Jim H. Snabe sarà inviato speciale per l’intelligenza artificiale industriale
Data center al triplo della capacità in 7 anni, Chips Act 2.0, hub locali di IA, scambio di dati energetici. L’Ue accelera sulla sovranità tech
IN SINTESI
“Non possiamo permetterci di dipendere da altri per le tecnologie che garantiscono il funzionamento dei nostri ospedali, la stabilità delle nostre reti energetiche e la sicurezza dei nostri servizi. Si tratta di proteggere i nostri cittadini, difendere i nostri interessi e fare le nostre scelte. L’Europa ha il talento, l’eccellenza nella ricerca, la base industriale e il mercato unico. Insieme, dobbiamo trasformare questi punti di forza in sovranità tecnologica”. Lo ha annunciato con queste parole la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. E’ il piano Ue per provare a rimediare alle proprie fragilità sul fronte della competitività digitale, energetica e tecnologica. Una proposta composita, annunciata ieri, che comprende due proposte legislative – il Chips Act 2.0 e il Cloud and AI Development Act – nonché la strategia per l’open source e una tabella di marcia strategica per la digitalizzazione e l’intelligenza artificiale nel settore energetico.
Chi è e cosa farà l’inviato Ue per l’intelligenza artificiale industriale
Non solo. Nella strategia delineata da Bruxelles c’è anche la nomina di un inviato speciale per l’intelligenza artificiale industriale. Sarà Jim Hagemann Snabe e fornirà consulenza alla presidente Ursula von der Leyen e alla vicepresidente esecutiva per la sovranità tecnologica, Henna Virkkunen, su questioni relative all’intelligenza artificiale industriale, al fine di massimizzare il potenziale trasformativo dell’Ia in tutta l’Unione. Nell’ambito di questo incarico, Hagemann Snabe presenterà poi una relazione basata su dati concreti e lungimirante sull’Ia industriale.
Sempre dalla nota di Palazzo Berlaymont arrivano altri dettagli su questa nomina: il ruolo di consulente di Snabe coprirà l’intero ecosistema dell’Ia industriale, con particolare attenzione alle infrastrutture, compresi i centri dati, il calcolo ad alte prestazioni e le catene di approvvigionamento dei semiconduttori, fondamentali per l’implementazione dell’IA. Fornirà inoltre consulenza sulle tecnologie di base dell’IA, quali i modelli linguistici di grandi dimensioni, l’Ia generativa, i servizi di cloud computing e il software avanzato di Ia, nonché sull’applicazione dell’Ia in vari settori industriali. Contribuirà inoltre alle riflessioni strategiche di politica per garantire la coerenza tra l’innovazione tecnologica e il quadro legislativo dell’Ue.
Hagemann Snabe, cittadino danese, ha precedentemente lavorato in rinomate aziende tecnologiche ed è stato membro di diverse istituzioni internazionali e finanziarie. Con oltre 25 anni di esperienza nel settore IT, Hagemann Snabe avrà lo status di consigliere speciale non retribuito fino al 31 marzo 2027. Per la durata del suo mandato, Snabe sospenderà la sua appartenenza al comitato consultivo di Google Cloud e al consiglio di amministrazione di C3.ai.
I pilastri del pacchetto europeo
Tornando al pluri-pacchetto tech, l’obiettivo macro di queste misure è di sostenere l’ambizione dell’Europa di diventare un continente dell’intelligenza artificiale, rafforzare la sua autonomia digitale e contribuire a costruire un futuro digitale più sostenibile, permettendo di ampliare la scelta in materia di tecnologie chiave per le imprese, i cittadini e le amministrazioni pubbliche dell’Unione. Tutto ciò, quindi, porterà a ridurre la forte dipendenza del Vecchio Continente dai fornitori esteri per le tecnologie digitali fondamentali, in un momento storico dove la domanda di capacità di calcolo è in forte aumento con la diffusione dell’intelligenza artificiale.
C’è, per esempio, il Chips Act 2.0 che andrà ad affiancare l’omonimo e primo provvedimento varato tre anni fa. L’obiettivo, in questo caso, è accelerare le procedure di autorizzazione, rafforzare la cooperazione con partner che condividono gli stessi obiettivi e introdurre un nuovo marchio di eccellenza per le regioni europee del settore dei semiconduttori. Inoltre, adottando un approccio ecosistemico, si punterà anche ad avvicinare i produttori europei di chip ai propri clienti e sfruttare la domanda di settori in crescita come i data center, i fornitori di servizi cloud e le gigafactory per l’intelligenza artificiale. Infine, è previsto un sostegno agli investimenti e i progetti strategici, affrontando al contempo le vulnerabilità che potrebbero mettere a rischio l’approvvigionamento.
Quanto al Cloud and AI Development Act, spiega la Commissione, il suo obiettivo è triplicare la capacità dei data center in Europa nei prossimi cinque-sette anni e rafforzare il ruolo della strategia Apply AI per promuovere l’adozione dell’Ia. Spinta, dunque, su ricerca e innovazione nelle nuove tecnologie, senza sacrificare gli impegni climatici; condizioni più semplici per realizzare i data center; quadro unico europeo per la valutazione della sovranità in materia di cloud e intelligenza artificiale, mantenendo al contempo la maggior parte del mercato aperto a partner che condividono gli stessi obiettivi. Secondo l’Ue, ciò favorirà un approccio più coordinato all’adozione dell’IA negli Stati membri, anche attraverso i Centri di esperienza e accelerazione per l’IA, che fungono da hub locali per supportare l’integrazione e la scalabilità dell’intelligenza artificiale.
La strategia Open source, invece, punta sui tre milioni di contributori in tutta Europa. L’obiettivo è anzitutto quello di sviluppare e fornire soluzioni più autonome, ampliando le alternative open source in aree prioritarie come il cloud, l’intelligenza artificiale, le tecnologie internet, la sicurezza informatica e i semiconduttori. Altro obiettivo sarà quello di arrivare a un ecosistema open source più solido investendo nelle competenze, supportando le start-up open source e migliorando la manutenzione e la sicurezza a lungo termine dell’infrastruttura digitale open source europea. Infine, si cercherà di aumentare l’utilizzo dell’open source nelle pubbliche amministrazioni attraverso linee guida per gli appalti e buone prassi pratiche. Incoraggiando anche l’adozione di soluzioni europee e sostenendo gli standard e l’interoperabilità, attraverso iniziative come l’Open Internet Stack.
Infine, il pacchetto prevede la digitalizzazione del settore energetico europeo. Definita da Bruxelles “più urgente che mai”, per via degli elevati prezzi dell’energia che mettono sotto pressione la competitività industriale e i bilanci familiari. Allo stesso tempo, si prevede che la crescita delle infrastrutture digitali in tutto il continente aumenterà la domanda di elettricità. Ecco perché l’Ia e le altre soluzioni digitali saranno cruciali ma solo garantendo l’integrazione sostenibile delle infrastrutture digitali nel nostro sistema energetico, contribuendo al contempo a rendere più efficiente il sistema energetico europeo con modelli sovrani e sicuri, sfruttando anche un più semplice scambio transfrontaliero di dati energetici.
Virkkunen: servono parecchi investimenti, al via una nuova consultazione
I prossimi passi di questa strategia a più livelli prevede, come sempre, i negoziati del Parlamento e del Consiglio europeo. Quanto alla Commissione, invece, a luglio arriverà un bando per le Gigafabbriche dell’Ia, che fa seguito all’accordo di principio raggiunto il 1° giugno scorso dal Consiglio direttivo dell’impresa comune europea di calcolo ad alte prestazioni (Euipo).
Le iniziative previste nel pacchetto sulla sovranità tecnologica richiedono “ingenti investimenti. Se vogliamo controllare il nostro destino digitale, abbiamo urgente bisogno che il capitale privato intervenga e finanzi i nostri progetti più grandi e strategici. Per colmare questo divario, la Commissione sta avviando una consultazione immediata con i nostri Stati membri, il gruppo Bei e anche i principali attori finanziari”. Così, la vice presidente della Commissione europea Henna Virkkunen in conferenza stampa presentando il pacchetto sulla sovranità tecnologica. “Al momento constatiamo che l’Europa sta rimanendo indietro perché abbiamo bisogno di maggiori investimenti tecnologici ad alto rischio” ha spiegato sottolineando come “i concorrenti globali spendano ingenti somme di denaro nel settore”. “L’Europa – ha aggiunto – si trova ad affrontare un grave deficit di investimenti. I finanziamenti pubblici sono un ottimo inizio, ma i contribuenti non possono sostenere da soli questa spesa”.