L'OFFERTA DA 10,8 MILIARDI

Del Fante: “L’opas su Tim è una pietra miliare nella strategia di Poste da 5 anni. Governo? No pressioni”

L’ad di Poste (in foto) ha illustrato agli analisti finanziari l'”operazione industriale” che darà vita alla più grande piattaforma integrata di infrastruttura connessa del Paese. Una transazione resa possibile ora con Tim alleggerita dal peso del debito dopo la cessione della rete. Dopo 30 anni, Tim torna così sotto l’ala pubblica.

24 Mar 2026 di Maria Cristina Carlini

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Del Fante: “L’opas su Tim è una pietra miliare nella strategia di Poste da 5 anni. Governo? No pressioni”

MATTEO DEL FANTE, CEO POSTE ITALIANE

Tim era nei radar di Poste Italiane già da anni ma la zavorra del debito ha frenato l’operazione industriale che ora prende corpo con il lancio dell’offerta pubblica di acquisto e di scambio da 10,8 miliardi di euro. La transazione segna una pietra miliare nella strategia di lungo termine di Poste come piattaforma e un passo decisivo nel rafforzamento del nostro ruolo come abilitatore chiave della trasformazione digitale dell’Italia. All’indomani dell’annuncio, l’amministratore delegato e direttore generale di Poste, Matteo Del Fante, spiega la mossa che, a quasi 30 anni, riporta Tim sotto l’ala pubblica dando vita a un unico gruppo, integrando due delle più grandi e importanti realtà industriali italiane. L’obiettivo è quello di creare la più grande piattaforma di infrastruttura connessa del Paese, un vero e proprio motore di innovazione, un polo di sicurezza infrastrutturale e tecnologica, pilastro strategico dell’economia nazionale in grado di generare valore per tutti gli azionisti e di contribuire in modo significativo alla crescita della produttività del sistema industriale, alla competitività internazionale del Paese e alla capacità di attrarre investimenti.

E ora i tempi sono maturi per mettere a terra il progetto.  “Abbiamo aperto questo dossier 5 anni fa, abbiamo pensato alla combinazione  –  ha spiegato ieri  Del Fante nella conference call con gli analisti – ma il debito era troppo alto. E’ stato solo dopo la eccellente esecuzione di Pietro Labriola dello spinf off della rete e il deleverage nel 2024 che all’inizio dell’anno scorso” la compagnia ha iniziato a dare risultati positivi “con il mercato che ha apprezzato il nuovo ruolo istituzionale di Tim risultando nel maggiore rally delle azioni negli ultimi 25 anni”.  Del Fante non ha dubbi: “Tim è il partner ideale per accelerare la crescita futura della piattaforma e rappresenta il culmine di un percorso di nove anni come piattaforma, creando un indiscusso campione nazionale sistemico. Tim è il partner perfetto per Poste italiane a livello della piattaforma retail Poste e ci mette nelle condizioni di creare un fondamentale service provider per la pubblica amministrazione e le aziende promuovendo una evoluzione digitale in questa era di trasformazione”.

Ma che ruolo avrà Tim nel futuro del gruppo? Poste “aveva inizialmente pensato a una fusione che avrebbe portato altri vantaggi ma non vuole togliere Tim dal mercato”. Infatti, “l’operazione proposta ha il potenziale per accelerare il consolidamento perché Tim sarà più aggressiva sul mercato”, ha sottolineato Del Fante.  Un primo consolidamento, secondo l’ad, è quello che deriverà dall’integrazione con Poste Mobile, sarà questa l’integrazione tra Poste e Tim. Dopo  l’opas di Poste, Tim  “resterà una compagnia stand alone, senza dubbio, e il brand iconico che è molto ben affermato tra i consumatori italiani sarà protetto e la compagnia manterrà la sua organizzazione e le sue attività nel gruppo”.

Sul ruolo o meglio su una regia del Governo per spingere questa operazione, Del Fante è stato netto:  “assolutamente no”. “Abbiamo iniziato a pensare a questo progetto circa cinque anni fa, e nel frattempo sono cambiati alcuni governi” ha fatto notare. La presenza del governo in Fibercop e OpenFIber, secondo Del Fante, non è un ostacolo: “Ci siamo già rivolti all’antitrust quando abbiamo acquistato il 20% ed è ovvio che dovremo formalizzare la procedura. Tuttavia, non prevediamo alcun rischio e lo stesso vale per il potenziale effetto a cascata”. Per quanto riguarda il prezzo dell’offerta “non abbiamo alcuna intenzione di aumentare la nostra offerta in alcun modo” ha risposto l’ad agli analisti. C’è poi il capitolo tempi. Del Fante ha indicato le tappe dell’operazione. L’opas di Poste su Tim dovrebbe essere lanciata a luglio. L’agenda prevede, come ha spiegato il direttore finanziario Camillo Greco, che il documento di offerta sia presentato entro metà aprile; a giugno dovrebbe riunirsi l’assemblea di Poste per l’aumento di capitale al servizio dell’offerta e l’opas, ricevute le autorizzazioni dovrebbe essere lanciata a luglio per chiudersi nel quarto trimestre. Entro la fine dell’anno ci sarà anche la presentazione di un nuovo piano industriale del gruppo Poste.

Come si è detto, l’opas di Poste su Tim segna una rinazionalizzazione del gruppo di tlc. A questo appuntamento arriva dopo aver attraversato anni complessi e complicati. Con la gestione dell’ad Pietro Labriola, il momento di svolta è la vendita della rete al consorzio guidato da KKR. Intanto, Poste, sotto la guida di Del Fante, ha intrapreso la marcia verso Tim aumentando progressivamente la presenza in Tim fino a diventarne primo azionista, rilevando la quota di Vivendi.

Le organizzazioni sindacali accolgono positivamente l’offerta di Poste Italiane su TIM, considerandola un passaggio strategico per la creazione di una grande piattaforma digitale nazionale. Il segretario della Slc Cgil, Riccardo Saccone, sottolinea come l’operazione possa rafforzare il ruolo dell’Italia nella competizione tecnologica internazionale, valorizzando anche le competenze interne all’azienda. Sulla stessa linea Uilposte e Uilcom, che definiscono l’iniziativa “storica” per l’integrazione tra infrastrutture postali e reti di telecomunicazione, con l’obiettivo di creare un operatore di sistema a supporto dell’innovazione e della sovranità digitale. I sindacati chiedono però garanzie concrete su occupazione, investimenti e tutele lungo tutta la filiera, sollecitando l’apertura di un confronto con le aziende. Ribadiscono inoltre la necessità che lo Stato mantenga una quota di maggioranza, ritenuta essenziale per assicurare stabilità, indirizzo strategico e tutela dell’interesse generale.

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