PRESENTATO L'AFFORDABLE HOUSING ACT

Casa, dall’Ue solo poche norme comuni. Jorgensen: miglioriamo l’uso delle case esistenti, i sindaci riconvertano le aree

Secondo l’ultimo Eurobarometro, oltre il 50% degli abitanti delle città considera l’alloggio un problema immediato e urgente nel luogo in cui vivono. Tra le raccomandazioni allegate, si prevede la creazione di “agenzie fondiarie pubbliche” o banche dei terreni per gestire i terreni da riqualificare. Limiti alla rivendita con concessioni di lungo periodo e locazioni per l’edilizia sociale.

10 Set 2026 di Mauro Giansante

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Casa, dall’Ue solo poche norme comuni. Jorgensen: miglioriamo l’uso delle case esistenti, i sindaci riconvertano le aree

DAN JORGENSEN COMMISSARIO EUROPEO PER L'ENERGIA E LE POLITICHE ABITATIVE

Nessun divieto ma solo un quadro giuridico comune. Il piano casa europeo ha ufficialmente il proprio regolamento, presentato ieri a Bruxelles dal commissario Dan Jorgensen e la vicepresidente con delega alla transizione Teresa Ribera. Confermati i contenuti raccontati già ieri su Diario Diac, qui. Le norme forniranno un aiuto per le autorità nazionali con l’obiettivo di individuare le “zone soggette a stress abitativo” utilizzando una metodologia comune. Qualora sindaci e amministratori decidano di limitare l’uso degli alloggi, ad esempio per gli affitti a breve termine o le abitazioni vuote, dovranno dimostrare che ciò contribuisce alle pressioni locali in materia di alloggi, che questa attività di locazione ha inciso sull’accessibilità economica oltre che sulla disponibilità di alloggi per almeno tre anni e dovranno garantire che le misure siano mirate, necessarie e proporzionate.

Inoltre, la proposta è accompagnata da una raccomandazione sull’accessibilità economica e sull’offerta di alloggi nelle zone soggette a stress abitativo. Per esempio, si prevede che, nelle aree colpite dal caro-casa, le autorità destinino risorse e capacità amministrativa all’acquisto di terreni ed edifici, per realizzare alloggi a prezzi inferiori a quelli di mercato. Viene poi proposta la creazione di “agenzie fondiarie pubbliche” o banche dei terreni, incaricate di acquisire, bonificare e riconvertire le aree. Tra gli strumenti indicati figurano la separazione tra proprietà del suolo e dell’edificio, “limiti alla rivendita”, clausole per contenere le plusvalenze e l’obbligo di riacquisto. Ancora: quando mettono a disposizione terreni o immobili pubblici, le autorità dovrebbero “mantenerne la proprietà”, ricorrendo a concessioni di lungo periodo, oppure cederli in locazione o rivenderli per sostenere gli operatori dell’edilizia sociale e accessibile.

Ribera e Jorgensen: nessun obbligo né opposizione agli affitti brevi, tuteliamo i sindaci

“Non stiamo imponendo obblighi. La decisione di intervenire e la scelta delle misure da adottare rimangono di esclusiva competenza dell’autorità competente, ai sensi della legislazione nazionale”, ha tenuto a specificare Ribera in conferenza stampa. “Questo offre maggiore tutela ai sindaci? Sì, perché stiamo definendo criteri comuni per tutti. In alcune delle destinazioni turistiche e dei centri urbani più popolari d’Europa, gli affitti a breve termine possono rappresentare fino al 20% delle abitazioni, con conseguenti ripercussioni sui prezzi e sull’andamento del mercato immobiliare in quelle aree. Abbiamo inoltre adottato altre misure mirate alle seconde case, cercando di garantire che le eventuali misure adottate siano proporzionate e giustificate”.

Per il commissario alla casa e all’energia Jorgensen, “abbiamo urgente bisogno di fare un uso migliore delle case che già abbiamo. La legge sull’edilizia abitativa a prezzi accessibili fornisce agli Stati membri e alle città gli strumenti per rendere disponibili abitazioni più abbordabili, in particolare nelle zone più colpite dalla crisi. Con questo strumento comune europeo possiamo davvero apportare un cambiamento nella vita delle persone”. Specificando, però, che “gli affitti brevi sono una parte del problema in molte città. Non siamo affatto contrari agli affitti a breve termine in quanto tali, possono essere una grande opportunità per viaggiare e visitare paesi in cui non sono mai stati”, ha puntualizzato. “Se ci sono città che non vogliono agire” sugli affitti brevi “è una loro responsabilità. Se dovessi fare un commento politico, direi a questi sindaci: se non affronti il problema, allora gli elettori ti volteranno le spalle nelle prossime elezioni”.

I prossimi passi e le polemiche politiche

Intanto, se il gruppo dei Socialisti democratici si è detto favorevole all’Affordable housing act, definendolo “in linea” con l’obiettivo di far tornare le città europee vivibili, la Lega è tornata a tuonare in difesa della proprietà privata. E’ l'”ennesimo attacco europeo alla casa e ai risparmi delle famiglie. Von der Leyen e compagni propongono un nuovo regolamento fatto di vincoli, divieti e ingerenze sulla proprietà privata: noi ci opporremo in tutte le sedi, come ci siamo opposti al Green Deal e ad altre scelleratezze europee molto lontane dalla realtà quotidiana dei cittadini. La casa per gli italiani non è un privilegio, è il sacrificio di una vita di lavoro. La proprietà privata non si tocca. La Lega difenderà sempre la casa degli italiani, contro i diktat di burocrati non eletti da nessuno che vogliono mettere le mani sul patrimonio delle nostre famiglie”, ha spiegato in una nota la senatrice della Lega Stefania Pucciarelli.

Stessa opposizione è quella ribadita da Fratelli d’Italia con l’eurodeputato Carlo Fidanza e altri: “L’approccio attuale limita i diritti di proprietà, invade le competenze degli Stati membri e mette le regioni le une contro le altre. Infatti, il regolamento misura la tensione abitativa con un approccio unico per tutti, senza tenere conto dei redditi familiari, cosicché intere regioni d’Italia saranno classificate come in stato di emergenza abitativa mentre altre no. Inoltre – aggiungono – la Commissione potrà modificare le soglie tramite un atto delegato, senza che il Parlamento europeo possa modificarle. La crisi abitativa è reale, ma la risposta è ideologica e basata sui divieti”.

Eppure, Federalberghi ha spiegato che la proposta Ue è “uno strumento utilizzabile e valutabile in relazione alle necessità specifiche dei territori”, non un obbligo. “Non comprendiamo tutta questa preoccupazione e tutto questo allarme per il paventato attacco alla proprietà privata”.

Al contrario, da M5S-gruppo Left la critica al piano europeo è stata per non aver previsto obblighi, “ma un impegno delegato ai singoli Paesi che quindi rischia di restare solo sulla carta. Gli otto criteri individuati sono poi troppo complicati e di difficile applicazione”.

Adesso, la proposta legislativa passerà al Parlamento europeo e al Consiglio secondo la procedura legislativa ordinaria. Parallelamente, la Commissione continuerà a collaborare strettamente con gli Stati membri e tutte le parti interessate per attuare il piano europeo per gli alloggi a prezzi accessibili.

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