INDAGINE BANKITALIA
PEGGIORANO le aspettative delle imprese, meglio le costruzioni
Nel quarto trimestre del 2024, al ribasso i giudizi delle imprese con oltre 50 addetti sulla situazione economica generale. Sfavorevoli anche quelli sulle proprie condizioni operative a breve termine: pesano l’incertezza economico-politica, i timori sull’andamento dei prezzi delle materie prime e, per chi esporta, quelli sulle politiche degli scambi commerciali. La quota di chi prevede un’espansione delle vendite è di circa il 30 per cento sia nell’industria sia nei servizi, ma sale al 43 per cento nelle costruzioni, dove oltre la metà delle imprese prevede di beneficiare nel 2025 dei provvedimenti connessi al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
Nel quarto trimestre del 2024 i giudizi delle imprese sulla situazione economica generale del Paese sono nuovamente peggiorati: la percentuale delle valutazioni negative è salita al 30 per cento, da 21 nell’indagine precedente, a fronte della sostanziale stabilità della quota di chi ha ravvisato un miglioramento (da 6 a 5 per cento). E’ quanto rileva l’indagine sulle aspettative di inflazione e crescita che Bankitalia svolge presso imprese con 50 addetti e oltre. Per il primo trimestre del 2025, poco meno della metà delle aziende industriali e di costruzioni si attende che le vendite rimangano sostanzialmente stabili; tra le imprese dei servizi, le aspettative di domanda invariata salgono al 56 per cento del totale. La quota di chi prevede un’espansione è di circa il 30 per cento sia nell’industria sia nei servizi, ma sale al 43 per cento nelle costruzioni, dove oltre la metà delle imprese prevede di beneficiare nel 2025 dei provvedimenti connessi al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
Le attese delle imprese sulle proprie condizioni operative nei prossimi tre mesi si sono ulteriormente deteriorate nell’industria in senso stretto e nei servizi, dove il saldo tra aspettative di miglioramento e peggioramento è sceso a -16 e a -5 punti percentuali, rispettivamente; sono divenute meno favorevoli anche nelle costruzioni, dove tuttavia il saldo resta lievemente positivo (2 punti percentuali). “Sulle prospettive – valuta l’indagine – gravano l’incertezza economico-politica e, in misura più contenuta, i timori sull’andamento dei prezzi delle materie prime energetiche e, soprattutto tra le imprese esportatrici, sulle politiche circa gli scambi e gli investimenti internazionali”.
Per quanto riguarda l’occupazione, nel quarto trimestre quasi il 70 per cento delle imprese prevede di non modificare il numero dei propri addetti nei prossimi tre mesi. La percentuale di chi prefigura un’espansione è superiore a quella di chi ne prevede un calo, specialmente nelle costruzioni dove il saldo è di 23 punti percentuali contro gli 11 dei servizi e i tre dell’industria in senso stretto. Le previsioni sull’occupazione sono più favorevoli per le imprese di maggiore dimensione.
La percentuale di aziende che prevedono un aumento delle retribuzioni orarie nominali dei propri dipendenti nei prossimi 12 mesi è rimasta sostanzialmente stabile e prossima ai due terzi del totale in tutti i comparti. Tra le imprese che aumenteranno i salari, gli incrementi saranno superiori al 4 per cento per il 10 per cento delle aziende nell’industria in senso stretto rispetto al 17 nei servizi e al 15 nelle costruzioni.
Il saldo tra i giudizi favorevoli e quelli sfavorevoli sulle condizioni per investire continua a essere negativo in tutti i settori (-11 punti percentuali per il complesso delle imprese da -8 nel terzo trimestre): nell’industria il saldo è particolarmente negativo e ha registrato un sensibile deterioramento rispetto alla scorsa rilevazione (-19 punti da -12) a fronte della sostanziale stabilità di quello nei servizi e nelle costruzioni (-5 punti da, rispettivamente, -4 e -3). Le condizioni di accesso al credito sono rimaste invariate rispetto al trimestre precedente secondo l’85 per cento delle imprese; una quota simile di aziende ritiene che tali condizioni non cambieranno anche nel trimestre successivo. Non emergono difficoltà nei prossimi tre mesi sulla posizione complessiva di liquidità, che viene valutata più che sufficiente da quasi un quarto delle imprese, adeguata dal 68 per cento e insufficiente dall’8 per cento (valori pressochè in linea con quelli della scorsa rilevazione).
Nonostante i giudizi sfavorevoli sulle condizioni per investire, il saldo tra la quota di imprese che prefigurano un’espansione degli investimenti nella prima metà del 2025 e quella di chi ne prevede un calo è positivo. Il divario è più ampio nei servizi e nelle costruzioni (circa 20 punti percentuali) rispetto all’industria in senso
stretto (4 punti) e si conferma positivo anche per l’intero 2025.