IL PAPER
Edilizia, pochi materiali riciclati nella produzione. Ref: economia italiana ancora troppo lineare, puntare alla rigenerazione delle risorse
IN SINTESI
Tutto è relativo, come si suol dire. E lo è anche il primato italiano in Europa sull’economia circolare. A smorzare la leadership del nostro Paese è una nuova analisi del think tank Ref, diretto da Donato Berardi. La quale rileva che il sistema produttivo del Belpaese è per l’80% ancora lineare. In particolare nel settore edilizio dove, al 2024, il 63% dei materiali utilizzati è stato destinato all’accumulo (la massa netta di materiali che viene aggiunta agli stock in uso dell’economia come ad esempio edifici, infrastrutture, beni durevoli), in linea con la media europea del 63% ma con un’incidenza superiore rispetto alla Germania (51%) e comparabile a quella della Francia (62%). E’ anche vero che nell’ultimo decennio, dal 2014, tale accumulo si è mantenuto stabile sulle 4,2 tonnellate per abitante, ben al di sotto rispetto ai picchi europei (oltre 7,3 ton/abitante), ma senza comunque offrire segnali di riduzione.
Problemi e soluzioni per implementare la circolarità nell’edilizia
Andando nel dettaglio, Ref spiega che questi numeri si devono a una persistente dipendenza da risorse vergini e un insufficiente impiego di materiali circolari, in particolare nel comparto delle costruzioni. Difetti, questi, che potrebbero essere ridotti tramite una profonda valorizzazione del patrimonio edilizio esistente, unita alla diffusione di tecniche costruttive a basso impatto materiale – anche attraverso strategie edilizie già adottate con successo in altri Paesi – portando così a una riduzione progressiva degli accumuli e contenendo il fabbisogno di nuovi materiali.
Inoltre, , i materiali che arrivano da edifici dismessi o da cantieri di ristrutturazione possono essere riutilizzati o comunque reimmessi nei cicli produttivi diventando materie seconde. In questo, si legge nell’analisi, i processi di rigenerazione urbana fatti di recupero, riqualificazione e trasformazione delle aree degradate possono fare da contesto adatto per adottare queste pratiche.
Un’altra via per uscire da questo tunnel passa dal potenziamento degli impianti di trattamento dei rifiuti, senza però favorire troppi interventi intermedi che ostacolerebbero la chiusura del ciclo.
Consumo di materiali, fonti fossili, estrazioni: perché non siamo ancora un’economia circolare
Guardando più nel complesso il fenomeno dell’eccessiva linearità economica italiana, “non possiamo adagiarci sul primato del 21,6% di utilizzo circolare dei materiali”, avverte Ref. Sebbene i target Ue prevedano il raddoppio dei livelli al 2030 fino al 25-30% e questo appare alla nostra portata. Anche perché siamo avanti rispetto alla media Ue (12,2%) e a Paesi come Francia (17,8%), Germania (14,8%) e Spagna (7,4%).
Infatti, tra i deficit della nostra economia ci sono: la chiusura dei cicli produttivi, l’abbattimento della necessità di estrazione di risorse naturali, la diminuzione della dipendenza da
fornitori esteri e la riduzione dell’impatto ambientale dei processi produttivi.
Ad esempio, una quota di materia – specie biomassa e minerali non metalliferi – termina in discarica o viene dissipata come emissione (ad esempio, i prodotti dell’ossidazione biologica o termica). Allo stesso modo, i flussi in ingresso mostrano che per ogni tonnellata di materiale reimmesso ne vengono introdotte diverse da fonte primaria. Segno che il riciclo e l’assorbimento dei prodotti riciclati non va. Quanto alla dipendenza dai fornitori stranieri, al 2024 il dato segna 5 ton/ab. superiore al 3,3 della media Ue. La componente prevalente è rappresentata dai vettori energetici
fossili (2,3 ton/abitante in Italia), seguiti dalla biomassa (1,2 ton/abitante) e dai minerali metalliferi grezzi (0,8 ton/abitante), e minerali non metalliferi (0,4 ton/abitante). Soprattutto, va considerato che mentre il dato italiano è sì rimasto stabile, gli altri Paesi hanno avviato percorsi migliori di diversificazione energetica e produzione interna da fonte rinnovabile.
Quanto alle estrazioni, invece, l’Italia si conferma tra i maggiori Paesi europei con il più basso prelievo pro capite di risorse naturali, con 5,7 tonnellate per abitante, a fronte di una media Ue pari a 11,5 tonnellate per abitante e valori ben superiori in Germania (9,9 ton/abitante) e Francia (9,5 ton/abitante). Nell’economia nostrana predominanti sono i minerali non metalliferi nelle costruzioni, la biomassa; mentre minerali metalliferi e materiali fossili rimangono residuali, “segno di un sistema economico relativamente meno dipendente dalle attività estrattive pesanti”.
Tuttavia, al netto della stagnazione delle estrazioni, l’Italia non ha ridotto le attività primarie e faticano a svilupparsi i i meccanismi di sostituzione e recupero delle risorse.
Secondo Ref, “l’’assenza di domanda strutturata e di regole chiare per la valorizzazione dei materiali riciclati, tanto nel settore delle costruzioni quanto in quello agricolo, costringe l’Italia a continuare a estrarre risorse nuove e ad importarne da Paesi esteri anche quando esisterebbero alternative rigenerative”.
I pilastri da cui ripartire: sottoprodotti, governance della sufficienza e riciclo
In conclusione, secondo il think tank l’Italia dovrebbe avviare tre processi. Anzitutto, una governance industriale orientata alla sufficienza, che incentivi la riduzione della domanda materiale e premi la progettazione a ciclo chiuso, cioè che reimmetta input rigenerati nei processi produttivi. C’è bisogno poi di una nuova politica dei sottoprodotti, basata sulla simbiosi industriale e sull’integrazione tra settori (es. agroindustria, edilizia, metallurgia).
Quanto al riciclo, invece, va sostenuta l’intera filiera industriale per favorire continuità nel trattamento e, come detto, nella produzione di materie prime seconde. Specialmente per i materiali critici (plastiche, rifiuti organici, metalli, Raee). Inoltre, occorrerebbe riformare il mercato con una normativa nuova e una domanda industriale più forte per le mps.
Da qui, tre azioni strategiche. Puntare sul riciclo organico avanzato tramite compost e digestato quali fertilizzanti naturali; potenziare i biofuel da rifiuti e inserirli nel mix energetico dei trasporti; puntare sull’edilizia circolare tramite recupero, bonifiche e rigenerazione urbana, aggregati riciclati. La vera circolarità dell’economia passa da qui.