L'INTERVISTA

Tinagli: “Con queste regole i sindaci possono intervenire sugli affitti brevi, non ci sono più alibi. Il Governo Meloni ha trascurato il patrimonio immobiliare, ora adegui il piano casa”

Intervista all’eurodeputata del Partito democratico e presidente della commissione parlamentare Hous, Irene Tinagli

10 Set 2026 di Mauro Giansante

Condividi:
Tinagli: “Con queste regole i sindaci possono intervenire sugli affitti brevi, non ci sono più alibi. Il Governo Meloni ha trascurato il patrimonio immobiliare, ora adegui il piano casa”

IRENE TINAGLI

Onorevole Tinagli, che giudizio dà di questo regolamento europeo sulla casa? 

E’ un provvedimento che si aspettava da molto tempo, lo attendevano i sindaci, lo abbiamo discusso tantissime volte noi in Parlamento. E’ il minimo che si potesse fare per dare alle autorità locali gli strumenti per intervenire quando e dove ce ne sia bisogno. Penso sia un regolamento equilibrato, rispettoso dell’autonomia dei governi nazionali e quindi della sussidiarietà territoriale. Non ci sono imposizioni ma allo stesso tempo vengono offerti criteri chiari, trasparenti, per evitare che i sindaci si muovano in ordine sparso.

Cosa che era già successa in passato, invece. 

Sì. Alcuni erano intervenuti prendendo più coraggio, altri non sapevano se e come farlo. Anche perché qualche Comune si è visto impugnare le decisioni. C’era bisogno di un quadro minimo di riferimenti, poi qualcuno avrebbe voluto un provvedimento più restrittivo o prescrittivo mentre altri già lamentano che la Commissione sia intervenuta troppo. Il provvedimento, comunque, non è retroattivo quindi le città che erano già intervenute sulle licenze Airbnb non devono smontare alcun provvedimento.

Quali sono ora i prossimi passi del regolamento?

Adesso parte l’iter parlamentare: ci sarà un dibattito tra i gruppi politici e già noto dalle prime reazioni come il centrodestra cercherà di smontare o annacquare il regolamento mentre il centrosinistra vorrà difenderlo e aggiungere qualcosa sugli indicatori.

Come può cambiare il piano casa italiano con l’Affordable housing act europeo?

Il piano casa italiano ha totalmente ignorato il tema dell’utilizzo delle case esistenti e che magari non sono più dedicate all’affitto residenziale o all’abitazione principale di lavoratori, famiglie e imprese. Si occupa di costruire, di coinvolgere i fondi immobiliari oppure di andare a ristrutturare un po’ di case popolari, dismettendo anche una parte di patrimonio di case popolari per fare cassa. Insomma, non si parla di città e dell’uso a fini turistici degli immobili. Magari, l’uscita di questo provvedimento europeo può essere l’opportunità per il governo italiano di integrare il piano casa con il tema degli affitti brevi, della desertificazione residenziale e commerciale dei centri urbani. Lo sappiamo: alcuni quartieri si sono impoveriti a causa del fenomeno delle locazioni brevi, hanno perso residenti, artigiani, esercizi commerciali e servizi.

Dalle prime reazioni politiche, però, non sembra esserci convergenza a sinistra tra Pd e M5S. Con quest’ultimo che sperava in maggior incisività da Bruxelles. E’ un problema questa distanza su un tema così delicato, anche in vista di una prossima alleanza al voto politico?

Mi sembra che l’impostazione sia condivisa, poi magari il Movimento avrebbe voluto ulteriori restrizioni o un impianto più prescrittivo, ma qui c’è un tema di competenze. La Commissione europea non può prescrivere cosa fare, le politiche abitative sono materia nazionale. Gli Airbnb non vanno, tra l’altro, demonizzati ma guardando i dati dobbiamo affrontare il fenomeno. L’Ue ha tolto gli alibi a chi non si muoveva per inerzia e come al solito dava la colpa a Bruxelles.

Argomenti

Argomenti

Accedi