RIGENERAZIONE URBANA
A Roma riapre il Belvedere Antonio Cederna. Dopo 12 anni, la Capitale si riappropria di un affaccio unico sul Colosseo e i Fori Imperiali
Un nuovo sguardo torna ad abbracciare i Fori Imperiali, la Basilica di Massenzio, il Colosseo, l’Altare della Patria. Basta risalire il Clivio di Acilio, dall’inizio di Via dei Fori Imperiali, per poter riaffacciarsi su uno dei panorami più affascinanti di Roma oscurato e cancellato, per dodici anni, dai cantieri per la realizzazione della Metro C. Ma da ieri la città, i cittadini e i turisti si sono riappropriati di un affaccio unico: il Belvedere Antonio Cederna. Uno piccolo spazio pubblico che è un tassello di un grande e ambizioso disegno portato avanti dall’Amministrazione capitolina con il Centro Archeologico Monumentale (CarMe) del percorso della Nuova Passeggiata Archeologica, il grande anello ciclo-pedonale che circonda la città antica, ormai in fase di completamento sulla base del progetto del gruppo Labics, Orizzontale e Openfabric, vincitore del primo concorso internazionale di archittettura.
Il Belvedere si trova all’altezza della cresta dell’antica collina Velia che da questo sperone proseguiva verso la Basilica di Massenzio. Velia, si può dire, è stata uno dei colli più ‘sfortunati’ di Roma, come annota il coordinatore del progetto CarMe Walter Tocci nel suo blog per la presentazione dell’evento, che venne sbancata da Mussolini per realizzare la grande strada delle parate militari e aprire la prospettiva trionfale dal balcone di Piazza Venezia verso il Colosseo. Ma anche molto prima dello sbancamento nel ventennio, la collina fu interessata da ripetuti progetti urbanistici ed edilizi. Prima Augusto (con un edificio di recentissima scoperta sotto la Basilica di Massenzio), poi Nerone (che, dopo l’incendio del 64 d.C., qui promosse un rivoluzionario piano urbano a schema regolare), poi Domiziano (che su quella pianificazione costruì i magazzini imperiali delle spezie), di seguito Adriano (che vi eresse il più grande tempio dell’Urbe, dedicato a Venere e Roma), poi Massenzio (che scelse il luogo per l’immensa Basilica poi intitolata a Costantino). Di conseguenza, solo l’estremo lembo settentrionale dell’antico colle si conserva nel Belvedere e nei pressi del giardino della Villa Silvestri – Rivaldi edificata, a partire dagli anni quaranta del Cinquecento, da Eurialo Silvestri, cameriere segreto di papa Paolo III Farnese e “dirimpettaio” del cardinal nepote Alessandro, artefice degli Orti Farnesiani del Palatino. Ad oggi, la villa rinascimentale e il sottosuolo del suo giardino conservano l’ultimo resto della stratificazione archeologica e monumentale della antica Velia.
E nel solco di questa lunga storia che torna a rivivere il Belvedere, dedicato dall’allora sindaco Francesco Rutelli ad Antonio Cederna, a pochi mesi dalla sua morte avvenuta nel 1996, in memoria delle sue storiche battaglie ambientaliste e culturali a favore della Capitale. Ieri, è stato il sindaco di Roma Roberto Gualtieri a tagliare il nastro e a riaprire la terrazza panoramica e il suo camminamento. L’intervento ha restituito decoro e misura a uno spazio che non chiedeva monumentalità, ma cura. Sei panchine lungo il percorso, nuovi arredi, una riqualificazione del verde pensata per resistere alla siccità: potature mirate, nuove essenze mediterranee, cinque olivi e dieci limoni in vaso, provenienti dal vivaio comunale di San Sisto. “Siamo contentissimi – ha detto Roberto Gualtieri – è un bel vedere bellissimo, riqualificato anche dal punto di vista ambientale con le nuove piante. Un altro tassello del progetto Carme che va avanti insieme ai lavori sulla passeggiata archeologica sulla riqualificazione dei Fori Imperiali che sono partiti da poco”.
“Una grande soddisfazione riaprire questo spazio pubblico e restituirlo riqualificato alla città. Un luogo dedicato ad una figura di intellettuale e politico che ha avuto un ruolo fondamentale nella costruzione del dibattito pubblico su ambiente e cultura. Molte delle azioni che stiamo attuando inverano i ragionamenti e le linee di intervento a suo tempo individuate da Antonio Cederna: tutto quello che stiamo facendo sul verde oggi si ricollega alla sua visione complessiva, rendendo più vera e reale quella declinazione di città per tutte e tutti, inclusiva e plurale, una città bene comune in cui il diritto al verde e alla Natura si saldano con il diritto alla cultura, in cui la fruizione pubblica dello spazio collettivo è benessere, è salubrità dell’aria e qualità ambientale, è lotta alla cementificazione e alle disuguaglianze”, ha commentato l’assessora all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei rifiuti, Sabrina Alfonsi.
L’inaugurazione del Belvedere è stata l’occasione per ricordare Cederna. Alla cerimonia c’erano ieri i figli Camilla, Giulio e Giuseppe. Di Cederna è stata ricordata la sua visione della città, e soprattutto di una città come Roma, da vivere da parte di tutti i cittadini e non solo da contemplare. Una visione che torna a prendere corpo nella riapertura della terrazza panoramica come uno spazio che deve animarsi anche e soprattutto nella sua quotidianità. «Ci sentiamo nani sulle spalle di giganti», ha detto il sindaco, richiamando esplicitamente questa eredità e il disegno di un grande sistema di natura e storia dai Fori all’Appia Antica. Una visione che torna nel progetto CArMe, pensato come un boulevard archeologico capace di guardare avanti senza perdere profondità. Tenere insieme fruizione e conoscenza, socialità e memoria, è la sfida più delicata. Ma è anche quella che Cederna avrebbe riconosciuto come necessaria. La tutela, per lui, non era mai conservazione sterile: era un atto profondamente politico, nel senso più alto del termine. Riaprendo questo affaccio, Roma non celebra soltanto un restauro. Rimette in gioco una domanda antica e sempre attuale: a chi appartiene la città? La risposta, forse, sta proprio qui, su questa terrazza discreta, dove lo sguardo corre libero tra passato e contemporaneità.