Palermo, il Tar Sicilia compra Palazzo Benso dal Demanio: via alla riqualificazione dell’immobile

02 Mar 2026 di Giusy Iorlano

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Palermo, il Tar Sicilia compra Palazzo Benso dal Demanio: via alla riqualificazione dell’immobile

Una svolta attesa da anni, ora nero su bianco. Il 2025 ha segnato il passaggio chiave per il futuro della sede del Tribunale amministrativo regionale per la Sicilia: nel dicembre scorso è stato, infatti, stipulato il contratto di acquisto dal Demanio dello Stato, con fondi della giustizia amministrativa, di Palazzo Benso, tra Via Butera e Piazza S. Spirito, a Palermo, che diventa così definitivamente la sede del Tar Sicilia.

L’annuncio è arrivato nel corso dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, dalla voce del presidente del tribunale, Salvatore Veneziano. «La costituzione di un nuovo, e definitivo, titolo giuridico per la piena e libera disponibilità dell’immobile da parte del tribunale costituisce, infatti, il primo, ma indispensabile, passaggio per la definitiva risoluzione della problematica relativa alla messa a disposizione dell’ufficio di un immobile adeguato e dignitoso rispetto alla funzione svolta e alle esigenze di chi vi lavora e lo frequenta», ha dichiarato.

Il nodo della proprietà

 

Il problema, per anni, è stato strutturale prima ancora che edilizio: l’invecchiamento e il progressivo deterioramento dell’edificio senza la possibilità di intervenire in modo risolutivo. Pur occupando l’immobile da circa vent’anni, il Tar non ne era proprietario e non poteva programmare lavori di restauro di ampia portata. Veneziano ha ricordato che fin dal suo ritorno alla guida del tribunale, nel novembre 2021 aveva riscontrato criticità logistiche e operative legate allo stato della struttura. Una delle opzioni inizialmente prese in considerazione era quella di traslocare in centro tra via Roma e via Cavour nel palazzo liberty delle Assicurazioni Generali di Trieste che fino a poco tempo prima era occupato dagli uffici di una filiale regionale di una Banca nazionale. Si trattava di un palazzo progettato dal Basile e costruito all’inizio del ‘900 per il quale erano già cominciate interlocuzioni ed approfondimenti istruttori.

Pochi anni prima, nel 2018, il palazzo era anche stato confiscato nel corso di una operazione della Dia e nel luglio del 2022 è tornato ai legittimi proprietari. Tutto questo, però, ha fatto sì che alcuni necessari lavori di adeguamento dell’edificio non sono stati realizzati. “Al sopravvenuto chiarimento in ordine alle sorti proprietarie di Palazzo Benso”, spiegava Veneziano, “non ha fatto seguito un chiarimento in ordine alla situazione amministrativa dello stesso ed alle conseguenti, eventuali, possibilità di soluzione delle numerose criticità tecniche ed impiantistiche che esso presenta”.

Un palazzo nella storia europea

Costruito nel XVIII secolo dai Duchi della Verdura, l’edificio, che si affaccia sul golfo di Palermo, attraversa la storia culturale del continente. Nel 1787 ospitò Johann Wolfgang von Goethe durante il suo celebre Viaggio in Italia, quando una parte della struttura funzionava come “Grande Albergo” dell’alta aristocrazia, alti ufficiali e diplomatici, oltreché artisti, scrittori, etc.

Un palazzo che si erge sulle “Mura delle Cattive”, così chiamate (secondo il Basile in “Palermo Felicissima”) perché frequentate dalle vedove (captivae). Queste non potendo, per via del lutto, partecipare ai pubblici incontri si ritrovavano in questo luogo appartato per assistere al
movimento che si svolgeva lungo il Foro Italico e alleviare le loro tristezze.

Nel 1801 fu annesso al vicino Palazzo Butera per volontà del Principe di Butera, che intendeva ampliare gli spazi di rappresentanza con una sontuosa sala da ballo. Oggi ospita la sala delle udienze al secondo piano. Il prospetto fu uniformato nell’aspetto esterno a quello di
Palazzo Butera – Branciforti. Quasi completamente distrutto dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale, il palazzo fu poi restaurato e destinato a sede dei giudici amministrativi. Ma ancora oggi conserva elementi di pregio come il gazebo in ferro battuto sulla terrazza affacciata sul golfo e l’affresco dell’antica sala da ballo.

Digitalizzazione e nuovi spazi

A incidere positivamente sulla valutazione dell’immobile come sede definitiva ha contribuito anche l’evoluzione organizzativa degli uffici giudiziari. La progressiva digitalizzazione degli atti, la riduzione del cartaceo e la diffusione del lavoro da remoto hanno ridimensionato il fabbisogno di spazi fisici.

Il cambiamento tecnologico ha reso compatibile una struttura storica con le esigenze operative contemporanee, consentendo di puntare su un recupero mirato anziché su un trasferimento.

La sfida dei cantieri

La proprietà rappresenta solo il primo passo. «Successivamente a tale primo passaggio – ha aggiunto Veneziano – dovrà infatti impostarsi un piano di interventi finalizzati al pieno recupero strutturale e impiantistico dell’immobile che dovrà svolgersi nei prossimi anni».

I lavori di restauro dovranno essere programmati in modo da convivere con l’attività quotidiana dei magistrati e del personale amministrativo. Una sfida complessa, che richiederà una pianificazione attenta per garantire continuità alla funzione giurisdizionale.

 

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