CITTA' IN SCENA A SAVONA / 2

Torino, la Cavallerizza Reale diventa “bella, sostenibile e inclusiva”: progetto da oltre 200 milioni con orizzonte 2028

20 Feb 2026 di Nicola Pini

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Torino, la Cavallerizza Reale diventa “bella, sostenibile e inclusiva”: progetto da oltre 200 milioni con orizzonte 2028

“Bello, sostenibile, inclusivo”. Il progetto di riqualificazione della Cavallerizza Reale di Torino prende in prestito lo slogan del New European Bauhaus per annunciare la trasformazione degli storici edifici nel cuore della città sabauda in un “nuovo polo culturale di respiro internazionale aperto e dinamico”. “Non solo un restauro ma un vero progetto di rigenerazione urbana che incentivi aggregazione sociale e crei nuove dinamiche di convivenza e scambio culturale”, assicurano dalla Fondazione Compagnia San Paolo, che di questa grande operazione urbanistica e immobiliare è il cavallo trainante:  oltre 200 milioni di investimento, un parterre di partecipanti di primo livello (Università di Torino, il Comune, Cassa Depositi e Prestiti, la Fondazione Collegio Einaudi, Il Conservatorio Giuseppe Verdi e l’Accademia Albertina di Belle Arti, oltre alla Fondazione) e l’ambizione di lasciare un segno tanto all’interno della città quanto nella sua proiezione esterna. Accanto al desiderio, forse, di chiudere un capitolo quanto mai complicato e divisivo nelle cronache torinesi perché del rilancio della Cavallerizza Reale – tra progetti abortiti, occupazioni e polemiche sui rischi speculativi – si parla da un paio di decenni.

Il complesso della Cavallerizza, patrimonio Unesco, una serie di edifici che ospitavano un tempo le scuderie della corte sabauda, costruito a partire dal 1700, si trova alle spalle di piazza Castello tra le vie Verdi e Rossini e i giardini reali. Siamo nel centro del centro di Torino in un’area rimasta prevalentemente inutilizzata a partire dagli anni Ottanta, in stato di progressivo degrado e colpita più volte da incendi.
L’operazione in corso di attuazione è frutto di un partenariato pubblico-privato e prevede una serie di interventi sulle parti interne e su quelle all’aperto che faranno capo ai vari soggetti partecipanti con diverse destinazioni d’uso che andranno a rafforzare l’offerta artistica, culturale, formativa e aggregativa della città ma che daranno spazio anche ad uffici e a un albergo.

In tutto si tratta di superfici per circa 40mila metri quadrati: circa 14.500 mq fanno capo a Cdp, acquisiti nel 2007 dal Demanio, e 12.800 mq alla Fondazione, acquistate dalla società di Cartolarizzazione della città di Torino (il veicolo con il quale l’amministrazione cittadina, oppressa dal maxi debito post-Olimpiade, a partire dal 2010 ha cercato di valorizzare e vendere le sue proprietà immobiliari). Poi ci sono 7.300 mq dell’Università, quasi 5mila che andranno al futuro Polo delle Arti, mentre 1.200 mq sono ancora del Comune. Nel complesso è già presente l’Aula magna dell’università, restaurata qualche anno fa.

Attualmente l’unico cantiere già in attività riguarda le proprietà della Compagnia San Paolo. Si tratta del primo lotto dei lavori relativo alla Manica del Mosca (storico edificio del XIX secolo) e alle Pagliere. Il primo immobile ospiterà ai piani superiori la nuova sede della CSP mentre piano terra ed esterni saranno accessibili al pubblico con destinazioni a vocazione culturale e consentiranno il collegamento pedonale tra il teatro Regio e via Rossini, tra via Verdi ed i Giardini Reali, anch’essi aperti al pubblico. Le Pagliere  diventeranno un hub culturale, connesso ai Giardini Reali di Levante, che ospiterà eventi, mostre e laboratori creativi, con l’obiettivo di diventare un punto di riferimento e arricchire l’offerta culturale cittadina.  I lavori, appaltati alla ditta Secap Spa su progetto di Cino Zucchi Architetti e Politecnica, sono iniziati da circa un anno ed è previsto siano completati all’inizio del 2027.
Un secondo lotto, il segmento di natura più commerciale dell’intero progetto, fa capo a Cdp. Interessa l’ex Accademia militare dove troverà posto un hotel a 5 stelle della Radisson Collection con 130 camere, disegnato da Genius Loci Architettura. I lavori dovrebbero andare a gara nelle prossime settimane e terminare alla fine del 2028.

Nel Padiglione della scherma avrà sede il Polo delle Arti che farà capo all’Accademia Albertina di Belle Arti, al Conservatorio Giuseppe Verdi e alla Fondazione Collegio Einaudi e avrà il sostegno del Ministero dell’Università e della Ricerca: un centro per la formazione artistica interdisciplinare che offrirà corsi e laboratori innovativi per giovani talenti internazionali nel campo delle arti visive e musicali. Fine lavori prevista in questo caso nel 2029 su progetto degli studi Picco, De Ferrari e Baietto.
Il vecchio Corpo delle guardie viene invece ridisegnato dagli architetti francesi Lacaton e Vassal come centro di ricerca dell’Università di Torino con spazi dedicati a laboratori, coworking, conferenze ed eventi culturali. Così come il Maneggio Alfierano costruito nel XVIII secolo come centro di addestramento equestre della nobiltà, rimasto di proprietà comunale, che diventerà un centro culturale pubblico polivalente, per accogliere concerti, spettacoli, mostre e  spazi per il co-working. Anche qui per vedere l’inaugurazione bisognerà attendere il 29.

Il progetto di rigenerazione del complesso è stato presentato recentemente a Savona nel corso di Città in Scena, la rassegna curata dall’ Ance e dall’Associazione Mecenate 90.  “La Cavallerizza Reale è un bene comune: si sta lavorando per restituirla alla città come uno spazio vivace e accessibile a tutti – spiega la Fondazione CSP descrivendo “un progetto ad alto impatto sociale, un luogo da vivere, all’insegna della sostenibilità, dell’accessibilità e della creatività. Un luogo che custodisce la sua memoria storica ma guarda al futuro, rispondendo ai bisogni della comunità con spazi dinamici, accessibili e aperti a tutti”.
Per la San Paolo, “la riqualificazione della Cavallerizza rappresenta una sfida architettonica e culturale che rispecchia i valori e la missione della Fondazione stessa: equilibrio, cura del patrimonio, partecipazione e dialogo con il contesto urbano. La immaginiamo come uno spazio aperto e transitabile, che possa diventare un centro di risorse culturali e un luogo di interazione tra i cittadini”. Dunque, nell’intenzione dei promotori, “non solo un restauro architettonico, ma un’operazione di “innovazione urbana” che incentivi l’aggregazione sociale e crei nuove dinamiche di convivenza e scambio culturale”.  Sulla base di alcuni temi chiave: “cultura e identità storica; inclusione e partecipazione;  sostenibilità e innovazione; bellezza e rigenerazione urbana”.

Il progetto, approvato dalla giunta comunale alla fine del 2024 nella sua ultima configurazione, chiude una vicenda lunga e complessa, che ha coinvolto a Torino amministrazioni di diverso orientamento e ha intercettato istanze critiche della cittadinanza. Nei primi anni Duemila il Comune cercò di mantenere la proprietà pubblica dell’area per farne un centro teatrale e culturale. Poi prevalse l’ottica della vendita, attraverso la cartolarizzazione delle proprietà immobiliari comunali, dato l’indebitamento dell’ente. Una direzione di marcia contrastata da un gruppo di cittadini che dal 2014 e per ben cinque anni ha occupato e gestito parte dei locali della Cavallerizza per opporsi alla privatizzazione dell’area e cercando di rilanciarla come un presidio culturale.

I tentativi di dialogo con le amministrazioni sono stati molteplici ma il capitolo si è chiuso nel 2019, anche per ragioni di sicurezza.   Due anni dopo la Fondazione Compagnia di San Paolo e l’Università degli Studi di Torino hanno firmato l’atto di acquisto della Cavallerizza Reale, sviluppando poi insieme agli altri enti proprietari il nuovo progetto pubblico-privato per il quale è stato lanciato l’anno successivo un concorso internazionale. Cercando comunque di salvaguardare, in attesa del nuovo assetto post-restauro, l’accessibilità e l’attrattività culturale dell’area. Con l’iniziativa “Progettare l’attesa”, in  collaborazione con l’impresa sociale Prs Paratissima Factory, è rimasto attivo nella Cavallerizza un hub creativo e un luogo di permanenza stabile per gli artisti e la loro attività. Almeno fino all’apertura dei cantieri.

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