GUIDA AL TESTO NORMA PER NORMA/3
Legge di bilancio, raccordo alla governance economica Ue: programmare meglio fondi, spesa e investimenti
In tre commi (dal 747 al 749) il ministro dell’Economia Giorgetti (in foto) getta le basi per avviare la riforma della programmazione finanziaria con le finalità di aumentarne l’efficacia e collegarla al piano a medio termine 2025-2029. I ministeri presenteranno valutazioni preventive delle proprie politiche, il MEF giudicherà. Attese istruzioni della Ragioneria.

GIANCARLO GIORGETTI MINISTRO ECONOMIA
Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, avvia la riforma della programmazione finanziaria prevista dal piano strutturale di bilancio di medio termine 2025-2029 (appendice VI) con l’intento esplicito non solo di raccordarla alla nuova governance economica europea, ma anche di preparare la legge di bilancio 2027 e, soprattutto, di “migliorare l’efficace gestione delle risorse pubbliche” e “il monitoraggio e la valutazione della spesa”. In tre commi dell’articolo 1 della legge di bilancio appena approvata, quella per il 2026, i commi dal 747 al 749, Giorgetti getta le basi per un primo tempo della riforma della programmazione finanziaria, una sorta di ricognizione o forse di sperimentazione preventiva, imponendo a tutti i ministeri di realizzare, entro il 30 giugno 2026, “la valutazione di una politica di propria competenza”. Una sperimentazione, dunque, cui risponderà il MEF “sulla base delle evidenze prodotte dalle attività di valutazione e delle informazioni fornite”. Il MEF riferirà al Consiglio dei ministri.
Capiremo un po’ meglio come questa fase iniziale della riforma della programmazione finanziaria si svolgerà – e quale output produrrà concretamente – quando la Ragioneria, nello svolgimento delle funzioni di coordinamento e monitoraggio delle attività, fornirà, come previsto, “indicazioni metodologiche” e assicurerà ai ministeri “il necessario supporto tecnico”.
Che in questo avvio della riforma – per molti versi integrabile a una politica di spending review a 360° – gli investimenti abbiano un ruolo molto rilevante, lo spiega meglio il comma successivo, il 750, che i lettori di DIAC conoscono già sotto il titolo di “stretta sul FSC, Fondo sviluppo e coesione” (si veda l’articolo del 9 gennaio)
Proprio all’inizio del comma 750 si spiega che la limitazione alla cassa disponibile per il Fondo sviluppo coesione – di cui abbiamo parlato nell’articolo citato dando anche i numeri dei tetti di spesa anno per anno – viene imposta “al fine dei consentire una corretta programmazione finanziaria tenuto conto delle nuove regole della governance economica”. E non si può negare che mettere a disposizione con norma vincolante la quantificazione della cassa disponibile anno per anno del FSC, dal 2026 al 2039, è una premessa fondamentale per fare buona programmazione (non solo finanziaria). Se son rose, fioriranno, verrebbe da dire: nel senso che, se queste quantificazioni resteranno effettivamente stabili nel tempo, senza diventare oggetto di negoziato per finanziare questa o quella manovra restrittiva contingente – come in passato ai tempi del “FSC usato come Bancomat del MEF” – ma verranno effettivamente tradotte in imputazioni annuali vincolanti per i singoli soggetti beneficiari attraverso delibere del Cipess, il passo avanti verso la buona programmazione sarà effettivo.
Le norme sul FSC possono quindi essere consisderate un tentativo di fare buona programmazione finanziaria, se daranno informazioni certe e stabili delle risorse effettivamente disponibili nel tempo, pur restando una “stretta”, come ha sostenuto DIAC. Alla norma sulla quantificazione della cassa si abbinano infatti altre due norme che danno all’intera manovra il sapore della “stretta”: un monitoraggio dei singoli programmi finanziati dal FSC (comma 751) che il ministro della Coesione Foti e la Ragioneria effettueranno entro giugno 2026 su tutti i programmi di spesa per ricostruire profili finanziari di cassa, trasferimenti già effettuati, impegni vincolanti già assunti, stato della spesa; una riprogrammazione complessiva – che prenderà la forma di un cronoprogramma dei pagamenti – sulla base delle “imputazioni di cassa”, cioè delle risorse di cassa che saranno effettivamente assegnate dal Cipess a ogni singolo programma di spesa (commi 752 e 753).
I cronoprogrammi diventeranno quindi l’ossatura sostanziali di nuovi programmi di spesa per il FSC: molto più “realistici” perché ancorati alle risorse di cassa effettivamente disponibili e molto più “puntuali” proprio perché legati alle scadenze temporali di spesa.