggerlo,” ha dichiarato Giovanna Di Vito, Chief Culture, Sustainability, Customer Assistance & Non Commercial Partners ITA Airways. “Con le Green Fare andiamo incontro a questa esigenza, rendendo semplice e accessibile la scelta di contribuire a iniziative di mitigazione dell’impatto ambientale. Questo prodotto rappresenta un passo importante nel nostro percorso verso la riduzione delle emissioni di CO2 e riflette il nostro impegno, condiviso con le compagnie del Gruppo Lufthansa, nel promuovere pratiche sempre più responsabili e integrate nell’esperienza di viaggio”. Raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050 è uno degli obiettivi strategici di ITA Airways. Questo impegno si concretizza attraverso diverse iniziative, tra cui il rinnovo della flotta, con aeromobili più efficienti, che attualmente conta il 74% di nuova generazione, l’utilizzo crescente di carburanti sostenibili per l’aviazione e il continuo miglioramento dell’efficienza operativa. Il lancio delle Green Fare si inserisce inoltre nel più ampio processo di armonizzazione della customer experience con il Gruppo Lufthansa. Tra le recenti iniziative, il lancio della nuova piattaforma “ONCE” per il check-in on line su web ed app ITA Airways che semplifica il processo di gestione del check-in allineandolo alle altre compagnie del Gruppo e completa l’adozione da parte di ITA Airways dell’ecosistema di servizi digitali.

Scioperi, Bombardieri: se la logistica viene inserita nei servizi essenziale, si vuole ridurre il diritto

“Se la commissione di garanzia sul diritto allo sciopero inserisce arbitrariamente la logistica nell’ambito dei servizi pubblici essenziali, vuol dire, allora, che si intende ridurre quel diritto e che quella commissione è sì di garanzia, ma non dello sciopero, bensì del ministro Salvini che quel diritto lo vuole bloccare”. Ad affermarlo è stato il segretario generale della Uil, PierPaolo Bombardieri, concludendo il suo intervento al congresso nazionale della Uiltrasporti svoltosi a Roma in questi giorni. “Il ministro Salvini legga le sentenze della magistratura che lo invitano a non toccare il diritto di sciopero. Quando la politica dice che gli scioperi sono troppi, io sarei anche disponibile a discutere di tale questione, alla luce del fatto però che ci sono 10-15 sindacati che ogni mese di gennaio già programmano gli scioperi per l’intero anno. Non solo – ha sottolineato Bombardieri – noi chiediamo che le procedure sui tempi di raffreddamento siano certe e, soprattutto, che la stessa pressione che la politica fa su di noi venga esercitata anche sulle controparti che non rinnovano i contratti o vengono meno agli accordi sottoscritti. Lo sciopero è un diritto costituzionale e non crea il problema, ma lo denuncia. E questo tema può essere affrontato anche in coerenza con le proposte che stiamo facendo sul terreno della rappresentanza”. “Dobbiamo arrivare all’applicazione erga omnes dei contratti firmati delle organizzazioni comparativamente maggiormente rappresentative, cioè – ha rimarcato il leader della Uil – di quei contratti che pagano di più e che danno più tutele: ecco perché bisogna mettere a punto un sistema che misuri la rappresentanza. Il tema è in discussione con Cgil, Cisl, Confindustria, Confcommercio e con le altre associazioni datoriali, noi siamo pronti. I numeri della rappresentanza sono già chiari, ad esempio, nel pubblico impiego e nei settori metalmeccanici e chimici dove si sta attuando una sperimentazione. Chiediamo – ha sottolineato Bombardieri – che quei dati siano resi pubblici e, soprattutto, che si possa votare ovunque, in tutti i luoghi di lavoro: il diritto ad eleggere il proprio rappresentante sindacale è un esercizio di democrazia che rivendichiamo con forza e che va riconosciuto”. Il leader della Uil, poi, ha risposto anche a una domanda sul decreto lavoro: “La considero una scelta politica importante, l’espressione di un cambio di atteggiamento da parte del governo, in controtendenza con comportamenti del recente passato, di cui prendo atto e che rivendico come risposta a una nostra richiesta per contrastare i contratti pirata. Certo, questi ultimi non spariranno dalla sera alla mattina: ma, si sa, le rivoluzioni non si sono mai fatte in un solo giorno. Così come è altrettanto ovvio – ha concluso Bombardieri – che quel provvedimento debba essere migliorato su alcuni aspetti, a cominciare dall’affermazione del principio di retroattività: i rinnovi dei contratti devono partire dalla loro data di scadenza”.

Ferrovie, Mascia (Fit-Cisl): bene biglietto unico Ue, no alla frammentazione degli intercity

“La proposta della Commissione europea sul biglietto unico ferroviario contiene aspetti condivisibili sul piano della semplificazione e della tutela dei viaggiatori. Continuiamo però a non comprendere l’accanimento regolatorio nei confronti degli ex monopolisti ferroviari europei, dopo oltre venticinque anni di apertura del mercato alla concorrenza”. È quanto dichiara in una nota Monica Mascia, Segretario Generale della Fit-Cisl nazionale, che prosegue: “In tutti questi anni le grandi imprese ferroviarie pubbliche hanno sostenuto liberalizzazioni, separazioni societarie, apertura delle reti e nuovi vincoli regolatori, continuando a garantire servizio universale, collegamenti nelle aree meno redditizie, sicurezza, occupazione e coesione territoriale. È quindi sbagliato continuare a rappresentarle come un ostacolo anziché come un presidio industriale e sociale del Paese e dell’Europa”. “Anche sul piano del lavoro – continua la nota– la liberalizzazione ha mostrato limiti evidenti. La mancata applicazione generalizzata del CCNL Mobilità-Attività Ferroviarie a tutte le imprese del settore ha prodotto nel tempo una vera giungla contrattuale, favorendo dumping salariale e normativo con pesanti ricadute per migliaia di lavoratrici e lavoratori. La concorrenza non può trasformarsi in una corsa al ribasso sui diritti”. Mascia esprime inoltre forte contrarietà rispetto alle spinte che alcune strutture del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti stanno esercitando per uno spezzatino ferroviario nella gara Intercity. “Gli Intercity rappresentano una dorsale strategica della mobilità nazionale e collegano territori che il mercato da solo non garantirebbe. Frammentare il servizio significa indebolire l’integrazione industriale, aumentare la complessità gestionale e scaricare inefficienze su cittadini e lavoratori. L’Europa e l’Italia dovrebbero concentrarsi sul rafforzamento del trasporto collettivo e su una vera politica industriale della mobilità, non sulla destrutturazione delle ferrovie pubbliche” conclude il Segretario Generale Fit-Cisl.

Interporti, per le società di gestione fatturato a 214 mln e utili in crescita, l’intermodale tocca il 60% del traffico ferroviario merci

Il 2024 si è chiuso in modo complessivamente positivo per il settore interportuale. Il fatturato aggregato delle 24 società analizzate ha raggiunto i 214 milioni di euro, registrando un incremento dello 0,8% rispetto al 2023, con utili netti in crescita dell’8,7% (da 9,9 a 10,6 milioni di euro). Le aree complessivamente gestite ammontano a circa 34 milioni di metri quadri, occupando 742 dipendenti, con un fatturato pro capite di circa 288.000 euro. Tra i principali operatori, spiccano per ricavi l’Interporto Rivalta Scrivia (52,9 milioni di euro), di Padova (40,1 milioni di euro) e Sud Europa (18 milioni di euro). Sul piano degli indici di bilancio, l’analisi dei dieci maggiori interporti evidenzia una redditività del capitale investito (ROI) intorno al 2% e un margine sulle vendite (ROS) dell’8%, al netto delle perdite di alcune specifiche realtà. Inoltre, un dato estremamente significativo e in controtendenza rispetto alla modesta crescita generale del traffico merci ferroviario (+4,4% nel decennio 2014-2024) è l’incidenza del traffico intermodale: la quota sul totale ferroviario è salita a circa il 60%, rispetto a meno della metà del 2010, a conferma di un progressivo consolidamento dell’intermodalità ferro-gomma. E’ questo il quadro che tratteggia l’analisi sulle società di gestione degli interporti italiani avviata dal Centro Studi di Fedespedi (Federazione Nazionale delle Imprese di Spedizioni Internazionali) che è stata
presentata a Milano dal responsabile del Centro Studi Sergio Curi nell’ambito di un workshop promosso da Fedespedi all’interno del Salone dei Trasporti e della Logistica – Transpotec & Logitec. Una ricerca, condotta su un campione di 24 società operative, si propone di offrire un quadro organico e comparativo di un settore infrastrutturale cruciale per la competitività del Paese. Secondo le prime evidenze, il sistema degli interporti italiani – composto da 27 strutture che si sviluppano su una superficie operativa di oltre 33,8 milioni di metri quadrati – conferma un ruolo centrale per la competitività della logistica nazionale e per lo sviluppo dell’intermodalità.

Per misurare il contributo concreto degli interporti, il report evidenzia che nel 2024 il sistema ha movimentato complessivamente circa 52.800 treni. L’analisi rileva tuttavia una fortissima concentrazione nel Nord Italia, da cui proviene l’82% del trasporto su ferrovia e il 68% di quello stradale. L’Interporto di Verona si conferma il primo operatore nazionale assoluto con 14.600 treni (27,6% del totale), seguito dall’Interporto di Padova con 8.000 treni (15,1%). Al terzo posto, primo del Mezzogiorno, si colloca l’Interporto Sud Europa di Marcianise con 4.000 treni (7,6%). Seguono Novara e Parma (3.800 treni, 7,2%) e Bologna (3.000 treni, 5,7%). Nel complesso, i tre grandi terminal del Nord (Verona, Padova e Novara) realizzano da soli circa il 50% di tutto il traffico ferroviario interportuale nazionale. Lo studio approfondisce anche l’impatto della recente Legge quadro n. 177 approvata nel 2025, che qualifica gli interporti come infrastrutture di rilevanza nazionale a gestione imprenditoriale e introduce il Comitato nazionale per l’intermodalità e la logistica. La legge istituisce un Comitato nazionale per l’intermodalità e la logistica con funzioni consultive, presieduto dal Ministro dei Trasporti e composto principalmente da rappresentanti regionali e dei principali interporti. Tuttavia, viene rilevata una criticità: il Comitato non include tutte le infrastrutture ferroviarie intermodali, escludendo così una parte rilevante del sistema logistico nazionale. Un secondo punto critico riguarda la gestione degli interporti, affidata a soggetti di diritto privato. La norma impone inoltre ai gestori di finanziare lo sviluppo di nuove infrastrutture, anche degli interporti esistenti, senza però chiarire i meccanismi di finanziamento. Questo,  rischia di comprimere l’autonomia delle imprese e di generare distorsioni concorrenziali. Tra i requisiti per la costruzione di un nuovo interporto, oltre alla presenza di collegamenti con la viabilità di grande comunicazione, la rete ferroviaria nazionale e con porti e/o aeroporti, la legge prevede la garanzia di sostenibilità finanziaria dell’iniziativa e idonei flussi di merci attuali e previsti. Quest’ultimo aspetto è di particolare importanza, in quanto l’impressione è che alcuni interporti siano stati realizzati senza un’adeguata analisi del mercato dell’area di insediamento, in particolare in relazione alla capacità del territorio di generare volumi di traffico in grado di saturare un terminal intermodale.

“Lo studio evidenzia come gli interporti rappresentino infrastrutture strategiche per la competitività e l’efficienza del sistema logistico nazionale, con un ruolo sempre più centrale nello sviluppo dell’intermodalità ferro-gomma. Pur in un contesto di crescita moderata del traffico ferroviario, il settore mostra solidità economico-finanziaria e una forte capacità di concentrare volumi e investimenti nei principali nodi logistici del Paese”, ha commentato Sergio Curi, responsabile del Centro Studi di Fedespedi. “La nuova legge quadro 177/2025, che qualifica gli interporti come infrastrutture di rilevanza nazionale a gestione imprenditoriale e introduce il Comitato nazionale per l’intermodalità e la logistica con funzioni consultive, apre importanti prospettive di sviluppo, ma rende necessario un quadro attuativo più chiaro e coerente con l’evoluzione del mercato.”Alla presentazione è seguita una tavola rotonda in cui sono intervenuti Gianpaolo Serpagli, presidente di Uir e presidente di Cepim,  Interporto di Parma; Massimo Arnese ​ceo di Crosstec e ICT Manager di CIM Interporto di Novara; Alberto Milotti ​FS Logistix, direttore Network Terminali Intermodali e Convenzionali, Presidente di EuroPlatforms (associazione europea degli interporti). A chiudere il workshop il presidente di Fedespedi Alessandro Pitto.

Fs Logistix: online il widget 2.0 della piattaforma digitale

Online il nuovo widget 2.0 di fslogistix.com, la prima significativa evoluzione della piattaforma digitale integrata di FS Logistix (Gruppo FS) per accompagnare il cliente verso scelte di trasporto più chiare, consapevoli e sostenibili. L’applicazione consente di trasformare la richiesta di servizi dell’utente in una proposta dedicata, semplificando l’accesso al network commerciale e offrendo una visualizzazione immediata delle possibili opzioni di trasporto. La nuova release presenta infatti diversi elementi distintivi come la mappa del percorso e la disponibilità di dati pratici relativi a chilometri, tempi, mezzi impiegati e CO2 risparmiata. Con questo ulteriore sviluppo FS Logistix rafforza il percorso di evoluzione della propria interfaccia digitale, confermandone il ruolo a supporto di una logistica sempre più integrata, intermodale e orientata al cliente. L’annuncio del go live è stato dato dall’Amministratore Delegato Sabrina De Filippis nel corso della partecipazione al convegno “La multimodalità lungo la supply chain: dal produttore al consumatore”, nell’ambito della fiera Transpotec Logitec 2026, uno dei principali appuntamenti di riferimento per il settore del trasporto e della logistica. “Il go live di oggi conferma il ruolo di fslogistix.com come uno dei principali abilitatori della strategia industriale di FS Logistix e del percorso di rafforzamento del presidio del Gruppo lungo l’intera supply chain” – ha dichiarato Sabrina De Filippis, Amministratore Delegato di FS Logistix. “In questo modo creiamo un ecosistema integrato in cui infrastrutture, servizi e digitale lavorano insieme per offrire ai clienti soluzioni end-to-end sempre più chiare e accessibili”. Il nuovo widget si inserisce nella traiettoria di crescita di fslogistix.com, piattaforma nata a maggio 2025 per offrire a clienti italiani e internazionali un punto di accesso unico ai servizi logistici end-to-end e per integrare l’intera catena del valore con un approccio client centric. In questa prospettiva, la piattaforma rappresenta uno dei principali abilitatori della strategia industriale di FS Logistix, fondata su digitalizzazione, sostenibilità, intermodalità e apertura al mercato europeo. L’evoluzione della piattaforma digitale, presentata anche in preview a marzo nell’ambito della fiera internazionale di Parigi SITL, si inserisce nel più ampio percorso di rafforzamento della presenza di FS Logistix nei principali corridoi europei e nelle geografie considerate prioritarie per lo sviluppo del business.

Federlogistica: il vero ascensore sociale si chiama logistica

“La logistica non è solo il presente; è specialmente il futuro”. A sostenerlo è il presidente di Federlogistica, Davide Falteri, che a supporto di questa tesi non mette solo la proliferazione dei conflitti e delle tensioni con conseguenze immediate proprio sulla continua riprogrammazione della supply chain, ma anche i risultati di uno studio condotto negli Stati Uniti dall’Institute for Supply Managent (ISM). Studio denominato “Salary & Compensation 2026” dal quale si evince un dato incontrovertibile: la dinamica dei salari e dei bonus per i manager, i dirigenti, e più in generale per tutti gli occupati del settore logistico, segue una linea di crescita nettamente più accentuata rispetto a qualsiasi altra attività economica, sia industriale che commerciale. In parole povere, il vero ascensore sociale nei prossimi anni, con incrementi record nelle remunerazioni, si realizzerà nel comparto della regia dei trasporti, degli approvvigionamenti e della gestione della supply chain. Anche la professionalità di chi opera nel settore logistico sarà ben diversa da quella attuale: con l’aumento della complessità operativa, la proliferazione dei rischi e l’inasprirsi delle aspettative dei clienti, il ruolo del responsabile logistico si espanderà ben oltre i confini del trasporto e del magazzinaggio. Già oggi i professionisti della logistica supervisionano gli investimenti tecnologici, gestiscono i rischi lungo catene di approvvigionamento globali e allineano la strategia della supply chain agli obiettivi aziendali anche produttivi più ampi. Secondo le risposte al questionario “Salary & Compensation 2026” di Logistics Management i dirigenti gestiscono budget più ampi, ma anche sistemi complessi, guidando investimenti in capitale e rispondono alle interruzioni in tempo reale, bilanciando costi, servizio e rischio. Nonostante orari più lunghi e un ambito più ampio, la professione (la ricerca riguarda gli Stati Uniti, ma secondo Falteri anche in Europa fornirebbe riscontri analoghi) continua ad attrarre sia nuovi sia esperti professionisti. Molti intervistati descrivono una crescita di carriera costante e un forte coinvolgimento nel lavoro, pur riconoscendo livelli crescenti di stress e carichi più pesanti. La professione è solida – sottolinea il presidente di Federlogistica – e l’intera economia produttiva ma anche distributiva continua a dipendere dalla logistica e dalla gestione degli approvvigionamenti come funzioni strategiche, in un mercato in cui la gestione degli approvvigionamenti non può avere successo senza una forte integrazione con la logistica, e la logistica non può avere successo senza la gestione degli approvvigionamenti”. Lo studio 2026 lo conferma con nuovi dati che mostrano una crescita costante delle retribuzioni, responsabilità in espansione e una professione ormai al centro delle performance aziendali. L’indagine, basata sui gangli strategici del mercato Usa, ha preso in esame oltre 160 risposte qualificate. Dopo un calo nel 2025, gli stipendi tornano a crescere. La media annua ha raggiunto $126.400 nel 2026, rispetto ai $120.600 dell’anno precedente. Questo indica che il calo del 2025 è stato un episodio isolato, non una tendenza. Il 32% guadagna tra $150.000 e $249.999, mentre il 9% supera i $250.000 La fascia intermedia resta stabile: il 31% guadagna tra $100.000 e $149.999. Tuttavia, il 10% guadagna meno di $60.000, segno che le retribuzioni variano significativamente in base a dimensione aziendale, regione e responsabilità. Il 57% degli intervistati ha ricevuto un aumento rispetto al 2025; il 38% ha mantenuto lo stesso salario; solo il 5% ha registrato una diminuzione (contro il 10% del 2025). Il settore è dominato dall’esperienza: il 42% ha tra 55 e 64 anni, e il 17% oltre 65. Solo il 3% ha meno di 35 anni. I salari seguono l’esperienza: $133.215 (55-64 anni), $129.990 (45-54), $120.880 (35-44). Gli over 65 guadagnano $113.570, mentre gli under 35 $74.875. I ruoli più comuni includono logistics manager/director (17%), VP/general manager (11%), e altri ruoli di supply chain, operations ed engineering (8% ciascuno). Il titolo incide molto sulla retribuzione: VP/general manager guadagnano $215.650, direttori/manager trasporti $148.255, management aziendale $147.700. Warehouse manager $86.200, procurement $106.700. Il 76% segnala un aumento delle responsabilità negli ultimi 2-3 anni (contro il 67% dell’anno precedente), mentre solo il 2% ha visto una riduzione.

Assarmatori: doppio danno per il trasporto marittimo, paga l’ETS per la decarbonizzazione ma le risorse finanziano aiuti estranei al settore

Il Decreto Carburanti-bis arriva all’approvazione finale con la stessa criticità della prima edizione del testo: nessun intervento per il trasporto marittimo, proprio mentre le compagnie di navigazione sostengono extra costi rilevanti legati all’aumento del carburante e continuano a garantire i collegamenti essenziali con le isole maggiori e minori. Assarmatori denuncia con forza una decisione che penalizza un comparto strategico per il Paese e scarica sulle imprese che assicurano i collegamenti con le isole un onere che dovrebbe essere affrontato con strumenti pubblici adeguati. Il trasporto marittimo non è un servizio accessorio. È l’infrastruttura che garantisce la continuità territoriale, la mobilità dei cittadini, l’approvvigionamento delle merci e la tenuta dell’economia turistica di intere regioni. Escluderlo dal Dl Carburanti-bis significa ignorare la realtà e dimenticare i bisogni delle comunità isolane. “Questa esclusione è incomprensibile – dichiara Stefano Messina, presidente di Assarmatori – Le compagnie non stanno speculando: stanno sostenendo costi straordinari per continuare a garantire collegamenti regolari, frequenti e a prezzi competitivi, perché la nave rimane il mezzo di trasporto più economico per raggiungere le isole. Ma non si può pretendere che il settore assorba da solo l’impatto dell’aumento del carburante, mentre altri comparti vengono sostenuti con risorse pubbliche”. Il paradosso è ancora più grave alla luce dell’ETS. Le compagnie di navigazione, infatti, contribuiscono con risorse significative a un sistema nato sbagliato per accompagnare la transizione ecologica, con un costo sproporzionato per il comparto e la sua tenuta competitiva. Eppure, proprio quelle risorse, generate anche dagli armatori, vengono prelevate ed utilizzate per finanziare misure sui carburanti dalle quali il trasporto marittimo resta escluso. “È un cortocircuito evidente – continua Messina – Il settore marittimo garantisce un servizio essenziale, sostiene la regolarità dei collegamenti e dell’economia delle isole, paga l’ETS e poi viene escluso quando si distribuiscono gli interventi”. Assarmatori ribadisce che la soluzione è semplice: un credito d’imposta mirato, parametrato almeno ad una parte dell’extra costo documentato per il carburante, per le compagnie impegnate nei collegamenti marittimi essenziali. “Non chiediamo trattamenti di favore. Chiediamo coerenza e rispetto per un comparto che ogni giorno tiene collegate le isole al resto del Paese. Auspichiamo che il Governo e il Parlamento dimostrino pertanto un’adeguata sensibilità e non lascino sole le compagnie di navigazione a fronteggiare gli extra costi”, conclude il presidente dell’Associazione armatoriale.

Rigenerazione urbana – Sabato a “Fuori dal Comune” i territori che cambiano volto tra recupero urbano e nuovi spazi di comunità

Dalle periferie riqualificate ai borghi tornati a vivere, passando per piazze recuperate, nuovi percorsi ciclopedonali, spazi pubblici restituiti ai cittadini e progetti capaci di migliorare la qualità dell’abitare. Saranno le trasformazioni urbane, già visibili in molti comuni italiani, il cuore della 27esima puntata di “Fuori dal Comune”, il programma di Rai Gr Parlamento realizzato in collaborazione con Anci, dedicato questa settimana alle esperienze di rigenerazione urbana che stanno ridisegnando territori, servizi e vita delle comunità locali. La trasmissione, ascoltabile in diretta sabato 16 maggio dalle 11.00 alle 11.45 sulle frequenze di Radio Rai Gr Parlamento e condotta da Lucrezia Scardini, accompagnerà gli ascoltatori in un viaggio tra progetti di recupero urbano, sostenibilità ambientale e qualità dell’abitare. Ospiti fissi della puntata saranno Massimo Allulli, responsabile per Anci delle Politiche per la coesione e Mezzogiorno, Pnrr, Consulta delle Città Capoluogo e Coordinamento dei Sindaci delle Città metropolitane, che approfondirà il lavoro di supporto dell’Associazione ai Comuni sui temi della rigenerazione urbana, delle misure collegate al PINQuA e delle opportunità offerte dal Pnrr. Ad affiancarla nell’analisi ci sarà Sara Nanetti, esperta dei processi culturali e comunicativi presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Attraverso le “finestre dei sindaci”, il programma farà tappa in Rovereto con la sindaca Giulia Robol, a Galatone con la vicesindaca Chiara Vaniglia, a Chiusi con il sindaco Gianluca Sonnini e a Porto Sant’Elpidio con il sindaco Massimiliano Ciarpella. Spazio inoltre alle esperienze di Rozzano con il sindaco Mattia Ferretti e di Ostana con il primo cittadino Giacomo Lombardo, tra interventi di riqualificazione delle periferie, nuova residenzialità e valorizzazione delle aree interne. Un racconto corale di esperienze diverse ma accomunate dalla stessa sfida: rendere le città e i territori più sostenibili, inclusivi e vivibili. Un percorso che mostra come la rigenerazione urbana possa diventare uno strumento concreto di sviluppo locale, innovazione e coesione sociale.

Arera lancia il Piano Strategico 2026-2029: ecco come cambierà la regolazione di energia e ambiente

L’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA) ha ufficialmente avviato il procedimento per la predisposizione del Quadro Strategico relativo al quadriennio 2026-2029. La decisione, presa durante la riunione del 12 maggio 2026 e formalizzata nella deliberazione 167/2026/A, punta a definire gli obiettivi di medio e lungo periodo che orienteranno l’azione regolatoria nazionale in un contesto energetico e ambientale in rapida evoluzione. Secondo quanto riportato nel documento ufficiale dell’Autorità, l’atto stabilisce anche la creazione di un gruppo di lavoro dedicato, incaricato di gestire le attività propedeutiche e di coordinare i contributi istruttori necessari a delineare le direttrici di intervento per la quinta consiliatura dell’ente, iniziata formalmente lo scorso gennaio.
Il Quadro Strategico rappresenta la bussola pluriennale dell’Autorità, uno strumento essenziale per identificare le aree a maggiore complessità e assicurare che gli interventi nei diversi settori regolati siano coerenti e integrati tra loro. Attraverso questo documento, ARERA esplicita le proprie scelte strategiche valorizzando le interdipendenze tra temi trasversali e profili settoriali, garantendo al contempo la massima trasparenza istituzionale verso il mercato.
Il nuovo Collegio, nominato con decreto del Presidente della Repubblica il 29 dicembre 2025, ha avviato fin dal suo insediamento un’analisi ricognitiva delle dinamiche evolutive dei comparti di competenza, basandosi anche sui risultati ottenuti nel precedente ciclo di programmazione 2022-2025. Questo processo di valutazione si è avvalso di una serie di incontri già avviati con i portatori di interesse, finalizzati a raccogliere evidenze empiriche e suggerimenti tecnici per affinare le priorità della nuova fase gestionale.
Per gestire la complessità tecnica del provvedimento, ARERA ha deciso di attivare uno strumento organizzativo “a rete”, istituendo un gruppo di lavoro inter-divisionale che opererà in stretto raccordo con il Segretariato Generale e le Divisioni Energia e Ambiente. La funzione di coordinamento è stata affidata al Vice Segretario Generale dell’Autorità, il quale si avvarrà del supporto dell’Ufficio Speciale Segreteria Tecnica e Atti del Collegio. La composizione del team riflette la necessità di integrare competenze diversificate: Jacopo Manca agirà come referente per la Divisione Ambiente, mentre Federico Luiso curerà i contributi della Divisione Energia.
Erika Peroni rappresenterà il Segretariato Generale e Paola Bosco gestirà le attività di supporto per la Segreteria Tecnica. Il coordinamento delle attività di comunicazione e media è stato affidato a Sandro Staffolani, mentre Maria Giovanna Montalbano e Mario Cirillo avranno compiti specifici di verifica sulle interdipendenze settoriali. Il gruppo sarà completato dagli assistenti e consiglieri dell’Autorità, che fungeranno da raccordo strategico con l’organo di vertice.
Il procedimento appena avviato seguirà un iter articolato che prevede una fase di consultazione pubblica, fondamentale per acquisire i pareri dei diversi soggetti che operano nel sistema economico e sociale. L’obiettivo è costruire una base conoscitiva comune che traduca gli indirizzi del Collegio in azioni concrete e misurabili. Il gruppo di lavoro dovrà occuparsi della sistematizzazione degli elementi utili alla definizione delle priorità e della messa a punto progressiva dei contenuti, tenendo conto anche delle risultanze delle audizioni periodiche e speciali.
Il termine ultimo per la conclusione di tutte le attività propedeutiche è stato fissato al 30 settembre 2026. Entro tale data, la struttura dovrà consegnare la proposta finale del Quadro Strategico, garantendo un’adeguata omogeneità redazionale e la piena integrazione degli elementi acquisiti durante il confronto con gli stakeholder. Il provvedimento è stato reso disponibile per la pubblica consultazione sul portale web istituzionale dell’Autorità.

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