LA RICERCA DEL POLIMI

Efficienza energetica, investiti fino a 62 mld nel 2025. Nell’era post-superbonus il traino arriva dal terziario, trend +11% annuo al 2030

14 Mag 2026 di Mauro Giansante

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Nessuno come il settore terziario crede all’efficientamento energetico. Tanto come leva ambientale quanto economica. A rilevarlo è una nuova analisi del dipartimento Energy & Strategy del Politecnico di Milano. Finita l’epopea del superbonus, lo scorso anno nel nostro Paese sono stati investiti per l’efficienza energetica tra i 53 e i 62 miliardi di euro, più o meno come nel 2024. La differenza, però, sta appunto nella composizione del quadro: oggi dominano il terziario (da 24-28 miliardi di euro a 25-29) e l’industria (da 2,3-2,7 miliardi a 2,5-3,2), sostenuta dal Piano Transizione 5.0 pur in un quadro regolatorio ancora non soddisfacente. Dall’altro lato, invece, calano il residenziale (da 33-36 miliardi a 24-27) e, leggermente, la Pa (da 2,3-3,3 miliardi a 2-2,8), che concentra gli interventi soprattutto sugli edifici Nearly Zero Energy Building.

Il terziario traina l’efficientamento energetico

Detto che il sistema degli incentivi è ancora attivo, pur con efficacia regressiva, negli scenari del PoliMi si legge che nell’ipotesi più ottimistica – e allineata agli obiettivi europei – nel 2030 il mercato potrebbe raggiungere un valore compreso tra i 90 e i 105 miliardi di euro, con una crescita media annua dell’11%. Ciò che serve per rendere probabili queste previsioni è la stabilità normativa e le semplificazioni degli strumenti applicativi. Al contrario, avverte lo studio, il range di investimenti stagnerà tra i 64 e i 75 miliardi, con un ritmo medio inferiore al 4%.

Ad oggi, invece, il nostro Paese è quinto nel rapporto tra consumo lordo di energia e pil a parità di potere d’acquisto, -16% rispetto alla media Ue. Quanto ai consumi residenziali e industriali pro capite, questi risultano più bassi rispettivamente del 10% e del 13%. Dall’altro lato, però, tra 2015 e 2024 il calo dell’intensità energetica in Italia è stato più lento e l’indice Odyssee-Mure (che valuta i livelli di efficienza energetica, i trend di miglioramento e le politiche pubbliche) ci assegna il diciottesimo posto su ventisette, a causa del quadro regolatorio instabile e di un trend storico poco dinamico.

Riqualificare scuole e ospedali: gli scenari

Tornando a qualche scenario concreto, per trasformare in classe A gli edifici ad uso commerciale (75% vendita al dettaglio, 15% attività di ristorazione, 10% GDO) attualmente nelle classi energetiche più basse, F e G, sarebbero necessari investimenti per oltre 17 miliardi di euro, ma si risparmierebbero circa 1 Mtep di energia primaria ogni anno, cioè quasi 2 miliardi di euro all’anno in bolletta, e oltre 3 milioni di tonnellate di CO₂.

Quanto agli edifici pubblici, l’analisi del PoliMi ha riguardato la riqualificazione di scuole e ospedali (60% del totale). Per portare in classe A i nosocomi attualmente nelle classi dalla D alla G occorrerebbero oltre 580 milioni di euro, ma si avrebbe un risparmio energetico annuo di circa 80 ktep (oltre 110 milioni di euro in meno all’anno in bolletta) e un abbattimento delle emissioni di oltre 400 mila tonnellate di CO₂. Secondo il Mim, il 57% degli istituti scolastici ha già implementato qualche intervento di efficientamento, mentre il 27% non ne ha realizzato nessuno: se per questa quota si investissero tra 6 e 7,5 miliardi di euro, si otterrebbe un risparmio annuo sulle spese energetiche tra 850 milioni e 1,1 miliardi. Oltretutto, non mancano giovani startup che sviluppano soluzioni innovative per decarbonizzare gli immobili. Dal 2020, infatti, ne sono nate trenta.

Tutto fermo sulla direttiva case green

Per Federico Frattini, vicedirettore di E&S del PoliMi, all’Italia mancano “la prevedibilità e la costanza del quadro entro cui le risorse, a partire dagli incentivi, vengono attivate. Conto Termico 3.0, Transizione 5.0 e Iperammortamento 2026, ad esempio, rappresentano tre misure potenzialmente decisive, ma a fronte di obiettivi ambiziosi non riescono a tradursi in meccanismi semplici, tempestivi o pienamente operativi”. E a risentirne sono, ovviamente, gli investimenti e la fiducia degli operatori.

“Parlare di Green Building oggi significa ridefinire il concetto stesso di valore immobiliare – conclude Frattini -: la prestazione dei nuovi edifici non sarà valutata solo in base a quanto consumano, ma anche all’impatto generato per essere costruiti, gestiti e dismessi, misurando il potenziale di riscaldamento globale lungo tutto il ciclo di vita.  Entrano quindi in gioco la qualità dei materiali, le emissioni incorporate, il comfort, la circolarità. In questo quadro, la Direttiva Epbd IV rappresenta oggi il riferimento regolatorio più influente. È un cambio di paradigma che coinvolge tutta la filiera delle costruzioni – progettisti, produttori, imprese, gestori, investitori – e che richiede competenze ancora da consolidare su scala industriale”. Ad oggi, però, i lavori sul recepimento nazionale sono ancora fermi.

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