NO ALLA SOSPENSIONE DEL PATTO DI STABILITA'
Rincari nei cantieri, l’unica risposta Ue praticabile è il tesoretto di fondi residui Pnrr. Regole da scrivere
L’attenzione della commissione per ora è sui prodotti energetici, mentre sui fondi di coesione l’Italia ha già riprogrammato oltre un miliardo destinandolo alle politiche abitative. L’aumento dei prezzi va ad aggravare una condizione già difficile di liquidità delle imprese impegnate nei cantieri, Pnrr e non. L’Ance ha portato all’attenzione del governo possibili misure da inserire nel Dl commissari.

URSULA VON DER LEYEN PRESIDENTE COMMISSIONE EUROPEA
IN SINTESI
Non ci sono le condizioni, almeno per il momento, per sospendere il patto di stabilità europeo o approvare altre misure emergenziali che producano deficit nei conti pubblici per far fronte agli impatti economici derivanti dalla guerra in Iran. Ursula von der Leyen ha gelato nei giorni scorsi quanti si aspettavano un aiuto alle imprese che devono fronteggiare i rincari energetici e dei materiali negli appalti pubblici. L’unica apertura al momento rigurda nuove regole più flessibili per gli aiuti di Stato ma andranno a favore quasi esclusivamente dei settori energetici. Uno spiraglio aperto dalla presidente della commissione riguarda la possibilità di utilizzare i fondi di coesione per far fronte ai rincari, ma si tratta di una strada pressoché sbarrata per l’Italia che ha appena completato una riprogrammazione di mid term da oltre un miliardo di euro per destinare fondi a un’altra emergenza, quella delle politiche abitative. Appare pressoché impossibile spremere altre risorse da qui.
Il tesoretto (probabilmente cospicuo) di fine Pnrr
Resta un terzo fronte che al momento è poco più di un titolo: la possibilità di utilizzare risorse residue del Pnrr, cioè quelle risorse “risparmiate” per interventi che saranno stati realizzati solo parzialmente. Si tratterà di un tesoretto, probabilmente cospicuo, alimentato a consuntivo dalle risorse non spese provenienti da due tipi di interventi: quelli che avranno raggiunto i target europei ma avevano un sovrappiù di risorse nazionali per obiettivi ulteriori che vegono “ritirate” per decreto (ministeriale); e quelli che non avranno proprio raggiunto i target europei o li avranno raggiunti solo in parte e saranno quindi stralciati parzialmente, probabilmente con l’ottava e definitiva revisione del Pnrr, prevista per giugno, dando la possibiltà al governo di usare quelle risorse per altri interventi.
Se prevarrà un atteggiamento pragmatico da parte di Bruxelles, per cui alla realizzazione di un intervento all’80% corrisponderà il pagamento dell’80% di quanto previsto, quel 20% residuo potrà andare a costituire un tesoretto di fine Pnrr, riutilizzabile. L’Ance si augura che una parte di queste risorse possa andare a coprire l’incremento di prezzi degli interventi inseriti nel Pnrr.
Si tratta comunque di regole ancora da mettere nero su bianco a livello europeo e a livello nazionale e i pretendenti per quelle risorse non mancano di certo: se da una parte il Mef potrebbe essere interessato a recuperare risorse in bilancio, lasciandosi poi la flessibilità per utilizzarle eventualmente per le emergenze che riterrà di volta in volta più gravi, dall’altra il presidente dell’Anci, Gaetano Manfredi, ha già detto che quelle risorse devono andare a completare comunque scuole, case di cura, tranvie che magari saranno state stralciate parzialmente dal Pnrr, evitando di creare nuovi cimiteri di incompiute nelle città.
Il tema della copertura dei rincari, della cui gravità pochi sembrano rendersi conto, assomma la nuova emergenza a una precedente grave carenza di liquidità delle imprese impegnate nei cantieri, generata da ritardi nei pagamenti, mancata copertura del decreto sui precedenti extracosti per circa due miliardi, pressione sulle imprese stesse perché continuino comunque i lavori anche anticipando la liquidità per farvi fronte, soprattutto nei cantieri del Pnrr che non possono conoscere soste. Questa difficoltà di liquidità si era manifestata così chiaramente che il governo aveva disposto una iniezione straordinaria di liquidità, per 2,8 miliardi, in favore di Rfi, la stazione appaltante più impegnata nel Pnrr. Ance aveva replicato a questa misura sostenendo che si andava nella giusta direzione ma sarebbe stato giusto prevedere disposizioni analoghe anche per le altre stazioni appaltanti.
La situazione può diventare esplosiva se i cantieri, anche quelli del Pnrr, si fermeranno in maniera incontrollata. L’Ance ha portato la questione all’attenzione del governo. Qualche spiraglio di confronto sembra aprirsi e dovrebbe confluire, la prossima settimana, sull’esame del decreto commissari dove potrebbero essere presentati nuovi emendamenti di relatori e governo. Ance ha chiesto due prime misure di emergenza: la sospensione delle lavorazioni più immediatamente colpite dal caro materiali come il bitume per le pavimentazioni stradali e, sul fronte più strettamente finanziario, la sospensione del recupero dell’anticipazione del contratto di appalto.