IL 9° RAPPORTO OICE SULLA DIGITALIZZAZIONE

Progettazioni in BIM: gli obblighi di legge spingono i bandi ma solo uno su tre ha capitolato informativo

Bandi BIM a quota 638 nel 2025 (+81% in numero e +151% in valore sul 2024). Ma la strada verso la maturità delle PA è lunga se non esprimono le proprie esigenze in gara. Demanio, Difesa e Anas fanno il 40% del totale. Lupoi: “Digitalizzazione e IA percorsi ineluttabili ma occorre organizzarsi, investire e studiare per cogliere tutte le opportunità; anche per il BIM va rivisto il decreto parametri”.

10 Apr 2026 di Giorgio Santilli

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Progettazioni in BIM: gli obblighi di legge spingono i bandi ma solo uno su tre ha capitolato informativo

Giorgio Lupoi, presidente Oice

Nel 2025 sono stati 638 i bandi di progettazione che hanno richiesto il BIM, il 27% del totale di 2.363 bandi per servizi di architettura e ingegneria (SAI) rilevati dall’Oice. In termini di importi messi in gara si sfiora un miliardo e mezzo su un totale di 2.650 milioni di euro, con una percentuale ben più alta, il 56,5%, a conferma che sono i bandi di maggiore importo a richiedere la progettazione in BIM. Sono alcuni dei dati del 9° Rapporto sulla digitalizzazione e sulle gare di progettazione in BIM dell’Oice. Come si vede la tabella, la crescita del 2025 è molto forte rispetto al 2024 in termini di numeri di bandi (+80,7%) e ancor più di valore (+151,1%). Tutt’altra considerazione andrebbe fatta però rispetto al 2022, a conferma di un progresso che è quanto meno oscillante. A spingere forte è stato poi l’obbligo di progettazione in BIM per le opere sopra i due milioni di euro, scattato dal 1° gennaio 2025, mentre nel 2024 l’obbligo riguardava solo le opere di importo superiore alla soglia europea (5,5 milioni).

 

Pietro Baratono

Ma il dato più interessante e più rappresentativo dell’attuale situazione è, secondo DIAC, un altro: solo il 34,3% di gare BIM presentano un capitolato informativo, cioè l’esplicitazione da parte della stazione appaltante del quadro delle proprie esigenze progettuali. Vero, come sottolinea la stessa Oice, che c’è un progresso rispetto al 2024, quando la percentuale era del 25,2%; ma non solo la crescita è molto contenuta e lenta, considerando che il 2025 doveva segnare uno scatto di consapevolezza da parte delle stazioni appaltanti, ma, sul piano qualitativo, racconta bene come l’obbligo di legge tale resta e non riesce a trasformarsi in salto culturale.

“Questo non è corretto”, ha commentato con riferimento proprio a questo dato Pietro Baratono, coordinatore scientifico della Commissione di monitoraggio “BIM” del MIT di cui è stato ache direttore generale e capo del dipartimento infrastrutture. “Il capitolato informativo è una dichiarazione delle esigenze della stazione appaltante che devono essere note all’appaltatore in chiave informativa. La sola offerta di un modello informativo da parte di una società di ingegneria a una stazione appaltante che non sa che cosa farne non è molto utile”. Lo stesso Baratono ha poi annunciato che ci sarà, probabilmente prima della fine dell’anno. una seconda linea guida della commissione MIT che riguarderà i documenti contrattuali, i criteri di valutazione delle offerte, i criteri premiali, la valutazione delle offerte, l’esecuzione del contratto, i collaudi.

Al webinar Oice è intervenuto anche il presidente dell’Anac, Giuseppe Busìa, che si è detto in sintonia con il lavoro svolto dall’Oice e ha sottolineato che “occorre innovare senza rinunciare alle garanzie, sperimentare senza indebolire i diritti e utilizzare l’IA senza divenirne prigionieri e perderne il controllo”. Un altro dato  interessante del Report è che tre sole stazioni appaltanti, Agenzia del Demanio, Ministero della Difesa e Anas pubblicano bandi BIM per un valore pari al 40% del totale. 

Per Giorgio Lupoi, presidente dell’Oice, “l’ineluttabilità del percorso di digitalizzazione dei processi in ogni settore è ormai data per scontata e l’applicazione dell’IA è una realtà con la quale si confronta ognuno di noi quotidianamente. Il grado di maturazione di questo percorso, e soprattutto i suoi esiti incogniti, sono temi analizzati nel Report in chiave di criticità e problematiche da risolvere. Viene confermato – ha aggiunto Lupoi – il divario tra le realtà che stanno investendo nella digitalizzazione e quelle che ancora si avvicinano al tema in modo meno approfondito e organizzato; a tutti però è chiaro che indietro non si torna e che occorre organizzarsi, investire e studiare. Rimane infine, come emerso nella relazione di Pietro Baratono, la necessità di adeguare il decreto parametri anche alla luce degli ulteriori compiti che emergono in base alle linee guida Mit sulla gestione informativa digitale”.

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