BRAGA: SERVE VISIONE SISTEMICA
Nuovi combustibili e rinnovabili in Ppa, obblighi formativi, premialità, incentivi per convertire il costruito privato. L’agenda del Pd sulla filiera industriale

CHIARA BRAGA, PD
Tredici punti per trasformare le debolezze italiane in punti di forza. Il Pd prova ad incalzare il governo nel momento di massima difficoltà del suo mandato e lo fa presentando la sua agenda per la filiera industriale. “Meloni in Aula ha detto che la casa le sta a cuore ma sulla questione abitativa il governo non ha fatto nulla, anzi, nella prima manovra non confermarono i 339 milioni per fondo affitto e morosità incolpevole. Noi già due anni fa lanciammo una iniziativa nazionale per scrivere un piano casa nazionale, speriamo che il governo ne prenda qualche proposta”. Guardandola nel dettaglio, allora, si tratta di una sintesi di elaborazioni tratte dal confronto andato avanti in questi mesi con le imprese, i lavoratori e le varie ramificazioni istituzionali del partito. L’obiettivo, spiega il dossier diffuso ieri al convegno organizzato a Napoli dagli onorevoli Chiara Braga e Andrea Orlando, è far confluire queste proposte nel libro bianco sulle politiche industriali. Appuntamento, per questo, tra qualche mese a Roma.
Nel frattempo, più di qualche segnale concreto il Pd l’ha voluto lanciare. In tema ambientale ed energetico, anzitutto, viene riproposta la soluzione del disaccoppiamento della formazione dei prezzi gas-elettricità, insieme ad interventi di medio periodo quali l’aumento dell’efficienza energetica, l’aumento delle rinnovabili tramite i Ppa e un miglior governo dei vettori di transizione come il gas. Quanto ai combustibili, il Pd punta a promuovere quelli alternativi o solidi secondari, cioè derivanti da rifiuti non pericolosi.
Venendo alle imprese, la proposta iniziale è quella di una “norma quadro” per “regolare l’accesso al settore e allo svolgimento delle diverse attività in ambito privato”. Obbligo di formazione minima per i titolari, capitale sociale minimo e proporzionale agli affari e alla tipologia delle opere, numero minimo di dipendenti e relativa qualificazione, criteri validi per accedere al mercato e ampliare gli ambiti di intervento. Ancora: certificazione asseverata o verificata da un sistema pubblicista come i Soa per gli appalti privati o con sistemi misti tra enti bilaterali edili e camere di commercio.
Vanno poi riconosciuti incentivi e premialità per l’utilizzo di materiali green e la riconversione energetica del patrimonio privato costruito. Ciò, “in coerenza con la direttiva case green che va difesa e implementata”. Sul fronte pubblico, invece, vanno individuati strumenti finanziari a garanzia e di medio periodo per rilanciare il diritto all’abitare. Sul modello francese va potenziato con automatismo il meccanismo di salvaguardia in caso di aumento dei prezzi di materiali. Iva agevolata o defiscalizzazione parziale per l’acquisto di tecnologie e macchinari utili a garantire salute e sicurezza nei cantieri, ma anche nuove forme di compensazione economica e sociale a fronte di una legge quadro sulla rigenerazione urbana basata sulla riqualificazione.
Infine, le “norme di contesto” per sostenere questa nuova politica industriale. Norme organiche e generali per aggiornare i vecchi standard edilizi, intervenendo quindi sulla legge urbanistica nazionale. Norme di rafforzamento delle corrette applicazioni contrattuali collettive; promozione di politiche attive sulla formazione professionale, sulle scuole edili, per ridurre il gap domanda-offerta lavorativa nel settore. E norme più generali per sanatorie e regolarizzazioni trasparenti, efficaci e verificabili sui migranti già presenti in Italia in grado di dimostrare impiego o assunzione regolare.
Il settore delle costruzioni, viene ricordato nel dossier, ha garantito aumenti del pil italiano per il 20% nell’era post covid e vanta tre milioni di occupati nel nostro Paese. Ma, al netto anche delle leve rappresentate dall’edilizia residenziale privata (+350mila lavoratori nel 2020-25), la crescita dimensionale delle imprese (da 3,6 a 5,1 addetti medi) e la forza del lavoro migrante, l’edilizia attraversa in Ue una fase delicata di transizione – con tassi di interesse in rialzo e sostegni pubblici in ribasso – che dimostra come non basta il solo sostegno economico europeo. In più, il nostro Paese continua a scontare il gap tecnologico nell’edilizia. Di qui, la necessità di una visione industriale organica.
“Rilanciare la crescita usando l’edilizia come traino”, per dirla ancora con Schlein. Casa, alloggi accessibili, ruolo dell’Europa “non solo con carte ma con soldi”, forte ruolo dei sindaci senza troppi livelli autorizzativi per dare risposta ai giovani, ai lavoratori, agli anziani, per dirla con Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli. Detto che “lo stato di salute delle imprese è buono” perché “sono tornati anche i figli”, come associazione “restiamo preoccupati. Penso ai rallentamenti nei pagamenti, alle impennate dei prezzi. Al fatto che dopo il Pnrr ad oggi non c’è nulla. Eppure, noi siamo davvero una filiera che da anni si confronta pur nelle diversità. Questo sia un metodo anche per il governo”, ha detto senza mezzi termini la presidente Ance Federica Brancaccio. Rimarcando l’assenza di risposte dall’esecutivo sul piano casa. Per Ciafani (Legambiente), “dobbiamo evitare la logica emozionale per affrontare un’agenda di governo nuova, diversa dal passato per gestire e adattarsi al contesto odierno. La filiera edilizia capisca come evitare di ricostruire nell’esatto posto degli edifici pre-sisma”. Mentre sulle case green serve “evitare risposte ideologiche, servono strumenti stabili per recepire la direttiva”. Più drastico Di Franco (Fillea): “Il governo ha scelto di non investire sulla casa, ha fatto altre scelte: 15 miliardi sul ponte sullo stretto. Priorità dev’essere, invece: l’accesso al credito e ai mutui contro salari troppo bassi, lì serve un intervento pubblico. Quindi di Cdp”. Roccati (Cna costruzioni): “Siamo d’accordo su questo programma, ma si esca dall’errore della pmi come un errore. Perché è il 95% della filiera”.
Dunque, si apre una nuova fase. Per Orlando “è importante capire come si continua con un sostegno a questo settore dopo il Pnrr, dopo il 110 per cento. E come si lavora oggi su un capitolo che è fondamentale che è quello del risparmio energetico, contro la propaganda che è stata costruita nel corso di questi anni dalla destra che vedeva qualunque tipo di intervento in questa direzione, semplicemente come uno spreco di denaro e non come un investimento. Noi dobbiamo porci il problema di come si difende il livello occupazionale e contemporaneamente di come si investe in un rinnovamento del patrimonio abitativo del paese”.