APPALTI ISTRUZIONI PER L'USO
Nel sistema delineato dal Dlgs. 36/2023, la domanda di partecipazione ha assunto una centralità che, nel sistema previgente, non aveva, consistendo allora in una mera dichiarazione di volontà partecipativa alla procedura di affidamento e per questo ritenuta meno pregnante rispetto ad altri documenti da inserire nel plico di gara (per esempio, il DGUE). Oggi, invece, grazie al nuovo Codice e alla giurisprudenza più recente, la domanda di partecipazione è assurta a documento autonomo, primario e costitutivo della partecipazione alla gara. (…)
APPALTI ISTRUZIONI PER L'USO/65
Le recenti tensioni geopolitiche in Medio Oriente, con il conseguente aumento dei costi del petrolio e delle materie prime, stanno cominciando a far sentire i propri effetti anche sui contratti pubblici con le prime richieste di revisione dei prezzi da parte degli operatori economici, motivate proprio con le eccezionali ed impreviste variazioni di mercato intervenute nelle ultime settimane e riguardanti non solo i prezzi stessi ma anche la disponibilità di alcuni prodotti. Tali situazioni, tuttavia, celano talvolta dinamiche meramente speculative, che si traducono in richieste di adeguamento dei prezzi non sempre coerenti con il quadro normativo.
Il Dlgs. 36/2023, infatti, disciplina in modo sistematico tali situazioni attraverso il principio di conservazione dell’equilibrio contrattuale di cui all’articolo 9, attuato mediante due strumenti distinti:
- la revisione dei prezzi, disciplinata dall’articolo 60 del Codice;
- la rinegoziazione e le modifiche contrattuali, regolate dall’articolo 120 del Codice.
Vediamo insieme, quindi, in che modo stazioni appaltanti e operatori economici devono affrontare tali scenari di fluttuazione economica in conformità alla normativa vigente.
APPALTI ISTRUZIONI PER L'USO/64
L’affidamento diretto, come previsto e disciplinato dal Dlgs 36/2023, è uno strumento di semplificazione amministrativa pensato per contratti di importo limitato, che permette di individuare direttamente un operatore economico senza procedura di gara e anche senza la consultazione, seppure informale, di più operatori economici (articolo 50, comma 1, lett. a e b, e articolo 3, comma 1, lett. d, Allegato I.1, del Codice). Tuttavia, il Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, Giuseppe Busìa, ha recentemente richiamato l’attenzione sui possibili rischi di scarsa trasparenza o di selezione non pienamente meritocratica derivanti dagli affidamenti diretti, ponendo dunque la sfida di conciliare correttamente la rapidità e la semplificazione propri dell’affidamento diretto con le esigenze di trasparenza e meritocrazia richiamate dall’ANAC.
Analizziamo, dunque, tali aspetti sotto il profilo normativo, applicativo e interpretativo (ANAC).
APPALTI ISTRUZIONI PER L'USO
L’affidamento diretto è una procedura semplificata soggetta a precisi limiti economici stabiliti dal Codice all’articolo 50 e pari ad un importo inferiore a 150mila euro per i lavori e ad un importo inferiore a 140mila euro per i servizi e le forniture. Pertanto, le modifiche in corso di esecuzione, possibili e fisiologiche anche per l’affidamento diretto, richiedono particolare attenzione, in quanto, se, da un lato, l’articolo 120 del Dlgs. 36/2023 permette una certa flessibilità per garantire la prosecuzione del contratto, dall’altro lato, è necessario evitare che tali modifiche diventino uno strumento per superare le predette soglie di legge ed eludere la norma. Vediamo, dunque, cosa bisogna sapere per una corretta gestione delle modifiche contrattuali negli affidamenti diretti.
APPALTI ISTRUZIONI PER L'USO
Le recenti “Linee Guida per la gestione informativa digitale per le stazioni appaltanti e gli enti concedenti”, pubblicate dal MIT lo scorso 23 febbraio (ne abbiamo parlato qui https://diariodiac.it/valutazione-della-maturita-digitale-proporzionalita-capitolato-informativo-sa-alle-prese-con-le-linee-guida/) hanno evidenziato come la gestione informativa digitale (articolo 43 e Allegato I.9 del Codice), spesso identificata con il termine BIM, non è solo una metodologia tecnica di modellazione, ma un vero mutamento del modello organizzativo. Essa, infatti, incide, mirando a migliorarla, sulla governance della stazione appaltante, accelerandone i processi decisionali e riducendo i rischi lungo l’intero ciclo di vita dell’opera, dalla progettazione alla gestione. Ciò richiede, però, che l’amministrazione debba innanzitutto dotarsi di una struttura organizzativa e digitale adeguata già prima di avviare le singole procedure.
Vediamo insieme come tutto questo si traduce nella pratica e cosa deve fare nel concreto la stazione appaltante.
APPALTI ISTRUZIONI PER L'USO
L’articolo 119 del Decreto Legislativo 36/2023 configura il pagamento diretto del subappaltatore come meccanismo tipizzato, condizionato e non automatico. Più precisamente, il nuovo Codice rafforza la tutela del subappaltatore, ma non gli attribuisce un diritto generalizzato verso la stazione appaltante. Il pagamento diretto, infatti, opera solo nei casi espressamente previsti, presuppone un subappalto regolarmente autorizzato, richiede la sussistenza dei presupposti normativi e deve coordinarsi anche con altre discipline imperative, tra cui quella della crisi d’impresa. Anche l’appaltatore pubblico, infatti, quando assume il compimento di una prestazione, lo fa con gestione a proprio rischio. Pertanto, l’insolvenza dell’appaltatore, ossia l’impossibilità di far fronte alle proprie obbligazioni per mancanza dei mezzi necessari per effettuare i pagamenti dovuti (da non confondere con l’inadempimento), è un evento tutt’altro che raro. Anzi, è un rischio quasi fisiologico. In tale evenienza, il meccanismo del pagamento diretto al subappaltatore deve fare i conti con tale stato di insolvenza dell’appaltatore e cedere il passo, laddove esso possa determinare una alterazione della par condicio creditorum o aggirare i vincoli della procedura concorsuale (cfr. TAR Lazio-Roma, sentenza del 19/02/2026, n. 3123). Vediamo insieme, quindi, cosa accade al pagamento diretto del subappaltatore in caso di pendenza di una procedura concorsuale a carico dell’appaltatore e a cosa deve prestare attenzione la stazione appaltante.
APPALTI ISTRUZIONI PER L'USO
Lo aveva anticipato il capo di gabinetto del Vicepresidente del Consiglio dei Ministri, Paolo Grasso, in occasione del convegno “Obiettivo domani” organizzato da Ance e tenutosi a Roma il 12 novembre scorso (ne abbiamo parlato qui https://diariodiac.it/il-cct-motore-dellesecuzione/), ed ora ciò che era un progetto è diventato realtà. Stiamo parlando della piattaforma digitale per il monitoraggio dei Collegi Consultivi Tecnici (CCT) promossa dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e attivata il 3 dicembre 2025.
La nuova infrastruttura informatica, sviluppata dalla Direzione Generale per la digitalizzazione del MIT con il supporto dell’Osservatorio permanente presso il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, rappresenta un passaggio decisivo nel processo di digitalizzazione e trasparenza della fase di esecuzione dei contratti pubblici. La piattaforma, infatti, è destinata a sostituire progressivamente le PEC quale strumento di raccolta e monitoraggio dei dati e degli atti dei CCT, diventandone la banca dati unica, con integrazione alla Banca Dati Nazionale ANAC e funzionalità di aggregazione e analisi in tempo reale.
Cerchiamo, quindi, di capire meglio di cosa si tratta e come funziona.
APPALTI ISTRUZIONI PER L'USO
L’articolo 15 del Dlgs. 36/2023 configura il RUP come unico referente del progetto, da designarsi nel primo atto di avvio dell’intervento pubblico e destinato a seguire l’intero ciclo di vita del contratto, dalla programmazione fino alla esecuzione. E, una volta designato, l’incarico non può essere rifiutato. Tuttavia, la pratica amministrativa dimostra come la modifica del RUP possa divenire necessaria o inevitabile, sia per ragioni oggettive (morte, trasferimento, quiescenza, cessazione del comando), sia per ragioni di opportunità amministrativa (conflitto di interessi, riorganizzazione degli uffici, redistribuzione degli incarichi).
APPALTI ISTRUZIONI PER L'USO
Nella disciplina dei contratti pubblici la tutela dei lavoratori impiegati, anche in subappalto, ha una grande importanza, come evidenziano gli obblighi che l’articolo 11 del Codice pone espressamente a carico della stazione appaltante indipendentemente dall’entità e dalla procedura di affidamento. Tuttavia, tale ruolo di garante della stazione appaltante non si esaurisce con l’affidamento, ma al contrario permane anche nella fase esecutiva e, quindi, per l’intera filiera dell’appalto. Nella esecuzione, infatti, la stazione appaltante non è un mero pagatore dell’importo contrattuale, ma svolge un ruolo di vigilanza attiva nella tutela dei lavoratori. In particolare, attraverso l’integrazione di strumenti quali la verifica di congruità della manodopera impiegata rispetto al valore dell’opera (il cosiddetto DURC di congruità, specifico per l’edilizia) e il sistema di monitoraggio occupazionale dell’INPS (MoCOA), il legislatore mira a estirpare il lavoro irregolare e il dumping contrattuale, assicurando che la competizione economica non avvenga a discapito dei diritti dei lavoratori.
Vediamo meglio.
APPALTI ISTRUZIONI PER L'USO
Paradossalmente, nonostante l’affidamento diretto sia stato concepito dal legislatore come una procedura selettiva semplificata, snella, rapida e informale, esso si è rivelato, nella prassi, una delle principali fonti di contenzioso, proprio a causa dell’elasticità di cui gode, spesso abusata e/o mal applicata. Ciò, però, ha favorito un intervento sempre più incisivo della giurisprudenza che, quale espressione del diritto vivente, ha progressivamente contribuito a completare, precisare e talora rimodellare la disciplina codicistica dell’affidamento diretto. Negli ultimi anni, infatti, le pronunce giurisprudenziali si sono caratterizzate per orientamenti evolutivi, in alcuni casi innovativi e persino di rottura rispetto a soluzioni che apparivano ormai consolidate, incidendo su profili prima ritenuti chiari e pacificamente acquisiti. Alla luce di tale quadro, appare dunque indispensabile interrogarsi su quali siano gli accorgimenti e gli aspetti che le stazioni appaltanti devono oggi considerare per un corretto utilizzo dell’affidamento diretto, così da conformarsi alla disciplina complessivamente contenuta nel Codice e nella giurisprudenza e ridurre il rischio di insorgenza del contenzioso.
Vediamoli insieme.