LA GIORNATA
Riforma elettorale, maggioranza in stallo. Salvini affossa il 2° turno
- Volano i prezzi alla produzione dell’industria, a luglio +7,8%
- Fs, al via le corse prova in Germania e Austria per i Frecciarossa di Trenitalia
- Via libera dalla Consob a ops di Icop su Trevi, parte il 14 settembre
IN SINTESI
Il ballottaggio nella nuova legge elettorale sembra ormai sempre più lontano. Alla vigilia dell’avvio delle votazioni in commissione Affari costituzionali del Senato, Matteo Salvini mette nero su bianco la contrarietà della Lega all’introduzione del doppio turno e invita gli alleati a votare contro l’emendamento presentato dall’ex presidente del Senato Marcello Pera, eletto nelle fila di Fratelli d’Italia. “Siamo contrari. Abbiamo firmato un accordo sulla legge elettorale che prevede le liste e le preferenze, basta”, ha detto il leader della Lega, prendendo una posizione netta sul tema. Una linea che sembra ridurre ulteriormente gli spazi per inserire in extremis il ballottaggio nel testo che arriverà in Aula il 9 settembre, senza relatore. L’unico emendamento che propone esplicitamente il doppio turno è proprio quello di Pera, presentato per l’Aula. Formalmente la possibilità di intervenire resta aperta, ma nei vertici della maggioranza starebbe prendendo corpo l’ipotesi di chiedere il ritiro della proposta, così da chiudere definitivamente la partita ed evitare possibili divisioni in Aula. A sostenere il ballottaggio rimane il presidente del Senato Ignazio La Russa, che, pur definendo l’introduzione del doppio turno “improbabile ma non impossibile”, ha giudicato “incomprensibile” la contrarietà espressa dalla sinistra.
Anche all’interno di Fratelli d’Italia, però, il tema divide. La posizione della Lega rappresenta un ostacolo significativo: Salvini ha già dovuto accettare l’introduzione delle preferenze, fortemente volute dalla premier Giorgia Meloni, e difficilmente potrebbe sostenere anche un meccanismo al quale il suo partito è storicamente contrario. Sul tavolo c’è inoltre la variabile rappresentata da Roberto Vannacci e da Futuro nazionale. Il ballottaggio era stato valutato anche nell’ottica di garantire al centrodestra una maggioranza più compatta, escludendo eventualmente il nuovo movimento dell’ex generale. Ma il rischio, secondo i ragionamenti emersi nella maggioranza, è che Futuro nazionale possa ottenere un risultato significativo al primo turno, sottraendo voti soprattutto alla Lega e, in parte, a Fratelli d’Italia. È lo stesso Vannacci a rivendicare questa lettura e a ironizzare sul cambio di orientamento della maggioranza. «Prima il ballottaggio doveva essere la trappola perfetta», sostiene, spiegando che l’idea sarebbe stata lasciare correre Futuro nazionale al primo turno per poi chiedere al secondo turno i voti dei suoi elettori. Poi, osserva, «hanno fatto due conti» e si sarebbero accorti che, senza il meccanismo del cosiddetto voto utile, una parte ancora maggiore dell’elettorato potrebbe scegliere Futuro nazionale. “I voti degli italiani appartengono agli italiani – aggiunge Vannacci – non ai partiti che pensano di poterli incassare automaticamente”.
Resta intanto sul piede di guerra l’opposizione. La segretaria del Pd Elly Schlein è tornata ad attaccare Meloni, accusandola di dedicare troppe energie alla riforma elettorale e troppo poche ai problemi concreti del Paese. «La sua unica preoccupazione – ha affermato – è cambiare la legge elettorale per paura di perdere», mentre «6 milioni di italiani» rinuncerebbero alle cure a causa delle liste d’attesa o dell’impossibilità di sostenerne i costi. Oggi la commissione Affari costituzionali inizierà dunque l’esame degli emendamenti. Ma la partita decisiva si giocherà in Aula dal 9 settembre. E, allo stato attuale, il ballottaggio sembra avere sempre meno possibilità di entrare nella nuova legge elettorale.
Volano i prezzi alla produzione dell’industria, a luglio +7,8%
Si infiammano i prezzi alla produzione industriale, che a luglio registrano una crescita del 7,8% rispetto ad un anno prima, trainati ancora una volta dai rialzi degli energetici. Un’impennata dei listini che rischia sui prezzi al consumo. I dati diffusi ieri dall’Istat certifica anche la crescita dei prezzi alla produzione dei servizi, seppur in una dinamica meno marcata (+4,3% su base annua nel secondo trimestre). I prezzi alla produzione dell’industria registrano un aumento del 2,4% su base mensile e volano del 7,8% su base annua (era +5,8% a giugno). Un balzo che si registra più forte sul mercato interno: qui, infatti, i prezzi crescono del 3,0% rispetto a giugno e addirittura del 9,3% rispetto a luglio 2025 (da +6,8% del mese precedente). E la spinta maggiore continua ad arrivare dalle bollette: tanto che al netto del comparto energetico, la crescita dei prezzi alla produzione dell’industria risulta molto più contenuta su base sia congiunturale (+0,3%) sia tendenziale (in questo caso si ferma a +3,3%; era +2,9% a giugno). Il rialzo energetico è a doppia cifra: sul mercato interno i prezzi della fornitura di energia elettrica e gas accelerano e segnano il 14,5% in più rispetto ad un anno prima (da +8,9% di giugno). Costi che per le imprese spesso si trasformano in una stangata. Guardando i prezzi alla produzione industriale per settori, fra le attività manifatturiere gli incrementi annui maggiori riguardano coke e prodotti petroliferi raffinati (+54,0% mercato interno, +35,9% area non euro), prodotti chimici (+9,6% mercato interno), metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (+7,7% mercato interno). Il listino è meno dinamico per le costruzioni. Sempre a luglio, i prezzi alla produzione per gli edifici diminuiscono dello 0,1% su base mensile e crescono del 3,1% su base annua; quelli di Strade e ferrovie, invece, crescono rispettivamente dello 0,8% e del 4,3%. I rincari non mancano neppure per i servizi. Nel secondo trimestre dell’anno, i prezzi alla produzione dei servizi sul mercato business aumentano dell’1,5% rispetto al primo trimestre e del 4,3% su base annua (era +2,7% nei primi tre mesi), indica inoltre l’Istat. La crescita congiunturale è estesa a quasi tutti i settori ed è sostenuta principalmente dal rialzo dei prezzi dei servizi di trasporto e magazzinaggio.
Fmi, Georgieva: le prospettive di crescita si sono consolidate intorno al 3% ma permangono forti rischi
Le prospettive dell’economia mondiale si sono consolidate da aprile attorno al 3% ma in prospettiva permangono forti rischi e un alto grado di incertezza. E’ quanto ha detto la direttrice generale del Fondo Monetario Internazionale, Kristalina Georgieva, intervenendo al G20 dei ministri finanziari e dei banchieri centrali ad Asheville, North Carolina. L’impatto dello shock energetico – ha detto Georgieva – e’ stato assorbito meglio del previsto grazie all’impiego delle riserve di petrolio e gas, alla ricerca di fonti alternative e alle misure per contenere la domanda. Un ulteriore sostegno arriva dalla forte espansione degli investimenti nell’AI, compresi quelli nelle infrastrutture energetiche necessarie ad alimentarla. L’impulso e’ particolarmente evidente negli Stati Uniti e nelle economie inserite nella catena del valore dell’AI, tra cui la Corea del Sud. Il dato globale nasconde tuttavia andamenti molto diversi tra i vari Paesi e un quadro ancora esposto a rischi elevati. La crisi energetica non puo’ considerarsi conclusa: lo Stretto di Hormuz rimane in gran parte chiuso, le riserve strategiche dovranno essere ricostituite, la domanda di energia legata all’AI continua a salire e l’arrivo dell’inverno nell’emisfero settentrionale potrebbe aumentare le pressioni. Preoccupa inoltre il debito pubblico mondiale, ormai vicino al 100% del Pil e superiore ai massimi raggiunti dopo la Seconda guerra mondiale. La sua dinamica – ha sottolineato la direttrice dell’Fmi – assomiglia a una scala: aumenta bruscamente durante le crisi, senza poi diminuire in misura significativa. In molti Paesi si e’ intanto arrestato il processo di disinflazione. Le crescenti pressioni sui bilanci pubblici spingono al rialzo i rendimenti dei titoli di Stato, mentre l’interazione tra politica fiscale e monetaria alimenta i timori dei mercati. Restano infine difficili da valutare gli effetti dell’AI sulla produttivita’ e sulla stabilita’ finanziaria. Le banche centrali devono quindi mantenere al centro la stabilita’ dei prezzi, mentre i governi sono chiamati a definire piani credibili di risanamento dei conti nel medio periodo. Sul fronte strutturale, la priorita’ e’ ridurre la burocrazia e rimuovere gli ostacoli interni alla crescita: un aumento del potenziale economico faciliterebbe la riduzione del debito e conti pubblici piu’ solidi migliorerebbero, a loro volta, le prospettive di crescita.
Bankitalia: euro-coin sale ad agosto, migliorano attese famiglie e imprese
L’indice euro-coin e’ cresciuto nettamente in agosto a 0,84 da 0,54 di luglio. Lo rileva Bankitalia spiegando che “l’indicatore e’ stato sospinto dal miglioramento congiunto degli indicatori sulle attese di famiglie e imprese e dai buoni andamenti dei mercati finanziari”. Euro-coin – sviluppato dalla Banca d’Italia – fornisce in tempo reale una stima sintetica del quadro congiunturale corrente nell’area dell’euro, esprimendo tale indicazione in termini di tasso di crescita trimestrale del Pil depurato dalle componenti piu’ erratiche (stagionalita’, errori di misura e volatilita’ di breve periodo). E’ pubblicato mensilmente dalla Banca d’Italia e dal CEPR.
Fs: al via le corse prova in Germania e Austria per i Frecciarossa. A Monaco entro l’estate 2027
Compie un nuovo passo avanti il progetto dei collegamenti in Frecciarossa tra Italia, Germania e Austria che Trenitalia (Gruppo FS) realizzerà in collaborazione con le ferrovie tedesche Deutsche Bahn e austriache ÖBB. Sono infatti iniziate le corse prova dei convogli di Trenitalia – appositamente predisposti e dotati della necessaria strumentazione – in Germania e Austria, nell’ambito della fase di omologazione internazionale. Il lancio dei collegamenti fra Milano e Monaco di Baviera e Roma e Monaco di Baviera è previsto per l’estate del 2027 a seguito del completamento, con esito positivo, dell’iter di omologazione dei nuovi treni. Le corse prova si svolgono sulla rete ferroviaria tedesca Berlino-Monaco di Baviera – Kufstein. In Austria, il Frecciarossa sta circolando in prova tra Kufstein e il Brennero e tra Salisburgo e Vienna. Gianpiero Strisciuglio, amministratore delegato e direttore generale del Gruppo FS, ha dichiarato: “L’avvio delle corse prova in Germania e Austria è un passaggio verso la realizzazione di un progetto che conferma la nostra ambizione di rendere il treno il mezzo di riferimento per la mobilità europea. Grazie alla collaborazione con Deutsche Bahn e ÖBB, andiamo verso la realizzazione della “Metropolitana d’Europa” ad Alta Velocità, mettendo a disposizione dei passeggeri un servizio capace di avvicinare territori, persone ed economie. Il Frecciarossa continua così il suo percorso di crescita internazionale, portando all’estero l’eccellenza tecnologica e industriale del Gruppo FS e contribuendo allo sviluppo di una rete ferroviaria europea sempre più integrata”. L’intesa tra Trenitalia e Deutsche Bahn permetterà anche di condividere le competenze tecniche affinché i treni siano in grado di adattarsi a differenti sistemi di alimentazione elettrica e segnalamento, accelerando il necessario processo tecnico e contenendo i relativi costi. Contestualmente alla realizzazione dei prototipi, sono stati avviati anche percorsi di formazione rivolti al personale di guida tedesco e austriaco.
L’offerta commerciale prevede quattro collegamenti sulle rotte Milano – Monaco di Baviera e Roma – Monaco di Baviera. Per il Milano – Monaco di Baviera, con un tempo di viaggio di circa sei ore e mezza, le principali fermate intermedie saranno a Brescia, Verona, Rovereto, Trento, Bolzano e Innsbruck. Per quanto riguarda Roma – Monaco di Baviera, con un tempo di viaggio di circa otto ore e mezza, le principali fermate saranno a Firenze, Bologna, Verona, Rovereto, Trento, Bolzano e Innsbruck. L’apertura del Tunnel di Base del Brennero ridurrà i tempi di viaggio di circa un’ora. Da dicembre 2028 l’offerta completa consisterà in dieci collegamenti tra l’Italia e la Germania che copriranno le tratte tra Milano, Roma e Monaco di Baviera e saranno estesi a Napoli e
Berlino. Il nuovo servizio sarà operato con il Frecciarossa, il treno ad Alta Velocità di Trenitalia, che è conforme alle Specifiche Tecniche Europee di Interoperabilità. È stato inoltre progettato e realizzato per viaggiare in Italia e sulle reti ferroviarie europee di Francia, Germania, Spagna, Austria, Svizzera, Paesi Bassi e Belgio, essendo in grado di superare le differenze di alimentazione elettrica e segnalamento dei vari Paesi. Con i collegamenti Roma/Milano – Monaco di Baviera – Berlino, Frecciarossa, dopo Francia e Spagna, arriverà anche in Germania, continuando a perseguire l’obiettivo della “Metropolitana d’Europa” ad Alta Velocità, collegando le città più nevralgiche del Vecchio Continente. Il nuovo collegamento avrà un impatto anche sulle connessioni ferroviarie con altri Paesi, poiché intercetterà la domanda di trasporto per altre destinazioni, come ad esempio Francoforte e Cracovia. A esprimere soddisfazione è Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini. Si tratta, sottolinea una nota del Mit, di “un nuovo tassello che conferma la crescita del Gruppo FS e la sua capacità di conquistare nuovi mercati all’estero, con migliori servizi e infrastrutture in Italia. Più lavoro, più collegamenti, più Italia in Europa”.
Immobiliare, Market Monitor: nel primo semestre in salita i prezzi delle compravendite +4,3%, Milano la piu’ cara
Il mercato immobiliare italiano ha continuato a mostrare segnali di crescita dei prezzi anche nel primo semestre, sia nel comparto delle compravendite sia in quello delle locazioni. Lo rileva il Market Monitor di Immobiliare.it Insights, proptech company del gruppo Immobiliare.it, secondo cui, rispetto allo stesso periodo del 2025, i costi delle abitazioni in vendita sono cresciuti del 4,3% e i canoni d’affitto sono saliti mediamente del 2,9%. Alla luce degli aumenti, per comprare casa in Italia servono circa 2.200 euro/mq, con Milano rimane la citta’ piu’ cara in assoluto, con 5.675 euro/mq (+2,6%) davanti a Firenze, che ha superato i 4.700 euro/mq medi (+3,5%). Per una locazione e’ necessario mettere a budget, in media, 14,7 euro/mq, con Milano a 22,3 euro/mq, Firenze a 21,4 euro/mq e Roma che cresce del 3,4% a 18,7 euro/mq. Il mercato immobiliare “continua a muoversi lungo il percorso di crescita gia’ osservato negli ultimi mesi, ma con dinamiche sempre piu’ differenziate tra territori e segmenti”, ha detto Luke Brucato, chief strategy officer di Immobiliare.it Insights. Da un punto di vista geografico, il Nord-Est registra un +6% anno su anno, seguito dal Nord-Ovest (+5,7%).
Il Centro cresce del 3,4%, mentre Sud e Isole segnano rispettivamente +1,8% e +1,2%. A livello nazionale, la pressione di domanda sul singolo annuncio e’ in rialzo del 2,5% rispetto ai primi sei mesi dello scorso anno, con l’aumento piu’ marcato nel Centro (+7,3%). Questa dinamica e’ favorita anche dalla riduzione dell’offerta su base annua (-1,4% in media nel Paese). La combinazione tra un’offerta in calo e una richiesta ancora in crescita mantiene dunque elevata la tensione sul mercato. Diversamente da quanto accade per le compravendite, negli affitti e’ il Centro Italia a guidare la salita dei canoni (+5,6%), seguito da Isole (+5,4%) e Sud (+5%). Il Nord-Ovest mostra una crescita piu’ contenuta (+1,7%), mentre il Nord-Est registra una sostanziale stabilita’ (+0,2%). Per gli affitti crescono sia l’interesse, in aumento in tutte le aree geografiche, sia l’offerta. Quest’ultima, in particolare, mostra un rialzo significativo rispetto alla prima meta’ dello scorso anno (+19,3%), confermando il cambio di direzione gia’ emerso nel 2025, dopo la forte contrazione osservata tra il 2022 e il 2024. L’aumento dello stock locativo, che consente ai potenziali inquilini di scegliere tra un numero piu’ ampio di proposte, determina un calo della pressione di domanda sul singolo annuncio in tutte le aree del Paese, soprattutto nel Nord-Est (-14%). Fa eccezione il Centro, dove l’indicatore rimane sostanzialmente stabile nell’ultimo anno (-0,4%). “In termini di focus specifici, il tema dell’accessibilita’ alla casa si conferma un elemento strutturale di attenzione: la crescita dei valori continua infatti a essere piu’ veloce della capacita’ di spesa di molte famiglie, rendendo sempre piu’ necessario analizzare i fenomeni anche a livello locale”, ha concluso Brucato.
Eni, accordo in Venezuela, sarà operatore del giacimento giant Junin-5
Eni ha firmato un contratto strategico in Venezuela diventando operatore del giacimento petrolifero super gigante Junin-5. La firma, rende noto il gruppo, è avvenuta alla presenza della presidente incaricata della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Delcy Rodriguez, nell’ambito della visita nel Paese del segretario all’Energia americano Chris Wright, e “rappresenta un passo fondamentale per il rilancio del settore energetico venezuelano”. Eni avrà la responsabilità della gestione tecnica, finanziaria e commerciale del campo. Junín 5 è un campo a olio pesante che contiene 35 miliardi di barili in posto certificati. Attualmente produce circa 12 mila barili al giorno. “Alla presenza della Presidente incaricata della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Delcy Rodriguez, nell’ambito della visita in Venezuela del Segretario dell’Energia americano Chris Wright, e in presenza del Ministro degli Idrocarburi del Governo venezuelano, Paula Henao, dell’Amministratore Delegato della società di Stato PDVSA, Héctor Obregón, e dell’Amministratore Delegato di Eni, Claudio Descalzi, Eni e PDVSA hanno firmato il “Contrato de Participación Productiva de Hidrocarburos” (Cpph) relativo allo sviluppo del giacimento di importanti dimensioni (giant field) a olio di Junín 5, situato onshore nella Faja dell’Orinoco”, annuncia Eni in una nota. La firma, spiega il gruppo, rappresenta il completamento del percorso avviato con la sottoscrizione dell’Head of Terms del 28 aprile 2026 allo scopo di rilanciare la produzione petrolifera attraverso la transizione dall’attuale modello operativo della “empresa mixta” Petrojunín (Eni 40%, PDVSA 60%) al nuovo regime contrattuale del Cpph, introdotto dalla Legge organica degli idrocarburi, approvata dall’Assemblea venezuelana nel gennaio 2026. Il contratto, della durata di 25 anni con possibilità di estensione, attribuisce ad Eni il ruolo di operatore esclusivo dell’area Junín 5, con piena responsabilità della gestione tecnica, finanziaria e commerciale del progetto. In Venezuela, Eni è impegnata anche nello sviluppo di progetti di gas naturale. Opera attraverso la società “Cardon IV”, partecipata pariteticamente da Eni (50%) e da Repsol (50%), il giacimento Perla, nella licenza Cardón IV, il più grande campo di gas offshore scoperto in America Latina. Recentemente Cardón IV ha firmato il Sustainability agreement che prevede di continuare in maniera sostenibile e rilanciare la produzione di Perla, aumentando i volumi destinati al mercato interno e definendo le condizioni per le esportazioni future aggiuntive di gas. Il gruppo guidato da Claudio Descalzi detiene, inoltre, una partecipazione nella società mista PetroSucre (Pdvsa 74%, Eni 26%) che opera il campo a olio offshore di Corocoro e una partecipazione in Supermetanol, società petrolchimica attiva nella produzione di metanolo. Eni è presente in Venezuela dal 1998. La società detiene nel Paese sei licenze minerarie, situate offshore nel Golfo del Venezuela e nel Golfo di Paria, e onshore nella regione dell’Orinoco. Nel 2025, la quota di produzione di idrocarburi di Eni nel Paese è stata pari a 64 mila boe/giorno, principalmente provenienti dal giacimento di gas Perla, che rappresenta circa il 35% del totale del gas consumato nel Paese. L’accordo di Eni in Venezuela “rappresenta un nuovo pilastro per il rilancio del settore oil&gas nel Paese, che avviene proprio in una fase storica in cui la sicurezza energetica, basata su abbondanza di risorse e diversificazione delle vie di approvvigionamento, risulta vitale per l’equilibrio mondiale”, afferma l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi. “Il Venezuela può così imboccare un percorso di sviluppo energetico e crescita economica che potrà portare grande beneficio alla popolazione locale e alla disponibilità energetica globale. L’operatorship di un’area importante come Junin-5 è il riconoscimento della nostra capacità di realizzare in modo rapido ed efficiente progetti complessi e valorizza la nostra presenza storica nel Paese, che non abbiamo mai abbandonato continuando a fornire energia alla popolazione locale anche nei momenti più difficili”, aggiunge.
Via libera dalla Consob a ops di Icop su Trevi, parte il 14 settembre
Via libera della Consob al documento relativo all’offerta pubblica di scambio volontaria promossa da Icop sulla totalità delle azioni ordinarie di Trevi. Approvato anche il prospetto informativo. ll periodo di adesione, concordato con Borsa Italiana avrà inizio alle 8.30 (ora italiana) del 14 settembre 2026 e terminerà alle 17.30 (ora italiana) del giorno 16 ottobre 2026 (estremi inclusi). Icop si sposta ora da Euronext Growth alla quotazione sul listino principale il 4 settembre. Il passaggio, disposto da Borsa Italiana, “rappresenta una nuova tappa nel percorso di crescita a poco più di due anni dalla quotazione avvenuta nel luglio 2024” spiega una nota ricordando che in questo periodo il gruppo ha significativamente ampliato la propria dimensione e presenza internazionale, rafforzando la leadership in Italia, avviando lo sviluppo negli Stati Uniti e consolidando il posizionamento nei mercati legati alla transizione energetica e alle infrastrutture strategiche. La crescita industriale è stata accompagnata da risultati economici e di mercato particolarmente significativi: tra il 2023 e il 2025 l’Ebitda è aumentato di oltre il 500%, mentre il titolo ha registrato un apprezzamento di circa il 400% rispetto al prezzo di Ipo. Oggi ICOP può contare su un portafoglio ordini di circa 1,5 miliardi di euro e il nuovo Piano Industriale 2026-2029 prevede di superare organicamente, entro il 2029, 900 milioni di euro di ricavi e 170 milioni di euro di Ebitda. “Continueremo a investire in tecnologia, innovazione e nelle competenze distintive che caratterizzano ICOP – spiega l’ad Pietro Petrucco -. Allo stesso tempo, il mercato dei capitali continuerà a rappresentare uno strumento fondamentale per accompagnare anche la crescita per linee esterne, come già avvenuto negli ultimi anni. La nostra ambizione è consolidare ICOP come piattaforma industriale e tecnologica di aggregazione in un settore con significative opportunità di crescita, integrando competenze e realtà complementari con disciplina finanziaria ed esecutiva”. (
Webuild: sette idrofrese per la nuova autostrada Pedemontana Lombarda
Sette idrofrese lungo il tracciato: e’ questa la configurazione, tra le piu’ imponenti impiegate oggi nei grandi cantieri infrastrutturali italiani, con cui il consorzio guidato da Webuild con Pizzarotti per conto di Autostrada Pedemontana Lombarda, sta procedendo secondo programma sulle Tratte B2 e C dell’Autostrada Pedemontana Lombarda, una delle opere infrastrutturali piu’ strategiche in corso nel Nord Italia. Alte oltre 24 metri e con un peso superiore a 400 tonnellate, queste macchine scavano in profondita’ anche nei terreni piu’ resistenti, sostenendo le pareti dello scavo con fanghi specifici mentre estraggono e trasportano in superficie il materiale frantumato. Il salto di produttivita’ rispetto allo scavo tradizionale e’ netto: da una media di 3-4 diaframmi a settimana si passa a 3-4 al giorno per ciascuna idrofresa, con profondita’ fino a 40 metri. A pieno regime, le sette macchine potranno realizzare circa 130 diaframmi in una settimana.
Ue, ‘riserve gas al 65%, per l’inverno target 80% è sufficiente’
I livelli di stoccaggio di gas dell’Ue sono al “65%” della capacità, “a luglio la riunione del gruppo di coordinamento sul gas ha confermato che non ci sono preoccupazioni immediate per la sicurezza dell’approvvigionamento in vista del prossimo inverno”. Lo ha sottolineato una portavoce della Commissione europea durante il briefing con la stampa, ricordando che domani si terrà una nuova riunione degli esperti Ue. Il gruppo aveva già chiarito a luglio che il target dell’80% fissato dalla normativa Ue “è sufficiente per garantire l’approvvigionamento invernale ed è tecnicamente realizzabile”, ha osservato. Secondo il regolamento Ue, gli Stati membri devono riempire le riserve all’80% della capacità a ottobre ma possono decidere di discostarsi da questo obiettivo di stoccaggio fino al 10%. La Commissione Ue – ha ricordato la portavoce – può inoltre aumentare questa flessibilità fino a un “ulteriore 5% tramite atto delegato”.
Eolico, WindEurope: in Europa quasi 9GW installati da inizio anno, 329 MW in Italia
L’Europa si avvia a registrare un anno record per l’energia eolica. Nel primo semestre del 2026 ha installato 8,8 GW di nuova capacità eolica, con un aumento del 30% rispetto al primo semestre del 2025. Questa è un’ottima notizia per la sicurezza energetica e la competitività dell’Europa. Tuttavia, persistono problemi strutturali. Le scelte politiche in materia di autorizzazioni, reti ed elettrificazione determineranno se la crescita dell’energia eolica potrà proseguire. Con 8,8 GW di nuova capacità installata nella prima metà del 2026, lo sviluppo dell’energia eolica in Europa è sulla buona strada per un anno da record. Queste turbine possono generare energia elettrica sufficiente ad alimentare circa 7 milioni di famiglie europee e a sostituire le importazioni di combustibili fossili equivalenti a 25 navi metaniere all’anno.
Grazie all’intensa attività di installazione registrata durante l’estate, WindEurope prevede che entro la fine del 2026 l’Europa installerà 24 GW di nuova capacità. Il settore eolico si trova all’inizio di una fase di accelerazione, che dovrebbe portare a un’installazione costante di 30 GW all’anno negli anni 2030. Nei primi sei mesi del 2026, le installazioni sono state trainate dalla Germania, con 3,4 GW. Anche Danimarca, Polonia, Portogallo e Francia hanno registrato un aumento significativo. Sorprendentemente, l’Ucraina ha installato oltre 400 MW nonostante la guerra in corso, l’Italia ha installato 329 megawatt su 600 totali stimati per l’intero anno (55%).
Secondo il rapporto autunnale di WindEurope, nel primo semestre l’Europa ha investito 9 miliardi di euro in nuovi parchi eolici che verranno costruiti nei prossimi anni. I governi nazionali hanno assegnato collettivamente oltre 17 GW di capacità eolica tramite aste nella prima metà del 2026 e si apprestano a mettere all’asta altri 26 GW nella seconda metà dell’anno. L’Europa non ha mai messo all’asta una quantità così elevata di nuova energia eolica in un solo anno. WindEurope prevede ora che l’Europa raggiungerà una capacità installata totale di 436 GW entro il 2030. Di questi, 342 GW saranno situati nell’UE, rappresentando il 27% della domanda di elettricità dell’UE entro il 2030.
Permangono tuttavia problemi strutturali, tra cui spiccano quelli relativi alle autorizzazioni. La Germania ha dimostrato cosa sia possibile realizzare quando i governi applicano le eccellenti norme europee in materia di autorizzazioni. Nei primi sei mesi del 2026, la Germania ha autorizzato oltre 9 GW di nuova energia eolica onshore, avviandosi verso un altro anno record. Tuttavia, la Germania rappresenta un’eccezione. In Spagna, Francia, Regno Unito, Italia (-6%) e Irlanda, i volumi di autorizzazione sono diminuiti.
“Il 2026 potrebbe essere un anno record per l’energia eolica. Ma non possiamo dare per scontato questo slancio. Proprio quando abbiamo più bisogno del vento per rafforzare la resilienza economica dell’Europa, i volumi di autorizzazione sono in calo nei mercati chiave. Le decisioni dei governi in materia di autorizzazioni, aste, reti ed elettrificazione nei prossimi mesi determineranno il successo o il fallimento di questo slancio”, afferma Tinne Van der Straeten, CEO di WindEurope.
Nei prossimi mesi, l’UE e i governi nazionali possono rafforzare la resilienza energetica dell’Europa e dare una risposta concreta all’emergenza climatica compiendo 5 scelte chiave: Concordiamo una volta per tutte le norme europee in materia di autorizzazioni e mettiamole in pratica. In questo modo, i progetti di qualità potranno finalmente connettersi alla rete elettrica, anziché affogare nella burocrazia.
Concludere il pacchetto UE sulle reti elettriche, pianifica un sistema energetico a zero emissioni nette e fortemente elettrificato, sblocca gli investimenti nelle reti e smaltisci le code per gli allacciamenti.
Convogliare i proventi del sistema ETS verso l’elettrificazione industriale attraverso il Fondo per l’innovazione e la Banca per la decarbonizzazione industriale, con particolare attenzione ai settori predisposti all’elettrificazione. Definire un obiettivo vincolante per le energie rinnovabili entro il 2040, in modo che i governi nazionali possano pianificare i volumi e le catene di approvvigionamento possano prepararsi a realizzarli. Basta sperimentare con la progettazione delle aste. I contratti per differenza bilaterali sono la soluzione migliore per la società. Sbloccano investimenti su larga scala riducendo il costo del capitale.
Terremoto, Biazzo (Unindustria): imprese protagoniste, ora accelerare per fine ricostruzione nel 2035
“L’incontro di oggi a Rieti ha offerto un quadro molto concreto sullo stato della ricostruzione e sulle prospettive dei territori colpiti dal sisma del 2016” ha dichiarato il Presidente di Unindustria Giuseppe Biazzo durante il convegno “Il futuro nasce dalla ricostruzione: il contributo delle imprese nella ricostruzione del Centro Italia” promosso da Unindustria e Ance Rieti. “È emerso con chiarezza quanto il contributo delle imprese sia stato importante nel garantire continuità ai cantieri e qualità alle opere, in una fase che oggi richiede rapidità, una maggiore accelerazione e una visione di sviluppo più ampia per portare a termine la ricostruzione entro il 2035, come ha affermato il Commissario straordinario Guido Castelli”.
“Sono stati fatti passi in avanti significativi, ma la sfida dei prossimi anni sarà trasformare questo enorme lavoro in un modello stabile di crescita per le aree interne. Non basta completare gli edifici: occorre intervenire sulle infrastrutture, sui servizi, sulla capacità dei territori di attrarre attività economiche e trattenere popolazione. È un tema che riguarda da vicino l’intero sistema produttivo regionale”.
“Sono emerse criticità note, come la necessità di allineare la ricostruzione privata alle opere di urbanizzazione e di rendere più snelli gli iter amministrativi. Sono aspetti che incidono direttamente sulla velocità dei cantieri e sulla possibilità per famiglie e imprese di tornare a vivere e lavorare nei comuni del cratere. Su questo punto, la collaborazione tra istituzioni e filiera produttiva resta decisiva. Le imprese hanno dimostrato solidità e responsabilità: ora serve un quadro amministrativo e infrastrutturale all’altezza delle loro capacità. Il lavoro avviato deve diventare un’opportunità di sviluppo duratura per l’Appennino centrale. Come Unindustria continueremo a monitorare l’andamento complessivo della ricostruzione e a dare tutto il nostro supporto per il rilancio del territorio”.
Mapei acquisisce la polacca Werner Janikowo, si rafforza nelle impermeabilizzazioni
Mapei ha acquisito, attraverso la controllata Mapei Polska, Werner Janikowo, produttore polacco di membrane impermeabilizzanti bituminose e sistemi per coperture. I termini economici dell’operazione non sono stati resi noti. Fondata nel 2003 e con sede a Kszyca Lena, Werner Janikowo produce in particolare membrane termosaldabili e sistemi autoadesivi. Gli uffici e lo stabilimento della societa’ entreranno a far parte della rete industriale di Mapei, ampliandone l’offerta nel settore delle impermeabilizzazioni. “L’acquisizione rafforza la posizione del gruppo Mapei in Polonia, dove siamo presenti da oltre 25 anni, e ci permette di continuare a crescere in Europa”, hanno dichiarato gli amministratori delegati Veronica e Marco Squinzi. Secondo le stime citate dal gruppo, il mercato polacco delle costruzioni potrebbe raggiungere un valore di 130 miliardi di dollari entro il 2031, con una crescita media annua del 5,5%, sostenuta anche dagli investimenti nelle infrastrutture e nell’efficienza energetica. Mapei Polska, fondata nel 2000, dispone gia’ di tre stabilimenti produttivi a Gliwice, Barcin e Kutno e di una sede commerciale a Varsavia. La controllata impiega complessivamente quasi 600 persone. Il gruppo Mapei e’ presente in 59 Paesi e nel 2025 ha registrato ricavi consolidati per 4,4 miliardi di euro.
Natuzzi: la sospensione delle contrattazioni Nyse ‘non pregiudica continuità operativa’
La società Natuzzi conferma di aver ricevuto comunicazione formale dal New York Stock Exchange (Nyse) sulla sospensione delle contrattazioni e l’avvio della procedura di delisting delle proprie American Depositary Shares (ADS) e precisa che “tale misura non pregiudica in alcun modo la continuità operativa e la capacità della società di proseguire nel conseguimento dei propri obiettivi strategici e nell’implementazione del proprio piano di lungo termine”. E’ quanto precisato in una nota del gruppo di Santeramo in Colle. “La procedura di delisting avviata dal Nyse – precisa la società – è di natura tecnica. Lo standard di quotazione del Nyse richiede il mantenimento di una capitalizzazione di mercato media pari ad almeno 15 milioni di dollari USA su un periodo di 30 giorni di contrattazione consecutivi. Il mancato rispetto di questo parametro nella parte finale di agosto ha determinato l’automatico ed immediato l’avvio della procedura, poiché la normativa, in questo caso, non riconosce alla Società un periodo di tempo per proporre ed attuare un piano di remediation”. Natuzzi precisa inoltre che sono in corso continue interlocuzioni con i referenti della procedura presso il Nyse “per individuare tutte le soluzioni possibili a tutela degli azionisti e di tutti gli stakeholders aziendali, incluso l’eventuale ricorso presso gli organi competenti”. “Natuzzi SpA, che ha sempre considerato la quotazione come una scelta di trasparenza e di rigore nei rapporti con le istituzioni, gli operatori finanziari ed i business partners, continuerà a operare comunicando in coerenza con i propri valori. A garanzia della trasparenza informativa verso il mercato e gli stakeholder, la Società continuerà a predisporre e rendere pubblici i propri bilanci”.
La società, conclude la nota, “rimane pienamente concentrata sulla creazione di valore per i propri stakeholder e sull’attuazione del proprio percorso di risanamento per rafforzare progressivamente la propria solidità, migliorare l’efficienza operativa e creare le condizioni per un recupero sostenibile nel tempo, e fornirà ulteriori aggiornamenti in linea con l’evoluzione del processo”.
Franchetti: divisione Brasile entra a regime, nuove commesse per 1 mln
Franchetti, multinazionale specializzata in soluzioni di diagnostica avanzata, digitalizzazione e manutenzione predittiva delle infrastrutture, comunica che la propria divisione ferroviaria in Brasile ha completato la fase di avvio ed e’ oggi operativa a regime, con cinque contratti acquisiti presso societa’ appartenenti a quattro dei principali gruppi ferroviari del Paese, attivi nel trasporto merci e passeggeri e complessivamente operanti su oltre 23.000 chilometri di rete. Tre dei cinque contratti sono accordi quadro pluriennali, attivati attraverso successivi ordini di servizio, mentre due progetti sono gia’ stati completati e approvati nei termini contrattuali previsti. Nel loro insieme, le nuove commesse hanno un valore superiore a 1 milione di euro e rappresentano la prima base operativa della divisione ferroviaria brasiliana, che puo’ ora sviluppare ulteriori attivita’ nell’ambito dei rapporti gia’ avviati con i principali operatori del settore.
Sparkle e Hellas Sat: primo collegamento satellitare “quantum-safe” in Grecia
Sparkle, primo operatore di servizi internazionali in Italia e fra i primi nel mondo, e Hellas Sat, operatore satellitare di riferimento in Grecia con tre satelliti geostazionari e due teleporti in Grecia e a Cipro, annunciano la realizzazione del primo collegamento satellitare quantum-safe tra Grecia e Cipro. Dopo aver validato una connessione IPsec quantum-safe tra due data center in Grecia, Sparkle e Hellas Sat hanno ora esteso la protezione quantistica a un collegamento satellitare attivo che unisce il data center di Sparkle a Metamorfosis (Atene) con l’infrastruttura di Hellas Sat a Cipro. Si tratta della prima realizzazione di una protezione quantum-safe su una connessione satellitare tra i due Paesi. Il percorso satellitare copre circa 72.000 chilometri, compresi l’uplink da Cipro al satellite geostazionario e il downlink verso la Grecia. La soluzione Quantum Safe Interconnect (QSI) di Sparkle protegge i dati sensibili dagli attacchi del tipo “store now, decrypt later” e dalle future minacce legate alla tecnologia quantistica, grazie a un sistema di distribuzione quantum-safe delle chiavi crittografiche e alla loro rotazione automatica. Trattandosi di una soluzione basata su software, QSI si integra perfettamente con le infrastrutture di rete e di sicurezza esistenti, supportando un’implementazione scalabile in ambienti multi-sito e consentendo un’evoluzione graduale della connettività sicura nel tempo.
Antonella Sanguineti, Head of Networking, Cloud, Security & Identity Solutions di Sparkle, ha dichiarato: “L’estensione di QSI alla connettività satellitare con Hellas Sat rappresenta un passo concreto nell’evoluzione del nostro portafoglio di soluzioni quantum-safe. Dimostra che QSI può essere implementato in modo coerente su diversi livelli di rete, domini e ambienti operativi, aprendo nuove opportunità per proteggere le comunicazioni dei clienti che richiedono una connettività sicura e resiliente in contesti geograficamente distribuiti.” Constantinos Kassianides, Director, Ground Operations di Hellas Sat, ha aggiunto: “Questa implementazione di successo segna un’importante tappa nella nostra collaborazione con Sparkle. Combinando la nostra infrastruttura satellitare con la soluzione QSI di Sparkle, possiamo ora valutare la commercializzazione di servizi satellitari quantum-safe per clienti aziendali che operano in sedi distribuite, remote e mission-critical”. Questo risultato conferma ulteriormente la competenza di Sparkle nello sviluppo di soluzioni di sicurezza di nuova generazione, consolidando il percorso avviato con precedenti attività quantum-safe transfrontaliere condotte in diversi Paesi, oltre alla validazione, all’inizio dell’anno, di una connessione IPsec quantum-safe tra i data center di Sparkle e di Hellas Sat.
Trudu (Inwit), ‘per la digitalizzazione servono fino a 12mila torri”
“Le infrastrutture digitali rappresentano la spina dorsale fisica dell’economia digitale europea e il motore della sua trasformazione” e “per rispondere al bisogno di digitalizzazione servono dalle 7 alle 12mila torri”, ha dichiarato Emilia Trudu, Chief Financial Officer di Inwit in occasione della conferenza Infrastructure, Energy&Defence che anticipa la Euronext Sustainability Week.
L’incremento delle torri è “indispensabile per garantire capacità nelle aree urbane, estendere la copertura 5G nelle zone extraurbane e coprire i principali corridoi di trasporto, a cui si affianca il potenziamento indoor tramite sistemi DAS (Distributed Antenna System). La disponibilità di spettro radio genera connettività basandosi sulla infrastruttura passiva costituita dalla rete capillare di torri distribuite sul territorio. Risulta quindi fondamentale un quadro normativo che vincoli i rinnovi delle licenze di spettro alla effettiva accessibilità ad infrastrutture passive nonché a precisi e stringenti impegni di investimento in termini di densificazione rispetto alla rete esistente a beneficio di tutta l’industria” spiega Trudu. E aggiunge “il modello industriale di un’infrastruttura passiva condivisa gestita da operatori neutrali ed indipendenti come Inwit garantisce ottimizzazione industriale e finanziaria, evitando inutili duplicazioni e frammentazioni degli investimenti ed ottimizzazione del costo del capitale per l’intero ecosistema. In questo scenario, la certezza normativa, di mercato e legale, unita alla visibilità e rispetto degli accordi vincolanti di lungo termine, un prerequisito fondamentale per sostenere gli ingenti investimenti di cui il settore ha bisogno per supportare la trasformazione digitale del Paese” ha concluso Emilia Trudu.
Mimit, confermata la reindustrializzazione del sito Bekaert di Cagliari
E’ confermato il percorso di reindustrializzazione dello stabilimento Bekaert di Macchiareddu (Cagliari), che coinvolge 160 lavoratori, a seguito dell’intesa raggiunta con Nuova Icom, società sarda attiva nell’impiantistica industriale. A riferirlo è il Mimit in una nota. “La prospettiva industriale individuata per lo stabilimento di Macchiareddu rappresenta una soluzione concreta. Oggi abbiamo verificato la solidità del progetto che consente di guardare con maggiore fiducia alla salvaguardia dei 160 posti di lavoro, con un possibile significativo incremento”, ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. “Continueremo a seguire l’operazione insieme alla Regione Sardegna e alle organizzazioni sindacali, affinché il percorso possa procedere nei tempi previsti e tradursi in un effettivo rilancio del sito”, ha aggiunto. L’accordo prevede l’acquisizione dello stabilimento specializzato nella produzione di corde metalliche per pneumatici e di parte degli impianti, con il riassorbimento dei lavoratori e l’avvio di una nuova attività produttiva. L’operazione, “seguita con attenzione dal Mimit, apre una prospettiva concreta per il futuro industriale della Sardegna ed è il risultato di un lavoro condiviso tra istituzioni, impresa e sindacati attraverso un’azione determinata tesa a trasformare le crisi in nuove opportunità di sviluppo e lavoro. Il percorso avviato rafforza l’impegno del ministero e rappresenta uno stimolo ad affrontare con determinazione gli altri tavoli ancora aperti, con l’obiettivo di tutelare il lavoro e rilanciare i siti produttivi”, sottolinea infine il Mimit. “L’esito del tavolo odierno al Mimit è la dimostrazione che la Sardegna possiede il tessuto imprenditoriale e le infrastrutture necessarie per attrarre investimenti e trovare soluzioni alle crisi industriali. Un risultato reso possibile grazie all’intenso e proficuo lavoro portato avanti in questi mesi dalla presidente Alessandra Todde e dagli assessorati dell’Industria e del Lavoro, in sinergia con il Ministero delle Imprese, che ha condotto al subentro di una realtà solida come Nuova Icom per la trasformazione di uno stabilimento a rischio di dismissione in un polo industriale rinnovato, salvaguardando asset industriali strategici per l’Isola”, ha detto l’assessore dell’Industria Emanuele Cani. “La battaglia sindacale e la tenacia dei lavoratori e delle lavoratrici che negli ultimi dodici mesi hanno mantenuto alta l’attenzione sulla vertenza Bekaert ha portato a un importante risultato con il piano industriale presentato oggi ufficialmente da Nuova Icom”: così i segretari Marco Mereu (Fiom Cgil), Marco Angioni (Fsm Cisl) e Massimo Palmas (Uilm Uil) dopo l’incontro di stamattina al Mimit, nel corso del quale sono emersi i dettagli di un progetto che si preannuncia “solido e di prospettiva”.
Si tratta, per i sindacati, di un passo decisivo verso la rinascita produttiva del sito ex-Bekaert: “Non soltanto una risposta alla crisi, ma una concreta opportunità di rilancio industriale e occupazionale per il territorio e per l’intera Sardegna”.
UE, le Pmi europee lanciano l’Agenda per la crescita. Camisa (European Entrepreneurs e Confapi): Tornare allo spirito dei Trattati di Roma
Una grande Agenda per la crescita tra Istituzioni europee, governi nazionali ed European Entrepreneurs CEA-PME, la principale Associazione federativa volontaria tra piccole e medie imprese dell’Unione europea. È questo l’appello sulla crescita economica e sociale (We want more growth) lanciato oggi a Bruxelles nel corso dello SME2B Business Forum Europe 2026, l’evento organizzato dall’Associazione di Pmi a cui hanno partecipato rappresentanti di Commissione, Parlamento e imprese, e le cui conclusioni sono state affidate a Cristian Camisa, Vicepresidente europeo di European Entrepreneurs e Presidente nazionale di Confapi (118.000 Pmi, 1,3 milioni di lavoratori). L’analisi parte dalla considerazione che oggi l’Europa cresce a malapena dell’1,1%, l’area euro dello 0,9%, mentre i principali motori manifatturieri come Italia, Francia e Germania sono al di sotto della media, praticamente in stagnazione. Nel frattempo, i concorrenti globali crescono di oltre il 3% pur affrontando la stessa instabilità geopolitica, le stesse guerre e le stesse tensioni commerciali. “Questa crisi sta colpendo duramente il settore manifatturiero. La produzione industriale di base non è un settore come un altro; è il pilastro dell’occupazione, dell’innovazione e dell’autonomia strategica europea. Quando la produzione manifatturiera europea soffre, la prosperità europea crolla”, è l’allarme lanciato da Cristian Camisa.
Le cause? “Per anni, Bruxelles si è illusa che l’Europa potesse governare il mondo semplicemente dettando le regole. Ma non è così: non è possibile regolamentare l’innovazione senza prima produrla. L’Europa si sta dirigendo dritta contro il muro della burocrazia. Il FMI ha avvertito che la frammentazione normativa interna nel nostro mercato unico equivale a un dazio del 44% sui prodotti manifatturieri. Invece di eliminare le barriere interne, abbiamo sostituito i confini fisici con montagne di obblighi di rendicontazione, verifiche tecniche e colli di bottiglia amministrativi. Stiamo soffocando la nostra base industriale mentre i concorrenti stranieri inondano i nostri mercati con una sovraccapacità fortemente sovvenzionata”. Per questo motivo, l’European Entrepreneurs CEA-PME ha lanciato oggi l’Agenda per la Crescita, per permettere alle Pmi del continente di affrontare e superare le sfide attuali, il difficile contesto geopolitico, dall’Ucraina al Medio Oriente, l’elevato costo dell’energia, il rallentamento dei commerci mondiali, la sfida dell’AI. “Dobbiamo tornare allo spirito fondante del Trattato di Roma: più crescita, dando ai nostri campioni, le Pmi innovative, le piccole poco visibili e le aziende di medie dimensioni in espansione, lo spazio per respirare e investire”, ha sottolineato nei closing remarks Camisa, “per questo non si devono dimenticare i pilastri del Trattato di Roma, le cosiddette quattro libertà: libera circolazione di merci, persone, capitali e servizi. Tra poco più di sei mesi l’UE celebrerà il 70° anniversario della sua nascita. Auspichiamo che questo anniversario sia l’occasione per rinnovare e rivitalizzare la missione dell’Unione in quest’epoca così difficile. Chi produce ha bisogno di un mercato unico pienamente integrato, di una migliore mobilità transfrontaliera per i talenti tecnici qualificati e di politiche mirate che consentano alle PMI ambiziose di crescere e diventare imprese di medie dimensioni resilienti”.
Piano Housing, Bernini: ‘quasi 6mila posti letto universitari in più in Lombardia’
Sono 5.917 i posti letto in più per gli studenti universitari in Lombardia grazie al Piano Housing del ministero dell’Università e della Ricerca, sostenuto dal Pnrr.
Di questi, 3.067 sono già realizzati e disponibili per gli studenti. Nel dettaglio, 1.538 posti letto sono nella provincia di Milano, 546 nella provincia di Brescia, 435 nella provincia di Cremona, 219 in quella di Varese, e 120 in quella di Lodi. Seguono la provincia di Pavia con 109 posti letto, quella di Lecco con 76 e, infine, quella di Monza e Brianza con 24. Per gli ulteriori 2.850, Cassa Depositi e Prestiti, che gestisce la seconda tranche del bando per conto del Mur, ha completato la sottoscrizione di tutti gli atti d’obbligo. I nuovi alloggi saranno disponibili, con le stesse modalità, nel 2027.
“Il risultato raggiunto in Lombardia contribuisce a un traguardo fondamentale per tutto il Paese. Più alloggi rendono i nostri atenei più accessibili e attrattivi, rafforzando allo stesso tempo i territori che li ospitano”, dichiara il ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini. “Questi posti letto – aggiunge – sono una risposta concreta al bisogno di alloggi per i fuori sede e un investimento sul diritto di ogni studente di scegliere liberamente dove formarsi”.