IL BILANCIO DOPO IL VERTICE ETIOPE, VERSO LA RELAZIONE DEL 30 GIUGNO
Piano Mattei verso nuovi partner, focus 2026 sull’acqua. Il ruolo della Banca mondiale a Roma. Ma su risorse, trasparenza e strategia dei progetti nessun passo avanti
Un po’ come fosse un neonato che cresce, adesso per il Piano Mattei dell’Italia nel continente africano è arrivato il momento di velocizzare la propria crescita. A due anni esatti dalla prima conferenza di Roma, il recente vertice organizzato (un po’ in sordina) ad Addis Abeba, in Etiopia, ha confermato alcune cose, permesso di aggiornarne altre e rimandato l’azione del governo su diversi punti critici già emersi. Facendo ordine, se oggi questo agglomerato di progetti a sé stanti vede coinvolti 14 Paesi partner (dai 9 iniziali) per un ammontare mobilitato sin qui di 1,3-1,4 miliardi sui 5,5 del quadriennio originario, al summit etiope è tornato in primo piano l’intento di proseguire l’allargamento a nuovi attori statali.
E’ possibile che aggiornamenti in questo senso arrivino già nei prossimi mesi, come secondo quanto raccolto da Diario Diac, visto che si tratterebbe di un passaggio inserito a monte nel programma strategico. In un 2026 che vedrà il focus spostarsi dal fronte energetico a quello idrico. Lo hanno spiegato, intervenendo al convegno organizzato da Cdp e Ance mercoledì, Fabio Massimo Ballerini della Struttura di missione per l’Attuazione del Piano Mattei presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e Stefano Lo Savio, Capo Unità Finanza per lo Sviluppo, Ambiente e Digitale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Ballerini ha raccontato come “al vertice Italia-Africa si è parlato tanto di acqua, a 360°, sia dal punto di vista della produzione di energia, delle acque reflue, dei progetti agricoli. E’ il tema dell’Unione africana nel 2026 a presidenza burundese”. Anche Lo Savio ha proseguito il tema del discorso ricordando la ministeriale del 24-25 marzo dell’Unione per il Mediterraneo, con la firma della Dichiarazione Ministeriale sull’Acqua. Un appuntamento che anticipa il forum euro-mediterraneo sull’acqua che si terrà sempre a Roma in autunno, prima del World Water Summit di Riad del prossimo anno. “Ad oggi – ha aggiunto – sono 37 le iniziative portate avanti sull’acqua, per un investimento di oltre un miliardo. Sono tre le iniziative regionali, tra cui quelle del corridoio di Lobito e del Blu e Raman di Sparkle. Ci sono poi i progetti dell’area del bacino mediterraneo, come Tanit in Tunisia, mentre in Etiopia sono stati investiti 12 milioni per infrastrutture igienico-sanitarie. E in Mozambico 120 milioni per i drenaggi ambientali a Maputo”.
Ballerini ha aggiunto poi come “la Banca Mondiale ha deciso che dal 2026 i lavori si vorranno concentrare proprio sull’acqua. Inoltre, proprio con la Bm abbiamo rafforzato la partnership di co-progettazione e co-finanziamento nell’ambito del Piano Mattei. A seguito di ciò, gli uffici a Roma sono fortemente potenziati specialmente nella componente dell’International financial corporation. La Banca sta cercando di capire sempre più quali aziende italiane possono lavorare con lei nell’ambito del procurement”. Sul tema dell’assistenza tecnica, infine, il dirigente della Struttura di missione ha spiegato che “sono strumenti di cui ci siamo accorti tardi ma penso alla piattaforma Pista del Mase per finanziare studi di fattibilità in assistenza tecnica. Un esempio è l’acquedotto di Brazzaville, in Congo, Paese prioritario del Piano Mattei. Questo dimostra che la lezione è appresa”. Infine, Gaetano Vecchio, presidente del Gruppo Pmi internazionale e vicepresidente Comitato Lavori all’Estero Ance, ha richiamato l’attenzione sul ruolo del Sistema Italia nei processi di internazionalizzazione delle imprese, sottolineando il cambio di paradigma rispetto al passato quando le imprese scappavano all’estero perché il mercato interno era asfittico. Vecchio ha ricordato come il Piano Mattei debba servire per una priorità: fare business per l’Italia. “Solo l’esperienza ci ha fatto capire che gli accordi si fanno con le imprese, adesso andiamo all’estero in maniera mirata”. La provocazione conclusiva: “Forse dovremmo modificare i Paesi prioritari del Piano Mattei?”.
Secondo la presidente Giorgia Meloni, che ha introdotto i lavori del summit etiope, il Piano Mattei “lo abbiamo radicato nei nostri sistemi istituzionali, lo abbiamo fatto crescere così tanto che oggi viene riconosciuto non più come un’iniziativa italiana ma come una strategia di respiro internazionale. (…) Oggi è una realtà operativa e strutturata, che genera risultati tangibili per i nostri popoli, che può contare su un’architettura finanziaria solida e innovativa”. Poi, dopo aver celebrato quanto fatto sin qui, ha chiosato invitando a “ragionare insieme su cosa possiamo fare per rendere il Piano Mattei più efficace, più concreto, più aderente alle esigenze dei territori”.
Secondo l’Insitute for global studies, tra gli elementi positivi emersi dal vertice c’è la sospensione o riconversione del debito africano in caso di shock climatici. Nonché il passaggio “dalla fase dichiarativa a quella di istituzionalizzazione del Piano Mattei. Resta tuttavia centrale, per la credibilità della strategia italiana, la capacità di trasformare la cornice politica e narrativa in risultati verificabili, sostenibili e misurabili nel medio periodo”. Anche secondo l’Ispi, gli obiettivi del piano sono molteplici “e questo renderà particolarmente difficile misurare i risultati. Ambizione, scala e complessità sono tra le ragioni stesse per cui si è cercato di allargare l’iniziativa italiana a collaborazioni internazionali, incluso il Global Gateway dell’Unione Europea”. E tra i rischi a cui prestare attenzione c’è quello degli sprechi: “Lo stesso attivismo che fa da motore al Piano può diventare una vulnerabilità se produce fretta e porta – o mantiene – a bordo iniziative i cui meriti e risultati non sono adeguatamente valutati. L’espansione del Piano deve avvenire con consapevolezza, accettando, sul piano politico quanto su quello amministrativo”. Dove va considerato anche il problema della burocrazia locale. Trasparenza, monitoraggio e visione continuano, insomma, a mancare a un Piano Mattei che, compiuti i due anni, fatica ancora a crescere.