IL PRESIDENTE DI FEDERCASA
Mappa dei 64mila alloggi ERP vuoti, 13mila a Milano. Buttieri: “950 mln risorse importanti, ne sistemiamo una buona parte”
“La stima dei costi unitari si è abbassata rispetto a quella fatta a settembre, prevediamo fino a 20mila euro per ciascun alloggio recuperato”. Dopo il capoluogo lombardo, le città con più alloggi sfitti sono Genova (2.910) e Venezia (2.675).

MARCO BUTTIERI PRESIDENTE FEDERCASA



L’attesa è tanta ma la cautela è ancora d’obbligo. L’arrivo dei 970 milioni di euro per il recupero di 50-60 mila alloggi sfitti di edilizia popolare, annunciato dal ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Matteo Salvini, rappresenta un importante impegno per sbloccare la situazione e dare una risposta alle migliaia di famiglie in attesa di una casa. Ma Marco Buttieri, presidente di Federcasa, parlando con Diario Diac, mette le mani avanti: “prima di esprimere un giudizio definivo, aspettiamo di vedere e leggere i testi del decreto”. E il decreto, che lo stesso Salvini ha definito un primo intervento immediato e che non è ancora il vero e proprio piano casa, punta a intervenire su un’emergenza che si riassume in un numero: 63.730. Tante sono le case popolari sfitte su tutto il territorio nazionale, secondo i dati più aggiornati (2023) dell’Osservatorio Erp di Federcasa, in attesa che Nomisma presenti il nuovo rapporto. Dal censimento di Federcasa (si vede la tabella per una mappa completa della situazione a livello regionale e provinciale), spicca sopra tutti il dato della Lombardia, che registra il dato più alto di alloggi non assegnabili: 18.774, di cui quasi 13 mila concentrati a Milano. A seguire, sul podio, c’è il Veneto con 6.647 alloggi, l’Emilia Romagna 5.740. Numeri che distanziano, ad esempio, il Lazio che conta 1.574 alloggi non assegnabili. Le città con più alloggi sfitti sono Genova con 2.910 e Venezia 2.675. Sorprende il dato di Roma: contando l’Ater Roma Comunale e Ater Roma Provinciale, la capitale totalizza 652 alloggi non assegnabili.
E’ da quei 63.730 – cifra abbastanza vicina all’obiettivo perseguito dal Governo con il nuovo provvedimento – che “è partita la nostra battaglia”, sottolinea Buttieri. “Da molto tempo come Federcasa sottoponiamo al governo, e in particolare al ministero delle Infrastrutture il tema degli alloggi vuoti. Nelle politiche per la casa ci sono diversi problemi, ma quello degli alloggi sfitti è uno dei pochi sui quali si può agire relativamente in fretta”, osserva. Il recupero di queste abitazioni permetterebbe infatti “di far scorrere più velocemente le graduatorie dell’edilizia residenziale pubblica e dare una casa alle famiglie che sono in lista d’attesa”.
Ma saranno sufficienti queste risorse tanto più che Federcasa, in una precedente stima, aveva quantificato in 1,5 miliardi di euro il fabbisogno necessario per recuperare circa 60 mila alloggi? “La media che abbiamo calcolato, sulla base dei dati forniti dalle nostre aziende, è di circa 19-20 mila euro per alloggio. Questa è una media nazionale e si tratta di una cifra inferiore a quella ipotizzata e poi rivista di 25-30 mila euro”. Negli ultimi anni qualcosa si è mosso. «Tra il 2023 e il 2025 alcune regioni hanno finanziato interventi di manutenzione con fondi Fers. Penso alla Sicilia, al Piemonte, che ha stanziato 36 milioni recuperando fondi di coesione, e ad altre realtà. Quindi, una mano arriva anche da lì. Per questo, oggi possiamo stimare che gli alloggi ancora da recuperare siano circa 55 mila”. Quella di 19-20 mila euro è la media nazionale – precisa il presidente di Federcasa- al Centro-Nord i costi sono un po’ più alti, al Centro-Sud leggermente più bassi. C’è poi da tener presente che ci sono ci sono realtà diversificate: “in Piemonte ho alloggi che con 8 mila euro riusciamo a sistemare. In altri casi servono anche 40 mila euro, come a Milano, ma la media resta quella». Quindi, se lo stanziamento di 950 milioni fosse confermato, con la spesa media prevista di 19-20 mila euro, la cifra abbatterebbe in modo consistente il numero degli alloggi non assegnabili, calcolati da Federcasa: “facendo un conto molto semplice: 950 milioni diviso 20 mila euro fa circa 47.500 alloggi”, spiega.
C’è poi il fattore tempo. In molti casi, sottolinea Buttieri, i lavori potrebbero partire rapidamente. “La maggior parte delle nostre aziende ha già contratti quadro con le imprese per le manutenzioni. Se arrivassero i finanziamenti, potremmo partire subito”. Sempre in attesa del testo, Buttieri ipotizza e si aspetta che il decreto preveda una programmazione pluriennale. Sarà difficile completare tutto in tempi brevissimi. “Le nostre aziende hanno già in corso i cantieri del Pnrr e il completamento dei programmi Pinqua. Non è realistico pensare di ristrutturare 50 mila alloggi in un anno”. Per questo, spiega, è stato suggerito al ministero di prevedere una programmazione pluriennale. “Se fosse un intervento su tre anni, sarebbe assolutamente fattibile”. Non solo: “la condizione è che i 950 milioni devono essere a fondo perduto. Noi potremmo anche fare anticipazioni di cassa, come succede nei normali cantieri, e iniziare i lavori prima di ricevere materialmente i fondi”. Il problema strutturale, però, resta il modello economico del settore. “Il mondo dell’edilizia residenziale pubblica è completamente diverso da quello dell’housing sociale”, rimarca. “Nel nostro caso il canone medio è circa 120 euro al mese. Con queste entrate non è possibile fare leva finanziaria. I costi di gestione – personale, manutenzione, fiscalità – sono già superiori. Per questo il recupero degli alloggi può avvenire solo con risorse pubbliche a fondo perduto”.
Il recupero delle case vuote avrà un impatto importante sulle liste d’attesa. “Sugli 800 mila alloggi che gestiamo, stimiamo circa 250 mila nuclei familiari in graduatoria per una casa popolare. E’ un dato basato sulle graduatorie gestite dai comuni. Bisogna precisare che questo è il numero che ha fatto domanda per la casa popolare, che ne abbia diritto o meno. Magari è in graduatoria con zero punti e la casa popolare non l’avrà mai”. C’è poi un altro dato che sottolinea Buttieri: “ci sono 21 mila alloggi occupati abusivamente”: di fronte a questi dati, è evidente cosa possa significare sblocare 60 mila case. “Sarebbe un passo avanti molto significativo”. L’attesa è tutta punta sul prossimo Cdm. “Aspettiamo i testi definitivi e valuteremo”, conclude.