IL RILANCIO DI SALVINI

Holding autostradale veneta o società in house solo per A4/A31?

16 Apr 2026 di Giorgio Santilli

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“Ho parlato con Stefani e Fugatti, sono d’accordo, li ho convocati al ministero per entrare nel merito tecnico del progetto”. Le parole rivelatrici di Matteo Salvini chiudono la serie di dichiarazioni che il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha fatto ieri, con grande enfasi, al Vinitaly, per rilanciare l’ipotesi di holding autostradale veneta. “A proposito di autonomia e di infrastrutture – aveva detto il ministro – ho fatto oggi una riunione con il Governatore: la Brescia-Padova farà parte della grande famiglia delle autostrade venete, quindi i soldi pagati dai veneti rimarranno tutti in Veneto per sistemare le strade del Veneto senza profitti da parte di soggetti privati”.

Un passaggio politico probabilmente decisivo dopo mesi di silenzio (e di studio, verrebbe da dire) su un tema che pure era stato largamente dibattuto in passato, ai tempi della giunta Zaia. Non è facile capire i contorni esatti dell’operazione, salvo due punti certi:

  1. il 31 dicembre 2026, data di scadenza delle due concessioni della A4 Brescia-Verona-Padova e della A31 Valdastico, sarà dato il benservito (non è chiaro se con l’erogazione da parte del subentrante di un valore di subentro) al gruppo spagnolo Abertis, che ha gestito le due tratte, con “A4 Holding”, dal settembre 2016;
  2. non ci sarà una gara per la riassegnazione della concessione, ma si opterà per la formulazione della gestione pubblica in house.

Molto probabile un terzo punto: il modello di in house prescelto dovrebbe essere quello già adottato dalle Autostrade Alto Adriatico, con le due Regioni Veneto e Friuli-Venezia Giulia come azionisti, per la gestione della A4 (Venezia-Trieste), A28 (Portogruaro-Conegliano), A23 (Udine Sud-Palmanova), A34 (Villesse-Gorizia) e A57 (Tangenziale di Mestre fino al Terraglio). Si tratta di una soluzione relativamente semplice, pulita, chiara, sperimentata già con successo, che richiede però la costituzione ex novo di una società che viene creata solo e specificamente pe rla gestione delle tratte che hanno iin scadenza la concessione.

Ma l’espressione “grande famiglia delle autostrade venete” usata da Salvini sembra riecheggiare il progetto a lungo accarezzato in passato dalla giunta Zaia (in particolare dalla vicepresidente De Berti) di una holding autostradale veneta, sotto il controllo della società CAV (Concessioni Autostradali Venete) che gestisce già il Passante e la Tangenziale di Mestre e il tratto Padova-Venezia della A4.. Diciamo “sembra riecheggiare” perché, in realtà, le parole del ministro sono sufficientemente, e forse volutamente, vaghe: non cita il termine “holding”, in sostanza, e l’espressione usata neanche richiama in modo diretto e preciso l’idea di collegamento o di controllo societario. Può darsi, quindi, che il concetto si politico-territoriale e niente più.

Per altro, l’ipotesi della megaholding originaria si era già sgonfiata strada facendo. Proprio il MIT – dove oggi lavora come capo della Strettura di missione alle opere strategiche Elisabetta Pellegrini che fu l’anima amministrativa del progetto autostradale veneto – ha infatti escluso categoricamente che in uno stessa holding possano stare società che gestiscono concessioni statali, come tutte quelle di cui stiamo parlando, e società concessionarie il cui ente concedente è la Regione, come la Pedemontana veneta.

Se il progetto holding non è tramontato e andrà avanti sarà quindi una “piccola holding” controllata da CAV con le due tratte in scadenza a fine 2026 che si unirebbero a quelle già gestite da CAV, che, però, hanno scadenza 31 dicembre 2032. Una difficoltà, ma non grande come quella dell’assetto societario di CAV che è partecipata per il 50% dalla Regione Veneto e per il 50% dalla società Autostrade.

Tutto lascia pensare, quindi, a una nuova società  in house per gestire solo ciò che oggi gestiscono gli spagnoli. Resta il problema del tratto lombardo, visto che non si è parlato di partecipazione della Regione Lombardia.

“L’operazione significa utilizzare 400 milioni l’anno per investimenti che resteranno sul territorio”, ha detto Stefani, in sintonia con Salvini. L’opposizione in Regione ha malignamente commentato che l’operazione servità, in realtà, a ripianare i buchi della Pedemonana veneta, ma, come già detto, qualunque legame formale con la concessionaria regionale è giuridicamente impraticabile.

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