CONVEGNO ASSOIMMOBILIARE/1
“Rigenerazione urbana: rafforzare il PPP, cambiare la legge urbanistica, non basta il nuovo TU edilizia”
L’associazione guidata da Davide Albertini Petroni (nella foto) ha presentato un paper con le proposte di intervento su quattro fronti normativi: la modifica della legge 1150/1942, il superamento delle principali criticità emerse nell’applicazione del partenariato pubblico-privato, le possibili integrazioni al disegno di legge sulla rigenerazione urbana, la riforma del Dpr 380/2001.

DAVIDE ALBERTINI PETRONI PRESIDENTE ASSOIMMOBILIARE
IN SINTESI
“La rigenerazione urbana è oggi la leva principale per uno sviluppo sostenibile ed equilibrato delle città, ma gli strumenti tradizionali dell’urbanistica non sono più adeguati a governare trasformazioni complesse come quelle che investono le città oggi”. Lo sostiene Confindustria Assoimmobiliare che ieri ha presentato, con il presidente Davide Albertini Petroni e con il coordinatore del tavolo urbanistica Guido Alberto Inzaghi, le proprie proposte normative per favorire l’affermazione della rigenerazione urbana. Il tratto distintivo del Quaderno presentato è che occorra agire su tutti e quattro i fronti normativi strettamente correlati alla rigenerazione urbana: un intervento in relazione alla legge urbanistica 1150/1942; un rafforzamento delle strategie e degli strumenti contrattuali del partenariato pubblico-privato; il disegno di legge sulla rigenerazione urbana all’esame del Senato; la riforma del testo unico dell’edilizia.
Il segnale più forte della mattinata di ieri, che distingue la posizione di Assoimmobiliare rispetto a quella di altri operatori e associazioni, è che l’intervento sul testo unico dell’edilizia e la legge sulla rigenerazione urbana, provvedimenti legislativi di non facile coordinamento, non sono sufficienti a garantire un quadro normativo certo ed efficace per la promozione e lo svolgimento degli investimenti, mentre sono necessari anche interventi relativi alla legge urbanistica e di rafforzamento del PPP.
Gli interventi relativi alla legge urbanistica
La relazione di Benedetta Mussini (partner Osborne Clarke) ha evidenziato le criticità del quadro costituzionale attuale, che attengono prevalentemente all’evoluzione seguita alla riforma del titolo V, soprattutto per il rapporto fra Stato e Regioni, e alla giurisprudenza rigorosa della Corte costituzionale che limita fortemente le norme derogatorie regionali alla legge 1150/1942 e al Dm 1444/1968. Per superare queste criticità, la priorità di intervento è nella razionalizzazione e nell’aggiornamento “dei principi alla base della gerarchia delle fonti e dei rapporti tra normativa primaria, secondaria e regionale”, confermando e rafforzando due principi già presenti nel Dpr 380/2001: la regola generale per cui in materia edilizia “i principi fondamentali della legislazione statale (legge cornice, ndr) sono quelli desumibili dalle disposizioni dedotte dal Testo Unico”; la valenza recessiva del Dm 1444/1968 in quanto non richiamato tra le norme fondamentali della legislazione statale ed espressamente derogabile dalla legislazione regionale, ai sensi dell’art. 2 bis, comma 1, del testo unico edilizia, come introdotto dall’art. 30, comma 1, lett. 0a), del decreto òegge 69/2013. Confindustria Assoimmobiliare propone quindi che “i limiti quantitativi-dimensionali previsti dalla legge 1150/1942 e dal Dm 1444/1968 abbiano finalità esclusivamente orientativa e che, comunque, non siano applicabili in caso di diversa normativa regionale o regolamentazione comunale”. Altri interventi riguardano la semplificazione delle modalità attuative.
Il rafforzamento degli strumenti di PPP
Nello scenario attuale, dice il Quaderno di Assoimmobiliare, “il partenariato pubblico-privato, inteso in senso ampio e non limitato al codice dei contratti, emerge come l’unico modello realmente capace di attuare processi di rigenerazione, grazie alla capacità di integrare obiettivi pubblici, investimenti privati e qualità progettuale. Per funzionare, però, il PPP richiede una cornice normativa profondamente rinnovata: regole più chiare, flessibili e orientate ai processi, in grado di superare un impianto pensato per l’espansione urbana e non per la trasformazione del costruito. È necessario favorire qualità, semplificazione, certezza del diritto e co-progettazione tra tutti gli attori coinvolti”.
L’analisi sugli strumenti di PPP svolta ieri da Alberto Magrì (partner CBA) ha ripercorso le diverse tipologie contrattuali e le relative criticità, oltre che il lavoro di approfondimento fatto in collaborazione con l’Agenzia del Demanio, e sarà oggetto di articoli più dettagliati di Diario DIAC nei prossimi giorni. Qui ricordiamo i due interventi prioritari che sono proposti. In primo luogo – dice il Quaderno – “sarebbe auspicabile che il disegno di legge sulla rigenerazione urbana contenesse un richiamo diretto al partenariato pubblico-privato, considerando, appunto, che il PPP, in tutte le sue diverse forme sta sempre più assumendo un ruolo fisiologico nella valorizzazione immobiliare, diventando uno strumento ordinario per promuovere interventi complessi e integrati tra pubblico e privato”. In secondo luogo, “e in ogni caso, il richiamo dinamico operato dall’art. 3-bis, comma 6, del Dl 351/2001 all’art. 143 del vecchio Codice, relativo alle concessioni, dovrebbe essere espressamente esteso e applicato alle nuove disposizioni del Codice dei Contratti Pubblici, in modo da garantire piena coerenza normativa e sicurezza giuridica nell’utilizzo dei partenariati negli interventi di rigenerazione urbana”.