DAL 13 FEBBRAIO OBBLIGO FIR, I RISCHI DA EVITARE

Rifiuti, rush finale per le iscrizioni al Rentri. Sassone (Cisambiente): “Nuova era per trasparenza e controlli”

Parla l’esponente dell’Area Tecnica di Cisambiente Confindustria (in foto).

14 Gen 2026 di Mauro Giansante

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Rifiuti, rush finale per le iscrizioni al Rentri. Sassone (Cisambiente): “Nuova era per trasparenza e controlli”

Ultimo mese per le iscrizioni al registro Rentri, il Registro Elettronico Nazionale per la Tracciabilità dei Rifiuti. Sin qui sono circa 170mila i soggetti che hanno aderito, ma al termine della tranche finale – il prossimo 13 febbraio – entrerà in vigore il Fir, il Formulario di identificazione dei rifiuti. Intanto, con la nuova legge di bilancio, sono previste esclusioni che interessano: i consorzi e i sistemi di gestione in forma individuale o collettiva (art. 237, comma 1 D.Lgs. 152/2006); i produttori di rifiuti soggetti alle disposizioni speciali dell’articolo 190, commi 5 e 6; i piccoli professionisti e studi non organizzati come impresa (estetisti, tatuatori, parrucchieri, medici o odontoiatri di piccole dimensioni); gli mprenditori agricoli che non producono rifiuti pericolosi e che rispettano i limiti di fatturato previsti.

Per capire lo stato dell’arte di questo processo di digitalizzazione abbiamo intervistato Stefano Sassone, Area Tecnica di Cisambiente Confindustria.

Che cosa è stato fatto sin qui sul tema della tracciabilità informatica dei rifiuti?

Innanzitutto, è fondamentale premettere che l’Associazione ha supportato il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica fin dalle primissime fasi, partendo dalla sperimentazione – avviata in piena epoca Covid – sul finire del dicembre 2020. Il nostro obiettivo prioritario è sempre stato quello di tutelare la legalità e consentire alle aziende la creazione di uno strumento di tracciabilità che fosse realmente fruibile e utile, evitando di replicare i modelli fallimentari del passato.

Ma per comprendere appieno le attività di “ingegnerizzazione procedurale” svolte nell’autunno 2025, è indispensabile ripercorrere brevemente i primi otto mesi dell’anno passato, che hanno rappresentato il vero “stress test” strutturale del Rentri. Il periodo tra gennaio e agosto 2025 non è stato lineare: abbiamo assistito alla progressiva entrata a regime dei soggetti più strutturati e all’avvio della complessa convivenza tra il vecchio e il nuovo regime documentale, con l’introduzione, in coincidenza dell’avvio del Sistema – avvenuto lo scorso 13 Febbraio, dei nuovi tracciati record di registri di carico e scarico e dei formulari di identificazione dei rifiuti, previsti dal DM n. 59 del 4 Aprile 2023.

L’anno (il 2025, ndr) si era aperto con la chiusura della prima finestra di iscrizione, scaduta proprio in tale data, durante la quale il sistema ha assorbito l’urto dei grandi operatori: enti e imprese con più di 50 dipendenti e tutti i gestori professionali di rifiuti, ovvero i grandi players. Parliamo di circa 80.000 operatori che sono entrati nel sistema, segnando un passaggio epocale: l’abbandono definitivo dei vecchi formulari e registri del 1998 in favore dei nuovi modelli, saricabili dal portale e soggetti a vidimazione digitale.

Superata questa prima fase, tra giugno e agosto 2025 l’attenzione si è spostata sul cuore industriale del Paese, ovvero la media impresa tra gli 11 e i 50 dipendenti. In questo frangente sono stati rilasciati aggiornamenti critici della piattaforma per gestire l’aumento esponenziale delle anagrafiche e preparare l’interoperabilità con i software gestionali.

E da settembre a oggi?

L’ultimo quadrimestre non è stato un periodo di mera attesa, bensì una fase di intensa ingegnerizzazione procedurale dedicata alla costruzione della “resilienza” del sistema.

Uno degli sviluppi più significativi, e forse meno compresi dal grande pubblico ma cruciali per gli addetti ai lavori, è stato l’intervento normativo del Mase (con Decreto Direttoriale n. 319), volto a disciplinare i potenziali malfunzionamenti. Come Associazione, avevamo posto al Ministero una domanda molto pratica: “Cosa accade se il Rentri si blocca mentre i camion sono carichi?”. La risposta del Mase è arrivata il 30 ottobre 2025 con l’emanazione del Decreto Direttoriale. Questo provvedimento rappresenta un cambio di paradigma nella pubblica amministrazione digitale perché non nega la possibilità del guasto, ma la norma. Il decreto definisce con precisione chirurgica le modalità operative in caso di mancanza di disponibilità dei servizi essenziali, distinguendo tra due scenari.

Vediamoli.

Da un lato c’è la manutenzione programmata, che viene comunicata con preavviso e spinge l’operatore a pianificare le attività; dall’altro c’è l’indisponibilità accidentale. In caso di crash imprevisto, lo stato di indisponibilità deve essere attestato ufficialmente tramite avviso sul portale Rentri o sul sito dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali, e i soggetti deputati ad attuare le procedure, devono riprendere il data-entry dal momento del ripristino delle funzionalità del Sistema.

Il cuore operativo di queste novità risiede nelle procedure di backup e nel concetto di “Misure di Mitigazione”. Il decreto suggerisce agli operatori di munirsi preventivamente di scorte di FIR cartacei vidimati, confermando che il digitale non elimina la carta come “polizza assicurativa”. In caso di blocco, si procede con modalità alternative, con l’obbligo tassativo di allineare i dati digitali entro il primo giorno lavorativo successivo alla risoluzione del problema.

Arriviamo al rush finale delle iscrizioni

Il 15 dicembre 2025 si è aperta la terza e ultima finestra di iscrizione ordinaria, una sfida che ci vede impegnati proprio in questi giorni di gennaio 2026. A differenza dei primi due scaglioni, questa fase coinvolge una platea estremamente frammentata: le imprese fino a 10 dipendenti e i produttori di rifiuti pericolosi non organizzati in impresa.

Ma, parallelamente ai binari normativi, abbiamo assistito a un’accelerazione frenetica sul fronte tecnologico. Il Rentri si è dimostrato un ecosistema in continua evoluzione con rilasci strategici tra settembre e novembre, inclusi gli aggiornamenti per l’App Rentri Fir Digitale. Un segnale inequivocabile dell’imminente entrata a regime è la pubblicazione massiva di materiale didattico avvenuta proprio nei primissimi giorni di quest’anno.

Che cosa ci attende per il 2026?

Il calendario non ammette deroghe: il 13 febbraio 2026 rappresenta la deadline assoluta per il completamento della transizione per i soggetti del terzo scaglione e, contestualmente, per l’avvio universale del Fir digitale.

Prima di delineare la strategia operativa, è fondamentale circoscrivere con esattezza il perimetro dei protagonisti di questa annualità. Se il 2025 è stato l’anno dell’industria, il 2026 è senza dubbio l’anno della micro-impresa. I soggetti chiamati a completare l’iscrizione entro il 13 febbraio costituiscono la platea numericamente più vasta e frammentata del sistema: stiamo parlando di un volume – stimato, anche sulla base delle precedenti esperienze sul punto – di oltre un milione di operatori su scala nazionale, una cifra che rappresenta la spina dorsale del tessuto produttivo italiano.

Entro questa data, decine di migliaia di piccoli produttori dovranno aver completato l’iscrizione. Le istituzioni dovranno monitorare attentamente i flussi per evitare il collasso del portale negli ultimi giorni utili, mentre le associazioni di categoria saranno chiamate a uno sforzo straordinario per recuperare i ritardatari ed evitare che operino in regime di non conformità. Dal 13 febbraio, infatti, scatta l’obbligo tassativo di utilizzo del Fir in formato digitale per la movimentazione dei rifiuti. Non si tratta di una semplice dematerializzazione, ma di un radicale cambio di processo: il “pezzo di carta” scompare per lasciare il posto a un flusso dati Xml/Cbor firmato digitalmente.

In conclusione, cosa porterà questa rivoluzione digitale?

Il 2026 sarà l’anno in cui il Rentri uscirà dagli uffici amministrativi per salire fisicamente a bordo dei camion. Una delle sfide operative più grandi riguarderà la gestione della “firma in mobilità”.

Come evidenziato dai recenti tutorial, ogni trasporto richiederà un’interazione digitale precisa: prima della partenza produttore e trasportatore firmeranno il formulario rendendo il dato immodificabile; durante il viaggio l’autista utilizzerà un dispositivo mobile con l’app Rentri configurata per esibire, in caso di controllo, un Qr Code che permetterà agli agenti di recuperare i dati dal database centrale.

E quali potranno essere eventuali criticità da affrontare?

Un aspetto critico sarà la gestione delle deleghe: le aziende dovranno configurare preventivamente i profili sull’App per garantire che la firma apposta sul tablet corrisponda effettivamente al soggetto alla guida.

Sul fronte software, le aziende che utilizzano gestionali proprietari affronteranno lo “stress test” dell’interoperabilità, dovendo gestire la trasmissione di file Xml e Cbor in un ambiente di produzione reale. Il rischio di disallineamenti tra i sistemi aziendali e il portale centrale è concreto e richiederà un monitoraggio costante dei log di errore.

Questa evoluzione, in ogni caso, segnerà l’inizio di una nuova era per la trasparenza e i controlli. Il Decreto Direttoriale n. 255 del 12 dicembre 2024 ha già definito le procedure di accreditamento per organi come i Carabinieri Noe e la Guardia di Finanza, che nel 2026 avranno accesso diretto alle dashboard del Rentri. Inoltre, l’applicazione pratica dei sistemi di geolocalizzazione, che associano le coordinate geografiche al telaio del veicolo, trasformerà il controllo da campionario a sistematico.

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