LA GIORNATA

Tregua fragile Usa-Iran, borse euforiche e giù petrolio e gas

  • Caro energia, Salvini: nessun piano di razionamento di carburante né sulla chiusura di scuole e uffici
  • Frana Molise, oggi in Cdm le prime risorse per il ripristino di ferrovia, A14 e Statale 16
  • Federlegnoarredo, la filiera chiude il 2025 a +1,4% con 52,2 miliardi di fatturato

09 Apr 2026 di Maria Cristina Carlini

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IN SINTESI

Tregua in extremis tra Usa e Iran. Ieri notte, allo scadere dell’ultimatum lanciato, il presidente Donald Trump ha annunciato il cessate il fuoco di due settimane  grazie alla mediazione del Pakistan. Ma questo non ha fermato Israle che ha lanciato l’operazione ‘oscurità eterna’ contro Hezbollah. Centinaia i morti e i feriti nell’ondata di raid a Beirut e in altre parti del Paese. Non si è fatta attendere la reazione di Teheran: ‘Si fermino o salta tutto’, ha avvertito. A minimizzare è stato invece Trump: “solo scaramucce, è tutto ok. Il Libano non era incluso nell’accordo”, ha dichiarato. Gli attacchi israeliani sono stati condannati dall’Onu. Le prime navi sono passate dallo stretto di Hormuz, ma la situazione resta confusa. “Accogliamo con favore il cessate il fuoco di due settimane concordato oggi tra gli Usa e l’Iran. Ringraziamo il Pakistan e tutti i partner coinvolti per aver facilitato questo importante accordo. L’obiettivo deve ora essere quello di negoziare una fine rapida e duratura della guerra nei prossimi giorni. Ciò può essere realizzato solo con mezzi diplomatici”, hanno dichiarato i leader Emmanuel Macron, Giorgia Meloni, Friederich Merz, Keir Starmer, Mette Frederiksen, Jens Jetten, Pedro Sanchez e la presidente della commissione europea von der Leyen, il presidente del consiglio europeo Costa e il primo ministro canadese Carney. “I nostri governi – hanno assicurato –  contribuiranno a garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz”. Inoltre, “chiediamo a tutte le parti di attuare il cessate il fuoco, anche in Libano”. Dopo l’annuncio del cessate il fuoco di due settimane, scrivono i capi di governo e delle istituzioni Ue, “l’obiettivo deve ora essere quello di negoziare una fine rapida e duratura della guerra nei prossimi giorni. Ciò può essere realizzato solo con mezzi diplomatici. Incoraggiamo vivamente rapidi progressi verso una soluzione negoziata sostanziale. Ciò sarà fondamentale per proteggere la popolazione civile dell’Iran e garantire la sicurezza nella regione. Può scongiurare una grave crisi energetica globale. Sosteniamo questi sforzi diplomatici. A tal fine, siamo in stretto contatto con gli Stati Uniti e altri partner”.

L’annuncio della tregua ha ridato fiato ai mercati. Immediato è stato il crollo dei prezzi di petrolio e gas e dopo il rialzo delle borse asiatica, a brindare sono state le piazze finanziarie europee.  Dopo settimane in altalena, il cessate il fuoco ha riportato la calma sul greggio: già di prima mattina il barile è tornato sotto quota 100 dollari al barile. I futures su maggio del WTI statunitense hanno registrato un tonfo del 18%, scivolando sotto i 94 dollari, mentre a Londra il Brent è arretrato bruscamente, lasciando sul terreno oltre il 17% – sotto i 91 dollari – per poi stabilizzarsi in area 94-95 dollari. Sul fronte del gas, i contratti con scadenza a maggio al Ttf di Amsterdam ha registrato una discesa fino al 20%, riportandosi sotto i 45 euro/MWh – con il calo giornaliero più marcato degli ultimi due anni – per poi chiudere la sessione a 45,1 euro/MWh (-15,3%).  Grande euforia nelle borse europee: Milano ha segnato +3,7%; Francoforte +5%, Parigi +4,5% e Londra +2,51%. Effetti evidenti dell’allentamento, almeno in Iran, delle tensioni geopolitiche, si sono visti anche sui rendimenti dei titoli di Stato europei. In particolare, il rendimento dei Btp decennali italiani si è ridimensionato al 3,71% e lo spread con i Bund tedeschi omologhi è calato a 77 punti base dai 91 punti della vigilia.  Sul fronte dei beni rifugio, recuperano i metalli preziosi, con gli investitori che scommettono già su un allentamento dei tassi da parte della Federal Reserve. Gli analisti invitano, comunque, alla cautela: al di là delle metaniere ferme — che potrebbero riprendere le rotte già nelle prossime ore — l’equilibrio dell’offerta non subirà cambiamenti sostanziali finché il Qatar non rimetterà in funzione l’impianto di Ras Laffan, colpito nei raid iraniani. La lenta ripresa dei transiti dallo Stretto di Hormuz, con il rischio di pedaggi milionari, complica l’analisi della situazione. I danni alle infrastrutture causati dal conflitto non possono essere riparati rapidamente. Gli esperti di IG ricordano che Ras Laffan, il più grande complesso al mondo per l’esportazione di Gnl, ha visto il 17% della capacità di esportazione del Qatar fuori servizio, e si prevede che le riparazioni richiederanno dai tre ai cinque anni. L’interruzione delle forniture peserà sui prezzi dell’energia ben oltre qualsiasi periodo di cessate il fuoco.

 

Caro energia, Salvini: nessun piano di razionamento di carburante né sulla chiusura di scuole e uffici

“Non c’è allo studio nessun piano sul razionamento di carburante, né sulla chiusura di scuole, uffici, fabbriche e negozi”. Lo ha detto il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini nella conferenza stampa nella sede della Stampa Estera sul tema del caro energia. Escluso il razionamento di carburante? “Sì, in questo momento non voglio neanche prenderlo in considerazione”, ha risposto Salvini.- “La priorità economica del governo, con l’aumento del prezzo dei carburanti, è di aiutare imprese e famiglie in difficoltà superando il patto di stabilità”. “Mi aspetto nelle prossime ore un calo del prezzo dei carburanti, useremo tutti gli strumenti affinché non ci siano speculazioni”, ha detto.  “Sono fiducioso, – ha aggiunto – penso che Italia e Germania possano diventare maggioranza. Chiediamo che il Patto possa essere derogato per aiutare imprese e famiglie su riscaldamento, luce e gas così come avviene per comprare armi’. Sulla possibilità di riaprire al gas russo, “spossa essere una nostra prospettiva a armi deposte tra Ucraina e Russia” e “mi auguro che arrivi presto il giorno per tornare a parlare di cooperazione sull’energia con la Russia”.

Caro carburanti, Confcommercio: urgenti interventi per gli operatori professionali dei trasporti

“Prendiamo atto con un sospiro di sollievo del mutato scenario internazionale, che sembrerebbe aver preso la condivisibile direzione della descalation del conflitto in medio oriente, auspicando che nei prossimi giorni si trovino anche soluzioni che regolarizzino i traffici internazionali di prodotti energetici, ma nel frattempo occorrono soluzioni operative più efficaci per le imprese di mobilità e trasporto”. A dichiararlo è il vicepresidente di Confcommercio e presidente di Conftrasporto, Pasquale Russo. “Il doppio intervento del Governo con i decreti carburante ha dato un sostegno molto parziale agli operatori del settore grazie al previsto credito di imposta sugli acquisti di gasolio dei mezzi pesanti dell’autotrasporto merci, ma gli interventi vanno potenziati negli stanziamenti, estesi nei beneficiari, semplificati nelle procedure di calcolo  e resi immediatamente operativi. I rincari dei  prodotti energetici, gasolio in primis,  stanno portando al collasso le imprese di trasporto persone e merci, l’accessibilità e la competitività economica del Paese sono conseguentemente a rischio”, continua Russo. “Ribadiamo nuovamente che sono necessari interventi per gli operatori professionali e per la catena logistica, che garantiscano sia la disponibilità dei prodotti energetici per evitare scenari catastrofici, come comincia ad accadere per il jet fuel nel trasporto aereo, sia il contenimento dei costi operativi, oramai non più sopportabili dalle aziende, molte delle quali pronte a manifestazioni di dissenso”. “Oltre a correttivi in fase di conversione del Carburanti bis, è bene che si apra un tavolo con il Governo per avviare una strategia seria che metta al centro il tema energetico per le imprese del trasporto e della mobilità, con una strategia integrata d’intervento che coinvolga in sinergia tutti i diversi Ministeri competenti, a partire dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti”, conclude Russo.

Frana Molise, oggi in Cdm le prime risorse per il ripristino di ferrovia, A14 e Statale 16

Il Governo affronterà nella seduta del Consiglio dei ministri di oggi  l’emergenza connessa alla frana che ha interessato il Molise, mediante l’adozione di un provvedimento recante un primo iniziale stanziamento di risorse finalizzato al ripristino della rete ferroviaria, dell’Autostrada A14 e della Strada Statale 16. Lo hanno riferito ieri sera fonti di Palazzo Chigi spiegando che la decisione è stata assunta nel corso di una seconda riunione ieri, successiva a quella tenutasi nella mattinata, alla quale hanno preso parte il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, il Vicepresidente del Consiglio e Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, il Capo del Dipartimento della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, il Comandante Generale del Corpo delle Capitanerie di porto – Guardia Costiera, Sergio Liardo, nonché i vertici di Ferrovie dello Stato, RFI, ANAS e Autostrade per l’Italia. “La frattura della dorsale adriatica causata dalla frana di Petacciato, la più vasta d’Europa, non è solo una catastrofe idrogeologica, ma una condanna economica per l’intero comparto dell’autotrasporto e della logistica nazionale”, ha denunciato intanto la  Cna Fita. Con la chiusura dell’A14 e della Statale 16, “migliaia di mezzi pesanti sono costretti a deviazioni appenniniche che allungano le percorrenze di oltre 150-200 km per singola tratta. Questa drammatica situazione si innesca in un contesto macroeconomico già critico, caratterizzato da un’impennata senza precedenti del costo del carburante”. Cna Fita sottolinea come le deviazioni obbligatorie verso la dorsale tirrenica e la Statale Trignina triplichino i tempi di percorrenza e usura dei mezzi, mentre il costo del gasolio rende “ogni viaggio un’operazione in perdita per i vettori”. “Chiediamo al Governo l’attivazione immediata di un protocollo di emergenza che ricalchi quanto fatto per il Ponte Morandi di Genova”. Nel dettaglio: ristori chilometrici diretti, con fondo perduto calcolato sull’extra-percorrenza certificata per mezzi costretti alla deviazione. Poi, credito d’imposta sul carburante: aliquota agevolata e maggiorata per le aziende che operano sulle tratte interrotte, per compensare il surplus di consumo energetico. Infine, esenzione totale del pedaggio sulle tratte alternative e sospensione degli oneri contributivi per aziende con sede o attività prevalente nel cratere logistico molisano. “Non possiamo permettere che il Molise diventi il collo di bottiglia che affonda l’economia del Mezzogiorno – dichiara il presidente nazionale di Cna Fita, Michele Santoni -. Se un tir deve percorrere 4 ore in più per consegnare beni di prima necessità, con il gasolio ai massimi storici, il rischio è il fermo totale dei servizi e lo scaffale vuoto. Auspichiamo che lo Stato intervenga con la stessa velocità e determinazione mostrata a Genova nel 2018”.

Dl bollette, via libera definitivo dell’Aula del Senato con ok a fiducia

L’Aula del Senato ha approvato la fiducia chiesta dal Governo sul Dl bollette nel testo già approvato dalla Camera. I voti a favore sono stati 102, i contrari 64, gli astenuti 2. Il provvedimento, che doveva essere convertito in legge entro il 21 aprile, è così stato approvato in via definitiva.  Il testo, composto da 12 articoli, affronta il problema dei rincari e pone al centro della sua azione la possibilità di superare il meccanismo degli Ets, ovvero la tassa sulle emissioni di Co2 dell’industria, che attende però il via libera della Commissione Ue. Queste le principali misure contenute nel provvedimento. BONUS – Per il 2026 è previsto un contributo straordinario di 115 euro ai titolari per la fornitura di energia elettrica in favore dei clienti domestici con Isee non superiore a 25mila euro. La norma è studiata per offrire sostegno sulle bollette per i nuclei familiari economicamente vulnerabili. ETS – All’Arera è affidato il compito di disciplinare “il rimborso ai produttori termoelettrici per i prelievi di gas naturale per la produzione di energia elettrica immessa in rete, di un importo definito dalla medesima Autorità, con adeguato anticipo, e per lassi temporali predefiniti, al fine di massimizzare i benefici per i consumatori italiani, anche tenendo conto degli impatti attesi sugli scambi transfrontalieri, e comunque nel limite del costo atteso, per il medesimo periodo, per un impianto a ciclo combinato a gas efficiente per gli adempimenti connessi alle emissioni Ets”. L’efficacia della normativa, però, “è subordinata alla preventiva autorizzazione della Commissione europea”. PPA – Soprattutto per le Piccole e medie imprese viene introdotto un pacchetto di misure con lo scopo di favorire la stipula di contratti di compravendita di energia elettrica da fonti rinnovabili a lungo termine, i cosiddetti Power Purchase Agreement (Ppa). IRAP – Per le aziende che operano nel supporto all’estrazione di petrolio e gas naturale e in altre attività estrattive, per chi fabbrica prodotti di cokeria e prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio e prodotti da combustibili fossili, nonché per per le aziende che operano nella fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata aumenta l’Irap di due punti percentuali (dal 3,9 al 5,9%) per i periodi d’imposta 2026 e 2027. BIOENERGIE – Per quanto riguarda gli impianti a bioliquidi, viene abrogato il precedente meccanismo di contrattualizzazione della capacità, introdotto per assicurare la disponibilità delle centrali già in esercizio e viene prorogata fino al 31 marzo 2026 l’applicazione dei prezzi minimi garantiti per gli impianti alimentati da bioliquidi sostenibili in possesso dei requisiti di sostenibilità. Dal 1 aprile 2026 al 31 dicembre 2030, l’aggiornamento dei Pmg è affidato all’Arera. Per gli impianti a biogas e biomasse, viene poi ampliata la platea degli impianti alimentati a biogas e biomassa che possono beneficiare dei prezzi minimi garantiti per la produzione di energia elettrica definiti dall’Arera. CARBONE – Viene prorogata al 31 dicembre 2038 la graduale dismissione delle centrali a carbone utilizzate per la produzione di energia elettrica. La modifica è stata introdotta nel passaggio parlamentare, con il via libera a un emendamento della Lega sul phase-out. ASOS – per ridurre il costo delle bollette elettriche delle utenze non domestiche, il decreto prevede un meccanismo di ristrutturazione degli incentivi del Conto energia per gli impianti fotovoltaici con potenza superiore ai 20 kW. I titolari di impianti fotovoltaici con queste caratteristiche e che beneficiano di incentivi dei quattro meccanismi del Conto energia con scadenza dal 2029, possono scegliere volontariamente di ridurre del 15% o 30% i premi tariffari previsti tra il 2026 e il 2027, in cambio di un’estensione della convenzione rispettivamente di 3 o 6 mesi. Questi soggetti possono optare per l’uscita anticipata dal sistema di incentivazione del Conto energia, a partire dal 2028, in cambio di un corrispettivo. L’erogazione del corrispettivo è subordinata all’obbligo di rifacimento integrale degli impianti fotovoltaici. All’Arera è affidato il compito di definire le modalità con cui sarà ridotta la componente Asos delle bollette di alcune categorie di utenze non domestiche. TRASPARENZA – In materia di informazioni ai clienti, durante l’iter parlamentare alla Camera è stato aggiunta la norma che impone alle società di vendita di energia di indicare nelle bollette elettroniche l’identità dell’intermediario attraverso il quale è stato stipulato il contratto di fornitura, specificando che il dato è reso accessibile esclusivamente al venditore che emette la fattura e all’utente finale. Inoltre, all’Arera è affidato il compito di stabilire in che modo i venditori al dettaglio di energia elettrica e di gas naturale dovranno comunicare all’Authority i dati relativi ai propri margini di profitto, la frequenza della rendicontazione, i soggetti obbligati e le eventuali soglie dimensionali.

Tensione sulle nomine, Calenda: assurdo rimuovere Cingolani, il Governo chiarisca. CoMar: tornata da record per i rinnovi di 842 incarichi

Nella partita delle nomine per il rinnovo dei vertici delle partecipate pubbliche, si alzano i toni della politica sul caso Leonardo, che, a differenza degli altri grandi gruppi, come Eni, Enel e Poste, vede fortemente in bilico la riconferma dell’amministratore delegato Roberto Cingolani. “Assurdo rimuovere così Cingolani senza spiegazioni in un settore delicato dove era apprezzato dagli investitori e dai partners. Ed è necessario che il Governo chiarisca se ci sono ragioni di sicurezza o di performance. Eventuali ragioni di appartenenza politica confermerebbero un andazzo del Governo che decisamente non sta portando bene”, afferma il leader di Azione, Carlo Calenda, su X, rilanciando un post del senatore di Az Marco Lombardo.  “Poche settimane fa il CEO di Leonardo, l’ex Ministro Cingolani, aveva annunciato – ricorda Lombardo –  il lancio di un sistema di difesa aerea multistrato, noto come Michelangelo Dome con un piano strategico quinquennale e investimenti in intelligenza artificiale e cybersicurezza. Un piano presentato nel silenzio assordante del dibattito politico. Ora circola l’idea di un cambio al vertice di Leonardo dentro il risiko delle nomine che riguarda il rinnovo dei vertici di 155 società partecipate pubbliche italiane. Siamo proprio sicuri che in questo momento così delicato per il riarmo e la difesa europea lo spoil system del governo sia la mossa giusta? Si può sapere con quali idee e con quali criteri il Governo Meloni intende affrontare il capitolo delle nomine?”, chiede Lombardo. Quella in corso è una tornata di nomine da record. Come calcola il Centro Studi Comar, con le assemblee di bilancio dei prossimi mesi, saranno rinnovati 214 organi sociali, di cui 118 consigli d’amministrazione e 96 collegi sindacali, in 155 società del ministero Economia Finanze, partecipate sia direttamente che indirettamente; sono attualmente composti da 842 persone, di cui 516 consiglieri e 326 sindaci. Quest’anno si concludono i mandati triennali di molte società tra le maggiori in assoluto: le quotate Banca MPS, Enav, Enel, Eni, Leonardo, Poste Italiane, Terna; ma in scadenza sono anche Amco, Consap, Equitalia Giustizia, Infratel, IPZS, PagoPa, Ram, RFI, Trenitalia, Sogesid, Sogin, Sport e Salute, Stretto di Messina, Sviluppo lavoro Italia, Techno Sky, Valvitalia, numerose controllate di Autostrade dello Stato, Eni, Enel, Invitalia, Leonardo, Poste, Sace, del GSE (AU, GME e RSE) e della Rai (Rai Com, Rai Cinema, Rai Way). CoMar ha calcolato, sugli ultimi Bilanci, che le Società per cui è previsto il rinnovo nel 2026 esprimono ricavi per 206 miliardi di euro, utili per 16,5 miliardi, con 288.120 Dipendenti; al 2 aprile, la loro capitalizzazione in Borsa era superiore ai 282,6 miliardi di euro. Più in dettaglio, delle 842 persone totali in scadenza, 158 siedono in 21 Società controllate direttamente dal MEF (118 Consiglieri e 40 Sindaci), mentre 684 sono in 134 controllate indirette (398 Consiglieri e 286 Sindaci), attraverso le sue diverse Capogruppo.
Il 2026 è significativo anche dal punto di vista quantitativo, perché se quest’anno gli organi scadenza sono 214 con 842 Componenti, negli anni precedenti sono stati sempre inferiori: 187 Organi con 736 Componenti nel 2025; 154 Organi con 694 Componenti nel 2024; 142 e 610 nel 2023. L’analisi di CoMar evidenzia anche che, dal 1° novembre 2022 al 31 marzo 2026, solo considerando i Consiglieri d’amministrazione, sono stati, in totale, 1.276 quelli indicati, ex novo o riconfermati, nelle Partecipate del MEF, di primo e di secondo livello; se a questi, già effettuati, si sommano i 516 Consiglieri attesi a breve, in 4 anni i Consiglieri nominati saranno 1.792. E’ da rimarcare come tutti questi Consiglieri d’amministrazione siano espressione non solo del MEF, ma, in misura significativa, anche di altri Azionisti, secondo i consueti meccanismi di selezione e rappresentanza.

Assocostieri: “la logistica energetica non specula, è un settore price taker”

La logistica energetica primaria non ha alcun ruolo nella formazione dei prezzi e non può essere associata a dinamiche speculative. È questo il messaggio portato da Assocostieri nel corso dell’audizione svoltasi ieri davanti alla Commissione Finanze e Tesoro del Senato, nell’ambito dell’esame del decreto-legge 18 marzo 2026, n. 33. In audizione sono intervenuti il presidente di Assocostieri, Elio Ruggeri, e il direttore generale, Dario Soria, che hanno illustrato le caratteristiche del comparto e le principali criticità emerse nelle ultime settimane. Assocostieri rappresenta il segmento “midstream” della filiera energetica, composto da attività di stoccaggio, movimentazione, rigassificazione e, in parte, distribuzione. Un settore che opera tra produzione/importazione e consumo finale e che, per sua natura, non è in grado di incidere sui prezzi, ma li subisce. Le imprese associate acquistano infatti prodotti a valori indicizzati alle quotazioni internazionali e li rivendono in un contesto fortemente competitivo, trasferendo integralmente la volatilità dei mercati. Una condizione che le rende strutturalmente “price taker” e, di fatto, estranee a possibili fenomeni speculativi. Nel corso dell’audizione è stato espresso apprezzamento per l’azione del Governo nel contrastare le dinamiche speculative, ritenendo che le misure adottate abbiano contribuito a contenere le tensioni sui prezzi. È stata al contempo sottolineata l’importanza di proseguire lungo questa direttrice, rafforzando il coordinamento tra le autorità di controllo e valorizzando gli strumenti già disponibili per la tracciabilità dei flussi. Tra i temi evidenziati anche quello delle possibili distorsioni concorrenziali. In particolare è stata segnalata la presenza di pratiche di “dual pricing” da parte di operatori verticalmente integrati, con il rischio di comprimere i margini degli operatori indipendenti e alterare il corretto funzionamento del mercato. Non sono mancate osservazioni sul meccanismo del “prezzo consigliato” introdotto dal decreto, ritenuto condivisibile nelle finalità ma critico nella sua applicazione, sia per gli oneri amministrativi sia per i possibili riflessi sotto il profilo della concorrenza. L’attenzione è stata inoltre richiamata sul mercato extrarete, caratterizzato da dinamiche meno trasparenti e più difficili da monitorare, e sulla necessità di garantire maggiore coerenza nelle politiche di sostegno alla transizione energetica. In questo ambito, è stata evidenziata l’importanza del GNL per autotrazione, considerato una soluzione immediatamente disponibile per la riduzione delle emissioni da ricomprendere accanto al gasolio tra i combustibili eligibili per il credito all’imposta di cui all’art. 3 del DL 33/26. La logistica primaria indipendente rischia di essere fortemente penalizzata dal divieto di detenzione all’estero, di scorte e di altri prodotti petroliferi. È un settore che di per sé non genera extraprofitti e non beneficia degli aumenti dei prezzi energetici. È necessario, pertanto, che eventuali misure fiscali straordinarie tengano conto della specificità del settore. Assocostieri ha concluso confermando la propria disponibilità a collaborare con le istituzioni per individuare soluzioni equilibrate, in grado di garantire trasparenza, concorrenza e sicurezza degli approvvigionamenti nel sistema energetico nazionale”.

Ten-T, coordinatore Mare Nord-Mediterraneo: fatti progressi negli ultimi anni, anche con i collegamenti Malpensa-Milano

Sul corridoio Mare del Nord-Mediterraneo della rete Ten-T, “dal 2023 sono state fatte molte cose per completare questo corridoio. Questo corridoio è il più significativo in Europa, in Francia arriva fino a Marsiglia e in Italia fino a Genova. Rappresenta una regione estremamente importante dal punto di vista economico, con circa il 35% del Pil Ue prodotto al suo interno. Tuttavia, malgrado il fatto che queste infrastrutture siano ad un buon livello di sviluppo, vi sono dei colli di bottiglia che limitano le prestazioni. Negli ultimi due anni abbiamo visto progressi significativi, con grandi miglioramenti in Francia, nei Paesi Bassi, in Belgio e nuovi sviluppi all’aeroporto di Malpensa per i collegamenti con Milano città, anche se siamo ben lungi da completamento di questo corridoio”. Lo ha detto Pawel Wojciechowski, coordinatore del corridoio Mare del Nord-Mediterraneo della rete Ten-T, audito dalla commissione Trasporti (Tran) del Parlamento Ue.

Rete dei comuni sostenibili, ‘rendere concreto lavoro dei comuni nei loro territori’

“La Rete dei Comuni sostenibili vuole rendere concreto quel lavoro dal basso che i comuni nei loro territori portano avanti. La scelta di mettere la sostenibilità al centro dei nostri progetti è una bussola per orientare le politiche pubbliche. La sostenibilità è l’architettura delle politiche pubbliche: nei territori si capisce se l’innovazione è uno strumento di inclusione o esclusione”. Lo ha detto Benedetta Squittieri, presidente della Rete dei Comuni sostenibili, durante l’Assemblea nazionale della Rete che si è svolta ieri  al Museo dell’Ara Pacis a Roma. “170 enti fanno parte della nostra Rete, di ogni colore politico e rappresentano 12 regioni su 20. Oltre il 60% dei comuni – ha proseguito Squittieri – ha meno di 15mila abitanti. Siamo per questo una comunità attiva, fatta di tante azioni concrete. L’Assemblea nazionale ci offre la possibilità di parlare dei prossimi obiettivi: raggiungere un maggior numero di aderenti è una sfida. Vorremmo anche coinvolgere un’intera regione, per lavorare al raggiungimento della prima regione sostenibile in Italia”. “I comuni sono la prima espressione della democrazia, quella più diretta e vicina ai cittadini. I sindaci sono spesso i primi a intercettare i bisogni primari di una comunità, i primi a rispondere alle emergenze e tradurre le visioni politiche in risposte concrete per le persone”, ha detto Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo della Commissione europea e commissario europeo per la politica regionale e di coesione, lo sviluppo regionale, le città e le riforme, in un videomessaggio. “Ho constatato in questi anni – ha proseguito Fitto – che gli amministratori locali sono i più convinti europeisti, non per ideologia, ma per esperienza diretta, perché riconoscono le opportunità offerte dall’Unione europea e sanno cosa vuol dire trasformare i fondi in una risorsa”. “I comuni hanno bisogno di una visione strategica di lungo periodo: ecco perché tra le priorità che ho portato avanti c’è stata l’adozione della prima Agenda per le città, un’Agenda che nasce dall’ascolto degli enti locali. Non è un documento tecnico, ma un impegno politico, che mette le città al centro della costruzione europea. La Rete dei comuni sostenibili si inserisce perfettamente in questo contesto di collaborazione tra istituzioni europee e locali. La sostenibilità non è un obiettivo astratto, ma una pratica quotidiana, costruita comune per comune, territorio per territorio”, ha concluso Fitto.

Città medie, l’anello mancante. Sulla rivista Il Mulino l’articolo di Bianchi e Petraglia

“Città medie: l’anello mancante”: è il titolo dell’articolo pubblicato sulla rivista Il Mulino da Luca Bianchi e Carmelo Petraglia, che mette a fuoco il ruolo strategiche delle città medie come nodi di connessione per superare la dicotomia tra grandi centri. Emerge la necessità, evidenziata dai due autori, di superare la separazione, quasi ideologica, tra politiche per le città (grandi e medie) e quelle per le aree interne. Occorre inserire gli interventi a favore delle aree marginali in un disegno esplicito di integrazione funzionale con le città medie e i poli urbani di prossimità. Senza questa innovazione di metodo, ogni politica specifica è destinata, come mostrano i deludenti risultati della strategia nazionale aree interne, a gestire il declino, rinunciando di fatto a invertire le tendenze di lungo periodo.  Nel dibattito sulle politiche territoriali prevale una visione dicotomica dello sviluppo che contrappone grandi città e aree interne: le prime concentrate su produttività, innovazione e redditi grazie alle economie di agglomerazione, le seconde segnate da declino demografico e carenza di opportunità. Alla base di questa dinamica vi è l’“urban wage premium”, che premia i contesti urbani più densi e dinamici, mentre nelle aree interne la debolezza dei servizi e del tessuto produttivo alimenta l’emigrazione, soprattutto giovanile. In Italia, tuttavia, questa lettura appare parziale. Da un lato, la fiducia negli effetti diffusivi dello sviluppo urbano non ha trovato piena conferma; dall’altro, le politiche per le aree interne, come la Strategia nazionale aree interne (Snai), hanno avuto risultati limitati, restando spesso interventi compensativi e circoscritti. In questo quadro emerge il ruolo cruciale delle città medie, spesso trascurate ma centrali nella geografia economica nazionale. I dati mostrano un sistema policentrico, in cui i capoluoghi producono circa il 40% del Pil, con una forte concentrazione nelle grandi città ma anche un contributo rilevante dei centri di dimensione intermedia, soprattutto nel Nord-Est e nel Mezzogiorno. Proprio nel Sud, le città medie svolgono una funzione strategica di raccordo tra aree metropolitane e territori interni, offrendo servizi, lavoro e opportunità. L’aumento dei flussi di pendolarismo verso città come Salerno, Avellino, Cosenza e Lecce conferma la loro crescente capacità attrattiva. Le politiche territoriali dovrebbero quindi superare la separazione tra interventi urbani e per le aree interne, puntando su un’integrazione funzionale. Le città medie possono agire come infrastrutture territoriali diffuse, capaci di decongestionare i grandi poli e sostenere i territori circostanti. Per rendere più efficace l’azione pubblica, è necessario rafforzare servizi, investimenti e connessioni su scala di area vasta, valorizzando strumenti esistenti e superando l’approccio frammentato della Snai. Solo così sarà possibile contrastare lo spopolamento e garantire il “diritto a restare”. In questa prospettiva, le città medie rappresentano un punto di equilibrio tra competitività e coesione, rendendo le politiche di sviluppo più aderenti alla reale geografia economica del Paese.

Terra dei fuochi, Gava (Mase): in arrivo 200 mln, avanti su prevenzione ed educazione ambientale

“È in arrivo un prossimo stanziamento di 200 milioni di euro per interventi di rimozione dei rifiuti, caratterizzazione dei siti e bonifiche”. Lo ha dichiarato la viceministra dell’Ambiente Vannia Gava ieri ad Afragola-Casoria con il sottosegretario Alfredo Mantovano per l’avvio delle attività di rimozione dei rifiuti previste dal Piano del Governo per il risanamento ambientale della Terra dei Fuochi. “Il decreto-legge 116/2025 ha già prodotto un incremento dei sequestri e delle attività di contrasto agli illeciti ambientali. Ma è chiaro che, accanto alle misure repressive, è necessario rafforzare l’educazione ambientale, a partire dai più giovani, per incidere in modo strutturale sui comportamenti”, ha detto Gava. La viceministra ha quindi riferito dei “riconoscimenti ricevuti in sede europea, con apprezzamenti da parte del Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa”. “Fondamentale sarà anche il lavoro di prevenzione attraverso telecamere e control room interforze, per monitorare le aree bonificate ed evitare nuovi sversamenti. Abbiamo inoltre in programma una riunione con i ministeri dell’Interno e dell’Economia per rafforzare i controlli e avviare interventi di riqualificazione dei territori interessati”, ha concluso la viceministra.

Dl fiscale, Canelli (Anci) : “Estendere la rottamazione anche ai crediti degli Enti locali affidati ad Agenzia entrate”

“Il decreto fiscale interviene su norme già introdotte ma non affronta i nodi della fiscalità locale. È indispensabile riaprire con decisione il cantiere della delega fiscale, a partire dall’autonomia finanziaria degli enti locali, che oggi resta ancora incompiuta”. Ad affermarlo è stato il sindaco di Novara e delegato Anci alla finanza locale, Alessandro Canelli, intervenuto in audizione davanti alle commissioni Finanze e Tesoro della Camera in merito ai decreti fiscali e carburanti. Nel corso dell’audizione Canelli ha rimarcato le due priorità ritenute centrali dall’Anci. La prima riguarda l’impossibilità per gli enti locali di applicare la definizione agevolata ai carichi affidati all’Agenzia delle entrate-riscossione “che crea – ha spiegato il sindaco di Novara – una ingiusta disparità tra enti e tra contribuenti anche dello stesso Comune. È necessario coinvolgere direttamente l’Agenzia e consentire anche ai Comuni di accedere alla rottamazione. La nostra proposta è semplice: estendere la rottamazione anche ai crediti degli enti locali affidati all’Agenzia, con un modello uniforme e sostenibile”. La seconda priorità riguarda il riordino dell’imposta provinciale di trascrizione (IPT). “Su questo versante – ha detto Canelli – occorre evitare distorsioni, anticipando una norma condivisa e già inserita nel decreto delegato sulla finanza locale presentato dal Governo mesi fa. Oggi alcune grandi società localizzano sedi fittizie in territori a bassa tassazione. Il gettito deve invece restare dove si svolge realmente l’attività”. Annunciando la presentazione, nei prossimi giorni di proposte emendative al testo, il delegato Anci ha concluso ribadendo che “come Anci auspichiamo che si vada nella direzione dell’equità fiscale e della sostenibilità operativa per gli enti locali. Serve una scelta politica chiara: dare finalmente ai Comuni gli strumenti per governare davvero la propria fiscalità”.

Urso incontra Orsini, ‘confronto sull’industria e avvio nuovo piano Transizione 5.0’

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha incontrato ieri al Mimit il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, e il direttore generale, Maurizio Tarquini, “per un confronto sui principali temi legati allo sviluppo industriale e alla competitività del sistema produttivo italiano, anche alla luce dell’attuale contesto internazionale”. Un “focus specifico”, riferisce il Mimit, è stato dedicato “ai comparti strategici dell’industria italiana, dai dossier relativi alle imprese energivore al settore della moda, in un’ottica di rafforzamento della competitività e di accompagnamento nella transizione energetica”. Ed è stato fatto “il punto sulle politiche di sostegno agli investimenti e sulle strategie per affrontare le sfide della transizione digitale e green delle imprese. Al riguardo, si è discusso sull’avvio e l’attuazione del nuovo Piano Transizione 5.0, che potrà contare sullo strumento dell’iperammortamento e avrà durata triennale fino a settembre 2028”. Tra i temi di confronto, “il percorso di semplificazione avviato dal Governo e dal Mimit in favore delle imprese”, con una attenzione alla “prossima riforma dei contratti di sviluppo, su cui Urso e Orsini hanno concordato di proseguire un approfondimento nelle prossime settimane”. Attenzione anche sui “principali dossier europei per il rafforzamento della competitività del sistema produttivo, con riferimento anche all’Industrial Accelerator Act, tema al centro dell’incontro previsto a Palazzo Piacentini tra le principali associazioni di impresa, il ministro Urso e il vicepresidente esecutivo della Commissione europea per la Prosperità e la Strategia industriale, Stéphane Séjourné”.

Italgas: sottoscritta una Linea di Credito Revolving Sustainability Linked per 900 milioni di euro

Italgas ha sottoscritto con un pool di banche italiane e internazionali una nuova linea di credito revolving sustainability linked da 900 milioni di euro con durata massima di 5 anni. La Revolving Credit Facility rifinanzia la linea da 600 milioni di euro sottoscritta nel 2024 e rafforza la flessibilità finanziaria del Gruppo in linea con i requisiti richiesti dalle agenzie di rating. L’operazione è legata ad alcuni Key Performance Indicators (KPI) relativi alla riduzione delle emissioni di Scope 1 e 2 e alla quota di donne in posizioni di responsabilità, in coerenza con i target fissati nel Piano Strategico 2025-2031 e nel Piano di Creazione di Valore Sostenibile.
In caso di mancato raggiungimento degli obiettivi, il contratto prevede un meccanismo di step-up del margine applicabile. Il pool di banche è composto da Banca Nazionale del Lavoro, BNP Paribas, Banco Bilbao Vizcaya Argentaria, Bank of America, BPER Banca, Caixabank, Cassa Depositi e Prestiti, Crédit Agricole CIB, Intesa Sanpaolo, Mediobanca, Société Générale e Unicredit.

Nasce Fondazione Acea: al centro acqua, giovani e innovazione

Nasce la Fondazione Acea nasce con la missione principale di tutelare e valorizzare il patrimonio storico, industriale e culturale dell’Azienda fondata a Roma nel 1909 dal sindaco Ernesto Nathan e dall’assessore ai servizi tecnologici, l’economista Giovanni Montemartini, per dare impulso alla trasformazione della Capitale. Oltre alla valorizzazione del patrimonio storico aziendale -di recente esposto nella mostra “Heritage” che ha ricevuto importanti riconoscimenti entrando nella short list dei finalisti del Premio Cultura+Impresa 2025–2026- e allo sviluppo dell’archivio storico aziendale, la Fondazione ha l’obbiettivo di creare valore sociale e culturale, a Roma e nelle altre città dove Acea opera, promuovendo iniziative dedicate a giovani, sport, volontariato d’impresa, solidarietà, cultura, ricerca e formazione. L’attività della Fondazione Acea si svilupperà intorno a sei aree strategiche: arte e cultura, ambiente, sport e salute, scuola con particolare attenzione all’educazione sui temi legati all’acqua, promozione sociale e rigenerazione urbana. Ambiti diversi ma profondamente interconnessi, pensati per generare nuove forme di partecipazione e consapevolezza collettiva. Al centro della visione c’è un’idea semplice e suggestiva: educare al futuro significa imparare a immaginarlo. In questo percorso, l’arte diventa uno strumento privilegiato di conoscenza, capace di unire generazioni e linguaggi diversi, trasformando la sostenibilità in un’esperienza concreta e condivisa. La Fondazione Acea Ente del Terzo Settore, con sede a Piazzale Ostiense e fortemente voluta dalla Presidente di Acea Barbara Marinali e dall’amministratore delegato Fabrizio Palermo, è amministrata da un Consiglio di Amministrazione presieduto da Ignazio Vacca, Chief Institutional Affairs & B.D. Officer di Acea, e composto dai Consiglieri Giuseppe Del Villano, Chief Legal&Compliance Officer, e Sabrina Fiorino, Responsabile Iniziative Culturali di Acea. L’Avv. Carlo Geronimo Cardia è stato nominato quale organo di controllo anche con funzioni di revisione legale della Fondazione. “Fondazione Acea nasce come un laboratorio aperto che connette creatività, arte e responsabilità sociale d’impresa. Un’istituzione dove l’arte è la cerniera tra la tradizione e l’innovazione. Uno spazio anche fisico, dove sarà possibile scoprire come Acea ha contribuito alla crescita economica, sociale e civile del nostro Paese, raccontandone la storia attraverso oggetti, documenti e opere che valorizzano il patrimonio industriale e culturale – dichiara Fabrizio Palermo, amministratore delegato di Acea – L’educazione al valore dell’acqua è il cuore del progetto: comprendere l’importanza di questa risorsa significa leggere l’equilibrio tra ambiente, città e comunità, formando nuove generazioni più consapevoli.

UniUrb e Saipem: la geotermia al centro della transizione energetica nel corso GeotherMOOC

Si è concluso ieri con un evento presso l’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo il primo corso online dedicato all’intera filiera della geotermia, promosso dall’Ateneo in collaborazione con Saipem. L’incontro ha rappresentato un momento di confronto tra mondo accademico, istituzionale e industriale sul ruolo della geotermia nella decarbonizzazione del calore e nella transizione energetica. L’incontro, dal titolo “GeotherMOOC – Geotermia e Decarbonizzazione del Calore: il modello Ferrara per un mix energetico sostenibile”, ha rappresentato il momento di sintesi del percorso formativo, articolato in otto lezioni, e ha permesso un confronto tra il mondo istituzionale, industriale e accademico sul contributo della geotermia alla transizione energetica e alla riduzione delle emissioni nel settore del calore. L’incontro si è aperto con i saluti istituzionali di Alessandro Bogliolo, Professore Ordinario e Delegato del Rettore alla Divulgazione Scientifica e al Public Engagement dell’Università degli Studi di Urbino, di Giorgio Calcagnini, Rettore dell’Università di Urbino, di Michele Gliaschera, Presidente dell’Ordine dei Geologi delle Marche, di Giacomo Bugaro Assessore allo Sviluppo Economico, Energia e Logistica della Regione Marche e di Mariella Leporini, Responsabile Geotermia di Saipem. Nel corso dell’evento si sono alternati momenti di approfondimento e discussione dedicati al ruolo della geotermia come infrastruttura energetica strategica per la decarbonizzazione del calore.

Il keynote speech di apertura di Paolo Frankl, Direttore Divisione Energie Rinnovabili dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA), è stato dedicato al futuro dell’energia geotermica e all’illustrazione delle prospettive di crescita della geotermia nel percorso globale di decarbonizzazione. Il successivo keynote speech ha consentito di approfondire la visione nazionale sulla geotermia per il calore decarbonizzato, con l’illustrazione del quadro di policy e delle prospettive di sviluppo della geotermia nel contesto delle strategie energetiche nazionali a cura di Ilaria Antoncecchi della Direzione Generale Fonti Energetiche e Titoli Abilitativi del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE). A seguire, il panel sul contributo delle imprese nel mix energetico, moderato da Paolo Taticchi, Professore Ordinario di Strategia Aziendale e Sostenibilità d’Impresa UCL School of Management, ha visto il confronto tra Alessandro Puliti, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Saipem, e Orazio Iacono, Amministratore Delegato del Gruppo Hera, sull’importanza del contributo industriale della geotermia come fonte affidabile e integrabile nei sistemi energetici territoriali. Un focus speciale è stato dedicato agli aspetti applicativi, con la presentazione del progetto di raddoppio della geotermia nella centrale di Casaglia nel comune di Ferrara, illustrata da Simone Rossi, Responsabile Teleriscaldamento di Hera. Il sistema di Ferrara, considerato come modello di riferimento per l’utilizzo della geotermia a media‑bassa entalpia nei sistemi di teleriscaldamento urbano, è stato infatti richiamato come esempio concreto di integrazione della geotermia nel mix energetico locale a supporto della decarbonizzazione del riscaldamento. Saipem è coinvolta nel progetto di potenziamento della centrale geotermica di Casaglia con attività di supporto specialistico alle operazioni di perforazione e di ammodernamento delle opere di superficie. È, inoltre, in fase di studio una ulteriore iniziativa che prevede l’estrazione di calore geotermico per alimentare la tecnologia Bluenzyme di Saipem per la cattura della CO2 dal termovalorizzatore del Gruppo Hera, nell’ambito del progetto CapturEste. Il tema della geotermia come “calore infrastrutturale” è stato approfondito nel successivo intervento di Emanuele Emani, in rappresentanza del Consiglio Nazionale dei Geologi (CNG) e Coordinatore della Piattaforma Nazionale Geotermia, insieme a Giulio Torri, dell’Ordine Regionale dell’Emilia-Romagna e componente dell’Area “Materie Prime ed Energia” del CNG, che hanno evidenziato il ruolo delle competenze geologiche nello sviluppo di progetti geotermici sicuri e sostenibili.

La mattinata si è conclusa con una seconda panel session dedicata a competenze, formazione e cultura del mix energetico, con gli interventi di Alessandro Bruscia, Human Resources and Organization Director di Saipem, Alessandro Camilleri, Direttore Centrale Personale e Organizzazione del Gruppo Hera, e Fabio Musso, Prorettore alla Terza Missione e al Public Engagement dell’Università degli Studi di Urbino, che hanno discusso il ruolo delle academy, delle università e delle imprese nello sviluppo delle professionalità. Il confronto ha confermato come la geotermia rappresenti una soluzione già disponibile e strategica per la decarbonizzazione del calore, capace di integrare sostenibilità ambientale, sviluppo industriale e valorizzazione dei territori, rafforzando il dialogo tra istituzioni, mondo accademico e industria. Un settore in cui Saipem mette a disposizione le proprie competenze ingegneristiche, di geoscienze e di perforazione per supportare lo sviluppo di progetti geotermici lungo l’intera filiera, con l’obiettivo di ridurre rischi e incertezze e rafforzarne affidabilità, bancabilità e scalabilità Infine, con GeotherMOOC, Saipem e l’Università di Urbino confermano il proprio impegno nella diffusione della cultura scientifica e tecnologica e nella promozione di soluzioni innovative per un sistema energetico sostenibile, resiliente e a basse emissioni di carbonio.  “Le opportunità date dalla geotermia sono tante ma frenate dal rischio minerario, per questo servono fondi di gestione per quest’ultimo ed esperienza nel settore: uno solo dei due non basta”, ha detto Puliti. “Mitigare il rischio in geotermia è fondamentale, perché non è detto che gli investimenti diano i risultati attesi o che perforando pozzi complessi si raggiungano le profondità prefissate. – ha osservato l’ad – Saipem in questo ha una grande esperienza nell’esecuzione di progetti complessi e delle variabilità, abbiamo sempre concluso tutti i lavori anche a costo di rimetterci noi economicamente”.
“La competenza che abbiamo, – ha proseguito – è testimoniata dalle perforazioni eseguite di oltre 7mila pozzi e la grande conoscenza di tutto ciò che serve per questo tipo di progetti geotermici e su come sfruttare la risorsa, ci consente di ridurre i rischi di progetto per cliente il finale e di gestire il rischio in fase esecutiva. – continua – Servono però anche degli incentivi per gestire il rischio minerario oltre alle conoscenze. È un mix di due principi fondamentali per un progetto geometermico, uno solo dei due non basta”.

Iacono (Hera), ‘l’energia in Italia costa sei volte più che in Spagna, servono fondi’

“La transizione per noi non è solo uno slogan ma una garanzia per clienti e famiglie oltre che per la sicurezza energetica”. Lo ha detto Orazio Iacono, amministratore delegato del gruppo Hera, multiutility di Bologna nei servizi ambientali, idrici ed energetici, in occasione dell’evento conclusivo GeotherMOOC, dell’Università di Urbino (Uniurb) in collaborazione con Saipem, dedicato al ruolo della geotermia nella decarbonizzazione del calore e allo sviluppo di un mix energetico sostenibile. “Il gas rimane comunque centrale nel nostro mix energetico ma bisogna tenere conto della competitività data dal costo dell’energia che rimane un problema per l’Italia: – ha osservato il manager – il costo dell’energia in Italia è più di sei volte quello spagnolo e quasi il doppio di quello francese, perché in Spagna c’è una forte presenza di rinnovabili e in Francia il nucleare”. “La transizione è un motore di crescita che crea valore e il nostro radicamento territoriale ci permette di pianificare investimenti in linea con le esigenze delle comunità locali. – ha detto ancora l’ad Iacono – Il progetto geotermico di Ferrara ci ha permesso di dare un contributo a comunità sia ambientale che economico, perché con il raddoppio della potenza geotermica quasi il 100% della fonte di calore è rinnovabile (in parte dalla geotermia di Casaglia e in parte dal calore prodotto dagli scarti con il termovalorizzatore”. “Un investimento da quasi 50milioni di euro – ha ricordato – realizzato grazie al Pnrr (che ha coperto circa la metà dei costi): senza quelle risorse anche noi avremmo fatto fatica a fare questo tipo investimento che permette un beneficio economico per i ferraresi in quanto, per teleriscaldamento, quando il prezzo gas raggiunge una certa soglia, scatta un price cap che vale solo per la fonte rinnovabile e, nel caso di Ferrara , parliamo del 96%. Per realizzare questi impianti – ha concluso – servono altre risorse come il Pnrr ma anche fondi destinati al rischio di investimento minerario”.

Edf: mobilita 240 mln per accelerare l’elettrificazione di famiglie e pmi

Pompe di calore e camion elettrici per ridurre la dipendenza dagli idrocarburi: l’amministratore delegato del gruppo elettrico francese Edf ha annunciato un piano da 240 milioni di euro per accelerare la transizione verso i veicoli elettrici per le famiglie a basso reddito e le piccole imprese e per sostenere la creazione di industrie ad alta intensita’ energetica, compresi i data center. Questo piano, annunciato in occasione dell’80 anniversario del gruppo, prevede un contributo di 1.000 euro per circa 80.000 famiglie a basso o bassissimo reddito, cumulabile con i sussidi esistenti, per l’installazione di una pompa di calore, e un contributo medio di circa 15.000 euro per le micro e piccole e medie imprese di trasporto che desiderano passare ai camion elettrici. Il governo dovrebbe presentare a breve il suo piano di elettrificazione per ridurre la dipendenza della Francia da petrolio e gas, ma non e’ stata ancora confermata una data. Nel frattempo, l’azienda statale Edf sta “facendo la sua parte”. “Questi 240 milioni di euro servono a dimostrare che stiamo facendo la nostra parte e che stiamo concretamente aiutando i francesi nella transizione all’elettricita'”, ha dichiarato l’amministratore delegato Bernard Fontana.

Anev:  accelerare sulle rinnovabili per ridurre i costi dell’instabilità politica

La guerra in Iran sta comportando importanti aumenti dei costi delle materie prime energetiche. L’Italia, sta pagando lo scotto più alto in Europa in quanto maggiormente dipendente dalle fonti fossili. Bisogna accelerare lo sviluppo delle rinnovabili per aumentare la sicurezza energetica. Lo spiega Simone Togni, Presidente dell’ANEV (Associazione Nazionale Energia del Vento), presentando la campagna di comunicazione istituzionale al via oggi, che vuole sensibilizzare sul tema della sicurezza e della indipendenza energetica dell’Italia. “Abbiamo visto tutti come siano cresciuti i prezzi dei combustibili fossili, con effetti diretti sulle bollette e sulla vita quotidiana dei cittadini. L’unica soluzione possibile, da intraprendere rapidamente, è ridurre la dipendenza del nostro Paese da queste fonti e puntare con decisione sullo sviluppo delle energie rinnovabili, in particolare eolico e fotovoltaico, che nel Piano Nazionale Integrato Energia e Clima dovranno coprire quote sempre più rilevanti nei prossimi anni”. Secondo l’ANEV, accelerare la transizione energetica rappresenta oggi un’opportunità concreta non solo dal punto di vista ambientale, ma anche economico e sociale. “Velocizzare questa transizione è possibile e consentirebbe di risparmiare risorse importanti, riducendo al contempo la nostra vulnerabilità energetica”.

Da Bei e SocGen 153 milioni per 137 MW di rinnovabili in Sicilia

La Banca Europea degli Investimenti (Bei) e Societé Generale forniscono finanziamenti per 153 milioni di euro per sostenere un progetto da 137 Mw di nuova capacità rinnovabile in Sicilia. Per l’impianto, che contribuirà al raggiungimento degli obiettivi fissati dall’Italia per il 2030, la Bei metterà a disposizione fino a 70 milioni nell’ambito del piano RePowerEu e SocGen i rimanenti 83,34 milioni. Il progetto sarà sviluppato e gestito da Peridot Solar, nel portafoglio di FitzWalter Capital, la cui divisione italiana Fwc Solar Italy sarà beneficiaria del prestito della Bei. L’impianto sarà realizzato nell’ambito di un progetto già approvato e pronto per la costruzione e includerà una linea di connessione interrata di 5 km a 30mila volt verso una nuova sottostazione da 30/220mila volt già in fase di realizzazione. L’avvio dei lavori è previsto entro la fine del mese e l’entrata in esercizio commerciale entro la metà del 2027. Una volta operativo, l’impianto genererà circa 256 GWh annui di energia rinnovabile, evitando l’emissione di 85mila tonnellate di anidride carbonica.

Tozzi Green conferma obiettivo 500 Mw di rinnovabili entro il 2030

Tozzi Green conferma l’obiettivo di raggiungere una potenza installata di 500 Mw di energia rinnovabile entro il 2030, con investimenti per oltre 400 milioni di euro. Lo afferma il gruppo di Mezzano (Ravenna) in occasione dei risultati dell’esercizio 2025, che si è chiuso con ricavi in crescita del 10% a 66,2 milioni, un margine operativo lordo in progresso del 14% a 35,2 milioni e un utile netto di 2,3 milioni. La potenza installata è salita a 216,7 Mw, 63 in più rispetto al 2024, e la produzione di energia ha raggiunto quota 337 GWh, evitando la dispersione nell’ambiente di 135.118 tonnellate di anidride carbonica. Per l’anno in corso Tozzi Green prevede di investire 135 milioni per 7 nuovi impianti. Tra quelli in costruzione e quelli prossimi all’avvio Tozzi Green prevede un incremento di potenza installata di 101 MW, di cui 45 a San Pancrazio (Brindisi) nel secondo trimestre dell’anno e 56 a Passo Cavaliere (Catania), in fase di costruzione. “Il 2025 – commenta l’amministratore delegato Andrea Tozzi – è stato un anno importante per il gruppo, con un forte rafforzamento della nostra potenza installata in Italia”. “Continueremo ad investire risorse crescenti nello sviluppo di nuovi impianti in Italia – conclude – perché la crescita della capacità da fonti rinnovabili in Italia è l’unica possibilità concreta che abbiamo di essere più autonomi dal resto del mondo e di far risparmiare miliardi di euro all’anno a famiglie ed imprese, contribuendo ad aumentare la competitività e la resilienza del nostro sistema produttivo”.

Porti, Setramar e Circle accelerano la trasformazione digitale logistica

Circle Group, pmi Innovativa quotata sul mercato Euronext Growth Milan, a capo dell’omonimo Gruppo specializzato nell’analisi dei processi e nello sviluppo di soluzioni per l’innovazione e la digitalizzazione dei settori portuale e della logistica intermodale, oltre che nella consulenza internazionale sui temi del Green Deal e della transizione energetica – e Gruppo Setramar, principale operatore terminalistico leader nel settore “dry bulk” e della logistica, operativo nel porto di Ravenna – annunciano l’avvio di una collaborazione finalizzata alla digitalizzazione dei processi operativi e documentali delle società del gruppo attive nella gestione terminalistica e nei servizi di spedizione. L’iniziativa si inserisce nel percorso di innovazione e modernizzazione dei sistemi informativi e operativi avviato dal gruppo e prevede un’attività di analisi dei processi operativi e dei sistemi software utilizzati nelle attività terminalistiche (TOS) e logistiche (TMS), con l’obiettivo di migliorare l’efficienza delle operazioni, la sicurezza dei processi e la rapidità nella gestione dei flussi informativi e documentali. Nel contesto del progetto, particolare attenzione sarà dedicata poi alla digitalizzazione dei documenti di trasporto, attraverso l’introduzione di soluzioni per la gestione elettronica di e-CMR ed e-DDT, in linea con l’evoluzione normativa europea e con i processi di innovazione che stanno interessando il settore del trasporto e della logistica. L’iniziativa si inserisce inoltre nell’ambito del programma LogIN Business, volto a promuovere la digitalizzazione e l’interoperabilità dei sistemi nella filiera logistica. Circle affiancherà il Gruppo Setramar come partner tecnologico e consulenziale, mettendo a disposizione competenze specialistiche maturate nel settore portuale e logistico, con l’obiettivo di supportare il gruppo nella revisione dei processi e nell’introduzione di strumenti digitali in grado di rendere le operazioni sempre più efficienti e integrate. Inoltre, questo progetto si inserisce in uno dei nodi e delle AdSP (Mar Adriatico Centro Settentrionale) più attente alle tematiche di digitalizzazione e forte integrazione multimodale, grazie alla competente guida del Presidente Francesco Benevolo. La collaborazione tra Circle e Gruppo Setramar testimonia la crescente attenzione del settore portuale e logistico verso progetti di innovazione tecnologica in grado di rendere i processi operativi più efficienti, sicuri e sostenibili. “Il Gruppo Setramar è impegnato da tempo in un percorso di modernizzazione dei propri sistemi e delle proprie infrastrutture operative”, ha affermato Carlo Merli, amministratore delegato del Gruppo Setramar. “La collaborazione con Circle rappresenta un ulteriore passo in questa direzione e ci consente di avviare un percorso concreto di digitalizzazione, con obiettivo di semplificare i flussi informativi, migliorare la sicurezza delle operazioni e rafforzare l’efficienza dei nostri terminal, al fine di rafforzare il ruolo strategico del porto di Ravenna nel sistema logistico nazionale”. “Siamo molto lieti di affiancare il Gruppo Setramar in questo percorso di innovazione,” ha dichiarato Luca Abatello, CEO di Circle Group. “La collaborazione nasce dalla volontà condivisa di valorizzare la digitalizzazione come leva strategica per migliorare i processi logistici e favorire una maggiore integrazione tra i diversi attori della supply chain. In questo senso, la partnership assume un significato ancora più rilevante considerando il contesto territoriale in cui opera Setramar: Ravenna, recentemente proclamata Capitale italiana del Mare 2026, rappresenta uno dei principali hub della blue economy e della logistica portuale dell’Adriatico. Affiancare un operatore attivo in un ecosistema così dinamico e strategico per il sistema portuale e logistico nazionale è per noi un elemento di grande valore. Attraverso un’analisi approfondita dei flussi operativi e l’implementazione di soluzioni digitali evolute, stiamo supportando Setramar nel rafforzare competitività, efficienza e sostenibilità, contribuendo allo sviluppo di un ecosistema logistico sempre più connesso e interoperabile, come da piano industriale “Connect 4 Agile Growth””.

Federlegnoarredo, la filiera chiude il 2025 a +1,4% con 52,2 miliardi di fatturato

La filiera del legno arredo chiude il 2025 con il segno più. Il fatturato alla produzione supera i 52,2 miliardi di euro, segnando una crescita dell’1,4% rispetto al 2024, confermando una fase di stabilizzazione, dopo il rallentamento del biennio precedente. I dati sono stati diffusi dal presidente di Federlegnoarredo, Claudio Feltrin, durante la conferenza stampa di presentazione delle ultime novità del Salone del Mobile, che si terrà dal 21 al 26 aprile. A sostenere la crescita del 2025 è soprattutto il mercato interno, che raggiunge quasi 33 miliardi di euro (+2%), grazie alla tenuta del comparto residenziale e a una maggiore dinamicità del non residenziale, nonostante il progressivo ridimensionamento degli incentivi fiscali legati alla casa. Le esportazioni si mantengono sostanzialmente stabili (+0,4%) per oltre 19,3 miliardi di euro. “Il 2025 segna un ritorno alla crescita per la nostra filiera, ma è molto probabile che si tratti di un equilibrio fragile, momentaneo – spiega Feltrin -. E non potrebbe essere diversamente, dato il contesto economico e geopolitico così complesso e sottoposto a cambi repentini di scenario che rendono praticamente vana ogni previsione o ragionamento a lungo termine”. Quello che emerge è che un andamento complessivamente positivo della filiera sia sostenuto in larga parte dal mercato interno, che quindi sembra aver risentito meno del previsto dello stop agli incentivi fiscali legati all’edilizia. Mentre l’export evidenzia segnali di rallentamento nei mercati tradizionali, a partire da Stati Uniti (2 miliardi) e Francia (2,9 miliardi) che chiudono il 2025 rispettivamente a -3,9% e -1,5%.Resta centrale il tema della competitività internazionale, per cui servono politiche industriali e di sostegno all’export – ha aggiunto Feltrin -, per diversificare e consolidare i risultati che consentano al design Made in Italy di contribuire ancora attivamente alla bilancia commerciale del nostro Paese”. Per quanto riguarda la crisi internazionale Feltrin ha evidenziato che con le difficoltà di navigazione “si sono allungate le rotte di consegna per l’oltreoceano, sia in esportazione ma anche in importazione”, quindi i “primi aumenti, oltre a quelli del costo dell’energia, ci sono già stati nei pannelli, questi sono i primi segnali che noi riscontriamo”. “Siamo una filiera che ragiona a valle e quindi avremo un po’ di tempo prima di vedere veramente tutti gli effetti e l’impatto, della crisi internazionale – ha concluso -. Direi che se il tutto si risolve a breve termine rientreranno questi aumenti

Porro (Salone del Mobile), per la crisi internazionale alcune disdette da aziende’

La crisi internazionale, con la guerra in Iran, non produce forti scossoni per la prossima edizione del Salone del Mobile, che si terrà dal 21 al 26 aprile, ma alcune disdette da parte di aziende sono arrivate. “Per la guerra abbiamo avuto una disdetta da parte di due gallerie di Dubai, da parte di un’azienda dell’India – ha spiegato la presidente del Salone del Mobile Maria Porro durante l’ultima conferenza stampa di presentazione delle novità prima del taglio del nastro -. Inoltre, purtroppo, eravamo molto contenti della presenza di un’azienda libanese che aveva deciso di partecipare al Salone del Mobile e un mese fa, per ovvie ragioni ha dovuto rinunciare”. Per quanto riguarda “gli operatori che noi invitiamo al Salone del Mobile non abbiamo avuto disdette oggi e lo stesso vale per la stampa – ha aggiunto -. Quindi diciamo che in una situazione estremamente complessa la rilevanza del Salone del Mobile a livello internazionale viene confermata, dal fatto che ci sia una tenuta ad oggi di tutti quelli che sono i diversi stakeholder coinvolti, quindi sia il pubblico che gli operatori internazionali, buyers che anche le stesse aziende partecipanti”. “Una delle caratteristiche delle aziende italiane è di essere molto diffuse su continenti differenti e geografie differenti – ha detto ancora Porro -. Quindi non c’è un mercato che in questo momento è più importante di un altro e questa diffusione sui territori può sicuramente controbilanciare difficoltà in alcuni mercati. Questo è il nostro ruolo principale, consentire alle aziende, nel momento in cui un mercato entra in crisil di aprirsi a nuove opportunità”.

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