LA STRATEGIA DEL COMMISSARIO
“Le chiese sono per i fedeli, gli stadi per i tifosi”. La doppia linea di Massimo Sessa: leva di rigenerazione urbana per il futuro, “modello Pnrr” subito per accelerare i progetti Euro 2032

MASSIMO SESSA, PRESIDENTE CONSIGLIO SUPERIORE LAVORI PUBBLICI
“Le chiese sono per i fedeli, gli stadi per i tifosi”: diverse persone hanno sentito nelle scorse settimane il presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici e neo commissario agli stadi per UEFA EURO 2032, Massimo Sessa, ripetere questa frase, un po’ come battuta, a dire che solo la fede può salvare il calcio italiano in questo momento, un po’ come programma di lavoro che punta proprio sull’entusiasmo illimitato di tanti tifosi per risollevare le sorti del pallone in Italia. Perché certamente Sessa pensa che gli stadi – aldilà della contingenza/urgenza di arrivare in tempo per gli Europei – sono la leva per rigenerare il calcio e le città italiane, proprio come successo in Inghilterra e in Spagna. Sono pezzi di Pil, infrastrutture che offrono servizi e hanno bisogno di una domanda solida, costante fidelizzata, appunto. Servizi offerti anche ai quartieri che li ospitano. Quale programma si sia dato Sessa per avviare questo percorso innovativo, ma soprattutto, nell’immediato, per arrivare al traguardo dell’approvazione dei progetti dei cinque stadi prescelti da inviare alla Uefa entro il prossimo ottobre pochi lo sanno, ma chi conosce le sue idee da anni può provare a intercettare qualche concetto sicuro. Siamo fermi al modello di stadio di Italia 90 – è il ragionamento che fa Sessa con i consiglieri più vicini – mentre bisogna passare a uno stadio leva di rigenerazione urbana, fonte di business e di trasformazione di aree urbane. Bisogna riportare le famiglie allo stadio, come successo a Londra alla fine del secoolo scorso, come racconta Nick Hornby nel suo “Febbre a 90°”. Serviranno norme sia per affermare la possibilità di affidare la gestione economica degli stadi alle società di calcio, anche quando non sono di loro poprietà, sia per approvare procedure speciali di approvazione dei progetti.
La strada più sicura è che Sessa vorrà importare in questa sua nuova avventura quel “modello Pnrr” per le autorizzazioni dei progetti che fu introdotto dall’articolo 44 del decreto legislativo 77/2021 e che ha consentito di approvare in quattro mesi grandi progetti che, in condizioni ordinarie, avrebbero richiesto quattro anni. Si tratta della norma, poi recepita parzialmente anche dal codice degli appalti, che affidava a un comitato speciale del Consiglio superiore dei lavori pubblici di approvare tutti i pareri necessari all’approvazione del progetto, di accelerare l’interlocuzioe con la stazione appaltante su eventuali criticità progettuali, di interloquire con la commissione speciale VIA che fu istituita per le opere Pnrr/Pniec e con le Sovrintendenze, di accelerare il percorso della conferenza di servizi. Per questo, Sessa ha voluto a ogni costo restare presidente del Consiglio superiore e per questo il governo gli ha affidato i poteri di commissario e lo ha lasciato a continuare il suo lavoro a Porta Pia: perché la corsia superveloce già sperimentata dal Consiglio superiore con il Pnrr è l’unica via normativa per approvare in quattro mesi i progetti degli stadi per Euro 2032.