LA RELAZIONE ANTITRUST
Rustichelli: la concorrenza è propulsore di sana competitività e infrastruttura a fondamento della sicurezza economica. Non allentare i vincoli antitrust. In 7 anni sanzioni per 4,5 mld

ROBERTO RUSTICHELLI, PRESIDENTE DELL'AUTORITA' GARANTE DELLA CONCORRENZA E DEL MERCATO
La concorrenza è e deve rimanere uno dei principali propulsori della competitività del sistema economico. Per questo, pur in contesti geopolitici sempre più complessi dove, con un cambio di paradigma, la competitività stessa si pone in un binomio inscindibile con la sicurezza e dove l’autonomia strategica diventa un tema centrale, non bisogna abbassare la guardia e allentare i vincoli antitrust. Perché il rischio è quello di un indebolimento della crescita economica e un aumento dei prezzi per i cittadini: “la concorrenza è uno dei pilastri costitutivi dell’Unione Europea e deve restare parte integrante della sua strategia di sviluppo e di sicurezza economica”. E’ questo uno dei principali messaggi che il presidente dell’Antitrust, Roberto Rustichelli, consegna nella sua ultima Relazione al Parlamento sull’attività dell’Autorità, al termine del suo mandato settennale. Sette anni che, come ha sottolineato Rustichelli, sono stati segnati da eventi di portata epocale che “eventi di portata epocale che hanno cambiato in profondità l’economia e il funzionamento dei mercati, e lanciato sfide inedite alle Autorità antitrust, specialmente in Europa”, tre shock che “hanno mutato la cornice di fondo e posto in estremo rilievo il tema della competitività e dei rapporti tra economia e sicurezza”. “In primo luogo, la pandemia – spiega Rustichelli – ha evidenziato la dipendenza europea da forniture esterne in settori essenziali e sollevato il tema dell’autonomia strategica. In secondo luogo, la guerra in Ucraina e, più di recente, il conflitto esploso nel Golfo Persico hanno messo in luce la vulnerabilità energetica del vecchio continente, confermando che si tratta non solo di una questione economica, ma anche di sicurezza e di resilienza per l’Europa. In terzo luogo, l’introduzione di barriere tariffarie, strumento di malsana competizione tra Stati, ha trasformato il commercio e la tecnologia in leve di potere geopolitico. In tale contesto, le politiche volte ad accrescere la competitività non sono più considerate “neutre” rispetto alla sicurezza”.
La domanda di fondo che pone il presidente dell’Antitrust è quale ruolo possa giocare la concorrenza in questo nuovo scenario., in cui le stesse istituzioni europee sono alla ricerca di un nuovo e difficile equilibrio che tenga insieme la tutela della concorrenza, a difesa delle scelte dei consumatori e di una maggior giustizia sociale, e le esigenze della sicurezza economica, dell’autonomia strategica, della sostenibilità. “La concorrenza è una delle “infrastrutture” a fondamento della sicurezza economica e della competitività, atteso che, come ampiamente riconosciuto, essa favorisce l’innovazione e produce efficienza. Nel far ciò, essa permette anche di conseguire una diversificazione degli operatori e una pluralità di fonti di approvvigionamento, elementi che accrescono, in ultima analisi, la resilienza del sistema economico, rendendolo meno vulnerabile agli shock esterni. Se la concorrenza è il propulsore principale di una “sana competitività” dell’economia europea, è stato tuttavia paventato – rileva il presidente dell’Antitrust – che essa, in un contesto geopolitico divenuto instabile e conflittuale, possa determinare occasionali tensioni con la resilienza delle catene del valore e la sicurezza degli approvvigionamenti”. Balza evidente agli occhi quanto complessa sia la ricerca di questi nuovi equilibri. Eppure, avverte, “un punto dovrebbe rimanere fermo. La maggiore competitività dell’economia europea non può derivare da un allentamento dei vincoli antitrust, soprattutto in materia di concentrazioni, poiché questo porterebbe all’indebolimento della crescita economica complessiva ed a un aumento dei prezzi per i cittadini”.
Ne è la riprova, secondo Rustichelli, l’attività svolta dall’authority in questi sette anni, autorizzando le operazioni di concentrazione sottoposte al suo vaglio, sia pure in alcuni casi subordinatamente al rispetto di condizioni. “L’attuale quadro normativo, se interpretato con equilibrio, non ostacola il rafforzamento delle imprese, ma previene l’acquisizione di un potere di mercato suscettibile di indebolire la dinamica competitiva. Per favorire la crescita dimensionale delle imprese, occorre viceversa integrare i mercati, semplificare il quadro degli oneri amministrativi e mantenere soltanto quei vincoli strettamente indispensabili per la protezione di rilevanti interessi generali, non altrimenti tutelabili”.
Passando poi al bilancio dell’attività svolta nel 2025, in materia di concorrenza l’Antitrust ha comminato sanzioni per 1,4 miliardi di euro e chiuso 21 istruttorie. Tra i casi più rilevanti la sanzione ad Apple per l’App tracking transparency e le misure cautelari a Meta per Whatsapp. Sul fronte della tutela dei consumatori, nel 2025 sono state concluse 70 istruttorie, che hanno portato all’erogazione di sanzioni per 70 milioni di euro. In altri 31 casi, l’Autorità ha ottenuto la rimozione de profili di illiceità contestati utilizzando lo strumento della moral suasion”. Fra i casi su cui è intervenuta l’Autorità si segnalano quelli relativi all’influencer marketing, al teleselling aggressivo, al greenwashing (anche relativamente all’abbigliamento di lusso e all’abbigliamento cosiddetto usa e getta), alle piattaforme online per la vendita di biglietti. Negli ultimi sette anni, invece, l’Autorità ha svolto 125 istruttorie in materia di concorrenza, 586 interventi di advocacy e 611 istruttorie di tutela del consumatore. Sono state irrogate sanzioni per 4,5 miliardi di euro. Di cui circa 4 miliardi per interventi antitrust e 500 milioni di euro per violazioni della disciplina a tutela del consumatore. Inoltre, ha valutato oltre 600 operazioni di concentrazione, svolgendo 36 istruttorie approfondite nei casi in cui sono emerse possibili criticità concorrenziali. Sulla base della metodologia sviluppata dall’OCSE, risulta che, nel periodo 2019-2025, l’attività a tutela della concorrenza dell’Autorità ha generato benefici per imprese e consumatori pari a 9 miliardi di euro. Infine, grazie all’azione dell’Autorità, oltre 2 milioni di consumatori hanno ricevuto ristori monetari per un totale di 208 milioni di euro. Altro elemento che emerge dalla relazione è il sempre maggior apprezzamento da parte delle imprese che riscuote l’istituto del rating della legalità tant’è che nel 2025 sono stati conclusi 9.300 procedimenti, più che raddoppiati rispetto ai 4.107 del 2019. Anche il numero delle imprese titolari di rating è aumentato di oltre il 100%, passando da 7.306 nel 2019 a 16.536 nel 2025”. Altro dato di rilievo è l’aumento, tra il 2019 e il 2025, delle conferme della legittimità dei provvedimenti da parte del Tar del Lazio e del Consiglio di Stato. La percentuale dei giudizi è andata gradualmente aumentando passando dall’88% al 96% per quanto riguarda il contenzioso davanti al tribunale amministrativo di primo grado e dal 68% all’83% per il contenzioso davanti ai giudici di Palazzo Spada.