L'AGENDA ENERGETICA
Piano sociale clima e direttiva case green, incentivi e norme sulle rinnovabili, il destino della nave gnl di Piombino: il 2026 di Pichetto parte già in ritardo

GILBERTO PICHETTO FRATIN, MINISTRO MASE
Si fa presto a dire buon anno. L’agenda energetica dell’Italia è già piena e sconta parecchi ritardi accumulati nei mesi scorsi, tra dossier nazionali ed europei. Proviamo a fare una rassegna.
Partendo dalle impellenze europee, il 2025 si è chiuso con l’ok in extremis (il 29 dicembre) del Consiglio dei ministri al decreto legislativo di recepimento della direttiva Red III, cioè l’insieme delle norme Ue sulle rinnovabili che fissa il target minimo di 42,5% di consumi da fonti green al 2030. Un ok arrivato in super-ritardo (rispetto alle deadline del 1° luglio 2024 e del 21 maggio 2025) dopo i richiami e l’avvio della procedura d’infrazione da parte di Bruxelles ma che porta con sé un obiettivo al ribasso, pari al 39,4% di consumi lordi. Così come sono ancora troppi i tentennamenti sull’elettrificazione dei trasporti. In ogni caso, il recepimento è finalmente arrivato, adesso si attende la pubblicazione in Gazzetta ufficiale.
Passando alla direttiva Case green (Epbd), entro la fine dell’anno appena salutato l’Italia avrebbe dovuto presentare la bozza del Piano nazionale di ristrutturazione per anticipare la traiettoria di efficientamento da consegnare entro fine 2026. Al 29 maggio, invece, dovrà essere recepita definitivamente la direttiva europea. Stessa data, quest’ultima, a partire dalla quale scatterà il nuovo Ape, l’attestato di prestazione energetica, per classificare gli immobili con informazioni più dettagliate rispetto a ora. Anche su questi ritardi, l’Ue ha aperto una procedura d’infrazione per non aver rispettato gli obblighi restrittivi in materia di incentivi alle caldaie a combustibile fossile. Su cui, come noto, se al 1° gennaio 2025 occorreva stoppare queste agevolazioni, l’Italia ha invece mantenuto dei contributi nel Conto termico 2.0. E il meccanismo suo successore, il Conto termico 3.0, è ancora in attesa dell’avvio completo con l’entrata in esercizio del nuovo Portal Termico.
Un altro tassello mancato nel puzzle energetico italiano riguarda il Piano sociale per il clima per accedere all’omologo fondo europeo da quasi 87 miliardi per il periodo 2026-2032. Una dote funzionale per sostenere le famiglie, le microimprese e gli utenti vulnerabili dei trasporti nell’affrontare gli effetti del nuovo sistema Ets2 sui costi di energia e mobilità, che entrerà in vigore nel 2028 e non più tra un anno. Il Piano doveva essere presentato il 30 giugno scorso e, malgrado la chiusura della bozza che prevede una dotazione di 9,3 miliardi, non è stato ancora trasmesso.
Ancora. Nell’agenda 2026 c’è l’Energy Release 2.0, cioè l’avvio della procedura competitiva per assegnare gli obblighi di realizzazione dei nuovi impianti a fonti rinnovabili. Così come, sempre in materia di impianti green, la messa a regime del Fer X per stabilizzare i sostegni a eolico, fotovoltaico e idroelettrico, e la pubblicazione del Fer Z. Sono in attesa, per quanto riguarda il Fer 2, le aste per l’eolico offshore. Così come quelle del capacity market e Macse. In calendario, poi, c’è la conclusione del periodo transitorio del nuovo Tide, il Testo Integrato del Dispacciamento Elettrico, che regola l’ammodernamento della rete. E dovremo attendere anche per il nuovo decreto energia (circolano solo le bozze di dicembre), anticipato ieri dall’ok al Senato al Dl Transizione 5.0 (si veda la news ne La Giornata di oggi).
Mentre sul fronte gas è attesa per metà anno la decisione sul destino della nave gnl Italis Lng attualmente ormeggiata al porto di Piombino. Lo spostamento a Vado Ligure è sempre in lista d’attesa ma le polemiche politiche già accese nei mesi scorsi sono pronte a riaccendersi per appesantire la decisione finale in capo al governo. Altre polemiche sono pronte a impazzare, invece, per il mantenimento della produzione in riserva delle centrali a carbone di Brindisi e Civitavecchia. Anche qui l’Italia ha fallito il rispetto dello spegnimento definitivo fissato al 31 dicembre scorso e ora spera in una mano tesa dall’Europa per fissare i contorni di questo regime di sicurezza al 2038 (giustificato dall’esecutivo anche con l’entrata in esercizio del nuovo nucleare).
Cosa c’è di positivo, allora? Il 2026 porta con sé già da gennaio il divieto a nuovi contratti di gas con la Russia. Eppure, i fan della materia ricorderanno, nell’intervista a La Stampa il ministro Pichetto Fratin aprì alla possibilità di nuovi rifornimenti energetici da Mosca in caso di pace nel conflitto con l’Ucraina. Era febbraio, sono passati undici mesi e la fine della guerra resta distante. Un po’ come l’Italia dai tanti obiettivi di transizione energetica da raggiungere nei prossimi anni.