L'INDAGINE CONOSCITIVA DEL SENATO
Infrastrutture e IA: monitoraggio in Ansfisa, dataspace pubblico-privato e cloud per l’intermodalità
Sono quattro le linee d’azione indicate dal documento finale discusso a Palazzo Madama venerdì: rigenerazione e digitalizzazione delle opere d’arte; logistica aumentata; mobility, infrastructures & logistics data space e un ecosistema digitale per il trasporto intermodale sostenibile, focus sulla portualità.
Una strategia di lungo periodo per utilizzare sempre di più e sempre meglio le nuove tecnologie e l’intelligenza artificiale per monitorare e manutenere le infrastrutture. E’ questo l’obiettivo dell’indagine conoscitiva conclusa in Senato e presentata venerdì in un documento finale di quasi cento pagine. “Per un Paese manifatturiero come l’Italia, la competitività non dipende soltanto dalla capacità di produrre. Dipende anche dall’efficienza con cui le materie prime arrivano negli stabilimenti, vengono trasformate e poi esportate sui mercati internazionali. Per questo il tema delle tecnologie applicate alle infrastrutture riguarda non un singolo settore ma il futuro economico dell’intero Paese”, ha spiegato sul suo profilo LinkedIn il senatore e curatore del testo finale Lorenzo Basso, vicepresidente della commissione ambiente.
Che ha ricordato come “l’Italia ha un patrimonio infrastrutturale vastissimo, con un numero molto elevato di ponti, viadotti, gallerie e opere che in molti casi si avvicinano a una fase critica del proprio ciclo di vita. Per questo occorre rafforzare la capacità pubblica di conoscere, monitorare, manutenere, rigenerare e sostituire per tempo le opere più esposte, così da non compromettere sicurezza, continuità operativa e competitività del sistema”. E, allora, l’indagine ha individuato anzitutto quattro linee d’azione: rigenerazione e digitalizzazione delle opere d’arte; logistica aumentata; mobility, infrastructures & logistics data space e un ecosistema digitale per il trasporto intermodale sostenibile, con un focus sulla portualità.
Sulla prima, il tema delle infrastrutture non è solo anagrafico ma anche di censimento non uniforme, nonché di risorse necessarie ingenti e carenza di personale. Ecco perché digitalizzandole tramite un Sistema nazionale di valutazione delle priorità d’intervento da istituire presso Ansfisa, assieme a un ranking nazionale di opere critiche e un fondo per la rigenerazione l’obiettivo è mettere in sicurezza il patrimonio e al contempo ridurre rischi e costi emergenziali, efficientare la programmazione e dare continuità alla rete anche durante i cantieri. Nel dettaglio, va favorita anche la partecipazione pubblico-privata tramite un tavolo partenariale permanente che coinvolga autorità pubbliche, operatori, imprese, startup e centri di ricerca per la definizione condivisa delle priorità, l’evoluzione tecnologica e la sostenibilità dell’infrastruttura.
Quanto al data space, occorre risolvere la dispersione delle informazioni e rendere interoperabili piattaforme e base dati grazie anche a protocolli standard e un ente di coordinamento nazionale con l’obiettivo di allinearsi agli ecosistemi europei. Più nel dettaglio, spiega il documento, “promuove un ecosistema digitale per il trasporto intermodale, con particolare attenzione alla portualità”. E “intende anticipare l’attuazione del regolamento europeo n. 2020/1056 (regolamento eFTI), dotando il Paese di un’infrastruttura digitale interoperabile, capace di integrare porti, ferrovie e logistica terrestre nel mercato unico europeo”.
Su quest’ultimo punto, sono quattro le aree strategiche individuate. Automazione e digitalizzazione della supply chain per promuovere l’utilizzo di tecnologie abilitanti, intelligenza artificiale, IoT, blockchain, reti neurali nei processi di gestione delle merci, tracciabilità, previsione della domanda, ottimizzazione dei percorsi e automazione documentale. Poi, una sperimentazione regolata e innovazione normativa attivando zone a regolazione speciale per la sperimentazione di veicoli autonomi, droni, tecnologie V2X (Vehicle-to-Everything), favorendo la nascita di sandbox normativi che consentano alle imprese di innovare in contesti protetti e guidati. Terzo: accelerare la modernizzazione delle infrastrutture stradali attraverso l’attuazione della direttiva ITS (2023) e l’estensione su scala nazionale delle soluzioni del progetto C-ROADS Italy. Integrare in rete porti, interporti e terminali con servizi digitali interoperabili. Piattaforme condivise e sistemi di gestione interconnessi favoriscono una maggiore cooperazione tra fornitori, distributori, partner tecnologici e autorità regolatorie. Infine, investire nella riqualificazione del capitale umano, nella sicurezza informatica dei sistemi logistici e nella diffusione di tecnologie a basso impatto ambientale, come i veicoli elettrici, il packaging ecologico e l’ottimizzazione delle rotte.
In generale, sulle tecnologie per le infrastrutture ilcontesto italiano è già in evoluzione. Secondo quanto emerso dall’indagine ci sono “profonde trasformazioni che stanno interessando il comparto logistico: automazione dei magazzini, veicoli autonomi, sistemi predittivi di gestione delle scorte, droni per la distribuzione dell’ultimo miglio”. Tra le buone pratiche menzionate c’è quella del Consorzio Fabre, un’alleanza tra università e enti di ricerca italiani che ha presentato una piattaforma basata sull’intelligenza artificiale per la gestione e l’analisi di dati di monitoraggio territoriale, in grado di riconoscere e classificare difetti strutturali, evoluzione di fenomeni idraulici e franosi, e di elaborare dati da sistemi di monitoraggio per il riconoscimento e la localizzazione di fenomeni evolutivi. Oppure, i progetti Diamate 2.0 – un treno diagnostico in grado di viaggiare fino a 300 km/h, monitorando in tempo reale oltre 220 parametri della rete ferroviaria, con un’ottimizzazione della manutenzione preventiva e della sicurezza delle linee ferroviarie – e Argo, una piattaforma avanzata per il monitoraggio e la gestione delle infrastrutture.
Ma, al netto dei casi positivi, secondo l’indagine “l’Italia sconta ritardi strutturali nell’adozione di queste innovazioni, anche a causa della frammentazione della rete logistica e dell’assenza di un quadro normativo di riferimento. Al tempo stesso, l’espansione delle grandi compagnie di navigazione anche nelle fasi terrestri della catena logistica ha prodotto una forma di dipendenza crescente delle nostre imprese da operatori esteri, con rischi concreti per la continuità produttiva in caso di shock o crisi geopolitiche”. E per ridurla, allora, serve una strategia solida e di lungo periodo.