IL RAPPORTO ASSTRA-INTESA SP

Tpl, per le imprese una strada impervia: mol in aumento ma la domanda è ancora sotto i livelli precovid. Rebus per il post Pnrr

15 Dic 2025 di Maria Cristina Carlini

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Su un piatto della bilancia si può mettere l’aumento del valore della produzione e della redditività, la risalita della domanda, la riduzione dei costi operativi, il rinnovo delle flotte all’insegna del green. Sull’altro piatto, bisogna mettere il fatto che la domanda è sì aumentata ma è ancora sotto i livelli precovid, le tariffe che crescono meno dell’inflazione, le incognite legate alle risorse del Fondo Nazionale Trasporti e, last but not least, l’altra grande incognita legata a cosa accadrà dopo il Pnrr. Distribuendo così tutti gli ingredienti, risulta immediatamente chiaro il piatto che pesa di più e, soprattutto, sbilancia l’intero quadro. Insomma, fuor di metafora, il trasporto pubblico locale mostra alcuni segnali positivi appannati, però, da forti, persistenti criticità. E la grande domanda che investe tutti i settori sotto pressione per via degli investimenti in corso del Pnrr, diventa ancora più pressante per il Tpl. Quella che si prospetta rimane una strada in salita con sfide finanziarie e operative sempre più cogenti in un contesto di indipendenza finanziaria debole delle aziende.

A certifcarlo è il Rapporto Asstra – Intesa Sanpaolo 2025, giunto alla settima edizione, sulle performance delle aziende di trasporto pubblico locale. Come emerge Nel 2024, il valore della produzione delle aziende di TPL aumenta rispetto al 2023, a livello mediano, del 4%, nonostante la ripresa della domanda sia stata graduale, più lenta del previsto in termini complessivi, e con dinamiche differenziate a livello territoriale, per modalità di trasporto e tipologia di servizio. La domanda di Trasporto Pubblico Locale continua a crescere nel 2024, seppur con un ritmo più lento rispetto alle previsioni, e si attesta a -10% rispetto al 2019 (pre-Covid), rispecchiando i nuovi stili di mobilità: maggiori spostamenti, con tragitti più brevi. L’incidenza dei costi operativi risulta in calo grazie alla progressiva riduzione sia dei costi per acquisti – che risentono dell’indebolimento delle tensioni sui costi energetici, dopo la forte accelerazione del 2021-2022 – sia del costo del lavoro. Proprio l’incidenza del costo del lavoro risulta in flessione a seguito della crescita registrata dal valore della produzione, mentre il costo del lavoro passa da 45,5mila euro per dipendente a 49,4mila euro, a livello mediano. Il costo per vettura-km a livello mediano risulta pari a 4,2 euro nel 2024, in lieve aumento rispetto al biennio precedente, mentre l’andamento dei costi per passeggero segnala una progressiva flessione dei costi unitari da imputare alla positiva dinamica della domanda: in sostanza, il numero di passeggeri aumenta più della dinamica dei costi. Il margine operativo lordo delle aziende di TPL risulta in crescita trasversalmente su tutto il campione analizzato, aumenta all’8,8% nel 2024, mentre nel 2023 il valore era arrivato al 7%. Le previsioni sui dati finali del 2025 stimano un incremento del valore della produzione del 2% e del 1,9% dei costi operativi. Tali stime dovrebbero condurre ad una lieve crescita del mol nel 2025, pari allo 0,6% rispetto a quanto realizzato nel 2024.

Ma il Rapporto Asstra-Intesa Sp parla di “significativa incertezza” legata al quadro di finanza pubblica (FNT e finanziamento rinnovo CCNL). In termini di performance non si registrano differenze significative in relazione alla dimensione aziendale. Il Fondo Nazionale Trasporti, istituito nel 2013 per le Regioni a statuto ordinario con l’articolo 16-bis del decreto-legge n. 95/2012, ha consentito di superare la frammentazione normativa preesistente, introducendo un meccanismo unitario di allocazione delle risorse. La dotazione complessiva per i prossimi anni mostra un trend in leggero aumento. Nel 2024, le risorse hanno superato i 5,15 miliardi di euro, per poi crescere a 5,22 miliardi di euro nel 2025. A normativa vigente, gli stanziamenti previsti si attestano a 5,27
miliardi di euro per il 20265 e mantengono lo stesso importo di 5,27 miliardi di euro anche per il 2027. Nonostante gli incrementi programmati, il Fondo presenta una criticità di natura strutturale in quanto non è stato indicizzato all’inflazione. Tale condizione determina una progressiva erosione del potere di acquisto delle risorse, con un differenziale stimato in circa 800 milioni di euro annui. Tale gap incide sull’equilibrio economico-finanziario dei contratti di servizio, anche in assenza di variazioni nella produzione chilometrica. Contestualmente, il settore è interessato da ulteriori pressioni sui costi, derivanti dalla crescita dell’acquisto di mezzi a trazione alternativa, caratterizzati da maggiori costi operativi, e dallo sviluppo di nuove linee di trasporto rapido di massa, che comportano maggiori percorrenze chilometriche.

Grazie alla positiva dinamica dei margini le aziende riescono a fare fronte alla crescita del peso degli ammortamenti che risultano in accelerazione sia in conseguenza della positiva performance degli investimenti sia del ritorno alla normalità per le rate di ammortamento che erano state sospese in fase Covid. Le tariffe continuano a costituire un’importante criticità per il settore: crescono, ma molto meno dell’inflazione. Tra il 2016 e il 2025, con l’inflazione cresciuta del 25,2%, la tariffa media ha registrato un aumento del 12,5%, con il biglietto a tempo che è passato in media da 1,39€ a 1,67€, mentre l’abbonamento mensile da 36,3€ a 38,2€. Dunque, l’andamento delle tariffe contribuisce a rendere fragile l’evoluzione del settore.

Tutto ciò, mentre le aziende di trasporto stanno proseguendo nel rinnovo delle flotte autobus che sono passate da una età media di 12,1 anni (2018) a 9,4 anni (2024) e hanno registrato un aumento di nuovi bus a basse o a zero emissioni: +74,1% di immatricolazioni di bus elettrici solo nel 2025. Anche se il diesel domina ancora le flotte bus delle aziende di trasporto pubblico locale, oggi il 75% dei veicoli è Euro 5, Euro 6 o elettrico. Gli investimenti materiali (in materiale rotabile e infrastrutture) sono stati il 12,6% nel 2024, a livello mediano, del valore della produzione. Al primo semestre 2025, infatti, lo stato di attuazione degli investimenti PNRR relativi al trasporto pubblico presenta un ottimo risultato: Missione 2 (rivoluzione verde e transizione ecologica) 65%, Missione 3 (infrastrutture per una mobilità sostenibile) 59%.

Un risultato ottenuto grazie allo sforzo progettuale e attuativo delle aziende di trasporto pubblico coinvolte direttamente nella messa a terra degli investimenti del Piano strategico nazionale della mobilità sostenibile e del PNRR: nel primo semestre 2026, queste aziende si troveranno ad affrontare una grande concentrazione di target per completare i progetti di investimento. Il Piano ha riconosciuto la centralità del Tpl nel processo di transizione ecologica del nostro Paese, destinando al settore risorse per investimenti complessivamente pari a oltre 8 miliardi di euro al 2026. Tali fondi sono diretti al rinnovamento del materiale rotabile, al potenziamento e alla messa in sicurezza delle linee regionali, allo sviluppo dei sistemi di trasporto rapido di massa e alla sperimentazione dei MAAS (Mobility as a Service). A ciò si aggiungono ulteriori risorse di assoluto rilievo, destinate allo sviluppo della rete ferroviaria
regionale e per investimenti relativi all’alta velocità ferroviaria. Una delle componenti principali del PNRR è l’investimento nel rinnovo dei mezzi di trasporto pubblico locale e regionale verso tecnologie a zero emissioni: finanziamento di circa 1,65 miliardi di euro per almeno 3.000 autobus a zero emissioni e 1.000 infrastrutture di ricarica in Italia. Tuttavia, si prospetta una forte pressione operativa nei prossimi mesi. La concentrazione della dei target nel primo semestre 2026 richiede già di per sé uno sforzo notevole per completare e rendicontare puntualmente tutti i progetti di investimento. A questa sfida si aggiunge il potenziale rischio di ritardi da parte dei fornitori, elemento che, rallentando il processo di fornitura dei nuovi mezzi, potrebbe rendere difficoltoso il rispetto delle scadenze PNRR.

Nelle scorse settimane, l’associazione delle aziende di trasporto pubblico locale ha anche presentato la prima indagine nazionale sulla digitalizzazione delle imprese. La rilevazione ha coinvolto un campione pari al 54% dell’universo delle aziende associate ad Asstra. Dal lavoro emerge che l’86,8% delle imprese associate ha intrapreso un percorso di trasformazione digitale da oltre un anno. Il 13,2 lo ha fatto nell’ultimo anno. Tra gli ambiti già digitalizzati spiccano il monitoraggio flotte e la vendita/bigliettazione, entrambi al 63%. Seguono l’informazione ai passeggeri e la cybersecurity, entrambe al 55%. Secondo le aziende di TPL interpellate, le macroaree in cui la digitalizzazione è più rilevante sono infomobilità (84%) e commerciale (82%), seguite dalla gestione dei depositi e della manutenzione (50%) e dai processi interni (45%). Dal punto di vista dei benefici attesi, l’82% dalle aziende indica come principale vantaggio una maggiore automazione dei processi, mentre il 58% attribuisce rilevanza alla continuità operativa del servizio. Sul fronte delle difficoltà, emerge l’esigenza di un adeguamento del quadro normativo (37%) e la carenza di competenze digitali nel 29% dei rispondenti. Il 55% delle aziende mette a disposizione le informazioni del servizio a più sistemi in real time e oltre l’80% delle aziende dispone di un’APP aziendale che fornisce informazioni all’utenza. L’App mobile viene utilizzata anche per la vendita dei biglietti per il 74% delle aziende.
Altri sistemi di bigliettazione impiegati sono le carte di credito/EMV per il 61%, biglietti cartacei con QR code per il 50%. Il 58% delle aziende offre servizi flessibili a chiamata. Gli strumenti digitali di diagnostica da remoto per monitorare in tempo reale le condizioni dei veicoli e delle infrastrutture sono presenti, con diversi livelli di implementazione, nel 58% delle aziende e per l’8% sono stati adottati sistemi che integrano l’AI.

“Nonostante il progressivo recupero delle performance aziendali dopo il periodo pandemico scontiamo ancora un futuro incerto e una domanda non ancora pienamente ristabilita. Per garantire la stabilità essenziale del servizio, è cruciale la stabilizzazione del Fondo Nazionale, l’integrale finanziamento del CCNL e dare continuità degli investimenti per il periodo post Pnrr”, ha dichiarato il presidente di Asstra, Andrea Gibelli, in occasione della presentazione del Rapporto nei giorni giorni. “È poi fondamentale sfatare il mito che l’efficienza dipenda dalla dimensione: i dati dimostrano chiaramente che la performance operativa non è strettamente correlata alla dimensione delle aziende. Per affrontare le sfide di domani, una leva importante è l’innovazione sui ricavi, con tariffe legate agli investimenti per il miglioramento del servizio. Dobbiamo introdurre meccanismi avanzati come ad esempio la differenziazione tariffaria in base all’ora adottando in tutti i contratti di servizio la regolazione tramite price cap, per assicurare al contempo equilibrio economico e un trasporto pubblico attrattivo e sostenibile.”

“L’analisi dei bilanci delle aziende evidenzia una performance economico-finanziaria mediamente solida, in un triennio di progressivo ritorno alla normalità, dopo gli anni della crisi pandemica ed energetica”, ha rilevato Laura Campanini, Responsabile Local Public Finance, Research Department Intesa Sp. “Rimangono significative differenze fra servizi e territori diversi. L’attenzione da parte delle imprese verso gli investimenti in materiale rotabile e infrastrutture si conferma in tutto il triennio esaminato: nel 2024 le aziende hanno speso il 12,6% (a livello mediano) del valore della produzione per opere e mezzi. Sono risultati importanti, sostenuti dall’intervento finanziario nazionale ed europeo, come la conclusione del Piano Strategico per la Mobilità Sostenibile 2019-2023 e i programmi di investimento previsti dal PNRR. Per il 2025 stimiamo un ulteriore consolidamento dei risultati e la prosecuzione del trend di crescita degli investimenti. In prospettiva, per garantire la regolarità, la qualità del servizio e la continuità agli investimenti sono necessarie misure mirate e stabili”.

 

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