LE STRATEGIE UE

Séjourné: “nessun ritorno al gas russo. Mercato Ue troppo frammentato, 10 barriere da eliminare”

09 Apr 2026 di Maria Cristina Carlini

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La crisi energetica che sta colpendo l’Europa non sarà di breve durata. Lo ha ribadito ieri la Commissione europea, sottolineando come l’impatto delle tensioni geopolitiche sia già evidente sui prezzi dell’energia. Durante il briefing con la stampa, una portavoce ha invitato a “non farsi illusioni”, spiegando che anche eventi recenti come il blocco dello stretto di Hormuz hanno effetti concreti: circa l’8,5% del Gnl destinato all’Ue e circa il 7% del petrolio – tra greggio e prodotti raffinati – transitano infatti da quell’area strategica. E’ in questo contesto che il vicepresidente esecutivo della Commissione per la Prosperità e la strategia industriale, Stéphane Séjourné, in audizione presso le Commissioni Ambiente, Attività produttive e Politiche Ue della Camera e le Commissioni Industria e Politiche Ue del Senato, ha indicato la necessità di una svolta strutturale nella politica energetica ed economica europea. “Dalla pandemia di Covid alla guerra in Ucraina fino alle tensioni con l’Iran – ha spiegato – emerge una lezione chiara: l’Europa è fortemente dipendente dai combustibili fossili che non produce, e questo la rende vulnerabile agli shock geopolitici”. Per Séjourné, l’elettrificazione deve diventare una priorità non solo ambientale ma anche economica: i Paesi meno dipendenti da gas e petrolio, ha osservato, stanno dimostrando una maggiore resilienza alle crisi energetiche. Allo stesso tempo, ha escluso un ritorno a forniture di gas dalla Russia, sottolineando che “sostituire una dipendenza con un’altra non è mai stata la soluzione”. Davanti ai parlamentari di Camera e Senato, Séjourné, ha chiarito di non aver mandato per parlare di eventuali deroghe o meno al patto di stabilità “ma – ha sottolineato –  il messaggio di fondo che posso trasmettere qui e che ho potuto trasmettere alla stampa italiana è che la Commissione europea non lascia sprofondare le proprie imprese, la propria industria, abbiamo sempre dimostrato che c’è un margine di flessibilità che si può dare in caso di crisi sistemiche”.

Prioritario, per la Commissione Ue, è il rafforzamento e rilancio del modello economico europeo soprattutto a fronte della complessità dello scenario geopolitico. Quattro sono le priorità strategiche che l’Unione europea intende perseguire: completamento del mercato interno, diversificazione delle dipendenze, aumento degli investimenti e tutela della politica industriale. “Stiamo portando avanti – ha spiegato – una nuova strategia del mercato interno che consiste nella valorizzazione e nello sfruttamento al meglio dei 450 milioni di consumatori europei. Il nostro mercato interno è troppo frammentato, ci sono 27 economie, 27 burocrazie che impediscono alle piccole e medie imprese di esplicare le loro attività nel mercato europeo. Le imprese si sono molto internazionalizzate ma poco europeizzate. Innanzitutto occorre ridurre gli oneri amministrativi, le differenze burocratiche. Ci sono ancora 10 barriere economiche che ostacolano il mercato interno”.

“La seconda strategia è la diversificazione, ovvero gli accordi commerciali che la Commissione Ue sta portando avanti, come il Mercosur, l’India, l’Indonesia e ora a breve ci sarà l’accordo con l’Australia per le terre rare e le materie prime critiche. È necessario diversificare le esportazioni, ma anche le importazioni in particolare delle materie prime. Una strategia, questa perseguita, che nei prossimi mesi potrebbe porre delle condizioni di base per lo sfruttamento di queste materie prime in Europa, con 47 iniziative per aprire miniere di terre rare e minerali critici in Europa. Una grande percentuale di queste materie prime usate in Europa viene dalla Cina, con tassi di dipendenza che variano dall’80% al 100%. L’obiettivo è ridurla almeno al 60% al breve termine”. Terzo punto sono gli investimenti. “Senza investimenti – ha avvertito Sejournè – non c’è innovazione, non c’è sovranità per l’Europa e non c’è una vera transizione. Abbiamo lanciato una proposta con il Fondo Concorrenza nel nuovo bilancio europeo. Questo fondo deve permettere di sostenere le imprese che innovano nella ricerca e sviluppo, con sovvenzioni se serve. Gli investimenti, come visto anche nel rapporto Draghi, sono fondamentali. Quando abbiamo problemi di compatibilità e di profittabilità non possiamo abbandonare ricerca e sviluppo, innovazione, nuove tecnologie”.

Sostegno, dunque, a innovazione, ricerca e sviluppo e, intanto, rafforzamento dell’autonomia nei settori strategici. “In un contesto geopolitico come quello attuale, dobbiamo portare un de-risking delle catene di valore e quindi avere una preferenza europea nei settori strategici quando ci sono soldi pubblici in ballo. Vorrei che ci fossero condizioni che permettessero la produzione, la ricerca e lo sviluppo, il trasferimento di tecnologie verso l’Europa. L’acceleratore industriale vuole rafforzare le condizioni di investimento in Europa, per trarre vantaggio dal trasferimento di tecnologie che dobbiamo avere in settori strategici come quello delle batterie. Abbiamo avuto un ritardo di anni, ma possiamo recuperare se mettiamo in campo condizioni di investimento rafforzate”.

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