IL CONVEGNO "ACCENDERE IL FUTURO"

L’offensiva Pd sulla transizione verde: “Governo immobile ma serve forte ruolo pubblico”

L’ultimo caos, ha ribadito il partito alla kermesse milanese, si è generato con il decreto legge dedicato a transizione 5.0 e aree idonee. “Arrivato all’esame del Parlamento in un contesto segnato da criticità profonde e strutturali”, spiega un dossier, non risolve nessun tema chiave: dal costo dell’energia alle norme sugli iter degli impianti. Si accoda anche l’Ance, denunciando l’inazione sul dossier casa green. A Roma, intanto, Areti annuncia 2,5 miliardi di investimenti nel prossimo quinquennio su automazione, storage, intelligenza artificiale e cybersicurezza.

02 Feb 2026 di Mauro Giansante (da Milano)

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L’offensiva Pd sulla transizione verde: “Governo immobile ma serve forte ruolo pubblico”

Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera

Un ruolo pubblico forte per approvvigionamenti sicuri, a livello nazionale. Un mercato unico dell’energia, a livello europeo. Sono i pilastri della visione energetica del Partito democratica lanciata venerdì a Milano, nel corso della giornata dedicata interamente ai temi della transizione verde. Di cui s’è discusso per ore insieme ad aziende, associazioni e imprese oltre che a tanti esponenti del partito. “Oggi manca drammaticamente un ruolo di governo e di indirizzo forte”, ha accusato l’organizzatrice della kermesse “Accendere il futuro”, la capogruppo Pd alla Camera Chiara Braga. Che oltre ai due temi di cui sopra ha parlato del nodo degli investimenti e dello sviluppo delle rinnovabili, indicate come “il mezzo oggi più economico per produrre energia”. Eppure, ha accusato, l’esecutivo Meloni non ha avviato alcuna politica industriale coerente. Anzi: “In questi anni abbiamo assistito alla volontà del governo di rendere sempre più difficile lo sviluppo delle rinnovabili, dal decreto sulle aree idonee ai ritardi nel recepimento delle direttive Fer, arrivando di fatto ad azzoppare un settore strategico”.

Sul tema del prezzo dell’energia, invece, il Pd propone di accelerare sì su rinnovabili e comunità energetiche. Ma rilancia, ancora, il disaccoppiamento elettricità-gas e punta sul rafforzamento del ruolo dell’Acquirente unico come soggetto pubblico in grado di tutelare soprattutto le fasce più vulnerabili. “Sono proposte che abbiamo avanzato in parlamento e sulle quali ci piace oggi anche ascoltare il punto di vista del mondo che incontreremo”, ha chiosato Braga. 

Tutti temi, in effetti, affrontati in parlamento e riassunti nella relazione delle attività alla Camera del partito. L’ultimo dossier menzionato, ad esempio, attacca l’inconsistenza del decreto transizione 5.0 e aree idonee di recente approvazione. Definito dal deputato Andrea Gnassi “scarso, inefficace e debolissimo sui contenuti. Manca totalmente una visione di politica industriale ed energetica, centrata sull’innovazione tecnologica e sulla sostenibilità ambientale, sociale e territoriale”. Due casi, tra gli altri, emblematici sono quelli delle comunità energetiche il cui bando Pnrr è stato definanziato a pochi giorni dalla scadenza. E quello delle aree idonee, dove il Pd definisce critica la gestione del rapporto con gli enti locali: “Il decreto conferma un’impostazione punitiva e centralistica, che impone obiettivi senza tenere conto delle differenze territoriali”. E proprio sulle Regioni, l’ultimo rapporto Terna ha messo in luce come siano solo otto quelle in linea con i target 2030 per le rinnovabili. I territori vanno governati, va manutenuta la rete, ha detto il presidente di Legambiente Stefano Ciafani.

Dal fronte delle aziende, invece, l’ad di Enel Flavio Cattaneo ha attaccato il sistema europeo Ets sostenendo che non tiene conto delle caratteristiche del mix energetico italiano e finisce per penalizzare strutturalmente l’Italia sul costo dell’energia. Secondo Cattaneo, poi, “la domanda energetica cresce in tutto il mondo e nel futuro il problema potrebbe non essere più il prezzo, ma avere o non avere energia, soprattutto per un Paese ‘corto’ come l’Italia, che produce meno energia di quanta ne consumi ed è costretta a importarne circa il 16%”. Ecco perché “è necessario un grande piano di produzione di energia in Italia, innanzitutto attraverso lo sviluppo di rinnovabili, sbloccando e rendendone più semplici le autorizzazioni”. Concetti simili condivisi anche da Tommaso Sabato, chief regulated officer di Acea, che ha poi annunciato su Roma: “Nel prossimo quinquennio Areti investirà 2,5 miliardi di euro puntando su automazione, storage, AI e cybersecurity”. Sui data center, l’ad di A2a Renato Mazzoncini ha prospettato lo scenario per cui “tra il 2030 e il 2035 in Italia ci saranno circa 4 gigawatt di nuovi data center. Per dare un ordine di grandezza, Milano oggi è alimentata da una potenza di picco di circa 1,4 gigawatt: quindi stiamo parlando di quasi tre Milano in più dal punto di vista della domanda elettrica”. E “la buona notizia è il recupero del calore dei data center per il teleriscaldamento, su cui stiamo lavorando molto, anche perché gran parte dei nuovi data center si sta concentrando nell’area lombarda e intorno a Milano. Con un data center da 70-80 megawatt siamo in grado di recuperare circa 200 gigawattora termici, pari a circa il 20% di tutto il calore oggi distribuito dal teleriscaldamento a Milano”.

Sul tema delle riqualificazioni edilizie, invece, Piero Petrucco (Ance) ha avvertito: “La direttiva Epbd è completamente uscita dall’agenda politica, non è stato fatto nulla di quanto era in programma. Eppure, questo tema si incrocia col piano affordable housing dell’Ue. Sono intrecciati”.

Intanto, sempre venerdì, il ministro Pichetto che “è possibile” che febbraio sia il mese decisivo per l’arrivo del decreto Energia. “Stiamo andando avanti articolo per articolo, sta diventando un treno con tantissimi vagoni, la parte tecnica è praticamente conclusa e ora siamo nella parte finale, in un momento di concerto e confronto tra i ministeri”. E ancora: “Io sono il primo a dire che dobbiamo essere competitivi, che la sfida per il prodotto interno lordo di questo paese è energetica”, ha proseguito Pichetto, spiegando che “il nostro riferimento è la Germania” mentre “non può essere la Francia, perché ha il nucleare ed è in grado di dare l’energia a metà prezzo”, né la Spagna, “che ha il nucleare e tutta l’Andalusia fotovoltaica”.

A proposito di fotovoltaico, l’associazione delle imprese del settore Italia solare ha scritto al governo Meloni denunciando “forte preoccupazione” per le criticità contenute nella bozza del cosiddetto decreto legge bollette. In particolare per l’articolo, che prevede il dimezzamento degli incentivi riconosciuti agli impianti fotovoltaici in conto energia per il biennio 2026-2027. “Sarebbe il terzo intervento retroattivo”, ha detto il presidente Paolo Rocco Viscontini dal palco milanese del Pd. “Non c’è distinzione tra colore politico di Governo”, ha provato quindi a smorzare. In attesa di segnali e di una direzione.

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