IL RAPPORTO 2025

Svimez: con la spinta Pnrr il Sud cresce più del Centro-Nord, decisiva l’edilizia ma ora l’incognita sul dopo. Bianchi: legacy da non disperdere

28 Nov 2025 di Maria Cristina Carlini

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Svimez: con la spinta Pnrr il Sud cresce più del Centro-Nord, decisiva l’edilizia ma ora l’incognita sul dopo. Bianchi: legacy da non disperdere

LUCA BIANCHI DIRETTORE SVIMEZ

Finché c’è il Pnrr, il Sud continua a crescere a un passo più veloce rispetto al Nord. Il problema è capire cosa succederà dopo. Perchè questa processo non deve interrompersi. Il Mezzogiorno sta dimostrando di poter essere protagonista della transizione industriale ed energetica del Paese, ma servono scelte politiche forti per consolidare i risultati raggiunti e dare continuità agli investimenti. Tra i segnali positivi nel Mezzogiorno sui quali costruire il futuro post PNRR: la crescita dei servizi ICT, la crescita dell’industria, il miglioramento dell’attrattività delle università meridionali. Ma la legacy del PNRR riguarda anche cambiamenti sociali e istituzionali che devono orientare il complesso delle politiche pubbliche: il miglioramento della capacità amministrativa dei Comuni; i primi segnali di convergenza Sud-Nord nell’offerta pubblica di asili nido e del servizio mensa nelle scuole; la standardizzazione e semplificazione degli iter amministrativi. Pone grandi interrogativi e prospetta cruciali sfide il Rapporto Svimez 2025 presentato ieri alla Camera dei deputati dal direttore generale Luca Bianchi. Un rapporto che racconta di una stagione di forti contrasti: cresce come non mai l’occupazione, soprattutto tra i giovani, ma al contempo continua l’esodo che svuota il Sud di competenze e futuro. Tra il 2021 e il 2024, quasi mezzo milione di posti di lavoro è stato creato nel Mezzogiorno, spinto da proprio dal PNRR e investimenti pubblici. Ma negli stessi anni 175 mila giovani lasciano il Sud in cerca di opportunità. C’è, rimarca Bianchi, un evidente paradosso: più lavoro ma non migliori condizioni di vita né opportunità professionali adeguate alle competenze anche perchè  i salari reali sono in calo soprattutto al Sud. E poi c’è la “trappola del capitale umano”: il Sud forma competenze che alimentano crescita e innovazione altrove. In 25 anni ‘investiti’ 132 miliardi per formare laureati che sono partiti.

Ci sono alcuni messaggi chiave che il rapporto Svimez consegna. Il primo è che proprio a partire dall’eredità del Pnrr, la vera sfida è consolidare questi segnali positivi in un percorso di sviluppo duraturo, che renda il diritto a restare pienamente esercitabile e la decisione di partire una scelta, non una necessità. Occorre agire su quattro leve: potenziare le infrastrutture sociali e garantire i servizi oltre il PNRR; rafforzare i settori a domanda di lavoro qualificata; puntare sulla partecipazione femminile nel mercato del lavoro, nel sistema della ricerca e nella sfera politica e decisionale, dove rivestono un peso ancora marginale; investire sul sistema universitario come infrastruttura di innovazione. Altro punto cruciale è di fare della coesione e competitività un nuovo baricentro industriale.  In quest’ottica, la politica di coesione va riletta come leva industriale territoriale, non come semplice strumento redistributivo e la revisione di medio termine del 2025 sarà un banco di prova decisivo: l’Europa spinge infatti su difesa, sicurezza, energia e tecnologie critiche, con il rischio che le risorse vengano dirottate su priorità nuove ma non necessariamente coerenti con gli obiettivi di sviluppo delle aree meno avanzate, avverte la Svimez.

Tra il 2021-24 il Pil del Sud +8,5%, Centro Nord +5,8%

Guardando ai numeri, ci sono, innanzitutto, i tassi di crescita dell’economia meridionale che confermano il trend degli ultimi anni.  Tra il 2021 e il 2024 il Pil del Mezzogiorno aumenta dell’8,5%, contro +5,8% del Centro-Nord. A determinare questo scarto contribuiscono diversi fattori: la minore esposizione dell’industria meridionale agli shock globali; un ciclo dell’edilizia particolarmente favorevole legato prima al maggiore impatto espansivo degli incentivi edilizi, poi allo stimolo fornito dal PNRR; la chiusura del ciclo 2014-2020 della politica di coesione.  A ciò si è aggiunta la ripresa del turismo e dei servizi, che ha rafforzato la domanda interna. Le costruzioni sono il motore principale: +32% nel Sud contro +24% nel Centro-Nord. Per il peso che riveste nella formazione del valore aggiunto dell’area, il contributo più rilevante alla crescita del Pil 2021-2024 del Mezzogiorno è venuto dal terziario: +7,4% l’aumento medio in Italia dei servizi, che raggiunge il +7,8% nel Mezzogiorno (+7,3% nel Centro- Nord). La crescita non si è limitata ai servizi tradizionali. Crescono le attività finanziarie, immobiliari, professionali e scientifiche che hanno goduto degli effetti di domanda di nuova progettualità pubblica e privata attivata dal PNRR. In controtendenza rispetto al Nord, tra il 2021 e il 2024 il valore aggiunto dell’industria in
senso stretto (manifatturiero, estrattivo, utilities) al Mezzogiorno è cresciuta del +5,7% (-2,8% nel Centro-Nord). La discontinuità positiva particolarmente significativa rispetto ai precedenti cicli economici è che il risultato del Sud è stato determinato dall’espansione della manifattura: +13,6% grazie alla nuova domanda per la componente manifatturiera della filiera dell’edilizia e alla crescita sostenuta di altri settori a specializzazione matura nel Mezzogiorno, in particolare dell’agroalimentare (+13,1%). Al contrario, il modello export-led del Nord mostra vulnerabilità: energie care, domanda tedesca debole, crisi delle produzioni energivore e riduzione della subfornitura. La migliore performance meridionale riflette quindi sia dinamiche locali positive sia la debolezza ciclica del Nord. Nel biennio 2023-2024 l’effetto espansivo del PNRR che è valutabile in circa 0,9 punti di Pil nel Centro-Nord e 1,1 punti nel Mezzogiorno. Gli investimenti attivati dal Piano hanno di
fatto scongiurato il rischio di una stagnazione della crescita italiana.

Ora, secondo le stime Svimez, l’Italia crescerà poco ma in miglioramento: +0,5% nel 2025, +0,7% nel 2026, +0,8% nel 2027. Grazie al completamento dei cantieri PNRR, il Sud dovrebbe continuare a superare il Centro-Nord nel biennio 2025-2026: +0,7% e +0,9%, contro +0,5% e +0,6% del Centro-Nord. Complessivamente, sulla crescita cumulata del biennio 2025-2026, la domanda di investimenti pubblici dovrebbe valere 1,7 punti di Pil nel Mezzogiorno e 0,7 punti nel Centro-Nord. Nel 2027 rallenta ciclo investimenti pubblici, riparte la domanda internazionale e il Centro-Nord torna a crescere più del Sud (+0,9% contro +0,6%).

Comuni grandi protagonisti della stagione del Pnrr

Il Rapporto Svimez fotografa il grande dinamismo mostrato dai Comuni. Sono loro i grandi protagonisti di questa stagione, sono loro ad aver dato lo stimolo più forte agli investimenti pubblici: raddoppiati nel Mezzogiorno tra il 2022 e il 2025 da 4,2 a 8 miliardi di euro. Oltre che alla maggiore flessibilità introdotta con la modifica del Patto di stabilità, tale dinamica va ascritta principalmente alla soddisfacente capacità dei Comuni nell’attuare le misure del PNRR. Il Piano destina 27 miliardi di opere pubbliche al Sud. Tre cantieri su quattro sono in fase esecutiva al Sud, in linea con il dato del Centro-Nord. Il 25% dei progetti al Centro-Nord è già alla fase del collaudo; il 16,2% al Mezzogiorno. La Svimez, in collaborazione con l’Ance, ha realizzato un monitoraggio aggiornato a fine ottobre 2025 sullo stato di avanzamento dei cantieri delle infrastrutture sociali finanziate dal PNRR: interventi per un valore complessivo di circa 17 miliardi di euro affidati in larga parte a Comuni e Regioni per la realizzazione di opere nei servizi per la prima infanzia, nell’edilizia scolastica e nella sanità territoriale.

Concentrandosi sui progetti che hanno già avviato l’esecuzione dei lavori, le analisi integrano le informazioni del sistema Regis in base alle quali è possibile monitorare i progetti entrati in fase esecutiva, ma non lo stato di avanzamento dei cantieri. Risultano più avanti le opere a titolarità dei Comuni rispetto ai progetti delle Regioni, lo scarto si conferma da Nord a Sud. Nel Mezzogiorno i cantieri PNRR per infrastrutture sociali dei Comuni sono in fase avanzata progetti per il 51,5% del valore complessivo delle risorse contro solo il 33% di quelli delle Regioni. Le attività di assistenza tecnica offerta dai centri di competenza nazionale alle amministrazioni locali responsabili degli interventi ha consentito l’accelerazione e standardizzazione degli iter amministrativi. Con il Pnrr si sono ridotti i tempi medi di progettazione delle opere rispetto al pre Pnrr con una sostanziale convergenza Sud/Nord: nel Mezzogiorno da 20,4 a 7,1 mesi; nel Centro-Nord da 16,8 a 7,4. In particolare, il modello operativo Invitalia, utilizzato da parte di 778 amministrazioni, ha accelerato la capacità progettuale, riducendo divari storici nei tempi di progettazione e ampliando i servizi: aumento dei nidi, miglioramento delle mense scolastiche, investimenti in infrastrutture sociali. Resta tuttavia da verificare la sostenibilità nel tempo di questo miglioramento, legata alla capacità di garantire continuità gestionale e copertura finanziaria per la spesa corrente. Intanto, avverte la Svimez, l’avvio delle pre-intese sull’Autonomia differenziata può compromettere l’efficacia degli interventi del Pnrr. E così, se questo Piano era stato concepito per ridurre i divari territoriali, migliorare i servizi essenziali e rafforzare la
capacità amministrativa delle aree più fragili, soprattutto nel Mezzogiorno, allo stesso tempo, il Governo porta avanti le pre-intese sull’autonomia differenziata, che rischiano di aumentare le disuguaglianze, sottraendo risorse e competenze condivise e frammentando i diritti di cittadinanza. Altro che ricucitura, dunque.

Emergenza abitativa: essenziale rafforzare l’Erp

Il diritto alla casa diventa una priorità crescente nelle nuove politiche europee e nei fondi post-2027. Si aprono quindi nuove opportunità per sostenere housing sociale, rigenerazione urbana coerente con gli obiettivi climatici e interventi mirati nei grandi centri meridionali, dove il disagio è più acuto. Le analisi Svimez-Ifel/Anci mostrano una forte correlazione tra affitto e vulnerabilità economica. Nel Centro-Nord la povertà assoluta colpisce il 21% delle famiglie in affitto, contro il 3,6% delle famiglie proprietarie; nel Mezzogiorno raggiunge il 24,8% tra gli inquilini e il 7% tra i proprietari. Le città metropolitane rivelano ulteriori squilibri: a Napoli le
case di proprietà sono appena il 48%, molto meno che a Roma, Milano o Torino. Nel Sud è inoltre elevata la quota di abitazioni non utilizzate — oltre il 20% a Reggio Calabria, Messina e Palermo — segnale di abbandono, uso discontinuo o scarsa attrattività urbana, mentre le città del Centro-Nord mostrano mercati più dinamici.
Il rafforzamento dell’edilizia residenziale pubblica è essenziale: oltre 650mila famiglie attendono un alloggio e ogni anno 40mila sfratti coinvolgono 120mila persone. L’offerta di edilizia residenziale pubblica resta limitata (2,6% dello stock nazionale), con concentrazioni più alte nelle aree metropolitane del Centro-Nord: Milano e Torino (3,4%), Roma (3,3%) e Genova (3,2%). Nel Sud i valori sono più bassi, con Napoli al 3% e Reggio Calabria appena all’1,3%. Questo quadro conferma la necessità di politiche strutturali e coordinate per garantire il diritto alla casa e la coesione sociale sul territorio nazionale.

Disponibilità e accessibilità delle infrastrutture: rimane il divario

Il Rapporto presenta nuove stime sui divari infrastrutturali tra i grandi centri urbani italiani e rispettive aree circostanti ad asse legate (Urbane Funzionali, FUA) in collaborazione con la Banca d’Italia. La metodologia applicata non guarda solo alla disponibilità fisica delle infrastrutture ma anche alla loro accessibilità, ossia la facilità con cui persone e imprese possono raggiungere servizi e collegamenti — come trasporti, ospedali o reti energetiche — in tempi accettabili. Il Mezzogiorno continua a presentare un marcato divario infrastrutturale rispetto al Centro- Nord. Ed anche gli indici di accessibilità alle infrastrutture esistenti mostrano come, a
fronte di valori medi superiori nelle regioni settentrionali per strade e ferrovie, le regioni meridionali si fermano spesso intorno o al di sotto, con punte molto basse nelle città minori, con ritardi più profondi al Sud nel caso delle infrastrutture ferroviarie ad alta velocità, dei servizi sanitari e della rete impiantistica per la gestione dei rifiuti. Posto uguale a 100 l’indice medio di accessibilità Italia per le infrastrutture ospedaliere, il Mezzogiorno registra un valore pari ad appena 68 contro il 132 del Nord e il 118 del Centro. Forti differenze territoriali si osservano però all’interno dello stesso Mezzogiorno: i principali centri urbani, come Napoli, Bari o Catania, tendono ad avere migliori collegamenti rispetto alle aree interne appenniniche o alle zone insulari più periferiche, che restano strutturalmente svantaggiate. Queste disparità incidono direttamente sulle opportunità di sviluppo, la qualità della vita e l’attrattività dei territori, rendendo cruciale orientare le politiche pubbliche verso il potenziamento delle infrastrutture facilitando soprattutto la loro accessibilità concreta.

La Zes Unica da strumento a strategia industriale

La nascita della Zes Unica rappresenta uno dei tentativi più ambiziosi degli ultimi anni di
trasformare la politica industriale italiana in chiave realmente territoriale.I primi dati mostrano una macchina amministrativa che ha iniziato a macinare risultati: i tempi autorizzativi si sono dimezzati (da 98 a 54 giorni) e tra marzo 2024 e novembre 2025 sono state rilasciate 865 autorizzazioni, per oltre 3,7 miliardi di investimenti. Puglia, Campania e Sicilia emergono come i poli più reattivi, mentre restano indietro Sardegna, Abruzzo e Basilicata. La Legge di Bilancio 2026 ha confermato e irrobustito il credito d’imposta Zes Unica fino al 2028, con uno stanziamento complessivo di oltre 4 miliardi. Una scelta che offre stabilità alle imprese e apre una prospettiva di lungo periodo. La vera svolta, però, arriverà con l’aggiornamento del Piano strategico nel 2026: la Zes Unica potrà diventare un laboratorio di integrazione tra coesione e politica industriale, incrociando filiere europee strategiche – dalla difesa all’energia, dalle tecnologie critiche agli ecosistemi produttivi emergenti. Ma l’efficacia della misura dipenderà dalla capacità di indirizzare gli incentivi verso filiere coerenti con l’agenda politica industriale europea e con le potenzialità dei territori meridionali.

“A conti fatti, il contributo decisivo alla crescita meridionale è venuto dall’edilizia, sostenuta in una prima fase dagli incentivi del vituperato – malgovernato Superbonus, poi dagli investimenti pubblici legati al PNRR, al quale hanno dato una spinta importante tra il 2022 e il 2025 gli investimenti dei Comuni, che sono raddoppiati. Come suggeriscono le nostre previsioni, il Sud continuerà a crescere più del Nord finché c’è il PNRR: alla fine di questo vero e proprio “intervento straordinario dell’Europa” che accadrà?”, chiede il presidente di Svimez Adriano Giannola.  “Se non è errato dire che le risorse del PNRR hanno prevalentemente mirato alla revisione e manutenzione di un sistema che non cresce da troppi anni, si conferma l’aspettativa che riprenda il deludente tratto delle Politiche di Coesione. Ma fare sviluppo vuol dire cambiare, non limitarsi a “tenere assieme i pezzi”. Una valutazione che non riguarda solo il Sud, ma anche per molti versi il Centro-Nord, quindi l’intero Paese”.

“Ancora una volta i dati mostrano come i Comuni siano stati i soggetti attuatori più virtuosi del PNRR, con investimenti raddoppiati nel Mezzogiorno tra il 2022 e il 2025 da 4,2 a 8 miliardi di euro”, ha commentato afferma Maria Luisa Forte, Sindaca di Campobasso, Vicepresidente ANCI e delegata per le Politiche di Coesione. “Un rapporto di grande utilità per fare il punto sullo sviluppo dei nostri territori”, ha proseguito Forte, “che conferma l’enorme sforzo messo in campo dai Comuni per l’attuazione dei progetti PNRR, e gli importanti risultati che si stanno raggiungendo”. “Condividiamo l’auspicio di Svimez affinché questa tendenza positiva prosegua oltre il 2026”, ha concluso la Sindaca, “e rinnoviamo l’appello per una Politica di Coesione che guardi al modello PNRR attribuendo a Comuni e Città una gestione diretta nella programmazione e attuazione degli interventi”.

 

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