LA GIORNATA
Pnrr, il governo tenta lo sprint: un Dl per accelerare gli investimenti
- Dl Pnrr, liberalizzazione degli intercity e nuova società Asset Ferroviari Italiani. Altolà dei sindacati
- Bufera sul Garante della Privacy, indagati Stanzione e intero collegio
- Industria, Istat: a novembre la produzione torna a crescere, +1,5% su mese
IN SINTESI
Il governo accelera sul Piano nazionale di ripresa e resilienza in vista della scadenza del 2026. È in arrivo un nuovo decreto Pnrr, pensato per garantire il pieno conseguimento degli obiettivi fissati dal Piano così come rimodulato nell’ultima revisione approvata dal Consiglio dei ministri il 27 novembre scorso. Il Dl si compone di 33 articoli e dovrebbe approdare sul tavolo di una delle prossimi riunioni del Consiglio dei ministri. Il provvedimento, secondo quanto prevede una prima bozza circolata ieri, contiene misure per accelerare l’attuazione degli investimenti del Pnrr. Confluiscono nel testo anche interventi volti a snellire le procedure per il conseguimento degli obiettivi del Piano e interventi per finanziare misure non più coperte da risorse Pnrr. Tra le norme contenute nel testo si spazia da interventi di semplificazione amministrativa fino a norme relative alla giustizia tributaria e civile. Nella bozza, inoltre, trovano spazio anche misure in materia di alloggi e di residenze per gli studenti universitari e interventi per rafforzare l’efficienza dell’infrastruttura ferroviaria in Italia.
Il Dl si articola in due parti: una dedicata al Pnrr e alla sua governance, l’altra alla politica di coesione. Il filo conduttore è il rafforzamento delle responsabilità delle amministrazioni coinvolte e il potenziamento della capacità amministrativa della pubblica amministrazione, accompagnati da misure di semplificazione e digitalizzazione delle procedure. Per garantire continuità operativa fino alla scadenza del Piano, il decreto proroga al 2026 la durata di tutti gli incarichi dirigenziali della Struttura di missione Pnrr presso la Presidenza del Consiglio. Sul fronte delle infrastrutture, è autorizzata una spesa di 700 mila euro per il 2026 a favore del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, destinata alle attività di verifica delle rendicontazioni e di monitoraggio degli interventi finanziati nell’ambito della Missione 3 del Piano. Ampio spazio è dedicato anche alla transizione digitale: la dotazione organica dirigenziale della Presidenza del Consiglio viene incrementata di una posizione di livello generale e di cinque di livello non generale. Previsto inoltre l’aumento di 130 funzionari di categoria A F1, con l’avvio di nuove procedure di reclutamento tramite concorso pubblico. Per rafforzare le amministrazioni locali, il decreto prevede lo scomputo della spesa per i segretari comunali nei Comuni che ne erano sprovvisti. Sul piano del controllo, i soggetti attuatori dei programmi Pnrr dovranno aggiornare sulla piattaforma ReGiS il cronoprogramma fisico, procedurale e finanziario degli interventi, con dati riferiti al 31 dicembre 2025. Il termine per l’adempimento è fissato in 45 giorni dall’entrata in vigore del decreto. In caso di inadempienza accertata dalla Commissione europea, scatteranno le sanzioni già previste dal decreto Pnrr di marzo 2024, comprese le misure di recupero delle risorse non utilizzate o legate a obiettivi non conseguiti. “Al fine di assicurarne la loro realizzazione, agli interventi non più finanziati in tutto o in parte a valere sulle risorse del Pnrr a seguito della decisione del Consiglio del 27 novembre 2025” continueranno ad applicarsi le misure di semplificazione in materia di affidamento dei contratti pubblici e in materia di procedimenti amministrativi. In particolare, chiarisce la relazione tecnica, verrà confermato il contributo del Fondo per l’avvio di opere indifferibili “in favore degli interventi definanziati dal Pnrr e dal Pnc già beneficiari di risorse del predetto Fondo, al fine di non compromettere la realizzazione di tali interventi”.
Dl Pnrr, liberalizzazione degli intercity e nuova società Asset Ferroviari Italiani. Altolà dei sindacati
Il decreto Pnrr interviene anche sul trasporto ferroviario. Secondo la bozza circolata, il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti avvierà una procedura competitiva per l’affidamento dei contratti di servizio pubblico relativi ai collegamenti Intercity, previa ridefinizione dell’ambito dei servizi sulla base di un’analisi di mercato. Le gare saranno suddivise in lotti “appropriati e contendibili”, secondo i criteri dell’Autorità di regolazione dei trasporti e gli orientamenti della Commissione europea. Per favorire la concorrenza, è inoltre autorizzata la costituzione della società pubblica Rolling Stock Company, che assumerà la denominazione Asset Ferroviari Italiani Spa (AFI). La nuova società avrà il compito di garantire agli operatori l’accesso effettivo e non discriminatorio al materiale rotabile, sia per i servizi Intercity sia per quelli regionali. ImmediAta la reazione dei sindacati. “Abbandonare eventuali ipotesi di riforma, così come emergono, e aprire un confronto serio, preventivo e trasparente con le parti sociali, prima di assumere decisioni che possono incidere in modo profondo e strutturale sul futuro del settore”, chiedono subito Filt Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl Ferrovieri, Fast Confsal e Orsa Trasporti ai Ministeri dell’Economia e delle Finanze, delle Infrastrutture e dei Trasporti e per gli Affari europei, il Pnrr e le politiche di coesione a seguito delle indiscrezioni stampa su un decreto-legge che, tra i propri obiettivi, prevede una riforma del sistema ferroviario nazionale e sottolineando che “in assenza di un cambio di impostazione potranno essere intraprese eventuali iniziative necessarie a tutela del lavoro, del servizio pubblico ferroviario e dell’interesse generale”. Secondo le organizzazioni sindacali: “si corre il rischio di mettere in discussione il quadro strategico e industriale su cui si fonda oggi il settore. Con l’avvicinarsi delle gare Intercity cresce il clima di incertezza e di forte preoccupazione tra le lavoratrici e i lavoratori del comparto ferroviario che vedono messo in discussione il proprio futuro occupazionale e professionale. Inoltre l’ipotesi di creazione di una Rolling Stock Company (RoSCo), separata dal Gruppo ferrovie dello stato italiane e finalizzata all’acquisto e al noleggio del materiale rotabile, introduce ulteriori elementi di frammentazione e incertezza in un quadro già complesso, con potenziali ricadute negative sul piano industriale, organizzativo e occupazionale, come già avvenuto nel Regno Unito”. “Il trasporto ferroviario italiano – spiegano infine Filt Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl Ferrovieri, Fast Confsal e Orsa Trasporti – ha invece bisogno di investimenti diretti, stabili e strutturali, di una governance integrata, trasparente e responsabile, del rafforzamento del ruolo industriale pubblico, di tutele certe per il lavoro, la professionalità e la sicurezza e di un reale miglioramento della qualità del servizio reso a cittadine, cittadini e territori”.
Bufera sul Garante della Privacy, indagati Stanzione e intero collegio
Un terremoto giudiziario investe i vertici del Garante per la Privacy. Una indagine della Procura di Roma vede indagati il presidente dell’autorità, Pasquale Stanzione e l’intero Collegio. Le accuse sono pesanti: corruzione e peculato. Il procedimento, avviato nei mesi scorsi dopo una serie di servizi mandati in onda da Report, giovedì mattina ha vissuto di una improvvisa accelerazione con le perquisizioni della Guardia di Finanza che ha proceduto all’acquisizione di documenti oltre ai telefoni e pc degli indagati. Al centro dell’indagine presunte “spese pazze” compiute dal board ed episodi di corruzione legati a sanzioni opache comminate negli ultimi due anni. L’attività istruttoria, coordinata dall’aggiunto Giuseppe De Falco, rappresenta lo snodo giudiziario allo scontro in atto da mesi tra la trasmissione condotta da Sigfrido Ranucci e l’Autorità. “Sono tranquillo”, si limita a dire Stanzione che è accusato in concorso con Ginevra Cerrina Feroni, Agostino Ghiglia e Guido Scorza. Con l’acquisizione di atti gli inquirenti sono in cerca di ulteriori tasselli per l’impianto accusatorio che si basa anche sul racconto di alcuni testimoni tra cui l’ex segretario generale Angelo Fanizza, dimessosi due mesi fa dopo il caso relativo alla richiesta di controlli sulle mail dei dipendenti nella ricerca della “talpa” che ha fornito a Report elementi per le sue inchieste.
Industria, Istat: a novembre la produzione torna a crescere, +1,5% su mese
A novembre 2025 torna a crescere la produzione industriale dopo la flessione congiunturale del mese precedente: l’Istat stima che l’indice destagionalizzato aumenti dell’1,5% rispetto a ottobre. Al netto degli effetti di calendario, l’indice generale aumenta su base annua dell’1,4% (i giorni lavorativi di calendario sono stati 20, come a novembre 2024): l’aumento, spiega l’Istituto, si registra per i principali raggruppamenti di industrie, con l’eccezione dei beni di consumo. Nella media del trimestre settembre-novembre, indica inoltre l’Istat, il livello della produzione industriale cresce dell’1,1% rispetto ai tre mesi precedenti. A novembre l’indice destagionalizzato mostra aumenti congiunturali in tutti i raggruppamenti principali di industrie con variazioni positive per l’energia (+3,9%), i beni strumentali (+2,1%), i beni di consumo (+1,1%) e, marginalmente, per i beni intermedi (+0,1%). Tra i settori traina la produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (+7,5% rispetto ad ottobre). Su base annua, si registrano variazioni positive per i beni strumentali (+3,3%), l’energia (+2,0%) e i beni intermedi (+1,0%); diminuiscono, invece, lievemente i beni consumo (-0,8%). I settori di attività economica che registrano gli incrementi tendenziali maggiori sono la produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (+8,7%), la fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e orologi (+5,8%) e la fabbricazione di apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico non elettriche (+5,1%). Le flessioni più ampie si rilevano invece nella fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-4,4%), nella fabbricazione di mezzi di trasporto (-3,1%) e nella fabbricazione di prodotti chimici (-2,9%). Il dato sulla produzione industriale di novembre “consolida la percezione di un quarto trimestre tonico sotto il profilo dell’economia nel complesso e nelle sue diverse componenti. Se queste indicazioni troveranno conferma nei dati di contabilità nazionale di prossima pubblicazione, ciò permetterebbe di entrare nel 2026 con un’eredità positiva, favorendo la possibilità di una crescita, nell’anno appena iniziato, prossima all’1%”: questo il commento dell’Ufficio studi di Confcommercio ai dati diffusi oggi dall’Istat. In termini prospettici, continua la nota, “è importante che la tendenza al ridimensionamento dell’attività industriale si sia arrestata, con un indice che comunque si attesta su valori storicamente esigui. Senza particolari enfasi va segnalata anche la sostanziale diffusione ai diversi segmenti della tendenza al miglioramento, con spunti favorevoli che coinvolgono anche la produzione di beni di consumo. Dato, quest’ultimo, che potrebbe suggerire come i recuperi rilevati a novembre sul versante delle vendite possano rappresentare un affidabile segnale di un miglioramento della domanda delle famiglie”.
Dl Transizione 5.0, ok definitivo dall’Aula della Camera
In aula alla Camera è stato approvato ieri in via definitiva il dl Transizione 5.0 (recante “misure urgenti in materia di Piano Transizione 5.0 e di produzione di energia da fonti rinnovabili”), già approvato dal Senato. I voti favorevoli sono stati 156, i contrari 115, gli astenuti 4. Il provvedimento con le ‘Disposizioni urgenti in materia di Piano Transizione 5.0 e di produzione di energia da fonti rinnovabili, composto di tre articoli, disciplina il credito d’imposta di Transizione 5.0 e la cornice normativa per l’individuazione delle aree idonee agli impianti da fonti rinnovabili. Tra le novita’ introdotte a Palazzo Madama figura la modifica delle norme sul golden power (nel settore finanziario sara’ applicabile solamente dopo i pareri Ue sulle operazioni in atto).
Energia, la Commissione Ue lavora alla strategia sull’idrogeno
“Il mercato dell’idrogeno non è come quello che pensavamo anni fa. Ma abbiamo progetti e abbiamo domanda. Dobbiamo produrre idrogeno nell’Ue ma abbiamo bisogno anche di importarlo. Per questo nell’iniziativa highways ci sono due progetti e la Commissione si è impegnata presentare più avanti una strategia sull’idrogeno. Ancora non posso dirvi quando verrà presentata ma ci stiamo lavorando”. Lo ha detto Mechthild Worsdorfer, vice direttrice generale alla dg Ener, in Commissione europea, durante una audizione in commissione Industria ed energia (Itre) del Parlamento Ue.
Costruzioni: Istat, numero abitazioni +5,8% in terzo trimestre
Nel terzo trimestre 2025, sulla base delle autorizzazioni riguardanti il comparto residenziale, Istat stima una crescita congiunturale sia del numero di abitazioni (+5,8%), sia della superficie utile abitabile (+6,6%), al netto dei fattori stagionali. L’edilizia non residenziale registra un incremento dell’11% rispetto al trimestre precedente. Nel terzo trimestre dell’anno, la stima del numero di abitazioni dei nuovi fabbricati residenziali, al netto della stagionalita’, e’ pari a 13.342 unita’; la superficie utile abitabile, e’ di poco superiore a 1,19 milioni di metri quadrati, mentre quella non residenziale si attesta poco al di sotto dei 2,89 milioni di metri quadrati. Nel trimestre, il settore residenziale mostra un calo, rispetto al terzo trimestre 2024, del numero di abitazioni (-0,6%) e un incremento della superficie utile abitabile (+5,7%). La superficie dei fabbricati non residenziali cresce dell’11,1% confrontata con lo stesso periodo dell’anno precedente.
Corte dei Conti: banda ultralarga in avanzamento ma con divari regionali
A fronte di una programmazione complessiva di 8,3 milioni di unità immobiliari interessate dal Piano banda ultralarga – di cui 6,3 milioni da connettere in tecnologia Ftth (Fiber to the home) e 2 milioni in Fwa (Fixed wireless access) – a fine ottobre 2025 risultavano coperti rispettivamente il 77% (4,8 milioni effettivi) e il 61% (1,25 milioni) degli immobili attesi. È invece pari al 99,8% la connessione realizzata per le sedi delle Pubbliche amministrazioni e delle aree industriali (27.141 sulle 27.183 previste), con un avanzamento che, rispetto a novembre 2024, ha registrato, sul versante Ftth, la crescita del 14% per il tasso di copertura nelle abitazioni civili e del 20,8% per quello delle sedi PA/aree industriali. E’ quanto evidenzia la Corte dei conti nella Delibera n. 71/2025/CCC, in cui i magistrati del Collegio del controllo concomitante hanno analizzato lo stato di avanzamento del Piano Banda Ultralarga – Aree Bianche, anche valutando le misure adottate dal Ministero delle imprese e del made in Italy a seguito delle raccomandazioni già formulate nel 2024 dalla magistratura contabile, nonché degli aggiornamenti al cronoprogramma (con slittamento in avanti di circa un anno) presentati da Open Fiber nell’ambito della programmazione delle attività residue. Nonostante i sensibili progressi registrati, osserva la Corte, la nuova tempistica legata allo slittamento del cronoprogramma dovrebbe considerarsi definitiva, prevedendo l’ultimazione dell’88% dei collaudi entro il 2025 e del restante 12% nel 2026. Per sostenere questo obiettivo il Mimit ha rafforzato il sistema di governance, intensificando il monitoraggio, il coordinamento tra Infratel, concessionario e amministrazioni territoriali e la definizione dei target. Segnali tangibili di tali azioni sono rinvenibili, oltre che nella riduzione del numero dei comuni definiti critici (dai 136 di agosto 2025 ai 116 di ottobre dello stesso anno), nella revisione dei piani economico-finanziari di fine 2024, che ha riequilibrato la sostenibilità dell’intervento mediante l’aumento del contributo pubblico (+660 milioni di euro), nella proroga delle concessioni e nell’introduzione di meccanismi di subentro, con un incremento medio del valore contrattuale pari a circa un quarto dell’aggiudicazione originaria. Il percorso verso il conseguimento dei target previsti per il 2026, prosegue la Corte, risulta però ancora lungo, soprattutto in alcune realtà regionali. Liguria, Emilia-Romagna, Lombardia e Valle d’Aosta si collocano, infatti, sotto la soglia di realizzazione del 70% per gli obiettivi legati alle abitazioni civili (Liguria ed Emilia-Romagna, anche per quelli riferiti alle sedi PA). In otto regioni, invece, il tasso raggiunto è tra il 70 e il 90% e solo nelle otto residue risulta superata la soglia del 90%. Nel complesso, va comunque considerato che un’importante quota aggiuntiva di unità immobiliari (oltre 441.000, pari al 7% del target) risulta già in fase di collaudo e un ulteriore milione (circa il 16%) in fase di lavorazione, con 5.144 Comuni italiani effettivamente raggiunti dall’infrastruttura di rete Ftth e 4.671 coperti in Fwa. Su un altro versante, il ricorso alle penali per governare i ritardi registrati sul fronte attuativo (nelle fasi progettuali e autorizzative) ha mostrato un’efficacia ridotta. Solo il 2% di esse è stato incassato e più della metà risulta oggetto di contenzioso. La Corte ha quindi raccomandato al Ministero delle imprese, anche tramite il concedente Infratel Italia, di rafforzare ulteriormente controlli e interventi correttivi per assicurare il rispetto del nuovo cronoprogramma.
Vietnam, vola il Pil, +8,2% nel 2025, con le infrastrutture motore dello sviluppo
Lo sviluppo delle infrastrutture in Vietnam si conferma motore centrale della crescita nazionale, con un contributo significativo al robusto aumento del Pil del 2025, pari all’8,02%. Nel solo 2025, si legge su Vietnam News, sono stati lanciati o inaugurati 564 progetti infrastrutturali per un investimento complessivo che ha sfiorato i 200 miliardi di dollari, potenziando la connettività interna. Tra le opere strategiche completate o in corso figurano importanti nodi in numerosi settori di trasporto: aeroporti internazionali ampliati, porti in grado di accogliere le navi più grandi al mondo e linee ferroviarie urbane. Particolare rilievo hanno avuto l’espansione della rete autostradale, ampliata di 3.345 km, il secondo aeroporto a Ho Chi Minh City e l’ampliamento di quello di Hanoi. Secondo il piano d’azione del 14° Congresso del Partito, in programma dal 19 al 25 gennaio 2026, il Vietnam continuerà a prioritizzare grandi progetti infrastrutturali, tra cui la ferrovia ad alta velocità Nord-Sud, nuovi aeroporti e porti gateway per sostenere uno sviluppo sostenibile e competitivo.
Aeroporti, Enac e Sac firmano il contratto di programma 2024-2027: 340 mln di investimenti
Via libera al contratto di programma di Sac, la società di gestione dell’aerporto di Catania Fontanarossa, valido per il periodo regolatorio 2024-2027. Il contratto, firmato dal direttore generale Enac Alexander D’Orsogna e dall’amministratore delegato SAC Nico Torrisi, è il decimo (primo del 2026) in ordine di tempo dall’adozione ufficiale dello schema-tipo decretata, con delibera ENAC n. 12 del 28 marzo 2022, dal consiglio di amministrazione Enac e successivamente rimodulato con interventi emendativi disposti dallo stesso organo consiliare in data 21 settembre 2023. La sottoscrizione segue sia la chiusura positiva dell’iter istruttorio condotto dalle strutturetecniche Enac, sulla documentazione prodotta dal gestore, sia la definizione dei nuovi diritti aeroportuali con l’Autorità di Regolazione dei Trasporti. Il presidente Enac Pierluigi Di Palma ha espresso grande soddisfazione per il risultato conseguito, ribadendo l’utilità dello strumento contrattuale che regola la pianificazione sostenibile degli investimenti infrastrutturali, in modo che garantiscano all’utenza l’implementazione dei livelli di sicurezza, l’efficientamento energetico e l’adeguamento delle opere realizzate negli scali italiani agli standard prestazionali europei.
La pianificazione infrastrutturale programmata dalla SAC prevede, per il quadriennio oggetto di contratto, investimenti per oltre 340 milioni di euro che evidenziano un impegno articolato da parte del gestore, volto al miglioramento continuo della qualità dei servizi, al rafforzamento della sicurezza operativa, oltre che al contenimento dell’impatto ambientale, in linea con le Linee Guida Enac e con gli obiettivi di sostenibilità dell’Unione Europea. Gli investimenti sono ripartiti prevalentemente fra interventi legati all’incremento dei livelli di servizio, come la valorizzazione degli interventi legati al Piano di Utilizzo dell’Aerostazione e alla riconfigurazione e ampliamento del Terminal C; interventi volti al miglioramento delle performance operative, come il potenziamento e l’adeguamento impianto BHS (Baggage Handling System) del Terminal A; interventi finalizzati all’incremento della safety e al miglioramento sismico.
Aeroporti, Ciampino ottiene le 4 settel Skytrax
L’aeroporto “Giovan Battista Pastine” di Ciampino, gestito e sviluppato da Aeroporti di Roma, società del Gruppo Mundys, ha ottenuto per la prima volta le 4 stelle Skytrax, uno dei più importanti riconoscimenti nel panorama mondiale per la qualità dei servizi aeroportuali e per l’attività del personale. Dopo le 5 stelle ottenute nel 2022 e confermate nell’aprile 2025 al Leonardo da Vinci di Roma Fiumicino, anche lo scalo di Ciampino – che nel 2025 ha superato la quota di 4 milioni di viaggiatori, in crescita del 3.3% rispetto all’anno precedente – consolida così la sua posizione nel contesto internazionale, entrando nell’élite degli aeroporti europei, nella categoria tra 2-5 milioni di passeggeri, certificati con un rating di 4 stelle. Skytrax, principale ente di rating del trasporto aereo a livello globale, svolge valutazioni su oltre 800 parametri legati ai prodotti e servizi offerti ai passeggeri, seguendo una metodologia standardizzata che permette il confronto tra grandi hub e scali regionali. La valutazione, assegnata al termine di un’approfondita analisi condotta nel corso del 2025, ha riconosciuto al G.B. Pastine elevati standard qualitativi lungo l’intera esperienza di viaggio, premiando il comfort del terminal, la pulizia, la segnaletica e l’orientamento, la qualità del servizio offerta dal personale, i processi di security e controlli di frontiera/immigrazione. Skytrax ha inoltre valorizzato la dotazione di punti di ricarica e aree di lavoro, i servizi per le famiglie e l’assistenza ai passeggeri a ridotta mobilità (PRM), insieme ad alcune iniziative per rendere
l’attesa più piacevole e coinvolgente, come il calcio balilla, gli strumenti musicali e le aree gioco per bambini. “Il riconoscimento delle 4 stelle Skytrax all’aeroporto di Ciampino – ha dichiarato Marco Troncone, amministratore delegato di Aeroporti di Roma – rappresenta un ulteriore, importante passo nel percorso di miglioramento continuo che stiamo portando avanti su tutto il sistema aeroportuale romano. Il G.B. Pastine riveste un ruolo strategico per Roma e per l’Italia e si afferma tra gli aeroporti più apprezzati in Europa per qualità e affidabilità operativa nella sua categoria. Questo risultato valorizza il ruolo specifico dello scalo in un contesto operativo dual-use, che richiede standard elevati di efficienza, puntualità e affidabilità. La certificazione Skytrax è un riconoscimento del lavoro di squadra e della capacità di tradurre una visione industriale di lungo periodo in risultati misurabili, mettendo al centro l’esperienza del passeggero e l’eccellenza operativa.” Negli ultimi anni, Aeroporti di Roma ha avviato un percorso di valorizzazione dello scalo di Ciampino, volto a migliorarne il profilo infrastrutturale e l’offerta complessiva, in coerenza con il modello di sviluppo sostenibile e innovativo promosso dal sistema aeroportuale della Capitale, che ha da poco segnato un record storico chiudendo l’anno con oltre 55 milioni di viaggiatori in arrivo o in partenza. In questo quadro, proseguirà anche nel 2026 il programma di ammodernamento infrastrutturale delle dotazioni del terminal: dopo gli interventi già realizzati, ulteriori miglioramenti sono previsti già nei prossimi mesi per consolidare e rendere ancora più omogenea l’esperienza dei passeggeri in tutte le aree dello scalo.
A Porto Tolle Italgas attiva un nuovo impianto di connessione del biometano alla rete di distribuzione del gas
È entrato in esercizio a Porto Tolle (Rovigo) un nuovo impianto di connessione del biometano alla rete di distribuzione del gas naturale gestita da Italgas. L’impianto di produzione è stato realizzato dall’Azienda Agricola Canella Giancarlo, dove il gas rinnovabile è prodotto attraverso infrastrutture dedicate e mediante un processo di digestione anaerobica di scarti agricoli. La nuova infrastruttura consentirà di immettere nel network di distribuzione locale circa 2,2 milioni di metri cubi/anno di biometano, equivalenti ai consumi medi annui di oltre 2.400 famiglie del territorio. L’opera comprende anche un nuovo tratto di rete di collegamento di circa 100 metri di lunghezza. L’intervento si colloca nel quadro regolatorio definito da ARERA – in particolare dalla Delibera 46/2015/R/gas e s.m.i. – che disciplina le condizioni tecniche e le procedure per la connessione degli impianti di produzione di biometano alle reti del gas naturale, prevedendo la verifica di compatibilità e sicurezza da parte del gestore di rete. “Il biometano è una grande opportunità per l’Italia – ha commentato Pier Lorenzo Dell’Orco, amministratore delegato di Italgas Reti – e dobbiamo coglierla adesso. Il PNRR ha dato un grande impulso al suo sviluppo e l’auspicio è che il ‘momentum’ prosegua potendo contare su un quadro regolatorio stabile e ulteriormente incentivante. Come Italgas continueremo a lavorare per stimolarne lo sviluppo mettendo a disposizione una rete smart, flessibile ed estremamente capillare. I numeri sono dalla nostra parte: con Porto Tolle, abbiamo già connesso al nostro network una decina di impianti e altri 50 ne arriveranno entro la metà del 2026. Il percorso di decarbonizzazione è solo all’inizio”. L’attivazione conferma il ruolo della rete Italgas – oggi la più estesa e digitalizzata d’Europa – come abilitatore dello sviluppo dei gas rinnovabili. Nell’ambito del Piano Strategico 2025-2031, il Gruppo sta completando la trasformazione delle proprie infrastrutture in un network remotizzato, intelligente e flessibile, capace di accogliere quote crescenti di gas rinnovabili, come biometano, idrogeno e metano sintetico. Al momento i 12 impianti di produzione di biometano già connessi alla rete Italgas consentono di immettere e distribuire un totale di 20 milioni di metri cubi l’anno. L’obiettivo è raggiungere, entro il 2031, una capacità di immissione pari a 1,2 miliardi di metri cubi annui.
Aspi e Fondazione Milano-Cortina siglano la partnership in vista delle Olimpiadi
Fondazione Milano-Cortina 2026 e Autostrade per l’Italia hanno siglato una partnership strategica, confermando il ruolo della rete autostradale come infrastruttura chiave a supporto di un evento di rilevanza globale. Durante i Giochi, la rete autostradale sarà parte integrante dell’esperienza Olimpica e Paralimpica. Le tratte adiacenti ai luoghi delle competizioni ospiteranno spazi pubblicitari a servizio degli utenti in movimento, offrendo supporto informativo e comunicazioni dedicate sul programma delle gare in corso: un presidio diffuso pensato per accompagnare i flussi, migliorare l’esperienza di viaggio e rafforzare il ruolo dell’infrastruttura autostradale come elemento di accoglienza. “L’accordo con la Fondazione Milano Cortina 2026 rappresenta una grande opportunità per promuovere, a livello nazionale e internazionale, i valori universali dello sport, da sempre condivisi e promossi dal nostro Gruppo”, ha dichiarato Arrigo Giana, amministratore delegato di Autostrade per l’Italia. “La rete autostradale è una componente essenziale della capacità del Paese di accogliere, connettere e muovere persone, idee ed energie. In questa prospettiva, la partecipazione di Aspi a questo evento globale riflette il ruolo strategico delle infrastrutture autostradali per lo sviluppo e la proiezione dell’Italia nel mondo”. Per Andrea Varnier, ceo della Fondazione Milano Cortina 2026, “in un evento che abbraccia diversi territori, il movimento diventa il cuore pulsante dell’organizzazione. Collaborare con Autostrade per l’Italia significa contare su una rete eccellente e capillare, pronta ad accogliere il flusso di persone su oltre 22 mila chilometri quadrati. Il nostro obiettivo comune è trasformare lo spostamento in una parte integrante e piacevole dell’esperienza Olimpica e Paralimpica, assicurando standard qualitativi elevati e servizi su misura per tutti coloro che faranno parte di questo momento unico. Milano Cortina 2026 va oltre lo sport, offrendo un’esperienza che si sviluppa sia all’interno che all’esterno delle sedi di gara, in cui ogni elemento contribuisce a creare un ricordo duraturo”. Per accompagnare i viaggiatori verso l’esperienza Olimpica e Paralimpica, sulle principali direttrici di accesso ai siti delle competizioni presenti nella rete di Autostrade per l’Italia è prevista la personalizzazione di alcune stazioni di pedaggio e nodi infrastrutturali strategici, con installazioni luminose e segni visivi ispirati al Tricolore. Inoltre, per rafforzare ancora di più il valore della partnership, i loghi Olimpici e Paralimpici saranno esposti in tutte le sedi aziendali e sui principali touchpoint digitali aziendali, come sito internet e canali social. All’interno di questo quadro si inserisce il contributo che Autostrade per l’Italia porterà nei luoghi chiave dei Giochi nel corso del periodo Olimpico e Paralimpico, con un presidio qualificato a Casa Italia, che sorgerà presso la Triennale di Milano, lungo l’asse urbano compreso tra l’Arco della
Pace e il Duomo.
Venture Capital, Ey Barometer: in Italia 1,5 mld nel 2025 ma resta il gap con l’Europa
Il venture capital corre in Italia, ma resta il gap con altri Paesi europei. Nel 2025 ha raggiunto i 1,488mld di euro, +32% rispetto al 2024, trainato, pero’, soprattutto da un numero limitato di operazioni di grandi dimensioni, secondo i risultati emersi nella nuova edizione dell’EY Venture Capital Barometer. Il numero di round chiusi e’ stato di 238, in lieve calo rispetto ai 292 del 2024, ma il valore medio delle operazioni e’ salito del 62%, passando da 3,9mln a 6,3 milioni. Cinque societa’ hanno raccolto complessivamente circa 700mln di euro, con Bending Spoons (233mln), Exein (170mln, in due round nello stesso anno) e AAVantgarde Bio (122mln) a guidare la classifica. Seguono NanoPhoria (83mln) e Generative Bionics (70mln). Gli investimenti in venture capital rappresentano, pero’, ancora lo 0,07% del pil italiano, segnando un gap rispetto allo 0,15% della Germania, 0,22% della Francia e 0,16% della Spagna.
Accessi Ztl, le imprese chiedono al Mit regole certe e l’approvazione sui massimali tariffari
Un sistema di pagamento per l’accesso alle ZTL urbane di autobus e mezzi di trasporto merci più strutturato, proporzionato e coordinato attraverso una rapida approvazione ed emanazione del decreto MIT sui massimali tariffari di accesso ai centri urbani. Questa, in sintesi, la richiesta di Confindustria, Confcommercio, Confartigianato e Confesercenti contenuta in una lettera congiunta recentemente inviata al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini. Oggi sono circa 50 – si legge nella lettera – le amministrazioni comunali che hanno istituito ZTL tariffate e definito meccanismi più o meno onerosi di prelievo a carico di autobus e mezzi per il trasporto merci, declinati secondo schemi applicativi diversi e soggetti a modifiche frequenti, attuate il più delle volte senza preavviso e poco conciliabili con le esigenze di pianificazione dei servizi di trasporto e di organizzazione dei flussi turistici. I comuni interessati – sottolineano le quattro Organizzazioni – sono di varie dimensioni e rilievo economico, in molti casi di forte richiamo turistico, e il sistema tariffario non risparmia neppure il trasporto pubblico di linea. L’impatto sull’intero settore supera i 100 milioni di euro annui, con un’incidenza sui bilanci delle imprese che sfiora il 5% dei costi aziendali complessivi. Un aggravio non solo economico ma anche amministrativo, incidendo sull’organizzazione e programmazione dell’attività stessa delle imprese di trasporto, e che non ha eguali in altri Paesi europei. Questo – secondo le Organizzazioni – rappresenta un freno allo sviluppo delle attività. Lo strumento normativo per imprimere una svolta ed individuare un sistema condiviso di prelievo esiste e attende da oltre tre anni di essere attuato. Per questo motivo occorre una rapida approvazione ed emanazione del decreto ministeriale sulle tariffe massime per l’accesso dei veicoli alle ZTL urbane, previsto dalla riforma del Codice della Strada del 2022. È fondamentale per giungere ad un sistema unitario, equo e razionale di tariffazione degli accessi ai centri urbani, per il trasporto delle persone e delle merci, capace di contemperare le esigenze di amministrazioni comunali, cittadini, turisti, viaggiatori e imprese.
CNA Fita: Cancellato il divieto di compensazione delle accise. Sventata la crisi di liquidità dell’autotrasporto
“Grazie all’iniziativa di CNA Fita è stato scongiurato il rischio di una grave crisi di liquidità per le imprese del settore dell’autotrasporto. Nella legge di bilancio 2026, pubblicata in Gazzetta Ufficiale, è stata cancellata la disposizione intesa a limitare la compensazione dei crediti d’imposta. Pertanto, il rimborso per il pagamento delle accise sul gasolio resta compensabile con i contributi previdenziali e assistenziali dovuti dai datori di lavoro”. E’ quanto afferma la Cna Fita in una nota. “La positiva azione di sensibilizzazione politica promossa dalle Confederazione nel corso dell’esame parlamentare della manovra ha messo al riparo 1,8 miliardi di euro di liquidità da un divieto di compensazione che sarebbe risultato a dir poco rovinoso. Alle imprese artigiane del settore trasportistico è stato evitato un esborso imprevisto di risorse pari, in media, a 56.000 euro l’anno. Una vittoria figlia della nostra determinazione” ha dichiarato Michele Santoni, Presidente Nazionale CNA Fita, “abbiamo evitato che una previsione antifrode mal congegnata colpisse le imprese oneste del sistema trasportistico italiano”. CNA ringrazia l’impegno profuso da tutte le forze politiche che in Parlamento hanno compreso le buone ragioni esibite dagli operatori dell’autotrasporto”.
Telco, Digital infrastructure Company, I-Com e Join Group: Cloud e intelligenza artificiale accelerano il passaggio al modello TechCo. In Europa e in Italia investimenti in crescita
Il settore delle telecomunicazioni è nel pieno di una trasformazione strutturale. Il modello tradizionale, fondato su costruzione e gestione delle reti e su servizi di connettività sempre più commoditizzati, mostra segnali di insostenibilità: ricavi globali stagnanti ma con costi operativi elevati e investimenti in 5G, fibra e IT in costante crescita. In questo scenario, intelligenza artificiale e cloud computing emergono come i due pilastri della transizione delle Telco verso il nuovo paradigma TechCo,
ossia operatori che integrano servizi digitali avanzati, piattaforme cloud, intelligenza artificiale e capacità software. Una survey globale conferma la direzione di marcia: il 75% degli operatori ha già avviato il percorso TechCo, ma molti restano in fase pilota e persistono ostacoli legati a risorse, tecnologia e partnership. È quanto emerge dallo studio dal titolo “ASPETTANDO IL DIGITAL NETWORKS ACT. Lo sviluppo delle infrastrutture digitali in Europa e in Italia” realizzato dall’Istituto per la Competitività (I-Com) e Join Group Business Advisory nell’ambito di Futur#Lab, progetto svolto con la partnership di Ericsson, FiberCop, INWIT, Open Fiber, Unidata e WindTre, presentato presso la sede I-Com nel corso di una tavola rotonda alla quale hanno partecipato esperti della materia, rappresentanti delle istituzioni, delle associazioni e delle aziende. L’IA è ormai un imperativo strategico per l’industria: il 54% dei dirigenti Telco prevede un impatto significativo sui ricavi entro i prossimi tre anni e l’84% sostiene fortemente l’aumento degli investimenti in IA. I primi ambiti di adozione riguardano l’ottimizzazione delle reti 5G, l’automazione operativa e la
personalizzazione dei servizi. Il cloud è la base tecnologica della TechCo e permette scalabilità, automazione, programmabilità di rete e distribuzione efficiente dei modelli AI. La spesa globale delle Telco in infrastrutture cloud è prevista in aumento da 17,4 a 24,8 miliardi di dollari tra il 2025 e il 2030, anche se oggi solo una minoranza degli operatori dispone di architetture pienamente cloud-native. Nel contesto europeo, IA e cloud computing sono centrali per la competitività digitale. Gli investimenti in IA risultano in significativa crescita con Germania, Italia, Grecia e Francia superano 1 miliardo di euro, mentre il 27% delle imprese del settore ha adottato almeno una tecnologia di IA. Sul fronte cloud, questoviene utilizzato dal 65% delle imprese europee, con una domanda orientata prevalentemente verso servizi avanzati. Dal 2023 il consumo di dati in Europa è tornato a crescere, con un incremento particolarmente significativo del traffico mobile trainato dal 5G. Tuttavia, permangono differenze tra paesi: la copertura 5G vede la Danimarca all’83%, mentre l’Italia è al 58% (sopra la media UE del 52%). Ancora limitato, invece, il 5G standalone: 1,9% in Europa e 0,1% in Italia. In termini di ricavi del mercato mobile, la concentrazione resta elevata: Germania 19,6 miliardi, Francia 14,7 miliardi, Italia 9,6 miliardi, terzo mercato UE davanti alla Spagna. Sul piano degli investimenti 5G, nel 2024, Francia e Germania guidano con valori superiori a 1,7 miliardi di euro, seguite dalla Spagna con oltre 1,4 miliardi. L’Italia è quarta con 599 milioni di euro, confermandosi tra i paesi più attivi nel potenziamento infrastrutturale. Per il biennio 2025-2026 le telco in Italia programmano un incremento marcato degli investimenti, soprattutto in cybersecurity (77%), formazione informatica (65%) e tecnologie di IA (dal 19% al 44%). È forte l’attenzione agli strumenti pubblici di sostegno, in particolare incentivi, agevolazioni e finanziamenti, indicati dal 71% delle telco come fattori decisivi per sostenere i processi di digitalizzazione. Al tempo stesso, cresce anche l’urgenza sulle competenze con il 66% che considera prioritario l’aggiornamento delle skill e il 54% che segnala la necessità di nuove figure specializzate. Sul piano regolatorio, l’iter di definizione della proposta di Digital Networks Act sta diventando sempre più complesso e tortuoso, attesa inizialmente il 15 dicembre e ora prevista per il 20 gennaio 2026. Nel dibattito emergono posizioni divergenti su alcune tematiche di rilevanza cruciale per gli Stati membri come la gestione dello spettro frequenziale, cui si aggiungono frizioni su copper switch-off, sull’approccio alla regolamentazione e al rapporto tra telco e OTT. Sulle reti fisse, l’Italia presenta una copertura NGA al 98,8% con cui si posiziona al sesto posto in UE, ma sulla VHCN si colloca al quartultimo posto con 70,7%, sotto le altre grandi economie. Sul 5G, gli operatori italiani dichiarano una copertura 99,5% (sia standalone che non-standalone), il quinto valore più alto a livello europeo. Inoltre, la percentuale di popolazione coperta dalla rete 5G in Italia risulti sensibilmente superiore sia alla media europea (94,3%) che rispetto alle altre principali economie UE come Germania (99,1%) e Francia (94,3%). La Penisola spicca anche per il numero di stazioni radio base 5G operative, raggiungendo un totale di 30.546 (quarto valore più alto in UE). Tuttavia, dall’ultima mappatura Infratel non emerge nessuna volontà da parte degli operatori di coprire il territorio nazionale in 5G SA nel triennio 2024-2026.
Lavoro, Inapp: piattaforme, una frammentazione che va regolamentata
L’identità delle piattaforme digitali, la loro capacità di incidere sui mercati e di trasformare il mondo del lavoro. Sono questi alcuni aspetti su cui indaga il Report INAPP Platform work e crisi del lavoro salariato, curato dai ricercatori Massimo De Minicis e Francesca della Ratta. Il lavoro è stato presentato oggi durante il convegno “Genesi, identità, caratteristiche e varietà del capitalismo di piattaforma” svoltosi presso l’Auditorium dell’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche a cui hanno partecipato manager delle piattaforme digitali di lavoro insieme ad esperti e sindacalisti coinvolti nella rappresentanza dei lavoratori tramite piattaforma. In particolare, iI Report è frutto di un progetto di ricerca triennale che si basa su un approccio integrato, combinando l’analisi della letteratura scientifica con un’indagine empirica sul campo, realizzata attraverso interviste e focus group che hanno coinvolto manager delle piattaforme, lavoratori, organizzazioni sindacali e imprese utilizzatrici. I lavoratori che operano tramite piattaforme digitali nella Ue erano 28 milioni nel 2022 (per intenderci, poco meno degli addetti della manifattura) e il Consiglio dell’Unione europea stima che aumenteranno considerevolmente nei prossimi anni. Anche in Italia il fenomeno, dopo il boom della pandemia, resta presente e si stabilizza: secondo i dati dell’edizione 2024 dell’indagine Inapp PLUS sono circa 690mila le persone tra i 18 e i 74 anni che hanno realizzato un guadagno tramite piattaforma, consegnando pacchi o pasti, vendendo beni, affittando case o offrendo servizi di cura. Le piattaforme di lavoro in Italia offrono un accesso immediato e inclusivo al mercato del lavoro, rendendo possibile l’ingresso di molti lavoratori, in particolare migranti, grazie a una struttura non selettiva che si basa sul conseguimento dei risultati. Nelle piattaforme non si verificano forme di mismatch tra domanda e offerta, sia grazie all’azione algoritmica sia per la presenza di una forza lavoro potenziale radicalmente scalabile. Tuttavia, il modello di lavoro che ne deriva presenta anche degli aspetti problematici. A partire dal ‘management algoritmico’ che crea un ambiente in cui la cooperazione, tipica di un modello di lavoro regolato, è sostituita da una continua pressione per migliorare le prestazioni e massimizzare i guadagni orari. Un altro aspetto da non sottovalutare è la crescente dualizzazione del mercato del lavoro, in cui le piattaforme si configurano come una sorta di alternativa rispetto al mercato del lavoro tradizionale non standard, sempre più segnato da informalità e discontinuità nel settore dei servizi a bassa qualificazione. Senza dimenticare che la natura altamente eterogenea dei lavoratori che operano sulle piattaforme – dai rider agli assistenti di cura, dagli informatici, gli autisti, ai consulenti – comporta una diversità di interessi che può rendere estremamente difficile un’azione collettiva di rappresentanza.
Proprio per questo la diffusione del modello del lavoro in piattaforma in molteplici settori – dal food delivery al ride-hailing, dai servizi di cura alla micro-progettazione digitale – ha reso evidente la frammentazione del lavoro su piattaforma, che sfugge sia alle tradizionali classificazioni contrattuali sia alle strutture di rappresentanza esistenti. Ne deriva l’urgenza di un quadro regolativo capace anche di riconoscere nuove forme di status lavorativo, che vadano oltre la distinzione rigida tra lavoro subordinato e autonomo. Per garantire l’effettiva tutela dei lavoratori in questo contesto è quindi necessario introdurre strumenti innovativi: la retribuzione trasparente delle micro-quote, la concertazione sui tempi di realizzazione dei task, il riconoscimento di diritti come maternità, ferie, indennità di disoccupazione e previdenza in termini universali, e regole chiare sul trattamento dei dati personali per prevenire derive di sorveglianza. In tal senso in termini di policy appare opportuno segnalare l’accordo collettivo nazionale siglato in Italia nel febbraio 2024 tra i sindacati NIdiL CGIL, FeLSA CISL, UILTemp e l’associazione Assogrocery, volto a regolamentare l’attività degli “shopper” nel settore della spesa online. Questo accordo mira a garantire maggiori diritti, tutele e compensi equi ai lavoratori delle piattaforme digitali e potrebbe essere esteso anche ad altre forme di lavoro su piattaforma. L’accordo rappresenta un’ibridazione tra una forma contrattuale autonoma non imprenditoriale e tutele concesse tradizionalmente solo al lavoro dipendente. Tale accordo potrebbe essere visto come un passaggio necessario per ridefinire nuovi contratti collettivi per le diverse tipologie di lavoro tramite piattaforma, con tutele e garanzie per tutti i soggetti, al di là delle tipologie contrattuali, al fine di affermare un sistema di protezione sociale capace di andare oltre la società salariale, in un contesto in cui il passaggio dal lavoro ai lavori si è ormai ampiamente affermato.
Per il presidente dell’Inapp, Natale Forlani: “Questo Report non si limita a fotografare il fenomeno e la diffusione delle piattaforme nel mercato del lavoro ma invita i decisori politici a sviluppare nuovi strumenti e indicatori capaci di rilevare la contingenza, la variabilità temporale e la natura ibrida delle attività della cosiddetta “gig economy” sempre più difficilmente etichettabile rispetto alle categorie occupazionali standard. Per questo è necessario che sia i datori di lavoro che le rappresentanze sindacali si impegnino per dotarsi di strumenti adeguati a governare le nuove forme ibride di lavoro. Anche alla luce della Direttiva europea sul lavoro tramite piattaforma, che gli Stati membri dovranno recepire entro dicembre e che rappresenta un passaggio decisivo verso un mercato del lavoro più equo e competitivo, fondato su tutele innovative e più universali, rafforzando il percorso di progressiva riduzione della frammentarietà del settore. Nell’era delle piattaforme, il sistema di relazioni industriali deve essere in grado di orientare l’accelerazione algoritmica e non inseguirla. Sarebbe un beneficio per tutti, imprese e lavoratori”.