LA GIORNATA

Giustizia, si vota il 22-23 marzo. Fronte No senza riformisti

  • Inail, nei primi 11 mesi infortuni in aumento dello 0,4% e i decessi salgono a 729
  • Agenzia del Demanio, ok del Cdm: dal Verme in carica fino a fine gennaio 2027
  • Mercosur, l’accordo potrebbe essere attuato prima dell’ok del Parlamento europeo

13 Gen 2026 di Maria Cristina Carlini

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IN SINTESI

Il governo ha deciso: il referendum sulla riforma costituzionale della giustizia si svolgerà domenica 22 e lunedì 23 marzo, insieme alle elezioni suppletive per sostituire i seggi uninominali in Veneto lasciati vacanti dai due deputati della Lega Alberto Stefani e Massimo Bitonci. È stata dunque confermata l’intenzione anticipata da Giorgia Meloni venerdì scorso. Il voto fra poco più di due mesi consentirebbe di varare le norme attuative prima del nuovo Csm, ha chiarito la premier, e la scelta è stata presa dall’esecutivo senza timore dei ricorsi. Un rischio che era stato segnalato nelle scorse settimane anche dal Quirinale. Ad ogni modo il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, a cui non compete una valutazione di costituzionalità sulla decisione del governo, firmerà il decreto per indire la consultazione come deciso dal Cdm.

Intanto, l’opposizione affila le armi: “è evidente che il governo Meloni – sottolinea ad esempio il Movimento Cinque stelle – ha paura che un periodo congruo di informazione per i cittadini chiamati al voto possa far crescere in modo esponenziale la consapevolezza che questa riforma costituzionale deve essere sonoramente bocciata, perché non c’entra nulla con l’ammodernamento della Giustizia”. Sulla stessa linea il Comitato società civile per No che spiega come “il governo tema il successo delle firme” e per questo motivo vuole strozzare i tempi per il voto. Ha invece già preannunciato ricorsi “imminenti” (al Tar, al Tribunale civile o alla Consulta, è da valutare) il comitato di 15 cittadini che ha presentato un’altra proposta di referendum popolare sulla riforma e chiedeva di fissare la data “al termine dei tre mesi previsti per la raccolta firme”, ora al 71% delle 500mila sottoscrizioni richieste entro la fine di gennaio. Con una lettera “informeremo il presidente della Repubblica Mattarella e i comitati promotori parlamentari delle nostre iniziative a tutela della legalità repubblicana in tutte le sedi giudiziarie che la Costituzione prevede”, annuncia il portavoce del comitato, Carlo Guglielmi.

Da Elly Schlein a Giuseppe Conte, prende forma il fronte del ‘No’ ma c’è anche una ‘Sinistra che vota Sì’. E si è radunata a Firenze, con Augusto Barbera, giurista e ex ministro, che ha definito la riforma “liberale” e inquadrato il referendum “non come un voto pro o contro il governo Meloni”. “Non dobbiamo lasciare alle destre la bandiera delle garanzie e delle riforme”, il messaggio inviato dalla dem Pina Picierno. “Votare sì – per Benedetto Della Vedova, di +Europa – serve a tenere dentro una possibile coalizione, alleanza di centrosinistra anche i liberali, i radicali, i garantisti che pensano come me che questa riforma sia importante per il Paese”. Se Matteo Renzi prende tempo, Raffaella Paita, capogruppo al Senato di Italia viva, si è esposta: “Stare dentro questo percorso di riforma aiuterà il centrosinistra a essere maggiormente competitivo alle prossime elezioni”.

Inail, nei primi 11 mesi infortuni in aumento dello 0,4% e i decessi salgono a 729

Le denunce di infortunio in occasione di lavoro (al netto degli studenti) presentate all’Inail nei primi 11 mesi del 2025 sono state 385.435, in aumento dello 0,4% rispetto alle 384.027 del pari periodo 2024, in riduzione dell’1,9% rispetto al 2023, del 24,9% sul 2022, del 2,8% sul 2021, del 6,8% sul 2020 e del 9,7% sul 2019, anno che precede la crisi pandemica. Lo comunica l’Istituto aggiungendo che i decessi sono stati 729, sette in piu’ rispetto ai 722 registrati nel 2024, 10 in piu’ sul 2022 e sette in piu’ sul 2019, 12 in meno sul 2023, 153 in meno sul 2021 e 220 in meno rispetto al 2020. Gli infortuni in itinere, occorsi cioe’ nel tragitto di andata e ritorno tra l’abitazione e il posto di lavoro (al netto degli studenti), denunciati all’Inail entro il mese di novembre 2025 sono stati 91.463, in aumento del 3% rispetto agli 88.806 del 2024, del 6,8% rispetto al 2023, del 12,8% sul 2022, del 30,7% sul 2021, del 63,2% sul 2020 e dell’1,6% rispetto al 2019. Ieri si è consumat l’ennesima tragedia sul lavoro nello stabilimento ex Ilva di Taranto. Claudio Salamida, 46 anni, originario di Alberobello e residente a Putignano, è morto dopo essere precipitato dal quinto al quarto piano dell’Acciaieria 2 mentre era impegnato nel controllo delle valvole al convertitore 3. Il pavimento grigliato sotto i suoi piedi ha ceduto di colpo. Un volo di sette-otto metri che non gli ha lasciato scampo. Il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, ha espresso a nome del Governo profondo cordoglio e vicinanza ai familiari e ai colleghi della vittima. Insieme coi ministri che fanno parte del Tavolo interministeriale sull’ex Ilva, riunitisi a margine del Consiglio dei ministri, Mantovano ha ribadito l’impegno del Governo per rafforzare la sicurezza sul lavoro, in linea col recente decreto legge, affinché condizioni di piena tutela siano sempre prioritariamente garantite. “Apprendiamo con angoscia la notizia della morte di un operaio dell’Ilva. Un uomo giovane che lascia una moglie e un figlio piccolo. Ci stringiamo innanzitutto al fianco della famiglia e di tutti i suoi colleghi, ma questo non basta”, ha dichiarato la segretaria confederale della Uil, Ivana Veronese. “Il 2026 è iniziato malissimo: si muore aggrediti, si muore di freddo, si muore – ancora – di caduta o schiacciati da mezzi pesanti. Il problema della sicurezza sul lavoro è tutt’altro che risolto. Pur apprezzando i passi avanti fatti con il Governo negli ultimi mesi, in particolare con la Legge 198/2025, è chiaro che occorre fare di più. Noi ci siamo, ai tavoli istituzionali ma anche accanto ai colleghi e alle colleghe della Uilm che, insieme a Fiom e Fim, hanno fin da subito proclamato uno sciopero di 24 ore in tutti i siti del gruppo. Chiediamo al Governo di tenere aperto il confronto sul tema della sicurezza sul lavoro e di convocare al Ministero del Lavoro i tavoli tematici per dare concretezza agli impegni presi”.

Agenzia del Demanio, ok del Cdm: dal Verme in carica fino a fine gennaio 2027

Luce verde al rinnovo di Alessandra dal Verme ai vertici dell’Agenzia del Demanio. Il Consiglio dei ministri ha deliberato, infatti, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti, visto il parere favorevole espresso dalla Conferenza unificata, il rinnovo dell’incarico di Direttore dell’Agenzia del demanio conferito a dal Verme. L’incarico è conferito a decorrere dalla data del 13 gennaio 2026 fino al 31 gennaio 2027 ovvero fino al giorno antecedente la cessazione dal servizio per sopraggiunta maturazione dei requisiti pensionistici. Inoltre, su proposta del Presidente Giorgia Meloni, il Cdm ha deliberato la conferma di Guido Castelli a Commissario straordinario del Governo per la riparazione, la ricostruzione, l’assistenza alla popolazione e la ripresa economica dei territori delle regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria interessati dagli eventi sismici verificatisi a far data dal 24 agosto 2016, e la proroga di  Fabrizio Curcio, fino al 31 maggio 2026, dell’incarico di Commissario straordinario alla ricostruzione nei territori delle regioni Emilia-Romagna, Toscana e Marche colpiti dagli eventi alluvionali che si sono verificati a partire dal 1° maggio 2023,

Mercosur, l’accordo potrebbe essere attuato prima dell’ok del Parlamento europeo

L’accordo Ue-Mercosur potrebbe essere attuato in via provvisoria, anche senza l’ok del Parlamento europeo. Lo ha fatto sapere un portavoce della Commissione Ue, durante l’incontro quotidiano con la stampa a Palazzo Berlaymont. La Commissione non ha voluto dichiarare se intende avvalersi di questa possibilità, ma ha fatto sapere che sarebbe tecnicamente possibile: “L’accordo dà questa possibilità, si”, ha detto il portavoce. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, sabato 17 gennaio sarà in Paraguay per firmare l’accordo Ue-Mercosur. La firma arriva dopo l’approvazione dell’accordo da parte del Consiglio Ue, avvenuta venerdì scorso. Dopo la firma, l’accordo commerciale ad interim dovrà essere ratificato del Parlamento Ue e successivamente dal Coreper e dal Consiglio per l’autorizzazione alla conclusione. L’accordo temporaneo potrà quindi entrare in vigore, previa ratifica da parte di almeno un paese del Mercosur. L’accordo di partnership vero e proprio prevede anche la ratifica dei Parlamenti nazionali.

Digitale, la Commissione Ue avvia una call for evidence sulla prossima strategia per gli ecosistemi aperti

La Commissione europea ha avviato una call for evidence sulla futura Strategia europea per gli ecosistemi digitali aperti, con la quale – si legge in un comunicato di Bruxelles – “invita le comunità open source, gli sviluppatori, le imprese, le pubbliche amministrazioni, l’industria e le istituzioni di ricerca a fornire contributi. In particolare, viene richiesto agli stakeholder di individuare le barriere all’adozione dell’open source, dimostrarne il valore aggiunto e condividere proposte di misure concrete a livello dell’Ue per rafforzare l’ecosistema”. “La Commissione – spiega la nota – intende definire un approccio strategico al settore open source nell’Ue e presentare una revisione della strategia sul software open source 2020-2023”. L’iniziativa, infatti, è “volta a sostenere le ambizioni dell’Ue in materia di sovranità tecnologica”, definita “una priorità fondamentale per la Commissione, che considera il settore open source particolarmente rilevante per il raggiungimento degli obiettivi dell’Unione”. “Sebbene nell’Ue esistano comunità dinamiche di sviluppatori open source il cui lavoro è in linea con i diritti e i principi digitali europei, Governi e imprese europee dipendono fortemente da tecnologie digitali non europee, con effetti negativi sulla libertà di scelta, sulla competitività e con ricadute in termini di cybersicurezza” – aggiunge la Commissione. “Il software open source è alla base del 70-90% di tutto il codice dell’economia digitale, ma gran parte del valore generato dalle comunità open source europee fluisce al di fuori dell’Ue, spesso a beneficio di grandi gruppi tecnologici extraeuropei. Con la crescente importanza dell’open source, anche in settori chiave come il calcolo ad alte prestazioni e l’edge computing, un approccio strategico risulta essenziale”. “Tuttavia – avverte Bruxelles – gli stakeholder europei si trovano ad affrontare ostacoli significativi, tra cui l’accesso limitato ai capitali per la crescita e alle infrastrutture essenziali. Il sostegno alle comunità attraverso i soli programmi di ricerca si è dimostrato insufficiente per garantire una scalabilità efficace delle soluzioni open source”. La futura strategia, la cui versione finale è attesa per il primo trimestre del 2026, “integrerà il prossimo Cloud and AI development act e si baserà su iniziative europee di successo come il programma Next generation internet e il nuovo Consorzio europeo per l’infrastruttura digitale dei beni comuni digitali (Edic)” – conclude la nota. La consultazione si chiuderà il 3 febbraio.

Costruzioni, Deloitte: la produzione globale rallenta nel 2024 al 3,1%, ulteriore decelerazione nel 2025 a 2,3%

Il 2024 ha rappresentato un anno di rallentamento per la crescita dell’edilizia a livello globale. La produzione e’ aumentata del 3,1%, ma ad un ritmo inferiore rispetto all’anno precedente, e per il 2025 si prevede un ulteriore decelerazione al 2,3%, a causa di criticita’ ormai strutturali. E’ quanto emerge dal report Global Powers of Construction di Deloitte, che analizza le performance delle prime 100 aziende mondiali del settore. Le prospettive di lungo periodo restano comunque positive, secondo lo studio, con un Cagr atteso del 5,5% nel periodo 2025-2030. Guardando alle principali regioni globali, nei Paesi europei il comparto ha registrato un calo medio della produzione di circa il 2% nel 2024, con poche economie capaci di chiudere l’anno in positivo. In altre aree geografiche, il settore mostra maggiore solidita’: negli Usa la crescita tra il 2020 e il 2024 e’ stata elevata (Cagr 7,3%) e si conferma positiva anche nel 2025-2029 (Cagr 4,4%); in Cina il mercato delle costruzioni continua a espandersi, con una crescita reale prevista del 3,2% nel 2025 e un Cagr del 4,1% per il periodo 2026-2029; in Giappone, infine, il settore e’ atteso crescere dell’1,6% nel 2025, con un Cagr dell’1,2% per il periodo 2025-2029. ‘Il report conferma il generale rallentamento tra i principali player, evidenziando un lieve calo dei ricavi totali, scesi a 1,98 trilioni di dollari nel 2024, in diminuzione dell’1% rispetto all’anno precedente. A livello globale il mercato resta dominato dai grandi gruppi cinesi, con le prime tre societa’ che generano da sole circa un terzo dei ricavi globali e l’intero blocco cinese che pesa per oltre la meta’ del totale (51,2%)’, evidenzia in una nota Claudio Golino, Enterprise security leader di Deloitte Italia.

Nonostante il periodo di contrazione, secondo lo studio l’Europa ha 42 societa’ presenti nella Top 100 e non solo conferma la propria forza numerica, ma segna anche una crescita robusta: +6,2% dei ricavi, pari a 436 miliardi di dollari. La quota europea arriva cosi’ al 22% del totale mondiale, oltre due volte superiore ai contributi singoli di Giappone (9,1%) e Stati Uniti (8,8%). A trainare questo risultato sono soprattutto i gruppi francesi, che rappresentano l’8,3% dei ricavi complessivi della classifica, e quelli spagnoli, responsabili del 4,9% e protagonisti di un incremento dell’11,9% nel 2024. Anche l’Italia mostra un segnale molto positivo: pur incidendo solo per l’1,4% dei ricavi complessivi, le imprese italiane registrano la crescita relativa piu’ elevata tra le principali aree geografiche analizzate, con un +20,6% dei ricavi. L’Italia si colloca cosi’ al quinto posto per quota sui ricavi totali del continente (6,5%), dietro a Francia (37,3%), Spagna (21,8%), Regno Unito (12,8%) e Svezia (6,7%) e sale al secondo posto considerando i ricavi medi sul totale delle aziende nazionali (14.252 miliardi di dollari), superata solo dai gruppi francesi, che con tre societa’ raggiungono una media di 54.751 miliardi di dollari.

Le leve della crescita europea passano attraverso la diversificazione, con gli operatori che puntano su real estate e servizi industriali, e l’internazionalizzazione, con le imprese che continuano a espandersi principalmente attraverso la crescita organica con l’Europa che rimane il principale mercato estero con quasi 88 miliardi di dollari generati dalle Top 30. Oltre a questo, il settore deve misurarsi con trend strutturali di lungo periodo: urbanizzazione, invecchiamento della popolazione, digitalizzazione e decarbonizzazione.

Ocse:  a novembre l’inflazione rallenta al 3,9%

L’inflazione complessiva su base annua nell’Ocse e’ scesa al 3,9% a novembre 2025 dal 4,2% di settembre, il mese piu’ vicino con i dati relativi a tutti i paesi dell’area. Il dato cumulativo di ottobre non e’ disponibile in assenza dell’indice dei prezzi degli Stati Uniti, a causa dello shutdown governativo. A novembre, sempre rispetto a settembre, l’inflazione alimentare e l’inflazione di fondo (ovvero al netto di alimentari ed energia) dell’Ocse sono diminuite rispettivamente di 1 e 0,2 punti percentuali, scendendo entrambe al 4%. Al contrario, l’inflazione energetica e’ salita al 3,5% dal 3,1% di settembre. Tra ottobre e novembre 2025, l’inflazione complessiva su base annua e’ rimasta stabile o sostanzialmente stabile in 17 dei 37 paesi Ocse con i dati di ottobre disponibili. E’ diminuita in 13 paesi ed e’ aumentata solo in 7. L’inflazione complessiva e’ rimasta sopra il 30% in Turchia, nonostante un calo di 1,8 punti percentuali a novembre al 31,1%, mentre e’ rimasta negativa (-0,4%) in Costa Rica. L’inflazione alimentare e’ diminuita in 20 paesi Ocse, e’ aumentata in 12 ed e’ rimasta stabile o sostanzialmente stabile in 5. Al contrario, l’inflazione energetica e’ aumentata in 21 paesi, diminuendo solo in 12 paesi e mostrando poche variazioni nei restanti 4. Tra i paesi del G7, l’inflazione complessiva su base annua e’ rimasta stabile o sostanzialmente stabile a novembre rispetto a ottobre in Canada (2,2%), Francia (0,9%), Germania (2,3%), Italia (1,1%) e Giappone (2,9%), mentre il Regno Unito ha registrato un secondo calo consecutivo di 0,3 punti percentuali al 3,5%. L’inflazione alimentare e’ rimasta sostanzialmente stabile in Francia a novembre, ma e’ diminuita in Italia, Regno Unito, Germania e Giappone. Al contrario, l’inflazione alimentare in Canada e’ balzata al 4,5%, il livello piu’ alto da dicembre 2023. L’inflazione energetica e’ aumentata in Canada, Francia, Germania, Italia e Giappone. A novembre 2025, l’inflazione annua e’ rimasta stabile al 2,1% nell’area euro. L’inflazione energetica nell’Eurozona e’ aumentata, ma e’ rimasta negativa, mentre l’inflazione alimentare e quella di fondo sono rimaste stabili o sostanzialmente stabili. A dicembre 2025, secondo la stima flash di Eurostat, l’inflazione complessiva annua nell’area dell’euro e’ rimasta sostanzialmente stabile al 2%, con un calo dell’inflazione energetica a -1,9%, mentre l’inflazione di fondo e’ stata stimata sostanzialmente stabile al 2,3%. Tra le economie del G20 non Ocse, l’inflazione complessiva annua e’ aumentata in Cina (0,7% dallo 0,2%) e India (2,8% dal 2,2%) a novembre, mentre e’ diminuita in Brasile (4,5% dal 4,7%), Indonesia (2,7% dal 2,9%) e Arabia Saudita (1,9% dal 2,2%). L’inflazione complessiva e’ rimasta stabile o sostanzialmente stabile in Argentina (31,4% dal 31,3%) e Sudafrica (3,5%).

Cerved prevede fatturati delle imprese italiane in ripresa nel 2026, +0,9%
Positivo anche il 2027 (+0,7%)

Nel biennio 2026-2027 è attesa una ripresa dei fatturati delle imprese italiane. La crescita sarà sostenuta dalla moderata ripartenza dei settori manifatturieri, ma sul fronte delle esportazioni l’impatto dei dazi penalizzerà in particolare meccanica e Metalli. Secondo il Cerved Industry Forecast, le previsioni per il 2026 indicano un generale miglioramento, con i fatturati reali in aumento (+0,9%). La ripresa sarà consolidata nel 2027: +0,7% rispetto al 2026 e complessivo +1,6% nel confronto con il 2025. Nello studio di Cerved, che analizza l’evoluzione dei ricavi delle imprese italiane nel 2026-27 su un campione di 750.000 società di capitali lo scenario “baseline”, ritenuto il più probabile, il tessuto produttivo italiano dovrebbe registrare un aumento dei fatturati (+1,6% nel biennio), nonostante l’incertezza internazionale e i primi effetti della politica protezionistica Usa. In questo quadro, la crescita sarà sostenuta dai consumi interni, da livelli elevati di occupazione, dagli investimenti legati al Pnrr, dalla riduzione dei tassi di interesse e dal piano europeo per la difesa. Unica eccezione il sistema moda, in difficoltà su mercato interno e internazionale. Qualora dovesse invece verificarsi lo scenario più pessimistico, al momento meno probabile, non vi sarebbe alcuna ripresa, anzi, i fatturati vedrebbero una contrazione: -0,2% nel 2026 e -0,9% nel 2027. Nello scenario base, le previsioni per il 2026 indicano un generale miglioramento, con i fatturati reali in aumento dello 0,9%. I comparti migliori saranno Informazione e Comunicazione (+2,9%), Metalli e Lavorazione dei metalli (+1,8%), Servizi non finanziari (+1,7%), Mezzi di Trasporto e Servizi Immobiliari (+1,5%), Elettrotecnica/Informatica e Costruzioni (+1,4%), Sistema Casa, Chimica e Farmaceutica e Altri Beni di consumo (+1,1%). Fra i settori più performanti (in positivo anche nello scenario worst) troviamo: Costruzione di Infrastrutture (+14%), Carpenteria Metallica (+11%), Calcestruzzo (+10,3%), Impianti Fotovoltaici e da altre fonti rinnovabili (+8,5%), Gestione Aeroporti (+6,8%), Industria Ferrotranviaria e Servizi Informatici e Software (+5,7%). In forte controtendenza è invece atteso il Sistema Moda (-2,5%), in difficoltà sia sul mercato interno che internazionale a causa del rallentamento degli acquisti nella fascia lusso. In questo comparto i settori più impattati saranno: Pelletteria e Valigeria (-3,6%), Calzature classiche e sportive (-3,5%), Abbigliamento (-2,9%) e anche Macchine per l’Industria tessile, Cuoio e Calzature (-3,9%). Ad essi si affiancano Editoria di Quotidiani e periodici (-6,2%), Impianti per l’Edilizia (-3,7%), Call Center (-3,63%), Carta per usi grafici (-3,15%), Trasporti Marittimi (-3%), che nello scenario worst vedrebbero raddoppiare il calo di fatturato, avvicinandosi in molti casi alle pessime performance del 2025. Le previsioni al 2027 rispetto al 2026 nello scenario base mostrano un generale miglioramento (+0,7%). Tra i comparti manifatturieri, i Mezzi di Trasporto sono previsti in recupero (+2,5%) con le buone performance settoriali di Produzione di Aeromobili e Treni. Per le Macchine e la Componentistica Elettromeccanica è attesa una leggera crescita (+0,3%) grazie all’export. Anche il Sistema Casa dovrebbe registrare una ripresa (+1,4%). Nei Servizi le performance migliori dovrebbero riguardare Ict e Intrattenimento (+3,3%), Turismo e Servizi alle imprese (+1,2%), Logistica e Trasporti (+1,6%) e Servizi Immobiliari (+12%). Nelle Costruzioni si avrà un calo fisiologico dovuto alla fine degli incentivi pubblici, non compensato dagli investimenti infrastrutturali del Pnrr (risultato finale: -0,6%).

Aree idonee per gli impianti rinnovabili: la normativa nazionale approvata non soddisfa il settore fotovoltaico

Il Senato ha approvato la conversione in legge del decreto 175/2025, con le modifiche apportate dalla Commissione Ambiente dello stesso Senato. A giorni il provvedimento dovrebbe essere approvato tal quale dalla Camera e poi pubblicato in Gazzetta. La legge approvata contiene importantissime misure in materia di aree idonee per l’installazione di impianti a fonti rinnovabili. Rispetto al testo proposto dal Governo, sul quale Italia Solare aveva espresso puntuali critiche e formulato precise proposte emendative, le modifiche apportate in Senato restituiscono un quadro ancora incerto e bisognevole di aggiornamento. Per un verso, ITALIA SOLARE esprime soddisfazione perché il Senato ha recepito le proposte formulate dall’associazione in materia di salvaguardia dei procedimenti autorizzativi in corso e di qualificazione come idonee delle aree circostanti a tutti gli impianti e stabilimenti industriali e non solo a quelli sottoposti ad autorizzazione integrata ambientale. Per altro verso, desta preoccupazione la nuova norma in base alla quale le aree agricole qualificabili come idonee a livello regionale devono includere anche le superfici su cui insistono impianti agrivoltaici. Si tratta di una disposizione, peraltro formulata in modo ambiguo, che potrebbe essere di ostacolo alla diffusione anche del fotovoltaico nella configurazione agrivoltaico.

Il Parlamento non ha risolto diversi altri problemi, segnalati dall’associazione, tra i quali due paiono particolarmente rilevanti.
Una prima questione irrisolta attiene alla necessità di ripristinare la norma (vigente prima della emanazione del decreto legge) che consentiva l’applicazione delle procedure autorizzative per gli impianti in aree idonee anche quando le opere di connessione alla rete, se interrate, non ricadono completamente in aree idonee. La mancata soluzione di questo problema rischia di rendere di scarsa utilità l’intero percorso di classificazione delle aree idonee, sia statali che regionali, perché gli impianti vengono collegati alla rete elettrica in punti, peraltro individuati dai gestori delle reti, che possono essere distanti dal perimetro dell’area idonea. Italia Solare aveva poi chiesto di valutare ragionevoli modifiche alla norma del decreto legge in base alla quale le Regioni non possono qualificare come idonee le aree ricomprese nel perimetro di tutti i beni sottoposti a tutela dal Codice dei beni culturali e paesaggistici, ma neppure quelle incluse in una fascia dagli stessi ben di 500 m (per il fotovoltaico), né le aree ove le caratteristiche degli impianti siano in contrasto con le norme di attuazione previste dai piani paesaggistici. Queste disposizioni, non modificate dal Senato, hanno come effetto la sostanziale impossibilità, segnalata da qualche Regione, di determinare aree idonee sufficienti rispetto agli obiettivi regionali. “Siamo delusi”, dice Paolo Rocco Viscontini, presidente di Italia Solare, “famiglie e imprese hanno bisogno di energia a basso costo e il fotovoltaico è la più economica opzione per la produzione di elettricità, con un potenziale enorme. Una equilibrata individuazione delle aree idonee è passaggio fondamentale per diffondere il fotovoltaico, nel rispetto del paesaggio e dell’agricoltura. Ma ci sembra che, ancora una volta, si sia proceduto frettolosamente e senza una chiara strategia”.

ITALIA SOLARE ribadisce il proprio impegno e la propria determinazione affinché nel corso del 2026 siano finalmente e definitivamente trattate e risolte le purtroppo croniche urgenze normative del settore: la correzione della normativa sulle aree idonee perché questa appena approvata continua ad avere gravi limiti e carenze; la revisione (di nuovo…) del testo unico sui procedimenti autorizzativi, con percorsi chiari e semplici per tutte le applicazioni, a partire dagli impianti su coperture, che dovrebbero essere sempre realizzabili con semplice comunicazione quando l’edificio non è tutelato; l’aggiornamento della disciplina per la connessione degli impianti alla rete elettrica e la soluzione del problema saturazione virtuale delle reti, con un approccio di priorità per i piccoli impianti e per le configurazioni in autoconsumo, prevedendo inoltre che siano preventivamente strutturate almeno le aree di accelerazione.

Eni, nuova emissione obbligazionaria ibrida da 1 mld per finanziare i fabbisogni del gruppo

Eni ha lanciato ieri con successo una nuova emissione obbligazionaria subordinata ibrida perpetua con un valore nominale di 1 miliardo di euro. Il prestito obbligazionario Ibrido, acquistato da investitori istituzionali, è stato collocato sul mercato degli Eurobond e ha ricevuto ordini per oltre 6 miliardi di euro, principalmente da Regno Unito, Germania, Francia e Italia. Il prestito obbligazionario Ibrido sarà emesso con un prezzo di re-offer del 99,342% e una
cedola annua del 4,125% fino alla prima data di reset, prevista a 6,25 anni dall’emissione (19 aprile 2032). Qualora non avvenga il rimborso anticipato, la cedola annua verrà rideterminata a partire dal 19 aprile 2032 e successivamente ogni 5 anni, e pari al tasso Euro Mid Swap a 5 anni di volta in volta in vigore sommato a un margine iniziale di 163,7 punti base. Tale margine sarà ulteriormente incrementato di 25 punti base a partire dal 19 aprile 2037 e di un successivo aumento di ulteriori 75 punti base a partire dal 19 aprile 2052. Il Prestito Obbligazionario Ibrido sarà negoziato sul mercato regolamentato di Borsa Italiana
e della Borsa del Lussemburgo. La data di regolamento è prevista per il 19 gennaio 2026.

Fincantieri, Vard costruirà quattro nuove navi robotizzate multiruolo per Ocean Infinity

Vard, controllata norvegese del Gruppo Fincantieri e fra le prime società al mondo nella progettazione e realizzazione di navi speciali, ha firmato un nuovo contratto con Ocean Infinity, cliente già consolidato, per la progettazione e costruzione di quattro unità Multi-Purpose Robotic Vessels (MPV). Il valore complessivo dell’accordo supera i 200 milioni di euro. Il contratto prevede inoltre una fornitura integrata da parte di Vard Electro, che consegnerà l’intera suite di sistemi SeaQ per operazioni da remoto, e da Vard Interiors, responsabile delle soluzioni di allestimento interno, che coniugano design innovativo e sistemi ad alta efficienza energetica per garantire comfort dell’equipaggio ed eccellenza operativa. Seaonics fornirà il Launch and Recovery System (LARS), che consentirà la gestione avanzata di ROV e unità geotecniche. Due navi saranno consegnate dai cantieri norvegesi di Vard nel primo e secondo trimestre del 2028, mentre le altre due saranno costruite presso lo stabilimento di Vard Vung Tau in Vietnam, con consegna prevista nel terzo e quarto trimestre dello stesso anno. Pierroberto Folgiero, amministratore delegato e direttore generale di Fincantieri, ha dichiarato: “Nell’era delle navi unmanned,questo nuovo contratto con Ocean Infinity testimonia la capacità di Fincantieri e Vard di offrire soluzioni pionieristiche per la robotizzazione dell’industria marittima. La nostra rete produttiva globale e la nostra leadership tecnologica ci consentono di supportare partner di livello mondiale nelle loro sfide, consolidando il ruolo di Fincantieri come punto di riferimento e catalizzatore di innovazione dirompente e di eccellenza operativa nel settore”.

Gabetti Agency: Daniele Martignetti nuovo amministratore delegato

Daniele Martignetti e’ il nuovo amministratore delegato di Gabetti Agency, la societa’ di advisory & transactions del gruppo Gabetti. L’ingresso, come si legge in una nota, “da’ il via a un importante piano di rilancio e di riposizionamento, con l’obiettivo di riportare al centro delle strategie di sviluppo del gruppo il mondo della consulenza immobiliare”. Martignetti ha lunga esperienza nel real estate. Tra le esperienze passate quelle in Pirelli RE, dove tra l’altro ha seguito lo sviluppo in Germania, Savills Investment Management, Jones Lang Lasalle e Bnp Paribas Real Estate. Arriva da un percorso in Bper Banca come responsabile della direzione real estate del gruppo. L’esperienza di Martignetti “e’ fondamentale per l’implementazione del progetto di rilancio della nostra Agency. Il nuovo piano triennale prevede un riposizionamento del gruppo molto focalizzato sulla consulenza e sull’intermediazione”, ha detto Marco Speretta, amministratore delegato del gruppo Gabetti, spiegando che la nomina “e’ solo il primo tassello fondamentale di questo progetto, a cui seguiranno nuovi ulteriori inserimenti, oltre a un significativo riposizionamento che intende unire i nostri punti di forza della presenza territoriale e della profonda conoscenza del living con nuove competenze anche in tutte le altre asset class rilevanti nel mercato immobiliare”. La sfida, ha aggiunto Martignetti, “sara’ avvicinare questa realta’ a quelle che sono le esigenze attuali di un mercato immobiliare sempre piu’ istituzionale, in cui la competenza rappresenta oggi e’ il vero valore aggiunto ricercato dai clienti”.

Grandi Stazioni Retail, Elena Sorlini nuovo amministratore delegato

Elena Sorlini è il nuovo amministratore delegato di Grandi Stazioni Retail. Nominata dal Consiglio d’amministrazione della società, subentra a Francesco Tagliapietra. Con oltre vent’anni di esperienza nel settore infrastrutturale e del travel retail, maturata nel comparto aeroportuale in Italia e a livello internazionale, Elena Sorlini prima di assumere il nuovo incarico ha ricoperto il ruolo di Chief Executive Officer degli Aeroporti di Abu Dhabi. Operativa nel nuovo ruolo dal primo gennaio “guiderà l’azienda nell’attuazione del piano industriale e nello sviluppo delle opportunità strategiche – scrive Grandi Stazioni Retail in una nota – con l’obiettivo di continuare a potenziare l’offerta di servizi ai passeggeri ed introdurre soluzioni innovative nelle stazioni, rafforzandone il ruolo nevralgico come hub urbani per la mobilità ed il trasporto nazionale”.

Acqua, Commissione Ue, da ieri obbligo di monitoraggio sui livelli di Pfas

“Garantiamo la sicurezza della nostra acqua potabile. A partire da oggi, i paesi dell’Ue devono monitorare i livelli di Pfas nell’acqua potabile”. Lo rende noto la Commissione Ue sui social. “I Pfas sono sostanze chimiche persistenti che possono essere nocive se presenti in quantità eccessive – ricorda Bruxelles -. In tal caso, le autorità devono intervenire e informare la popolazione fino a quando l’acqua non sarà nuovamente sicura. Perché tutti hanno diritto ad avere accesso ad acqua potabile sicura”.

Taxi: Uiltrasporti, oggi sciopero con manifestazione nazionale a Montecitorio

Oggi, sciopero nazionale dei tassisti per tornare a chiedere con forza al Governo la riapertura del tavolo di confronto sui decreti attuativi che la categoria aspetta ormai dal 2019”. Lo rende noto la Uiltrasporti che prosegue: “Non è più tollerabile il silenzio delle istituzioni davanti all’ingresso sempre più aggressivo nel settore, di multinazionali private che mettono a rischio il modello di servizio pubblico svolto dai taxi nel nostro Paese. Qualità del servizio e sicurezza – prosegue la Uiltrasporti – non possono essere delegate esclusivamente a delle App gestite senza il controllo delle amministrazioni pubbliche.
Le richieste dei tassisti sono chiare: norme chiare che regolino le piattaforme tecnologiche, evitando lo strapotere degli algoritmi; completamento della legge 12/2029 contro l’abusivismo con l’emanazione dei decreti attuativi; tutela del servizio pubblico dei taxi, fondamentale per la mobilità urbana.
Gruppi di tassisti provenienti dalle principali città italiane – conclude la Uiltrasporti – si ritroveranno domani a Fiumicino da dove partirà un corteo che arriverà fino a Piazza Bocca della Verità a Roma, da lì i tassisti proseguiranno fino a Piazza Montecitorio, dove dalle ore 11 è previsto un corteo statico”.

Acciaierie Valbruna, Uilm: aprire subito un confronto tra la Provincia Bolzana e la proprietà per una soluzione per le aree del sito

‘Chiediamo che si apra subito un confronto fra Provincia Bolzano e la proprieta’ delle Acciaierie Valbruna per individuare una soluzione per le aree del sito dell’Alto Adige a cui sono fortemente legate le attivita’ del sito di Vicenza’. Lo dichiarano Guglielmo Gambardella, segretario nazionale Uilm, Carlo Biasin, segretario Uilm Vicenza, e Giuseppe Pelella, segretario Uilm Alto Adige, a margine della manifestazione tenutasi questa mattina a Bolzano e che ha visto la partecipazione dei lavoratori altoatesini e vicentini delle Acciaierie Valbruna. ‘La Provincia di Bolzano prenda atto del fallimento del bando di gara che scadra’ il prossimo 15 gennaio e interrompa da subito questa fase che ha arrecato danni industriali, economici e sociali e creato l’incertezza della continuita’ produttiva delle acciaierie’, aggiungono, indicando come ‘paradossale ritrovarsi la politica locale che, invece di sostenere il lavoro e l’industria di qualita’ e il benessere dei cittadini, assume decisioni che vanno in senso opposto agli interessi della collettivita’ per scegliere di favorire eventuali rendite immobiliari o turistiche’.

Sostenibilità, Erion Weee: +3% di Raee domestici gestiti nel 2025 ma raccolta ancora lontana dai target Ue

Nel 2025 Erion WEEE, Consorzio del Sistema Erion dedicato alla gestione dei Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE) Domestici, ha gestito su tutto il territorio nazionale più di 244.000 tonnellate di RAEE, in crescita del 3% rispetto al 2024 (237.000 tonnellate). Un segnale positivo che, tuttavia, non basta. L’Italia resta infatti ancora molto distante dai target fissati dall’Unione Europea: per rispettare gli obiettivi comunitari sarebbe necessario raccogliere circa 12 kg di RAEE per abitante, mentre oggi ci fermiamo a 6 kg.
“Nonostante la crescita registrata dal Consorzio nel 2025, i livelli di raccolta dei RAEE restano ampiamente insufficienti e ben al di sotto del loro reale potenziale” dichiara Giorgio Arienti, Direttore Generale di Erion WEEE. “Di fronte a questi dati è difficile parlare di transizione verso un’economia realmente circolare. Ancora più complesso è giustificare investimenti industriali per la realizzazione di impianti dedicati al recupero delle Materie Prime Critiche come, ad esempio, le Terre Rare, per le quali l’Italia dipende totalmente da Paesi terzi, in particolare dalla Cina. Oggi”- prosegue Arienti – “i nostri impianti di trattamento si limitano prevalentemente a separare i componenti ricchi di Materie Prime Critiche, come le schede elettroniche e i circuiti stampati, che vengono poi esportati verso Paesi già dotati di tecnologie avanzate per il loro trattamento. Un modello che non crea valore industriale nel nostro Paese e che ci rende strutturalmente dipendenti dall’estero. È fondamentale quindi incrementare la raccolta e per farlo è indispensabile intervenire con decisione sul quadro normativo, così da rendere il conferimento dei RAEE più semplice, efficace e accessibile per i cittadini.”
Nonostante le difficoltà e le complessità normative, nel 2025 il Consorzio ha gestito su tutto il territorio italiano oltre 244.000 tonnellate di RAEE, pari al peso di 678 Airbus A380, in aumento del 3% rispetto ai risultati del 2024 (237.000 tonnellate). Il maggiore incremento (+19%) si è registrato con il Raggruppamento R4, rappresentato da: piccoli elettrodomestici, dispositivi elettronici di consumo, giocattoli elettrici ecc.
Segue il Raggruppamento R2 (lavatrici, forni, lavastoviglie ecc.) che ha raggiunto le 117.000 tonnellate, con un aumento del +3,5%. Il Raggruppamento R1 (freddo e clima) è arrivato a 78.700 tonnellate raccolte (+2,3%), mentre il Raggruppamento R3 (tv e monitor) ha proseguito nella sua parabola discendente con un -7,5% (26.000 tonnellate). In calo anche il Raggruppamento R5 (sorgenti luminose), che si è attestato a 237 tonnellate (-4,5%). I risultati operativi di Erion WEEE confermano l’eccellenza del lavoro svolto dal Consorzio nel 2025: il tasso di riciclo delle Materie Prime Seconde è stato infatti pari all’88% del peso dei RAEE. In dettaglio, dalle circa 244.000 tonnellate di RAEE Domestici gestiti, il Consorzio ha ricavato più 215.000 tonnellate di Materie Prime Seconde tra cui: 130.000 tonnellate di ferro (pari al peso di 18 Torri Eiffel), oltre 5.600 tonnellate di alluminio (equivalenti al peso di 350 milioni di lattine), 6.000 tonnellate di rame (come il peso del rivestimento di 69 Statue della Libertà) e quasi 31.000 tonnellate di plastica (equivalenti al peso di 12 milioni di sedie da giardino).
Il corretto trattamento di questa tipologia di rifiuti ha inoltre contribuito in maniera significativa anche al contrasto al cambiamento climatico, evitando l’emissione in atmosfera di circa 815.000 tonnellate di anidride carbonica – pari alla quantità di CO2 eq che verrebbe assorbita in un anno da un bosco di 815 kmq (esteso più della provincia di Lecco) – e generando un risparmio di oltre 333 milioni di kWh – paragonabile ai consumi domestici annui di una provincia di 308 mila abitanti(come Viterbo).

Ambiente, nel 2025 via libera della Commissione tecnica specialistica siciliana a investimenti per 7 miliardi

Nel 2025 la Commissione tecnica specialistica per le autorizzazioni ambientali della Regione Siciliana ha esaminato 1.106 pratiche, con 865 pareri positivi relativi a investimenti per oltre 7 miliardi di euro. Dati in linea con il 2024 che certificano l’accelerazione delle procedure amministrative, confermando il trend di crescita degli ultimi tre anni, con oltre 3.100 pareri complessivamente esitati.
«Questi numeri – sottolinea il presidente della Regione Renato Schifani – non sono casuali, ma il risultato diretto del percorso avviato dal mio governo dal 2023: semplificazione amministrativa, azzeramento degli arretrati e rispetto rigoroso dei tempi. La riduzione della durata degli iter autorizzativi ha trasformato la Sicilia in un territorio affidabile e competitivo, capace di offrire certezze a chi investe. È proprio questa efficienza amministrativa che oggi sta attirando investimenti pubblici e privati, senza abbassare la soglia di tutela ambientale».
Nel corso dell’anno la Cts ha svolto 24 sedute plenarie e oltre 100 riunioni tecniche, dando priorità a infrastrutture pubbliche, Pnrr, emergenza idrica e rifiuti, dissesto idrogeologico e piani regionali, settori per i quali i pareri sono resi entro 45 giorni, con arretrati azzerati. Tempi certi e prevedibili che rappresentano uno dei principali fattori di attrazione per gli investitori.
Particolarmente rilevante il settore delle energie rinnovabili: esaminati progetti per oltre 4 Gw, con 376 procedure concluse positivamente per una potenza complessiva di 3,7 Gw tra fotovoltaico, agri-fotovoltaico ed eolico, a dimostrazione di come la rapidità decisionale stia favorendo investimenti strategici per la transizione energetica.
«Un risultato – conclude Schifani – reso possibile dal lavoro qualificato della Commissione tecnica specialistica, guidata dal professore Armao, che ha saputo coniugare rapidità e rigore. Quando la pubblica amministrazione funziona e rispetta i tempi, gli investimenti arrivano: la Sicilia ne è oggi una prova concreta».
«La Cts – aggiunge l’assessore regionale al Territorio e all’ambiente Giusy Savarino – rappresenta oggi un modello di efficienza amministrativa: tempistiche certe, competenza tecnica e attenzione alla sostenibilità, in linea con gli obiettivi del governo regionale. Ringrazio il presidente, il segretario, il nucleo e tutti gli autorevoli professionisti componenti della commissione per l’ottimo lavoro svolto anche quest’anno».
Il report è consultabile qui: https://www.regione.sicilia.it/sites/default/files/2026-01/REPORT%202025%20CTS__.pdf

Centrali a carbone, il sindaco di Civitavecchia chiede chiarezza al governo

“Con la presente, in qualità di Sindaco di Civitavecchia, mi rivolgo alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e ai Dicasteri in indirizzo per rinnovare una richiesta di chiarimento e di assunzione di responsabilità che non è più rinviabile. Il 31 dicembre è scaduta la convenzione e, ad oggi, non risulta adottata alcuna determinazione formale e definitiva da parte del Governo sul futuro

della centrale di Torre Valdaliga Nord e, conseguentemente, sul destino industriale ed economico della città. Questa assenza di decisione, al di là di dichiarazioni generiche e di ipotesi non
accompagnate da atti, sta producendo un effetto paralizzante sui processi di programmazione, sugli investimenti e sulla tenuta occupazionale”. Questo l’incipit della lettera inviata dal sindaco di Civitavecchia Marco Piendibene al governo per chiedere lumi sulla situazione del futuro prossimo della centrale a carbone di Torre Valdaliga Nord.

“Se lo scenario è quello del phase-out e della dismissione effettiva dell’impianto, occorre che il Governo renda immediatamente operativi gli strumenti indispensabili a governare una transizione complessa: la nomina del commissario straordinario previsto per accompagnare il percorso post-carbone, l’avvio di un accordo di programma dedicato capace di fissare tempi e risorse, e la definizione puntuale della cornice che consenta di rendere concretamente utilizzabili le aree e di dare seguito alle proposte già pervenute nell’ambito della manifestazione di interesse promossa a livello nazionale. In assenza di tali passaggi, la transizione resta un enunciato privo di ricadute e il territorio viene esposto al rischio di una crisi industriale e sociale senza precedenti.

Se, al contrario, lo scenario è quello del mantenimento dell’impianto, anche in forme di riserva, è necessario che questa scelta venga assunta ascoltando le istanze del territorio, in modo
trasparente e formalizzato, accompagnata da programmi chiari e vincolanti sul piano industriale e occupazionale. Non è sufficiente richiamare l’ipotesi della “riserva fredda” se poi non vengono definiti in modo rigoroso tempi, modalità, standard operativi e impegni conseguenti. Anche in tale ipotesi, la comunità ha diritto a garanzie verificabili su investimenti, filiere e prospettive di mediolungo periodo, evitando che l’incertezza si traduca in precarizzazione strutturale e in instabilità permanente.

A questa incertezza, nelle ultime settimane, si è aggiunto un ulteriore elemento che desta forte preoccupazione: la scelta del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di non aver ancora avviato da un anno e mezzo le aste incentivanti sull’eolico offshore previste dal Decreto FER2. È una decisione che non parla di futuro e che rischia di indebolire, proprio ora, la credibilità e la concretizzazione di una traiettoria industriale alternativa alle fonti fossili”.

Ambiente, Commissione Ue lancia invito per contributi su legge oceani

La Commissione europea ha lanciato oggi un invito a presentare contributi per definire la legge europea sugli oceani, la cui adozione è prevista per il 2026. L’invito sarà valido fino al 9 febbraio ed è aperto alle parti interessate, agli esperti e ai cittadini di tutta Europa. “La legge sugli oceani migliorerà la coerenza e l’attuazione efficace della governance marittima nell’Ue, e fungerà da punto di riferimento riunendo tutti gli obiettivi economici, climatici, ambientali e sociali adottati a livello dell’Unione per proteggere e utilizzare in modo sostenibile le risorse e i servizi oceanici”, afferma l’Esecutivo Ue con una nota.
Come prossimo passo nella preparazione della legge, la Commissione avvierà una consultazione pubblica nella primavera del 2026. L’atto dovrebbe essere adottato alla fine del 2026, come annunciato nel programma di lavoro della Commissione.

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