DIARIO POLITICO
Test elettorale tra crescita al minimo, rischio chiusura dell’Ilva e una manovra striminzita: Meloni naviga a vista
L’esito di quest’ultimo test elettorale d’autunno pare scontato. Veneto e Puglia manterranno l’attuale maggioranza: centrodestra la prima e centrosinistra la seconda. L’unico lampo d’incertezza arriva dalla Campania, che anche grazie al voto disgiunto potrebbe regalare un colpo di scena: l’inaspettata sconfitta di Roberto Fico. Una prospettiva che la scarsa affluenza rende ancora più imprevedibile.
Certo è che se davvero a Edmondo Cirielli, attuale viceministro degli Esteri e uomo di punta di Fdi imposto da Giorgia Meloni in Campania, riuscisse il colpaccio per la Premier sarebbe una gran bella boccata d’ossigeno. E non solo perché sarebbe l’ennesima affermazione per di più in terra nemica, quanto per l’opportunità di far scivolare altrove l’attenzione dell’opinione pubblica.
Dopo tre anni di esecutivo Meloni, la sensazione che si avverte è quella di una navigazione a vista. …
Lo dimostra la gestione del caso Ilva o le misure contenute in questa striminzita legge di Bilancio dove riemerge il solito repertorio di condoni fiscali ed edilizi – moralmente imbarazzanti – accanto a trovate estemporanee come la sanatoria sugli ori ereditati.
Nessun cambio di passo: anzi, le previsioni peggiorano. Secondo la Commissione Ue, nel 2025 il Pil crescerà di appena lo 0,4%: meno dello 0,7% stimato in primavera. Nel 2026 si salirà allo 0,8%: il dato peggiore dell’intera Ue, fatta eccezione per l’Irlanda, che però quest’anno vola con una crescita a due cifre. Torniamo a essere il fanalino di coda.
Di positivo certamente c’è la tenuta dei conti pubblici come ha certificato il verdetto di Moody’s (non succedeva da 23 anni) alzando il rating dell’Italia a Baa2. Ma se Meloni fosse all’opposizione punterebbe il dito – c’è da giurarci – contro un governo attento ai “padroni della finanza” che non si preoccupa del Paese reale per il quale poco o nulla è cambiato. Anzi, semmai è peggiorato.
L’inflazione cala ma non per la spesa alimentare, che invece continua ad aumentare e pesa su salari reali ancora inferiori di circa il 9% rispetto al 2021. Il taglio dell’Irpef da questo punto di vista è davvero poca cosa. Ma soprattutto quel che manca è la prospettiva, l’assenza di un obiettivo di qui alla fine della legislatura.
Si tira a campare. E forse si spiega anche così la particolare virulenza mostrata sul cosiddetto caso Garofani cavalcata direttamente dal partito della Presidente del Consiglio con le strampalate affermazioni del capogruppo alla Camera, Galeazzo Bignami , che hanno provocato la dura risposta del Quirinale. Ma anche l’ennesimo attacco nei confronti dei magistrati, stavolta sul caso dei bambini residenti nel bosco in Abruzzo e su cui Meloni – che si trovava a Johannesburg per il G20 discutendo del destino dell’Ucraina – ha voluto far saper di aver telefonato al ministro della Giustizia Carlo Nordio chiedendogli “un intervento immediato” per un evento che l’ha “colpita” e sul cui iter vuole essere “informata direttamente”.
Un modo per riempire il vuoto e allontanare anche l’attenzione dalle ombre sul sostegno a Kiev? Probabile. Ma soprattutto rientra nella lunga campagna elettorale sul referendum sulla Giustizia che si terrà il prossimo anno e che la Premier – al di là delle dichiarazioni di facciata – non può permettersi di perdere. Poi ad occupare la scena – almeno sul fronte interno – sarà solo la riforma della legge elettorale per assicurarsi il bis (e la Presidenza della Repubblica).