LA PRESENTAZIONE DEL LIBRO IFEL
Manfredi: bilancio positivo per il Pnrr, ma ora il Mef non rastrelli fondi destinati a completare le opere
Per il presidente Anci il bilancio del Pnrr è “positivo” ma su tre cose occorre intervenire: la drastica riduzione dei “tempi di intermediazione politica” sul trasferimento delle risorse a chi realizza; la richiesta al Mef di non rastellare risorse destinate al completamento delle opere Pnrr; il trasferimento ai comuni di fondi per la gestione di opere realizzate con il Pnrr.

Il sindaco di Napoli e presidente Anci, Gaetano Manfredi
Il sindaco di Napoli e presidente di Anci, Gateano Mafredi, è intervenuto ieri alla presentazione del libro Ifel “Il Pnrr dell’Italia”, curato da Pierciro Galeone e Walter Tortorella (recensito in questo articolo da DIAC), dicendo che il bilancio del Pnrr è “positivo, nel senso che ha funzionato, con realizzazioni in tempi che nessuno immaginava possibili”. La risposta dei comuni – ha detto Manfredi – “è stata fortemente positiva, hanno dimostrato di avere una capacità amministrativa reale e il dato sorprendente è il livello di performance del tutto analoghe fra comuni del Nord e comuni del Sud, fra comuni grandi e comuni piccoli”. A questo ha certamente contribuito l’assistenza tecnica fornita dalle Agenzie dello Stato, come Invitalia. Un sostegno che andrebbe stabilizzato “dando vita a un modello organizzativo nuovo”. Stesso discorso per le semplificazioni come quelle della conferenza di servizi e della Sovrintendenza centrale. Un’esperienza molto positiva anche quella delle strutture di missione interne, costituite soprattutto nei grandi comuni. “Un altro lascito positivo che andrebbe replicato almeno per la programmazione dei fondi europei e del fondo sviluppo coesione, con una gestione integrata ditutte le risorse che vengono dall’esterno”.
Manfredi ha però indicato tre aspetti su cui è necessario intervenire rapidamente per non disperdere la lezione che viene dal Pnrr. Il pimo intervento parte dalla constatazione che “per la prima volta c’è stato un finanziamento diretto dallo Stato ai comuni e questo ha consentito di ridurre i tempi di realizzazione delle opere anche del 50%, perché, se si va a studiare il tempo che passa da quando viene deciso il finanziamento a quando questo finanziamento arriva al soggetto che deve realizzare l’opera, si scopre che passano tre o quattro anni. Questo è tutto tempo di intermediazione politica, con i ministeri, le Regioni, i bandi e questo dimostra che, in condizioni ordinarie, c’è qualcosa che non funziona nella nostra architettura istituzionale. Dobbiamo lavorare su questo aspetto per ridurre drasticamente questi tempi di intermediazione politica”.
Il secondo intervento è il meno noto e il più delicato. Manfredi lo presenta con cautela, ma è il tema stesso che è una mezza bomba. “L’organizzazione del Pnrr in cui il target è basato sulla prestazione e non sul completamento di tutte le opere – spiega Manfredi – prevedeva un buffer, cioè una quota di risorse economiche che non devono essere necessariamente finalizzate entro la data di conclusione del progetto. Questo significa che i soldi per completare le opere che non sono state completate entro il giugno 2026 ci sono e che lo Stato italiano, in base all’accordo con l’Europa, li dovrebbe dare a chi le opere non le ha completate per completarle. Questo è un tema non banale perché in una situazione di crisi economica così significativa come l’attuale, la tentazione di rastrellare tutte le economie penso che alberghi al MEF. Ma questo non significa che per questo dobbiamo lasciare una quantità di scuole o di altre infrastrutture non completate, che restano ferme al 70-80%”. Quindi, conclude Manfredi, “questo è un altro tema che rientra nel dominio della politica”.
Il terzo tema è più noto perché da qualche mese è l’oggetto di una vera campagna portata avanti da Manfredi: il costo di gestione e manutenzione delle opere terminate con il Pnrr. “Si tratta di un tema – dice il presidente di Anci – su cui abbiamo grande difficoltà in termini di impatti di costi di spesa corrente. Se apro 150mila nuovi posti negli asili nido, dovrò pagare gli insegnanti, le bollette, la pulizia. Quando fu concepito il Pnrr, si pensò che questa maggiore spesa corrente sarebbe stata compensata dalla maggiore crescita. Se noi guardiamo i numeri della crescita che si è ottenuta, non è stata corrispondente a quello che si aspettava. Questo perché il Pnrr è stato valutato nelle stime come un piano aggiuntivo quando nella realtà è stato un piano sostitutivo degli investimenti fatti con risorse nazionali. Ci è venuto a mancare un pezzo della crescita e le risorse per gestire le scuole, le tranvie, le case di cura. Oggi abbiamo tanti Comuni in grande difficoltà perché non hanno le risorse”.