PRIMO MAGGIO
I sindacati edili si mobilitano insieme ai lavoratori in sciopero della Natuzzi. Di Franco (Fillea): è ora di dare risposta alle tante crisi industriali
Sarà soprattutto un Primo Maggio di mobilitazione e non solo di celebrazioni per i sindacati degli edili. C’è la grande questione del “lavoro dignitoso” che sarà il filo conduttore di tutte le manifestazioni in programma per oggi, a cominciare da quella nazionale, organizzata da Cgil, Cisl e Uil a Porto Marghera, ma c’è anche una vertenza emblematica che sarà al centro delle iniziative di Fillea, Filca e Feneal e che sembra essersi avvitata in una spirale negativa che non lascia intravvedere, al momento, spiragli per una soluzione: è la crisi del gruppo Natuzzi, che, in questa fase, è uno dei principali fronti che vede impegnate le tre sigle sindacali di categoria. Si è detto vertenza emblematica perchè è un caso di crisi industriale, che da 20 anni vede il ricorso alla cassa integrazione e ora mette a rischio circa 900 posti di lavoro, e che si intreccia con le fragilità strutturali del Mezzogiorno. Non si tratta soltanto delle difficoltà di un’impresa, ma di una vicenda che coinvolge un intero territorio. E’ per questo che Santeramo in Colle, la città pugliese, epicentro del distretto del mobile pugliese dove ha sede il gruppo Natuzzi, sarà una delle piazze simbolo della giornata a sostegno dei lavoratori in sciopero e dove saranno presenti le delegazioni di Fillea, Filca e Feneal. Ieri, fuori dallo stabilimento ha parlato la segretaria del Pd Elly Schlein. “Da settimane i 1800 dipendenti Natuzzi protestano contro il piano dell’azienda che – secondo i sindacati – chiede l’aumento della Cig sino all’80%, per evitare licenziamenti, e il trasferimento di parti di lavorazione in Romania. Questi lavoratori, queste lavoratrici – ha detto Schlein – hanno competenze che sono preziose per questo territorio e per il Paese e vanno tenute in considerazione. Vanno protette perché se disperdi queste il territorio sarà molto più povero, oltre ad avere un problema concreto di famiglie che non sanno come tirare fino alla fine del mese”.
Chiede risposte a questa crisi, come alle tante altre crisi industriali nel Paese, il segretario generale della Fillea, Antonio Di Franco, che oggi interverrà alla manifestazione di Portella della Ginestra, in ricordo di quel primo maggio di sangue del 1947 quando undici persone uccise, altre ventisette ferite sotto i colpi della banda di Salvatore Giuliano. “Il Governo – denuncia – non interviene a salvaguardia di una azienda che ha deciso di produrre fuori dall’ Italia dopo anni in cui ha avuto sostegni pubblici importanti. Su Natuzzi chieda alla proprietà di aprire ad un veicolo nella compagine azionaria a salvaguardia delle produzioni e dell’occupazione”. Di Primo Maggio di protesta parla il segretario generale della Feneal, Marco Franzolini. “Saremo presenti per portare avanti la vertenza delle lavoratrici e dei lavoratori Natuzzi, perché alla fine è evidente che alcune crisi industriali che si stanno attanagliando nel Paese presentano il conto” sui lavoratori, sottolinea il leader del sindacato degli edili della Uil”. Come annuncia il segretario generale della Filca Cisl Bari, Luigi Sideri, lunedì veranno decise le nuove iniziative di mobilitazione in vista dell’incontro convocato per il 12 maggio al Mimit. La tensione rimane altissima. Natuzzi ha chiesto un aumento dell’utilizzo della cassa integrazione, passando da una media del 45% fino all’80%. Parallelamente, sono state illustrate alcune linee di un possibile piano industriale, che però non appare ancora definito. Tra le ipotesi sul tavolo figura l’accompagnamento alla pensione di circa 417 lavoratori, a cui mancano da uno a tre anni per raggiungere i requisiti. Uno dei punti più delicati, ricorda Sideri, riguarda la prevista chiusura di uno stabilimento in provincia di Bari, che occupa circa 240 dipendenti. Secondo quanto riferito dall’azienda, questi lavoratori dovrebbero essere ricollocati negli altri siti produttivi ancora attivi. Altro nodo è quello del polo logistico di Matera, per il quale si prospetta una cessione di ramo d’azienda a una società specializzata. “L’azienda manterrebbe una partecipazione del 30%, sostenendo che la nuova realtà potrebbe operare a servizio dell’intero distretto”, dice Sideri. Un distretto che, secondo una ricerca della Filca di Bari, conta complessivamente circa 610 aziende tra Puglia e Basilicata, per un totale di circa 9mila addetti. Un tessuto produttivo composto in gran parte da piccole e medie imprese, accanto a due grandi player come Natuzzi, in provincia di Bari, e Calia Italia, in provincia di Matera, oltre ad alcune realtà di dimensioni intermedie.
Ma la giornata sarà l’occasione per rilanciare tutti i grandi problemi aperti del mondo del lavoro. “Festeggiamo questo 1 maggio in un luogo simbolo Portella, che in questo momento ci carica di responsabilità rispetto alla fase difficile in cui versa il lavoro nel nostro Paese. Coincide – sottolinea Di Franco – con il decreto del Governo, che per la festa dei lavoratori, decide ancora una volta di dare solo soldi alle imprese infischiandosene di chi lavora e sostiene l’ 85% dell’ IRPEF insieme ai pensionati”. Il numero uno della Fillea denuncia anche il “nulla contro la lotta al lavoro sommerso che continua a crescere. Con 3 milioni di lavoratori in nero full time certificati dall’ Istat e più di 200 miliardi di economia sommersa, il Governo piange miseria perché sceglie di non aggredire il fenomeno. Infatti nessuna misura prevista di contrasto al lavoro sommerso. Nessuna norma concreta sulla qualificazione delle imprese, i dati Anac ci dicono chiaramente che questo è un Paese in cui gli appalti non si assegnano più mediante gare ad evidenza pubblica. Con il 75 % dei lavori affidati senza gara si corre il rischio di disincentivare le imprese ad investire in qualità diritti e innovazione. Se alla fine conta chi conosci non chi sei e cosa hai fatto come impresa nessuna concorrenza reale può essere garantita e a pagarne le conseguenze sono la salute e la sicurezza dei lavoratori e la qualità degli interventi. Perde forza la legalità Se a ciò aggiungiamo che abbiamo depenalizzato resti come l’abuso di ufficio e il traffico di influenze”.
Anche Franzolini si sofferma sui grandi temi al centro del Primo Maggio a Marghera,, “una località simbolo del nostro Paese perché nel recente passato vi era una concentrazione industriale straordinaria: i grandi cantieri navali, le grandi aziende chimiche, il settore edile, il settore del legno. C’erano settori industriali fortissimi in quell’area, ora purtroppo penalizzati dal fatto che il comparto industriale in Italia ha affrontato grosse difficoltà negli ultimi anni. È quindi necessario riprendere un’iniziativa politica da parte del sindacato, da parte delle forze politiche, per dare slancio e forza al comparto industriale”.