LE STRATEGIE SULL’ARTICO

Pistelli (Eni): “In Groenlandia risorse enormi ma condizioni proibitive. E pesa la competizione Usa-Cina”

15 Gen 2026 di Maria Cristina Carlini

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Pistelli (Eni): “In Groenlandia risorse enormi ma condizioni proibitive. E pesa la competizione Usa-Cina”

LAPO PISTELLI ENI

Le nuove sempre più pressanti  mire del Presidente USA Donald Trump hanno catapultato con forza la Groenlandia al centro della scena internazionale. A questa enorme regione si guarda quasi come a un nuovo Eldorado minerario ed energetico. La stessa premier Giorgia Meloni, nella conferenza stampa di inizio anno, ne ha evidenziato le potenzialità quale nuova frontiera di opportunità di investimenti per le imprese italiane e per la ricerca sul cambiamento climatico. È in questo quadro che assume particolare interesse l’audizione svolta ieri da Lapo Pistelli, direttore Public Affairs di Eni,  davanti al Comitato permanente sulla politica estera per l’Artico della Commissione Esteri: un’analisi puntuale, la sua, che consegna una lettura più prudente in considerazione dei costi e della sostenibilità di questi interventi nella zona artica. «Il mondo è pieno di risorse e le risorse vanno prese dove sono più convenienti e sostenibili. Gli studi geologici dicono che ci sono risorse, ma poi bisogna vedere a che costo», ha detto Pistelli.

In generale, “L’Artico sta diventando un’area con un grande potenziale economico, ma anche con un grande potenziale di competizione quindi, conseguentemente, le policy si stanno riconfigurando in termini di opportunità economiche e, soprattutto, per rotte logistiche”, ha spiegato Pistelli. “Se guardiamo i dati dell’US Geological Survey,  in teoria l’Artico renderebbe disponibili enormi risorse potenziali. Parliamo di 400 miliardi di barili equivalenti di idrocarburi, 70% a gas, sono ovviamente studi geologici, il 50% dei quali ricadrebbero in territorio russo. C’è anche un tema di minerali: già l’Artico è produttore di riserve importanti di palladio, il 44% della produzione mondiale di palladio sta in Artico, 13% del platino e l’11% di nichel. Ma, sempre gli stessi dati dell’US Geological Survey, dicono che potenzialmente nella zona artica abbiamo 130 milioni di tonnellate di terre rare assortite, la metà ricadente sotto sfera russa, circa 40 milioni di tonnellate in Groenlandia e 14 in Canada”.  Numeri che parlano da soli e che spiegano tutta l’attenzione che in questa fase si sta concentrando sulla regione.

Uno dei punti centrali messi a fuoco da Pistelli è, dunque, la sostenibilità del business in contesti in cui  le condizioni sono proibitive se si considera che operare nella regione artica significa  sfidare temperature estreme e costi logistici che possono rendere i progetti rapidamente fuori mercato. Insomma, “le risorse  della Groenlandia sono enormi sulla carta, ma non convenienti nei fatti”, ha osservato. Un fondamentale tassello strategico per il gruppo è, invece, la Norvegia. È qui, infatti, che Eni detiene una posizione di forza, in un Paese che garantisce stabilità politica e infrastrutture già mature. “Sulla Norvegia abbiamo fatto un forte investimento e continuiamo a fare un forte investimento, perché le risorse ci sono, perché la Norvegia è diventato uno dei principali fornitori della sicurezza strategica energetica europea e italiana e perché abbiamo una posizione robusta nel Paese. Proseguiremo in questo cammino, e credo che non ci siano al momento altre aree di interesse nella regione artica, considerando i rilasci che abbiamo avuto e considerando che negli ultimi anni l’area principalmente impattata dalla regione, ovvero la Russia, resta fuori dal radar delle possibilità”. “L’Eni ha una posizione molto forte in Norvegia tramite Var Energi, di cui Eni ha il 63%, il terzo player nel Paese dopo Equinor ed è anche uno dei principali fornitori di gas per l’Unione europea. Nella zona artica abbiamo il 20% delle nostre produzioni del Paese, percentuale in aumento. La Norvegia – ha evidenziato – resta per noi il migliore asset all’interno della regione artica, per il resto guarderemo ciò che la stretgia del governo dirà venerdì in termini di proiezione politica dell’Artico”.

Intanto, nel quadro tratteggiato da Pistelli,  Il ritorno dell’attenzione statunitense sull’Artico si inserisce in una competizione sempre più esplicita con la Cina. La nuova National Security Strategy americana del 2025, come ricordato da Pistelli, adotta un approccio “emisferico” che comprende Groenlandia, Canada e Alaska, accompagnato da una progressiva rimozione dei vincoli all’esplorazione energetica. Parallelamente, Pechino continua a consolidare la propria presenza indiretta nella regione, soprattutto attraverso l’accesso alle risorse russe e alle nuove rotte artiche. Non a caso, l’11% del gas consumato dalla Cina proviene oggi dall’LNG artico russo. In questo scenario, l’Europa – e l’Italia – si trovano “in mezzo”, chiamate a definire una propria postura strategica senza inseguire logiche di pura competizione. «Non siamo davanti al caos o alla casualità – ha osservato Pistelli – ma a pattern che si stanno configurando e nuove grammatiche geopolitiche”. E, questo, ha rimarcato,  “non bisogna considerarlo come un segno di caos o casualità perché le dinamiche sono abbastanza leggibili”.

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