LE INIZIATIVE DEL MINISTRO SALVINI
Piano casa Italia: pronte le linee guida ma per il primo bando di avvio delle sperimentazioni di edilizia residenziale e social housing ci sono SOLO 100 milioni
Dal nuovo Piano Casa Italia, inserito nella legge di bilancio, dovrebbe arrivare una accelerazione per avviare la riforma con la sperimentazione di nuovi modelli sul fronte dell’edilizia residenziale pubblica e social housing, al centro del tavolo al Mit avviato nel dicembre 2023. Le linee guida sono pronte ma c’è il nodo delle risorse. Sul tavolo ora ci sono solo i 100 milioni nel biennio 2025-2026 per il primo bando del Mit atteso a breve
L’arrivo, senza troppi clamori, del nuovo Piano Casa Italia nella legge di Bilancio potrebbe essere, almeno sulla carta, il punto di svolta per l’attuazione della riforma dell’edilizia residenziale pubblica e sociale al centro del lavoro di un tavolo al Mit che il ministro Matteo Salvini ha avviato lo scorso dicembre per affrontare in modo organico le politiche dedicate al disagio e all’emergenza abitative. Un progetto, che, sulla scorta delle linee guida pronte ormai da mesi, dovrebbe avere un nuovo abbrivio proprio perchè il Piano Casa Italia sarà la cornice programmativa per il riordino integrale del settore. Insomma, ora i motori sembrano riaccendersi e, secondo quanto apprende Diac Diario, Salvini intende riconvocare a breve il tavolo al quale siedono tutti i principali stakeholder del settore. Come a breve, è atteso il primo bando del ministero per attivare le prime sperimentazioni di nuovi modelli di edilizia residenziale e social housing. Ma, va detto subito, lo scoglio che subito si staglia è quello delle risorse al momento molto esigue: sono previsti, infatti, 50 milioni di euro nel 2026 e 50 nel 2027 e nella manovra non ci sono indicazioni di risorse aggiuntive. Tanto più esigue se si considera l’ampiezza della platea potenzialmente interessata fatta di province ed aree metropolitane.
Un nodo che andrà sciolto dal momento che la fase istruttoria è stata completata con la presentazione delle linee guida messe a punto dal Mit: ora bisognerà passare alle fase delle decisioni operative per far camminare il nuovo Piano. Il cuore della riforma è la sperimentazione di nuovi modelli innovativi di edilizia residenziale pubblica e di social housing, che mancava all’appello e ora viene ricompreso con il ddl Bilancio. E’ proprio il social housing il settore dove macroscopico è il gap con il resto dei Paesi europei: se nei Paesi Bassi l’edilizia sociale rappresenta il 30% del totale dello stock residenziale, l’Italia è fanalino di coda il 3,5% in buona compagnia con Portogallo e Spagna.
L’obiettivo, dunque, è quello di far risalire la china al nostro Paese e allinearlo agli standard europei. Ma l’altro concetto portante di questa operazione è quella di fare dell’edilizia sociale anche una leva di rigenerazione urbana in una strategia di integrazione con il resto della città e con i servizi ma anche si creare una complementarietà tra sistema dell’edilizia residenziale pubblica e quello dell’edilizia residenziale sociale soprattutto nella prospettiva di favorire il mixieté sociale per evitare effetti ghetto.
C’è un problema di assetto di governance da rivedere, c’è il problema dei finanziamenti, di modelli di partneship pubblico-privato da collaudare e promuovere. Tutti temi che ora richiedono una declinazione concreta e operativa per dare gambe a questa riforma, che deve colmare il vuoto dei mancati interventi o interventi parziali nel corso dei decenni. Ora, la legge di bilancio, pur non parlando di risorse, delinea una sorta di nuova road map: sarà un decreto della Presidenza del Consiglio, su proposta di Salvini, a definire il nuovo Piano Casa Italia. Il Dpcm dovrà essere adottato, previa intesa in Conferenza unificata, entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge bilancio, quindi entro giugno.
Al tavolo del Mit, nei mesi scorsi, sono arrivate idee e proposte su macroaree tematiche da parte delle associazioni e stakeholders che vanno, tra le altre, dalla semplificazione delle procedure anche per la riconversione e la riqualificazione del patrimonio pubblico inutilizzato o in disuso (scuole, ospedali, uffici) al recupero edilizio del patrimonio Erp alla riqualificazione e rivitalizzazione dei centri minori per rallentare l’inurbamento metropolitano.