LA GIORNATA

Sugli Ets l’Italia cerca alleati in Europa ma rimane in minoranza

  • Inflazione, accelera a febbraio a +1,5%, +0,7% mensile
  • Accordo quadro tra Agenzia del Demanio e Cnr per la rigenerazione del patrimonio pubblico
  • Brescia Est-Verona, Saipem completa opere civili e posa dei binari

18 Mar 2026 di Maria Cristina Carlini

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IN SINTESI

La partita sull’Ets, il sistema europeo di scambio delle emissioni, si riapre in un clima sempre più teso, sospeso tra gli obiettivi della transizione ecologica e la tenuta del sistema industriale. A riaccendere il confronto sono anche le tensioni energetiche legate allo Stretto di Hormuz, che stanno spingendo al rialzo i prezzi di gas e petrolio e aumentando la pressione sui governi. In questo scenario, l’Italia si muove per costruire un fronte alternativo in vista del prossimo vertice europeo. Il ministro Gilberto Pichetto Fratin ha promosso un’iniziativa con altri Paesi – in particolare dell’Est Europa, insieme ad Austria e Grecia – per chiedere una revisione del meccanismo, ritenuto troppo oneroso per famiglie e imprese. Tuttavia, Roma resta in minoranza. La linea italiana, inizialmente orientata anche a una sospensione dell’Ets per il termoelettrico, si è progressivamente ammorbidita. L’obiettivo ora è ottenere una “correzione” efficace che consenta di contenere i prezzi dell’energia senza smontare l’intero sistema. “La natura dell’ETS è assimilabile a una tassa”, ha ribadito Pichetto, sottolineando come per l’Italia il costo superi i 7 miliardi di euro annui e sia difficilmente comprimibile.

Sul fronte opposto si colloca un blocco composto dai Paesi nordici, da Spagna e Portogallo, con il sostegno – seppur più sfumato – della Germania. La posizione prevalente a Bruxelles resta quella di preservare l’impianto dell’Ets, considerato uno strumento chiave non solo per la decarbonizzazione, ma anche per orientare gli investimenti industriali. Eventuali modifiche, secondo questa linea, dovranno limitarsi ad aggiustamenti mirati, soprattutto a tutela dei settori più esposti. Tra le proposte sul tavolo, alcuni Paesi spingono per interventi più incisivi: il governo di Viktor Orbán, ad esempio, propone di escludere le centrali a gas dal sistema, prorogare le quote gratuite per le industrie energivore oltre il 2034 e rinviare l’Ets2 – che dovrebbe estendersi a trasporti ed edifici – al 2030. Proprio il tema delle quote gratuite potrebbe rappresentare un terreno di convergenza anche per l’Italia, trovando aperture in parte anche in Germania. A guidare il confronto sarà la Commissione europea. La presidente Ursula von der Leyen si prepara a presentare una serie di interventi: revisione della riserva di stabilità del mercato, nuovi parametri per una decarbonizzazione più graduale e strumenti finanziari a sostegno dell’industria. L’obiettivo è contenere la volatilità dei prezzi senza mettere in discussione l’architettura dell’Ets. Nel breve periodo, però, Bruxelles non prevede modifiche sostanziali al sistema. La riforma complessiva arriverà solo nei prossimi mesi, mentre resta ferma la linea di fondo indicata dal commissario al Clima Wopke Hoekstra: rafforzare l’indipendenza energetica europea attraverso più rinnovabili, più nucleare, investimenti nelle reti e maggiore capacità di stoccaggio. In questo equilibrio ancora instabile, il nodo resta politico prima che tecnico: come conciliare la transizione verde con la competitività industriale, evitando che il costo della decarbonizzazione ricada in modo sproporzionato su imprese e cittadini.

Inflazione, accelera a febbraio a +1,5%, +0,7% mensile

Accelera l’inflazione a febbraio. L’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, al lordo dei tabacchi, registra una variazione del +0,7% su base mensile e del +1,5% su base annua (da +1,0% di gennaio); la stima preliminare era +1,6%. È quanto emerge dalle rilevazioni diffuse dall’Istat. L’accelerazione dell’inflazione risente principalmente della dinamica tendenziale dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (da +0,7% a +2,9%), dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +3,0% a +4,9%) e degli Alimentari non lavorati (da +2,5% a +3,7%); rallentano i prezzi degli Alimentari lavorati (da +1,9% a +1,4%) e aumenta la flessione di quelli degli Energetici, regolamentati (da -9,6% a -11,6%) e non (da -5,9% a -6,2%). Nel mese di febbraio l’“inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, evidenzia una risalita (da +1,7% a +2,4%), così come quella al netto dei soli beni energetici (da +1,9% a +2,5%). I prezzi dei beni mostrano un lieve calo su base annua (-0,2%, come a gennaio), mentre i prezzi dei servizi aumentano il loro ritmo di crescita (da +2,5% a +3,6%). Il differenziale tra il comparto dei servizi e quello dei beni, dunque, aumenta, passando da +2,7 punti percentuali a +3,8 p.p..I prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona accelerano appena (da +1,9% a +2,0%), mentre quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto restano stabili (a +1,9%). La variazione congiunturale dell’indice generale risente principalmente dell’aumento dei prezzi dei Tabacchi (+3,3%), dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+2,1%), dei Servizi relativi ai trasporti (+1,9%), degli Alimentari non lavorati (+1,2%), degli Energetici non regolamentati e dei Servizi relativi all’abitazione (+0,4% per entrambi). Gli effetti di questi aumenti sono stati solo in parte compensati dalla diminuzione dei prezzi degli Energetici regolamentati (-1,5%) e degli Alimentari lavorati (-0,5%). L’inflazione acquisita per il 2026 è pari a +1,1% sia per l’indice generale sia per la componente di fondo. L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) registra una variazione pari a +0,5% su base mensile e a +1,5% su base annua (da +1,0% del mese precedente); la stima preliminare era +1,6%. L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi, registra una variazione congiunturale pari a +0,5% e una tendenziale di +1,1%.

Dl Infrastrutture, al via iter in Commissione al Senato, il 27 marzo termine per emendamenti

E’ iniziato ieri in commissione Ambiente del Senato, con la illustrazione del provvedimento da parte del presidente Claudio Fazzone (FI), l’esame del Dl che detta disposizioni in materia di commissari straordinari e concessioni. Previsto un ciclo di audizioni martedi’ 24 marzo per il quale entro giovedi’ a mezzogiorno i gruppi dovranno dare indicazioni sui soggetti da audire. Il termine per la presentazione degli emendamenti e’ stato fissato a mezzogiorno di venerdi’ 27 marzo.

Valichi Alpini, via libera della Commissione europea alla misura per il trasporto combinato Aiton-Orbassano

Il Mit, insieme al Ministero dei Trasporti francese, ha ottenuto il via libera della Commissione europea alla misura di sostegno per il trasporto combinato sull’autostrada ferroviaria alpina tra Aiton e Orbassano.
L’intervento mira a trasferire quote di traffico merci dalla strada alla ferrovia, riducendo l’impatto ambientale, sanitario e sociale del traffico attraverso le Alpi. La misura permetterà di rilanciare il trasporto merci sulla linea storica del Fréjus, lungo i 175 chilometri che collegano i terminal intermodali di Aiton e Orbassano attraverso il tunnel del Moncenisio. Forte soddisfazione del Mit per un provvedimento atteso da tempo, che rafforza l’autostrada ferroviaria alpina tra Italia e Francia con uno strumento di mercato e supera il precedente modello basato sul monopolio di un unico concessionario, fermo da oltre un anno.

Accordo quadro tra Agenzia del Demanio e CNR per la tutela e rigenerazione del patrimonio pubblico

L’Agenzia del Demanio e il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) hanno sottoscritto un Accordo quadro di collaborazione istituzionale finalizzato alla tutela, alla conservazione e alla rigenerazione del patrimonio immobiliare pubblico, con l’obiettivo di promuovere modelli innovativi di conoscenza, gestione e valorizzazione dei beni dello Stato.

“Questo accordo rafforza l’impegno dell’Agenzia nel promuovere la qualità progettuale e l’innovazione nella gestione del patrimonio pubblico – dichiara il Direttore dell’Agenzia del Demanio Alessandra dal Verme – La collaborazione con il CNR permette di integrare conoscenze scientifiche, competenze tecniche e tecnologie avanzate con l’obiettivo di migliorare la gestione e valorizzazione degli immobili dello Stato. Modelli evoluti come i digital twin urbani, attraverso l’analisi dei dati e l’intelligenza artificiale, sono fattori abilitanti per dare valore al patrimonio dello Stato, immobiliare e naturale.” L’intesa mira a rafforzare la cooperazione tra le due istituzioni attraverso la condivisione di competenze scientifiche, tecniche e operative, favorendo lo sviluppo di progettualità congiunte nei campi della ricerca, dell’innovazione tecnologica e dell’alta formazione.

Le attività previste dall’Accordo, firmato dal Direttore dell’Agenzia del Demanio, Alessandra dal Verme, e dal Presidente del CNR, Andrea Lenzi, riguarderanno in particolare lo sviluppo di progetti di ricerca e sperimentazione nell’ambito della Urban Intelligence e dei gemelli digitali applicati alla gestione del patrimonio pubblico e ai processi di rigenerazione urbana. I principali ambiti di collaborazione spaziano dalla definizione di modelli di governance per politiche integrate tra patrimonio pubblico e sviluppo urbano, la realizzazione di hub urbani e banche dati intelligenti, l’analisi territoriale per la valorizzazione dei siti pubblici fino alla protezione sismica e idrogeologica degli edifici e l’housing universitario. Le iniziative saranno sviluppate anche attraverso il coinvolgimento del Centro Interdipartimentale di Scienza delle Città (CISC) del CNR che opererà in sinergia con la Struttura per la Progettazione dell’Agenzia del Demanio, favorendo un approccio interdisciplinare e integrato che unisce ricerca scientifica, innovazione tecnologica e pianificazione territoriale.

“La collaborazione con l’Agenzia del Demanio dimostra come la ricerca pubblica possa offrire strumenti avanzati per la gestione e la valorizzazione del patrimonio dello Stato. Attraverso tecnologie come i gemelli digitali e i sistemi di Urban Intelligence possiamo contribuire a sviluppare modelli innovativi per la rigenerazione urbana e la sostenibilità delle città”, afferma Andrea Lenzi, Presidente del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr). L’Accordo prevede inoltre l’organizzazione di workshop, seminari ed eventi formativi finalizzati alla diffusione delle conoscenze e alla condivisione delle migliori pratiche per una gestione innovativa e sostenibile del patrimonio immobiliare dello Stato. Con questa collaborazione, l’Agenzia del Demanio e il CNR confermano il proprio impegno a promuovere sinergie tra amministrazione pubblica e ricerca scientifica, valorizzando il patrimonio pubblico come risorsa strategica per lo sviluppo sostenibile, la rigenerazione delle città e il miglioramento della qualità degli spazi urbani.

Immobiliare.it: nel 2025 1,45 mld di volumi di mutui intermediari

Immobiliare.it Mutui, societa’ di mediazione creditizia online parte del gruppo Immobiliare.it, ha chiuso il 2025 con 1,45 miliardi di euro volumi di mutui intermediati. Inoltre, la societa’ ha fatto sapere che Carlo Giordano, co-fondatore di Immobiliare.it, ha assunto il ruolo di presidente di Immobiliare.it Mutui. “Quando 20 anni fa siamo partiti con Immobiliare.it avevamo un obiettivo: fare la differenza, offrendo la migliore esperienza possibile a utenti e professionisti del settore. Oggi, con Immobiliare.it Mutui, partiamo da una tecnologia consolidata” e “la portiamo nel mondo dei mutui, rendendo i procedimenti piu’ semplici, veloci e accessibili a tutti”, ha detto Giordano. La societa’ ha anche siglato nel corso dell’anno 11 accordi strategici con istituti di credito italiani, tra cui Intesa Sanpaolo, Bper, Cre’dit Agricole e Bnl. “Nel 2025 siamo diventati un partner sempre piu’ rilevante per le banche grazie a un costante investimento in innovazione tecnologica, che da sempre contraddistingue tutto il gruppo Immobiliare.it, stringendo accordi con primari istituti di credito del Paese”, ha detto Donato Ruberto, co-fondatore e amministratore delegato di Immobiliare.it Mutui. Guardando avanti, consolidando il ruolo di partner strategico per la digitalizzazione dei processi bancari, Immobiliare.it Mutui continuera’ a supportare le banche, con l’obiettivo di diventare un modello di riferimento nello sviluppo del mercato dei mutui a distanza.

Saipem: completate opere civili e posa dei binari sull’AV/AC Brescia Est–Verona, avviata la fase finale

Saipem ha raggiunto un importante traguardo nel progetto della nuova linea ferroviaria Alta Velocità/Alta Capacità Brescia Est–Verona, realizzata dal Consorzio Cepav Due di cui è capofila. Sono state completate con successo le principali opere civili e la posa dell’armamento ferroviario lungo entrambe le direttrici di marcia. Il progetto entra ora nella fase conclusiva, che nei prossimi mesi prevede l’installazione dei sistemi tecnologici e il completamento degli ultimi interventi necessari alla messa in esercizio dell’infrastruttura. Il risultato fin qui conseguito testimonia l’impegno e la professionalità delle squadre coinvolte, che hanno operato nel rispetto di elevati standard tecnici e di sicurezza, adottando un approccio collaborativo orientato all’eccellenza. Questo avanzamento rappresenta un passo decisivo verso il completamento di un’opera strategica per il potenziamento dei collegamenti ferroviari nazionali e per la mobilità sostenibile del Paese. Saipem conferma così il proprio ruolo di player di riferimento nel settore delle grandi infrastrutture, contribuendo allo sviluppo di soluzioni innovative e sostenibili al servizio del territorio. Nel settore delle infrastrutture, Saipem vanta un track record consolidato, con opere realizzate per un valore complessivo superiore a 10 miliardi di euro, comprendenti oltre 1.000 km di linee ferroviarie, circa 450 km di autostrade, 40 km di viadotti e ponti complessi e circa 45.000 m² di edifici a supporto della mobilità.

Imec, Confindustria: è importante opportunità per l’Italia

L’Imec (il corridoio commerciale India-Medio Oriente-Europa) rappresenta un’importante opportunita’ per l’Italia, in particolare per rafforzare il ruolo dei porti, migliorare la connettivita’ ferroviaria e favorire l’integrazione industriale lungo il corridoio. Per coglierla pienamente, secondo Confindustria e’ necessario garantire solidita’ finanziaria e modelli di partnership attrattivi che favoriscano il coinvolgimento del settore privato nello sviluppo dei corridoi infrastrutturali, studi di fattibilita’, standard tecnici condivisi e una governance chiara, oltre a rafforzare le infrastrutture digitali ed energetiche’. Cosi’ Leopoldo Destro, delegato del presidente di Confindustria per Trasporti, Logistica e Industria del Turismo, al Forum Imec organizzato dal ministero degli Affari esteri a Trieste. ‘Il progetto e’ anche una leva strategica per intensificare i flussi commerciali con partner chiave come India (interscambio di circa 14,3 miliardi e che sara’ alimentato anche dell’accordo commerciale con l’Ue), Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti (quasi il 71% – 20,9 miliardi – dell’interscambio con tutti i paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo)’, ha continuato Destro. ‘Confindustria conferma il proprio impegno a contribuire ai gruppi di lavoro su studi, merci, digitale ed energia, sostenendo un ruolo attivo delle imprese italiane nello sviluppo del corridoio con ricadute concrete sul commercio, sull’industria e sulla competitivita’ del Paese’, ha proseguito il delegato del presidente di Confindustria per Trasporti, Logistica e Industria del Turismo.

Pmi, Legacoop: aprire un tavolo di crisi su energia e materie prime

‘Avremmo auspicato che in un qualche modo ci fosse stato oggi un rimando alla convocazione di un tavolo di crisi sul tema dell’energia e delle materie prime e delle prospettive di breve e di medio per le politiche energetiche e le politiche industriali’. Lo ha dichiarato al termine del Tavolo Pmi al Mimit il presidente di Legacoop, Simone Gamberini. ‘E’ bene che subito dopo la riunione della Commissione europea prima di elaborare alcune politiche rivolte alle imprese, si costruisca un tavolo di crisi per affrontare i provvedimenti che potrebbero affrontare in modo concreto quella che e’ una crisi che rischia di ripetere il film che abbiamo gia’ visto nel 2022′, ha aggiunto. ‘Sappiamo come si puo’ agire, siamo a conoscenza e consapevoli dei vincoli del patto di stabilita’, e’ ovvio che la Commissione europea dovra’ prendere una una posizione che consenta ai governi di capire quali margini di manovra possono avere, ma ci piacerebbe avere un momento nel quale discutere piu’ complessivamente delle politiche che si vuole mettere in campo’, ha concluso.

Utility, Althesys nel 2025 ricavi in crescita, previsioni caute per il 2026

Per il 2025 le prime indicazioni individuano un leggero miglioramento, piu’ caute quelle sul 2026. E’ quanto emerge dallo studio ‘Le performance delle utility italiane. Analisi delle 100 maggiori aziende dell’energia, dell’acqua, del gas e dei rifiuti’ presentato da Althesys nel corso del Top Utility, l’evento organizzato in collaborazione con Utilitalia, giunto alla quattordicesima edizione. Tra le top utility italiane, nel 2025, il 59% delle imprese stima un aumento di fatturato, per il 34,1% sara’ stabile e per il 6,8% peggiorera’. Sui costi della produzione ci sono prospettive differenziate tra le aziende: sono attesi stabili nel 40,9% dei casi, in peggioramento per circa il 45,5% e in miglioramento nel 13,6%. Per l’utile d’esercizio previsto, solo il 34% lo attende in aumento, per il 46% degli intervistati sara’ stabile. Per quanto riguarda il 2026 l’incertezza e’ anche maggiore a causa del contesto geopolitico, con un terzo dei rispondenti che lo giudica negativo e un altro terzo non prevedibile. Concorrenza e nuovi investitori hanno un impatto minimo (oltre il 70% considera neutri quelli nazionali mentre quelli esteri lo sono per oltre il 90%). La domanda interna e’ vista stabile o positiva da circa l’80%. I prezzi di energia e materie prime emergono come principale rischio, con oltre il 50% che li considera negativi o molto negativi. Per il presidente di Utilitalia Luca Dal Fabbro ‘siamo davanti a uno scenario complesso all’intero del percorso della transizione ecologica, nel quale le utility giocano un ruolo fondamentale. Il quadro attuale rafforza la necessita’ di accelerare su autonomia energetica europea, sviluppo delle rinnovabili, efficienza energetica e diversificazione delle fonti. Oggi, per un’azienda dei servizi pubblici, essere sostenibile significa anche garantire l’autonomia degli approvvigionamenti per non dipendere da regimi instabili, proteggere le reti da attacchi cyber e fisici e sviluppare filiere europee per le materie prime critiche’.

Radiocor) – Milano Gli investimenti delle top 100 utility si attestano a 22,58 miliardi di euro nel 2024. Dopo la forte crescita nei precedenti anni, gli investimenti calano in valore assoluto di circa 900 milioni. Nonostante la contrazione dei ricavi, la spinta a sostenere reti, impianti e resilienza resta alta come evidenzia il rapporto tra investimenti e fatturato che cresce per il secondo anno consecutivo.

A pesare sono soprattutto gli investimenti delle monoutility dell’energia che si attestano a 12,22 miliardi, pari al 54,1% del totale. Rispetto a un anno fa si riducono pero’ di oltre 3 miliardi di euro. Le monoutility idriche raggiungono i 2,33 miliardi di investimenti, in crescita di 200,8 milioni (+9,4%) sul 2023, con il peso sul totale che si rafforza dal 9,2% al 10,3%. Le aziende della gestione dei rifiuti mostrano a loro volta una fase di potenziamento, con un aumento del capex di 213,9 milioni di euro rispetto al 2023, attestandosi a 580 milioni. Nel 2024 gli investimenti delle multiutility totalizzano 7,45 miliardi di euro, in aumento di 2,21 miliardi (+42,2%) sul 2023, con una quota sul totale che sale dal 22,7% al 33%.

‘Lo studio mostra un settore che, nonostante la riduzione del valore della produzione, presenta margini in aumento, indebitamento in calo nei principali comparti, mentre gli investimenti rimangono elevati’ spiega Alessandro Marangoni, ceo di Althesys e capo del team di ricerca. ‘Oggi, le aziende sono chiamate ad affrontare un contesto macroeconomico e geopolitico dominato dall’incertezza – aggiunge- mentre le peculiarita’ del settore richiedono certezza regolatoria e iter autorizzativi piu’ rapidi, per sostenere l’innovazione alla ricerca di efficienza resa possibile dagli strumenti della digitalizzazione’.

A2a, nel 2025 ricavi a 14 mld, +9%. Investimenti +11% a 1,7 mld

A2a chiude il 2025 con ricavi adjusted a 14 miliardi di euro, in crescita del 9% rispetto all’anno precedente in seguito al consolidamento della società Duereti e all’aumento dei volumi venduti, in particolare di energia elettrica. L’utile netto adjusted è pari a 686 milioni di euro (-16%). Il margine operativo lordo adjusted sale a 2,2 miliardi, in calo del 4% rispetto al 2024, a seguito prevalentemente della normalizzazione della produzione idroelettrica. Al netto di tale effetto, l’Ebitda è in crescita del 4%. Gli investimenti sono pari a 1,7 miliardi euro, in aumento dell’11% rispetto all’anno precedente, di cui 1 miliardo di euro relativi a progetti di sviluppo, principalmente finalizzati al potenziamento ed efficientamento delle reti di distribuzione elettrica e all’aumento della flessibilità degli impianti di generazione, nonché alla crescita dei business in ambito circular economy. Circa il 70% degli investimenti ammissibili ai fini della tassonomia europea. Il consiglio di amministrazione ha deliberato di proporre all’assemblea ordinaria l’approvazione di un dividendo di 0,104 euro per azione, corrispondente ad un monte dividendi pari a circa 325 milioni di euro, in crescita del 4% rispetto al lo scorso anno, pari a 0,10 euro per azione. La società per l’esercizio 2026 prevede un Ebitda adjusted compreso tra 2,21 e 2,25 miliardi di euro e un utile netto di gruppo adjusted, compreso tra 0,63-0,66 miliardi di euro

‘Sul 2026 non vediamo impatti e sul 2027 vediamo impatti limitati perche’ le coperture sono gia’ molto avanzate’, ha detto Renato Mazzoncini, ad di A2a, nella call con i giornalisti in merito ad un impatto dal decreto Bollette. ‘Per il biennio 2026-2027 vediamo un impatto legato all’Irap’, ha aggiunto sottolineando che ‘vediamo cosa succede nel dibattito con l’Europa. La situazione e’ a macchia di leopardo. Stiamo a vedere anche come finira’ il confronto sugli Ets e poi aggiorneremo le nostre stime’.’ Oggi non c’e’ nessun deal aperto’ con Erg, ha poi riferito Mazzoncini.  ‘Abbiamo diffuso un comunicato in cui tra le righe abbiamo detto cio’ che diciamo da tempo, ovvero che un consolidamento nella generazione energetica sarebbe sano in Italia’, ha aggiunto sottolineando che ‘come azienda guardiamo con attenzione alle opportunita’, teniamo le antenne dritte e il fatto che ci siano dei dialoghi con piu’ attori e’ del tutto normale. Detto questo non riesco a immaginare chi abbia fatto girare queste notizie che sono distorte e completamente illogiche. Il fatto che si possa pensare di dover toccare il capitale’ con una eventuale riduzione della quota dei soci pubblici, ‘e’ uno scenario che mai prenderemmo in considerazione’. ‘Si, sono disponibile’ ad un altro mandato come ad di A2A. Cosi’ il numero uno della multiutility, Renato Mazzoncini, nel corso della conference call con i giornalisti. ‘A2a e’ una azienda divertente che sta affrontando seriamente temi complicati come la transizione energetica con grande serieta’. C’e’ un bel team e buon rapporto con soci, tutti sia privati che pubblici. Se l’assemblea vorra’ confermarmi nel mandato io saro’ disponibile’, ha aggiunto.

Memorandum tra Webuild e Hyundai Engineering & Construction per rafforzare la partnership per infrastrutture strategiche

Webuild e Hyundai Engineering & Construction (Hyundai E&C), due dei principali protagonisti globali nello sviluppo di infrastrutture complesse, hanno sottoscritto un Memorandum of Understanding (MoU) volto a consolidare una collaborazione che sta già prendendo forma in diversi mercati a forte dinamismo infrastrutturale. L’accordo apre una fase nuova in questa partnership industriale, con l’obiettivo di mettere a sistema competenze complementari e ampliare la presenza dei due gruppi in segmenti altamente specializzati. L’intesa guiderà infatti una cooperazione esclusiva mirata su specifici mercati, in particolare nel settore delle infrastrutture portuali, aeroportuali e per la difesa, in ambiti caratterizzati da requisiti tecnologici avanzati e nel comparto del green energy. Con la firma dell’accordo, i due gruppi consolidano l’intenzione di unire competenze tecniche e know-how progettuale e costruttivo maturati in contesti globali. La partnership consentirà a Hyundai E&C di accelerare il proprio percorso di internazionalizzazione e a Webuild di rafforzare il suo posizionamento in comparti di nicchia ad alto valore aggiunto e con buone prospettive di crescita su scala globale. L’intesa prevede la possibilità di costituire joint venture dedicate, modellate sulle esigenze dei singoli progetti e ispirate alle best practice di Webuild, così da presentarsi con strutture integrate in grado di operare come contractor in modalità PPP, EPC o Design & Build. L’obiettivo è rispondere in modo ancora più efficace ai requisiti tecnici e organizzativi richiesti dalle grandi committenze internazionali, ottimizzando tempi, risorse e capacità esecutive. Basato su principi di trasparenza, reciproca affidabilità e condivisione del know-how, l’accordo mira a costruire una piattaforma solida per cogliere, in modo congiunto, opportunità in aree molto dinamiche, in particolare in Asia-Pacifico e Nord America, dove la domanda di infrastrutture resilienti e ad alta intensità tecnologica è in forte crescita. Per entrambi i gruppi, l’accordo rappresenta quindi un passo significativo verso una presenza internazionale ancora più solida e diversificata. Webuild, con un fatturato di 13,6 miliardi nel 2025 e circa 95.000 dipendenti, porta nella partnership 120 anni di tradizione ingegneristica riconosciuta su scala globale e un track record di opere complesse realizzate in contesti geologici e operativi tra i più sfidanti al mondo. Da anni primo al mondo nel settore acqua nelle classifiche della rivista americana ENR, il Gruppo si distingue per una leadership consolidata in cinque continenti con progetti di rilievo realizzati come la Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD), l’espansione del Canale di Panama, il Long Beach International Gateway negli Stati Uniti, il Secondo Ponte sul Bosforo in Turchia, il progetto di risanamento ambientale Riachuelo in Argentina. Nel nuovo accordo, il Gruppo contribuirà con un modello industriale fatto di best practice costantemente ottimizzate e con le proprie eccellenze costruttive e la capacità di strutturare modelli di finanziamento complessi a supporto di progetti ad alto valore strategico. Hyundai E&C (fondata nel 1947), parte di Hyundai Motor Group, è uno dei principali contractor del settore, con ordini internazionali cumulati pari a 145,5 miliardi dal suo ingresso nel mercato globale delle costruzioni nel 1965 (che rappresentano il 14,5% del totale dei contratti di costruzione all’estero assegnati alle aziende coreane). La società ha registrato oltre 20 miliardi di ricavi nel 2024 e conta circa 15.000 dipendenti. Da sempre classificata tra i primi 10 contractor internazionali al mondo da ENR, opera in numerosi Paesi tra Asia, Medio Oriente e Africa, Europa, regione CSI, Nord e Sud America, guidando l’industria delle costruzioni coreana grazie al suo ampio portafoglio di attività, che include infrastrutture, edilizia, housing, impianti e new energy.

Eni: al via l’avvio le forniture di gas dal giacimento Quiluma, nell’offshore dell’Angola

Eni annuncia l’avvio delle prime forniture di gas dal giacimento Quiluma da parte del New Gas Consortium (NGC), un traguardo significativo per il settore energetico dell’Angola. L’export iniziale di gas da Quiluma è pari a 150 MMSCF/giorno, con una produzione destinata a salire fino a 330 MMSCF/giorno entro il 2026. Il gas sarà trattato nell’impianto di trattamento di NGC a Soyo, inaugurato nel novembre 2025, e successivamente fornito all’impianto Angola LNG per l’esportazione e il consumo domestico.  NGC (Azule Energy, operatore, 37,4%; CABGOC, 31%; Sonangol E&P, 19,8%; TotalEnergies, 11,8%) era operato da Eni prima della costituzione di Azule Energy, società satellite di Eni. Il Consorzio è focalizzato sullo sviluppo dei primi giacimenti di gas non associato della Repubblica dell’Angola ed è destinato a massimizzare sia l’export di GNL del Paese sia l’utilizzo di gas domestico per lo sviluppo locale.Azule Energy, società partecipata da bp ed Eni, produce oltre 230.000 barili equivalenti di petrolio al giorno ed è un attore chiave nello sviluppo energetico e nella transizione dell’Angola.

Eni: nuova linea di credito revolving da 9 miliardi di euro

Eni ha sottoscritto una nuova linea di credito revolving da 9 miliardi di euro della durata di 5 anni, con opzione di estensione per altri 2 anni, rifinanziando le precedenti linee di credito in essere da 6 e 3 miliardi di euro sottoscritte rispettivamente nel 2022 e nel 2023. La nuova facility manterrà inalterata la flessibilità finanziaria del Gruppo e allungherà la maturity delle linee disponibili. La linea di credito è concessa da 28 primari istituti finanziari globali, tra cui UniCredit (nel ruolo di global coordinator, bookrunner e mandated lead arranger, documentation e facility agent) e Santander CIB (global coordinator, bookrunner e mandated lead arranger). Al sindacato partecipano inoltre Bank of America, BBVA, BPER, Credit Agricole CIB, Citibank, HSBC, Intesa Sanpaolo (nel ruolo di bookrunners e mandated lead arrangers), Banco BPM, Barclays, BNP Paribas, Commerzbank, Deutsche Bank, ING, JP Morgan, Lloyds, Mediobanca, Mizuho, Natixis, SMBC, Société Générale, Standard Chartered (nel ruolo di mandated lead arrangers), Bayern LB, Goldman Sachs, MUFG, Wells Fargo e Morgan Stanley (nel ruolo di lead arrangers). Il riscontro delle banche partecipanti è stato molto positivo, con una over subscription di circa il 40%, confermando la forte relazione di Eni con il sistema bancario internazionale.

Poste, via libera  del cda al bilancio 2025

Via libera dal cda di Poste Italiane alla relazione finanziaria annuale per il 2025 che conferma i risultati preliminari annunciati lo scorso febbraio. Nella riunione di oggi, informa una nota, il cda ha anche approvato il progetto di bilancio di Poste Italiane e il bilancio consolidato del Gruppo Poste Italiane.

Il cda stato inoltre informato sull’andamento della gestione da inizio anno “con i principali indicatori di performance, ricavi e risultato operativo di Gruppo superiori rispetto allo stesso periodo del 2025 ed in linea con quanto previsto nell’ambito della guidance 2026”. Il cda ha anche deliberato di proporre il pagamento di un saldo del dividendo relativo all’esercizio 2025 – il cui acconto di 0,40 euro per azione, e’ stato messo in pagamento dal 26 novembre 2025 – pari ad 0,85 euro per azione, per un dividendo complessivo relativo al 2025 pari ad 1,25 euro per azione, con stacco della cedola il prossimo 22 giugno.

Sentenza Tar Cagliari, assessore Spanedda: piena legittimità dell’operato della Regione

La sentenza del Tar Sardegna sull’impianto agrivoltaico previsto tra Pabillonis e Guspini conferma la piena legittimità dell’operato della Regione. “La transizione energetica è una priorità strategica, ma non può essere oggetto di scorciatoie”, dichiara l’assessore degli Enti locali, finanze e urbanistica, Francesco Spanedda. “Il Tar ribadisce un principio fondamentale: senza il rispetto delle regole e dei requisiti essenziali, nessun progetto può andare avanti”. Il progetto è stato infatti fermato per ragioni sostanziali, a partire dall’assenza della piena disponibilità delle aree e da incongruenze nella definizione del perimetro.
“La disponibilità dei terreni non è un dettaglio tecnico, ma un presupposto imprescindibile”, prosegue Spanedda. “È un principio di legalità amministrativa che vale per tutti e che non può essere aggirato”. La sentenza richiama inoltre il quadro normativo regionale vigente, inclusa la legge regionale n. 20 del 2024, riconoscendone l’efficacia all’interno dei procedimenti autorizzativi. “Questo passaggio è particolarmente importante”, sottolinea l’assessore. “Conferma che la Regione agisce all’interno di un impianto normativo solido per governare la transizione energetica. E chiarisce anche che, in questo caso, l’istruttoria approfondita in tutte le sue parti ha rivelato che il progetto era già carente nei suoi presupposti fondamentali”.
Un chiarimento netto anche sul piano politico. “La Sardegna non è contraria alle rinnovabili, tutt’altro” afferma Spanedda. “La Regione Sardegna non accetta progetti fragili, incompleti o costruiti senza basi giuridiche e procedurali solide. Il nostro obiettivo è permettere la realizzazione di opere credibili, progettate con attenzione, rispetto per il territorio e realmente realizzabili”. “Non siamo un ostacolo allo sviluppo. Siamo il presidio delle regole che rendono lo sviluppo possibile e duraturo, compatibile con ambiente, suolo, paesaggio e con le attività presenti sul territorio”, conclude.

Digitale, da Commissione Ue pronti 200 mln per reti alta capacità

La Commissione europea ha pubblicato due nuovi bandi nell’ambito del Meccanismo per collegare l’Europa (Cef), per un valore complessivo di 200 milioni di euro, destinati a progetti relativi alle reti ad alta capacità, compresi i cavi sottomarini. I candidati interessati devono presentare le loro proposte entro il 30 giugno 2026.
“Questi investimenti sono in linea con gli obiettivi del piano d’azione dell’Ue sulla sicurezza dei cavi e contribuiranno a garantire una connettività sicura e resiliente in tutta l’Unione europea e oltre”, evidenzia la Commissione in una nota. Il primo bando stanzia 180 milioni di euro per l’implementazione o il potenziamento significativo delle reti dorsali, migliorando la sicurezza, la capacità e la resilienza dell’infrastruttura digitale dell’Ue. Il bando si concentra sui 13 progetti di cavi di interesse europeo, identificati come aree prioritarie nella relazione sulla sicurezza e la resilienza delle infrastrutture dei cavi sottomarini dell’Ue. Il secondo bando stanzia 20 milioni di euro a favore di progetti che realizzano aggiornamenti intelligenti delle infrastrutture digitali, consentendo il monitoraggio in tempo reale per proteggere le infrastrutture critiche.

Iran, T&E: nell’Ue costi consumi veicoli endotermici cinque volte più di e-cars

I conducenti di auto a benzina subiranno un impatto economico notevolmente maggiore a causa degli aumenti dei prezzi del petrolio legati al conflitto in Iran, rispetto a chi guida veicoli elettrici. Con i prezzi del petrolio oltre i 100 dollari al barile, il costo aggiuntivo per il rifornimento di un veicolo a benzina, nell’UE, è stimato essere cinque volte superiore rispetto al costo extra per la ricarica di un’auto elettrica. Ecco quanto emerge da nuova analisi di Transport & Environment (T&E), la principale organizzazione europea per la decarbonizzazione dei trasporti.

Il vertice a Bruxelles. E proprio i veicoli elettrici saranno in cima all’agenda della riunione odierna dei Ministri dell’Ambiente dell’UE a Bruxelles. Il dibattito si concentrerà sulla proposta della Commissione europea, presentata lo scorso dicembre all’interno del Pacchetto per il settore automobilistico, di indebolire i target climatici per le nuove autovetture e furgoni, riducendo l’obiettivo di abbattimento delle emissioni di CO₂ al 2035 dal 100% al 90%.

Carburante, aumento di 3,80 euro ogni 100 Km. T&E ha analizzato il possibile impatto del conflitto in Iran sui prezzi dei carburanti nell’UE e ha rilevato che, in media, il rifornimento di un’auto a benzina costerebbe 14,20 € per 100 km, con un aumento di 3,80 €. Per la ricarica di un veicolo elettrico, il costo medio si attesterebbe a 6,50 € ogni 100 km, un incremento di 0,70 € dovuto all’aumento dei prezzi dell’elettricità a causa del gas più caro [1]. L’impatto sarebbe ancora più significativo per le auto aziendali, che percorrono più chilometri: si prevede un aumento di 89 € al mese per ogni auto aziendale a benzina. Al contrario, il costo aggiuntivo mensile per la ricarica delle auto aziendali elettriche sarebbe di soli 16 €.

Andrea Boraschi, Direttore T&E Italia, ha dichiarato: “I conducenti di auto a benzina subiscono pesanti aumenti ogni volta che si verifica uno shock petrolifero. Le auto elettriche sono la migliore garanzia che ciò non accada più. Tuttavia, Merz e Meloni vogliono rallentare la transizione, prolungando così la nostra dipendenza dal petrolio. In un mondo in cui tensioni geopolitiche come quelle tra Stati Uniti e Iran possono far salire rapidamente il prezzo del petrolio, dipendere dal vento e dal sole, anziché dalle fonti fossili, è l’unica soluzione sicura”. Con l’elettrico risparmiati 46 milioni di barili di petrolio nel 2025. L’analisi rileva inoltre che nel 2025 l’UE ha importato 1 miliardo di barili di petrolio destinato alle auto, per un costo di 67 miliardi di euro. Nello stesso periodo, gli 8 milioni di veicoli elettrici che già circolano sulle strade europee hanno generato un risparmio aggiuntivo di 46 milioni di barili di petrolio nello stesso periodo, pari a un valore di 2,9 miliardi di euro.

Nel suo Pacchetto automobilistico presentato lo scorso dicembre, la Commissione europea ha proposto di indebolire gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 per le nuove auto e di fissare obiettivi di elettrificazione per le flotte delle grandi aziende. L’industria automobilistica e alcuni leader dell’UE, tra cui il cancelliere tedesco Friedrich Merz e la premier italiana Giorgia Meloni, auspicano un ulteriore indebolimento degli standard di CO2 e si oppongono agli obiettivi sulle flotte. Questo indebolimento ritarderebbe l’adozione dei veicoli elettrici in Europa, prolungando la dipendenza dal petrolio. Al contrario, l’analisi di T&E mostra che aumentare l’ambizione del Pacchetto automobilistico incrementerebbe la diffusione dei veicoli elettrici, riducendo le importazioni di petrolio di 45 miliardi di euro tra il 2026 e il 2035 rispetto alla proposta della Commissione [2].

T&E ha anche affermato che i legislatori dovrebbero aumentare l’ambizione della proposta della Commissione per decarbonizzare le flotte di veicoli delle grandi aziende. Gli attuali obiettivi proposti sono in linea con la tendenza del mercato e non rappresenterebbero uno stimolo ulteriore per le aziende per elettrificare le loro flotte più velocemente. Le flotte aziendali sono la fonte principale di veicoli per il mercato dell’usato. Aumentare l’ambizione degli obiettivi proposti per le flotte potrebbe immettere sul mercato dell’usato 3,6 milioni di veicoli elettrici usati aggiuntivi entro il 2035, garantendo così risparmi energetici anche agli acquirenti di auto di seconda mano.

T&E: “Target ambiziosi per trainare la transizione”. Andrea Boraschi ha affermato: “I legislatori hanno il potere di accelerare la diffusione dei veicoli elettrici e di proteggere un numero maggiore di cittadini dagli aumenti dei prezzi del petrolio. Gli standard di CO₂ per le auto richiedono ai produttori di offrire sempre più veicoli elettrici accessibili al mercato di massa. Una legge ambiziosa sulle flotte aziendali elettriche, inoltre, accelererà l’elettrificazione e garantirà la disponibilità di auto elettriche economiche anche per chi acquista veicoli usati.”.

Agenda digitale, Anci e Asstel siglano intesa per accelerare lo sviluppo delle reti digitali nei territori

Asstel e Anci hanno siglato un Protocollo d’intesa per rafforzare la collaborazione tra istituzioni locali e operatori delle telecomunicazioni e accelerare la realizzazione delle infrastrutture digitali nel Paese. L’iniziativa si inserisce nel più ampio percorso di sviluppo delle infrastrutture digitali e di modernizzazione del Paese promosso dalla filiera delle telecomunicazioni. L’accordo richiama gli obiettivi europei della Digital Decade e del Digital Compass 2030 e la strategia italiana per la banda ultra larga. L’intesa, firmata per Asstel dal direttore Generale Laura Di Raimondo e per Anci dal Presidente Gaetano Manfredi, mira a rafforzare una collaborazione strutturata tra Comuni e imprese della filiera delle telecomunicazioni, favorendo una maggiore uniformità nell’applicazione della normativa nazionale in materia di comunicazioni elettroniche, riducendo le difformità procedurali tra territori e contribuendo ad accelerare i processi di semplificazione. Dichiara Laura Di Raimondo, direttore generale Asstel: “La crescita digitale del Paese ha bisogno di un nuovo approccio. Le infrastrutture di telecomunicazione rappresentano oggi un fattore abilitante essenziale per la competitività dell’Italia, per l’innovazione dei servizi pubblici e per lo sviluppo economico dei territori”. Gaetano Manfredi, presidente dell’Anci, aggiunge: “Attraverso la collaborazione con Asstel e il nuovo Tavolo tecnico, puntiamo a semplificare le procedure autorizzative, garantendo ai Comuni regole certe e ai cittadini l’accesso rapido alle tecnologie ultraveloci. Modernizzare il Paese significa mettere le amministrazioni locali in condizione di guidare l’innovazione in modo uniforme e sostenibile.” Come accennato, il Tavolo tecnico permanente Asstel–Anci, con la partecipazione di rappresentanti dei Comuni e degli Operatori, avrà il compito di monitorare l’attuazione dell’intesa, affrontare eventuali criticità applicative e favorire soluzioni condivise che rendano più semplici e uniformi i procedimenti autorizzativi. Il Protocollo prevede inoltre iniziative congiunte di informazione e sensibilizzazione rivolte a enti locali e cittadini, con l’obiettivo di promuovere l’utilizzo delle connessioni ultraveloci e sostenere la trasformazione digitale delle amministrazioni locali.

Comuni, Anci: Sindache cresciute di 8 volte in 40 anni, sono 1.187

 Le donne nella rappresentanza politica dei Comuni sono 44.402 e rappresentano il 35,3% del totale degli amministratori locali. In particolare, il 15,4%, dei sindaci sono donne, 32,3% vicesindaco, 35,3% consigliere e 44,5% assessore, mentre i presidenti del Consiglio sono donne nel 29,6% dei casi. Le donne sindaco nel 2026 sono 1.187 e sono cresciute più di 8 volte in 40 anni: nel 1986 erano 145. Mentre il 43,9%, dei Comuni ha avuto nel suo recente passato una donna al vertice dell’amministrazione. Sono alcuni dei principali dati dell’indagine ‘Donne in Comune 2026’, realizzata da Anci in occasione dell’ottantesimo anniversario del primo voto esercitato dalle donne, nella primavera 1946 alle amministrative e poi il 2 giugno 1946 al referendum istituzionale.

La fotografia scattata dall’Associazione sui dati del ministero dell’Interno e della Ragioneria dello Stato rileva che la rappresentanza femminile è maggiore nei comuni delle regioni del nord-est (37,9%) e del centro (36,4%), leggermente più bassa della media nazionale in quelle del sud e delle isole (32,9%). Tale divario territoriale si accresce in relazione alle diverse cariche: il 43,7% delle donne sindaco sono state elette in Comuni del nord-ovest dove si è scelto di nominare donne come vicesindache per il 39,2%. Al contrario la carica di presidente del Consiglio comunale è prevalente nel sud e nelle isole, dove raggiunge il 52,8%.

L’analisi su età e formazione delle donne amministratrici conferma che sono in media più giovani e più istruite dei colleghi uomini. Il 49% ha una laurea o un titolo postlaurea (tra gli uomini la percentuale è del 34%) e l’età media è di 49 anni, tre anni inferiore ai colleghi uomini (52 anni).

Molto importante anche l’evoluzione registrata su un maggiore accesso femminile nei settori strategici del governo locale. Nel 2026, il 23,7% delle deleghe assegnate alle donne assessore nei capoluoghi riguarda ancora “casa, famiglia, scuola, politiche sociali, pari opportunità”, ma con una distribuzione più equilibrata rispetto al 2015. Le donne non si occupano più solo di settori tradizionalmente legati al welfare, con una presenza crescente in ambiti strategici come ambiente e territorio (+8,6% rispetto al 2015), lavori pubblici (+8,4), risorse strategiche e patrimonio (+6,2) e, seppur in misura più contenuta, mobilità e trasporti (+3,7).

Un capitolo importante dell’indagine riguarda il lavoro femminile nei Comuni, dove su oltre 321 mila persone, il 58% sono donne. Guardando ai dati degli ultimi dodici anni, emerge da un lato una crescente femminilizzazione dell’impiego nelle amministrazioni comunali (+ 5,7%) e la presenza significativa di donne nelle cariche dirigenziali. Il 56% dei segretari comunali è donna e crescono di circa 4% le dirigenti donna: circa 4 su 10 sono donne.

Infine, qualche curiosità: la più giovane sindaca in carica è Maria Vittoria Rusca, eletta a 25 anni nel maggio 2025 al comune di Fontevivo (5.577 abitanti) nel parmense. La più giovane consigliera è Valentina Gottardi, eletta nel 2025 all’età di 18 anni a Segonzano (1.388 abitanti) in provincia di Trento. Giunta tutta al femminile a Monteleone Rocca Doria, piccolo centro di 107 abitanti nella Città metropolitana di Sassari: la sindaca Giovannina Fresi ha accanto a sé una vice e due assessori donne. Infine, il Comune di Roma ha il 70% di dipendenti donna, quello di Milano il 63,5%, mentre sono 253 Comuni italiani che hanno solo dipendenti donna.

Ddl stadi: ok dagli ingegneri, più scettici gli architetti

“Il Consiglio nazionale degli ingegneri accoglie con favore l’impianto generale del provvedimento, riconoscendo la necessità di intervenire in maniera organica su un settore che da anni risente di un’eccessiva complessità normativa e procedurale. Condivisa è anche l’introduzione del concetto di “Rinascenza”, come processo integrato di rigenerazione urbana. Bene la previsione di una struttura di missione dedicata e dotata di funzione di coordinamento e stazione appaltante, che contribuisce a limitare la frammentazione procedurale. Ma bisogna stare attenti a non caricare di oneri i tecnici progettisti”. Lo ha detto Domenico Condelli del Consiglio generale degli ingegneri in audizione presso le commissioni riunite Cultura e Ambiente del Senato nell’ambito dell’esame del ddl in materia di stadi e impianti calcistici italiani.

Per Massimo Crusi presidente del Consiglio nazionale degli architetti, invece, “non è chiaro chi siano gli enti che hanno modo di dare avvio alla realizzazione degli stadi, come si legge nella formulazione del testo. Non è chiaro neanche chi sarà la stazione appaltante e chi gestirà la realizzazione del bando. Si dice anche che ci si può avvalere di concorsi internazionali, sui quali siamo d’accordo, ma ci lascia perplessi la dizione relativa alla creazione di due sezioni dove concorrono in una dei professionisti esperti e in un’altra gli architetti under 35. Non è chiaro il funzionamento”. 

Scettica anche Italia Nostra: Massimo Palladini, segretario generale, ha spiegato che “la prima questione che poniamo è quella dell’inquadramento urbanistico. L’obiezione di fondo è che la cantierizzazione delle opere e la questione urbanistica non sono distinte, e quest’ultima è materia dei comuni. I comuni devono dire dove vogliono lo stadio, se vogliono aggiustare quello esistente, se vogliono trasferirlo. Spostare uno stadio ha una rilevanza per tutta la città che deve essere valutata. Il conferimento degli aspetti urbanistici all’autorità di missione ci sembra inopportuna”. Sempre Palladini ha poi aggiunto: “Attenzione a mettere i centri commerciali negli stadi: questo ha un impatto urbanistico, perché è l’ennesimo attacco alla rete commerciale esistente. Gli stadi, invece, possono essere sinergici con strutture pensate per la cultura, per l’incontro, per il divertimento, per il co-working”. Infine: “La seconda questione si riferisce al concetto di Rinascenza. Occorre intanto distinguere tra impianti nuovi e impianti esistenti, perché la Rinascenza può avvenire in certe condizioni. Se uno stadio è nuovo si deve investire in termini di servizi, di verde, di efficientamento delle reti infrastrutturali nei quartieri. Nel caso degli impianti già esistenti, che sono la gran parte, il tema va definito meglio: si devono capire i risvolti sull’aggregato urbano intorno”.

Di seguito, invece, le dichiarazioni di Cisl e Uil. “Il ddl accelera i procedimenti, prova a ridurre i livelli di conflitto istituzionale, riconosce il valore pubblico degli interventi e apre al coinvolgimento dei capitali privati. Servono però tempi certi e la possibilità che questi progetti sugli impianti sportivi si trasformino in progetti di coesione sociale e territoriale. Intorno a un grande impianto devono crescere palestre, spazi pubblici, spazi di quartiere in particolare per i giovani”. Così, Andrea Cuccello di Cisl. “Riteniamo che il provvedimento possa essere rafforzato sotto alcuni profili: la certezza delle risorse finanziarie, la trasparenza delle operazioni di partenariato pubblico-privato, la qualità del lavoro generato dagli investimenti e l’integrazione degli interventi con le politiche urbane e territoriali. Il testo non contiene riferimenti espliciti alla tutela occupazionale nella filiera degli appalti e delle concessioni, ma questo è un elemento rilevante. Chiediamo l’applicazione dei contratti nazionali collettivi di settore, l’introduzione di clausole sociali negli appalti, il monitoraggio delle ricadute sociali degli interventi”. Così Antonio Ceglia, funzionario Uil.

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