ICSC-SPORT E SALUTE

In Italia 78mila impianti e 144mila spazi sportivi. Ma al Sud il 19% sono inattivi, il Nord domina sui progetti

La maggioranza risale ai decenni Settanta e Ottanta e mancano pochi mesi alla consegna delle candidature per Euro 2032. Inoltre, sette su dieci strutture sono ancora pubbliche. Positivi, invece, i numeri sulla produttività e l’occupazione del settore: fino a 32 miliardi di valore aggiunto, pari all’1,5% del pil, e 421mila lavoratori.

30 Gen 2026 di Mauro Giansante

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In Italia 78mila impianti e 144mila spazi sportivi. Ma al Sud il 19% sono inattivi, il Nord domina sui progetti

Lo sport come motore di socialità e inclusione. E anche di sviluppo e occupazione. A restare carenti, però, sono gli spazi e gli impianti dove praticarlo. E’ questa la medaglia a due facce disegnata dal rapporto sport presentato ieri dall’Icsc (Istituto credito sportivo e culturale) e Sport e salute.

I dati positivi, infatti, dicono che il valore del settore arriva fino a 32 miliardi di euro (1,5% del pil italiano) e vede occupate 421mila persone. A ciò, si accompagna un export di beni da 4,7 miliardi con Stati Uniti, Francia e Germania come principali mercati di riferimento. Mentre la popolazione attiva nella pratica raggiunge i 38 milioni, di cui 12,3 sono tesserati presso gli organismi. 

Di contro, c’è il tasto debole: gli impianti e gli spazi dove mettere in pratica o assistere agli sport. Ad oggi, infatti, sono circa 78mila le strutture censite e 144mila le aree. In media, quindi: 1,38 impianti sportivi e 2,54 spazi per mille abitanti. Sette su dieci stadi sono di proprietà pubblica (il 91% in mano ai Comuni) e quasi la metà (4 su 10) risalgono ai decenni Settanta e Ottanta. Per non parlare del gap geografico tra Nord e Sud. Dove la percentuale di impianti inattivi raggiunge il 15%, a fronte di una media nazionale dell’8%, con punte fino al 19% del patrimonio regionale. Oltre ad avere già in partenza meno strutture. Unica nota positiva, invece, riguarda l’uso di fonti rinnovabili: qui, Puglia e Basilicata sono in testa. 

Ma il divario Nord-Sud si ripresenta anche sul fronte degli investimenti. Dice il rapporto, infatti: se il 2024 segna il terzo anno consecutivo di crescita, raggiungendo un volume complessivo di circa 500 milioni di euro (+39% sul 2023), la ripresa risulta trainata prevalentemente dai Comuni del Nord Italia, che hanno attivato oltre 500 iniziative nel biennio 2023-2024, pari al 46% degli interventi complessivi di riqualificazione e sviluppo realizzati a livello nazionale. Il Meridione, anche qui, insegue a grande distanza con meno investimenti: nel 2024 hanno attivato 160 progetti contro i 176 avviati al Centro e i 254 del Nord.

Inoltre, prevalgono interventi di medio-piccola portata con importi inferiori ai 500 mila euro (oltre il 70% del totale interventi realizzati nel periodo 2019-2024). Quelli di grande dimensione, invece, assorbono solo l’1% circa dei finanziamenti. Intanto, manca sempre meno alla consegna della lista dei cinque stadi cantierabili e che quindi potranno ospitare le gare italiane dei campionati europei 2032: la deadline è il 1° ottobre. Nel recente aggiornamento, la Uefa ha inserito dieci città papabili (Milano, Roma, Bari, Napoli, Firenze, Torino, Genova, Verona, Bologna e Cagliari) ma l’unica a non necessitare ammodernamenti o ristrutturazioni è Torino con l’Allianz Stadium. E lo stallo politico sulla nomina del commissario Massimo Sessa intanto si prolunga, almeno di un’altra settimana.

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