La crisi della Nazionale sblocca Sessa, arriva il commissario agli stadi. Il dossier con la situazione città per città

02 Apr 2026 di Mauro Giansante

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Mentre si consuma il terzo atto della saga horror della nazionale italiana, è opportuno tenere in primo piano un altro problema annoso del sistema calcio. Quello delle condizioni degli stadi. Un problema che, però, esce dal mondo del pallone e tocca lo sviluppo dei quartieri, delle città. Motivo per cui ce ne occupiamo su Diac. Il tema è caldo perché si avvicina l’estate, quando l’Italia dovrà – entro il 31 luglio – avere chiara la lista degli impianti tra cui a ottobre la Uefa sceglierà i cinque che ospiteranno le gare di Euro2032. A febbraio, prima il governo italiano e poi la conferenza Stato-Regioni hanno ufficializzato la nomina di Massimo Sessa (presidente del Consiglio Superiore Lavori Pubblici) a commissario straordinario per accelerare gli iter e dopo settimane di attesa, finalmente venerdì 3 aprile il ministro per lo sport Andrea Abodi ha reso noto che la Corte dei Conti ha registrato il decreto di nomina “per la realizzazione delle opere necessarie e strettamente funzionali allo svolgimento della fase finale del torneo di calcio Euro 2032, col quale diventa effettivo l’incarico dell’ingegnere”, Massimo Sessa per l’appunto. Il decreto è stato firmato alla vigilia del weekend pasquale, dunque, dal sottosegretario alla Presidenza del consiglio dei ministri Mantovano insieme al decreto con il quale si definisce l’organizzazione della struttura tecnica commissariale. Ma, specificava la nota di Abodi, ciò “considerando che in questi mesi Sessa, in qualità di Presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, ha comunque operato su tutti i dossier e ha già avviato approfondite interlocuzioni tecniche con i soggetti interessati”. Via libera, insomma. Adesso è tempo di pedalare. Come? “Il Commissario avrà il compito di coordinare e supporta le attività e gli interventi relativi alle infrastrutture sportive che ospiteranno gli Europei 2032 in Italia, attraverso la semplificazione e l’accelerazione delle procedure amministrative sulla base delle iniziative già in atto da parte dei soggetti privati promotori. Il Commissario Sessa, inoltre, è già operativo in relazione ai piani di intervento per l’esecuzione delle opere che consentiranno di mettere a disposizione, nei tempi previsti dalla Uefa e su proposta della Figc, i cinque stadi rispondenti ai requisiti previsti in fase di candidatura per la competizione continentale”.

Nel frattempo, il mese scorso la Uefa è venuta in visita in Italia. Ha incontrato presso la sede della Figc a Roma il presidente Gabriele Gravina e l’intero staff federale che segue il progetto di candidatura, guidato dal segretario generale Marco Brunelli. E’ stato constatato lo stato d’avanzamento delle nove sedi ad oggi in linea con i criteri di candidatura ed effettuato un sopralluogo a Firenze presso lo Stadio Franchi, allo Stadio Olimpico di Roma con il supporto di Sport e Salute e incontrato nella sede di via Allegri l’amministrazione comunale e il Cagliari Calcio per il progetto dell’impianto che sarà intitolato a Gigi Riva. Successivamente, ha approfondito con l’AS Roma il programma di realizzazione del nuovo stadio giallorosso a Pietralata.

La situazione a Roma

Ripartendo proprio da Roma, sponda giallorossa, dopo la consegna del Pfte a fine anno è arrivato l’ok definitivo all’interesse pubblico prima in giunta e poi in assemblea comunale. L’obiettivo resta quello dell’apertura dei cantieri a inizio 2027, anno del centenario del club. Nelle ultimissime settimane, però si è aggiunta la grana dei rilievi di Arpa Lazio, l’agenzia di protezione ambientale, sui livelli di inquinamento atmosferico a Pietralata. La conseguenza è l’impossibilità di effettuare movimenti di terra prima di chiarire l’origine di queste anomalie da metalloidi e idrocarburi pesanti, peraltro già notificate dalla società calcistica nei mesi addietro, in un’area dove prima c’era un autodemolitore abusivo. Servirà procedere con una bonifica, più o meno circoscritta a seconda di quanto emergerà. Ma sia l’amministrazione che il club si dicono tranquilli. Per quanto riguarda gli scavi archeologici, invece, tutto fila liscio, finalmente.

Sull’altra sponda, proprio negli ultimi giorni la Lazio ha presentato nuovi documenti integrativi sul restyling del Flaminio dopo aver presentato il progetto da 50mila posti e 480 milioni di euro a febbraio. Adesso queste carte dovranno essere analizzate e solo allora si potrà, se tutto ok, partire con la prima conferenza dei servizi. “Il progetto presentato dalla Lazio è molto serio. Nei prossimi giorni inizierà la Conferenza dei Servizi, saranno le istituzioni coinvolte a dire se si può fare o no. Però mi sento di dire che il Comune di Roma, con grande serietà, affronterà puntualmente tutti gli aspetti tecnici”, ha confermato l’assessore allo sport e i grandi eventi Alessandro Onorato. Dal piano di conservazione ai flussi, passando per demolizioni-ricostruzioni e gli impatti visivi. “Ci sono tante istituzioni coinvolte: la Regione, il Governo. Dopodiché a Roma gli stadi bisogna farli, sia in casa Lazio che in casa Roma”, ha aggiunto Onorato. 

Napoli, Bologna e Milano: che succede?

Un’altra situazione delicata è quella di Napoli. Il mese scorso il Comune ha pubblicato i documenti per la progettazione in Bim per un impianto moderno e sostenibile da 200 milioni. Ma a mancare è ancora l’intesa tra il sindaco Gaetano Manfredi e il patron azzurro Aurelio De Laurentiis. “Sicuramente noi ci candideremo a ospitare gli Europei, stiamo lavorando sul progetto per rispettare quelle che sono le richieste della Uefa. Credo che la cosa davvero importante sia però valorizzare il patrimonio dello stadio di Napoli e renderlo più confortevole e anche più adeguato ai tempi”, ha confermato il primo cittadino, sostenendo che l’accordo anche con il club si troverà. Quanto ai fondi, come riportato dal Mattino, il Comune dovrebbe sborsare 50 milioni mentre il resto dovrebbe arrivare dalla Regione. Ma Manfredi vuole coinvolgere anche i privati, oltre a verificare di poter puntare su fondi alternativi.

Questione di soldi anche a Bologna, dove le ultime raccontano che il Comune non ha più la disponibilità a contribuire con 40 milioni al progetto di restyling del Renato Dall’Ara mentre il club punta a sostenerlo con 100 milioni. In attesa di fondi privati, allora, avanzano anche nuove ipotesi per un impianto che inizialmente doveva essere costruito da zero ai Prati di Caprara, salvo poi virare sulla ristrutturazione dello stadio esistente. A fine 2024, il club aveva raggiunto l’accordo con Webuild per una partnership con diritto di esclusività fino al 31 dicembre 2027 per lo svolgimento degli ulteriori approfondimenti di fattibilità tecnica e per la ristrutturazione e riqualificazione in modalità EPC (Engineering, Procurement and Construction). Obiettivo anche la riqualificazione dell’area a nord di via Andrea Costa, nota con il nome “Antistadio”, a cui si aggiungerebbe la costruzione dello “Stadio Temporaneo” in un’area ad est di Bologna (zona F.I.C.O.), per ospitare le gare casalinghe del club durante i lavori.

Veniamo al caso San Siro. Dopo la vendita approvata a settembre scorso per 197 milioni di euro del Giuseppe Meazza dal Comune ai due club, Milan e Inter, per gestire la demolizione e ricostruzione nella stessa area, martedì la procura ha avviato l’indagine proprio sull’operazione che avrebbe favorito le due società.

Il paradosso Firenze

Paradossalmente, Firenze resta più avanti di tutti. Dei grandi impianti sotto restyling è l’unico con i cantieri aperti. Per il resto c’è l’avanzamento del Bosco dello Sport a Venezia. L’Artemio Franchi, però, è comunque in ritardo. La curva Fiesole verrà terminata soltanto a febbraio 2027, anche se la fine dei lavori viene confermata per il 2029. In ogni caso, da due stagioni la Fiorentina gioca con le gru dentro al campo, offrendo una immagine sintetica dello stato dell’arte degli stadi italiani. A preoccupare il club c’è il nodo economico. Il buco è da almeno 100 milioni, anche se il Comune punta a recuperarne 50 da fondi europei e vari. Mentre gli altri 50, cui aggiungerne altri 30 per le aree commerciali interne, sono da trovare. Per accelerare i lavori, comunque, si punta a sfruttare anche l’entrata in carica di Sessa come commissario, garantendo turni straordinari e più operai. Entro giugno, serviranno le coperture finanziarie mentre nel quartiere fa discutere lo spostamento del mercato di Campo di Marte. Fronte Comune, dopo il sopralluogo di due settimane fa, l’assessora allo sport Letizia Perini ha spiegato che “abbiamo parlato anche dell’area di Campo di Marte dell’ampliamento del giardino, la piscina e le aree che saranno messe a disposizione eventualmente per gli Europei 2032, per i quali stiamo lavorando al progetto definitivo secondo le caratteristiche richieste dal dossier Uefa”. Il presidente della commissione sport Marco Burgassi e il presidente della commissione urbanistica Renzo Pampaloni: “Il numero di maestranze è più elevato rispetto a quanto dice qualcuno: tra le 50 e 70 a queste si aggiungono i tecnici, gli amministrativi e tutti coloro che lavorano nei cantieri di preparazione e di realizzazione delle opere a Pordenone, Pistoia e anche Verona. Abbiamo visto che la tempistica dei lavori è rispettata e notato molta attenzione sui temi della sicurezza e dell’organizzazione del cantiere”.

Genova, Salerno e gli altri stadi in ballo

A Genova, invece, era prevista per il 30 marzo la presentazione del piano di fattibilità tecnico-economica da parte di Genoa e Sampdoria. Anche in questo caso è previsto un restyling tale da poter far vivere tutti i giorni la casa rossoblu e blucerchiata. Il progetto è dell’architetto Hembert Peñaranda e prevede un investimento da 110 milioni. Oltre all’ammodernamento interno per candidarsi a Euro32, verranno riorganizzate le aree esterne e i parcheggi, impiantati i pannelli fotovoltaici per l’autosufficienza energetica e aperti nuovi spazi commerciali. Il Luigi Ferraris “dovrà vivere tutti i giorni e resterà pubblico con una concessione per 99 anni”, ha detto la sindaca Silvia Salis. “Inoltre, l’investimento a carico del Comune sarà limitato e non diretto. L’accordo prevede la gratuità del canone per i primi cinquant’anni, per un valore complessivo stimato di circa sei milioni. Negli anni successivi si stima in circa un milione all’anno. A fronte di questo, le società dovranno garantire la disponibilità dell’impianto per una serie di appuntamenti di interesse pubblico. L’investimento privato complessivo ammonterà a circa 100 milioni, mentre altri 19 milioni di risorse pubbliche previsti nel progetto presentato non saranno a carico del Comune, ma verranno ricercati dalle società attraverso altre fonti di finanziamento. Anche in questo caso, otterremo un vantaggio notevole dal punto di vista economico rispetto alla proposta arrivata nel precedente ciclo amministrativo che vincolava la vendita alla consegna dello stadio adeguato alle più recenti normative di natura antisismica e non solo”.

Anche a Salerno i lavori valgono 100 milioni ma è tutto fermo per l’attesa messa in sicurezza dei sottoservizi dell’area. Mentre a Palermo, a fine marzo il club rosanero ha siglato l’intesa con lo studio Populous per lavorare al nuovo Renzo Barbera (La Favorita). Si è conclusa la conferenza preliminare e nelle ultime ore sono arrivati anche i pareri positivi dalla Regione. Si corre anche a Cagliari (si veda negli articoli correlati il progetto), ieri l’incontro Comune-club-Uefa ha dato esito favorevole. E’ stata data garanzia sul rispetto dei tempi con il cantiere che aprirà nel 2027. Il bando arriverà il prossimo giugno, massimo luglio, mentre il canone si aggirerà sui 150mila euro annui. Il 28 Marzo, il consigliere d’opposizione Giuseppe Farris ha presentato alla stampa un corposo dossier evidenziando le criticità del progetto stadio, pur non dichiarandosi contrario in sé. Nel frattempo, il quartiere Sant’Elia è in piena riqualificazione. Il 9 marzo è stato inaugurato il primo centro di giustizia riparativa in Sardegna. Il 10 aprile ci sarà l’inaugurazione del centro di quartiere.

Non è escluso neppure Bari con il San Nicola. La scorsa settimana il sindaco Vito Leccese ha incontrato il ministro per lo sport Andrea Abodi e dopo alcune indiscrezioni sull’esclusione dalla lista dei candidati per questioni economiche è arrivata la conferma di volerci provare fino alla fine. Intervenuto però a Radio Selene, due giorni fa il sindaco ha fatto un passo indietro parlando di “strada in salita”. A Empoli si attende, invece, la presentazione del progetto al Comune, che avverrà entro la prima mese. Così come a Como continua il tandem Comune-società per il nuovo impianto che tanto fa discutere i residenti e gli architetti. “Con il club siamo stati subito d’accordo, fin dal primo istante che è arrivato prima Wise poi Suwarso. Devono fare il piano economico finanziario e definitivo in relazione a quelle che sono state le osservazioni della Soprintendenza anche in termini di volumi, appena ci danno il piano economico finanziario si parte”, ha detto la scorsa settimana il Sindaco lagunare Alessandro Rapinese.

Mentre a Verona siamo ancora in fase di stallo. Lo studio di fattibilità è stato presentato in autunno scorso e prevede un nuovo impianto da 32mila posti, nella stessa area del Marcantonio Bentegodi, che verrà demolito e sostituito temporaneamente da un impianto provvisorio per garantire la continuità delle gare casalinghe dell’Hellas. Tutto fermo anche a Terni, dove il 13 aprile è attesa una delicata assemblea dei soci per capire il futuro della proprietà del club rossoverde e quindi anche del progetto stadio-clinica tanto discusso. Ad Arezzo, invece, non è stato un pesce d’aprile bensì una notizia attesa e positiva quella dell’ok definitivo al progetto del nuovo stadio.

Il dossier sugli impianti italiani, insomma, andrà presto aggiornato. L’estate si avvicina. Certamente, la volontà di ammodernare le case del calcio c’è, ed è importante anche connettere sempre più le operazioni di restyling interno a quelle di connessione con l’esterno, i quartieri. Perché se vorremo vivere davvero gli stadi “sette giorni su sette, 24 ore al giorno, tutto l’anno” dovremo fare i conti sempre e comunque con le necessità ambientali, territoriali, sociali ed economiche delle città. Senza dimenticarle neppure per novanta minuti la domenica.

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