LIBRO CURATO DA URBANI, OGGI DIBATTITO ALL'IFEL
“Serve la legge urbanistica, incostituzionale la legge delega sul TU edilizia”. Ma il confronto urgente è quale urbanistica vogliamo
In “Torniamo all’urbanistica!” Paolo Urbani rilancia la proposta di una legge urbanistica che parta dal divieto di consumo del suolo e ripropone la battaglia contro la legge delega di riforma del Dpr 380. A DIAC dice: “Abbiamo preparato con l’INU una memoria, inviata anche al Quirinale e ai presidenti delle commissioni parlamentari, per affermare l’incostituzionalità di quella proposta del governo”. Michele Talia, presidente INU, si aspetta che il dibattito sul libro porti consensi ulteriori a una nuova legge urbanistica. Silvia Viviani: “Torniamo all’urbanistica certamente, ma per renderla utile, smettiamola di parlare solo di strumenti di pianificazione e parliamo di politiche urbane e di agenda urbana”.

In ordine orario dall'alto a sinistra: Michele Talia, Paolo Urbani e Silvia Viviani
IN SINTESI
Paolo Urbani, lunga carriera di professore ordinario di diritto urbanistico, rilancia due sue battaglie di questi anni, sempre più intrecciate: la necessità di una legge urbanistica di principi e il contrasto al TU edilizia. Lo fa con il volume “Torniamo all’urbanistica!” che ha curato per Ifel e che sarà presentato oggi a Roma. Nella sua introduzione – ma anche al telefono – conferma l’assillo che lo accompagna da qualche tempo. “L’ordinato assetto del territorio, mediante il Piano cui si ispirò la legge 1150 del 1942 – scrive Urbani – è ormai un retaggio travolto dalla liberalizzazione degli interventi di demolizione e ricostruzione con premio di volumetria, dall’indifferenza funzionale, nonché dalla monetizzazione degli standard, questi fenomeni stanno aggredendo e gentrificando la città consolidata a favore della rinascita della rendita urbana, spesso sotto mentite spoglie della rigenerazione urbana. Lo spostamento dei capitali – continua Urbani – vero i capitali immobiliari, soggetti a minor rischio, irrompe nelle città, cosicché i protagonisti – rectius, gli antagonisti – non sono più gli imprenditori, ma le grandi società finanziarie, le SGR, ma anche gli enti pubblici economici e le società per azioni che usano il territorio come moneta finanziaria, ignorando le esigenze delle collettività insediate e le previsioni del piano urbanistico vigente. Tutto ciò deriva soprattutto dalle disposizioni del Testo unico dell’edilizia, d.p.r. 6 giugno 2001, n. 380, che, favorendo tali interventi, fa sì che il software (l’edilizia) prevalga sull’hardware (il piano)”.
Ecco l’assillo di Urbani, il Testo unico dell’edilizia, il padre di tutti i mali che si porta come corollario l’urgenza di fare una legge urbanistica di principi capace di fermare questa deriva. Lo conferma al telefono, spostando l’attenzione sul passaggio successivo al Dpr 380, la riforma del Testo unico, la legge delega che il governo ha approvato e ha mandato in Parlamento su proposta del ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini. “Quel disegno di legge è gravissimo, inaudito – dice Urbani – perché se dovesse passare quella legge delega, tutto sarebbe in mano al Governo che potrebbe scrivere quello che vuole perché i principi, in quel disegno di legge, sono solo enunciati, non definiti, e lasciano al governo uno spazio enorme per definirli. Un atto che vìola palesemente la Costituzione. Con l’Inu abbiamo elaborato una memoria, mandata anche al Presidente della Repubblica e ai presidenti delle commissioni parlamentari, in cui spieghiamo, citando anche giurisprudenza della Consulta, che una legge delega con principi enunciati troppo genericamente è incostituzionale”. Insomma, su questa legge si concentra la battaglia numero uno del partito della “rinascita dell’urbanistica”.
C’è un altro aspetto però, di merito, che Urbani vuole sottolineare di una possibile riforma della legge urbanistica: è stato al centro di un suo recente intervento a Bari a un evento dell’Inu Puglia. “Negli ultimi anni – dice Urbani – tutto è cambiato e una riforma urbanistica non può partire dai vecchi strumenti di piano, ma deve partire dalla riduzione del consumo di suolo e tenere conto della distinzione fra territorio urbanizzato e territorio non urbanizzato. Nel libro c’è un articolo di Emanuele Boscolo che ricostruisce questo aspetto fin dalla legge tedesca che per prima l’ha normato negli anni ’90 arrivando alla legge dell’Emilia-Romagna del 2023 e ancora alle direttive europee Nature Restoration Law e Soil Monitoring Law che cambiano definitivamente il rapporto fra pianificazione e verde. E Boscolo propone infatti un ribaltamento della logica del verde urbano, da mezzo vincolistico sotto forma di standard urbanistico a vero e proprio fine delle politiche urbanistiche”. Sul consumo di suolo, Boscolo scrive che “le leggi regionali non hanno saputo affrontare la sfida più impegnativa, rappresentata dalla soppressione dei residui di piano”.
Michele Talia: con la legge delega sul TU edilizio si rischiano ulteriori squilibri tra pianificazione e trasformazioni urbane

Chi guarda con grande interesse al dibattito che può nascere dal volume curato da Paolo Urbani è Michele Talia, presidente dell’Istituto Nazionale di Urbanistica (INU). “Il confronto sul ruolo dell’urbanistica nelle trasformazioni urbane contemporanee – dice – presenta rilevanti implicazioni politiche, poiché investe questioni cruciali per la qualità della vita e il benessere dei cittadini: l’uso del suolo, le dotazioni territoriali, l’accesso al welfare, le politiche di rigenerazione e, più in generale, il futuro delle città”.
L’analisi di Talia è molto vicina a quella di Urbani, soprattutto sul rapporto fra urbanistica ed edilizia e sui rischi della legge delega sul TU edilizia. “Dopo una fase prolungata di marginalizzazione di questi temi che ha contribuito a indebolire il rapporto ordinato tra pianificazione ed edilizia – dice Talia – si è progressivamente affermata la centralità del procedimento edilizio, spesso in nome della semplificazione amministrativa. Più recentemente, l’approvazione del disegno di legge delega sul Codice dell’edilizia ha messo in evidenza il rischio di un ulteriore squilibrio tra pianificazione e trasformazioni urbane, con uno spostamento verso interventi puntuali e semplificati, privi di un disegno complessivo. In assenza di un quadro chiaro di principi, la semplificazione normativa può tradursi in maggiore incertezza e in un indebolimento della capacità pubblica di governare i processi urbani”.
Anche qui, il rilancio della legge urbanistica. “Per queste ragioni – dice Talia – l’Istituto richiama l’urgenza di una riforma organica fondata sulla centralità della pianificazione, sulla sostenibilità, sul contenimento del consumo di suolo e su una rinnovata cooperazione tra livelli istituzionali. Tornare all’urbanistica significa restituire coerenza e visione alle trasformazioni, riaffermando il ruolo del piano come strumento essenziale per la tutela dell’interesse pubblico”.
Silvia Viviani: torniamo a rendere utile l’urbanistica, parliamo di politiche e di agenda urbana, non solo di strumenti

Se sono sempre più oggi a pensare – nel mondo degli urbanisti, ma anche in quello della politica locale – che sia necessaria una nuova legge urbanistica, questo schieramento perde la sua compattezza se si prova a definire quale legge e cosa sia oggi fare urbanistica. Un dibattito necessario, senza scorciatoie, che va percorso fino in fondo: la costruzione di una linea condivisa intorno alle soluzioni da scegliere non sembra dietro l’angolo. Serve, anzitutto parlare chiaro, tenere conto delle esigenze reali di oggi, senza rincorrere vecchi arnesi. Chi non si fa pregare, su questa strada, è Silvia Viviani, assessore all’urbanistica di Livorno ed ex presidente Inu. “Sì, torniamo all’urbanistica – dice – ma torniamo a renderla utile. Va data centralità a temi che ritengo fondamentali per tentare una riforma urbanistica nazionale convincente, confrontandosi con la realtà, esprimendo chiaramente gli obiettivi per la società e l’economia, per la transizione ecologica ed energetica, per l’incremento di città pubblica. Non credo si possa continuare a parlare solo di strumenti. Bisogna affrontare le politiche. E’ un vecchio problema dell’urbanistica italiana, tutta dedicata agli strumenti della pianificazione, alle procedure; troppo lontana dall’agenda urbana, distante da un progetto nel senso politico culturale del termine”.
Non bisogna morire di immobilismo in attesa di una legge nazionale: Viviani rivendica il lavoro fatto a Livorno. “Pur a legislazione invariata e con tutte le difficoltà del caso (burocrazia, norme confliggenti, mancanza di coesione e di coerenza nella filiera pubblica, mancata riforma della pubblica amministrazione, etc.) a Livorno in questi anni, di cui almeno due gravati da pandemia, con le difficoltà derivanti dalle guerre, dai rincari, dai tagli di governo, dai conflitti sociali, dai bisogni quotidiani delle persone, senza uffici che pure abbiamo ricostruito (nel 2019 avevamo 6 dirigenti e oggi sono 20), con strumenti urbanistici risalenti a un quarto di secolo fa, io son riuscita ad approvare piano strutturale, piano operativo, piano del verde, piano casa, carta strategica della sostenibilità urbana, programma di abbattimento delle barriere architettoniche, piano per l’energia e il clima, piano d’azione per la transizione ecologica, mappa delle isole di calore, atlante della de-pavimentazione, almeno tre masterplan per la città pubblica, un progetto di alloggi sperimentali per l’emergenza abitativa, le regole gestionali per l’edilizia residenziale sociale; ho siglato un’intesa con l’autorità portuale per coordinare i rispettivi strumenti di programmazione, ho avviato la riqualificazione del waterfront. Voglio dire che si può fare”.
Un altro tema che torna è se la rigenerazione urbana abbia bisogno di una legge. Urbani è contrarissimo a quella in discussione al Senato. Viviani si concentra ancora una volta su quel che si può fare già oggi, con gli strumenti a disposizione. “Se si decide dove si vuole andare – dice – si può sperimentare e utilizzare il piano come agenda strategica dotata di efficacia giuridica, come luogo di coerenza delle varie politiche comunali, inserendovi anche le innovazioni (pur non previste da leggi) che possono rendere le nostre città luoghi complessi ma amicali, pubblici, sociali, verdi, democratici, accessibili. Questo è il vero obiettivo della rigenerazione urbana, orizzonte politico e culturale; anche se nessuna legge l’ha ancora definita”.
Ma cosa pensa Viviani del volume curato da Urbani? “Va dato atto che vi sono raccolti contributi che fanno comprendere quanto sia faticoso il cammino della riforma, quanto sia necessario aumentare le competenze, quanto sia opportuno riaggregare le forze politiche e culturali, il mondo della conoscenza e della ricerca, il sistema degli enti di governo, la rete delle imprese, le cittadinanze intorno a una idea condivisa di futuro accettabile, nel quale le regole sono componenti utili per la certezza e l’efficacia delle strategie e per l’attuazione alle politiche pubbliche, senza le quali non vi è modo di risollevare l’ambiente in cui viviamo dalle condizioni di fragilità in cui versa. Vanno sottolineati argomenti che devono essere affrontati come l’imprescindibilità del governo pubblico, la flessibilità delle regole per l’aderenza ai contesti, i partenariati pubblico privati, la qualità dello spazio pubblico, la necessità di superare la dimensione meramente edilizia, la dimensione del tempo da incorporare nel progetto di città, la cultura diffusa della partecipazione. Sono aspetti che emergono nel testo, richiamandosi l’un l’altro mentre vengono analizzati strumenti, procedure, piani”.