OSSERVATORIO APPALTI CRESME

Risveglio dei lavori pubblici, spingono (PIANO) Anas e comuni. Rfi fa zero

Lo zero assoluto di nuove procedure di appalto di lavori ferroviari, mai successo. Sul risultato della società stradale pesano i due megalotti della Ss 106 Jonica (953 milioni su un totale di 1.038 milioni). Fortissima crescita delle concessioni di gestione (e anche quote di lavori) che arrivano a oltre 6,3 miliardi: pesano soprattutto i servizi idrici e le attività multiservizi (dieci lotti Consip compresi fra 246 e 795 milioni)

18 Apr 2025 di Giorgio Santilli

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Bisogna stare ancora molto con i piedi saldamente piantati a terra per analizzare i dati di marzo – dopo quelli di febbraio – sugli appalti pubblici forniti dall’Osservatorio appalti di Cresme Europa Servizi. Il dato complessivo della somma dei mercati, che segna procedure avviate per un importo totale di 11,8 miliardi (+224% sul marzo 2024), può dare alla testa e ingannare con una certa facilità. A drogarlo c’è un’anomala espansione di quelli che il Cresme chiama “mercati complessi” (oltre 8 miliardi a marzo con un +903% sul 2024) in cui la fa da padrona, in questo scorcio dell’anno, la voce concessioni (o appalti) di gestione e costruzione. Prevalgono concessioni di servizi, come quella per la gestione del servizio idrico della zona sannita in Campania che vale da sola 1.080 milioni. Oppure i dieci lotti di importo compreso fra 246 e 795 milioni che Consip mette in gara per la gestione multiservizi nella sanità e in altri ambiti. In queste concessioni/appalti c’è sempre una quota di manutenzione e spesso anche di investimento che però è difficile da definire e che spesso – come nel caso del servizio idrico – è minoritaria oppure – nel caso della sanità – vede prevalere gli appalti di forniture.

La questione da porsi è, dunque, cosa resta del mercato dei lavori. Ci viene in aiuto il dato che Cresme definisce “mercati tradizionali” e che sono in gran parte costituiti da appalti di lavori, in particolare appalti di sola esecuzione e appalti integrati. Non va male: si può dire che c’è un risveglio dopo un primo bimestre dell’anno ai minimi storici. Questo risveglio è quantificato in un importo totale di 3,8 miliardi con una crescita del +33,8% rispetto al marzo 2024. L’incremento resta, sia pure più basso, anche se si considera l’intero trimestre gennaio-marzo, con 6.372 milioni che fanno +24% rispetto al 2024. Va ricordato che il primo trimestre 2024 aveva segnato un dato contenuto da un gennaio 2024 che è il più basso dato della storia degli ultimi 20 anni (insieme a maggio 2016) per l’effetto dell’entrata in operatività della digitalizzazione. Comunque il risveglio c’è.

Bisogna capire, però, che risveglio sia, come abbiamo già fatto su Diario Diac il 2 aprile scorso in relazione agli appalti Anas (si veda qui l’articolo). Tornando proprio sulla società stradale, pesano per 953 milioni, su un totale di 1.038 milioni, i due megalotti della Ss 106 Jonica che non si può certo dire siano un’accelerazione inattesa. Fuori di questi due lavori, restano 85 milioni, quasi niente.

L’altra tipologia di stazione appaltante che dà vivacità al mercato dei lavori è, ancora una volta, quella dei comuni che avviano procedure per 608 milioni. Anche qui, non è certamente un dato fortissimo, ma blandamente positivo che comunque in termini percentuale fa +43,7% rispetto al tiepido 2024. Tutti gli altri soggetti sonnecchiano o arretrano. Un dato davvero eccezionale, senza precedenti nella storia italiani, è lo zero assoluto di appalti ferroviari. Con Rfi impegnata a recuperare i ritardi del Pnrr e a chiudere la partita senza rompersi l’osso del collo, non c’è tempo per avviare altre procedure. Però, zero è veramente un dato anomalo.

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