IL CONVEGNO DI ANCE E-R/2
Solo il 54% dei lavori Pnrr in Emilia-Romagna alle imprese della regione. Croci: “Troppo poco”
Il 62% dei cantieri in regione sono in stato avanzato o completati, in linea con le altre regioni del nord e meglio della media italiana. C’è però un 38% di lavori non ancora avviati (il 72% di importo inferiore a un milione). Le imprese che lavorano nei cantieri in E-R sono 562, il 46% da fuori regione. Nella media italiana solo il 24% fuori regione.
Il Pnrr sta viaggiando in Emilia-Romagna a una velocità in linea con le altre regioni del nord e leggermente più alta della media italiana. Lo afferma una corposa ricerca svolta dal Centro studi dell’Ance nazionale, presentata ieri dal vicepresidente Piero Petrucco e dal direttore del Centro Studi, Flavio Monosilio, a Bologna, nel corso di un convegno sul Pmnrr organizzato da Ance Emilia-Romagna. Il bilancio positivo sul Pnrr viene condiviso dalle imprese del territorio. “Le imprese, unitamente ai loro lavoratori – ha detto il presidente di Ance Emilia-Romagna, Maurizio Croci – sono state sollecitate a compiere un salto organizzativo, per operare in un contesto maggiormente competitivo anche sotto il profilo della qualità e dell’innovazione, nel rispetto di tempi certi e di controlli stringenti sui risultati, contribuendo così alla crescita economica e all’incremento dell’occupazione qualificata nel settore. Il ‘modello PNRR’ ha certamente determinato in Italia un significativo cambio di paradigma nella gestione delle politiche pubbliche, da salvaguardare anche oltre l’orizzonte temporale del Piano”. Croci ha anche sottolineato che “molti indicano l’Emilia Romagna come la locomotiva del Paese per il 2026 e, in questo scenario, gli investimenti nel settore delle costruzioni si confermano uno dei pilastri per sostenere la domanda interna”.
Fra i numeri più significativi presentati da Monosilio c’è la spesa in conto capitale dei comuni, cresciuta del 217% fra il 2017 e il 2025 nei comuni emiliani-romagnoli. Un parametro che Ance considera fra i più significativi anche a livello nazionale.
Per quanto riguarda i numeri del Pnrr, sono stati pagati finora in Emilia-Romagna 1,9 miliardi rispetto a gare svolte per 4,1 miliardi. Al momento sono aperti 1.280 cantieri, con il 62% dei cantieri che sono stati avviati o conclusi, in linea con le altre regioni del Nord e meglio della media italiana. Del 38% dei cantieri non ancora avviati il 72% è però di importo inferiore a un milione.
Lo stato di attuazione dei cantieri avviati vede, in termini di importi, l’Emilia-Romagna avanti rispetto alla media italiana e anche al Nord. Il 49% è infatti a un avanzamento fra il 60% e il 100% mentre nella media del Nord la percentuale si ferma al 41% e in Italia al 34%.
Lo spaccato delle 562 imprese che hanno partecipato al Pnrr in Emilia-Romagna conferma – come sul dato nazionale – lo stato di salute di queste imprese che si sono fortemente rafforzate sul piano del fatturato, dell’occupazione, del patrimonio e della redditività. Le imprese che hanno lavorato in Emilia-Romagna hanno una dimensione media (24,5 milioni di euro di fatturato) maggiore della media nazionale delle imprese attive nel Pnrr (11,4 milioni) e della media delle imprese attive nel settore dlele opere pubbliche (6,9 milioni).
Ma il dato che ha maggiormente suscitato reazioni e dibattito nel corso del convegno è la ripartizione, fra le 562 imprese che hanno lavorato o stanno lavorando al Pnrr in regione, fra le imprese localizzate nella regione, pari al 54%, e le imprese “fuori regione”, pari al 46%. Petrucco ha ammesso che le imprese “domestiche” hanno un valore basso rispetto alla media nazionale, dove sono il 76%.
Un tema molto sentito fra le imprese della regione, visto che il presidente Croci lo aveva richiamato nella sua relazione fin dall’avvio del dibattito. “Mi sento in dovere – aveva detto Croci – di rivolgere un appello alle Stazioni Appaltanti perché in Emilia Romagna ci sia una maggiore attenzione alle imprese del nostro territorio e dei territori limitrofi. Un’attenzione al tessuto produttivo territoriale nel solco del Codice degli appalti, che preveda criteri premiali per le vere imprese in prossimità, e che garantisca tempi certi nei pagamenti. Il Pnrr ci lascia in eredità – ha concluso – riforme, investimenti, interventi, tempi certi per la progettazione e realizzazione delle opere, ma soprattutto ci ha ricordato che dobbiamo ‘fare sistema’, il pubblico e il privato devono collaborare per arrivare al risultato”.
All’appello ha immediatamente risposto il vicepresidente della Regione Emilia-Romagna, Vincenzo Colla, che ha confermato la grande disponibilità al dialogo e alla collaborazione. “Non possiamo pensare – ha detto – di affrontare la nuova fase che chiude il Pnrr senza puntare su forme di collaborazione fra pubblico e privato, siano esse project financing o partenariato pubblico-privato”. Convergenza fra Croci e Colla anche sul fatto che un terreno su cui sperimentare subito forme di collaborazione è proprio quello della casa. Senza trascurare due altri settori, il dissesto dirogeologico e la rigenerazione urbana, in cui l’apporto delle imprese di costruzioni risulta decisivo, tanto più in una regione che si è dimostrata fragile come l’Emilia-Romagna.